martedì 3 marzo 2015

MASSIMO RENDINA - ricordo del comandante 'Max'. L'8 marzo al Museo Storico della Liberazione

Ricorrendo il trigesimo della sua scomparsa
L’ANPI Provinciale di Roma e il Museo Storico della Liberazione ricorderanno

MASSIMO RENDINA

giornalista, Partigiano, Presidente emerito dell’ANPI di Roma, Vice presidente d’onore dell’ANPI nazionale.

Interverranno
Ernesto Nassi - Presidente ANPI Provinciale di Roma
Antonio Parisella - Presidente del Museo Storico della Liberazione
Alessandro Portelli - storico e Prof. di Letteratura
Domenica 8 marzo 20015, ore 10 e 30, aula didattica del Museo

Museo storico della liberazione, 00185 Roma, Via Tasso 145 Tel. 67003866,
 info@museoliberazione.it



Le Donne nella Società di Ieri e di Oggi: Donne Coraggiose a Confronto. Il 6 marzo all'Altro Ateneo

Le Donne nella Società di Ieri e di Oggi: Donne Coraggiose a Confronto

Cinquanta eventi in contemporanea, in tutta la città, il 6 e 7 marzo: per rompere il silenzio sulle mafie e la corruzione, fare di Roma un palcoscenico di democrazia e impegno antimafia, creare un laboratorio di idee e buone pratiche per costruire il futuro della città. Questo, e molto altro, è “Spiazziamoli – 50 piazze per la democrazia e contro le mafie”, la più grande, decisa e partecipata risposta a Mafia Capitale.
Come Altro Ateneo abbiamo deciso di contribuire alle due giornate affrontando il tema della donna e dell’impegno in collaborazione con la sezione Anpi "Nido di Vespe" Quadraro-Cinecittà".
Le Donne nella società di ieri e di oggi rappresentano non solo un baluardo contro le mafie, come racconta Ludovica Ioppolo nel suo libro “Al nostro posto. Donne che Resistono alle Mafie”, ma un simbolo di impegno politico e sociale all’interno di una società in cui troppe volte passano inosservate.
Proveremo quindi ad affrontare il tema della Donna nella Storia del nostro Paese partendo dall’esperienza personale di Teresa Vergalli, staffetta partigiana e scrittrice, per poi arrivare ad analizzare il loro ruolo nella società di oggi dando amplio spazio alla realtà che ci circonda: università e ricerca.
Vi aspettiamo Venerdì 6 alle ore 17.30 in aula G2C della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali (Via della Ricerca Scientifica 1)

lunedì 2 marzo 2015

"IL NOSTRO POSTO" - nota di Ernesto Nassi sulla manifestazione #MAICONSALVINI

“IL NOSTRO POSTO” di Ernesto Nassi

Il 28 febbraio 2015 è una data che sarà ricordata come storica dell'antifascismo romano, nonostante il clima di terrore seminato a piene mani da molti mass media, preveggenti scontri e violenza.

Saranno rimasti delusi coloro che si auguravano incidenti, ma quella di sabato a Roma è stata per noi che abbiamo partecipato alla manifestazione #MAICONSALVINI una giornata bellissima e civile.

Al corteo antifascista oltre a ragazzi dei movimenti c'erano tanti studenti, il Circolo Mieli, gente della cultura e dello spettacolo, sindacalisti, donne ed uomini della sinistra e non solo, ma soprattutto eravamo presenti come ANPI di Roma, FIAP, ANPPIA e Garibaldini, assieme a tanti, tanti giovani affiancati ai Partigiani e perseguitati dal fascismo, uniti da ideali e valori comuni.

Questo giorno deve essere di riflessione per coloro che tardano a capire come da Roma ci sia una strada da percorrere, quella dell'antifascismo, antidoto al 'salvinismo', al razzismo ed al fascismo. Il tentativo di Salvini di creare un movimento di destra estrema unito a Casapound, Fratelli d'Italia ed altri nostalgici di un periodo sconfitto da Partigiane e Partigiani il 25 aprile 1945, è per me un tentativo destinato al 'flop', come è stato dimostrato a Piazza del Popolo con una partecipazione di molto inferiore a quella annunciata a gran voce da giorni, per giunta supportata dalla inquietante presenza di militanti di destra, tra parate paramilitari, immagini di Mussolini, saluti romani e croce celtiche.

La manifestazione antifascista, bella, allegra e colorata è stata la risposta più decisa a coloro che auspicano l'affermazione della Lega Nord nella capitale, quella Lega che per oltre venti anni l'ha insultata e derisa. Oggi possiamo dire con serenità che il 28 febbraio 2015 i cittadini antifascisti, senza distinzioni di sorta e senza titoli o spocchiose pagelle, hanno dato una lezione di civiltà e serietà al paese indicando il percorso da seguire, quello storico: la strada dell'unità antifascista.

Sento di concludere queste poche riflessioni con un grande grazie ai nostri compagni dell'ANPI e a quelli della FIAP, dell'ANPPIA e dei Garibaldini presenti al corteo, un grazie unito ad un fortissimo abbraccio collettivo a tutti i circa 30mila che hanno sommerso Salvini e i suoi adulatori sotto una strepitosa grande risata, perchè per loro a Roma “non c'è trippa pe' gatti”. Roma, città Medaglia d'Oro per la Resistenza, è stata, è e rimarrà sempre antifascista.

