sabato 20 agosto 2016

"Il Pd non ha rispetto della nostra storia" Intervista al Presidente Anpi Carlo Smuraglia. La Repubblica 20 agosto 2016

Il presidente Anpi Carlo Smuraglia: ai tempi di Togliatti e Berlinguer era diverso, perché ci si scambiavano le idee.
"Il Pd non ha rispetto della nostra storia, meglio non andare alle Feste dell`Unità"


di Giovanna Casadio - La Repubblica 20 agosto 2016

articolo su Repubblica.it

(in fondo a questa pagina altro articolo e intervista radiofonica)

ROMA. «Ai tempi di Togliatti o Berlinguer questo non sarebbe accaduto perché la Festa dell`Unità è sempre stata, tradizionalmente, una festa di tutti». Carlo Smuraglia non vorrebbe alzare altri polveroni. Ce n`è già abbastanza. Classe 1923, partigiano combattente, avvocato del lavoro, Smuraglia è il presidente nazionale dell`Anpi, l`associazione dei partigiani che è contraria alla riforma costituzionale di Renzi. L`Anpi non è stata invitata alle Feste dell`Unità o, se chiamata a partecipare, non deve parlare del No. 
Smuraglia, forse lo scontro si sta ridimensionando, ci sono trattative in corso? 
«Non mi risulta nessuna trattativa. Non c`è stato nessun invito formale. In passato nelle Feste dell`Unità veniva dato uno spazio alle locali sezioni dell`Anpi, in cui ovviamente l`Anpi fa quello che vuole». 
Si è sentito tradito dal Pd? 
«Non è una questione di tradimento. Ma è un errore materiale. L`Anpi ha una sua dignità e autorevolezza. Non può andare in un luogo in cui si pongano limi- ti alla manifestazione delle proprie opinioni. Se invito qualcuno a cena, non gli dico di chi deve parlare bene e di chi male. Lo lascio libero di esprimersi». I Democratici però ritengono quella costituzionale la madre di tutte le riforme. Non trova normale che blindino la loro battaglia? 
«Tradizionalmente la Festa dell`Unità è una festa di tutti. Non si possono porre dei limiti. Tranne quello di non ammettere i fascisti. Con noi è normale un rapporto franco e ragionevole». 
Quindi l`Anpi non andrà a nessuna Festa? 
«Non c`è una direttiva nazionale. Deciderà ogni sezione localmente. Se però chiedono il mio parere, ebbene io non andrei per rispetto di se stessi. Non vado in un posto dove non posso esprimere liberamente le mie idee». 
In altri tempi non sarebbe successo, secondo lei, nonostante il centralismo del Pci, l`espulsione dei dissidenti? 
« Ai tempi di Togliatti e Berlinguer si andava alle feste dell`Unità perché si incontravano gli amici e si scambiavano le idee. Quest`anno si è cominciato a dire che era la festa del Sì, quindi con
una forte contrapposizione. Tuttavia non è inimicizia la nostra: è una divergenza su un punto specifico che poteva essere risolto con ragionevolezza». 
Come poteva essere risolto? 
«Semplicemente dicendoci: "Venite e dite pure quello che vi pare". Potevano immaginare che l`Anpi non sarebbe andata a fare sfoggio delle proprie idee in casa di chi la pensa diversamente, ma a sostenerle con il garbo e il rispetto che ci è abituale». 
L`Anpi ha rimosso il coordinatore emiliano Artioli perchè a favore del Sì? 
«Assolutamente no, si è trattato di un normale avvicendamento. Con il congresso di metà maggio sono decadute tutte le cariche per statuto, anche la mia. Ci sono state riconferme e avvicendamenti». Anche voi siete divisi sul referendum? 
«Ci sono dissensi, ma il No è a stragrande maggioranza». 
È l`ennesima incomprensione tra l`Anpi e il Pd di Renzi? 
«Boschi commise un errore con quelle frasi sui partigiani, il No e Casapound. La storia e la memoria vanno coltivate perché un Paese che perde questo è destinato a decadere».
Box:
Firenze
INVITATI SENZA FARE PROPAGANDA Il Pd ha invitato alla Festa dell`Unità di Firenze l`Anpi a mettere uno stand, ma a patto di non fare propaganda per il No al referendum costituzionale. I partigiani fiorentini non hanno ancora deciso se accettare.
Bologna
IN CERCA DI UNA MEDIAZIONE Bologna è stata l`epicentro dello scontro con il Pd. L`Anpi ha sollevato il caso: non andiamo se non abbiamo libertà di parola. I dem hanno fatto sapere che alla fine si potrebbe tenere un dibattito tra le ragioni del Sì e del No
Milano
SORDINA ALLE POLEMICHE A Milano il presidente Anpi Roberto Cenati sarà presente alla Festa dell`Unitàper la presentazione di un libro sulla Resistenza, ma non ci sarà propaganda per il No. Pizzinato, presidente onorario lombardo, sdrammatizza
IL CASO EMILIA
Il presidente dell`Emilia Romagna avvicendato per fine mandato e non perché schierato a favore del Si

 
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mercoledì 10 agosto 2016

'Una Piazza per Ipazia', a Tor Sapienza intitolato un giardino alla filosofa grazie anche all'ANPI Trullo - Magliana


Il Comitato “Una Piazza per Ipazia”, costituitosi a seguito della raccolta firme lanciata dalla sezione ANPI Trullo-Magliana nel dicembre 2014, e promotore della richiesta di intitolazione di una Piazza o Giardino alla filosofa neoplatonica e filomate Ipazia d’Alessandria comunica che è stata finalmente apposta dalla toponomastica di Roma Capitale la targa, in zona Tor Sapienza, che intitola un giardino ad “Ipazia d’Alessandria”.




