giovedì 21 marzo 2019

La "grammatica" partigiana di Tina Costa - articolo di Davide Conti su "il Manifesto" di oggi 21 marzo 2019

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La «grammatica» partigiana di Tina Costa

- Davide Conti, 21.03.2019




Il ricordo. Scomparsa ieri a 94 anni, era stata prima una giovanissima staffetta partigiana e aveva partecipato poi alle lotte sociali e politiche fin dal secondo dopoguerra. Dirigente dell'Anpi, iscritta al Pci nel 1944, poi a Rifondazione Comunista. La camera ardente per Tina si terrà venerdì 22 marzo presso la Casa della Memoria e della Storia di Roma.

Tina Costa è scomparsa ieri a 94 anni. È stata una donna che ha scelto ed è stata partigiana lungo tutto il corso della sua vita. Nata nel 1925, anno terzo della dittatura fascista, faceva parte di quella generazione che nelle intenzioni di Mussolini sarebbe stata allevata al «culto del littorio» garantendo fedeltà cieca al regime. Al contrario, come amava spesso ripetere con un sorriso vispo e beffardo, «aveva succhiato un altro latte».

L’estrazione politica e sociale della sua famiglia romagnola, padre socialista, madre e fratelli comunisti, richiama quell'antifascismo della prima ora che non aspettò gli «errori in mezzo alle cose buone» della dittatura, come ancora oggi siamo costretti ad ascoltare da alti esponenti delle istituzioni, per opporvisi senza timore.

Durante la Resistenza, appena diciottenne, divenne staffetta del Partito (quello di cui non serviva specificare la qualifica politica) sul fronte di guerra della linea gotica, quello diviso tra le tante stragi ed i crimini nazifascisti da un lato e la lotta partigiana di Liberazione dall'altro.

Per significare il carattere popolare di un conflitto asimmetrico come la guerriglia, Tina
raccontava sempre di quando durante una sua missione di collegamento venne salvata dalle donne riminesi che, «anche se fingevano di non sapere chi io fossi e cosa facessi mi avvertirono di una retata dei tedeschi a poca distanza e mi fecero tornare indietro».

Arrestata con un fratello e la madre a seguito della delazione di una spia italiana (che a partire dagli anni Novanta avrebbe dovuto chiamare «ragazzo di Salò» secondo la nuova linea dell’ex Partito) riuscì a fuggire durante un bombardamento Alleato mentre veniva deportata nel campo d’internamento di Fossoli.

Iscritta al Pci dal 1944, la prima tessera le venne consegnata da Pietro Ingrao, ha continuato la sua lotta nell’Italia libera e repubblicana sempre nel solco ideale e valoriale tracciato dalla Resistenza, identificata come radice d’origine della nostra fragile e complessa democrazia post-bellica e come eredità di vincolo rispetto alla conquista dell’uguaglianza sostanziale delle classi e dei ceti popolari dai cui proveniva e che aveva sempre rappresentato in seno al sindacato della Cgil.

L’opposizione irriducibile alla costruzione ideologica della società categoriale e razzista voluta dal fascismo e strutturata sulla base della discriminazione «per legge» dei diritti delle donne, degli omosessuali, dei dissidenti politici e degli ebrei è sempre stata il punto centrale del suo messaggio storico-politico. Ed il riemergere di istanze regressive nel cuore della nostra modernità venivano da lei identificate prima ancora che con un «eterno ritorno» del fascismo come una profonda crisi della democrazia.

È dentro questa dimensione interpretativa della crisi democratica e delle torsioni divisive che la attraversano che il carattere storico dell’antifascismo riassume una centralità reale che non si limita all'opposizione ideale al riemergere dell’estrema destra in Italia ed in Europa ma come «teoria dello Stato» intesa come risposta storica democratica e pluralista alla complessità del presente, in grado di stabilire una relazione diretta e reale con quelle periferie sociali, culturali e politiche che la crisi internazionale del sistema economico ha spinto verso la paura del «diverso» e verso un sordo egoismo sociale di sopravvivenza.