E noi, come sempre, saremo al nostro posto: “Ora e sempre, Resistenza!”

Ernesto Nassi
Presidente ANPI Provinciale di Roma

giovedì 26 febbraio 2015

Presentazione del DVD "PROCESSO AD ALFRED STORK" la verità sulla strage di Cefalonia. Il 26 febbraio alla Casa della memoria

70° 1943-2013  -  1945-2015

L' A.N.P.I. PROVINCIALE DI ROMA PRESENTA  IL DVD
"PROCESSO AD ALFRED STORK"
LE VERITA' GIUDIZIALI SULLA STRAGE DI CEFALONIA DOPO 70 ANNI

GIOVEDI'  26 FEBBRAIO 2015
ORE: 17.00 CASA DELLA MEMORIA E DELLA STORIA
VIA SAN FRANCESCO DI SALES, 5 - ROMA


interventi:
Marco De Paolis - Procuratore Militare di Roma
Graziella Bettini - Presidente Ass. Divisione Acqui
Carlo Smuraglia - Presidente ANPI
Emilio Ricci - Avvocato ANPI
Antonino Zarcone - Storico Militare

Introduce
Ernesto Nassi - Presidente ANPI Provinciale di Roma

Sarà effettuata la proiezione del DVD prodotto dall'ANPI Prov.le di Roma e Regione Lazio.


mercoledì 25 febbraio 2015

Le Associazioni della Resistenza, Anpi, Anppia e Fiap di Roma aderiscono alla manifestazione del 28 febbraio contro Lega e Casapound

Comunicato Stampa Congiunto

Le Associazioni della Resistenza, Anpi, Anppia e Fiap di Roma, esprimono forte preoccupazione per la manifestazione prevista per sabato prossimo a Roma in piazza del Popolo, promossa dalla Lega Nord con l'inquietante partecipazione di Casa Pound.
Roma città Medaglia d'Oro per la Resistenza è stata già sufficientemente offesa in questi anni da personaggi come Salvini che oggi si unisce alla destra nostalgica, cercando consensi nel diffuso disagio sociale.
Comunichiamo la nostra adesione alla protesta che si snoderà con un corteo per le strade di Roma nella stessa giornata per riaffermare la cultura democratica e antifascista della nostra città.
Guido Albertelli, Presidente ANPPIA Nazionale
Ernesto Nassi Presidente ANPI Roma
Vittorio Cimiotta, Presidente FIAP Roma
Roma, 24 febbraio 2015

lunedì 23 febbraio 2015

Comunicato Stampa. Claudio Cianca: con lui scompare un caro amico e un compagno

Comunicato Stampa
Claudio Cianca: con lui scompare un caro amico e un compagno

"Siamo profondamente addolorati per la scomparsa del caro amico e compagno, protagonista dell'antifascismo e della Resistenza."

Ha dichiarato il presidente dell'Anpi Provinciale di Roma, Ernesto Nassi, per la scomparsa di Claudio Cianca. 

"Noi tutti lo ricordiamo con grande affetto, gli saremo eternamente grati per il contributo che ha dato, per il suo impegno nella lotta al nazifascismo e con i 10 anni di carcere, alla nascita della vita democratica nel nostro paese."

Cianca è stato membro del Consiglio nazionale dell'Anpi e membro fino al 2006 del Comitato Provinciale di Roma di cui faceva ancora parte come presidente onorario. L'associazione romana dei partigiani si stringe attorno alla famiglia.

Roma, 23 febbraio 2015

ANPI Roma - via S. Francesco di Sales 5 - 00165 ROMA – www.anpiroma.org 

"Max il giornalista, un ricordo indelebile". Di Ernesto Nassi

Un ricordo indelebile.
Massimo Rendina, “Max il giornalista”, l’8 febbraio 2015 ci ha lasciato per tornare tra i mai dimenticati “suoi ragazzi de La Barca” (quartiere di Torino) caduti giovanissimi nella guerra partigiana, dei quali portava nel cuore perenne il loro ricordo. Ogni tanto, nella sede dell’ANPI di Roma, mi raccontava il suo periodo partigiano e non dimenticava mai i “suoi ragazzi”, aveva sempre presente il loro ricordo e ne rivedeva i giovani volti nel momento della morte. 

Parlare di Massimo è difficile o forse facile, perché era un antifascista autentico, un comunista di grande levatura culturale, un credente, un uomo deciso ma umano, un profondo conoscitore della storia in generale e della partigiana in particolare, un uomo che vedeva la politica come servizio per i cittadini e non per un tornaconto personale.