Abbiamo più volte sottolineato come Ipazia sia di grande attualità per i significati che veicola la sua singolare esistenza: vittima del fondamentalismo religioso ma anche esempio di donna integerrima, studiosa, scienziata, divulgatrice di conoscenza.
E’ per noi significativa in quanto simbolo di una resistenza morale e non violenta all’ordine dominante al quale rispose con il rifiuto di sottomettersi docilmente alla costrizione. Tale rifiuto legandosi all’impegno positivo di difendere valori fondamentali quali l’uguaglianza e la libertà assume la veste dell’affermazione.
Da uno degli allievi di Ipazia, Sinesio di Cirene, si apprende che Ipazia è stata la madre della scienza moderna in quanto utilizzava la sperimentazione pratica, Fermat la definì “la meraviglia del suo secolo”.
Ci auguriamo che il riconoscimento attribuitole con la dedica di un giardino nella nostra città possa essere uno stimolo per restituirle la visibilità che merita per, parafrasando Sinesio, “tenere desti i semi di sapienza da lei ricevuti”.
Per celebrare l’intitolazione il comitato si farà promotore della cerimonia che si terrà nel Giardino Ipazia d’Alessiandria, in data da definire.


Comitato “Una Piazza per Ipazia”
(ANPI Trullo – Magliana Sez. “F.Bartolini”; Ipazia ImmaginePensiero onlus; Donne di Carta; Associazione Filomati-Philomates Associaton; Associazione Toponomastica Femminile; G.A.MA. DI; UDI Monteverde; Circolo UAAR Roma; Civiltà Laica Roma, Adriano Petta.)

martedì 2 agosto 2016

'Cultori della morte': su Il Manifesto analisi del rapporto tra nuovi fascismi e azione politica all'ombra dei cimiteri


‘Cultori della morte’ di Saverio Ferrari
Il Manifesto del 2 agosto 2016


Fra i luoghi ultimamente privilegiati per l`azione politica dei gruppi neofascisti e neonazisti sono sempre più in voga i cimiteri. A Milano in particolare, dove nacque e morì il fascismo. Il cimitero Monumentale, in primo luogo, dove giacciono le spoglie di Filippo Tommaso Marinetti, il padre del Futurismo. E dove, soprattutto, nel 1925 Benito Mussolini inaugurò il cosiddetto monumento ai «martiri della rivoluzione fascista», un sacrario dove furono progressivamente raccolte le salme di tredici squadristi, non solo milanesi, caduti in scontri di strada. A scolpirlo, l`artista di regime Armando Violi, autore, tra l`altro, dei cavalli alati in marmo che spiccano dalla facciata anteriore della stazione Centrale.

Il monumento agli squadristi L`opera, tra il liberty e l`art déco, di qualche metro di altezza, era originariamente composta da una statua raffigurante tre giovinetti seminudi in posa eroica, uno dei quali con in braccio un fascio littorio sormontato da un`aquila con le ali aperte. Nella parte posteriore, attraverso una ripida scaletta era possibile accedere a una cripta. Finita la guerra il fascio e l`aquila furono asportati, così la targa commemorativa. Posto oggi nel «Campo B rialzato di levante», il monumento si confonde fra gli altri, senza particolari segni di riconoscimento. Nella «Storia della rivoluzione fascista 1919-1922» di Giorgio Alberto Chiurco, un`opera di regime edita nel 1929, si menzionano tra i nomi ospitati nel sacrario Ugo Pepe, il figlio ventunenne dell`ammiraglio Gaetano Pepe, autore di diverse spedizioni punitive tra il Veneto e Milano (tentò anche, nel luglio del 1921, di far saltare con tubi di gelatina la sede centrale del partito repubblicano a Treviso). Ferito mortalmente nel capoluogo lombardo la sera del 23 aprile 1922 da due revolverate nei pressi di Porta Romana, spirò all`ospedale. I funerali si tennero al cimitero Monumentale, il 26 successivo, alla presenza di Mussolini e centinaia di squadristi lombardi, liguri e veneti.