È lungo questo crinale che l’eredità di Tina Costa e della Resistenza assume il senso di istanza del presente e non di retorica celebrativa del passato. Attraverso la sua grammatica partigiana la dirigente dell’Anpi sottolineava, soprattutto ai tanti giovani incontrati quotidianamente nelle scuole, la necessità del sapere critico e della conoscenza della storia come vaccini indispensabili in una società che tutto cancella nel breve volgere di un giorno esponendoci ai gravi pericoli connessi ad un vissuto senza passato.

Il suo «bisogno di memoria» mal si acconciava alle cerimonie ufficiali riecheggiando piuttosto le parole di Piero Calamandrei che nel 1953 davanti al ritorno nel Parlamento dei deputati neofascisti evocava i caduti della Resistenza per ammonire i vivi dell’Italia democratica «Non rammaricatevi dai vostri cimiteri di montagna se giù al piano nell’aula ove fu giurata la Costituzione murata col vostro sangue sono tornati da remote caligini i fantasmi della vergogna, troppo presto li avevamo dimenticati».

La camera ardente per Tina si terrà venerdì 22 marzo dalle 10,00 alle 15,00 presso la Casa della Memoria e della Storia, Via San Francesco di Sales 5 a Roma


© 2019 IL NUOVO MANIFESTO SOCIETÀ COOP. EDITRICE

mercoledì 20 marzo 2019

Tina Costa ci ha lasciati


Con profondissimo dolore l’ANPI provinciale di Roma informa che la compagna partigiana Tina Costa non è più tra noi, stamattina ci ha lasciati dopo breve e fulminante malattia. Il comitato provinciale dell’ANPI di Roma la piange in lutto e si stringe al figlio Sergio e alla famiglia.

Nata nel 1925 è stata staffetta partigiana. Vice presidente vicario dall’ANPI provinciale di Roma e componente del comitato nazionale dell’ANPI.
Combattente contro le ingiustizie fin dalla più tenera età, lo è rimasta fino all’ultimo respiro.
Nata in una famiglia profondamente antifascista del riminese, fece il suo primo gesto di ribellione al fascismo a 7 anni, rifiutandosi di indossare la divisa di figlia della lupa subendo così ulteriori angherie dalla maestra fascista.
Inserita come staffetta nell’attività clandestina del Partito Comunista già durante gli anni della guerra di Etiopia, a 18 anni divenne staffetta partigiana e ciò la portò ad attraversare più volte la linea gotica con la sua bicicletta recando messaggi, viveri ed armi.
Arrestata con un fratellino e la madre a seguito di delazione, durante il tragitto verso il campo di Fossoli riuscì a fuggire, con i familiari, approfittando di un bombardamento.
Iscritta al Partito Comunista dal 1944 è rimasta fedele a quella scelta per il resto della vita, militando in seguito nel partito della Rifondazione Comunista.
Sindacalista della CGIL era componente del comitato direttivo SPI CGIL di Roma e del Lazio.
“Personalmente credo di aver fatto anche molti errori, durante la mia vita, ma rifarei tutto quello che ho fatto, passo dopo passo. Forse, anzi, senza forse, compresi gli errori”.
“Ho combattuto per la Libertà e questa Libertà non me la può togliere nessuno”.
"Starò in piazza fino a quando avrò l'ultimo respiro, perché so di essere dalla parte del giusto e che le mie idee sono condivise da tanti".

La camera ardente si terrà venerdì 22 marzo dalle 10,00 alle 14,00 presso la Casa della Memoria e della Storia. Alle 14,00 si svolgerà, sempre alla Casa della Memoria, la cerimonia laica per l'ultimo saluto a Tina.