Massimo ha vissuto tante vite, ufficiale in Russia durante la Seconda Guerra Mondiale; in Italia, dopo l’8 settembre 1943, la scelta della lotta partigiana in Piemonte, nelle file della 19° Brigata Garibaldi “Giambone”, con la quale ha concorso alla liberazione di Torino, di cui era Capo di Stato Maggiore; dopo la guerra il lavoro come giornalista dell’Unità a Torino; alla RAI di cui fu il primo direttore del Telegiornale; Docente delle Telecomunicazioni; membro del Comitato Scientifico della associazione Luigi Sturzo per le ricerche storiche sulla Resistenza; ideatore e fondatore della Casa della Memoria e della Storia del Comune di Roma; membro del C. D. della Stampa romana; Presidente dell’ANPI di Roma per 12 anni e Vice Presidente dell’ANPI nazionale.

Queste solo una parte delle cariche ricoperte da Massimo Rendina nella sua lunga vita.
Per l’ANPI di Roma, la presidenza di Massimo Rendina, è stato un periodo produttivo e importante. Era normalità vedere politici, giornalisti, uomini e donne di cultura e del mondo dello spettacolo venire a trovarlo all’ANPI e che esprimeva la loro stima nei suoi confronti.

Ricordo, tra le innumerevoli iniziative prodotte, il convegno sulla Resistenza europea con i comandanti partigiani europei; i convegni sulle ideologie del 1900; l’incontro con i Sindaci delle città e località delle stragi nazifasciste, tenuto all’Auditorium di Roma; Mosca, incontro con Putin; visita dei partigiani sloveni per un convegno a Villa Pamphili, in merito alla occupazione italiana della Slovenia; partecipazione ai viaggi della memoria del Comune di Roma e specialmente negli incontri con gli studenti nelle scuole. Nel corso della presidenza di Rendina, dopo il congresso ANPI a Chianciano, sono nate decine di sezioni a Roma e provincia.

A novembre 2011, Massimo decise di lasciare ad un non partigiano la presidenza dell’ANPI di Roma, risultandone storicamente l’ultimo Presidente partigiano. Ricordo che quando arrivavo in sede e vedevo Massimo alla sua scrivania intento a lavorare,  mi sentivo trasmettere una forza incredibile, perché la sua sola presenza mi faceva capire cosa erano e cosa hanno rappresentato per noi, loro figli, quei ragazzi che hanno combattuto per la libertà. Oggi vedere quella scrivania, vuota, mi da una sensazione amara, perché sta a significare che il tempo, il loro tempo è alla fine! Che ne sarà dell’ANPI quando l’ultimo partigiano ci lascerà? Certo  la loro idealità ci sarà da lezione e di sprone per perpetuarne la memoria storica … ma, molti, degli “antifascisti” che sono entrati nell’ANPI dal 2006, forse, non hanno recepito il loro sacrificio, le speranze per cui hanno combattuto, la fratellanza di giovani in cerca di libertà, il rispetto per i partigiani più vecchi e da esempio da seguire, senza pensare al proprio tornaconto personale o politico, molti di questi sono venuti all’Associazione cercando di creare una ANPI vicina al loro pensiero ideale, pensandola strumentalmente.

Essere nell’ANPI impone un comportamento morale dal quale non si deroga, bisogna impegnarsi per il bene comune dell’Associazione, per continuare a farla vivere nel ricordo dei partigiani, uomini e donne che hanno saputo riscattare l’onore del Paese dopo venti anni di dittatura fascista e tanti pagando con la vita. Ed è bene ricordarlo sempre.

Caro Massimo, io figlio di un partigiano combattente, sono fiero di averti conosciuto e di esserti diventato amico, per me sei stato un fratello maggiore da cui ho imparato molto, sia storicamente che umanamente, a cui rendo merito per l’educazione (mai una parolaccia) e la naturale signorilità, sempre rispettoso delle idee diverse dalle tue ma, soprattutto, un compagno orgoglioso della nostra Patria, per la quale hai dato tutto, comprese le ferite in combattimento. Oggi molti, mancano di rispetto  verso la storia dei partigiani, oscurandone con molta facilità la storia e quanto hanno dato.
Ricordo la tua amarezza nel constatare come i partiti che hanno dato partigiane e partigiani alla Resistenza, dimenticare quel periodo storico, perché capivi che perdere i valori che hanno animato la gioventù della tua epoca, può essere la strada del non ritorno o del ritorno al passato!

Caro Massimo, ricordo la tua rabbia quando vedevi l’arroganza del potere, non solo politico, verso i più deboli, crudelmente sordi ai loro bisogni. La tua e se permetti, la nostra battaglia, è sempre stata tesa a mettere in pratica i valori partigiani, tenendo sempre viva la storia e non venendo mai  meno ai loro ideali, imparando ad amare quei giovani che settant’anni fa scelsero di combattere contro l’esercito, all’epoca, più forte d’Europa … vincendolo!

Massimo, assieme a tanti partigiani, mi avete insegnato ad amare questa nostra associazione, unica vera Casa degli antifascisti e  grazie a voi, compagne e compagni partigiani, per quello che ci avete regalato: La Costituzione democratica e antifascista, come è stata voluta nel 1948.

