mercoledì 17 ottobre 2018

19 ottobre a Colleferro: Presidio per Riace


Organizzato dalle associazioni antifasciste e antirazziste e dalle Istituzioni di Colleferro e dei territori adiacenti. 

Da Riace a Lodi, e in molte altre città, vengono negati i più elementari diritti delle persone migranti. Si vogliono creare vincoli crescenti ai più elementari diritti, trasformando la nostra società in un carcere a cielo aperto. I diritti acquisiti su aborto e parità di genere vengono messi in discussione. 

Nel nostro territorio le lotte contro l'inquinamento ed una gestione criminale del ciclo dei rifiuti hanno visto una partecipazione trasversale, secondo una logica solidale che non ha conosciuto discriminazioni e barriere.

Non vogliamo lasciare spazio a manifestazioni di razzismo,fascismo e sessismo, I valori e la pratica della solidarietà, dell'eguaglianza e del rispetto delle diversità, sono il fondamento necessario per un movimento che risponda a dieci anni di crisi sociale che hanno devastato il nostro paese.

Questo presidio è una risposta ai fatti di Riace e di Lodi. Questo presidio è un momento pubblico di piazza che molte persone e realtà sociali della Valle del Sacco sentono necessario.

L'appuntamento è a Largo S. Francesco dove staremo insieme, leggeremo letture, ci saranno laboratori per bambini e altre attività

martedì 16 ottobre 2018

16 ottobre 1943: La deportazione degli ebrei di Roma

16 ottobre 1943: La deportazione degli ebrei di Roma

La "soluzione finale" per gli ebrei romani arriva il 24 settembre 1943 con l'ordine da Berlino di "trasferire in Germania" e "liquidare" tutti gli ebrei "mediante un'azione di sorpresa". Il telegramma riservatissimo è indirizzato al tenente colonnello Herbert Kappler, comandante delle SS a Roma. Nonostante il colpo delle leggi razziali, gli ebrei a Roma non si aspettano quello che sta per accadere: Roma è "città aperta", e poi c'è il Papa, sotto l'ombra della cupola di San Pietro i tedeschi non oserebbero ricorrere alla violenza. Le notizie sul destino degli ebrei in Germania e nell'Europa dell'Est sono ancora scarse e imprecise. Inoltre, la richiesta fatta il 26 settembre da Kappler alla comunità ebraica di consegnare 50 chili d'oro, pena la deportazione di 200 persone, illude gli ebrei romani che tutto quello che i tedeschi vogliono sia un riscatto in oro. Oro che con enormi difficoltà la comunità riesce a mettere insieme e consegnare due giorni dopo in Via Tasso, nella certezza che i tedeschi saranno di parola e che nessun atto di violenza verrà compiuto. Nelle stesse ore le SS, con l'ausilio degli elenchi dei nominativi degli ebrei forniti dall'Ufficio Demografia e Razza del Ministero dell'Interno, stanno già organizzando il blitz del 16 ottobre.

Le persone rastrellate vengono caricate su camion

C'è una lapide sulla facciata della Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte a Via del Portico d'Ottavia, quasi di fronte alla Sinagoga. Ricorda che "qui ebbe inizio la spietata caccia agli ebrei". Qui, in un'alba di 56 anni fa, si radunarono i camion e i soldati addetti alla "Judenoperation" nell'area del ghetto, dove ancora abitavano molti ebrei romani. Il centro della storia e della cultura ebraiche a Roma stava per vivere il suo giorno più atroce. «Era sabato mattina, festa del Succot, il cielo era di piombo. I nazisti bussarono alle porte, portavano un bigliettino dattiloscritto. Un ordine per tutti gli ebrei del Ghetto: dovete essere pronti in 20 minuti, portare cibo per 8 giorni, soldi e preziosi, via anche i malati, nel campo dove vi porteranno c’è un’infermeriao», così Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, ha ricordato  quella mattina del 16 ottobre 1943.