La sindaca di Roma Virginia Raggi: "Addio Tina Costa, una vita intera dedicata all’antifascismo e ai valori fondanti della nostra Costituzione. Il suo insegnamento è stato e rimarrà per sempre un riferimento indelebile per tutte le generazioni e un esempio di libertà".

Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti: “Ho appreso con profonda tristezza della scomparsa della partigiana Tina Costa. Una donna appassionata e tenace che lottò, senza esitazioni, per la libertà. Ciao Tina, terremo sempre vivi i valori antifascisti della Resistenza”.















24 marzo 2019: Sez. ANPI Musu Regard - ricordo dei partigiani Luigi Pierantoni, Raffaele Zicconi e Mario Bottazzi


Programma 24 marzo 2019
Ore 11,15 Piazza Ledro
Deposizione di corone alle lapidi commemorative di Luigi Pierantoni  e Raffaele Zicconi
Resistenti uccisi da nazisti e sepolti nelle cave Ardeatine per la loro fede antifascista
Ore 12,00, parco Nemorense, ricordo del partigiano
Mario Bottazzi                sdiente
  
Presidente e fondatore della sezione ANPI Musu – Regard fino alla sua scomparsa
Parteciperà l’assessora alla Memoria del II municipio
Lucrezia Colmayer



Luigi Pierantoni
Nato a Intra (oggi Verbania) il 2 dicembre 1905, trucidato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944, medico.
Tisiologo, membro del Partito d'Azione clandestino, il dottor Pierantoni (tenente della Croce Rossa Italiana), usava la sua casa-ambulatorio in piazza Leandro, nel quartiere Trieste a Roma, come base per l'attività politica. Il padre, Amedeo, era stato, nel 1921, tra i fondatori del Partito comunista d'Italia e nella casa dei Pierantoni si incontravano, così, resistenti azionisti e comunisti. Anche la moglie del medico, Lea, era a fianco del marito nella lotta contro gli occupanti tedeschi e i fascisti che li sostenevano. La giovane donna, impavida, nonostante fosse in attesa di un quarto figlio, trasportava armi e stampa clandestina, occultandola nel doppio fondo del passeggino del terzo figlio, Paolo. Il 7 febbraio 1944 il tenente Pierantoni fu arrestato, per delazione, mentre era in servizio nel presidio romano della CRI a Tor Fiorenza. Portato in una cella di via Tasso, superati gli abituali, pesanti interrogatori, fu trasferito nel III braccio del carcere di Regina Coeli, dove improvvisò una infermeria e si prodigò nell'attività di medico a favore dei detenuti. Stava appunto praticando un'iniezione a un malato, quando fu interrotto bruscamente da due agenti della "feld polizei" e trascinato, senza spiegazioni, alle Fosse Ardeatine. Luigi Pierantoni fu una delle prime vittime dell'atroce rappresaglia, tanto che quando le salme furono, nel dopoguerra, recuperate, a quella del medico antifascista, riportata tra le ultime in superficie, fu assegnato il numero 334. Quando si costituì l'associazione dei familiari dei martiri (ANFIM), proprio il padre di Pierantoni fu chiamato a presiederla. A Luigi Pierantoni è stata intitolata una via di Roma; portano il suo nome anche la caserma della CRI di Roma e l'ospedale di Forlì, che sorge in frazione Vecchiazzano. In una aiuola posta lungo un viale interno dell'ospedale, una colonna alta 2 metri riporta un'epigrafe sul medico e patriota antifascista. Anche sulla casa dove Pierantoni abitava, in piazza Ledro, a Roma, una lapide lo ricorda.