Ernesto Nassi
Presidente ANPI Provinciale di Roma

venerdì 20 febbraio 2015

"Massimo Rendina partigiano: dall'8 settembre al 25 aprile" Articolo di Alessandro Portelli su Il Manifesto del 14.02.2015

14 FEBBRAIO 2015


Massimo Rendina partigiano: dall'8 settembre al 25 aprile

il manifesto 14.2.2015 
Dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945 l’appassionata storia e la vivida memoria nel racconto del comandante partigiano Massimo Rendina, uno dei veri protagonisti della Resistenza e dell’Italia democratica, raccolto da Alessandro Portelli in una intervista (parte di una lunga narrazione che va dall’infanzia veneziana all’antifascismo dei nostri giorni) presso la Casa della memoria e della Storia di Roma, di cui Rendina era stato un fondatore «Ero tor­nato a Bolo­gna dalla Rus­sia indi­gnato con­tro il fasci­smo per­ché i miei sol­dati li aveva man­dati a morire, senza armi, senza niente, e ripresi a lavo­rare al Resto del Car­lino. L’8 set­tem­bre andai a tro­vare i miei geni­tori a Torino, ma quel giorno i tede­schi entra­rono a Torino. Li vidi entrare, erano molto belli negli imper­mea­bili verdi, mi impres­sionò la dif­fe­renza con il nostro eser­cito scal­ci­nato. E c’erano delle donne che urla­vano, uno di loro sparò e credo che abbia col­pito qual­cuno. Non sono sicuro ma fu deter­mi­nante per me, fu come una ribel­lione inte­riore: gliela fac­cio pagare. Credo che sia suc­cesso a tanti che furono presi da sen­ti­menti diversi, ricordi della prima guerra mon­diale, i giu­ra­menti alla patria, io avevo giu­rato da uffi­ciale… Per cui non ci fu una base comune ma tante sto­rie indi­vi­duali che entra­rono nella Resistenza. «Pos­siamo farlo insieme» Entrai in un bar vicino alla sta­zione e c’era gente che diceva biso­gna fare qual­cosa, basta coi tede­schi, e c’era Cor­rado Bon­fan­tini, che disse: chi vuole fare qual­cosa, pos­siamo farlo insieme. Mi diede appun­ta­mento il giorno dopo e for­mammo le squa­dre, divise fra Par­tito d’Azione e socia­li­sti. Il nostro com­pito era infor­ma­tivo, di sabo­tag­gio e anche di eli­mi­na­zione, simile ai Gap. Io non sapevo che esi­stes­sero i Gap se non per sen­tito dire. Face­vamo le stesse cose, ma senza la stessa capa­cità orga­niz­za­tiva e senza le azioni glo­riose fatte dai Gap di Torino che erano coman­dati da Gio­vanni Pesce e da Ilio Baron­tini, che erano stati in Spa­gna. La prima cosa era pro­cu­rare le armi per for­mare squa­dre che potes­sero com­bat­tere seria­mente, e ali­men­tare la guer­ri­glia che si veniva for­mando in mon­ta­gna. Comun­que abbiamo com­piuto varie azioni, abbiamo fatto sal­tare gli impianti fer­ro­viari, varie cose che si dove­vano fare in quei tempi. Io ero abba­stanza esperto di esplo­sivi per­ché avevo fatto il corso gua­sta­tori nell’esercito. Anche eli­mi­na­zioni: c’era un reparto di poli­zia addetto con­tro i par­ti­giani, e io mi ero fatto amico, fin­gendo di esser fasci­sta, con uno di que­sti agenti che mi diceva come rice­ve­vano le infor­ma­zioni – le dela­zioni sono state mol­tis­sime per­ché erano ben pagate. E io ho par­te­ci­pato a que­ste azioni di eliminazione. I fasci­sti sco­pri­rono il comando mili­tare, col quale ero in con­tatto tra­mite i cat­to­lici. Fu preso in una chiesa, dove avrei dovuto tro­varmi anch’io, tutto il comando mili­tare del Cln e furono fuci­lati al Mar­ti­netto. Per­ché non andai a quell’incontro? Mi aveva man­dato Bon­fan­tini; lui disse a me di andare per­ché si sen­tiva seguito; ci vedemmo a distanza in piazza Cari­gnano e luI mi fece cenno di stare attento; appena fatto que­sto cenno gli sal­ta­rono addosso due, mi ricordo con imper­mea­bili chiari, gli sal­ta­rono addosso. Bon­fan­tini si divin­co­lava e gli spa­ra­rono alla schiena. Io mi allon­ta­nai, ero disar­mato, non andai a quell’appuntamento ma capii che la mia vita sarebbe stata in peri­colo. Mi dis­s­sero di rag­giun­gere un reparto di Giu­sti­zia e Libertà nel Mon­fer­rato. Però avrei dovuto por­tarmi die­tro dei ragazzi della Barca, una zona vicino a Torino, gio­va­nis­simi, ave­vano costi­tuito un distac­ca­mento e fatto delle azioni, quindi li cono­scevo bene. Nel frat­tempo venni a sapere che un ragazzo che si chia­mava Folco Por­ti­nari, che poi sarebbe diven­tato fun­zio­na­rio della Rai e