martedì 25 novembre 2014

Comunicato Stampa. Omicidio Matteotti: nel sito di Beppe Grillo maldestro tentativo di revisionismo alla vigilia della discussione in Senato del ddl per il 90° anniversario della sua morte.

Omicidio Matteotti: nel sito di Beppe Grillo maldestro tentativo di revisionismo alla vigilia della discussione in Senato del ddl per il 90° anniversario della sua morte.
La storia non può essere manipolata con affermazioni fantasiose e offensive della memoria di un martire simbolo delle atrocità del fascismo.


“Ancora oggi, dopo 90 anni, c'è chi crede nel Mussolini innocente per la morte del deputato socialista Giacomo Matteotti” E’ il commento di Ernesto Nassi, presidente dell’ANPI Provinciale di Roma rispondendo all’intervista ad Arrigo Petacco pubblicata nel blog di Beppe Grillo.”
“L'ultima trovata assolutoria per il duce è di Petacco che asserisce con convinzione che l’uccisione di Matteotti non sarebbe stata utile a Mussolini, in quanto il duce era stato appena vincitore delle elezioni. L’omicidio di Matteotti, inoltre, non sarebbe stato utile ad un suo ipotetico disegno politico, teso a far entrare nel suo governo i socialisti! Altra tesi favorevole a Mussolini è, sempre secondo Petacco, riferita ad un complotto ordito da un fantomatico gruppo di industriali, oppure da fascisti di Farinacci ed altre amenità.”
L’intervista di Petacco nel sito di Grillo – continua la nota di Nassi - sembra un maldestro tentativo di revisionismo attuato alla vigilia della discussione in Senato del ddl sulle celebrazioni per il novantesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti.
“La storia non può essere manipolata con affermazioni fantasiose e offensive della memoria di un martire simbolo delle atrocità del fascismo. La storia si scrive con documenti riscontrabili e delle cose dichiarate da Petacco non c'e' traccia. La verità incontestabile è che Matteotti fu il più tenace degli oppositori al fascismo, rispondendo alle aggressioni fasciste (da quella del 1921 a Ferrara, a Castelguido, da Padova a Varazze, e poi Siena e Cefalu) con la battaglia parlamentare alla Camera, denunciando brogli nelle elezioni del 1924, le continue violenze squadristiche, gli affari del fascismo. Lo scontro tra Matteotti e Mussolini non fu solo scontro politico-parlamentare, ma una totale incompatibilità di valori, idee, etica. Due mondi totalmente diversi. Mussolini diede disposizioni affinché fosse cancellata la memoria di Giacomo Matteotti, perché sarebbe stata un quotidiano atto d'accusa contro il fascismo. Il grande funerale svolto a Fratta, paese natale di Matteotti, con migliaia di persone fu la risposta del mondo antifascista, nonostante il tentativo del regime di far passare sotto silenzio l'assassinio trasportando in treno la salma del deputato. Lungo tutto il percorso, da Monterotondo a Fratta, contadini, lavoratori, antifascisti hanno voluto accompagnare il feretro.Queste poche riflessioni, documentate, spero servano agli esponenti del Movimento 5 Stelle a non ricadere in strumentalizzazioni che, certamente non li onorano. Li invito invece a leggere gli interventi alla Camera di Giacomo Matteotti per capire come svolse il suo impegno in nome degli italiani, pagandolo con la vita.”
Ernesto Nassi Presidente Provinciale ANPI di Roma.
Roma, 25 novembre 2014
ANPI Roma - via S. Francesco di Sales 5 - 00165 ROMA – www.anpiroma.org

25 novembre 2014: giornata internazionale contro la violenza sulle donne


NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE

Sport Resistente - sabato 29 novembre presso SCUP, con le sez. Anpi Appio e Biagetti

Sport Resistente SABATO 29 NOVEMBRE PRESSO SCUP VIA NOLA 5 (viale Castrense Metro A S.Giovanni)

ORE 18 FLAVIA SFERRAGATTA, allenatrice All Reds Rugby, presenta il suo nuovo libro LE METE DELL’ALLENATORE, PSICOLOGIA DELLO SPORT, un metodo di allenare e di fare l'allenatore
A SEGUIRE CENIAMO ASSIEME CON IL FILM USO IMPROPRIO  di Luca Gasparini e Alberto Masi, incontro vitale e fecondo tra Luca, uomo sui 50, e le ragazze e i ragazzi speciali di Acrobax, centro sociale occupato all’ex Cinodromo di Roma.

