martedì 11 dicembre 2018

Ladispoli: lettera al prefetto dei consiglieri di opposizione contro l'intitolazione di una piazza della città a Giorgio Almirante

Ladispoli: lettera al prefetto dei consiglieri di opposizione contro l'intitolazione di una piazza della città a Giorgio Almirante. Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle, Liste Civiche, società civile. Tutti uniti contro Piazza Almirante.
Il comitato provinciale dell'ANPI di Roma, insieme alla sezione ANPI di Ladispoli Cerveteri "Domenico Santi", già a luglio aveva scritto al prefetto analoga richiesta:

http://www.anpiroma.org/2018/07/richiesta-di-non-autorizzare.html

per cui non può che appoggiare anche quest'ultima più che meritevole iniziativa, come tutte le altre egregie che sono state realizzate dal Comitato "No piazza Almirante" con lo stesso spirito unitario che animò anche il movimento della Resistenza e della Guerra di Liberazione.




Egregio Prefetto di Roma
Dott.ssa Paola Basilone
(...)

Oggetto: COMUNE DI LADISPOLI (Rm) - INTITOLAZIONE PIAZZA TRA VIA DEI GAROFANI E VIA DEI FIORDALISI ALL' ON. GIORGIO ALMIRANTE. RICHIESTA AL PREFETTO DI NON AUTORIZZARE L'INTITOLAZIONE.

I sottoscritti Giuseppe Loddo - Consigliere Comunale del Movimento Civico "Si Può Fare" - Ascani Federico, Forchetta Monica, Pierini Marco Consiglieri comunali del  Partito  Democratico - Palermo Concetta, Eugenio Trani Consiglieri Comunali del Movimento Civico “Ladispoli Città” - Francesco Forte, Antonio Pizzuti, Rossi Ida del Movimento 5 Stelle.

premesso: 
- che lo scorso Luglio è stata votata in Consiglio Comunale una mozione presentata da un consigliere di Fratelli d'Italia per l'intitolazione di una via o altro luogo all'on. Giorgio Almirante;

- che in quella sede l'opposizione tutta (M5S, PD, Movimento Civico Ladispoli Città, Movimento Civico "Si può Fare") ha votato contro l'intitolazione vista la partecipazione attiva dell'On. Almirante alla promulgazione e diffusione delle leggi razziali e alla partecipazione, in ruolo di primissimo piano, nella Repubblica Sociale Italiana;

- che a seguito della decisione dell'amministrazione del Sindaco Grando e dei consiglieri comunali di maggioranza una parte della città si è mobilitata per opporsi all'inopportuna iniziativa e si è costituita nel Comitato "NO PIAZZA ALMIRANTE" che ha messo in campo azioni di contrasto all'intitolazione (raccolta firme e convegno di approfondimento sulle leggi razziali). A sostegno della protesta sono scesi in campo anche l'ANPI e l'ass. LIBERA;

- che il 27 settembre us si è riunita la commissione toponomastica ed in quella sede l'amministrazione del Sindaco Grando ha deciso di procedere all'intitolazione ed ha individuato una piazza di nuova realizzazione, antistante la parrocchia del Sacro Cuore, posta tra Via dei Garofani e Via dei Fiordalisi. La commissione è stata invalidata su richiesta delle forze di opposizione in quanto convocata e costituita in difformità al regolamento vigente;

- che il 15 novembre us si è riunita, questa volta in maniera legittima, la Commissione Comunale Consultiva per la Toponomastica Cittadina che si è espressa, a maggioranza e con il voto contrario ed unanime delle opposizioni, in maniera favorevole sulla denominazione della piazza in costruzione tra via dei Garofani e via dei Fiordalisi, da intitolarsi all'On. Giorgio Almirante. In quella sede non è stato presa in considerazione quanto richiesto dall'associazione dei fedeli della parrocchia del Sacro Cuore che chiedevano che tale piazza proprio per la sua posizione, di continuità tra la chiesa e la città fosse intitolata alla pace. A un idea che unisce piuttosto che ad un uomo che divide; (lettera allegata alla presente)

- che in data 23 novembre us con delibera di giunta 234, l'amministrazione del Sindaco Grando ha preso atto dell'esito della commissione toponomastica e ha proceduto con l'intitolazione ed ha avviato l'iter di legge; (allegata alla presente)

Tutto cio premesso, il Movimento Civico "Si Puo Fare", il Partito Democratico, il Movimento Civico “Ladispoli Città” e il Movimento 5 Stelle

CHIEDONO

al prefetto di Roma di non autorizzare l'intitolazione della piazza sita tra via dei Garofani e Via dei Fiordalisi all'on. Giorgio Almirante.