Raffaele Zicconi

Dopo l’armistizio con gli Alleati e l’occupazione tedesca di Roma, Zicconi è tra i primi ad entrare nella Resistenza e l’8 ottobre aderisce al Partito d’Azione. Nel frattempo lascia la casa di Piazza Ledro, dove nascondeva in cantina una famiglia di ebrei che gli ha chiesto aiuto. Non vuole mettere a rischio i suoceri e allora prende casa in affitto, trasferendosi lì con la famiglia e i nuovi amici ebrei. Il 7 febbraio 1944, alla vigilia di un’azione di sabotaggio della sua squadra ad alcuni pali postelegrafonici, viene tradito da un sedicente compagno di nome “Albertini”, che consegna lui e l’amico Pierantoni nelle mani delle SS. «A fine guerra Albertini fu processato – racconta il nipote Massimo – ma uscì indenne dal processo». Portato a via Tasso, il carcere diretto da Herbert Kappler, Raffaele  viene picchiato e rinchiuso in cella d’isolamento, al buio e senz’aria, ma non rivela i nomi dei compagni.
Il 24 febbraio, dopo diciassette terribili giorni di prigionia e di torture in via Tasso («mi hanno ormai collaudato come incassatore di primo ordine anzi fuori classe», ironizza lui stesso), è trasferito a Regina Coeli.
Il 24 marzo 1944, il giorno dopo l’attacco dei Gap comunisti a Via Rasella, per rappresaglia le SS assassinano barbaramente 335 detenuti politici ed ebrei alle Fosse Ardeatine, prelevandoli da via Tasso e da Regina Coeli. Tra questi, c’è anche Raffaele Zicconi.

Mario Bottazzi
Nato a Piacenza il 2 luglio del 1928. Ancora giovanissimo Mario prende parte alla Resistenza nella Brigata partigiana Inzani assumendo il nome di battaglia di Icaro e combatte contro i fascisti e i nazisti nelle montagne della Val di Nure insieme con il fratello più grande.  Dopo la Liberazione si iscrive al Partito Comunista Italiano divenendo segretario della Federazione giovanile comunista di Piacenza ed è eletto consigliere comunale della sua città.
Dipendente dell’Arsenale militare viene allontanato dall’azienda nel 1952 nel corso della repressione contro le sinistre che ha caratterizzato gli anni del primo dopoguerra. Mario si era reso colpevole di aver fatto suonare alle dieci del mattino la sirena dello stabilimento dando così avvio allo sciopero proclamato dalla Cgil per protestare contro l’adesione dell’Italia alla Nato. Diviene segretario generale della Camera del Lavoro di Piacenza nel 1957 fino al 1961 quando è chiamato a Roma al centro confederale ad operare al Dipartimento di Organizzazione della Cgil a fianco di Rinaldo Scheda.  
Nel 1963 è stato eletto nella segreteria nazionale della Fila-Cgil, il sindacato del comparto dell’abbigliamento; poi nel 1966 nella segreteria del sindacato nazionale chimici .Durante l’autunno caldo è stato protagonista di impegnative trattative sindacali così come di una interminabile serie di comizi che ha tenuto a Milano in Piazza Duomo parlando in numerosissime occasioni alle famose "tute bianche", a quei lavoratori della Pirelli Bicocca che nel corso delle loro lotte avevano eletto il loro Consiglio dei Delegati, il primo organismo unitario nella storia del sindacato italiano votato su scheda bianca dove tutti i componenti del reparto di produzione erano elettori ed eleggibili. Mario è poi stato per lunghi anni il responsabile dell’Ufficio Organizzazione come dell'Ufficio Internazionale della Filcea-Cgil e dalla Fulc, il sindacato unitario dei lavoratori chimici. Dal 1981 viene chiamato nuovamente alla Cgil nazionale in qualità di responsabile dell’ufficio di segreteria e ad operare alle dirette dipendenze di Luciamo Lama. Sarà proprio Mario Bottazzi a dare la parola al segretario generale della Cgil al termine della grandiosa manifestazione del 24 marzo 1984 convocata a Roma in Piazza San Giovanni contro il taglio dei quattro punti di scala mobile decisi dal Governo Craxi a San Valentino. Sulla sua voce squillante che  annuncia ai settecentocinquantamila manifestanti il comizio finale si dissolvono le ultime immagini del noto film-documentario "Sabatoventiquattromarzo" curato da Citto Maselli.Lo stesso Lama lo nominerà un anno dopo responsabile della Amministrazione della Cgil nazionale, un incarico che svolgerà anche durante la segreteria generale di Antonio Pizzinato. Nel 1990 Mario Bottazzi ha lasciato questo impegnativo incarico ed è stato nominato nel Comitato Economico e Sociale Europeo a  Bruxelles, fino al 1994. Nel 2002 è stato eletto presidente del Collegio dei sindaci revisori della Fondazione Giuseppe Di Vittorio guidata da Sergio Cofferati. Dal 2006 è chiamato a ricoprire l’incarico di vice-presidente dell’Anpi di Roma. Nel 2012 è tra i fondatori della sezione ANPI Marisa Musu – Maria Teresa Regard, della quale è presidente prima, presidente onorario poi, fino alla scomparsa, il 17 marzo 2018.

