17 maggio 2022

21 maggio ad Affile per l'abbattimento del mausoleo al criminale Rodolfo Graziani

Il 21 maggio prossimo, dalle 16,30 si svolgerà un sit-in al parco Radimonte di Affile, luogo ove sorge il memoriale al criminale Rodolfo Graziani, viceré di Etiopia e capo delle forze armate della Repubblica Sociale Italiana, stato fantoccio dei nazisti occupanti. L'evento è per ribadire con forza la richiesta di abbattimento dell'orrendo monumento, che reca offesa a tutte le vittime e a tutte le popolazioni che subirono le atrocità fasciste, vergogna alla Repubblica antifascista nata dalla Resistenza e che provocò sdegnate proteste a livello internazionale.

Il 21 maggio 1937, per ordine dello stesso Graziani, che ne rivendicò orgogliosamente la paternità, ebbe luogo la strage di Debra Libanòs, durante la quale vennero massacrati centinaia (forse addirittura più di un migliaio) di monaci etiopi appartenenti alla Chiesa copta e civili. Ma non fu certo l'unico crimine di cui Graziani si macchiò in Africa e successivamente in Italia (fu suo ad esempio l'ordine di deportare in Germania circa 2.500 carabinieri romani).

Interverranno i rappresentanti della comunità etiope, il presidente del Circolo Gianni Bosio prof. Sandro Portelli, il prof. Alessandro Triulzi storico dell’Africa all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, parteciperanno i rappresentanti di associazioni, sindacati, partiti, movimenti. Aprirà il dibattito il presidente dell’ANPI provinciale di Roma Fabrizio De Sanctis e concluderà la manifestazione il presidente ANPI nazionale Gianfranco Pagliarulo.




16 maggio 2022

Convegno ANPI: “Che cosa significa vincere la guerra?” sul conflitto in Ucraina. 18 febbraio 2022

A tre mesi dall’inizio del conflitto in Ucraina, la via del negoziato e della pace appare quasi completamente smarrita. All’aumentare del numero dei morti e delle distruzioni diminuisce la disponibilità a raggiungere compromessi. Come una chimera, l’obiettivo della pace sembra così allontanarsi mentre lo spettro di una guerra nucleare su ampia scala si avvicina pericolosamente. 

Che cosa significa vincere la guerra? Questa la domanda attorno a cui ruota l’incontro sul conflitto in Ucraina, promosso dalla sezione ANPI “Martiri delle Fosse Ardeatine” di Tormarancia e dal comitato provinciale dell’ANPI di Roma, che si terrà mercoledì 18 febbraio, ore 17,30 presso la Comunità Cristiana di base di San Paolo in Via Ostiense 152/b. All’incontro prenderanno parte:

l’ex segretaria generale della CGIL, Susanna Camusso

il direttore di “Avvenire”, Marco Tarquinio

lo storico dell’Europa Orientale, Giovanni Savino

il presidente dell’ANPI di Roma, Fabrizio De Sanctis.

Un’occasione per riflettere sull’attualità della feroce invasione russa e sulla necessità di ridare slancio alla mobilitazione civile per la pace.



14 maggio 2022

No alla manifestazione fascista di Casapound il 28 maggio prossimo. Lettera aperta al Prefetto di Roma

Egr. Prefetto di Roma - dr. Matteo Piantedosi

p.c. Egr. Questore di Roma – dr. Mario Della Cioppa

p.c. Egr. Procuratore Generale di Roma – dr. Francesco Lo Voi

p.c. Egr. Sindaco di Roma - dr. Roberto Gualtieri


Egregio Signor Prefetto,

ci rivolgiamo all'Alta Sua funzione a nome delle sottoscritte associazioni partigiane, dei familiari dei Caduti di Piazza della Loggia, delle Famiglie Italiane Martiri, degli ex deportati nei campi di sterminio nazisti, degli internati militari nei campi di concentramento, dei perseguitati politici italiani antifascisti, dei partiti democratici, dei movimenti, dei sindacati dei lavoratori, delle organizzazioni studentesche che sottoscrivono la presente  contro l'annunciato corteo nazionale di Casapound per il prossimo 28 maggio 2022. Il 28 maggio 1974 a Brescia nella centrale piazza della Loggia, era in corso una manifestazione contro il terrorismo neofascista organizzata dal Comitato Unitario Permanente Antifascista (CUPA) e dalle OO.SS. quando fu fatto esplodere un ordigno che causò la morte di otto persone, tra i 25 e i 69 anni ed il ferimento di oltre cento altre. La magistratura ha ormai accertato la natura neofascista della strage e la sua mano veneta. 

Il 28 maggio 1980 vengono inoltre uccisi: a Milano il giornalista Walter Tobagi ("Brigata 28 marzo"); a Roma, davanti al liceo "Giulio Cesare" viene ucciso il Vice Brigadiere Evangelista Francesco e feriti altri 2 poliziotti dai NAR, il gruppo neofascita di Mambro e Fioravanti. 

Contestualmente rimane esplicito il richiamo del movimento Casapound al fascismo ed accertato il suo sistematico ricorso all'uso della violenza ed all'apologia del fascismo, come dimostrato anche dalla sentenza di Bari su "ricostituzione partito fascista" per Casapound. Motivo per il quale questo movimento dà scandalo nell'occupare ancora i locali pubblici di Via Napoleone III a Roma oppure di Area 121 ad Ostia.

Convinti che ci sia in Italia e in Europa, ma anche nel nostro territorio e nella sua storia passata e recente, un legame insidioso e pericoloso tra fascismo, razzismo, criminalità organizzata ed antisemitismo, soprattutto in questo periodo di pandemia e di difficoltà economiche, riteniamo l'impegno delle istituzioni e dei cittadini debba essere – pertanto - forte, unito e consapevole.  

Un impegno, non solo incentrato nel rispetto delle leggi, ma soprattutto in un'azione di prevenzione e vigilanza, attraverso un lavoro culturale e di memoria dei valori fondanti, in particolare tra i giovani e nelle scuole.

Certi di un Suo impegno e sensibilità in tal senso siamo a chiederLe di non autorizzare, il prossimo 28 maggio 2022, l'annunciato corteo nazionale della formazione neofascista Casapound a Roma, Capitale d'Italia e città decorata di Medaglia d'Oro per il Risorgimento e per la Resistenza.