Prima di Ugo Pepe erano comunque morti per "incidenti sul lavoro" Aldo Sette, di diciassette anni, rimasto ucciso il 20 marzo 1921 nel corso di una spedizione al quartiere Greco, all`epoca roccaforte socialista, e Franco Baldini di 48 anni, colpito a morte con arma da fuoco a Roma, in trasferta, nel novembre 1921, durante gli scontri, proseguiti per quattro giorni, in occasione del congresso costitutivo del Partito nazionale fascista. L`anno successivo, nella notte fra il 15 e il 16 luglio, era invece rimasto ucciso a Milano lo squadrista ventenne Eliseo Bernini, mentre, poche settimane dopo, il 4 agosto 1922, erano cadute tre camicie nere: il venticinquenne Cesare Melloni, il ventiduenne Emilio Tonoli e il trentenne Edoardo Crespi. I primi due durante l`assalto con bombe e fucili alla sede dell`Avanti!, il terzo in piazzale Procaccini. Attraverso altre fonti sappiamo anche della fine del sansepolcrista Paolo Grassigli, ferito a pugnalate in uno scontro con i socialisti, spirato 1129 ottobre del 1922. A lui venne anche intitolata una piazza a Dergano poi cancellata nel dopoguerra. Vittorio Agnus, iscritto al Fascio di Milano, morì invece il 26 dicembre 1924 a Musocco, colpito da arma da fuoco, durante una «ispezione». Loris Socrate, dal canto suo, cadde il 22 maggio del 1924 in Libia, ucciso da un ascaro "impazzito". Luca Mauri venne meno il 30 marzo del 1930, come «grande invalido della Rivoluzione». Della morte violenta di Orazio Porcù (accoltellato in una cascina fuori Milano), avvenuta nel luglio 1930, dette invece notizia Il mattino illustrato. Sulla rivista comparve anche un servizio sulle sue esequie. Enzo Meriggi, del fascio di Mantova, protagonista di numerose «spedizioni punitive», cessò di vivere, infine, il 2 giugno del 1934 per le conseguenze sulla sua salute derivanti dal "servizio". Da qualche anno, in occasione del 23 marzo, data di fondazione nel 1919 dei Fasci di combattimento, gruppi di neofascisti si ritrovano davanti a questo monumento, seppur azzoppato, per omaggiare coloro che bastonarono e assassinarono con fe- rocia operai, contadini, assaltarono le Camere del lavoro e le sedi dei partiti democratici, cacciarono dai Comuni i sindaci regolarmente eletti, "marciarono" su Roma.

Il campo 10 Il secondo riferimento è invece rappresentato dal Campo 10 al Cimitero Maggiore, dove nel corso degli anni successivi alla guerra sono stati riuniti i resti di alcune centinaia di caduti della Repubblica sociale italiana, per la precisione 921. Tra gli altri, nove volontari italiani nelle 24ma e 29ma Divisione Granadier delle SS, oltre 150 delle Brigate nere, più di 100 della Legione Ettore Muti e oltre 40 della Decima Mas. Qui sono state tumulate alcune delle figure che hanno fatto la storia del ventennio fascista e della Rsi: Alessandro Pavolini l`ultimo segretario nazionale del Partito fascista repubblicano, oltre che comandante generale delle Brigate Nere, i gerarchi Francesco Maria Barracu e Carlo Borsani, Francesco Colombo il capo della Ettore Muti, che operò come "polizia fascista" nella caserma di via Rovello (poi sede del Piccolo Teatro), dove furono allestite camere di tortura e una «cella della morte», e che offrì gli uomini per il plotone di esecuzione che fucilò il 10 agosto del 1944 in Piazzale Loreto quindici patrioti. Oltre a loro, Armando Tela uno dei luogotenenti della «banda Koch», partecipe diretto di torture e sevizie nella sede di Villa Triste di via Paolo Uccello (Villa Fossati), dove si fece uso di corde per appendere i prigionieri, di tenaglie per strappare unghie, daghe di ferro da arroventare e mettere sotto i piedi dei partigiani. Tra Roma e Milano la «banda Koch» arrestò 633 antifascisti, 40 dei quali furono assassinati. Il capo, Pietro Koch fornì tra l`altro una lista di 50 nomi per completare l`elenco delle persone da trucidare alle Fosse Ardeatine. Fu fucilato come «criminale di guerra» il 10 giugno 1945 a Forte Bravetta a Roma. Nello stesso campo è stato anche sepolto molti anni dopo, nel 1974, l`ultimo federale di Milano, Vincenzo Costa, non dunque un caduto, ma qui accolto per la sua militanza neofascista nel dopoguerra.
Al Campo 10, da almeno tre anni, neofascisti, in prima fila quelli di Lealtà azione, sfilano il 125 aprile, il giorno della Liberazione in trecento, inquadrati come un reparto militare, sventolando l'aquila di Salò, tra la colpevole inerzia delle istituzioni. Non sono più solo atti simbolici. Il culto della morte, quasi una ossessione, è sempre appartenuto all’identità fascista. Ora sta diventando per le nuove leve terreno d’azione politica.


domenica 31 luglio 2016

La storia del Partigiano sardo Antonio Feurra ucciso a Forte Bravetta raccontata in un film

CINEMA LA STORIA DEL PARTIGIANO IN UN FILM, RIEVOCATA LA VITA DI ANTONIO FEURRAIl partigiano seneghese venne arrestato dai nazisti e ucciso dopo nove giorni a Forte Bravetta

da La Nuova Sardegna ed. Oristano - 31 luglio 2016 - di Piero Marongiu


La storia del partigiano in un film, rievocata la vita di Antonio Feurra SENEGHE La storia del partigiano Antonio Feurra, capo di uno dei primi Gap (Gruppi di Azione Pattriotica) italiani a Roma, fucilato dai nazisti a Forte Bravetta il 30 dicembre del 1943 insieme a Riziero Fantini e Italo Grimaldi, sarà raccontata in un documentario curato da Luca Manunza e Mario Cubeddu. 

