martedì 22 gennaio 2019

26 gennaio 2019: Giulia Spizzichino - la "farfalle impazzita"


27 gennaio 2019: pedalando nella memoria - organizzato da: Fiab Roma Ruotalibera

Pedalando nella Memoria 2019





Pedalando nella Memoria si replica anche quest’anno. La manifestazione nasce dall'esigenza di rendere le nuove generazioni più partecipi e coscienti dei fatti che sono avvenuti a Roma durante il Secondo Conflitto Mondiale.
La "pedalata", attraversando alcuni dei luoghi simbolo delle drammatiche vicende di quegli anni, si propone di conservarne il ricordo e di riannodare i fili della memoria attraverso le esperienze ed i racconti di chi li ha vissuti per poter conoscere, riconoscere e combattere vecchie e nuove discriminazioni, oltre ad essere monito ed impegno per le odierne e per le future generazioni, affinché ciò che è stato non debba mai più avvenire.
L’evento, inoltre, vuole farsi promotore di un messaggio di speranza e di pace per il futuro, attraverso la partecipazione e la condivisione di una pedalata in bicicletta.



Percorso antimeridiano:

1) Appuntamento alle ore 9,15 presso la Basilica di San Paolo.
Nel convento attiguo alla basilica erano rifugiati 67 ebrei e politici. Il 3 febbraio 1944 vi fecero irruzione i fascisti della banda di Pietro Koch in violazione ai principi della extraterritorialità. I rifugiati vennero tutti deportati nei campi di concentramento.
Partenza della pedalata 9,30

2) ore 9,40 minuto di silenzio sul Ponte intitolato a Settimia Spizzichino.

3) ore 10,00 Fosse Ardeatine.
Questo è il luogo della più numerosa strage nazista in una grande città europea. Qui furono uccise 335 persone, antifascisti, ebrei, militari, cittadini rastrellati a caso, senza un tribunale che li avesse condannati a morte. La strage fu una rappresaglia per l’attacco di via Rasella dove morirono 32 soldati.

4) ore 10,45 Porta San Paolo.
E’ il luogo simbolo della Resistenza romana, dove il 9 e 10 settembre 1943 esercito e popolo in armi cercarono di fermare l’avanzata dei tedeschi che miravano ad occupare la capitale dopo l’armistizio dell’8 settembre.

5) ore 11,15 Portico d’Ottavia.
Il cuore del Ghetto ebraico di Roma, qui il 16 ottobre 1943, vennero rastrellati 1259 ebrei (tra essi 207 bambini), ed avviati ai campi di concentramento. Solo 16 sopravvissero alla sterminio, una sola donna: Settimia Spizzichino.

6) ore 11,45 Via degli Zingari.
Una lapide ricorda lo sterminio degli zingari che il regime nazista aveva dichiarato “razza inferiore”. Si calcola che il 25% degli zingari che vivevano in Europa, circa 220.000 persone, siano state uccise nei campi di concentramento o dai governi fantoccio
dei paesi balcanici.

7) 12,15 Gay Street.
Via di San Giovanni in Laterano è la gay street romana. Gli omosessuali vennero avviati ai campi di sterminio come gli ebrei, gli zingari, i Testimoni di Geova. Gli omosessuali erano distinti da un triangolo rosa cucito sul petto, le donne con un triangolo nero. Si stima che gli internati siano stati almeno 50.000.

8) ore 12,45 Museo di via Tasso
Il Museo storico della Liberazione è stato allestito nei locali dell’edificio che, nei mesi dell’occupazione nazista di Roma (11 settembre 1943 – 4 giugno 1944), venne utilizzato come carcere dal Comando della Polizia di sicurezza.


9) ore 13,30 Casale della Cacciarella.
Via di Casal Bruciato, 11. Poco più avanti della Stazione Tiburtina, luogo dove, dal binario 1, partivano i convogli verso i campi di sterminio. Nel casale di fine Ottocento, appartenuto alla famiglia Torlonia, oltre a concedersi una sosta per il pranzo, sarà possibile partecipare ad altre iniziative della Giornata nella Memoria, ripercorrendo i punti salienti di quel periodo, dall'ascesa del nazifascismo all'Olocausto, con un allestimento di illustrazioni e testimonianze reali sui fatti accaduti.