docente, era stato preso dai tede­schi e gli ave­vano detto, a lui e altri, che se si arruo­la­vano nelle SS ita­liane avreb­bero avuto un trat­ta­mento par­ti­co­lare; se no, dove­vano andare ai lavori for­zati in Germania. A punta di pistola A punta di pistola mi feci con­se­gnare un camion dell’azienda del gas, e andai all’appuntamento con que­sti qua­ranta in divisa da SS. Salimmo sul camion e andammo a Superga. Deci­demmo di dor­mire lì nel campo, però i ragazzi della Barca sospet­ta­rono che que­ste SS erano vere, e discu­te­vano se ucci­dermi – poi deci­sero di aspet­tare e io ebbi salva la vita, ma per mira­colo. Fatto sta che con que­sto camion che tra l’altro non andava, uno sopra l’altro, rag­giun­gemmo la 19brigata, e lì mi dis­sero che avrei dovuto coman­dare que­sto reparto, che era piut­to­sto con­si­stente, poi però mi nomi­na­rono capo di stato mag­giore e pas­sammo nella val di Lanzo. Lì avemmo delle avven­ture piut­to­sto pesanti, dei rastrel­la­menti feroci. Uno di que­sti ci portò a disper­derci. La nostra tec­nica era di pre­ve­dere di doverci disper­dere e di avere dei punti di rac­colta. Il mio punto di rac­colta era una con­ce­ria, vicino al parco della Man­dria, e men­tre era­vamo lì che ci sta­vamo rior­ga­niz­zando arrivò uno che sem­brava un con­ta­dino a dire che c’era un car­rar­mato che ave­vano rimesso a posto, pro­prio den­tro la Man­dria, e lui ci avrebbe aperto una certa por­ti­cina e avremmo potuto recu­pe­rarlo. Andammo, presi una decina di uomini, c’era anche Adolfo, il com­mis­sa­rio poli­tico. Io per primo mi pre­sen­tai davanti a que­sta porta, e lui ebbe un’intuizione: mi mise il suo mitra sotto il brac­cio destro, e io avevo la pistola in mano e gli uomini die­tro. Aprimmo que­sta porta — e ci spa­ra­rono. Io non fui preso dai primi colpi per­ché quello che mi doveva ucci­dere fu col­pito da que­sto mitra di Adolfo, ma cadde per terra e sparò una raf­fica e fui ferito, fui ferito gra­ve­mente. Quelli che erano die­tro a me mi tira­rono indie­tro e mi sal­va­rono, men­tre que­sto Adolfo rimase in mano loro e fu preso e lo impiccarono. Mi nasco­sero nei sot­ter­ra­nei della con­ce­ria dove c’erano delle grandi cal­daie, faceva un caldo ter­ri­bile. La ferita mi faceva molto male, sbat­tevo la testa pen­sando di ammaz­zarmi, la pistola non ce l’avevo più, mi inton­tivo sol­tanto, fin­ché mi tira­rono fuori e mi sal­va­rono, pro­prio. Poi i nostri reparti si riu­ni­rono e ritor­nammo nel Mon­fer­rato, e io mi tro­vai in una cascina nel Mon­fer­rato dove vera­mente mi sal­va­rono la vita per­ché ci furono dei rastrel­la­menti feroci e que­sti con­ta­dini, non sapevo nean­che chi fos­sero, rischia­rono la pelle per nascon­dermi, face­vano delle buche col letame per­ché i tede­schi ave­vano dei cani che fiu­ta­vano, e mi sal­va­rono. Con­ti­nuai fino alla libe­ra­zione a zoppicare. Noi ave­vamo dei rap­porti straor­di­nari con la gente. Era­vamo, se si può dire, molto ric­chi, nel senso che una parte della cassa della quarta armata era stata redi­stri­buita alle for­ma­zioni par­ti­giane, soldi ci arri­va­vano anche dalla Fiat, poi anche gli alleati ci man­da­vano non armi ma soldi. Per cui il rap­porto con con­ta­dini era buono per­ché noi paga­vamo, non davamo i buoni. Molte volte erano gene­rosi, non vole­vano essere pagati a volte; noi abbiamo pas­sato un periodo molto buono dal punto di vista dell’alimentazione. Certo le con­di­zioni erano duris­sime ma l’accoglienza da parte della popo­la­zione fu una cosa straordinaria. Scen­demmo dalle montagne Quando scen­demmo dalle mon­ta­gne ci ponemmo il pro­blema di che tipo di guer­ri­glia fare. In pia­nura dove­vamo inven­tare, e io, per carità non pre­tendo di essere uno stra­tega, fui uno dei fau­tori della guerra delle volanti – cioè pren­demmo dei camion grossi, li facemmo coraz­zare, il padre di Ser­gio Pinin Farina ci fece coraz­zare dei camion con delle lastre di metallo, e quat­tro cin­que di quei camion diven­ta­vano una volante, si face­vano della azioni molto veloci soprat­tutto con­tro i posti di blocco, e ci si riti­rava. Durante i rastrel­la­menti si nascon­de­vano que­sti camion, li ave­vamo anche inter­rati con delle fati­che spa­ven­tose per fare delle buche enormi per que­sti camion. Facemmo delle