Il progetto è stato presentato alla stampa lunedì dal vice sindaco e assessore alla cultura Sandra Mancosu, dallo stesso Luca Manunza, Aldo Borghesi, Carla Cossu (presidente dell'Anpi di Oristano) e Mario Cubeddu. «Della figura di Antonio Feurra, per molti aspetti controversa - ha detto Mancosu - nella nostra comunità si sa molto poco. Per questo motivo abbiamo ritenuto il progetto presentato da Luca Manunza importante per ben collocare la sua vicenda personale nel contesto storico che ha caratterizzato il paese durante il secondo conflitto mondiale».

La personalità del partigiano seneghese, che gestiva un banco di frutta e verdura nel mercato romano di Monte Sacro, viene evidenziata da alcuni documenti dell'epoca, dai quali emerge l'importanza della sua figura all'interno della storia seneghese e ne spiega chiaramente le scelte che lo indurrano a schierarsi a favore della resistenza partigiana. 

Il documentario sarà girato principalmente in due luoghi: Seneghe e Roma, e si avvarrà delle testimonianze di conoscitori della resistenza come Aldo Borghesi (Direttore dell'Istituto di Storia dell'antifascismo per la Sardegna Centrale), Alessia Glielmi (responsabile del Museo della liberazione di Roma), Antonio Senta, ricercatore universitario e conoscitore del movimento anarchico in Italia) e Valerio Onida (ex presidente della Corte Costituzionale). 

venerdì 29 luglio 2016

Comunicato stampa ANPI/ARCI Roma. Consegnati diversi carichi di beni al Centro Baobab.

Comunicato Stampa


L'ANPI e l'ARCI di Roma hanno consegnato diversi carichi di beni di prima necessità ai migranti in transito al centro di via Cupa "Baobab". 
Il dovere di ogni antifascista e antirazzista si esprime attraverso l'accoglienza, sancita, peraltro, dall'articolo 10 della Costituzione Italiana: «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge»
I nuovi fascismi, infatti, si esprimono attraverso il razzismo ma oggi, consegnando il materiale che abbiamo raccolto, abbiamo soprattutto portato solidarietà ed aiuto concreto alle persone che soffrono per rimediare a vuoti normativi e carenze istituzionali. 

Fabrizio de Sanctis - Presidente ANPI Roma
Simona Sinopoli - Presidentessa ARCI Roma

Roma, 29 Luglio 2016

ANPI Provinciale di Roma, via S. Francesco di Sales 5 - 00165 ROMA 
Blog: www.anpiroma.org
Social: Facebook ANPI Roma | Twitter @AnpiRoma


giovedì 28 luglio 2016

Relazione di Luciana Romoli, staffetta partigiana di Roma, alla presentazione del libro "Stupri di Guerra"

Relazione di Luciana Romoli, staffetta partigiana di Roma, alla presentazione del libro "Stupri di Guerra" - Senato della Repubblica, 17 giugno 2016


Mi è stato chiesto di riferire su una tremenda vicenda avvenuta in Italia durante la seconda guerra mondiale, specialmente nelle provincie di Frosinone e Latina, ed in altre località: le Marocchinate.
Luciana Romoli durante una recente manifestazione in ricordo delle donne della Resistenza