Durante le soste presso i luoghi della memoria verranno letti brani e ricordati accadimenti legati ai luoghi stessi.

Nel Pomeriggio, presso il Casale della Cacciarella si svolgerà lo spettacolo teatrale
“Ciò che è stato può ancora accadere”
Dalle memorie e dall'esperienza del passato agli odierni "olocausti", per comprendere, riconoscere e combattere vecchie e nuove discriminazioni. Monito ed impegno per le odierne e le future generazioni, affinché ciò che è stato non debba mai più avvenire.
"Quando l'ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa un dovere"
(cit Bertolt Brecht)
Partecipa all'evento la "Pedalata della Memoria"
Una pedalata che attraversando alcuni dei luoghi simbolo di quelle drammatiche vicende del periodo nazifascista si propone di conservarne il ricordo facendosi promotore di un messaggio di speranza di pace condivisa.

Per maggiori dettagli: https://www.facebook.com/events/1865848930209483/

Informazioni generali:
L'evento è gratuito, non occorre iscrizione, prenotazione o tessera. Per partecipare è sufficiente recarsi sul luogo dell'appuntamento o in una delle tappe, all'orario stabilito e pedalare.
Chi partecipa alla pedalata, ovviamente, può lasciare il gruppo in qualsiasi momento. Per chi la mattina non può esserci, se vorrà, potrà recarsi all'evento pomeridiano per assistere alle iniziative presso il Casale della Cacciarella.

Organizzato da:
Fiab Roma Ruotalibera

con la partecipazione di:
ANPI provinciale di Roma, ANPI Monterotondo, A.S.D. VediRomaInBici, A.P.S. Bike4City, Ciclofficina Macchia Rossa, Cooperativa Sociale la Cacciarella, FIAB NaturAmici.

Contatti:
Roberto Mieli cell. 329 201 7409; e-mail: robertovideo@europe.com
Roberto Cavallini cell. 335 80 84 764; e-mail: rbrt.cavallini@gmail.com

Nuove scritte fasciste al Liceo Montale di Roma - Portuense. Nota della sezione ANPI Marconi fatta propria dall'ANPI provinciale di Roma

Il comitato provinciale dell'ANPI di Roma fa proprie l'indignazione e le richieste della sezione Marconi "Ragazze della Resistenza" espresse nella seguente nota:

Nella notte tra il 18 e il 19 gennaio sono comparse sui muri del cortile interno della succursale del liceo 'Montale' di Roma, in via Paladini,  scritte volgari accompagnate da croci celtiche e svastiche.
Si tratta del secondo atto vandalico e intimidatorio che l'istituto subisce - nello stesso luogo e con le stesse modalità - in neanche due mesi.
Se anonima è la mano, indiscutibile risulta la matrice ideologica fascista che la anima.
Stavolta l'azione potrebbe essere infatti collegata alle numerose iniziative relative alla 'Giornata della Memoria' che il liceo ha organizzato e che come ogni anno permetteranno agli alunni di conoscere e avere consapevolezza dell'Olocausto, iniziative ben visibili in una circolare pubblicata venerdì 18 sul sito della scuola. Difficile pensare che questo secondo atto sia non riconducibile a tali iniziative, data l'espressione volgare che campeggiava in verde sul muro e che ricorda un noto slogan ultrà delle curve nostrane: "C'avete rotto er cazzo!".


Come sezione ANPI 'Ragazze della Resistenza' della zona Marconi-Portuense sentiamo la necessità di invitare cittadini ed associazioni a stringersi intorno ai lavoratori, agli studenti, alle famiglie del liceo 'Eugenio Montale' che sta scontando con questi vili atti vandalici e intimidatori il proprio collettivo impegno nel coltivare la memoria storica e nel mettere in campo progetti capaci di educare i futuri cittadini alla partecipazione democratica e alla Costituzione.

Chiediamo anche con voce netta alle istituzioni locali e nazionali di intervenire a tutela dell'istituto,
da sempre presidio di accoglienza e inclusione, perché non sia lasciato solo nel suo quotidiano impegno.

22 gennaio 2008: moriva a Ravenna Arrigo "Bulow" Boldrini

Il 22 gennaio 2008 moriva a Ravenna Arrigo "Bulow" Boldrini Prima Medaglia d'Oro al valor militare della Resistenza e pluridecorato dall'Italia e da altri Stati combattenti contro il nazifascismo, presidente dell'ANPI. 

