martedì 10 luglio 2018

Ci ha lasciati Adriana "Anna" Romoli, partigiana combattente.

CIAO COMPAGNA ANNA! Vola via oggi Adriana ROMOLI classe 1929 partigiana. Nome di battaglia Anna, indomita e battagliera. Ti accompagnerà sempre il nostro cuore. L'ANPI Provinciale di Roma si stringe alla famiglia e all'amata sorella Luciana "Luce" Romoli.



E’ morta Adriana Romoli, combattente partigiana

Il comitato provinciale dell’Anpi (Associazione  Nazionale Partigiani d'Italia) , insieme a tutti gli iscritti delle sezioni di  Civita Castellana, Orte,Tuscania e Viterbo e della città di Vasanello, piangono la morte e ricordano con affetto, stima e profonda gratitudine Adriana Romoli e sono vicini, in questo momento di profondo dolore a tutta la  sua famiglia.
Adriana Romoli, nata il 7 dicembre 1928, prese parte giovanissima, con il nome di Anna, alla lotta di Resistenza.
Combattente partigiana,insieme alla sorella Luciana,  fu protagonista e testimone di molti episodi  che portarono alla liberazione di Roma dai nazifascisti.
La sua opposizione al fascismo iniziò da giovanissima quando all’età di 10 anni, per aver difeso una sua compagna di scuola ebrea, discriminata dalle leggi razziali entrate in vigore nel 1938, fu espulsa da tutte le scuole statali e insieme alla sorella dovette continuare  gli  studi  da autodidatta.

A 12 anni cominciò anche a lavorare come tipografa lavoro che continuò tutta la vita e la portò a diventare  dirigente del sindacato Poligrafici e Cartai.
Fu anche dirigente della   F.G.C.I. –Federazione giovanile comunista italiana- di Roma insieme a Carla Capponi, Marisa Muso Luciana Franzinetti.
Si occupò con forza, costanza  e tenacia  della vita  e delle necessità degli abitanti delle borgate romane privati del diritto alla casa.
Pacifista convinta sempre in lotta  dalla parte degli ultimi e dei più bisognosi.
Adriana Romoli ci ha mostrato un impegno e  dato una testimonianza di vita che chiedono oggi a tutti  di  scuotersi dall’indifferenza e di opporsi al nuovo fascismo,  quello che continua a generare  in ogni parte del mondo razzismo, violenza,  discriminazione contro le donne, omofobia, ingiustizia, diritti umani negati, popoli interi annientati dalle guerre nascoste e dalla fame, centinaia di migliaia di migranti respinti e che muoiono ogni giorno in mare o nei lager della Libia e della Turchia.
Siamo grati a Adriana  per la sua vita, per il suo insegnamento che cercheremo di seguire ed onorare e che indichiamo ad esempio a tutti i cittadini e in particolare ai giovani.
Sarà possibile dare l’estremo saluto ad Anna  domani, giovedì 12 luglio 2018, presso la camera ardente della Casa di Cura di Nepi- via dell’umiltà- (località Settevene- Nepi) dalle ore 10 alle 13.

Il Comitato provinciale dell’Anpi di Viterbo e  le sezioni della provincia di Viterbo


Viterbo, 11 luglio 2018

domenica 8 luglio 2018

ANPI Roma: le Istituzioni trovino una soluzione urgente per i 120 rifugiati sudanesi di Via Scorticabove.


ANPI Roma: le Istituzioni trovino una soluzione urgente per i 120 rifugiati sudanesi di Via Scorticabove.