Riteniamo che l'intitolazione di una piazza, pergiunta antistante alla chiesa, ad un uomo che a causa delle sue azioni ha generato dolore, sofferenze e morte a migliaia di persone sia inopportuna, sbagliata e fonte di divisione della nostra comunità.

Ladispoli 10 dicembre 2018.

I Consiglieri comunali:
Giuseppe Loddo
Federico Ascani
Monica Forchetta
Marco Pierini
Concetta Palermo
Francesco Forte
Antonio Pizzuti
Ida Rossi

lunedì 10 dicembre 2018

Sit In a Rione Monti sul luogo dove sono state divelte e trafugate le pietre d'inciampo

Sit In a Rione Monti sul luogo dove sono state divelte e trafugate le pietre d'inciampo









Pietre d’inciampo divelte della famiglia Di Consiglio: l’ANPI provinciale di Roma condanna il vile gesto nazifascista.


Il comitato provinciale dell’ANPI di Roma esprime il suo più profondo sdegno per l'ennesimo gesto vigliacco perpetrato dalla feccia fascista. Questa volta hanno divelto e trafugato le pietre d'inciampo dedicate alla famiglia Di Consiglio e localizzate nel rione Monti. La famiglia fu sterminata dai nazisti nei campi di sterminio. Con tale gesto i fascisti nostrani una volta di più rivendicano l'orrenda politica razzista nazifascista che portò ai campi di sterminio milioni di vittime innocenti e nel contempo vorrebbero cancellarne la memoria. Ma possono mettersi l'anima in pace. Non dimenticheremo, anzi la nostra memoria è più che mai viva e ricordiamo uno ad uno i nostri caduti e i loro carnefici.
Il comitato provinciale dell’ANPI di Roma si stringe alla comunità ebraica romana e chiede alle autorità e alle Istituzioni che una volta per tutte si agisca secondo le leggi vigenti nei confronti degli autori di questi misfatti, nei confronti di tutte le organizzazioni di stampo fascista e razzista e che si rimuova la abusiva memoria di coloro che agirono fiancheggiando i nazisti nell'abominio del razzismo e che alcuni vorrebbero essere a nome di vie e di piazze, come ad esempio tal vile Giorgio Almirante, razzista mai pentito della prim'ora.



Carla Nespolo dell'Anpi: «La provocazione di Forza Nuova? Antifascisti uniti, il pericolo è grande»


La presidente dei partigiani dopo l'assalto alla sede nazionale che denuncerà alla magistratura: «Non per caso CasaPound era da Salvini. Ma siamo tanti antifascisti, molte piazze lo hanno provato»


Carla Nespolo, presidente dell'Anpi

globalist9 dicembre 2018
di Stefano Miliani

«Il fascismo alza la testa. Forza Nuova ha messo uno striscione davanti alla nostra sede dellʼAnpi a Roma però sono grata ai cittadini che ci hanno avvertito e a chi ha rimosso quello striscione. LʼItalia è piena di antifascisti e democratici, siamo tanti e tante piazze lo hanno dimostrato». 
Carla Nespolo, 75 anni, presidente dellʼAssociazione nazionale partigiani, commenta la provocazione dei forzanuovisti e fa un passo più in là per non limitarsi alla reazione sdegnata. Nel frattempo lʼassociazione domani, lunedì, presenterà denuncia alla magistratura. Conforta sapere che, mentre i partiti di sinistra (Pd, Leu, PdP) sembrano balbettare, il tesseramento dellʼassociazione va bene e anzi è in crescita. Tra i giovani.

«Noi restiamo saldi. Abbiamo ricevuto tantissima solidarietà. La apprezziamo. Come siamo grati al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e alla sindaca di Roma Virginia Raggi per le loro belle dichiarazioni a nostro sostegno». Ma la presidente invoca con urgenza una reazione collettiva: «Serve lʼunità di tutti gli antifascisti, senza distinzioni, perché il pericolo cʼè ed è grande».