Cena sociale con l’Osteria degli SCUPpiati! (si mangia bene con il cibo del Sud del Mondo, spesa poca).
Sono invitati:
Ernesto Nassi, Presidente Prov. ANPI ROMA, Presidente e Assessori VII Municipio.
All Reds ha un logo sulle magliette, quello ANPI.  Vogliamo spazi sportivi pubblici, ce li siamo conquistati, il nostro sport è resistente.  Insieme per riprenderci la città.
DAI UN CALCIO A FASCISMO E RAZZISMO! Con RENATO BIAGETTI NEL CUORE.

mercoledì 19 novembre 2014

1914 - 2014 Da Marino a Babina Glava - 20 Luglio 1914. Sez. Anpi 'Aurelio Del Gobbo'

La Sezione ANPI "Aurelio Del Gobbo" di Marino invita all'iniziativa:

1914 - 2014
Da Marino a Babina Glava - 20 Luglio 1914
I volontari Marinesi partiti in difesa della Serbia, testimoni votati alla morte per affermare l’indipendenza e la libertà delle nazioni.
Giovedì 27 Novembre 2014 - ore 16:30 Sala Lepanto Marino, Piazza Lepanto
Sarà presente una delegazione Serba, in Italia per documentare i luoghi e la memoria dei volontari di Marino
 
Interverranno:

Antonino Zarcone, autore del libro: “I Precursori - Volontariato democratico italiano nella guerra contro l’Austria: repubblicani, radicali, socialisti, riformisti, anarchici e massoni”

Ugo Onorati, Storico e membro direttivo sezione ANPI “Aurelio Del Gobbo” di Marino “Dal Risorgimento alla Resistenza. Attivismo garibaldino e antimilitarismo: un’apparente contraddizione.”

Ernesto Nassi, Presidente ANPI Provinciale di Roma

Proiezione del filmato: “I Primissimi” Rai Storia – La Grande Guerra, 100 anni dopo.
 

martedì 18 novembre 2014

Giornata del Tesseramento 30 Novembre 2014

Giornata del Tesseramento 30 Novembre 2014

Tutti in piazza con le nostre radici:
Antifascismo, Resistenza, Costituzione


Domenica 30 novembre, in tante piazze d'Italia, l'ANPI terrà la sua Giornata Nazionale del tesseramento. Sarà un'occasione per incontrare le cittadine e i cittadini, riflettere con loro sul difficile momento che sta attraversando il nostro Paese, per parlare di neofascismo e di antifascismo, di lavoro come fondamento della Repubblica, di rinnovamento della politica, di democrazia. 


In più, particolare attenzione verrà posta alle Riforme Costituzionali e soprattutto a quella del Senato, già approvata in prima lettura in una versione che non potrebbe essere più inadeguata, anche rispetto alle linee portanti della Costituzione, nonché alla Legge elettorale, anch'essa già approvata dalla Camera in un testo contrario alle indicazioni della Corte Costituzionale e non corrispondenti alle attese e ai diritti dei cittadini.
Su questi temi e, più in generale, sul tema della democrazia, l'ANPI intende illuminare il Paese e far sentire con forza la sua voce.


ANPInewsn. 141 – 18/25 novembre 2014



ANPInews n. 141 – 18/25 novembre 2014



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APPUNTAMENTI

Il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato: braccio giudiziario del fascismo

di ANPPIA Nazionale

Convegno di studi e di memoria, con l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, promosso da ANPPIA, Corte Suprema Cassazione, e Ordine Avvocati di Roma. 25 Novembre ore 15 presso il Palazzo di Giustizia, Piazza Cavour, Roma - Aula del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati


Info e programma nel sito ANPPIA



ARGOMENTI NOTAZIONI DEL PRESIDENTE NAZIONALE ANPI CARLO SMURAGLIA:
I problemi incombono, ma si parla d’altro