Roma, 14 maggio 2022


Fabrizio De Sanctis – Ass. Naz. Partigiani d’Italia - Presidente Comitato Provinciale di Roma

Bianca Cimiotta Lami – Federazione Italiana Associazioni Partigiane – Presidente Roma e Lazio

Cristina Olini – Ass. Naz. Partigiani Cristiani - Responsabile sezione di Roma

Manlio Milani – Presidente Associazione Familiari Caduti Strage di Piazza della Loggia

Francesco Albertelli – Ass. Naz. Famiglie Italiane Martiri - Presidente nazionale  

Aldo Pavia – Ass. Naz. ex Deportati nei campi nazisti – Vicepresidente nazionale

Anna Maria Sambuco – Ass. Naz. Ex Internati Militari  -  Presidente sez. di Roma

Paolo de Zorzi – Ass. Naz. Perseguitati Politici Italiani Antifascisti – Presidente Federazione di Roma

Fabio Pietro Barbaro – Ass. Naz. Volontari e Reduci Garibaldini – Presidente sez. di Roma

Michele Azzola – Segretario CGIL Roma e Lazio

Alberto Civica – Segretario  UIL Roma e Lazio

Vito Scalisi - Presidente Arci Roma

Giuseppe De Marzo – Resp. Politiche sociali Libera contro le mafie

Leonardo Soffientini – Coordinatore Rete degli Studenti Medi Roma

Duccio Sarmati – Coordinatore Unione degli Universitari Roma

Massimo Converso - Opera Nomadi

Vincenzo Vita - Associazione Articolo 21

Rete #NoBavaglio

Mario Colamarino - Presidente Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

Rete dei Numeri Pari

Cesare Antetomaso – Presidente Giuristi Democratici – sede di Roma “Gianni Ferrara”

Casa Internazionale delle Donne

Piero Latino - Segretario Articolo Uno Roma

Riccardo Sbordoni – Coordinatore Progetto Enea

Marco Bizzoni – Segretario Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea – Federazione di Roma

Adriano Labbucci – Segretario Sinistra Italiana Roma

Walter Tucci – Segreteria nazionale Partito Comunista Italiano 

Sinistra Civica Ecologista

Andrea Silvestrini – Segretario Partito Socialista Italiano Roma

Guglielmo Calcerano e Marta Bevilacqua - Europa Verde provincia di Roma


08 maggio 2022

Comitato provinciale dell'ANPI di Roma - Ordine del giorno del 7 maggio 2022

Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - Comitato provinciale di Roma

ORDINE DEL GIORNO 7 MAGGIO 2022 

(Approvato con un contrario e due astenuti)



Il 25 aprile 2022, dopo due anni di pandemia, un nuovo imponente corteo antifascista, pacifico, unitario, inclusivo, plurale e di massa ha attraversato i quartieri romani - luoghi, insieme ad altri della provincia, delle battaglie dell’8, 9 e 10 settembre - per approdare a Porta San Paolo, luogo simbolico dell’inizio della Resistenza italiana nel 1943.

Si è trattato ancora una volta, in tutta Italia, di un momento di grande partecipazione popolare in nome degli ideali della Resistenza di pace, libertà, democrazia e giustizia sociale, come lasciatici in eredità in quei principi fondamentali della Costituzione che reclamano completa attuazione.

Il comitato provinciale dell'ANPI di Roma, in questo periodo in cui l’Associazione è stata ed è bersaglio di una  vera e propria campagna di stampa ostile per le sue posizioni contro la guerra, ringrazia tutte le militanti e i militanti che hanno assicurato in tutta la provincia la riuscita di oltre un centinaio di iniziative e la grande manifestazione cittadina romana, oltre alle centinaia di persone che quel giorno hanno chiesto l’iscrizione all’ANPI; in particolare a Porta San Paolo ringrazia per la loro partecipazione e per i loro interventi i partigiani Mario Fiorentini, Mario Di Maio e Iole Mancini, che ha concluso la manifestazione; gli assessori regionale Alessio D’Amato e capitolino Miguel Gotor; le Associazioni degli ex deportati nei campi di sterminio nazisti col presidente Aldo Pavia, dei perseguitati politici italiani dell’antifascismo col presidente Paolo De Zorzi, delle Famiglie Italiane dei Martiri col presidente nazionale Francesco Albertelli,  dei partigiani cristiani con la vice presidente nazionale Silvia Costa, degli Internati militari, dei Combattenti volontari antifascisti di Spagna, dei Volontari e reduci garibaldini, che sono state - ancora una volta - con noi; gli interventi di Michele Azzola segretario generale della CGIL, che ha parlato anche in nome di CISL e UIL, di Claudio Graziano dell’ARCI, di Giuseppe De Marzo di Libera, di Federica Aglaja Teodori di Emergency, di Mario Colamarino del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, di Alessandro Marconi dei Friday for future, di Vincenzo Vita per Articolo 21 e Rete #Nobavaglio. Sono inoltre state presenti molte altre associazioni, tra cui vogliamo ricordare le ACLI, la cui presidente Lidia Borzì non ha potuto essere presente per un impedimento e tutti i partiti e le associazioni che partecipano al tavolo cittadino.

Nel nostro intervento abbiamo sottolineato l’importanza e l’urgenza delle proposte unitarie contro fascismo, mafie e diseguaglianze, di cui alla piattaforma comune dell’assemblea cittadina dello scorso 5 febbraio tenutasi a Porta San Paolo e che sono state condivise con l’ANPI da AICVAS, ANED, ANEI, ANFIM, ANPC, ANPPIA, ANVRG, FIAP, CGIL Roma e Lazio, CISL Roma e Rieti, UIL Lazio, LINK, Rete degli Studenti Medi, UDS, UDU, ARCI, Libera, Casa Internazionale delle Donne, Circolo Gianni Bosio, Circolo Mario Mieli, Fridays for Future, Rete dei Numeri Pari, Rete NoBavaglio, UDI Roma, Art.1, Movimento 5 Stelle Roma, PCI, PD Roma, Pop Idee in movimento, Possibile, PRC Roma, Progetto Enea, Roma Futura, Sinistra Civica Ecologista, Sinistra Italiana.

Immancabile, a poche ore dal 25 aprile, è rigurgitata la voce dei fascisti, che hanno affisso dei manifesti con l’immagine di Mussolini all’entrata della Casa della Memoria e della Storia. Facciamo notare che questa volta si sono firmati e sollecitiamo le Autorità alla rapida individuazione e punizione dei responsabili.

Ogni nostra iniziativa parlerà di pace e molte sono le iniziative che oggi promuoviamo, a cominciare da una nuova manifestazione il 21 maggio alle ore 17, in concomitanza con la ricorrenza dell’inizio del massacro di Debre Libanos, quando ci ritroveremo ad Affile, al mausoleo eretto in quella cittadina al massacratore di Libia ed Etiopia Rodolfo Graziani, perché quell’obbrobrio sia finalmente demolito. Alla manifestazione parteciperà il nostro presidente nazionale Gianfranco Pagliarulo e delegazioni delle ANPI provinciali del Lazio, la comunità etiope col coinvolgimento dell’Associazione dei Patrioti etiopi, organizzata in collaborazione del circolo Gianni Bosio ed il suo presidente prof. Alessandro Portelli, alla manifestazione prenderà parte il grande saggista ed esperto di storia etiopica Sandro Triulzi.