Nespolo, come si arriva a Forza Nuova che mette lo striscione davanti allʼAnpi?

Hanno fatto una scelta di pura propaganda. Sapevano benissimo che la sede era chiusa. Infatti hanno non solo hanno messo uno striscione e gettato fumogeni in un giardino dove non cʼera nessuno: si sono affrettati a fotografarsi e a fare un comunicato per rivendicare lʼatto. Sono alla disperata ricerca di pubblicità da fascisti come sono. Non va dimenticato che mentre loro erano lì Casa Pound era in piazza con Salvini.

Questa provocazione prende corpo perché un clima di consenso le dà carburante?

Il fascismo alza la testa come tutte le forme di violenza. La vicenda della giornalista Rai che ha difeso la donna rom è indicativa. Lei detto una cosa normale: in democrazia il cittadino non si fa le leggi da sé se no torniamo allʼhomo homini lupus. Ma il clima è questo, quando il ministro dellʼInterno dice di stare con chi ha sparato. Bisogna riconoscerlo anche se nessuno si deve illudere che la violenza porti miglior vita e più tranquillità nelle vite di ciascuno: la forza deve essere della ragione e del rispetto delle leggi.

Forse chi vuole maniere forti non vuole una vita più tranquilla. A ogni modo la linea dello sparare e avere armi in casa riscuote forte consenso.

È il tema del consenso facile di fronte a una crisi a cui non si danno risposte serie nel merito, soprattutto per il lavoro: allora si cerca il bersaglio facile, i più poveri, gli stranieri da dare in pasto a popolo deluso e spaventato per una crisi che stiamo attraversando. Ciononostante dobbiamo avere uno sguardo più largo della contingenza: ciò non vuol dire sottovalutare gli atti di violenza ma che vogliamo rispondere con le norme, con la legge e con la vigilanza popolare.

È infatti interessante apprendere che lo striscione non è stato rimosso da voi.

Eravamo in una assemblea molto bella e partecipata dellʼAnpi di Roma metropolitana e dei comuni vicini. Appena è arrivata la notizia dei nostri giovani sono andati lì per rimuovere lo striscione e lo hanno trovato già appoggiato a un cassonetto dellʼimmondizia, ben ripiegato: qualche cittadino voleva farcelo trovare già rimosso. Siamo grati a chi lo ha fatto e ai cittadini che ci hanno avvertito.

Quindi ci sono cittadini che non accettano questo andazzo.

Certo, non solo per la vicenda di ieri ma per quello che è successo in questi mesi, in estate: piazze piene di antifascisti e democratici che hanno ribrezzo per il razzismo, da Milano a Torino, da Catania a Napoli a Bari e in molti altri luoghi. Molte sono state manifestazioni spontanee, a volte con lʼimpegno nostro e di tante altre associazioni.

Lei ha pronunciato parole emblematiche: manifestazioni spontanee o volute dalle associazioni. Per lʼappunto: e i partiti della sinistra? Non fanno il loro mestiere?

Credo vada valorizzato il fatto che come Anpi e con altre associazioni abbiamo organizzato un cartello di 23 realtà associative, sindacali, anche di partito, con Leu, con il Pd, "mai più fascismo mai più razzismo". Abbiamo chiesto lo scioglimento di Forza Nuova e di Casa Pound perché sono realtà esplicitamente fasciste e cozzano contro la dodicesima disposizione del testo costituzionale. Punto e basta. Noi abbiamo continuato, abbiamo proposto di vietare spazi pubblici ai fascisti e tantissimi Comuni lo hanno fatto con una delibera. Adesso abbiamo fatto il convegno "Apertheid giuridico" e organizziamo un osservatorio che mette in fila gli orrori che provoca il decreto Salvini sulla sicurezza.

Ma la voce dei partiti di sinistra non si sente.

Non mi sento di giudicare. È vero, manca una sponda politica forte di tipo antifascista ma se c è una destrutturazione della sinistra mi auguro che si arrivi a una unità con tutti gli antifascisti di provenienze e idee diverse: non mi interessa, uniamoci tutti perché il pericolo è grande, si vogliono negare e violare le caratteristiche fondamentali della Costituzione: il rispetto della persona.