«Abbiamo combattuto per la libertà di tutti; per chi era con noi, per chi non c'era ed anche per chi era contro. Tutti i morti meritano rispetto ma non si possono confondere i combattenti della libertà e quanti scelsero la dittatura».

http://www.anpi.it/donne-e-uomini/1551/arrigo-boldrini-bulow


Sbarco di ANZIO: rievocazione storica ufficiale imbarazzante e inadeguata. Nota dell'ANPI Roma e della sez. Anzio - Nettuno

Nello sbarco di Anzio migliaia di ragazzi degli eserciti alleati sacrificarono la vita per ridare un futuro di libertà e fratellanza ai popoli europei. Tedeschi e repubblichini agivano per un futuro di sicura oppressione e schiavitù.



A cosa serve la memoria storica? Perché si ricordano gli avvenimenti del passato? Perché è così importante trasmettere la storia della Seconda Guerra Mondiale alle giovani generazioni? Vi poniamo queste domande perché riteniamo che quest’anno l’attenzione e la scrupolosità che meriterebbe l’organizzazione delle iniziative legate alle commemorazioni dello Sbarco di Anzio e Nettuno siano venute meno. La Seconda Guerra Mondiale, di cui quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario, venne scatenata dal Terzo Reich, dall'Italia fascista e dal Giappone. Venne progettata e pianificata. Le ideologie fasciste avevano nella loro essenza la “politica di potenza”, la quale si espletava attraverso un nazionalismo aggressivo basato sulla “superiorità” di alcuni popoli rispetto ad altri che a sua volta produceva una propensione naturale per l’espansionismo territoriale. Migliaia di città vennero ridotte in cenere, fame e distruzione dominavano l’intera Europa, milioni furono i morti. Ci sembra doverosa questa piccola introduzione per chiarire ciò che i regimi fascisti produssero nel mondo. Al loro interno i regimi si caratterizzarono per le persecuzioni etniche, razziali e politiche, per la mancanza di libertà, per le deportazioni e gli stermini di massa, i quali rappresentarono la macabra attuazione delle politiche di discriminazione perseguite negli anni che precedettero il conflitto. Prima ci furono le idee, poi la propaganda, poi l’istituzionalizzazione attraverso la legislazione, poi la realizzazione dello sterminio. Per combattere questi regimi e mettere la parola fine alle loro politiche criminali si mobilitarono, organizzando nei diversi territori i movimenti di resistenza, cittadine e cittadini europei, forze politiche antifasciste, sindacati, ex militari. Come sappiamo, oltre ai movimenti di resistenza, contro il fascismo italiano, contro il nazismo tedesco e contro l’imperialismo giapponese, si mobilitarono alcune nazioni, le quali impegnarono le proprie forze armate dall'Oceano Pacifico all'Oceano Atlantico, dall'Europa fino ad alcuni territori dell’Africa e dell’Asia. Guidati da Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Sovietica, gli Alleati sconfissero i regimi fascisti. Gli ordinamenti democratici nati dopo la Seconda Guerra Mondiale in Europa, nati dalla vittoria sul nazifascismo, vennero costruiti sui principi e sui valori ispiratori della Guerra di Liberazione. In questo contesto si inserisce lo Sbarco Alleato avvenuto nel nostro territorio il 22 gennaio 1944. Perché avvenne lo sbarco? La risposta la sappiamo tutti: per liberare l’Italia dall'occupazione tedesca e dalla dittatura fascista (che nel frattempo, screditata dal popolo italiano e dai combattenti delle forze armate, si era riorganizzata nella RSI, stato fantoccio creato per appoggiare