L’ANPI provinciale di Roma esprime profonda preoccupazione e contrarietà per l’azione messa in atto lo scorso 5 luglio nei confronti di 120 rifugiati sudanesi a Via Scorticabove a Roma. I 120 rifugiati, che da 13 anni vivevano nello stabile, hanno deciso di rimanere sui marciapiedi di Via Scorticabove. Al momento non abbiamo notizia di nessuna soluzione prevista per queste persone, sopravvissute alle guerre, alle persecuzioni e alle torture. Non possiamo tollerare, come cittadini, come antifascisti e come essere umani che per l’ennesima volta, in questa città, gli interessi privati vengano prima delle persone e che centinaia di uomini, donne e bambini vengano buttati in strada senza un’alternativa.
L’ANPI provinciale di Roma fa appello a tutte le istituzioni, a cominciare dall'amministrazione comunale, che hanno la responsabilità dell'attuazione dei principi inderogabili di solidarietà proclamati dalla Costituzione, di adoperarsi a trovare una soluzione urgente per i 120 rifugiati politici.
Ci auguriamo, inoltre, di non dover assistere durante le settimane che verranno, a nuove azioni simili a quella di Via Scorticabove, che colpiscono i più deboli costretti a trovare una soluzione di fortuna all’emergenza abitativa.




giovedì 5 luglio 2018

Intervista alla presidente nazionale dell'ANPI Carla Nespolo su il Manifesto. 

Segnalando l'errore nel riportare il cognome della nostra presidente

https://ilmanifesto.it/siamo-dispersi-ma-ancora-tanti/


Nespoli (Anpi): «Sabato vestiamoci di rosso»

Magliette rosse. Intervista a Carla Nespoli, presidente Anpi, tra i promotori dell’appello: «Spero proprio che sabato l’Italia brillerà di magliette rosse, un richiamo ai bambini vestiti di rosso per essere più visibili, un segnale di umanità che ci unisca»

martedì 3 luglio 2018

"Il 7 luglio tutti con una maglietta rossa perché i bambini sono patrimonio dell'umanità" - appello lanciato da don Luigi Ciotti

"Il 7 luglio tutti con una maglietta rossa perché i bambini sono patrimonio dell'umanità"

3 Luglio 2018

http://www.anpi.it/articoli/2043/il-7-luglio-tutti-con-una-maglietta-rossa-perche-i-bambini-sono-patrimonio-dellumanita

http://www.libera.it/schede-549-una_maglietta_rossa_per_fermare_l_emorragia_di_umanita

http://www.repubblica.it/cronaca/2018/07/02/news/libera_maglietta_umanita_-200650209/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S1.8-T2

lunedì 2 luglio 2018

Premio Articolo21 alla Casa Internazionale delle Donne: 3 luglio 2018

PREMIO ARTICOLO21 alla Casa Internazionale delle Donne




Anche quest’anno Articolo 21 vuole condividere con amiche e amici l’inizio dell’estate. Per questo ci ritroveremo martedì 3 luglio dalle 19 nel giardino della Casa internazionale delle Donne, in via della Lungara 19, a Roma, un luogo simbolo dell’autodeterminazione delle donne, diventato anche un grande laboratorio che intreccia accoglienza, aiuto, ma anche un archivio storico sul movimento femminista unico nel nostro Paese e che rischia la chiusura per la miopia di alcune istituzioni locali. Per questo intendiamo premiare la Casa internazionale delle Donne.
Ma Articolo21 assegnerà il suo premio annuale per la libertà di informazione anche ad altre figure che si sono distinte per la difesa dei valori racchiusi nella nostra Costituzione. Saranno presenti per ritirare il premio Aboubakar Soumahoro, l’italoivoriano dirigente sindacale Usb che si batte per i diritti dei braccianti; il conduttore di “Propaganda Live” Diego Bianchi (Zoro) e il direttore di La7 Andrea Salerno che hanno acceso i riflettori sulle baraccopoli di San Ferdinando dove è stato ucciso Soumaila Sacko; Tina Costa, staffetta partigiana e presidente vicario dell’Anpi di Roma che ha dato in questi decenni un alto contributo nella lotta al fascismo vecchio e nuovo; Nello Scavo, giornalista di Avvenire e autore recentemente del libro “The Fake Pope”, sugli insulti e le calunnie contro Papa Francesco. Mariangela Gritta Grainer già presidente dell’Associazione Ilaria Alpi a pochi giorni dalla scomparsa della madre Luciana e in attesa del pronunciamento del Tribunale di Roma sull’archiviazione.
Per questo la festa sarà l’occasione per confrontarci sulle gravi emergenze che pesano sulla vita democratica del nostro paese: l’odio verso l’altro, il diverso, che arriva fino all’omicidio, come avvenuto per la morte di Soumaila Sacko a San Ferdinando  la lotta alle mafie cancellata dall’agenda di governo, mentre nel mirino finisce chi contro le mafie si batte da sempre pagando di persona; la repressione del dissenso che preme su cronisti e media; la cancellazione della memoria e l’indifferenza per le richieste di verità e giustizia che arrivano da familiari e cittadini per i grandi misteri della nostra storia recente, dall’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin a Giulio Regeni; i respingimenti dei disperati che cercano scampo sulle nostre coste.
La festa avrà il consueto accompagnamento musicale, un momento di cultura e svago insieme che fa parte del patrimonio della nostra associazione. Ci sarà anche un buffet, per il quale chiederemo ai partecipanti un piccolo contributo economico: Articolo 21, come ben sapete, vive del volontariato di tutti noi e delle quote che iscritte e iscritti sottoscrivono, consapevoli che questa forma di autofinanziamento è ulteriore garanzia di assoluta indipendenza.