azioni, pren­demmo anche una pic­cola città, Chieri, neu­tra­liz­zando con le volanti i pre­sidi vicini. Per sba­glio nelle prime luci dell’alba io spa­rai un colpo di bazooka con­tro il cam­pa­nile. La presa di Chieri, che pre­lude a Torino, fu inte­res­sante per­ché que­ste bri­gate nere erano gente feroce per cui tro­vammo nei sot­ter­ra­nei gente mori­bonda per­ché ave­vano messo fra le dita dei piedi del cotone imbe­vuto di qual­cosa che bru­ciava e gli ave­vano bru­ciato i piedi, erano in can­crena… E deci­demmo di fuci­larli in piazza, e li fuci­lammo dopo un pro­cesso in cui il pre­si­dente della corte era un uffi­ciale dei cara­bi­nieri che poi diventò il coman­dante dei cara­bi­nieri a Roma. I ricordi, anche dolorosi I ricordi si affa­stel­lano, sono anche dolo­rosi per­ché ci sono tanti morti. Di quei ragazzi della Barca una metà sono morti. Erano ragazzi di sedici, dicias­sette anni, e ave­vano molta fidu­cia in me. Il rap­porto di fidu­cia col coman­dante era impor­tante, non per­ché fosse più valo­roso o corag­gioso ma per­ché ti dava un minimo di sicu­rezza in una guerra così insi­cura come quella della guer­ri­glia. Io avevo l’esperienza della guerra di Rus­sia ma ho avuto delle paure ter­ri­bili. Tu non puoi avere paura: devi reci­tare, di fronte agli altri, per­ché se no li fai morire; la paura del coman­dante è la morte dei sot­to­po­sti. Tu devi reci­tare di sapere quello che vuoi, non avere incer­tezze; se mandi uno in un certo posto è per­ché sai che dev’essere così, que­sto l’avevo impa­rato in guerra in Russia. E così arri­vammo agli ultimi giorni tor­men­tati della presa di Torino. Noi ci atte­stammo sul Po, arrivò l’ordine dal comando di Torino di entrare in città, però di atte­starci prima sul Po per divi­dere le zone d’attacco. E men­tre era­vamo lì rice­vemmo l’ordine di non entrare a Torino. Il colon­nello Ste­vens della radio inglese aveva avuto infor­ma­zioni dal comando gene­rale dell’esercito inglese che c’era un rag­grup­pa­mento di divi­sioni tede­sche che stava pun­tando su Torino. Ste­vens diceva che se noi entra­vamo in Torino, Torino sarebbe stata distrutta, il san­gue sarebbe corso in un modo spa­ven­toso. Noi ci fer­mammo per qual­che ora, medi­tammo – ma la città era insorta, già nelle fab­bri­che si com­bat­teva. Allora Cola­ianni, che si chia­mava Bar­bato come nome di bat­ta­glia, che era il coman­dante della zona atte­stata sul Po, disse: biso­gna entrare. E io fui uno dei primi a entrare, coi miei della Barca che pas­sa­rono il Po. Il coman­dante si inca­volò come una bestia per­ché lasciai il posto per andare con loro, però rien­trai, e entrammo in Torino, mi ricordo con la moto, il side­car. E furono giorni di com­bat­ti­menti feroci. Torino è l’unica città dove si è vera­mente com­bat­tuto tanto, e ci sono degli epi­sodi che non sono stati forse rac­con­tati. La cosa ter­ri­bile di Torino è che c’erano i fran­chi tira­tori, i quali non spa­ra­vano con­tro i par­ti­giani: spa­ra­vano con­tro chiun­que, era un’azione ter­ro­ri­stica. E chi li orga­niz­zava era que­sto Solaro che fu poi impic­cato allo stesso albero di Igna­zio Vian che era un eroico par­ti­giano nostro impic­cato dai fasci­sti. Solaro fu preso non so come, e comin­ciò a dire che era un uomo di sini­stra, che aveva ade­rito al par­tito fasci­sta per­ché voleva che diven­tasse comu­ni­sta… Il tri­bu­nale mili­tare ne ordinò la m+orte. Mi ordinò di farlo impic­care. Fu inca­ri­cato un gruppo della 19ma, però andai anch’io. Ed è una cosa spa­ven­tosa, que­sto uomo distrutto che sa di essere ammaz­zato; per quanto tu possa essere preso dal livore e dall’amore di giu­sti­zia, ti fa sem­pre male vedere un uomo morire in quelle con­di­zioni. Io ero con­tra­rio alle impic­ca­gioni, tanto è vero che ho chie­sto se pote­vamo fuci­larlo, mi dis­sero no; qual­cuno tirò fuori il codice inglese, ma la verità è che vole­vano resti­tuire alla popo­la­zione que­sta visione del col­pe­vole, l’ orga­niz­za­tore dei fran­chi tira­tori. E si ruppe la corda, lui cascò, io andai per sal­varlo, mi sem­brava che fosse il mio dovere, e a quel punto la popo­la­zione sopraf­fece lo schie­ra­mento di que­sti uomini della 19ma, lo impic­ca­rono e impic­cato lo por­ta­rono in giro per Torino fin quando lo but­ta­rono nel fiume»