Questo vocabolo indica le violenze che subirono donne di ogni età, ma anche bambini e uomini, per un totale di circa 300 uccisi e tra le 20.000 e le 50.000 vittime di soprusi sessuali; alle truppe coloniali marocchine (goumiers) dagli ufficiali francesi per cinquanta ore fu lasciata mano libera per compiere stupri, uccisioni, furti di bestiame ed incendi. Va ricordato che la battaglia per la conquista di Montecassino fu sanguinosa: in due giorni morirono 30.000 soldati tra anglo-americani e tedeschi, 1500 polacchi e più di 3.000 goumiers, la metà di quelli che riuscirono a battere la resistenza germanica. E’ verosimile che i generali francesi volessero premiare i vincitori ed insieme vendicarsi della “pugnalata alle spalle” ricevuta dall’esercito di Mussolini nel 1940.
A distanza di settanta anni sono una delle solo due sopravvissuta del gruppo di donne, dell’UDI nazionale della Federazione romana del PCI e della Camera del Lavoro di Roma, che si adoperarono a favore delle Marocchinate; vanno ricordate Maria Maddalena Rossi, Maria Michetti, Nadia Spano, Maria Antonietta Maciocchi, Maddalena Accorinti e Marisa Rodano. Io ero tra loro, perché dirigente dell’Associazione Ragazze d’Italia per le borgate di Roma.
A giugno 1945, su segnalazione di Laura Lombardo Radice, moglie di Pietro Ingrao nativo di Lenola (un paese delle marocchinate) con Maria Michetti e Maddalena Accorinti mi recai per la prima volta nelle zone della Ciociaria dove si erano verificati i terribili fatti. Trovammo case incendiate e tuguri dove vedemmo vecchie malate, distese su giacigli di stracci, attorniate da bambini mal nutriti e parenti disperati per l’assenza di mezzi e di cure. Ad Esperia, uno dei paesi più colpiti, decorato di medaglia d’oro al valore civile, vennero stuprate 700 donne su 1600 abitanti; il Parroco, che si era opposto alle violenze, fu legato ad un albero per assistere al massacro, quindi anche lui venne sodomizzato, finché ne morì. A Vallecorsa non vennero risparmiate neppure le suore del Preziosissimo Sangue. A Castro dei Volsci dai registri comunali risultano morti in quel periodo 46 tra donne e uomini.
Fu allora che Maria Maddalena Rossi e Nadia Spano mi chiesero di accompagnarle nei luoghi degli scempi, principalmente per assistere le donne più giovani, sconvolte e reticenti per la vergogna; dicevano che sarebbe stato meglio morire, piuttosto che vivere senza la speranza di farsi una famiglia, di avere dei figli e trovare un lavoro. Le vecchie invece ci raccontavano tutte le sofferenze subite da loro e dalle figlie e nipoti, ci abbracciavano e ci benedicevano. Io piango ancora ricordando quegli incontri.
In collaborazione con i Sindaci, raccogliemmo le dichiarazioni delle vittime dei soldati marocchini, aiutando a compilare un questionario inviato alla Prefettura per far ottenere la pensione di guerra. La Francia in qualche caso concesse un piccolo indennizzo, ma il risarcimento non fu dato a tutte, molte richieste andarono smarrite.
Bisogna aver presente che a quell’epoca la condizione femminile, specie tra le povere contadine meridionali analfabete, era assai diversa da quella di oggi. Le vittime di violenza sessuale si colpevolizzavano, perché erano disprezzate e ripudiate. Non furono rari episodi di donne rimaste incinta che uccisero le loro creature appena nate e poi si suicidarono. Non posso dimenticare il caso di una giovane di 20 anni che si doveva sposare a guerra finita: compì l’infanticidio soffocando il neonato con il cordone ombelicale e poi si impiccò. La misero nella cassa con l’abito da sposa, con il velo avvolsero il bambino. Io, Maria Michetti, Maddalena Accorinti e Nadia Spano andammo al loro funerale assieme a tutti i compaesani.
I neonati furono spesso affidati ai brefotrofi o a famiglie adottive.
Maria Michetti e Maria Maddalena Rossi trovarono delle psichiatre disposte a recarsi una volte a settimana nei paesi del frusinate per dare assistenza psicologica alle molte che ne avevano bisogno. Ricordo il caso di una ragazza che dopo la prima notte di nozze non poteva più avere rapporti sessuali per dispareunia.
Diverse donne stuprate, in particolare le bambine, contrassero malattie veneree allora frequenti e mal guaribili. L’UDI sollecitò i medici condotti e gli specialisti dermosifilopatici a somministrare le terapie opportune, convincendo le donne a curarsi e a ricoverarsi se avevano contratto anche la tubercolosi.
La popolazione del frusinate in seguito ha votato in maggioranza per Andreotti ed ancora oggi i neofascisti cercano di strumentalizzare quei terribili delitti, che in altri teatri di guerra (Libia, Etiopia, Grecia, Jugoslavia) purtroppo anche le truppe italiane e coloniali hanno compiuto.
Delle marocchinate non si è parlato molto, fino a quando apparve il romanzo “La Ciociara” di Moravia e specialmente il film di De Sica, così ben interpretato dalla Loren. E’ rimasta ignorata l’opera delle donne democratiche sui luoghi delle vergognose brutalità, nonché la documentata denuncia che Maria Maddalena Rossi, presidente dell’UDI e deputata, eseguì in Parlamento.
L’insegnamento che si trae dalla vicenda delle marocchinate è la necessità di una forte condanna della guerra e della sopraffazione masc hile, che persistono da noi nella forma del femminicidio e in ogni teatro di guerra con stragi ed abusi sulle donne del nemico. Il nostro dovere è fermare la violenza degli uomini con la coscienza e la forza delle donne.
Fatemi ricordare infine la grande mobilitazione per la pace che le donne democratiche hanno sostenuto, raccogliendo milioni di firme per l’Appello di Stoccolma. Sono orgogliosa che la Bandiera della Pace, che sventola in tutto il mondo, sia stata inventata per quell’occasione a Casalbertone, il mio quartiere di origine, molte ragazze hanno cucito lunghi nastri con i colori dell’arcobaleno.

mercoledì 27 luglio 2016

Le uccisioni di nazisti e fascisti colpirono anche i parroci nelle chiese


Nota dell’ANPI di Roma sui delitti dell’IS Le uccisioni di nazisti e fascisti colpirono anche i parroci nelle chiese. Oggi come allora gli eredi dei valori dei Partigiani a fianco di tutte le vittime di Daesh.

«[…] Neppure le SS naziste, nei loro feroci rastrellamenti a caccia di ebrei e partigiani, avevano mai osato oltrepassare il portone delle chiese, che infatti è uno tra i rifugi più sicuri per le loro prede». Questo, un estratto dell’editoriale di Alessandro Sallusti, direttore del ‘Giornale’
L’articolo, pubblicato a tutta pagina, corredato dal titolo ‘Hanno sgozzato Dio’, a seguito dell’episodio della violenta uccisione del parroco della chiesa di Rouen (cittadina della Normandia a nord della Francia), contiene la frase incriminata sopra citata.
 I Nazisti, stando alle fonti di Sallusti, non avrebbero mai «varcato il portone di una chiesa» che, anzi, secondo il Direttore del quotidiano, era «uno tra i rifugi più sicuri per le loro prede».