Ogni tanto, perfino i più resistenti e coriacei, provano una certa stanchezza a sentir parlare
d’altro. E‘ in corso la discussione sulla legge di stabilità, ma si parla di Europa, di debito
pubblico ed altro, ma di crescita no. E non ho visto risposte precise a due economisti come
Giavazzi e Alesina che scrivono sul Corriere della Sera, senza mezzi termini, che questa legge
di stabilità è inidonea ad assicurare la crescita e lo sviluppo. E allora, a che cosa è idonea, se
questo – a giudizio pressoché universale - è il vero problema del nostro Paese?
Ci sono proteste, scioperi della FIOM e della CGIL, sui temi dell’occupazione, della dignità del
lavoro, dello sviluppo, del precariato. E che cosa dice il Presidente del consiglio? Che sono
passati i tempi in cui bastava uno sciopero per mettere in crisi un Governo. Ammettiamo, per
amore di discussione, che sia così; ma il problema vero non mi pare sia quello della
eventuale crisi di Governo. C’è una ragione vera, magari discutibile, nelle proposte, in questi
scioperi, oppure no? Esiste, o no, un’emergenza sociale di fronte alla quale nessuno ha il
diritto di dichiararsi indifferente? E allora parliamo della sostanza, ascoltiamo che cosa hanno
da dire i sindacati e i lavoratori ( sembrano parecchi, a giudicare dalle piazze che abbiamo
visto a Roma ed a Milano), discutiamo sul serio, senza annunci e senza invenzioni, ma nel
merito. Ci si dica quale è il progetto, il piano che crea nuovi posti di lavoro, ma presto, non
nel 2018. Ci si dica che cosa si oppone all’idea che il tantissimo denaro che si è costretti a
spendere per riparare (alla meglio) i danni delle alluvioni, potrebbe essere meglio impegnato
nella prevenzione che, oltretutto, creerebbe necessariamente occupazione.

Questi sono i temi che preoccupano chi ha un po’ di buon senso e di coscienza civile. E di
questo dovremmo trovare piene le pagine dei giornali, i programmi televisivi, le riunioni del
Governo, di tutto il Governo, per programmare e pianificare ciò che serve al Paese.
Invece, ci annunciano con gioia che c’è stato un altro incontro tra Renzi e Berlusconi, in cui si
è trovato l’accordo su quasi tutte le modifiche da apportare alla legge elettorale e si è
concordato un programma di lavoro, di qui a gennaio, per concludere l’iter delle riforme
costituzionali (sa Iddio come faranno, visto che esistono ancora delle norme che regolano
l’iter delle riforme e il lavoro del Governo e del Parlamento).
Ed è forte l’impressione che non ci abbiano detto tutto. Saremo sospettosi, ma questo
continuo parlare della legge “Severino” ha sentore di bruciato.
C’è, improvvisamente, l’urgenza di modificarla, per l’ipotesi di sospensione dei sindaci anche
sulla base di una sentenza di I° grado; e si parli, eventualmente, di quelli, ma senza ragioni
di fretta, che non esistono. In realtà, c’è voglia di mettere mano alla “Severino” per altri e più
sostanziali motivi, di quelli che fanno molta gola a Berlusconi ed ai suoi più attenti seguaci, che pensano di poter ottenere qualche vantaggio, anche solo per affrontare le decisioni che
dovrà prendere la Corte di Strasburgo. Alcuni giornali scrivono apertamente che proprio
questa è la richiesta di Berlusconi e la ragione che lo anima a cercare di raggiungere accordi,
perfino quando sembrerebbero a lui sfavorevoli. Ma nessuno li smentisce perché - ancora
una volta – è meglio parlare d’altro.