Rapporto di Kappler sull'arresto e la deportazione degli ebrei romani



Alle 5,30 del mattino di sabato 16 ottobre, provvisti degli elenchi con i nomi e gli indirizzi delle famiglie ebree, 300 soldati tedeschi iniziano in  contemporanea la caccia per i quartieri di Roma. L'azione è capillare: nessun ebreo deve sfuggire alla deportazione. Uomini, donne, bambini, anziani ammalati, perfino neonati: tutti vengono caricati a forza sui camion, verso una destinazione sconosciuta. Alla fine di quel sabato le SS registrano la cattura di 1024 ebrei romani.
"Quel 16 ottobre -racconta uno degli scampati alla deportazione- era un sabato, giorno di riposo per gli ebrei osservanti. E nel Ghetto i più lo erano. Inoltre era il terzo giorno della festa delle Capanne. Un sabato speciale, quasi una festa doppia... La grande razzia cominciò attorno alle 5.30. Vi presero parte un centinaio di quei 365 uomini che erano il totale delle forze impiegate per la "Judenoperation". Oltre duecento SS contemporaneamente si irradiavano nelle 26 zone in cui la città era stata divisa per catturare casa per casa gli ebrei che abitavano fuori del vecchio Ghetto. L'antico quartiere ebraico fu l'epicentro di tutta l'operazione... Le SS entrarono di casa in casa arrestando intere famiglie in gran parte sorprese ancora nel sonno... Tutte le persone prelevate vennero raccolte provvisoriamente in uno spiazzo che si trova poco più in là del Portico d'Ottavia attorno ai resti del Teatro di Marcello. La maggior parte degli arrestati erano adulti, spesso anziani e assai più spesso vecchi. Molte le donne, i ragazzi, i fanciulli. Non venne fatta nessuna eccezione, né per persone malate o impedite, né per le donne in stato interessante, né per quelle che avevano ancora i bambini al seno...".
"I tedeschi bussarono, poi non avendo ricevuto risposta sfondarono le porte. Dietro le quali, impietriti come se posassero per il più spaventosamente surreale dei gruppi di famiglia, stavano in esterrefatta attesa gli abitatori, con gli occhi da ipnotizzati e il cuore fermo in gola", ricorda Giacomo Debenedetti.
"Fummo ammassati davanti a S. Angelo in Pescheria: I camion grigi arrivavano, i tedeschi caricavano a spintoni o col calcio del fucile uomini, donne, bambini ... e anche vecchi e malati, e ripartivano. Quando toccò a noi mi accorsi che il camion imboccava il Lungotevere in direzione di Regina Coeli... Ma il camion andò avanti fino al Collegio Militare. Ci portarono in una grande aula: restammo lì per molte ore. Che cosa mi passava per la testa in quei momenti non riesco a ricordarlo con precisione; che cosa pensassero i miei compagni di sventura emergeva dalle loro confuse domande, spiegazioni, preghiere. Ci avrebbero portato a lavorare? E dove? Ci avrebbero internato in un campo di concentramento? "Campo di concentramento" allora non aveva il significato terribile che ha oggi. Era un posto dove ti portavano ad aspettare la fine della guerra; dove probabilmente avremmo sofferto freddo e fame, ma niente ci preparava a quello che sarebbe stato il Lager", ha scritto Settimia Spizzichino nel suolibro "Gli anni rubati".
Per la prima volta Roma era testimone di un'operazione di massa così violenta. Tra coloro che assistettero sgomenti ci fu una donna che piangendo si mise a pregare e ripeteva sommessamente: "povera carne innocente". Nessun quartiere della città fu risparmiato: il maggior numero di arresti si ebbe a Trastevere, Testaccio e Monteverde. Alcuni si salvarono per caso, molti scamparono alla razzia nascondendosi nelle case di vicini, di amici o trovando rifugio in case religiose, come gli ambienti attigui a S. Bartolomeo all'Isola Tiberina. Alle 14 la grande razzia era terminata. Tutti erano stati rinchiusi nel collegio Militare di via della Lungara, a pochi passi da qui. Le oltre 30 ore trascorse al Collegio Militare prima del trasferimento alla Stazione Tiburtina furono di grande sofferenza, anche perché gli arrestati non avevano ricevuto cibo. Tra di loro c'erano 207 bambini.
Due giorni dopo, lunedì 18 ottobre, i prigionieri vengono caricati su un convoglio composto da 18 carri bestiame in partenza dalla Stazione Tiburtina. Il 22 ottobre il treno arriva ad Auschwitz.
Dei 1024 ebrei catturati il 16 ottobre ne sono tornati solo 16, di cui una sola donna (Settimia Spizzichino). Nessuno degli oltre 200 bambini è sopravvissuto.
Dopo il 16 ottobre 1943, la polizia tedesca catturò altri ebrei: alla fine  scomparvero da Roma 2091 ebrei. Uno dei momenti più tragici fu il massacro delle Fosse Ardeatine; in queste cave di tufo abbandonate, fuori dalle porte della città e contigue alle vecchie catacombe, il 24 marzo 1944 furono trucidati 335 uomini di cui 75 ebrei.
Roma fu liberata il 4 giugno 1944 e la capitolazione finale di tedeschi e fascisti si ebbe il 2 maggio 1945. Nel 1946, le vittime accertate per deportazioni da tutta Italia furono settemilacinquecento e quelle per massacri mille; gli abbandoni per emigrazione, cinquemila. Dalla comunità di Roma, oltre ai 2091 deportati e morti, mancavano alla fine della guerra anche molti emigrati. Nel biennio 1943-1945 le perdite della popolazione ebraica in tutta Italia furono all'incirca 7750, pari al 22% del totale della popolazione ebraica nel nostro Paese.
http://www.storiaxxisecolo.it/Resistenza/resistenza2c6.html