Si rende inoltre necessaria una prossima riunione cittadina antifascista, per formalizzare le nostre richieste di sgombero di tutte le occupazioni fasciste a Roma e ad Ostia; per la regolamentazione pubblica ed il divieto dell’accesso ai luoghi e ai locali pubblici di tutte quelle organizzazioni che non si riconoscono nei principi della Costituzione antifascista. 

Il comitato provinciale impegna inoltre i propri organismi a lanciare un appello unitario alle Istituzioni per impedire l’annunciato corteo nazionale di Casapound del prossimo 28 maggio, che si terrebbe in coincidenza con il 48mo della strage di Brescia, un’offesa per tutto il paese ed un’onta per Roma, città medaglia d’Oro della Resistenza, promuovendo fin d’ora un presidio cittadino antifascista a piazza dell'Esquilino il prossimo 28 maggio, per lo scioglimento delle organizzazioni fasciste e in memoria delle vittime del terrorismo nero del secondo dopoguerra, invitando alla partecipazione un rappresentante dell'Associazione Familiari Caduti Strage di Piazza Loggia.

Rivolgendoci a tutte le Associazioni dell’antifascismo, della Resistenza e della Guerra di Liberazione, alle Istituzioni ed alle assemblee elettive, ai partiti, i movimenti, i sindacati dei lavoratori e le associazioni della società civile, legando nelle nostre iniziative le celebrazioni del 2 giugno in continuità col 25 aprile, vogliamo promuovere le celebrazioni del prossimo 4 giugno, 78mo della Liberazione di Roma, organizzando un corteo che prenda le mosse da Porta San Paolo; faccia tappa rendendo omaggio al cimitero del Commonwealth e al cimitero acattolico di Via Caio Cestio; per giungere a piazza Testaccio per una vera e propria festa popolare con i partigiani e le partigiane romane, con musica e interventi commemorativi e programmatici.

Certamente le ragioni della pace hanno attraversato e attraversano tutte le celebrazioni e non possiamo non sottolineare che le stesse ragioni si stanno rafforzando e sono destinate a farsi sempre più largo. Lo stesso invio di armi all’Ucraina aggredita dalla Russia, contro cui si è espressa la nostra Associazione fin dall’inizio e nel suo congresso nazionale del 24-27 marzo scorso, si conferma un errore e rientra nel fenomeno di corsa agli armamenti in Europa che rischia di essere prodromo di una nuova guerra mondiale, di cui si parla ormai come di una possibile eventualità da parte dei massimi dirigenti del pianeta, dal ministro degli esteri russo a quello cinese, dal presidente USA Biden, che ha chiesto sanzioni o terza guerra mondiale, al premier britannico che ha autorizzato gli ucraini a colpire il territorio russo con gli armamenti inglesi, fino a quei commentatori italiani che con poca lucidità sono ad invocarla.

Eppure le ragioni della pace sono destinate a rafforzarsi, non solo nell’opinione pubblica, contraria alla guerra ed al coinvolgimento dell’Italia secondo tutti i sondaggi pubblicati; non solo con le potenti parole di Papa Francesco e del mondo cattolico, da Avvenire a Civiltà Cattolica, alle Acli; ora anche il Presidente della Repubblica Mattarella, a Strasburgo, ha ammonito che la guerra divora tutto, che è necessaria distensione per arrivare ad una nuova Helsinky, quando tutti i paesi europei concordarono un sistema di sicurezza per tutti i suoi popoli, come da settimane sta chiedendo l’ANPI, e non ad una nuova Yalta, che divise il mondo in blocchi.

Anche il presidente Mattarella è improvvisamente scomparso dalle prime pagine di quasi tutti i giornali, risucchiato da una informazione generalmente a senso unico, “di guerra”, in cui ogni voce dissonante è minimizzata, oscurata, aggredita o ridicolizzata e vilipesa.

Eppure contro la guerra si stanno sostanzialmente esprimendo tutti i sindacati italiani, lo stesso mondo delle imprese e numerosissimi analisti e responsabili militari.

Prima di tutto per la stessa salvezza del popolo ucraino è necessario rilanciare la mobilitazione per la pace, in modo dialogante ma fermo, in ogni città ed in ogni quartiere, perché è ormai in gioco la pace mondiale all’epoca delle armi nucleari e con essa la stessa sopravvivenza del genere umano.

All’informazione con l’elmetto si accompagna una nuova economia con l’elmetto, caratterizzata dall’impiego di cifre ingentissime, fino al 2 per cento del PIL, per il riarmo dei paesi europei, mentre dopo due anni di pandemia ci saremmo attesi e continuiamo a chiedere aumenti consistenti di spesa per la salute, per il lavoro, per l’istruzione. Nel mentre regioni come l’Emilia Romagna, l’Umbria, le Marche, la Calabria sono già in gravissima crisi ed il paese è investito da una nuova ondata inflazionistica che ha già riassorbito tutti gli aumenti dei rinnovi contrattuali di milioni di lavoratori, pur lungamente attesi, aggredendo stipendi e salari di tutti i nostri concittadini.

In questa fase, in cui l’aggravarsi della crisi internazionale ed economica sta favorendo l’ascesa di quei partiti che non riescono a definirsi antifascisti e che premono per lo stravolgimento e il definitivo accantonamento della Costituzione, il comitato provinciale indica a tutte le sezioni la necessità di rilanciare una forte campagna di tesseramento all’ANPI,  organizzando ovunque, attorno al 2 giugno quale giornata nazionale del tesseramento e comunque prima dell'estate, le assemblee annuali generali degli iscritti, secondo un calendario da concordare con la presidenza provinciale, che siano di dibattito, di confronto, di fiducia, di festa e di impegno.

VIVA LA RESISTENZA!