Ma ancora, c’è la legge sul lavoro che va in discussione in questi giorni e che dovrebbe
passare al più presto, magari – se necessario – con un altro voto di fiducia. Si dovrebbe
parlare della idoneità di questa legge a creare nuovi posti di lavoro e del fatto che si tratta di
una legge delega illegittima, perché contraria all’art. 76 della Costituzione. Ma no, tutta
l’attenzione è rivolta, ancora una volta, all’art. 18, che - perfino secondo Draghi - è un non
problema. Ci annunciano un accordo anche con la “minoranza del PD”; ma su cosa? L’art. 18,
leggiamo, resterebbe solo per i licenziamenti discriminatori e, al più, per quelli disciplinari. Ma
di che cosa si sta parlando? La disciplina dei licenziamenti discriminatori è stata sempre
ritenuta, dai più, intangibile, perché la sanzione che essi meritano è la nullità e dunque non
dovrebbe neppure porsi il problema. Quanto ai licenziamenti disciplinari, dovrebbe essere
altrettanto pacifico che – se ne è dimostrata la mancanza di fondamento – non si può
liquidare la faccenda con una manciata di denaro. Ma tutti gli altri licenziamenti, quelli cioè
che non appaiono discriminatori e non sono classificabili come disciplinari, perché mai
dovrebbero essere lasciati alla mercè della volontà del datore di lavoro e di un pugno di
euro? Si tratta proprio dei più pericolosi, quelli da cui è difficile difendersi, perché la
motivazione è stata costruita a tavolino, con l’aiuto di solerti avvocati; e per questi l’art. 18
dovrebbe essere eliminato, anche secondo la “minoranza” del PD, che lo considera un
successo. Ma poi, ripeto, il problema di fondo non è l’art. 18, come è stato più volte
riconosciuto, ma quello cui accennavo prima che consiste nel creare occupazione. Ci riesce il
Jobs Act? E in qual modo? Questo è il punto, e su questo ci vorrebbe una discussione seria in
Parlamento, con tutto il tempo necessario e non strozzando la discussione a colpi di fiducia.

Infine, il problema dell’immigrazione. Poiché alcuni capipopolo stanno parlando
continuamente alla “pancia” di molte persone disperate o in situazione di reale povertà, si
finisce, anche in questo caso, per parlare d’altro. Ed ecco gli incidenti della periferia di Roma,
ecco gli sproloqui sull’Italia che affoga e spende i suoi soldi per aiutare stranieri che
“farebbero bene a restare nel loro Paese”. Di un problema enorme, di questi milioni di
persone in cerca di una vita migliore e possibile, di questo fenomeno inarrestabile, si finisce
per parlare come di un tema di ordine pubblico, quando bisognerebbe discutere come
favorire la pace e lo sviluppo nei Paesi più diseredati e quando bisognerebbe appellarsi alla
solidarietà di tutta l’Europa, per evitare che il Mediterraneo continui a riempirsi di cadaveri.
Ma non lo si fa; e il rischio è che, stimolando i più bassi istinti e non parlando dei vari
problemi di fondo, si finisca per favorire l’aumento degli egoismi, dei razzismi, delle
xenofobie, creando un danno e un pericolo gravissimo per tutti e per la stessa convivenza
civile, oltre che per lo stesso concetto di umanità. E’ ora di tornare alla ragione. Saremo
monotoni, ma la strada continua a indicarla la Costituzione, che non solo parla di lavoro, di
solidarietà e di uguaglianza, ma indica la via della fratellanza, dell’etica, della pace, della
trasparenza, come l’unica che può salvarci dal caos.









ANPInews n. 140 - 11/18 novembre 2014



ANPInews, newsletter dell'ANPI nazionale n. 140 – 11/18 novembre 2014

Leggi e scarica la newsletter in formato .pdf nel sito dell'ANPI nazionale

APUNTAMENTTI

►”Gli avvocati nella Resistenza, figure, esperienze, testimonianze”: mercoledì 19 novembre a Roma seminario promosso dal Consiglio Nazionale Forense (CNF)
Il CNF, per il tramite della commissione Storia dell'Avvocatura, avvia un progetto di ricerca
storiografica sul rapporto tra Avvocatura e Resistenza, per indagare quale ruolo e quale
apporto gli Avvocati hanno assicurato nella lotta per la liberazione dal nazifascismo, per
l'affermazione dei diritti di libertà e di democrazia nel Paese. Questo progetto prende le
mosse con un seminario al quale parteciperanno i massimi rappresentanti dell'ANPI e storici
del diritto.  Info su www.consiglionazionaleforense.it

ARGOMENTI - NOTAZIONI DEL PRESIDENTE NAZIONALE ANPI CARLO SMURAGLIA:

