giovedì 25 settembre 2014

ANPInews n. 134 - 24 settembre / 1 ottobre 2014


ANPInews - Newsletter a cura dell'ANPI nazionale

n. 134 – 24 settembre / 1 ottobre 2014

Periodico iscritto al R.O.C. n.6552


APPUNTAMENTI

"Semidi Costituzione. La bella storia delle repubbliche partigiane": martedì 30 settembre, dalle ore 15.00, alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università La Sapienza di Roma – aula 1 (Magna), presentazione del secondo numero speciale di Patria Indipendente, il mensile dell'ANPI Nazionale.


ARGOMENTI

NOTAZIONI DEL PRESIDENTE NAZIONALE ANPI

CARLO SMURAGLIA:

Sono andato a Sant’Anna di Stazzema ed ho parlato nel corso del raduno

promosso dalle ANPI della Toscana e organizzato dal loro Comitato regionale, ai numerosi convenuti, tra cui non pochi Sindaci, oltre – ovviamente – il sindaco di Stazzema. L’incontro a Sant’Anna è sempre commovente e la visita all’Ossario sembra, ogni volta, aprire una ferita che resta aperta dentro di noi. Lo stupore per la barbarie, l’incapacità di accettare che si possano compiere simili atrocità, sono sempre il segno di un ricordo che non si estingue e non si estinguerà mai.
 
Considero, peraltro, assai importante la presenza massiccia dell’ANPI in una manifestazione direttamente organizzata, che non aveva nulla di celebrativo e intendeva recare un doveroso tributo alle persone e alle famiglie colpite e dedicare un abbraccio a chi ancora è riuscito a sopravvivere; soprattutto, la manifestazione aveva l’intento di riflettere anche e soprattutto sullo stato delle cose, sull’accertamento della verità, sull’assunzione delle responsabilità da parte di tutti coloro cui spetta.

Da parte della Germania si insiste molto perché si arrivi ad una memoria “condivisa”. Ma questo non è e non sarà possibile finché non saranno realizzati compiutamente quegli obiettivi che più volte ci siamo posti: verità, giustizia, responsabilità, riparazioni.

Su questa strada ci sono ancora incertezze e contraddizioni. La Germania ha fatto ampi riconoscimenti anche attraverso i suoi Presidenti; ma restano ancora troppe zone di incertezza, troppe difficoltà per capire fino in fondo cosa è accaduto, troppe difficoltà per procedere a “riparazioni” davvero esaustive.

In queste condizioni, è più difficile ricostruire almeno una memoria collettiva, chiudere la stagione dell’odio e del risentimento ed aprire la strada della memoria storica e collettiva.

Ma soprattutto è in Italia che manca ancora una consapevolezza reale delle nostre “responsabilità”: i lunghi silenzi che per anni hanno riguardato le vicende più gravi e significative (si pensi a Cefalonia!); la vergogna dell’armadio con i fascicoli abbandonati e

“occultati” che poi ha ostacolato per molti anni l’avvio del corso della giustizia e in molti casi ha impedito proprio che si avviassero delle istruttorie, la gravità dei danni cagionati, appunto, dai ritardi; il silenzio, dal 2006, sui lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta istituita proprio allo scopo di accertare la causa degli occultamenti dei fascicoli e dunque dei ritardi; la mancata discussione in Parlamento, a tutt’oggi, non solo delle relazioni della Commissione speciale ma perfino delle interpellanze presentate in varie occasioni, e l’ultima (ancora in attesa di calendarizzazione) sottoscritta da tutti i gruppi parlamentari della Camera.

Per questo, per tutto questo, è giusto che le organizzazioni dell’ANPI si rechino a Sant’Anna, è giusto che vi si portino le scuole, è giusto che non solo si racconti l’orrore, ma ci si rifletta sopra per creare gli antidoti perché questo non possa verificarsi mai più. Soprattutto è giusto pretendere risposte serie e concrete e che finalmente lo Stato italiano si assuma le sue responsabilità e faccia quanto necessario per riparare a quanto accaduto.

Bisogna procedere sul cammino avviato con la Germania, con la consapevolezza che esso

deve avere – necessariamente – alcuni percorsi comuni, ma bisogna procedere con l’animo sgombro e col desiderio vero della verità e della giustizia, anche per non sentirsi rinfacciare (un giorno potrebbe accadere) di aver fatto troppo poco, al di là delle meste celebrazioni.

Intanto ringrazio sinceramente tutti coloro che sono venuti a Sant’Anna di Stazzema, magari da zone lontane della Toscana, affrontando molte ore di viaggio, in una giornata di sciopero dei treni; ringrazio chi ha contribuito all’organizzazione dell’evento; e ringrazio di cuore il Sindaco di Sant’Anna di Stazzema, che ha voluto essere presente e riceverci con calore; e non posso fare a meno di ringraziare ancora una volta, l’amico Pieri, sopravvissuto, indimenticabile per la sua tenacia e la sua fermezza.