Albano, mandato di comparizione della Polizia per 20 antifascisti. Preoccupazione dell'Anpi di Roma.

Comunicato Stampa
Albano, mandato di comparizione della Polizia per 20 antifascisti. Preoccupazione dell'Anpi di Roma.

L’ANPI provinciale di Roma è fortemente preoccupata per quanto avviene ad Albano, dove più di 20 persone tra iscritti all’Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia, con il Presidente della locale sezione di Albano in testa, ed altri antifascisti, hanno ricevuto dalla Polizia un mandato di comparizione per un sit-in di protesta a seguito dell’inaugurazione di una sede di “Forza Nuova” nel 12 ottobre 2014.

Purtroppo ancora una volta registriamo la solerzia delle Forze dell’Ordine nel perseguire gli antifascisti, mentre per coloro che apertamente professano, con gesti e parole, manifestazioni di fascismo c’è un preoccupante silenzio. 

Albano, in particolare, è ormai da tempo terreno franco per le manifestazioni ed iniziative di “Casa Pound”, “Forza Nuova” e simili, da ritenere offensive per una città ed i suoi cittadini che, durante l’occupazione nazifascista, hanno combattuto e subito molti caduti, in difesa della Patria per la libertà dagli occupanti, autori di molti crimini contro partigiani e cittadini comuni. 

Confidiamo in una serena valutazione dei fatti incriminanti, tenendo conto dello stato di continua apprensione e, a volte, di provocazione a cui sono costretti i cittadini di Albano a causa di queste non gradite manifestazioni di stampo nostalgico per un periodo che, settant’anni fa, vide il 25 aprile 1945 l’Italia liberata dai partigiani e dagli Alleati, che sconfissero definitivamente la dittatura fascista e gli occupanti nazisti, dando all’Italia la Democrazia e la Costituzione repubblicana antifascista.

ANPI Provinciale di Roma

Roma, 20 febbraio 2015

ANPI Roma - via S. Francesco di Sales 5 - 00165 ROMA – www.anpiroma.org 

mercoledì 18 febbraio 2015

Fascisti in Campidoglio: le istituzioni reagiscano alla inaccettabile provocazione, i responsabili devono essere perseguiti.

Comunicato StampaFascisti in Campidoglio, ANPI Roma: le istituzioni reagiscano alla inaccettabile provocazione, i responsabili devono essere perseguiti.
“Una aggressione fascista guidata da un estremista già noto alle forze dell’ordine nell’Aula Giulio Cesare, al grido di ‘boia chi molla’, è una inaccettabile provocazione, un vero oltraggio alla democrazia messa in atto per avere un momento di visibilità”. Lo ha dichiarato Ernesto Nassi, presidente dell’ANPI Provinciale di Roma in merito alla interruzione ieri dei lavori dell’assemblea capitolina da parte di un gruppo di giovani di estrema destra.
“Esprimiamo solidarietà alla giunta capitolina e ci auguriamo che i responsabili dell’episodio siano perseguiti, non possiamo permettere che ancora oggi si possano rispolverare ideologie simbolo di violenza, intolleranza e razzismo. Le leggi Scelba e Mancino sono sempre valide, basterebbe applicarle”.
Roma, 18 febbraio 2015

ANPI Roma - via S. Francesco di Sales 5 - 00165 ROMA

martedì 17 febbraio 2015

ANPInews n.151 - 17/24 febbraio 2015

Su questo numero di ANPInews (in allegato):


APPUNTAMENTI


► "Legge elettorale e riforma del Senato: era (ed è) una questione democratica": sabato 21 febbraio, a Torino, iniziativa pubblica promossa dall’ANPI Nazionale. Interverranno Gustavo Zagrebelsky, Carlo Smuraglia e Antonio Caputo coordinati da Sandra Bonsanti. Aderiscono ARCI, Libertà e Giustizia e UISP. La partecipazione della CGIL 


ARGOMENTI

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 Nella riunione del Comitato nazionale di venerdì, ho ricordato - prima di tutto - Massimo Rendina, un valoroso partigiano e Vicepresidente dell’ANPI, che ci ha lasciato pochi giorni fa(...)
 Subito dopo il ricordo di Rendina, ho voluto che il Comitato nazionale  ascoltasse alcune parole di “commemorazione” e di riflessione, sulle recenti 300 vittime, che sono andate – in condizioni terribili – ad aumentare la schiera dei tanti, troppi morti che sta raccogliendo il Mediterraneo(...)
 ll mondo è attraversato da violenze e da guerre. Non siamo mai stati così vicino alla guerra come ora, almeno da molti anni. Adesso è alle porte, in Europa; ma vi sono mille focolai in Africa, in Medio oriente, nel mondo. Anche questo ci   lascia, non dico indifferenti ma poco inclini alla riflessione e al ricordo(...)
 Queste note sono già troppo lunghe e non voglio appesantirle ancora. Ma non posso tacere su ciò che è avvenuto e sta avvenendo, in Parlamento, sul tema delle riforme ed ora, in particolare, su quella del Senato(...)




venerdì 13 febbraio 2015

CIAO ELENA, domenica 15 feb il ricordo di Elena Bentivegna al Forte Prenestino

Domenica 15 febbraio alle ore 17 al Forte Prenestino

CIAO ELENA
ricordi, parole, immagini

A poco più di un mese dalla sua scomparsa un caldo saluto ad una grande donna, partigiana dei nostri tempi.
Con la partecipazione di Ernesto Nassi, presidente Anpi Provinciale di Roma.