Roma, 7 maggio 2022

04 maggio 2022

Marzo – giugno 2022: la seconda stagione de La Primavera delle Antifasciste

Il 2 marzo scorso è  partita la seconda edizione della Primavera delle antifasciste che lo scorso anno, malgrado le grandi difficoltà, dovute all’impossibilità di realizzare iniziative in presenza, siamo riuscite a sviluppare con un progetto organico di approfondimenti seminariali, coinvolgendo tantissime sezioni di Roma e della provincia, che ci hanno fatto conoscere la vita, l'azione politica e sociale di Madri Costituenti e Partigiane: Teresa Mattei, Teresa Noce, Nilde Iotti, Adele Bei, Maria Maddalena Rossi, Nadia Gallico Spano, Laura Bianchini, Angela Cingolani Guidi, Maria De Unterrichter Jervolino, Lidia De Angelis, Maria Federici, Marisa Cinciari Rodano, Carla Capponi, Marisa Musu, Maria Teresa Regard, Lucia Ottobrini, Tina Costa, Marisa Ombra.

Insieme all’ANPI del Molise abbiamo realizzato un seminario su Maria Di Salvo, partigiana molisana uccisa a Roma pochi giorni dopo l'eccidio delle Fosse Ardeatine, in uno scontro a fuoco coi fascisti.

La “Primavera 2021” è stata la prima tappa nella costruzione di un nostro archivio ideale cui poter attingere e da implementare.

Numerose le iniziative che si svolgeranno nel 2022 fino alla fine di giugno di cui vi daremo conto di volta in volta sui social e che prevedono, a seconda dei casi, una modalità in presenza, mista o da remoto.


11 MARZO - DONNE RUSSE: LE TAPPE DELL' EMANCIPAZIONE PRIMA E DOPO LA RIVOLUZIONE



12 Marzo:



14 marzo:


20 marzo:

1 aprile:



3 aprile:



5 aprile:



6 aprile:



9 aprile:



13 aprile:




15 aprile:





25 APRILE: PRESENTAZIONE "PARTIGIANE" SEZIONE COLLEFERRO 



7 MAGGIO - ROSSANA ROSSANDA - SEZIONE BRACCIANO




13 MAGGIO- PRESENTAZIONE "PARTIGIANE" - SEZIONE LANUVIO


20 MAGGIO - JOYCE LUSSU - SEZIONE SPUNTICCIA LEONARDI


25 MAGGIO- MARISA MUSU LA RAGAZZA DI VIA ORAZIO - SEZIONE ELIO FARINA OSTIA


26 MAGGIO - RENATA VIGANÒ - SEZIONE ALLUMIERE


27 MAGGIO - CAMILLA RAVERA - SEZIONE NIDO DI VESPE


28 MAGGIO - PROIEZIONE FILM "ALBA MELONI" - SEZIONE RAGAZZE DELLA RESISTENZA 


31 MAGGIO - NILDE IOTTI - SEZIONE ROCCA DI PAPA 


MAGGIO DATA DA DEFINIRE - ADA GOBETTI - sezione LA STAFFETTA PARTIGIANA COLLEFERRO


1 GIUGNO - PRESENTAZIONE RICERCA "DONNE DELLA RESISTENZA ROMAN " A CURA DELLE VOLONTARIE del servizio civile presso l'ANPI provinciale - CASA DELLA MEMORIA e della Storia - ORE 16.30


6 GIUGNO - LIDIA MENAPACE - SEZIONE ADELE BEI - ORE 15.00 - CGIL NAZIONALE


9 GIUGNO -  "STRADE RESISTENTI" - SEZIONI XIII-XIV MUNICIPIO


9 GIUGNO - RENATA VIGANÒ  E PRESENTAZIONE del libro "PARTIGIANE" - SEZIONE ALLUMIERE


GIUGNO DATA DA DEFINIRE - TERESA VERGALLI - SEZIONE FRASCATI GROTTAFERRATA  


18 GIUGNO - ANNA MARIA ENRIQUES AGNOLETTI - SEZIONE MARINO


24 GIUGNO - LAURA LOMBARDO RADICE - SEZIONE ESQUILINO


PRIMI GIORNI DI LUGLIO Giornata conclusiva della Primavera delle Antifasciste dedicata a TINA COSTA - COORDINAMENTO DONNE ANPI provinciale di Roma - PARCO DELLA CAFFARELLA 


AGGIORNAMENTI IN PROGRESS

Marina Pierlorenzi, vicepresidente ANPI provinciale di Roma e responsabile del coordinamento donne dell'ANPI provinciale di Roma


Tina Costa


01 maggio 2022

1 maggio 2022: il Lavoro nella Costituzione

 


Il lavoro nella Costituzione:

Art. 1

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.


Ed ecco il valore del lavoro, come attributo indispensabile della persona, proprio perché essa possa svilupparsi e realizzarsi. Un valore chiaramente espresso nell’art. 1, che fa del lavoro, addirittura, il fondamento della Repubblica.

Carlo Smuraglia, introduzione a “La Costituzione della Repubblica Italiana” – ANPI, 2015 https://www.anpi.it/media/uploads/files/2015/09/costituzione_anpi.pdf

La dignità sociale del lavoro è una pietra angolare del nostro edificio costituzionale:

“Fino a che non c’è la possibilità per ogni uomo di lavorare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica, perché una democrazia in cui non ci sia questa eguaglianza di fatto, in cui ci sia una eguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale”. Piero Calamandrei


gli articoli 2, 3 e 4


Art. 2. 

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.


Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.



Il contributo della prof.ssa Paola Marsocci, docente universitario di Diritto Costituzionale alla I università di Roma “La Sapienza”.

https://youtu.be/FT4U18MomiQ




l'Art. 35:

La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori.

Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.

Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero.



Gli articoli 36, 37 e 38 

Art. 36.
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Art. 37.
La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.
La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.
La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

Art. 38.
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale.
I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.
Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale.
Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.
L’assistenza privata è libera.




articoli 39, 40, 41, 45 e 46. 


ART. 39.
L'organizzazione sindacale è libera.
Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge.
È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica.
I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.


ART. 40.
Il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano.

ART. 41.
L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.


ART. 45.
La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata.
La legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità.
La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell'artigianato.


ART. 46.
Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

28 aprile 2022

Fascisti attaccano manifesti del criminale Mussolini alla Casa della Memoria e della Storia: comunicato delle associazioni antifasciste residenti

I fascisti di Azione Frontale hanno lasciato, all'entrata della Casa della Memoria e della Storia, due manifesti con l'effige del criminale Mussolini con una frase astrusa sull'antifascismo che sarebbe garanzia per mantenere asserviti gli europei a fantomatici padroni.

Noi che appunto coltiviamo la Memoria e studiamo la Storia sappiamo quanto il coraggioso Mussolini (quello che aveva il biglietto del treno per la Svizzera come via di fuga ed attendeva trepidante da Milano gli esiti della marcia su Roma, e quello che travestito da tedesco tentava la fuga fingendosi ubriaco) abbia asservito metà d'Italia al compare nazista e ricordiamo che gli ha ceduto i territori nord-orientali, dopo aver invaso proditoriamente Albania, Francia, Grecia, Jugoslavia ed Unione Sovietica compiendo ovunque crimini di guerra. L'antifascismo ha salvato l'Europa e il mondo da siffatti "padroni", questa è la realtà.