altri contributi su Patria Indipendente
http://anpi.it/media/uploads/patria/2003/10/07_GHETTO_ROMA.pdf

http://www.patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/servizi/16-ottobre-1943-la-lista-degli-ebrei-romani/

http://www.patriaindipendente.it/idee/lemail/deportazione-e-sterminio-degli-ebrei-di-roma/

28 ottobre 2018: Forte Bravetta


20 ottobre 2018: sez. ANPI Marconi - Allarme, son Fascisti!


martedì 9 ottobre 2018

22 ottobre 2018 - L'apartheid giuridico - riflessione a più voci sul Decreto "Sicurezza e Immigrazione"

Incontro pubblico a Roma promosso dall'ANPI nazionale sul decreto "Sicurezza e immigrazione". Interverranno, tra gli altri, Carla Nespolo, Don Luigi Ciotti e l'ammiraglio Vittorio Alessandro


venerdì 5 ottobre 2018

No ai fascisti a Pietralata: venga revocata l'auotorizzazione e si applichino Costituzione e leggi Scelba e Mancino


Domani mattina, sabato 6 ottobre, a Pietralata è stata autorizzata una manifestazione di stampo fascista di una organizzazione di cui da tempo chiediamo lo scioglimento in ragione delle norme previste dalla Costituzione e dalle leggi Scelba e Mancino. Come anche i recenti fatti accaduti a Bari ulteriormente dimostrano, trattasi di organizzazione di stampo e ispirazione fascista che predica e pratica violenza e odio razziale oltre che l’occupazione abusiva di stabili pubblici (con relativo danno erariale).

Ci si chiede perché si continuino ad autorizzare manifestazioni di tal fatta. La democrazia non autorizza alla tolleranza verso chi disprezza i metodi e le regole della democrazia stessa e anzi le usa ai fini di distruggerla. Nel caso specifico l’adunata e il corteo fascista per le strade di Pietralata sono ancor più inaccettabili e pericolosi, una vera e propria provocazione, perché trattasi di quartiere dalla forte storia e tradizione democratica e antifascista ancor viva tutt’oggi come dimostrano le tante realtà sociali presenti nel territorio. Inoltre i facinorosi si radunerebbero davanti alla metropolitana, obbligando così anche i cittadini ostili di passaggio ad un contatto ravvicinato: ciò rappresenta un grave pericolo per l’incolumità fisica delle persone e per l’ordine pubblico in generale.
E’ proprio il caso di dire che “i cittadini hanno il diritto di crescere i propri figli in un quartiere decoroso e senza timori di alcun genere”, per questo l’ANPI provinciale di Roma chiede che venga revocata l’autorizzazione a tale adunata. Ribadisce la richiesta dell’intervento delle Istituzioni nel solco stabilito dalla Costituzione e dalle leggi della Repubblica e inoltre sia ripristinata la legalità sgomberando la sede nazionale dell’organizzazione in questione, occupata da anni abusivamente nella colpevole indifferenza di chi dovrebbe curare il bene pubblico.



martedì 2 ottobre 2018

"Solidarietà a Mimmo Lucano e alla comunità di Riace" - Comunicato congiunto ANPI, ARCI, CGIL, ARTICOLO 21


"Solidarietà a Mimmo Lucano e alla comunità di Riace"

2 Ottobre 2018
http://www.anpi.it/articoli/2077/solidarieta-a-mimmo-lucano-e-alla-comunita-di-riace

lunedì 1 ottobre 2018

L'occupazione italiana in Libia - mostra dal 27 settembre al 22 novembre - alla Casa della Memoria

Una mostra foto-documentaria testimonia la storia del recente passato della Libia. Oltre duecento foto e decine di documenti provenienti dall'Archivio Nazionale di Tripoli e dai principali archivi nazionali


L'occupazione italiana della Libia - Violenza e colonialismo 1911-1943

Negli ultimi anni la Libia è stata quasi quotidianamente al centro dell’attenzione dei mezzi di comunicazione per i numerosi e violenti conflitti che hanno contraddistinto la sua storia recente.

