venerdì 20 ottobre 2017

21 ottobre 2017: l'ANPI Provinciale di Roma partecipa alla Manifestazione Migrare, accogliere, povertà, solidarietà, dissenso #NONèREATO


Appuntamento alle 14,30 a Piazza della Repubblica davanti alla Chiesa di S. Maria degli Angeli e dei Martiri.

Teresa Vergalli compie 90 anni: gli auguri del Comitato Provinciale di Roma


Teresa Vergalli, staffetta partigiana a 17 anni

Teresa VERGALLI è nata a Bibbiano (RE) nell’ottobre del 1927 da famiglia contadina. Il padre Prospero, combattente della prima guerra mondiale, fu perseguitato per il suo impegno di antifascista e di cooperatore in agricoltura. Nella sua prima infanzia, a soli cinque anni, Teresa, nel giorno stesso della nascita di suo fratello, ha assistito all’arresto di suo padre che tornerà solo dopo sette mesi, amnistiato per il decennale del 1933.
Nonostante la miseria in un piccolo terreno collinoso, i genitori fanno studiare Teresa, a prezzo di autentici sacrifici e della determinazione della madre Caterina.
All’inizio della guerra, 1941, Teresa studia alle Magistrali a Reggio e nel 1943, all’8 settembre, è pronta ad aiutare suo padre che già organizza la resistenza e i CLN. Soltanto nel febbraio del 1944, entra a pieno titolo nella lotta, quando cioè non può più frequentare la scuola a causa della guerra, e quando riesce a vincere la resistenza dei genitori preoccupati per la sua giovane età.
Tutta la sua famiglia, padre, madre e anche il fratello dodicenne, è al centro di una intensissima attività di organizzazione, sabotaggio, reclutamento, approvvigionamento per le formazioni armate di pianura e di montagna. Teresa inizia come staffetta a percorrere tutta la zona a sud della via Emilia non solo per portare messaggi o documenti , ma per accompagnare dirigenti e responsabili militari della provincia ed anche dell’Italia del Nord. A lei non ancora diciassettenne, è affidata la vita e la sicurezza di quelle persone che la seguono in bicicletta e si affidano alla sua intuizione e alla sua prudenza. Nel luglio e agosto del 1944 si trova in montagna, dove sfugge insieme alle formazioni partigiane al terribile rastrellamento tedesco. Poi di nuovo in pianura ad affiancare le Squadre e ad organizzare i Gruppi di difesa delle donne per la Resistenza e per l’emancipazione. Dal marzo del 1945 ancora in montagna, 144^ Brigata Garibaldi, staffetta tra i distaccamenti e impegnata in comizi e riunioni per l’educazione democratica della popolazione e degli stessi partigiani.
Alla liberazione riprende a studiare da sola per recuperare i due anni che le mancano al diploma e ci riesce presentandosi a Parma, istituto e professori sconosciuti, perchè ha un mese di tempo in più per prepararsi.
L’entusiasmo della conquistata democrazia la porta di nuovo nella lotta politica, nell’organizzazione dell’ Unione Donne Italiane e poi dell’Associazione delle ragazze. In questo contesto incontra a capo dell’organizzazione del Fronte della Gioventù, Claudio Truffi, che sposerà nel giugno del 1948 e seguirà a Novara, dove il giovane è chiamato con incarichi nel Partito Comunista. A lei viene affidata la redazione del settimanale provinciale “La Lotta”, organo della Federazione del PCI. In seguito occupa incarichi nelle organizzazioni femminili, in un territorio che si estendeva dalle risaie al Monte Rosa, cioè comprendeva anche l’attuale provincia di Verbania.
Nel 1954 e nel 1957 nascono i due figli Alberto e Corrado. Nel 1964 tutta la famiglia si trasferisce a Roma.
Nel frattempo Teresa ha vinto il concorso magistrale e nell’impossibilità del trasferimento da Novara a Roma, è impiegata al Ministero della Pubblica Istruzione. Ne esce nel 1975, perchè sceglie finalmente l’insegnamento.
Teresa ha rievocato la sua esperienza di guerra nel volume “Storie di una staffetta partigiana”, Editori Riuniti. Nel 2015 sempre per gli Editori Riuniti, è uscito “Un cielo pieno di nodi“, romanzo sulla guerra di Liberazione.
Quale appartenente all’ANPI, Teresa partecipa ai programmi di memoria nelle scuole di Roma.
Una sua testimonianza in TV:

martedì 17 ottobre 2017

16 ottobre 2017: Stazione Tiburtina - Alcuni momenti della commemorazione della razzia e deportazione degli ebrei romani del 16 ottobre 1943

Alcuni momenti della commemorazione della razzia degli ebrei romani del 16 - 18 ottobre 1943 alla Stazione Tiburtina; banda del Dopo Lavoro Ferroviario diretta dal M° Raffaele Cassa:

Brani vari:



Bella Ciao:



