Faccio seguito alle mie note precedenti - continuando a praticare un sistema informatico di comunicazione interattiva che ritengo indispensabile in un sodalizio democratico - per ribadire alcuni concetti e precisare iniziative da realizzare in comune.
L’A.N.P.I. col nuovo anno entra nella fase precongressuale. Appare pertanto opportuno intraprendere, come già accennato, una riflessione in forma di dibattito cui partecipino in appositi incontri e per via telematica e cartacea quanti hanno a cuore in Italia e nelle sezioni all’ estero la continuità della presenza culturale e politica della nostra associazione. Una riflessione che non si limiti a considerare solo le ipotesi della riorganizzazione centrale e periferica, semmai conseguenza e non premessa dell’esame concernente la nostra presenza e gli atti da compiere nella società in base al mandato storico e sociale e alla nostra vocazione etica, ma affronti con l’attenzione al presente ciò che l’ ANPI può dare alla società riandando alle esperienze resistenziali non semplicemente per corrispondere alla continuità storica ma per coglierne il magistero con spirito innovativo.
Credo dunque che si debbano aggiornare le motivazioni del ruolo e della presenza dell’A.N.P.I. mediante una interpretazione dell’ Antifascismo e della Resistenza mai completata nel periodo storico, rimasta sostanzialmente formale sia per l’andamento non uniforme dell’antifascismo, dove non sono mancati i contrasti ideologici fino ad inficiarne la collaborazione tra le forze politiche in esilio, nella clandestinità in Italia, nelle carceri e luoghi di confino, sia per la reticenza dei partiti nel CLN ritenendo prioritaria l’unità nella lotta armata. Da ciò il limitarci in tutti questi anni all’interpretazione dei Padri Costituenti che ne ricavarono propositi e norme compromissorie ancorché necessarie, con rinunce e accomodamenti, alla formulazione dei propositi e delle norme statuali da condividere anche culturalmente mettendo in campo liberalismo, marxismo e dottrina cattolica. Il revisionismo positivo della destra nel riconoscere all’Antifascismo e alla Guerra di Liberazione le fonti del nostro sistema democratico è stato anche da noi accolto favorevolmente, nonostante il permanere di talune ambiguità e l’atteggiamento di superstiti epigoni del fascismo di Salò che da posizioni governative assumono atteggiamenti antistorici e provocatori. Ciò provoca una stasi culturale che prolunga quella imposta dalla Guerra Fredda senza che la fine sia stata colta come occasione del nostro rinnovamento culturale e dell’ incidenza che esso avrebbe potuto avere nella politica.