Vi aspettiamo in tante e tanti! Per prenotarvi scrivete a: redazione@articolo21.info

http://www.casainternazionaledelledonne.org/index.php/eventi/premio-articolo21-1278

Ancora vili atti fascisti: dura condanna dell'ANPI provinciale di Roma - si consegnino alla giustizia gli autori e si sciolgano le organizzazioni


Vili atti fascisti: dura condanna dell'ANPI provinciale di Roma - si consegnino alla giustizia gli autori e si sciolgano le organizzazioni

Il comitato provinciale dell’ANPI di Roma condanna i vili attacchi fascisti che si sono succeduti in queste ultime ore nella capitale, a Cinecittà sono state aggredite le sedi di Pd, Potere al popolo, Corto circuito e Spartaco. Giovani del Pd denunciano di essere rimasti barricati per ore nella sede di via Chiovenda a causa delle minacce dei fascisti di Forza Nuova, che hanno lasciato sui muri scritte del partito e dell’organizzazione studentesca L.S. a firma delle loro gesta.
L’Anpi esprime la più fattiva solidarietà agli studenti minacciati e ai destinatari delle attenzioni di tali bestialità e si mette al servizio di una grande risposta unitaria e democratica a tali provocazioni, a cominciare dal coordinamento antifascista di zona che si riunirà in Via Chiovenda mercoledì 4 luglio alle 18. Le gravissime modalità con cui si è svolta l’ultima aggressione provochi una reazione unanime di sdegno e condanna e l’immediata azione delle autorità competenti che individuino e consegnino alla giustizia gli autori materiali delle violenze.
Le organizzazioni come Forza Nuova, che si rendono protagoniste di episodi di violenza politica rifacendosi direttamente al passato regime fascista, hanno passato il segno e devono essere sciolte, secondo quanto previsto da Costituzione e leggi della Repubblica per le organizzazioni di stampo fascista e razzista.


martedì 26 giugno 2018

ANPI provinciale di Roma: soddisfazione per l'approvazione della mozione antifascista - no a vie e piazze nominate a fascisti e razzisti

ANPI provinciale di Roma: soddisfazione per l'approvazione della mozione antifascista - no a vie e piazze nominate a fascisti e razzisti

Il comitato provinciale dell’ANPI di Roma esprime soddisfazione per la presentazione e l’approvazione da parte del Consiglio Comunale di Roma Capitale delle mozioni volte ad introdurre il divieto di nominare vie, piazze, luoghi e strutture pubbliche ad esponenti politici “portatori di ideologie riconducibili al disciolto partito fascista o a persone che si siano esposte con idee antisemite e razziali” e ad inibire qualsiasi iniziativa di intitolazione di strade a tali personaggi.
Importante anche avere fatto riferimento ai valori costituzionali dell'antifascismo da inserire nello statuto comunale, così da offrire nuovi elementi normativi al divieto di ogni manifestazione fascista e razzista. Anche per questo saremo vigili nei prossimi mesi e disponibili a fare la nostra parte affinché tali intendimenti diventino concreti.



sabato 23 giugno 2018

L’“agenda Salvini” e il capro espiatorio. Articolo di "Patria Indipendente"