A cura delle sezioni Anpi Centocelle, Casal Bertone, Università - Castro Pretorio, Trastevere.

martedì 10 febbraio 2015

ANPInews n.150 - 10/17 febbraio 2015

Su questo numero di ANPInews (in allegato):


APPUNTAMENTI


► "Legge elettorale e riforma del Senato: era (ed è) una questione democratica": sabato 21 febbraio a Torino, iniziativa pubblica promossa dall’ANPI Nazionale. Interverranno Gustavo Zagrebelsky, Carlo Smuraglia e Antonio Caputo coordinati da Sandra Bonsanti. Aderiscono ARCI Nazionale e Libertà e Giustizia 


ARGOMENTI

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 Si torna a parlare, avvicinandosi il 20 febbraio, del decreto fiscale e, come spesso accade, se ne sentono di tutti i colori (...)

 La settimana scorsa ho potuto inserire solo una breve postilla,  nella News 149, sul discorso di insediamento, appena pronunciato dal Presidente della Repubblica Mattarella. Non c’è molto da aggiungere, penso. Tuttavia desidero sottolineare il fatto che nel discorso, che – successivamente – ho potuto leggere con calma, il richiamo alla Costituzione è ripetuto in modo costante e tutt’altro che formale (...)

 Ci troviamo, quasi senza rendercene conto, nella situazione più difficile e più pericolosa tra tutte quelle che si sono verificate dalla fine della guerra mondiale ad oggi. La questione dell’Ucraina ci mette sull’orlo di una guerra, come assai di rado era accaduto in precedenza. L’incontro a Mosca tra la Merkel, Hollande e Putin non ha prodotto quasi nulla(...)

 La notizia della morte di Massimo Rendina ci ha profondamente addolorati. Da parecchio tempo non riusciva più a frequentare le nostre riunioni, alle quali – finché gli era stato possibile – non era mai mancato. Ma lo sentivamo ancora presente fra noi, tanto vivido era il ricordo della sua voce, dei suoi interventi, dei suoi sprazzi ironici, talvolta duri e talvolta addirittura affettuosi(...)

domenica 8 febbraio 2015

COMUNICATO STAMPA - Ci ha lasciato Massimo Rendina, Anpi Roma: scompare un protagonista e testimone della Resistenza italiana, un lucido intellettuale, guida per i giovani.

COMUNICATO STAMPA

CI HA LASCIATO MASSIMO RENDINA. Anpi Roma: scompare un protagonista e testimone della Resistenza italiana, un lucido intellettuale, guida per i giovani.

L'ANPI di Roma, è addolorata per la scomparsa, avvenuta oggi 8 febbraio del comandante Partigiano Massimo Rendina, 'Max', il suo nome di battaglia. Aveva 95 anni. Vicepresidente dell'Anpi nazionale e presidente onorario dell'Anpi di Roma, è stato presidente per oltre 12 anni del Comitato Provinciale di Roma e del Lazio. Nel novembre del 2011, ultimo presidente Partigiano combattente, ha lasciato il testimone ai non partigiani.
Con la scomparsa di Rendina viene a mancare non solo un protagonista e testimone della Resistenza italiana, ma un lucido intellettuale, una guida sempre attenta ai cambiamenti della società, un esempio per le nuove generazioni a lui molto care.

Aggiornamento: La Camera ardente sarà allestita lunedì 9 febbraio presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio, dalle ore 12.00 alle ore 19.00.
I funerali si svolgeranno martedì 10 febbraio alle ore 09.00 nella Basilica di Santa Maria in Trastevere. Per volere della famiglia, no fiori ma opere di bene.

Roma, 8 febbraio 2015

Breve nota biografica:

Nato a Venezia il 4 gennaio 1920, Massimo Rendina è stato direttore del primo telegiornale della Rai, docente storia della comunicazione e membro del Comitato scientifico dell'Istituto Luigi Sturzo per le ricerche storiche sulla Resistenza.

E' stato l'ideatore della Casa della Memoria e della Storia, inaugurata dalla giunta Veltroni nel 2006. Nel 1995 ha pubblicato per gli Editori Riuniti, il Dizionario della Resistenza italiana, e Italia 1943-45. Guerra civile o Resistenza?, Newton.

Massimo Rendina militò prima nella 19esima brigata Giambone Garibaldi, con funzione di capo di Stato Maggiore, e successivamente nella 103esima brigata Nannetti della prima divisione Garibaldi, della quale fu prima comandante e poi capo di Stato Maggiore.

Ha preso parte alla liberazione di Torino ed è stato ferito in guerra. Lo zio di Massimo, Roberto Rendina fu ucciso alle Fosse Ardeatine a Roma. Riconosciuto Partigiano combattente dal 1 novembre del '43 alla fine della liberazione dell'Italia dal nazifascismo.



ANPI Roma - via S. Francesco di Sales 5 - 00165 ROMA – www.anpiroma.org 






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