E’ più sentito che mai il tema del lavoro, in questa nostra nuova Resistenza, di noi oggi “partigiani della Memoria e resistenti del presente”, sotto i forsennati e ripetuti attacchi alla Costituzione, al tentativo di smantellare in senso oligarchico i diritti progressivi ivi enunciati; l’eguaglianza dello Stato sociale di diritto voluto dai nostri padri costituenti. Tentativo che nasce dalla deriva post-liberista, originata dalla catastrofica crisi di questo capitalismo feroce ed iniquo.
Tra le fonti e le istanze ispiratorie della nostra Costituzione nata dalla guerra per la Liberazione, abbiamo quella ricchezza di princìpi economici che costituiscono l’essenza giuridica e materiale dello Stato sociale di diritto, cioè la rappresentazione istituzionale del godimento dei cittadini dei diritti sociali, della effettiva partecipazione alla vita economica, politica e collettiva del nostro paese.
Tali princìpi definiscono l’idea di società come esperienza di comunità sentita e vissuta, sostituendo all’ordine dell’egoismo l’ordine dell’eguaglianza; il primo genera sfiducia e sospetto reciproci, il secondo fiducia e solidarietà. Senza un forte Stato sociale è più difficile che le persone possano trovare gli stimoli ad impegnarsi politicamente ed a partecipare al rituale democratico delle elezioni, in ultimo ad esercitare i diritti politici. I diritti sociali, diffusi e per tutti, consentono di legare l’idea di comunità alla realtà quotidiana e la piantano sul terreno solido dell’esperienza di vita.