L’“agenda Salvini” e il capro espiatorio

Una scelta calcolata per conquistare consensi nella prospettiva di elezioni anticipate. Le campagne propagandistiche contro i migranti e quella sulla schedatura dei rom per distrarre dai veri problemi del Paese, a partire dalle diseguaglianza sociali. L’oscuro quadro europeo e la strategia di Trump
In pochi giorni la situazione politica ha subito un’impressionante accelerazione. La nascita del governo Conte, infatti, non è avvenuta sulla scorta di un percorso di progressiva stabilizzazione ma ha inaugurato un processo di radicalizzazione che, in tutta probabilità, proseguirà anche per i tempi a venire, poiché una parte degli attori politici che sono entrati in gioco ha tutto interesse a mantenere questo cammino. Il quale, se da una parte libera dall’onere di tenere concreta fede dall’improbabile “programma” sottoscritto dai due maggiori partiti, dall’altro permette di spostare il fuoco dell’attenzione collettiva su una serie di temi che hanno assunto da tempo una rilevanza ideologica, completamente sganciata dal riscontro dei fatti: le immigrazioni, la condotta dell’Unione Europea ma anche la presenza di minoranze identificate come tendenzialmente delinquenziali.

Il caso del rimando, in ipotesi, ad un «censimento dei nomadi», si inscrive all’interno di questa costellazione di suggestioni. Ed è il prodotto non solo di una strategia politica di lungo periodo, della quale la Lega di Matteo Salvini è oramai da molto tempo l’alfiere, ma anche di un complesso di sollecitazioni che arrivano da quella parte del Continente dove esecutivi chiaramente conservatori, se non reazionari, sono saliti al potere in questo ultimo decennio. L’Italia guarda ad essi, almeno dal risultato delle elezioni del 4 marzo scorso in poi. Quindi, gli interlocutori attuali e a venire sono sempre più spesso baricentrati nell’Europa orientale piuttosto che in quella occidentale. Così per l’Austria di Sebastian Kurz e Heinz-Christian Strache, del Partito popolare; per il blocco euroscettico del «gruppo di Visegràd», che raccoglie la Polonia, l’Ungheria, la Repubblica ceca e quella slovacca; ma adesso anche con la Macedonia e la Slovenia. In capo a tutti si pone quello che per molti di essi già costituisce (o diventerà presto) il polo di attrazione per eccellenza, la Russia di Putin. Che condivide, insieme ad altri paesi come la Turchia di Erdogan, un regime politico che sempre più spesso è assimilato ad una «democratura», ossia ad un habitat politico dove a fronte del rispetto formale di alcune procedure di diritto, nei fatti le libertà sono fortemente vincolate e le opposizioni, spesso già intimidite, sono ridotte al rango di dissidenze. L’obiettivo comune a questi Paesi, pur nella diversità di interessi geopolitici e nella varietà delle loro storie, è di avvantaggiarsi della crisi dell’Unione Europea, in alcuni casi non solo intendendone ridimensionare la capacità di azione, ma anche lo sgretolarne il potere residuo. È plausibile che questo obiettivo, perdurante lo stato attuale delle cose, possa essere raggiunto nei tempi a venire. Anche perché la stessa Unione si rivela scarsamente avveduta.
Cosa c’entra tutto ciò con la concreta situazione del nostro Paese? Poiché la fase che si sta vivendo è di trasformazione profonda, bisogna ricollegare i fili sparsi della realtà quotidiana, e le sue molte spinte contraddittorie, con lo scenario di quadro. Un primo dato da cui partire, quindi, è il rapporto – forse anche il legame – che una parte delle organizzazioni sovraniste italiane intrattengono con quei governi che hanno fatto dell’antieuropeismo una delle loro bandiere più importanti. Si tratta di una precisa collocazione di campo che vede tutta la Lega, ed una parte del Movimento 5 stelle, chiamati direttamente in causa. Non si tratta solo di una convinzione politica o di un’opzione ideologica, bensì di una strategia di rinegoziazione dei rapporti a lungo termine all’interno del nostro Continente. Se le forze populiste vogliono avere un futuro debbono d’altro canto inevitabilmente spingere alla radicalizzazione del confronto con