Dopo essersi occupato delle indagini sulla strage di Piazza Fontana in qualità di sostituto procuratore, Occorsio ricopri nel 1972 l’incarico di pubblico ministero nel processo contro i membri dell’organizzazione eversiva neofascista Ordine Nuovo, prodigandosi attivamente perché l’organizzazione venisse bandita e messa fuori legge secondo quanto stabilito dalla Legge Scelba, trattandosi di un movimento avente quale finalità la ricostituzione del partito fascista. Negli stessi anni cominciò ad indagare sui rapporti tra ambienti deviati del SIFAR, massoneria ed eversione nera, gettando precocemente luce sull’attività della P2 di Licio Gelli, oltre che sul tentato Golpe Borghese e sul cosiddetto “Piano Solo”: proprio per questo, sin dal 1975, negli ambienti del terrorismo neofascista si era tentato di addivenire ad una convergenza operativa tra Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale finalizzata all’eliminazione del magistrato, il cui operato aveva iniziato anche ad infastidire personalità che già allora giocavano un ruolo chiave in quella che sarebbe poi divenuta nota con il nome di “strategia della tensione”.