Il Silenzio



Inno di Mameli



lunedì 16 ottobre 2017

16 ottobre 2017: commemorazioni della razzia e deportazione degli ebrei romani del 16 ottobre 1943

Mattina:










Pomeriggio al binario 1 della stazione Tiburtina con la banda del Dopo Lavoro Ferroviario diretta dal M° Raffaele Cassa:







 



16 ottobre 1943: La deportazione degli ebrei di Roma

La "soluzione finale" per gli ebrei romani arriva il 24 settembre 1943 con l'ordine da Berlino di "trasferire in Germania" e "liquidare" tutti gli ebrei "mediante un'azione di sorpresa". Il telegramma riservatissimo è indirizzato al tenente colonnello Herbert Kappler, comandante delle SS a Roma. Nonostante il colpo delle leggi razziali, gli ebrei a Roma non si aspettano quello che sta per accadere: Roma è "città aperta", e poi c'è il Papa, sotto l'ombra della cupola di San Pietro i tedeschi non oserebbero ricorrere alla violenza. Le notizie sul destino degli ebrei in Germania e nell'Europa dell'Est sono ancora scarse e imprecise. Inoltre, la richiesta fatta il 26 settembre da Kappler alla comunità ebraica di consegnare 50 chili d'oro, pena la deportazione di 200 persone, illude gli ebrei romani che tutto quello che i tedeschi vogliono sia un riscatto in oro. Oro che con enormi difficoltà la comunità riesce a mettere insieme e consegnare due giorni dopo in Via Tasso, nella certezza che i tedeschi saranno di parola e che nessun atto di violenza verrà compiuto. Nelle stesse ore le SS, con l'ausilio degli elenchi dei nominativi degli ebrei forniti dall'Ufficio Demografia e Razza del Ministero dell'Interno, stanno già organizzando il blitz del 16 ottobre.

Le persone rastrellate vengono caricate su camion

C'è una lapide sulla facciata della Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte a Via del Portico d'Ottavia, quasi di fronte alla Sinagoga. Ricorda che "qui ebbe inizio la spietata caccia agli ebrei". Qui, in un'alba di 56 anni fa, si radunarono i camion e i soldati addetti alla "Judenoperation" nell'area del ghetto, dove ancora abitavano molti ebrei romani. Il centro della storia e della cultura ebraiche a Roma stava per vivere il suo giorno più atroce. «Era sabato mattina, festa del Succot, il cielo era di piombo. I nazisti bussarono alle porte, portavano un bigliettino dattiloscritto. Un ordine per tutti gli ebrei del Ghetto: dovete essere pronti in 20 minuti, portare cibo per 8 giorni, soldi e preziosi, via anche i malati, nel campo dove vi porteranno c’è un’infermeriao», così Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, ha ricordato  quella mattina del 16 ottobre 1943.

Rapporto di Kappler sull'arresto e la deportazione degli ebrei romani


sabato 7 ottobre 2017

7 ottobre 1943: duemila carabinieri deportati dalla Capitale nei campi di prigionia

7 ottobre 1943: duemila carabinieri deportati dalla Capitale

Trasferiti dai nazisti nei campi di prigionia dopo un ordine di disarmo dell'allora ministro della difesa repubblichino, criminale di guerra Rodolfo Graziani

 

 

 Il 7 ottobre 1943, a seguito di ordine di disarmo firmato da Rodolfo Graziani (Ministro della difesa della repubblichina fascista) l’Obersturmbannfuhrer colonnello Kappler, il boia di via Tasso, procedeva al rastrellamento e alla deportazione verso i campi di prigionia di oltre 2000 Carabinieri di Roma, prologo alla più nota deportazione di oltre 1000 ebrei avvenuta nove giorni dopo.

 
Sono migliaia i carabinieri che hanno combattuto nelle file della Resistenza o sono morti nei campi di prigionia, dopo aver rifiutato l’adesione alla repubblica di Mussolini. Di loro si è sempre parlato troppo poco, anche se si trovano carabinieri in tutte le grandi formazioni partigiane in Italia e all’estero. Come non si ricordano mai abbastanza i carabinieri che presero parte alle Quattro giornate di Napoli o i giovani “allievi” che a Porta San Paolo, a Roma, con i soldati e la popolazione, opposero una eroica resistenza armata all’invasione nazista della Capitale. E come non ricordare Salvo D’Acquisto, gli eroici carabinieri di Fiesole (Firenze) massacrati dai fascisti e dai nazisti, o gli ufficiali e militari uccisi alle Ardeatine? C’è un episodio poco noto, ma dolorosissimo, che si svolse a Roma, durante l’occupazione nazista: la deportazione di oltre duemila carabinieri poi trasferiti nei lager e sottoposti, come al solito, ad ogni tipo di tortura, alla fame, al freddo per poi finire nelle camere a gas.

 







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Ripudia intolleranza, razzismo e antisemitismo.
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