domenica 17 marzo 2019

E' morto Nino Leonardi, fratello del martire delle Fosse Ardeatine Ornello

Il comitato provinciale dell'ANPI di Roma esprime il più sentito cordoglio per la scomparsa di Nino, alla famiglia, e ai suoi compagni della Sezione ANPI Appio.

"Con immenso cordoglio e commozione, comunichiamo la partenza di Nino Leonardi, nostro iscritto, fratello di Ornello Leonardi, Martire delle Fosse Ardeatine.
I funerali si terranno lunedi 18 marzo alle ore 11 chiesa San Lorenzo fuori le mura al Verano.
Nino è stato con la nostra sezione ANPI Appio fin dalla fondazione, sezione intestata al fratello Ornello, assassinato dai nazifascisti a soli 18 anni alle Fosse Ardeatine.
Nino, finchè ha potuto è stato sempre presente alle nostre iniziative in ricordo del tragico eccidio.
Non ti dimenticheremo mai, Nino carissimo.
L'ANPI si stringe con un grande abbraccio al dolore della Famiglia di Nino.
per la sezione ANPI Appio 
il Segretario Fabio Pari"


L'ANPI PROVINCIALE DI ROMA SOSTIENE LA MOZIONE E IL PROGETTO DI LEGGE ANTIFASCISTI ALLA REGIONE LAZIO

Lunedì 18 marzo sarà discussa in Consiglio regionale la mozione in difesa dei valori dell’antifascismo e dei principi della Costituzione Repubblicana (Mattia) insieme alla proposta di legge per inserire nello Statuto della Regione l'espresso riferimento alla Resistenza e all'antifascismo (Mattia, La Penna, Minnucci).

Il comitato provinciale dell'ANPI di Roma sostiene con forza la mozione e la proposta di legge regionale summenzionati e ringrazia i consiglieri che le hanno presentate. Invita il Consiglio regionale ad approvarli perché l'antifascismo e i principi fondamentali espressi nella Costituzione nata dalla Resistenza non sono un'opzione tra tante, ma i fondamenti della vita democratica e di una società più giusta, unico argine a sentimenti e idee autoritarie, dittatoriali, razziste e sessiste. 
Mozione e progetto di legge regionale possono essere letti o scaricati online:





venerdì 15 marzo 2019

23 marzo 2019: no alle "manifestazioni" di forza nuova nell'anniversario dei 100 anni di dittatura, guerre di conquista, crimini contro l'umanità, bombe, stragi, aggressioni ...