Bruxelles, che altrimenti negherà loro risorse e spazi di manovra per dare seguito anche solo ad una parte dei propri programmi elettorali.Nessuna correzione di rotta, infatti, ha introdotto rispetto alle sue radicate posizioni liberiste, fondate sull’ossessione del «pareggio di bilancio», dal quale derivano richieste di politiche sociali fortemente punitive nei confronti delle collettività nazionali più indebitate. La stessa presidenza americana di Donald Trump si sta adoperando in un indirizzo antieuropeo, riconoscendo nei governi e nelle forze di taglio populista e sovranista i propri effettivi interlocutori, a scapito del sistema di relazioni internazionali che è valso fino a non molto tempo fa e che invece identificava nei partiti più tradizionali (e nei loro esponenti) i concreti destinatari dell’azione politica. Al multilateralismo degli accordi precedenti, dove ad essere chiamate in causa erano una pluralità di nazioni e, insieme ad esse, il consesso degli organismi mondiali, come ad esempio le Nazioni Unite, si sta quindi sostituendo il bilateralismo dei rapporti a due soli protagonisti, che saltano ogni altra forma di mediazione.
Hanno quindi ragione coloro che chiedono all’attuale opposizione politica e parlamentare di liberarsi dalla morsa alla quale ci si sta altrimenti consegnando, con la passiva accettazione del giocare la propria partita politica sul terreno della mera risposta all’aggressività del leader della Lega. La condotta mediatica di Salvini (poiché al momento di ciò si tratta, ossia di una serie di annunci in successione, molto eclatanti ma non certo di sicura realizzabilità) è infatti tanto studiata quanto prevedibile: tenere inchiodato l’intero Paese sulle proprie quotidiane prese di posizione, facendo circolare il più possibile la propria immagine e il proprio nome; dettare una fittizia ma “clamorosa” agenda politica non solo all’opposizione, ma anche e soprattutto ai suoi attuali (e probabilmente temporanei) coinquilini di governo, ciò facendo con l’intento di sfiancarli; dare l’impressione di essere colui che domina temi e problemi cari alla «gente»; mantenere il più possibile in caldo i motori, continuando la campagna elettorale, poiché altrimenti ci si dovrebbe confrontare con una serie di problemi concreti per i quali non si hanno strategie né, tanto meno, risorse; alimentare allo spasimo la finta dialettica degli opposti tra affermazioni roboanti, urticanti, fittiziamente “veraci” (“accidenti, ha il coraggio di essere politicamente scorretto! Finalmente uno che parla come mangia!”) e la prevedibile risposta degli avversari, tutta basata sull’esecrazione e sul diniego, due condotte che se lasciate a sé rischiano solo di marcare l’impotenza politica di chi non ha altro orizzonte che esse stesse (così come era già stato con Berlusconi, quanto il rifiuto di ciò che rappresentava non si era tradotto nella proposta di un programma politico alternativo); in altre parole, il portare l’Italia a elezioni anticipate, plausibilmente nella primavera del prossimo anno, prima, durante o dopo la tornata delle europee, essendo l’azionista di maggioranza, pronto ad essere incoronato.Da tutto ciò deriva un secondo elemento, ovvero la propensione a considerare l’azione di governo non come l’ambito nel quale realizzare ciò che è stato promesso agli elettori (ossia di tutto e di più, quindi il nulla all’atto concreto), ma una specie di eterna campagna elettorale, nel corso della quale identificare i «nemici» contro i quali raccogliere e convogliare la rabbia popolare. La disumanizzazione del discorso politico, infatti, fa il paio con la sua etnicizzazione. Le campagne contro i migranti, quella sulla schedatura dei rom, più in generale la ricerca di un gruppo di esseri umani contro i quali scagliare la propria rabbia, rimanda a due ordine di discorsi. Il primo è quello per cui la presunta pericolosità (la «minaccia») di una minoranza avrebbe una ragione e un fondamento di natura etnica, derivando dal fatto che gli appartenenti a quello specifico gruppo sarebbero un po’ tutti propensi a delinquere, in quanto membri della medesima