venerdì 14 maggio 2010

25 aprile e 7 maggio. Precisazioni di Massimo Rendina, Presidente A.N.P.I. di Roma e del Lazio

Quanto è accaduto il 25 aprile e il 7 maggio continua a sollevare interrogativi cui è necessario dare risposte responsabili ed esaustive mettendo fine ad illazioni e osservazioni, perlopiù rispettabili, ma non confacenti al rispetto delle competenze e doveri che spettano ai presidenti delle associazioni della Resistenza secondo le rispettive norme statutarie.
Il 25 aprile l'invito a presenziarvi rivolto alle istituzioni nelle persone del Sindaco e dei Presidenti della Provincia e della Regione era rispondente alla prassi in vigore dall'immediato dopoguerra, in ottemperanza alle regole democratiche nate dalla Guerra di Liberazione, rispettose sino allo scrupolo del suffragio popolare. A parte la forma incivile e violenta, la contestazione di uno sparuto drappello di facinorosi ha assunto carattere spregiativo della stessa democrazia e della convivenza civile che le associazioni resistenziali perseguono. 
Le dichiarazioni filoisraeliane non erano autorizzate, estranee allo spirito e agli scopi dell'assemblea popolare rievocativa della liberazione in Italia dal nazifascismo.
Per il 7 maggio va ribadito che la decisione concorde e unanime delle associazioni resistenziali a non partecipare ufficialmente alla manifestazione - liberi gli iscritti ad intervenire singolarmente - era motivata da alcuni interventi nella riunione preparatoria dai quali era emersa la volontà di trasformare la celebrazione del 65mo della fine della Seconda Guerra Mondiale in Europa nel contrasto alla contemporanea assemblea neofascista in piazza della Repubblica, cedendo così alla provocazione che implica il riconoscimento dei movimenti fascisti facendone degli interlocutori legittimi partecipanti alla dialettica politica anche se in disprezzo della Costituzione e delle leggi Scelba e Mancino che vietano la ricostituzione del partito fascista. La decisione delle associazioni resistenziali voleva anche significare protesta e indignazione per il ripensamento delle autorità nel concedere la piazza ai neofascisti. A tal proposito i legali delle associazioni resistenziali stanno valutando le iniziative da assumere in sede giudiziaria.

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Ripudia intolleranza, razzismo e antisemitismo.
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