► Da qualche giorno si fa un gran parlare, sulla stampa, delle dimissioni future,
ma forse prossime, del Presidente della Repubblica e delle tematiche inerenti alla
elezione di un nuovo Presidente.
Un dibattito forse addirittura prematuro perché – giustamente - il Quirinale ha
fatto sapere che la data dell’eventuale cessazione del mandato del Presidente
sarà stabilita dal Presidente stesso e non da altre fonti, spesso immaginarie.
Non intendo entrare nel merito, perché si tratta di una decisione che, appunto,
spetta solo al Presidente e che non ha bisogno di spiegazioni e giustificazioni,
perché otto anni di mandato presidenziale, in una fase delicata e complessa come
quella che l’Italia sta vivendo da anni, sarebbero troppi per chiunque (ed, a
maggior ragione, per chi non è più così giovane, lasciatelo dire ad un quasi
coetaneo, che di fatiche – sia pure a livello ben diverso - se ne intende).
Ascolteremo e rispetteremo, come sempre, le decisioni e le parole del Presidente
e faremo i nostri commenti a tempo debito, lasciando poi ogni ulteriore giudizio
alla storia.
Per ora, visto che è già cominciato perfino il toto-nomine, mi limiterò a fare
qualche considerazione sulle prospettive e sulle regole che bisognerà rispettare,
visto che si parla e sparla un po’ troppo, facendo nomi anche un po’ a casaccio e
non tenendo conto della reale posta in gioco.
La prima regola sta nel rammentare, tutti, l’importanza del ruolo del Presidente della
Repubblica, nel nostro sistema costituzionale. Un garante, che deve rispettare e far rispettare
la Costituzione e le regole fondamentali della democrazia. Non ha i poteri che spettano ad un
Presidente in regime presidenziale o semipresidenziale, ma ha, e deve avere, il potere di
moral suasion, basato sull’autorevolezza e sulla capacità di collocarsi al di sopra delle parti. E
non è poco. Basta già questo per dire che non si può pensare a soluzioni di comodo o
fondate semplicemente su accordi di vertice. Sappiamo, infatti, cosa può accadere quando
non si mette al centro il ruolo che dovrà svolgere il soggetto (o i soggetti, perché – in un
certo modo – regole analoghe valgono anche per la Corte Costituzionale ed altri organi di
garanzia) e si cerca di far prevalere altre, e diverse, motivazioni.
Ho parlato di “autorevolezza”: ma questa è una parola forte ed è il frutto, il risultato, spesso,
di una vita, di una coerenza, di una superiorità culturale e politica. Ho detto non a caso
anche “culturale”, perché penso che il Presidente non possa che essere un uomo di cultura,
nel senso più elevato del termine; quella cultura che non si basa tanto sui titoli, quanto su un
modo di essere, di ragionare, di comportarsi, a lungo sperimentato, che affondi le sue radici,
appunto, in un mondo anche interiore, ma esteriorizzato quanto basta perché ognuno posa
trovarvi le ragioni di un’autorevolezza che, da sola, merita e implica rispetto.

