Nato a Torino da una famiglia di origine veneta, Guido Rossa entra ad appena quattordici anni in una fabbrica di cuscinetti a sfera, passando poi alla Fiat di Torino come fresatore. Nel 1961 si trasferisce a Genova e lì comincia a lavorare per l'Italsider, venendo eletto nel consiglio di fabbrica in qualità di rappresentante della FIOM-CGIL.
Nell'ottobre del 1978, a pochi mesi dal sequestro e dall'assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, Guido Rossa nota la comparsa sempre più frequente in fabbrica di volantini e comunicati di rivendicazione delle Brigate Rosse; viene a scoprire che responsabile della loro diffusione è l'operaio Francesco Berardi, nel cui armadietto viene rinvenuto ulteriore materiale. Denunciato dallo stesso Rossa, Berardi è arrestato e condannato a quattro anni di carcere. La colonna genovese delle Brigate Rosse progetta così la propria vendetta contro Rossa, il quale aveva rifiutato che gli fosse assegnata una scorta personale composta da operai volontari dello stabilimento.
Il 24 gennaio 1979, alle 6:35 del mattino, Guido Rossa è raggiunto da quattro colpi di pistola alle gambe e da uno fatale al cuore esplosi da un commando brigatista, mentre esce di casa per recarsi al lavoro.
Al funerale del primo sindacalista organico alla sinistra vittima delle Brigate Rosse presenziano 250.00 persone. Prima del funerale, Sandro Pertini, Presidente della Repubblica, vuole incontrare i "camalli" del porto di Genova. Qualcuno lo avvisa che tra loro c’è chi sostiene l’idea di stare “né con lo Stato, né con le Br”.
«È proprio per questo che li voglio incontrare».
Il Presidente entra nella sala, sale sulla pedana e comincia: «È il compagno Pertini che vi parla, non il Presidente della Repubblica. Io le Brigate Rosse le ho conosciute, hanno combattuto con me contro i fascisti, non contro i democratici. Vergogna!».
Silenzio di tomba.
Poi qualcuno comincia ad applaudire. Poi, applaudono tutti.