Il nazifascismo è un crimine e propagandarne simboli, effigi e "idee" è un reato punito dalle leggi in vigore. Ci affidiamo alle Autorità affinché agiscano penalmente nei confronti di Azione Frontale e di tutte le altre organizzazioni fasciste per far sì che siano impedite di nuocere ancora alla collettività.


Il comitato provinciale dell'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) di Roma

ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti) sezione di Roma

ANEI (Associazione Nazionale Ex Internati) Roma

ANPC (Associazione Nazionale Partigiani Cristiani) Roma

ANPPIA (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti) Roma

Circolo Gianni Bosio

FIAP (Federazione Italiana Associazioni Partigiane) Roma e Lazio

IRSIFAR (Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza)



Intervento del presidente dell'ANPI provinciale di Roma Fabrizio De Sanctis alla manifestazione del 25 aprile 2022, 77° anniversario della Liberazione dal nazifascismo

Intervento del presidente dell'ANPI provinciale di Roma Fabrizio De Sanctis alla manifestazione del 25 aprile 2022, 77° anniversario della Liberazione dal nazifascismo




Cari concittadini e care concittadine, bentornati e grazie di essere così numerosi in questa giornata di festa e di commozione, in questo luogo simbolo dell’inizio di quel moto popolare che chiamiamo Resistenza.

Commozione per i caduti, per coloro che hanno dato la vita, per i Combattenti per la Libertà, per i 600mila militari internati che rifiutarono di servire il nazismo, per coloro che conobbero una morte orribile nei lager, per i superstiti dei campi di sterminio.

Ci siamo chiesti in questi giorni di incontri quale significato dare a questo 25 aprile, ebbene che fosse un giorno di festa, di commozione, di fiducia, di pace. Ma dobbiamo anzitutto ricordare, non come manifestazione esteriore, ma come impegno per la libertà, che il 25 aprile di 77 anni fa, l’insurrezione delle formazioni partigiane del Nord fu la rivolta delle popolazioni del Nord, la resa del fascismo, l’abbandono del nostro paese dalle truppe tedesche. L’insurrezione non fu determinata dalla volontà di precedere le formazioni Alleate, con le quali si combatté la Guerra di Liberazione, ma dalla necessità di salvare le città, le grandi fabbriche, gli impianti elettrici, che come dissero sia Kesserling che gli alleati, sarebbero state distrutte. Sarebbe finita da lì a pochi giorni la seconda guerra mondiale, abbiamo fatto i conti con la seconda guerra mondiale e li rifacciamo anche oggi. 32 milioni di morti militari, 20 milioni di civili, 26 milioni di soppressi nei campi di sterminio in Europa e in Asia. Di fronte ai fatti è grande oggi la commozione per il bagno di sangue In Ucraina, ci hanno dato degli equidistanti e questo ci ferisce molto, abbiamo condannato e condanniamo anche oggi l’invasione russa di un paese sovrano, che riporta l’Europa e il mondo intero sull’orlo del baratro di una nuova guerra mondiale, che sentiamo già invocare, senza lucidità, da troppe parti. Una guerra che, è stato calcolato, in tre ore farebbe più morti della seconda guerra mondiale.


Per questo chiediamo si fermi la spirale della guerra, si riprendano i negoziati, si arrivi ad una tregua ed al cessate il fuoco, si ritirino le truppe russe, si costruisca un’Europa di pace che garantisca sicurezza a tutti i popoli europei. Ricordiamo a tutti che il simbolo dei partigiani non è un’arma ma è un fiore, perché essi combatterono per la fine della guerra Mondiale e per la pace, come per essa lottarono anche dopo la guerra.

Ecco perché questo sia anche un giorno di fiducia, la fiducia che ci distingue dagli avversari dell’antifascismo, la fiducia nel popolo Italiano, nel popolo romano, in Roma città medaglia d’Oro della Resistenza. Una Resistenza che fu straordinaria perché fu del popolo. Su 5600 processi del Tribunale speciale, 4600 furono contro operai e contadini. L’odio dei nazifascisti era contro il popolo, perché il popolo e i partigiani furono la stessa cosa. Oggi siamo qui soprattutto per i giovani, per parlare a loro di quello che non apprendono abbastanza a scuola, che la Resistenza nacque e si sviluppò nell’alveo dell’antifascismo. Il fuoco che divampò il 25.4.45 era stato custodito e alimentato sotto la cenere dai condannati politici e dai deportati nelle isole di confino. E non celebriamo la Resistenza e i suoi valori di pace, lavoro e giustizia sociale, consacrati nei principi fondamentali della Costituzione, per tenerla in bacheca, ma per proseguire sulla strada aperta dalla Resistenza. Per questo ci presentiamo oggi con una piattaforma comune a tutti i partiti, i sindacati, i movimenti e le associazioni che sono con noi, che ha già animato la manifestazione unitaria di febbraio, contro il fascismo, contro le mafie e contro le diseguaglianze, in un paese in cui si fa sempre più fatica a vivere e arrivare a fine mese. In un paese che conosce una sofferenza e un malessere sociale diffuso, che versa in condizioni di crisi da troppo tempo, di una crisi più vasta di quella del primo dopo guerra. Per questo diciamo che i gruppi fascisti sono pericolosissimi per la nostra democrazia e per la nostra libertà. Weimar discusse per dieci anni se sciogliere il nazionalsocialismo e il nazismo, come il fascismo prima, sciolse tutti i partiti. Oggi si ripresentano quelle ideologie sfuggite dalle fogne della vergogna, che quest’anno hanno osato assaltare la sede del nazionale del sindacato. Chiediamo tutti uniti di sciogliere tutte le formazioni fasciste, di porre fine alla vergogna che macchia Roma da quasi 20 anni delle occupazioni fasciste nella nostra città. Bisogna inoltre prendere coscienza del fatto che il malessere sociale sta favorendo la crescita di partiti che si dicono democratici ma che sostengono regimi illiberali come quello ungherese di Orban e che non riescono a dirsi antifascisti, con un partito che porta ancora nel proprio simbolo la fiamma di Mussolini, del macellaio di Libia ed Etiopia Rodolfo Graziani, il cui mausoleo ad Affile deve essere abbattuto, la fiamma del comandante Della Xmas e golpista Junio Valerio Borghese. Non permetteremo mai la libertà di uccidere la libertà. Come non permetteremo il trionfo di un’unica ideologia, l’ideologia del mercato, per cambiare la Costituzione ed impedirne l’attuazione, per fare un governo delle elìte contro la democrazia rappresentativa e per l’umiliazione del Parlamento. Per questo è necessario anche oggi essere partigiani, non come i combattenti della seconda guerra mondiale, che hanno parlato e parleranno tra poco, ma nel senso coniato - prima della Resistenza - dal più grande uomo politico italiano del 900, di cui ricorderemo la morte voluta dal fascismo tra due giorni qui vicino, dove riposano le sue spoglie, nel senso indicato contro gli indifferenti da Antonio Gramsci. Per questo l’ultimo appello è ancora ai giovani, perché studino e perché siate partigiani, della pace e della Costituzione.