La mostra foto-documentaria L’occupazione italiana della Libia. Violenza e colonialismo 1911-1943, alla Casa della Memoria e della Storia di Roma dal 27 settembre al 22 novembre, restituisce al visitatore la possibilità di conoscerne meglio la storia, approfondendo, in particolare, gli avvenimenti legati al periodo coloniale italiano, ancora poco noti.

Le drammatiche vicende storiche di quegli anni sono narrate attraverso un percorso storico-didattico che si articola attraverso oltre duecento foto e decine di documenti provenienti dall'Archivio Nazionale di Tripoli e dai principali archivi nazionali.

La mostra - organizzata dall'Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza (IRSIFAR) e dalla Fondazione MedA - Onlus, con il patrocinio dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri - è promossa da Roma Capitale - Assessorato alla Crescita culturale - Dipartimento Attività Culturali in collaborazione con l’Istituto Nazionale Ferruccio Parri e Zètema Progetto Cultura. È stata realizzata dallo storico Costantino Di Sante con il contributo del Centro per l’Archivio Nazionale di Tripoli e la consulenza di Salaheddin Sury, uno dei maggiori storici libici dell’età contemporanea.

L’esposizione sarà inaugurata giovedì 27 settembre alle 18 con la partecipazione di Luisa Musso dell’Università di Roma Tre e Alessandro Triulzi dell’Università di Napoli L’Orientale.

A lato dell’esposizione è stato organizzato un corso di formazione per insegnanti e studenti dal titolo: Colonialismo italiano e razzismi.
27 settembre - 22 novembre 
Casa della Memoria e della Storia
Via San Francesco di Sales, 5 – Roma
Lun-ven ore 9.30-20.00
Tel. 060608 – 06.6876543

INGRESSO LIBERO
https://www.comune.roma.it/web/it/notizia.page?contentId=NWS178446


venerdì 28 settembre 2018

28 settembre 2018 manifestazione antifascista a Civitavecchia

A Civitavecchia i fascisti vogliono aprire una loro sede.

L’ANPI provinciale di Roma, di fronte al clima di odio e violenza che si sta generando nel paese negli ultimi tempi, all'interno del quale prendono forma progetti politici e movimenti avversi alla democrazia e all'ordinamento costituzionale, invita le cittadine e i cittadini, le forze politiche e sociali, le organizzazioni sindacali, il mondo dell’associazionismo, a partecipare alla manifestazione che si svolgerà il 

28 settembre a Civitavecchia alle ore 18.00 a Viale Garibaldi, nei pressi della statua di Garibaldi

La città di Civitavecchia, Medaglia d’Oro al Merito Civile e Medaglia d’Argento per la Guerra di Liberazione non merita oggi l’ennesima provocazione da parte di gruppi che si richiamano alla dittatura fascista. Civitavecchia fu il luogo in cui, durante il regime fascista, vennero incarcerati circa mille oppositori politici, tra cui alcuni dei fondatori della nostra Repubblica come il Presidente Sandro Pertini, Giancarlo Pajetta, il Presidente dell’Assemblea Costituente Umberto Terracini, Vittorio Foa, e intellettuali antifascisti come Antonio Gramsci. Civitavecchia fu una delle città in cui prese forma la prima opposizione al fascismo di cui furono protagonisti gli Arditi del Popolo. Una città con una storia legata fortemente al movimento operaio e portuale, espressione di affermazione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, ha bisogno di una risposta ferma e decisa ai tentativi di proliferazione di idee razziste e xenofobe. Con le armi pacifiche della democrazia e con le bandiere della libertà, contro ogni violenza e per la difesa della Repubblica democratica costruita con l’impegno di quante e quanti si opposero al fascismo, saremo in piazza per dire ancora una volta che ogni città d’Italia è antifascista!

Per adesioni: anpi.roma@libero.it



https://trcgiornale.it/manifestazione-antifascista-a-viale-garibaldi/

http://www.civonline.it/articolo/una-manifestazione-contro-il-fascismo

18 ottobre 2018: Una quercia sottile - Primo De Lazzari, ritratto collettivo di un partigiano


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Ripudia intolleranza, razzismo e antisemitismo.
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