comunità. Se una tale visione delle cose è espressa da esponenti politici al governo, il rischio al quale si è esposti è quello di dare seguito ad un vero e proprio razzismo di Stato. Il secondo aspetto è che l’aggredire verbalmente la minoranza in questione, con il favore amplificatorio dei mezzi di comunicazione, serve – nel medesimo tempo – a deviare l’attenzione collettiva dai grandi problemi, a partire da quello delle crescenti diseguaglianze sociali, così come a stabilire una sorta di pregiudizio destinato a imporsi nel pensare comune, tra l’opinione pubblica. La quale si allineerà consenziente alla volontà di una parte dei suoi esponenti politici senza comprendere di essere stata espropriata del suo diritto a conoscere e a giudicare in autonomia.
Alla strategia illiberale delle dichiarazioni aggressive ed eclatanti – il muoversi nella logica di scompaginare l’ordine costituito della prassi politica, presentando ciò come un liberatorio “atto di verità” che finalmente interverrebbe nella palude della politica impotente – si accompagna lo spostamento ossessivo del baricentro della claque politica verso temi sempre più intolleranti, ben sapendo che in gioco c’è la conquista del senso comune (cosa che sta riuscendo) così come il rapporto privilegiato con i Paesi più conservatori. Poste queste premesse – quindi – sussiste un problema di strategia politica che diventa il problema politico per eccellenza: come si risponde ad una offensiva che si qualifica come Kulturkampf – una vera e propria battaglia per influenzare il senso comune, pertanto il voto dei molti – e che quindi, plausibilmente, non solo si ripeterà ma cercherà di divorare qualsiasi altro orizzonte di discussione e riflessione? Basta rispondere solo nel merito? Basta stringersi nella cittadella, sempre più assediata, della sola Costituzione? Nulla da obiettare a manifestazioni contro queste angoscianti derive. Da ciò – tuttavia – pensare che possano reggere da sé, e non in alleanza con altro, parrebbe non essere sufficiente. La vera forza del regresso in atto sta nella disarticolazione dell’opposizione sociale. Ma tale disarticolazione non è un mero problema di “volontà” difettante, bensì di effetto della ristrutturazione dei sistemi di funzioni, ruoli e relazioni delle società nazionali nell’età della globalizzazione. Ci si trova in una nuova fase politica e culturale. Bisogna pensare, studiare, capire e poi rispondere. Va da sé che oggi tutto ciò si consumi anche per l’assoluta insufficienza della politica organizzata, a partire da quella dei partiti e dei movimenti tradizionali. Gli imprenditori politici dell’angoscia l’hanno pienamente compreso. Come tali coltivano un obiettivo praticabile, poiché non irreale: spostare il fuoco della polemica dalla politica alle istituzioni. Per archiviare la Costituzione sociale, che garantisce il diritto alla diversità in accordo a quello all’uguaglianza (dei diritti). In una sorta di escalation. C’è un grande problema di egemonia culturale, prima ancora che di debolezza politica. Da qui bisogna ripartire, altrimenti il sovranismo avrà un futuro garantito.
Claudio Vercelli, storico – Università cattolica del Sacro Cuore

martedì 19 giugno 2018

Carla Nespolo: "I censimenti etnici non appartengono all'Italia democratica"


"I censimenti etnici non appartengono all'Italia democratica. Il Ministro dell'Interno smetta di provocare la Costituzione su cui ha giurato


19 Giugno 2018
http://www.anpi.it/articoli/2007/i-censimenti-etnici-non-appartengono-allitalia-democratica-il-ministro-dellinterno-smetta-di-provocare-la-costituzione-su-cui-ha-giurato

venerdì 15 giugno 2018

Carla Nespolo all'ANSA: Anche se la Sindaca di Roma ha bloccato Via Almirante, resta un vulnus. Non si gioca a carte a con la Resistenza


Anche se la Sindaca di Roma ha bloccato Via Almirante, resta un vulnus. Non si gioca a carte a con la Resistenza










15 Giugno 2018

http://www.anpi.it/articoli/2005/anche-se-la-sindaca-di-roma-ha-bloccato-via-almirante-resta-un-vulnus-non-si-gioca-a-carte-a-con-la-resistenza

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