domenica 29 marzo 2020

Medici e infermieri nella Resistenza

Medici e infermieri nella Resistenza: un post del presidente dell'ANPI provinciale di Milano.
Al quale noi aggiungiamo almeno due giganti della Resistenza Romana

Rosario Bentivegna,
https://www.anpi.it/donne-e-uomini/539/rosario-bentivegna



e Adriano Ossicini
http://www.anpiroma.org/2019/02/15-febbraio-2019-e-morto-il-prof.html



consapevoli che la lista dovrebbe essere ben più lunga, come Alfredo Monaco, il medico partigiano di Regina Coeli che riuscì a far evadere Pertini e Saragat lì rinchiusi in una rocambolesca azione
https://www.raiplay.it/video/2017/02/Filo-rosso-la-fuga-di-Pertini-e-Saragat-da-Regina-Coeli-11bf2f4d-d524-4c6b-a31d-ef88fd8e28e5.html

Medici e infermieri nella Resistenza

In questi drammatici giorni di emergenza sanitaria, caratterizzata dal grandissimo lavoro svolto da medici e personale sanitario, anche a prezzo della propria vita, ai quali va tutta la nostra riconoscenza e solidarietà, vogliamo ricordarne il ruolo svolto durante la Resistenza. L'Ospedale Maggiore di Niguarda accoglieva continuamente partigiani feriti, soldati e ufficiali fattisi internare per sfuggire alla guerra o per passare in clandestinità. Nell'ottobre del 1943 Giovanna Molteni e Maria Azzali costituiscono una cellula partigiana all'interno dell'ospedale. Nel lavoro si distinse Maria Peron, la futura infermiera dei partigiani dell'Ossola e Suor Giovanna Mosna, Medaglia d'oro della Resistenza. Maria Peron, costretta a lasciare l'ospedale per una spiata, fu sostituita da Lelia Minghini che fece parte di un comitato di liberazione formato da infermiere diplomate. Lelia organizzò e rese possibile le fughe di detenuti politici, di partigiani, tra cui Aldo Tortorella, e di condannati a morte.
All'interno del carcere di San Vittore, diventato, dopo l'8 settembre 1943, luogo di sofferenza e di morte per oppositori politici, ebrei, lavoratori, alcuni medici si prodigano per venire incontro ai detenuti, come il dottor Gatti che prende servizio a San Vittore il 4 aprile 1944. Ricordato da tutti con profonda stima e gratitudine, per oltre dieci mesi, con grave rischio personale, si prodigherà per soccorrere ebrei e politici, sarà latore di messaggi all’esterno del carcere, somministrerà farmaci in grado di causare l’insorgere di sintomatologie da ricovero ospedaliero e ad ogni partenza per la deportazione riuscirà a far depennare qualcuno dalla lista. Accanto al dottor Gatti agisce Giardina, anch'egli medico. E’ un attivista antifascista, che collabora dall’esterno col gruppo di Niguarda per favorire la fuga di detenuti politici. Ben sapendo quanto i tedeschi temano il tifo, il dott. Giardina inietta a numerosi prigionieri il vaccino antitifico, provocando così in loro i sintomi della malattia, sufficienti per farli ricoverare in ospedale.
Roberto Cenati - Presidente Anpi Provinciale di Milano

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