La storia insegna ma non ha scolari, verrebbe da dire e certamente il Direttore Sallusti dimentica alcuni episodi avvenuti solamente in Italia (dato che il numero degli ecclesiastici, uccisi dai nazisti nella sola Polonia, ammonta a 3.000). Così come è bene ricordare Giuseppe Morosini, fucilato dal plotone di esecuzione dalla PAI il 3 aprile del 44 e Don Pappagallo, giustiziato alle Fosse Ardeatine e i sacerdoti copti murati vivi a Debra Libanos (in Etiopia) da parte dei fascisti. 

Ne riportiamo qui solamente tre, in ogni caso: Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema e Boves. 

I tedeschi violarono più volte «il portone delle chiese», tanto che dopo giorni di uccisioni a Marzabotto, fecero irruzione nella parrocchia di Casaglia Montesole: nella piccola struttura s’era radunata la popolazione civile, atterrita da quel che stava accadendo, con loro era presente anche il parroco Don Ubaldo Marchioni. 

I nazisti irruppero nella chiesa e uccisero tutti con una scarica di mitra. 
A Marzabotto si contarono, dopo sei giorni di uccisioni e violenze, 770 morti: tra loro, fu ritrovato il corpo (decapitato) di Don Giovanni Fornasini. Don Fiore Meneguzzo, poi, venne ucciso durante l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema dopo essere stato costretto a guardare uccisione dei familiari, passati per le armi dei nazisti anch’essi. 

La lapide celebrativa, recita: «Durante l'ultimo conflitto mondiale, si prodigava in aiuto di chiunque avesse bisogno, offrendo a tutti assistenza e ricovero e, quale generoso sacerdote consapevole del suo ruolo pastorale, tentava di conciliare le opposte fazioni per preservare la popolazione dai pericoli degli scontri armati. Fedele fino all'ultimo alla sua missione, subì la rappresaglia degli occupanti che lo passarono per le armi dopo averlo costretto ad assistere allo sterminio dei familiari. Splendido esempio di umana solidarietà e alto spirito di abnegazione spinti sino all'estremo sacrificio».
 
A Boves, Don Bernardi venne ucciso dalla rappresaglia nazista a seguito di un’azione partigiana dei giorni precedenti. Per non citare, infine, i dodici monaci dell’Abbazia di Farneta (Toscana) che mettevano a disposizione l’edificio per ospitare coloro che avessero bisogno di cure ed assistenza: vennero torturati e uccisi uno ad uno dai tedeschi.
Tutto questo per dire che l’esercito occupante Nazista, in Italia, ha commesso svariati orrori anche a danno di parroci come s’è riportato, violando più volte i portoni delle chiese: chiamare in causa i nazisti per comporre macabre classifiche o paragoni non ha senso. 
«Certo, dopo aver distribuito il Mein Kampf ci mancava il revisionismo negazionista dei nazisti chierichetti che rispettano le chiese, i religiosi e i rifugiati», ha commentato il Presidente dell’ANPI di Roma Fabrizio De Sanctis.

domenica 24 luglio 2016

Continua fino al 28 luglio la raccolta di beni di prima necessità per il centro Baobab promosso dall'ANPI provinciale di Roma

Continua la raccolta di beni di prima necessità per il centro migranti Baobab promosso dall'ANPI provinciale di Roma.
Fino al 28 luglio, la sede dell'ANPI di Roma presso la Casa della Memoria e della Storia, in Via di S.Francesco di Sales n.5 (Trastevere) sarà aperta dal lunedì al venerdì, dalle 17:00 alle 19:30 per raccogliere le donazioni di quanti vorranno portare il loro contributo.

I volontari del centro Baobab hanno confermato la lista di generi alimentari e indumenti di cui c'è maggiore urgenza:

- Scatolame (Tonno e fagioli)
- Latte a lunga conservazione UHT
- Succhi di frutta in Brick
- Spazzolini da denti, dentifrici
- Vestiti da uomo (taglie small e medium)
- Intimo uomo (tutte le taglie)
- Ciabatte infradito (taglie da 39 a 42)
- Calzoncini e t-shirt (taglie small e medium)

Questi sono i prodotti di cui si ha maggiore urgenza, ovviamente anche altri generi alimentari o vestiari non contenuti nell'elenco sono ben accetti, ma bisogna tener presente che il Centro Baobab non dispone di alcuna cucina, quindi è inutile portare generi alimentari che richiedono di essere cucinati (come pasta, sughi, ecc.).

INVITIAMO LA CITTADINANZA ROMANA DEMOCRATICA E ANTIRAZZISTA ALLA MASSIMA MOBILITAZIONE!

Per sapere di più sul Centro Baobab: http://baobabexperience.org/


domenica 17 luglio 2016

19 luglio 2016 - 73° Anniversario bombardamenti di San Lorenzo: il programma degli eventi

Il 19 luglio 2016, nel quartiere di San Lorenzo, a Roma, si svolgeranno una serie di eventi per ricordare la tragedia del bombardamento che sconvolse le vite di tante persone il 19 luglio 1943.