la macchina bellica del Terzo Reich). Quindi, quando celebriamo lo Sbarco Alleato, rendiamo omaggio e ricordiamo quei ragazzi che sacrificarono la propria vita in nome della libertà e della fratellanza tra i popoli. In considerazione di quanto esposto, ci sembra quindi singolare e inappropriato affidare a Pietro Cappellari la responsabilità di trasmettere la memoria storica della Seconda Guerra Mondiale. Trasmettere la memoria storica significa trasmettere dati, avvenimenti, contesto storico, valori, principi. Ogni avvenimento storico ha il suo contesto che lo rende significativo e lo caratterizza. Il contesto storico in cui ebbe luogo lo Sbarco è quello descritto sopra. Raccontare lo Sbarco senza tener conto del contesto in cui si svolse è a nostro avviso poco professionale, poco serio e di scarso livello storiografico. Gli avvenimenti legati allo Sbarco Alleato non possono essere raccontati da chi, come Pietro Cappellari, non si riconosce nei valori che l’hanno ispirato e nelle motivazioni che hanno guidato i soldati inglesi e americani. La trasmissione di quella memoria non può essere affidata a chi nelle sue pubblicazioni parla di “nemico anglo-americano” e di “liberatori” con il virgolettato da intendersi in maniera dispregiativa. Non può essere affidata a chi rivendica le azioni dei massacratori di Marzabotto e delle Fosse Ardeatine. Non può essere affidata a chi rivendica la legittimità storica e politica della Marcia su Roma, delle politiche d’occupazione, dei crimini contro l’umanità compiuti dalle armate tedesche e dai reparti della RSI. Non può essere affidata a chi rivendica le politiche razziali che hanno portato all'olocausto. Non può essere affidata a chi denigra e, attraverso non si sa bene quale fonte, cerca di sostenere che ad Anzio e Nettuno non ci fu nei giorni di settembre ’43 una reazione da parte di militari e civili contro i tedeschi e che nei Castelli Romani non ci fu la Resistenza. Tutto ciò è documentato, oltre che nelle pubblicazioni ufficiali dello SME e in quelle di alcuni autori che al contrario di Pietro Cappellari lavorano con editori di rilievo nazionale ed internazionale, presso gli archivi storici delle forze armate e presso gli archivi di Stato. Riteniamo che da parte degli organizzatori ci sia stata una grossolana superficialità nell'impostazione dell’evento e una impreparazione di base riguardo alla storia della Seconda Guerra Mondiale. Vogliamo augurarci che in futuro non si commettano più tali errori. La verifica preventiva delle fonti storiche da utilizzare per trasmettere la memoria non è un aspetto secondario, ma è l’aspetto primario per chi organizza rievocazioni storiche. È inaccettabile che gli avvenimenti legati allo Sbarco Alleato vengano strumentalizzati da chi ha fatto del revisionismo storico il suo obiettivo. I valori della lotta antifascista in Italia e in Europa sono oggi a fondamento della nostra Repubblica. Raccontare la storia significa a nostro avviso far capire “perché” si celebra lo Sbarco Alleato, che significato aveva e che significato ha oggi raccontarlo. Significa far capire alle future generazioni “perché” i giovani di allora lottarono contro il nazifascismo. Anche questa risposta la sappiamo: per consegnarci un futuro di pace e libertà. Ed il compito fondamentale per cui si organizzano rievocazioni, commemorazioni e celebrazioni è proprio per trasmettere e ancorare conoscenze e valori e per far sì che gli orrori del passato non si ripetano, mai più.