Rispetto per tutti?

Certo, negli articoli e 10 della Costituzione è scritto chiaramente: senza discriminazioni, lo Stato deve rimuovere gli ostacoli che rendono non effettiva la parità. Se qualcosa viola drasticamente la Costituzione questo è il razzismo, che è la base di ogni fascismo. Domani è lʼanniversario dellʼentrata in vigore della Dichiarazione universale dei diritti dellʼuomo, 70 anni fa, come ha 70 anni la nostra Costituzione. Noi siamo parte di unʼItalia che non disonora questi principi e siamo tanti, ma la base deve essere lʼunità di tutti noi a difesa della Costituzione.

Una figura di riferimento è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella?
Sicuramente gli applausi ricevuti a Milano sono una manifestazione importante: svolge con grande merito il suo ruolo di rappresentante di tutta la nazione. La situazione non è rosea ma pensiamo come sarebbe se non avessimo una figura saggia e democratica come Mattarella: siamo molto contenti di questo presidente.

mercoledì 5 dicembre 2018

10 dicembre 2018: il comitato provinciale dell'ANPI di Roma aderisce alla fiaccolata per i Diritti e dà appuntamento a Roma e a Colleferro

Il comitato provinciale dell'ANPI di Roma aderisce alla fiaccolata per i Diritti e dà appuntamento a Roma il 10 dicembre alle 18,30 al Colosseo (lato Via dei Fori Imperiali) e a Colleferro, Largo San Francesco

Diritti a testa alta: l’appello

Il 10 dicembre di 70 anni fa veniva approvata la Dichiarazione universale dei diritti umani, che indica nel rispetto degli uguali diritti di ogni essere umano il fondamento di un mondo libero, giusto e in pace.
La Dichiarazione stabilisce eguaglianza e dignità di ogni essere umano e pone in capo a ogni stato il dovere centrale di garantire a tutti di godere dei propri inalienabili diritti e libertà.
A oggi, non uno degli stati firmatari ha riconosciuto ai cittadini tutti i diritti che si era impegnato a promuovere.
Nel nostro paese, la negazione nella pratica di questi diritti sta facilitando la diffusione di nuove forme di razzismo, la solidarietà è considerata reato, l’odio per il diverso prevale sullo spirito di fratellanza, l’aiuto viene tacciato di buonismo.
Oggi più che mai è urgente recuperare quei principi di umanità e di convivenza civile che sono alla base della Dichiarazione e che la retorica della paura sta cercando di smantellare.
Il 10 dicembre scendiamo in piazza per dire al mondo che stiamo dalla parte dei diritti e delle persone.

martedì 4 dicembre 2018

Intimidazioni a manifestanti di "1 di noi" CGIL da parte di alcuni rappresentanti delle forze di polizia. Solidarietà alla CGIL dal coordinamento regionale ANPI Lazio

Il coordinamento regionale dell’ANPI del Lazio ha appreso che nella giornata del 1 dicembre, alla fine della bellissima manifestazione “1 di noi” alcuni manifestanti della CGIL sono stati oggetto di intimidazioni, strattonamenti e velate minacce da parte di alcuni componenti della polizia a Piazza Venezia, di fronte all’Altare della Patria. I poliziotti hanno preteso che le bandiere che i manifestanti portavano con sé, chi nell’asta sventolando, chi arrotolata e chi al collo, fossero tolte dalla vista e “levate di mezzo”.
Tali accadimenti sono gravi in quanto:

a) I manifestanti stavano tornando ai pullman e non erano in alcun modo turbamento per l’ordine pubblico;
b) La CGIL, Confederazione Generale Italiana del Lavoro è il più antico sindacato italiano. Costituito con il Patto di Roma nel 1944, fu la continuazione della Confederazione Generale del Lavoro nata nel 1906 e sciolta durante la dittatura fascista. La democrazia italiana deve moltissimo al sindacato in generale e alla CGIL in particolare e quindi le sue bandiere non potevano certo essere fuori luogo davanti all’altare della Patria, alla tomba del Milite Ignoto od ovunque in ogni angolo del Paese.