Ore 9.20 Deposito ATAC – Via Prenestina, 45
Deposizione di una corona di alloro presso la lapide commemorativa dei dipendenti caduti durante i bombardamenti

Ore 9.50 Via Scalo San Lorenzo 10/b - Impianto ferroviario di Roma S. Lorenzo
Deposizione di una corona di alloro presso la lapide commemorativa (corona normale con tre gambe)

Ore 10.35 Piazzale del Verano
Omaggio floreale al Monumento dedicato al Sommo Pontefice Pio XII

Ore 10.45 Piazzale del Verano (angolo Viale Regina Elena)
Deposizione di una corona di alloro presso la lapide commemorativa in ricordo del Generale Azolino Hazon, Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri e del Colonnello Ulderico Barengo, Colonnello di Stato Maggiore dei Carabinieri.

Ore 10.50 Piazza Parco dei Caduti del 19 luglio 1943 (Parco Tiburtino)
Deposizione di una corona di alloro presso il Monumento ai Caduti del Quartiere Tiburtino, presente il Gonfalone di Roma Capitale, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare

Onori militari resi da un reparto del Comando Militare della Capitale

Intervento del Sindaco e testimonianze

Ore 12.15 Via degli Etruschi, 36
S. Messa presso la Parrocchia S. Maria Immacolata e S. Giovanni Berchmans



Rita Atria: "Un gigante da ricordare" - Mercoledì 20 luglio all'Appio

Il Presidio di Libera Roma VII, l’ANPI sez. Appio-San Giovanni e l’associazione Rita Atria, con il patrocinio del Municipio Roma VII, vi invitano a partecipare ad un momento di Memoria e Impegno necessario a mantenere vivo il ricordo di una coraggiosa testimone di giustizia, donna e purtroppo vittima innocente delle mafie: Rita Atria. 

Ricostruire e diffondere la sua storia, associando al nome un volto, significa sia salvaguardare il suo diritto al ricordo che assolvere al nostro dovere sociale di fissarlo nella memoria collettiva, sottolineando la dimensione pubblica di questi drammi privati. Ci prefiggiamo quindi di rompere l’isolamento dei suoi familiari, ma anche di offrire esempi alle nuove generazioni perché tragedie cosi non possano più accadere. 

E’ per questo motivo che il 20 Luglio, dalle 18:00 alle 21:00 in Via Amelia 23, leggeremo alcuni scritti di Rita stessa e si susseguiranno degli interventi con lo scopo di conservare e diffondere un pezzo vitale di quel patrimonio culturale che appartiene a tutti noi. Siete tutte e tutti invitat* ad essere protagonisti della manifestazione ed a mantenere viva la fiamma del ricordo che accenderà di coraggio tutti noi!

Ore 20: intervento teatrale di Emiliano Valente

Rita nacque in una famiglia mafiosa. Ad undici anni le fu ucciso dalla mafia il padre Vito, mafioso della famiglia di Partanna (Tp). Erano gli anni dell’ascesa dei corleonesi e della guerra di mafia che li vedrà impegnati in sanguinosi omicidi di uomini delle cosche rivali per la conquista del potere. Alla morte del padre, Rita si legò ancora di più al fratello Nicola e alla cognata Piera Aiello. Di Nicola, anch’egli mafioso, Rita raccolse le più intime confidenze sugli affari e sulle dinamiche mafiose a Partanna. Nel giugno 1991 anche Nicola Atria venne ucciso dalla mafia. Sua moglie Piera Aiello decise allora di collaborare con la giustizia. Rita Atria, a soli 17 anni, nel novembre 1991 decise di seguire le orme della cognata cercando, nella magistratura, giustizia per quegli omicidi.


Il primo a raccogliere le sue rivelazioni fu Paolo Borsellino al quale ella si legò come ad un padre. Le deposizioni di Rita e di Piera, unitamente ad altre, hanno permesso di arrestare diversi mafiosi e di avviare un’indagine sul politico Vincenzino Culicchia, per trent’anni sindaco di Partanna. Il 26 luglio 1992, una settimana dopo la strage di via d’Amelio, Rita, ancora 17enne, si suicidò a Roma, dove viveva in segretezza, lanciandosi dal settimo piano di un palazzo di via Amelia.


Per migliori delucidazioni: www.libera.it



venerdì 15 luglio 2016

IL 16 luglio l'ANPI con Libera, SPI-CGIL e comitati di quartiere per il recupero del giardino "Placido Rizzotto" a Colleferro