ANPI Provinciale di Roma

ANPI Sezione Anzio-Nettuno

venerdì 18 gennaio 2019

30 gennaio 2019 - Sez. ANPI Montespaccato: le leggi razziali in Italia. Tra memoria e rimozione


Dal 24 gennaio al 4 febbraio 2019 - Colleferro: mostra “16 ottobre 1943 – la razzia”



La mostra “16 ottobre 1943 – la razzia” è dedicata alla deportazione degli ebrei di Roma del 16 ottobre 1943. Curata da Marcello Pezzetti la mostra, sarà aperta al pubblico dal 24 gennaio al 4 febbraio 2019 e inaugurata ufficialmente il 24 gennaio alle ore 11.
L'inaugurazione la mostra sarà presentata dallo storico della Fondazione Museo della Shoah di Roma Marco Caviglia e si avvarrà della preziosa testimonianza di Emanuele Di Porto, miracolosamente scampato alla retata.

La mostra dopo essere stata stata esposta a Roma è stata resa itinerante dalla Fondazione Museo della Shoah di Roma..

Il 16 ottobre 1943 più di 1000 ebrei vennero catturati a Roma e deportati nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau.

Solo 16 sarebbero ritornati: quindici uomini e una donna. Nessun bambino.
Si tratta di uno degli episodi più tragici dell’intera storia italiana.
Il percorso espositivo si apre con una breve panoramica sulla comunità ebraica romana, per poi entrare nello specifico della razzia: la sua preparazione, il rastrellamento, i persecutori e le vittime. Quella tragica giornata viene ricostruita attraverso documenti in parte inediti, mappe appositamente ideate e, soprattutto, le eccezionali immagini dei persecutori, di cui nessuno fino ad ora aveva visto i volti, e le opere del pittore Aldo Gay il quale, miracolosamente scampato all'arresto, la mattina del 16 ottobre memorizzò ciò che vide ritraendolo subito dopo attraverso decine di disegni a china e a matita.
Vengono poi descritti i giorni successivi alla cattura attraverso le vicende personali delle vittime, fino al tragico arrivo ad Auschwitz-Birkenau. Di alcuni deportati sono stati ricostruite le storie anche all'interno del campo di sterminio.
Uno sguardo è rivolto al “mondo esterno”, alle reazioni del Vaticano e dell’opinione pubblica, così come alla “caccia agli ebrei” che si scatenò dopo il 16 ottobre.
L’esposizione si conclude con le fotografie dei volti delle vittime, per fare emergere la loro specificità all’interno dell’evento storico e per ricordare a tutti l’incolmabile vuoto che queste persone hanno lasciato.

Mostra a cura di: Marcello Pezzetti e Sara Berger

Approvata nel V Municipio la mozione antifascista

Approvata nel V Municipio la mozione antifascista

Il Consiglio del V Municipio ha approvato all'unanimità, assenti i consiglieri di destra, la mozione antifascista presentata dalla nostra sezione "Giordano Sangalli" dell'ANPI Provinciale di Roma. Questo importante atto amministrativo teso a contrastare iniziative di associazioni di chiaro stampo fascista, negando loro l'uso di spazi e suolo pubblico, si deve accompagnare all'azione politica e culturale in tutti i quartieri del Municipio, ponendo al centro dell'attenzione valori e diritti inalienabili. La libertà e la dignità delle persone vanno difese a tutti i costi.
Ora è sempre Resistenza




giovedì 17 gennaio 2019

Solidarietà ad Enrico Mentana e a tutti i giornalisti fatti oggetto di gravi minacce

Il comitato provinciale dell’ANPI di Roma esprime la più grande solidarietà ad Enrico Mentana e a tutti i giornalisti fatti oggetto di gravi minacce per mano nazifascista, a mezzo di una vile lettera. Anonima, naturalmente.

Chiediamo alla autorità e alle Istituzioni di essere coerentemente difensori della Costituzione cui devono fedeltà e di applicare rigorosamente le leggi volte a difendere la democrazia: si sciolgano le organizzazioni fasciste e razziste, si mettano gli autori di azioni violente e intimidatorie in condizione di non nuocere.

La lettera anonima recapitata ad Enrico Mentana

Mercoledì 30 gennaio alla Casa della Memoria: La memoria storica tra ricordi, negazionismo e revisionismo

La memoria storica tra ricordi, negazionismo e revisionismo

La trasmissione della memoria storica dell’antifascismo, della Resistenza e della persecuzione etnica, razziale e politica, è lo strumento fondamentale per diffondere tra i giovani una coscienza critica orientata a tutelare e preservare le libertà, i diritti e la democrazia. Partendo dalla diretta testimonianza di alcuni avvenimenti nella Roma occupata dai tedeschi, l’incontro si articolerà descrivendo l’evoluzione della trasmissione della memoria storica dal dopoguerra ad oggi, con particolare riferimento allo sviluppo di fenomeni negazionisti e revisionisti. Un rilievo verrà poi dato alla comunicazione storica in relazione ai nuovi mezzi di comunicazione


Giovedì 24 gennaio, ore 16,30 Casa della Memoria: DONNE NEI LAGER

Giovedì 24 gennaio, ore 16,30 Casa della Memoria e della Storia Via San Francesco di Sales n. 5

DONNE NEI LAGER

Le donne nei campi di sterminio vissero la perdita dell’identità individuale, il trauma della nudità, la separazione dai figli. Le violenze di ogni tipo cui furono sottoposte e il dramma “del ritorno”, portarono molte delle deportate ad isolarsi, a ripiegarsi su se stesse, con conseguenti gravi patologie fisiche e psichiche.


19 gennaio 2019: proiezione film "Un sacchetto di biglie"


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Ripudia intolleranza, razzismo e antisemitismo.
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