Viva la pace, viva la libertà

27 aprile 2022

Il 27 aprile 1937 moriva Antonio Gramsci


Il più grande politico italiano dell'era moderna. Teorico dei Consigli di Fabbrica. Fondatore del Partito Comunista d'Italia. Maestro di Palmiro Togliatti. Il grande uomo che affrontò eroicamente e consapevolmente il martirio inflittogli dai fascisti perché il suo cervello doveva "...smettere di pensare per almeno venti anni...". Il capo dei lavoratori italiani, nel cui ufficio la porta rimase sempre aperta per discutere spesso tutta la notte per convincere anche un solo operaio in più. L'uomo che voleva costruire il suo partito individuandolo nella parte migliore della classe operaia, dei lavoratori, degli studenti e degli intellettuali. L'immortale incitamento ai giovani: "Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza."

Riportiamo di seguito un bellissimo articolo di Lelio La Porta (docente nei licei, membro della International Gramsci Society, collaboratore di Critica marxista, saggista) scritto per Patria Indipendente nell'80° della scomparsa

Antonio Gramsci: il murale di Jorit








Gramsci, la condizione umana e l’indifferenza

L’esperienza in una scuola. Cos’è la politica. Amare una persona e amare una collettività. Le storpiature volute degli intellettuali di destra

di Lelio La Porta su Patria Indipendente

L’80° anniversario della morte di Antonio Gramsci è alle nostre spalle. Ma può essere alle nostre spalle il pensiero di un uomo che vanta più di 20.000 saggi sulla propria opera pubblicati in ogni parte del mondo e traduzioni dei propri scritti in molte lingue? Oppure, ci si può ricordare di lui soltanto in occasione delle commemorazioni e degli anniversari (in verità più della morte che della nascita secondo un “modus operandi” consolidato per cui sembra che i grandi da ricordare siano soltanto morti senza aver mai visto la luce)? Non basta la cerimonia che, ormai da tre anni, si tiene ogni 27 aprile (giorno e mese del 1937 in cui Gramsci spirò in una clinica romana) presso l’urna che contiene le sue ceneri nel Cimitero della Piramide Cestia, a Roma. Se dopo il 2017, anno in cui si sono susseguiti convegni in ogni parte d’Italia e del mondo, seminari, presentazioni di volumi, ci si accomodasse nella ripetitività di attività già viste, magari dirette soltanto al solito gruppetto di studiose/i, l’eredità gramsciana perderebbe il suo senso culturale, politico, pedagogico e ne verrebbe sminuita anche la classicità da più parti rivendicata. Credo che si debba tenere viva la presenza gramsciana soprattutto in quei luoghi in cui o non c’è mai stata o è necessario che cominci ad esserci, perché sono i luoghi a cui Gramsci stesso pensava come fondamentali per la conquista dell’egemonia e del consenso da parte dei gruppi subalterni. Per chiarire il senso del ragionamento, si propone il passaggio dei Quaderni del carcere in cui Gramsci sottolinea la diversità fra la società russa conquistata con la Rivoluzione di Ottobre e quella italiana o, in genere, occidentale:

In Oriente lo Stato era tutto, la società civile era primordiale e gelatinosa; nell’Occidente tra Stato e società civile c’era un giusto rapporto e nel tremolio dello Stato si scorgeva subito una robusta struttura della società civile. Lo Stato era solo una trincea avanzata, dietro cui stava una robusta catena di fortezze e di casematte; più o meno, da Stato a Stato, si capisce, ma questo appunto domandava un’accurata ricognizione di carattere nazionale [1].

Usando una terminologia militare, Gramsci fa capire che in Italia la conquista dell’egemonia passa attraverso l’occupazione delle fortezze e delle casematte che costituiscono la società civile; e fra queste casematte ce n’è una a cui Gramsci attribuisce un’importanza particolare: la scuola. Questo è uno dei luoghi in cui Gramsci, che di essa si è interessato in mille modi, mai è entrato, o, comunque, ha una presenza molto limitata.

Si sa che esistono le mosche bianche, come quel gruppo di insegnanti che, nel corso di un recente convegno gramsciano a Bari, hanno presentato, insieme alle loro classi, dei lavori aventi come oggetto alcune categorie del pensiero gramsciano. Ma ci si è mai chiesto qual è la condizione della conoscenza di Gramsci nelle nostre scuole? Bisognerà pur rendersi conto che Gramsci non può essere soltanto argomento di dotte disquisizioni di carattere filologico o di incontri accademici quando la sostanza politica del suo pensiero, ossia la filosofia della prassi, tutto fa meno che essere prassi in quanto rimane rinchiusa nei ristretti recinti di libresche elucubrazioni? Insomma o Gramsci conquista le casematte e le occupa (proprio perché questo sembra essere il suo obiettivo quando scrive di filosofia della prassi e del ruolo degli intellettuali) oppure rimarrà uno che è diventato famoso, seppure soltanto per una sera, in quanto il senso comune (altra battaglia tipicamente gramsciana è proprio quella relativa alla trasformazione del senso comune corrente in un nuovo senso comune) ne ha sentito parlare una volta durante un’edizione del Festival di Sanremo. Per conquistare le casematte bisogna penetrare al loro interno; per diffondere Gramsci nella scuola, la prima casamatta di cui si serve il dominante per dominare il dominato, e mantenerlo nella condizione di subalternità (pensino lettrici e lettori alla Legge 107/2015 nota come “La buona scuola”, che è l’ultimo strumento di dominio utilizzato dagli attuali dominanti per imporre il consenso ad una serie di obbrobri, fra cui occupa il primo posto la cosiddetta alternanza scuola-lavoro, che può essere ribattezzata la fucina del precario a vita ipersfruttato e prealienato nel senso marxiano del termine), bisogna andarci.