Per questi motivi esprime la totale solidarietà alla CGIL, ai pensionati, ai lavoratori e ai sindacalisti fatti oggetto di tali “attenzioni” da parte di coloro che dovrebbero tutelare i principi di libertà sanciti dalla Costituzione grazie anche e soprattutto alle lotte che combatterono i lavoratori e i sindacalisti stessi.
Si confida che all’interno delle forze dell’ordine la Costituzione, i valori e i principi da essa sanciti, vengano promossi e ne sia preteso il rispetto e la difesa.

Fabrizio De Sanctis coordinatore regionale ANPI Lazio




lunedì 3 dicembre 2018

14 - 15 dicembre 2018: Essere antifascisti oggi in Europa - Emergenza democratica: una risposta unitaria e popolare a vecchi e nuovi fascismi




giovedì 29 novembre 2018

1 dicembre 2018 Manifestazione cittadina contro diseguaglianze, mafie e razzismo; per l'accoglienza e la solidarietà sociale

L’ANPI di Roma aderisce alla manifestazione cittadina “Roma non sta a guardare” assieme alle cittadine e ai cittadini, alle organizzazioni sindacali e alle numerose associazioni e movimenti che hanno aderito.Contro le gravissime violazioni della Carta Costituzionale portate dal decreto Salvini, contro la concezione di “sicurezza” che abolisce i permessi per motivi umanitari, crea nuove grandi prigioni alla frontiera, crea sterminate masse di nuovi clandestini nel nostro paese che saranno preda della mafia per il lavoro servile, la prostituzione e lo spaccio, altro che sicurezza. Clandestini che avranno paura anche di rivolgersi al Pronto Soccorso e che quando si ammaleranno rischieranno di essere veicoli di epidemie; strappo alla Costituzione che crea una grande schiera di disoccupati tra gli operatori sociali e promette pesanti ricadute sugli enti locali. 

Contro la istituzionalizzazione di cittadini di serie B, che potranno perdere la cittadinanza in palese sfregio dell'art. 3 della Costituzione, sull'eguaglianza sostanziale senza differenze di alcun genere tra cittadini. 

Per una vera sicurezza, Costituzionale, la sicurezza vera nelle strade che nasce da quella economica e sociale disegnata dai padri costituenti: lavoro, reddito e casa per tutti. Scuola sanità pubbliche universali ed efficienti, che rispondano quindi ai bisogni delle persone. Verde e spazi sociali, ludici e culturali. Per una città libera dalle mafie e dai grandi poteri finanziari ed economici che seguendo la corsa ai meri profitti saccheggiano e distruggono, cementificano e abbandonano, rendendo quella che potrebbe essere una delle più belle e vivibili città al mondo un inferno.


Per una società libera da discriminazione, razzismo e sessismo secondo i principi conquistati dalla Resistenza e sanciti dalla Costituzione.


Appuntamento Sabato 1 dicembre ore 14,00 a Piazza della Repubblica.

Il corteo arriverà in piazza Madonna di Loreto, dove gli interventi saranno aperti dalla staffetta partigiana e componente del comitato nazionale dell’ANPI Tina Costa.



Anche il Consiglio Comunale di Colleferro approva una “mozione antifascista”!

Anche il Consiglio Comunale di Colleferro approva una “mozione antifascista”! 
di seguito il comunicato della sezione ANPI di Colleferro "La Staffetta Partigiana":
"La mozione è stata approvata con 12 voti favorevoli e 4 contrari. La mozione presentata dalla maggioranza, primo firmatario il consigliere Gigi Moratti, è stata oggetto, come facilmente prevedibile, di critiche confuse e pretestuose dai banchi dell’opposizione, che non hanno risparmiato di attaccare gli iscritti ANPI e l’antifascismo in generale, fino a dire, testuali parole, che “l’antifascismo non è un valore”, insieme ad una serie di luoghi comuni e inesattezze storiche, a cui ormai siamo, purtroppo, ben abituati. Appassionata e puntuale la dichiarazione di voto favorevole della consigliera di maggioranza Benedetta Siniscalchi. Nel suo intervento il sindaco Pierluigi Sanna ha richiamato i valori della nostra Carta Costituzionale, di cui quest’anno ricorrono i settant’anni dall’entrata in vigore, ha ricordato che la presentazione della “mozione antifascista” era stata sollecitata dalla nostra sezione oltre un semestre fa e che non accettava che in consiglio comunale venissero offesi gli iscritti all’ANPI. Un intervento pieno di importanti riferimenti storici e che ha risposto, una per una, a tutte le banalità, inesattezze storiche e critiche infondate che si erano levate dai banchi dell’opposizione.
Siamo orgogliosi che, anche la nostra città, si aggiunga all’elenco sempre più numeroso dei comuni italiani che aggiornano i loro statuti con norme specificatamente antifasciste e ringraziamo quanti della maggioranza hanno lavorato prima e votato oggi per rendere possibile questa fondamentale scelta politica.
Ora e sempre Resistenza!"


