Quello stesso giorno, la Camera del Lavoro di Reggio Emilia indisse, dalle ore 12 alle ore 14 del giorno successivo, uno sciopero generale provinciale di portesta per i fatti di Licata e Roma, in concomitanza del quale si sarebbe dovuto tenere un comizio presso la Sala Verdi, nel centro della città. L'indomani, un nutrito corteo di protesta composto da più di 20.000 persone attraversò le strade del capoluogo, mentre un gruppo di circa 300 operai delle Officine Meccaniche Reggiane si radunò attorno al monumento ai caduti, in Piazza Cavour, intonando alcuni canti della Resistenza.
Nel pomeriggio, il pacifico presidio fu investito dalle violente cariche di polizia e carabinieri, a cui i manifestanti cercarono di scampare rifugiandosi dietro i tavolini e le sedie dei caffé della piazza: seguì un lancio di oggetti, cui le forze dell'ordine reagirono con inaudita violenza sparando ad altezza uomo. Al termine delle cariche, cinque furono le vittime tra i manifestanti:
Lauro Farioli, operaio di 22 anni, orfano di padre, sposato e padre di un bambino;
Ovidio Franchi, operaio di 19 anni, il più giovane tra i caduti;
Marino Serri, operaio di 41 anni, già partigiano della 76ª SAP, sposato e padre di due bambini;
Afro Tondelli, operaio di 26 anni, già partigiano della 76ª SAP, quinto di otto fratelli;
Emilio Reverberi, operaio di 39 anni, già partigiano nella 144ª Brigata Garibaldi con il grado di commissario politico del distaccamento "Amendola", sposato, padre di due figli.