mercoledì 27 luglio 2016

Le uccisioni di nazisti e fascisti colpirono anche i parroci nelle chiese


Nota dell’ANPI di Roma sui delitti dell’IS Le uccisioni di nazisti e fascisti colpirono anche i parroci nelle chiese. Oggi come allora gli eredi dei valori dei Partigiani a fianco di tutte le vittime di Daesh.

«[…] Neppure le SS naziste, nei loro feroci rastrellamenti a caccia di ebrei e partigiani, avevano mai osato oltrepassare il portone delle chiese, che infatti è uno tra i rifugi più sicuri per le loro prede». Questo, un estratto dell’editoriale di Alessandro Sallusti, direttore del ‘Giornale’
L’articolo, pubblicato a tutta pagina, corredato dal titolo ‘Hanno sgozzato Dio’, a seguito dell’episodio della violenta uccisione del parroco della chiesa di Rouen (cittadina della Normandia a nord della Francia), contiene la frase incriminata sopra citata.
 I Nazisti, stando alle fonti di Sallusti, non avrebbero mai «varcato il portone di una chiesa» che, anzi, secondo il Direttore del quotidiano, era «uno tra i rifugi più sicuri per le loro prede».


La storia insegna ma non ha scolari, verrebbe da dire e certamente il Direttore Sallusti dimentica alcuni episodi avvenuti solamente in Italia (dato che il numero degli ecclesiastici, uccisi dai nazisti nella sola Polonia, ammonta a 3.000). Così come è bene ricordare Giuseppe Morosini, fucilato dal plotone di esecuzione dalla PAI il 3 aprile del 44 e Don Pappagallo, giustiziato alle Fosse Ardeatine e i sacerdoti copti murati vivi a Debra Libanos (in Etiopia) da parte dei fascisti. 

Ne riportiamo qui solamente tre, in ogni caso: Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema e Boves. 

I tedeschi violarono più volte «il portone delle chiese», tanto che dopo giorni di uccisioni a Marzabotto, fecero irruzione nella parrocchia di Casaglia Montesole: nella piccola struttura s’era radunata la popolazione civile, atterrita da quel che stava accadendo, con loro era presente anche il parroco Don Ubaldo Marchioni. 

I nazisti irruppero nella chiesa e uccisero tutti con una scarica di mitra. 
A Marzabotto si contarono, dopo sei giorni di uccisioni e violenze, 770 morti: tra loro, fu ritrovato il corpo (decapitato) di Don Giovanni Fornasini. Don Fiore Meneguzzo, poi, venne ucciso durante l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema dopo essere stato costretto a guardare uccisione dei familiari, passati per le armi dei nazisti anch’essi. 

La lapide celebrativa, recita: «Durante l'ultimo conflitto mondiale, si prodigava in aiuto di chiunque avesse bisogno, offrendo a tutti assistenza e ricovero e, quale generoso sacerdote consapevole del suo ruolo pastorale, tentava di conciliare le opposte fazioni per preservare la popolazione dai pericoli degli scontri armati. Fedele fino all'ultimo alla sua missione, subì la rappresaglia degli occupanti che lo passarono per le armi dopo averlo costretto ad assistere allo sterminio dei familiari. Splendido esempio di umana solidarietà e alto spirito di abnegazione spinti sino all'estremo sacrificio».
 
A Boves, Don Bernardi venne ucciso dalla rappresaglia nazista a seguito di un’azione partigiana dei giorni precedenti. Per non citare, infine, i dodici monaci dell’Abbazia di Farneta (Toscana) che mettevano a disposizione l’edificio per ospitare coloro che avessero bisogno di cure ed assistenza: vennero torturati e uccisi uno ad uno dai tedeschi.
Tutto questo per dire che l’esercito occupante Nazista, in Italia, ha commesso svariati orrori anche a danno di parroci come s’è riportato, violando più volte i portoni delle chiese: chiamare in causa i nazisti per comporre macabre classifiche o paragoni non ha senso. 
«Certo, dopo aver distribuito il Mein Kampf ci mancava il revisionismo negazionista dei nazisti chierichetti che rispettano le chiese, i religiosi e i rifugiati», ha commentato il Presidente dell’ANPI di Roma Fabrizio De Sanctis.

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