UNA GIORNATA ALL'INSEGNA DELLA MEMORIA E DELLA TUTELA DEI LUOGHI A COLLEFERRO
Sabato 16 luglio la sezione locale dell’A.N.P.I. “La Staffetta Partigiana, il Presidio Libera di Colleferro”Angelo Vassallo”, lo Spi Cgil Lega “Valle del Sacco” e il Coordinamento Comitati di Quartieri Colleferro daranno vita ad una mattinata di volontariato con lo scopo di pulire il giardino intitolato a Placido Rizzotto, situato in via Giotto. L’attività di volontariato volta a rendere più fruibile ed accogliente il giardino, molte volte danneggiato, si svolgerà dalle ore 7.00 alle ore 13.00. Il Comune di Colleferro, vista la richiesta fatta dalle associazioni, si è reso disponibile a fornire tutto il materiale necessario affinché tale lodevole iniziativa riesca perfettamente. La scelta di effettuare una giornata di pulizia e manutenzione proprio presso il giardino dedicato a Placido Rizzotto non è casuale, infatti il sindacalista siciliano con i suoi ideali e la sua condotta di vita è un simbolo di impegno politico, civile ed umano e rappresenta tutte e quattro le realtà che sabato si dedicheranno alla cura del giardino.
Ricordiamo, infatti, che Placido Rizzotto dopo l’8 settembre 1943 si unì ai partigiani della Brigata Garibaldi come socialista. Dopo il 1945, finita la guerra, rientrò a Corleone e iniziò la sua attività di politico e sindacalista, fu esponente di spicco del Partito Socialista e della CGIL. Inoltre ricoprì l’incarico di Presidente dei reduci e combattenti, dell’ANPI di Palermo e quello di segretario della Camera del lavoro di Corleone.
Si schierò con il movimento contadino per l’occupazione delle terre diventando nemico della Mafia che il 10 marzo 1948 lo rapì ed uccise.
Mentre veniva assassinato, il pastorello Giuseppe Letizia assistette al suo omicidio di nascosto e vide in faccia gli assassini e per questo venne ucciso con un iniezione letale fattagli dal boss Michele Navarra, il mandante del delitto di Placido Rizzotto. Le indagini sull'omicidio furono condotte dall'allora capitano dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa. Nel 2012, dopo che le analisi del DNA comprovarono che dei resti ritrovati nel 2009 appartenevano al sindacalista siciliano, si tennero i funerali di Stato di Placido Rizzotto.
Unire una giornata di volontariato alla figura di Placido Rizzotto mette insieme il ricordo di un uomo simbolo con l’impegno di cittadini pronti, come il sindacalista ucciso dalla Mafia, ad essere al servizio della comunità.

domenica 10 luglio 2016

Dall'11 al 28 luglio L'ANPI provinciale di Roma organizza un centro di raccolta beni di prima necessità per il Centro Baobab presso la Casa della Memoria

L'ANPI provinciale di Roma ha deciso di predisporre un punto di raccolta di generi di prima necessità per i migranti transitanti al centro Baobab di via Cupa, di concerto con i volontari impegnati nel centro migranti.

Dall'11 al 28 luglio, la sede ANPI Roma alla Casa della Memoria e della Storia, in via di San Francesco di Sales n.5 (Trastevere) sarà aperta dal lunedì al venerdì dalle 17:00 alle 19:30 per raccogliere le donazioni di quanti vorranno portare il loro contributo.

Di concerto con i volontari del Centro Baobab, si segnalano i generi alimentari e indumenti di cui c'è maggiore urgenza nella settimana dall'11 luglio al 15 luglio:

- Scatolame (Tonno e fagioli)
- Latte a lunga conservazione UHT
- Succhi di frutta in Brick
- Spazzolini da denti, dentifrici
- Vestiti da uomo (taglie small e medium)
- Intimo uomo (tutte le taglie)
- Ciabatte infradito (taglie da 39 a 42)
- Calzoncini e t-shirt (taglie small e medium)

Questi sono i prodotti di cui si ha maggiore urgenza, ovviamente anche altri generi alimentari o vestiari non contenuti nell'elenco sono ben accetti, ma bisogna tener presente che il Centro Baobab non dispone di alcuna cucina, quindi è inutile portare generi alimentari che richiedono di essere cucinati (come pasta, sughi, ecc.).

INVITIAMO LA CITTADINANZA ROMANA DEMOCRATICA E ANTIRAZZISTA ALLA MASSIMA MOBILITAZIONE!

Per sapere di più sul Centro Baobab: http://baobabexperience.org/


lunedì 27 giugno 2016

"Contro il revisionismo costituzionale" - presentazione libro il 5 luglio presso la Biblioteca dell'ISS

5 luglio 2016 ore 10,00 presso la Biblioteca dell'Istituto Superiore di Sanità, Via del Castro Laurenziano 25, presentazione del libro "Contro il revisionismo costituzionale" con l'autore, prof. Gaetano Azzariti.
L'incontro è organizzato dal Comitato ISS per la difesa della Costituzione di cui la Sezione ANPI "Ugo Forno" ISS è tra i fondatori unitamente a USB PI ISS e a tanti lavoratori che hanno aderito.


"Sette della drina, i sette morituri" - proiezione del documentario il 30 giugno a Marino

La Sezione ANPI "Aurelio Del Gobbo" di Marino 

invita alla proiezione del film documentario sui volontari Marinesi partiti per la Serbia nel 1914

"SETTE DELLA DRINA, I SETTE MORITURI" 
del regista serbo Nikola Lorencin, edito da ZAVASTA film

Giovedì 30 Giugno 2016, ore 18:00
Presso la Sala Giovanni XXIII, Via Garibaldi, Marino

Iniziativa promossa dal Circolo MARKFILM by Senza Frontiere ONLUS, aderente alla FICC
in collaborazione con la Sezione ANPI di Marino.

Interverranno:

ANTONINO ZARCONE, Storico militare
UGO ONORATI, Storico e membro del direttivo della sezione ANPI







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