La scena: cittadina molto nota per alcune sue particolarità artistiche che si trova subito dopo il confine fra Lazio ed Umbria. Istituto medio-superiore del posto: bello, funzionale, moderno, in possesso di tutte le novità tecnologiche che sono all’altezza dei tempi all’interno di una scuola. Aula Magna: un anfiteatro con comodissime sedie per gli spettatori e un tavolo a disposizione dei relatori con impianto acustico e schermo. Due relatori invitati dalla dirigenza scolastica a parlare di Antonio Gramsci, questo sconosciuto. Non servono discorsi troppo articolati sulle categorie gramsciane; necesse est parlare di lui: di un figlio, di un marito, di un padre, di un detenuto politico, di un uomo, soltanto di un uomo che ha, però, con i suoi scritti, acquisito un prestigio tale da collocarlo fra i cinque italiani dopo il XVI secolo più citati nella letteratura mondiale di arte ed umanità. Mentre è facile far capire ai giovani che Gramsci era stato bravissimo alle elementari, bravo al liceo, che lo sarebbe stato all’università, più complicato è far capire loro che lasciò l’università per il giornalismo e, poi, soprattutto, per la politica. La politica (si scorge scorrere un brivido lungo la schiena dei giovani ascoltatori) cos’è? Questa è la domanda che si coglie dagli sguardi degli astanti che ritengono che la politica sia gioco di potere, conquista e mantenimento di scranni in Parlamento a qualsiasi condizione, corruzione, malaffare e altro del genere. Quando si fa capir loro che la politica è cosa di tutte/i, che essa è la stessa aria che respiriamo, che non è approfittare di una posizione di privilegio per goderne ogni beneficio; quando si fa capir loro che la politica deriva da una passione profonda, da un amore profondo, per il mondo e i suoi abitanti e che per essa si può rinunciare anche ad una comoda e gratificante carriera dal punto di vista economico; allora gli sguardi, da corrucciati, diventano attenti ed interessati e vogliono saper qualcosa in più. E allora non si può fare altro che leggere una lettera famosa (ovviamente per chi ha qualche frequentazione gramsciana, ma che diventa una scoperta per chi sente parlare per la prima volta del grande sardo) che Gramsci scrisse alla sua compagna Giulia da Vienna il 6 marzo del 1924 (un mese dopo sarebbe stato eletto deputato):

Che cosa mi ha salvato dal diventare completamente un cencio inamidato? L’istinto della ribellione, che da bambino era contro i ricchi, perché non potevo andare a studiare, io che avevo preso 10 in tutte le materie nelle scuole elementari, mentre andavano il figlio del macellaio, del farmacista, del negoziante in tessuti. Esso si allargò per tutti i ricchi che opprimevano i contadini della Sardegna ed io pensavo allora che bisognava lottare per l’indipendenza nazionale della regione: «Al mare i continentali!» Quante volte ho ripetuto queste parole. Poi ho conosciuto la classe operaia di una città industriale e ho capito ciò che realmente significavano le cose di Marx che avevo letto prima per curiosità intellettuale. Mi sono appassionato così alla vita, per la lotta, per la classe operaia. Ma quante volte mi sono domandato se legarsi a una massa era possibile quando non si era mai voluto bene a nessuno, neppure ai propri parenti, se era possibile amare una collettività se non si era amato profondamente delle singole creature umane. Non avrebbe ciò avuto un riflesso sulla mia vita di militante, non avrebbe ciò isterilito e ridotto a un puro fatto intellettuale, a un puro calcolo matematico la mia qualità di rivoluzionario? Ho pensato molto a tutto ciò e ci ho ripensato in questi giorni, perché ho molto pensato a te, che sei entrata nella mia vita e mi hai dato l’amore e mi hai dato ciò che mi era sempre mancato e mi faceva spesso cattivo e torbido [2].

L’amore è una delle molle che spinge Gramsci verso la politica: amare una persona vuol dire scoprire la capacità per amare una collettività. Il vero rivoluzionario, diceva Che Guevara, “è guidato da grandi sentimenti d’amore” [3]. Ecco un motivo di ulteriore attenzione da parte della gioventù presente che scopre che Guevara non è una fabbrica di magliette, come spiritoseggiavano Checco Zalone, da un lato, e Ficarra e Picone, dall’altro, in due film, ma è stato un uomo in carne ed ossa che ha combattuto duramente per gli altri rimettendoci la vita. Proprio come Gramsci che è stato ucciso dal fascismo (e non possono essere accettate, in quanto false e menzognere, versioni diverse che rendono corresponsabile della sua morte il suo partito che, anzi, come ha recentemente ricordato il nipote di Gramsci, cioè il figlio del secondogenito Giuliano, che porta il nome del nonno, il partito provvide a pagare le spese delle cliniche nelle quali Gramsci fu ricoverato dopo aver lasciato Turi, tacitando anche l’ulteriore motivo di discredito e di insopportabile sciatteria di chi ha sostenuto che i ricoveri nelle cliniche fossero una sorta di benevola concessione del regime fascista nei confronti del prigioniero).

Lampi negli occhi della gioventù presente (una parte non minima di essa aveva preferito la proiezione del film di Tarantino Bastardi senza gloria, in occasione del Giorno della Memoria; cosa c’entrasse un film del genere con il motivo per cui veniva proiettato, resta e resterà un insolubile mistero, almeno per chi scrive!). L’amore, invece, c’entra qualcosa, molto più di qualcosa, con la politica. Gli sguardi incrociavano gli sguardi. Si perveniva alla conclusione che questo insegnamento derivava dalla lettura di una lettera di Gramsci alla sua compagna. A questo punto la richiesta inattesa per chi parlava: un nuovo incontro, ma questa volta per leggere Gramsci, per entrare nel merito delle sue scelte attraverso la lettura dei suoi articoli giovanili e delle sue lettere prima del carcere. Magari con l’aggiunta di qualche lettera carceraria visto che è stato ricordato che le Lettere dal carcere vinsero, alla loro prima uscita nel 1947, il Premio Viareggio con voto unanime della giuria, presieduta da Leonida Répaci; la motivazione dell’assegnazione del premio a Gramsci che concorreva con Moravia, Berto, Pavese, Natalia Ginsburg, Quasimodo e Luzi: “La condizione umana non ha avuto in questi tempi confusi un più lucido assertore e testimone”. Che i nostri tempi, seppure non oltraggiati da abominevoli dittature, almeno per il nostro Paese, siano ancora confusi è un dato di fatto. Per combattere questa confusione, anticamera dell’indifferenza che tutto uccide e ammorba, Gramsci è un ottimo antidoto, soprattutto se somministrato in dosi massicce nella scuola; una casamatta che va conquistata assolutamente per non perdere in modo definitivo la possibilità futura che i governati diventino governanti e che, perciò, nella prospettiva gramsciana, si attui la democrazia politica:

(…) la «democrazia politica» tende a far coincidere governanti e governati, assicurando a ogni governato l’apprendimento più o meno gratuito della preparazione «tecnica» generale necessaria [4].