Il 23 marzo p.v. grande giornata di attività per l’organizzazione neofascista forza nuova: a Roma vorrebbero contestare il presidente cinese Xi Jinping, il quale, abituato a manifestazioni numericamente proporzionali al popolo che governa probabilmente neanche si accorgerà di quelle poche decine di persone che lo contestano non si capisce poi bene il motivo. Poi nel pomeriggio fn intende manifestare contro il sindaco Montino, forse per la vaga assonanza tra Cina e Fiumicino. Quindi, ad una certa ora, quando la fame comincerà a farsi sentire, i militanti potranno ascoltare una “conferenza” sui 100 anni di "rivoluzione", che dalle bettole di Milano arriva fino ad un ristorante di Ostia davanti a un piatto di manicaretti e un bicchiere di vino. In mezzo un ventennio di dittatura, guerre di conquista, crimini contro l’umanità, bombe, stragi, aggressioni, razzismo, sessismo, stupri…
Il comitato provinciale dell’ANPI di Roma protesta innanzi tutto per le eventuali autorizzazioni concesse a manifestare ad una organizzazione fascista fuori dall’arco costituzionale, che dovrebbe essere sciolta in virtù della Costituzione e delle leggi in vigore e ne chiede naturalmente la revoca. Chiama le Istituzioni a vigilare affinché qualora vengano commessi ulteriori reati gli stessi vengano perseguiti d’ufficio, soprattutto quelli previsti dalle Leggi Scelba e Mancino.







16 marzo 2019 a Ladispoli: presidio democratico contro la titolazione di una piazza al fascio-razzista Giorgio Almirante

Un presidio di democrazia nel nome della memoria storica della nostra Repubblica,
nata dalla Resistenza e dalla lotta di Liberazione dal nazifascismo, come risposta
all’intitolazione di sabato 16 marzo della “piazza grande” a Giorgio Almirante. Il
presidio dà appuntamento sabato 16 marzo in Via dei Fiordalisi alle ore 14,30. NB:
SE LA QUESTURA CI ASSEGNERA’ UN ALTRO LUOGO DAREMO
TEMPESTIVA NOTIZIA. 
All’iniziativa hanno aderito l’ANED, il Comitato NO Piazza Almirante e tutte le forze politiche, le associazioni e i cittadini – comunità ebraica e rete degli studenti comprese - che con impegno civile hanno espresso la loro contrarietà sia firmando la petizione che attraverso i social network. 
Una nuova piazza, inserita in un quartiere la cui toponomastica è peraltro dedicata al verde,
anziché motivo di scontro poteva essere l’occasione per ricordare chi ha contribuito a
fare la storia di Ladispoli. Quindi un momento unificante ed educativo anche per le
nuove generazioni ladispolane e i nuovi residenti. Così non è stato; il Sindaco Grando
e la sua Amministrazione hanno preferito scegliere un soggetto simbolo di una
precisa fazione politica, indissolubilmente legata alle nefaste leggi razziali del
ventennio mussoliniano. L’intera vicenda ha avuto una eco incredibile rimbalzando
sulle testate dei maggiori quotidiani nazionali. 
Come ANPI, nazionale e locale, intendiamo andare fino in fondo a questa intitolazione. Rammentiamo che è già stata inoltrata istanza, con le motivazioni, alla Prefettura di Roma per la cancellazione del permesso e nella parte finale del testo si legge: 
”Alla luce di quanto esposto, si invita l'Ill.mo Prefetto ad annullare il decreto n. 0083787 del 28.2.2019 di autorizzazione della proposta di intitolazione della piazza Giorgio Almirante e
la Giunta del Comune di Ladispoli ad annullare la delibera di Giunta Comunale n. 234 del 23.11.2018 in quanto illecite e illegittima, entro 7 gg. dal ricevimento della presente, decorso inutilmente il quale si adirà la competente autorità giudiziaria. Avv. Emilio Ricci”.
Facciamo appello a tutti coloro che non hanno gradito questa intitolazione a partecipare democraticamente al sit-in di sabato. 
Sezione ANPI Ladispoli Cerveteri Domenico Santi




mercoledì 13 marzo 2019

Istanza dell'ANPI al Prefetto: "Cancelli Piazza Almirante a Ladispoli: è apologia del fascismo"

Istanza dell'ANPI al Prefetto: "Cancelli Piazza Almirante a Ladispoli: è apologia del fascismo"

13 Marzo 2019

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