Sono stato, lunedì, all’inaugurazione dell’anno scolastico, avvenuta, come di consueto, al Quirinale, con la presenza di tremila ragazzi e con l’organizzazione di un pomeriggio di intrattenimento assai vivace. La presenza di tante ragazze e ragazzi è sempre motivo di gioia e di speranza per il futuro. Tuttavia non sono uscito dalla manifestazione con l’animo sereno e soddisfatto di chi ha trovato ciò che credeva e sperava di trovare. Devo fare due rilievi, pur se di diversa importanza.

Nei discorsi, così come negli spettacolini e nello scorrere di immagini sul grande schermo si è fatto riferimento più volte al fatto che l’anno scolastico che ha ora inizio sarà caratterizzato dall’anniversario della guerra mondiale del 1914-1918. Nessuno, dico NESSUNO, ha ricordato che l’anno che viene sarà caratterizzato dal 70° anniversario della Liberazione e dunque anche della Resistenza.

E questo mi è parso grave, perché questo evento deve parlare ai giovani molto di più di

quello della prima guerra mondiale, non solo perché a quest’ultimo sono stati dedicati molti ricordi, anche letterari e cinematografici e di esso si è parlato anche in quelle scuole che sono riuscite ad arrivarci col programma, ma anche perché si insiste sempre piuttosto sugli orrori della guerra in trincea e dei milioni di Caduti e non sulle ragioni del conflitto e sul suo significato per la vita e il futuro dell’Europa. L’anniversario della Liberazione è più “vicino” e quindi, come accade, meno conosciuto, perché di rado se ne parla ( sul serio) nelle scuole. E poi la seconda guerra mondiale, oltre all’enorme quantità di Caduti militari è contraddistinta da quella che è stata definita la “guerra civile” ed ha rappresentato, con le stragi del 1943-1945, l’essenza stessa dell’orrore e del male. Ma ancora, a quell’evento ha contribuito un movimento di popolo, la resistenza armata, quella non armata, gli antifascisti, le donne, i contadini, i sacerdoti, la cosiddetta “gente comune”. E da quella Resistenza e dalla Liberazione è scaturita la Costituzione che ancora, nonostante i molti attacchi, regola impavidamente le nostre istituzioni e la nostra convivenza civile.

 Questo dovrebbe essere l’oggetto principale della riflessione, in un anno come il prossimo,

che ci ricorderà, appunto, il 70° anniversario. Su questo, lo stesso Ministero dell’Istruzione ha assunto, in varie sedi, solenni impegni, che è lecito dubitare che vengano mantenuti, se si procederà sulla via del silenzio che ha contrassegnato il pomeriggio al Quirinale. E’ vero che nello zainetto donato ai ragazzi e alle ragazze è stato inserito un fascicolo di “PATRIA” il mensile dell’ANPI, dimenticando però di informare che non si trattava di un fascicolo qualsiasi ma di quello “speciale” interamente dedicato al 70°; dunque un importante e utile strumento di conoscenza, di comunicazione, di formazione, che dovrebbe essere utilizzato anche dagli insegnanti come base per le ricerche ed i lavori che si faranno sul tema.

Sono dunque uscito dal Quirinale un po’ sconsolato e preoccupato, se devo essere sincero. Ma, per essere sincero fino in fondo, ho notato anche l’enorme risalto che si è dato allo sport ed ai campioni sportivi; giustissimo, ma perché non parlare, per esempio, di cultura e di scienza, insieme allo sport? Ne abbiamo tanti di esempi splendidi, di persone e scienziati che lavorano in Italia e all’estero e non sarebbe stato difficile presentarne alcuni, anche se capisco che lo sport fa più “spettacolo”. Ma è il messaggio quello che conta: e dunque se si vuole lanciare un messaggio positivo, se è giusto esaltare le nostre vittorie nello sport, non sarebbe opportuno ricordare che c’è un’italiana, scienziata, che dirige un’importante Sezione del CERN, c’è una Senatrice a vita che è una notissima scienziata (e faccio solo pochissimi esempi, fra i tanti possibili), e così via? Parliamo a menti giovani ed aperte e penso sia giusto “aprirle” anche agli orizzonti sconfinati della cultura, della ricerca, della scienza.

Non lo dico per fare una critica a chi ha certamente lavorato con passione alla preparazione di una manifestazione complessa, ma per esprimere un’altra delle ragioni di disagio che mi hanno fatto uscire un po’ sconsolato da un pomeriggio che mi auguravo festoso, e per proporre a tutti una più ampia riflessione sui giovani e sul loro futuro.

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