domenica 25 novembre 2018

26 NOVEMBRE, ORE 15,00, PIAZZA S.APOSTOLI – ROMA: PRESIDIO PER LA MODIFICA DEL DECRETO SICUREZZA

"APPELLO AL PARLAMENTO E AL GOVERNO: FERMATEVI E MODIFICATE IL DECRETO SICUREZZA"
LUNEDÌ 26 NOVEMBRE, ORE 15,00, PIAZZA S.APOSTOLI – ROMA: PRESIDIO DI LIBERA, ACLI, ANPI, ARCI, AVVISO PUBBLICO, LEGAMBIENTE, CGIL,CISL,UIL.
Lunedì 26 novembre il Decreto sicurezza arriva alla Camera dei Deputati per la sua approvazione definitiva, tramite il voto di fiducia preannunciato da parte del Governo.
Venerdì scorso, in Commissione Affari costituzionali, il dibattito è stato privato dei tempi necessari per discutere gli emendamenti presentati, anche dai partiti della maggioranza, al fine di modificare il Decreto in alcuni degli aspetti che presentano quei profili di criticità, più volte sollevati sin dall'inizio e in contrasto con le garanzie dei diritti sanciti nelle Convenzioni internazionali.
Per chiedere al Parlamento e al Governo di fermarsi e rivedere il Decreto sicurezza, aprendosi al confronto e al dibattito, Libera, Acli, ANPI, Arci, Avviso Pubblico, Legambiente, Cgil, Cisl, Uil promuovono per lunedì 26 a partire dalle ore 15,00, in Piazza Santi Apostoli, un presidio pubblico.
In dettaglio – scrivono le Associazioni e i Sindacati – destano grande preoccupazione le disposizioni relative alla protezione umanitaria e immigrazione - su cui anche il Consiglio superiore della magistratura ha rilevato aspetti di incostituzionalità – e che appaiono essere più come una risposta simbolica all'opinione pubblica che ai problemi concreti della protezione e della integrazione. Questo decreto che si appresta a diventare legge non promuove dignità, ma la toglie, ad esempio alle persone che hanno intrapreso un percorso di integrazione, lavorano in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato e in caso di diniego perdono il lavoro e il diritto di permanere sul territorio italiano, incentivando in tal modo sfruttamento e lavoro irregolare.
Preoccupano fortemente, altresì, le disposizioni relative all'ordine pubblico e sicurezza, che richiederebbero interventi di diversa natura mirati a favorire le politiche di inclusione sociale, a garantire il diritto all'abitare, alla salute e a tutti i servizi socio-sanitari per le persone in condizioni di povertà, fragilità ed emarginazione.
Fino alla vendita ai privati dei beni confiscati ai mafiosi e ai corrotti, perché, tramite aste pubbliche, anziché riutilizzarli per finalità pubbliche e sociali come prevede la legge n. 109/96, si vuole dare un messaggio culturale in direzione opposta, favorendo inevitabilmente gli acquisti attraverso prestanomi dalla faccia pulita, come già evidenziato da molti magistrati.
Non possiamo permettere che le ricchezze accumulate con denaro frutto del compimento di gravi reati ritornino nelle mani di chi li ha commessi. Tutto il “maltolto” deve diventare “bene comune” rappresentando il segno del riscatto di un'Italia civile e responsabile, onesta e coraggiosa.

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Ripudia intolleranza, razzismo e antisemitismo.
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