Comunque, va eretta una barricata a protezione di Gramsci e dei suoi scritti. Bisogna prendere la parte di Gramsci, essere partigiani in modo sincero ed autentico a difesa di un patrimonio della nostra cultura libera e democratica. E questo erigere le barricate e resistere contro l’inganno e la menzogna, va insegnato nelle scuole a partire, appunto, dalla difesa di Gramsci e dal contrattacco nei confronti di chi non si perita neanche per un momento di gettare confusione usandolo. Infatti, si deve stare molto attenti a fargli dire quello che non ha mai detto intervenendo sui suoi testi in modo illecito e assolutamente poco appropriato. Ce lo ricorda proprio lui:

“Sollecitare i testi”. Cioè far dire ai testi, per amor di tesi, più di quanto i testi realmente dicono. Questo errore di metodo filologico si verifica anche all’infuori della filologia, in tutte le analisi e gli esami delle manifestazioni di vita. Corrisponde, nel diritto penale, a vendere a meno peso e di differente qualità da quelli pattuiti, ma non è ritenuto crimine, a meno che non sia palese la volontà di ingannare: ma la trascuratezza e l’incompetenza non meritano sanzione, almeno una sanzione intellettuale e morale se non giudiziaria? [5]

Dunque: è in circolazione nelle italiche librerie un testo (si tratta di Imperdonabili di Marcello Veneziani) nel quale si scrive di Gramsci in un capitolo intitolato Tra Lenin e Mussolini. Voglio soffermarmi sul riferimento abbastanza esplicito dell’autore agli insegnanti, soprattutto a quelle/i che vengono da lui definiti di “formazione gramsciana” ma inconsapevoli, loro malgrado, che di essi Gramsci scriveva “noiosissima caterva di saputelli” e, in più, “professori canagliuzze, insaccatori di leggiadra pula e di perle, venditori di cianfrusaglie”.

Bene: la prima citazione è tratta da un articolo del 29 dicembre 1916, comparso sull’Avanti!, intitolato “L’Università popolare” [6]. Gramsci, ricordando il suo “garzonato universitario”, si compiaceva di avere avuto insegnanti notevoli che gli avevano trasmesso la serietà e il rigore negli studi, oltre al metodo, all’applicazione nella ricerca, alla passione filologica, alla dimensione civile dell’insegnamento:

“L’insegnamento, svolto in tal modo, diventa un atto di liberazione (…). È una lezione di modestia, che evita il formarsi della noiosissima caterva di saputelli, di quelli che credono aver dato fondo all’universo quando la loro memoria felice è riuscita a incasellare nelle sue rubriche un certo numero di date e nozioni particolari”.

Quindi, a ben leggere, possiamo invitare le/gli insegnanti italiane/i a tener ben stretta la loro formazione gramsciana in quanto Gramsci proprio non ce l’aveva con loro. Così come, contrariamente a quanto sostenuto nel libro di cui si sta scrivendo, non era per nulla contro il latino e il greco, anzi esattamente il contrario.

La seconda citazione è in realtà, nonostante sia riportata fra virgolette nel libro, un assemblaggio di frasi prese qua e là da un articolo del 27 novembre 1917 intitolato La difesa dello Schultz [7]. Si tratta di un testo in cui Gramsci difende l’uso della grammatica latina dello studioso tedesco Schultz dagli attacchi di Arnaldo Monti (presidente del “Fascio studentesco per la guerra e per l’idea nazionale”), motivati, soprattutto, dal fatto che si era in guerra contro i tedeschi e da questo fatto si prendeva lo spunto per criticare l’opera di un tedesco (si tratta di una forma di nazionalismo becera e odiosa oltremodo in quanto andava a toccare la cultura). In realtà, gli epiteti gramsciani riportati nel libro in circolazione, ora nelle nostre librerie, non sono affatto rivolti contro i docenti bensì contro Monti che, attaccando lo Schultz, vorrebbe fare dei giovani studiosi di latino degli “eleganti umanisti” quando, invece, lo studio della scuola classica, ossia quella fondata sul latino e sul greco, “deve preparare dei giovani che abbiano un cervello completo, pronto a cogliere della realtà tutti gli aspetti, abituato alla critica, all’analisi e alla sintesi”.

Introdurre Gramsci, quello vero e non storpiato da letture ideologicamente interessate, nelle scuole, non come semplice oggetto di assemblee di istituto, in quanto curiosità da sottoporre momentaneamente all’attenzione, ma come momento fondamentale del percorso formativo, dovrebbe essere compito primario, se non del Ministero (che ha ricordato l’anniversario con una circolare con la quale si invitavano le scuole a riflettere sul suo pensiero, circolare inosservata, forse perché le scuole sono troppo impegnate ad insegnare alla nostra gioventù la prassi del lavoro non pagato con l’alternanza scuola-lavoro), di ogni singola/o insegnante in quanto Gramsci e la scuola si identificano e possono, insieme, indicare una strada per resistere allo strapotere dei dominanti.


 Lelio La Porta, docente nei licei, membro della International Gramsci Society, collaboratore di Critica marxista, saggista


[1] A. Gramsci, Quaderni del carcere, edizione critica a cura di V. Gerratana, Einaudi, Torino 1975, p. 866.

[2] A. Gramsci, Lettere 1908-1926, a cura di Antonio A. Santucci, Einaudi, Torino 1992, pp. 271-272; ora anche in A. Gramsci, Un Gramsci per le nostre scuole, a cura di L. La Porta, Editori Riuniti, Roma 2016, pp. 210-211.

[3] E. Che Guevara, Il socialismo e l’uomo a Cuba in ID., Scritti scelti, a cura di R. Massari, erre emme, Roma 1993, v. II, p. 711.

[4] A. Gramsci, Quaderni del carcere, cit., p. 501.

[5] Ivi, p. 838.

[6] A. Gramsci, Cronache torinesi 1913-1917, a cura di S. Caprioglio, Einaudi, Torino 1980, pp. 673-676.

[7] A. Gramsci, La Città Futura 1917-1918, a cura di S. Caprioglio, Einaudi, Torino 1982, pp. 458-461. Sono, peraltro, le stesse frasi proposte nella replica all’interrogazione parlamentare del 27 maggio 1997 da Fortunato Aloi, insegnante, uno dei leaders della Rivolta di Reggio nel 1970, deputato del Msi, poi di Alleanza Nazionale, sottosegretario all’Istruzione nel governo Berlusconi I, rieletto parlamentare nel 1996.

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