Ma la “cultura” deve essere anche “politica”, nel senso aristotelico del termine; quindi
esperienza e saggezza che derivano dall’aver sperimentato la “buona” politica, ed aver
ispirato ad essa la propria condotta di vita (o almeno di un percorso di vita).
Dunque, Presidente non può diventare chiunque; ed i nomi che non si basino su questo
presupposto di autorevolezza, cultura , esperienza e cultura “politica”, dovrebbero già essere
espunti dalle liste che si vanno pubblicando, altrimenti ci collocheremmo già così lontano
dall’obbiettivo ideale da perderci nei meandri dell’incertezza e delle mere ragioni di
opportunità.
Ma c’è di più; se è vero che la nostra Costituzione è nata dalla Resistenza e ne riassume i
valori principali, compreso quello dell’antifascismo, non si può pensare ad un Presidente che
non sia profondamente legato a quei valori; che riconosca nella Costituzione il faro che guida
la convivenza civile, la vita politica e le strutture istituzionali. E non si può ipotizzare un
Presidente ideale che non parta dall’idea che la nostra Costituzione è profondamente e
intrinsecamente antifascista, non tanto in questa o quella disposizione specifica, quanto nel
complesso dei princìpi e dei valori che in essa si esprimono e che sono nettamente contrari
ad ogni forma di autoritarismo e di populismo, quale che sia il “colore” che essi rivestano. Un
Presidente, dunque, pienamente riconoscibile nel valore che si deve attribuire a
quell’aggettivo che sta al centro dell’Art. 1 della Costituzione, qualificando la Repubblica come
“democratica” ( oltre che fondata sul lavoro).
Ma ancora: si parla molto, in questi giorni, anche di questioni di genere; e si afferma, da
varie parti, che ben potrebbe essere una donna il nuovo Presidente. E ci mancherebbe altro
che fossimo ancora fermi alle questioni pregiudiziali sul genere, perché una carica così alta
non potrebbe che essere ricoperta da un uomo. Ormai, le donne accedono a cariche
importanti in tutto il mondo, senza che nessuno riesca ad immaginare che questa non sia la
cosa più normale, anche se non lo è stata per troppo tempo.
Ma bisogna intendersi: la scelta di una donna non potrebbe mai costituire un ripiego perché
non si riesce a trovare un accordo su un nome maschile; e non sarebbe concepibile, neppure
lontanamente, che si debba eleggere una donna perché è ora che questo accada, e dunque,
qualunque donna va bene. Se ci fossero, queste sarebbero posizioni retrograde ed offensive
per il genere femminile. Noi dobbiamo cercare di eleggere un Presidente indipendentemente
dal genere, sulla base soltanto della rispondenza del soggetto da prendere in considerazione
al modello ideale che ho cercato di delineare. E questa valutazione va fatta in partenza, non
dopo che si è fatto fatica a trovare un potenziale Presidente su cui convergere con la
maggioranza necessaria.
Ci sono uomini idonei ad essere quel tipo di Presidente che ho cercato di descrivere? Penso
proprio di si. Ma al tempo stesso penso che ci siano donne altrettanto idonee. Dunque, che
vinca il migliore o la migliore, è lo stesso (a prescindere, per un momento, dal valore
simbolico), purché si realizzino davvero quelle condizioni personali, che ho indicato come
indispensabili per poter essere un buon Presidente della Repubblica (o una buona Presidente,
sto usando una terminologia astratta, ovviamente, valida per ogni genere).

Voglio concludere con qualcosa che assomiglia ad una battuta, ma forse non lo è.
Ho letto su alcuni giornali, giorni addietro, che ci saranno accordi e intese di vertice per
giungere alla scelta della persona da sottoporre poi al voto del Parlamento. Questi giornali
ipotizzavano che nella trattativa potesse entrare, come materia di scambio o di intesa,
l’impegno dell’eligendo a concedere la grazia a Berlusconi.
Penso che si tratti di fantasie, ma le ho lette e dunque, qualcuno ci pensa davvero.
Se così fosse, bisognerebbe aggiungere un altro requisito a quelli già indicati: quello di non
essere - l’ideale Presidente - disponibile a tentativi di ricatto, sulla base di accordi “indecenti”.

Non aggiungerò altro, anche perché non vorrei anticipare ciò che potrà e dovrà fare il futuro
Presidente: dirò solo, perché lo sappia chi ci pensa davvero, che una cosa del genere
rappresenterebbe l’ultimo anello dalla catena, già fragilissima, che unisce i cittadini alle
istituzioni e alla politica. I cittadini possono anche essere “rassegnati” e silenti, ma non è
detto che siano indifferenti: e l’idea che si possa trattare una grazia in cambio di un voto,
sarebbe forse una di quelle che riescono ancora a scuotere certe forme di apatia ed a
provocare una violenta indignazione. In altre parole, sarebbe davvero troppo. Meglio,
dunque, che chi nutre certi pensieri non ci costringa ad aggiungere un altro requisito e un
altro impegno per chi dovrebbe essere eletto: non prestarsi ad inaudite e inconcepibili
sconcezze.

martedì 11 novembre 2014

"Vincere e vinceremo!" la guerra e gli italiani tra il '40 e il '43. Presentazione del libro di Avagliano e Palmieri il 13 novembre.





Roma, giovedì 13 novembre 2014, ore 17.30
Istituto Luigi Sturzo - Sala Rossa, via delle Coppelle 35
La Società editrice il Mulino ha il piacere di invitarLa alla presentazione del volume
di Mario Avagliano e Marco Palmieri
Ne discutono con gli autori
Domenico De Luca
Roberto Olla
Alessandra Tarquini
Saluto introduttivo di Ernesto Nassi, Presidente ANPI Comitato Provinciale di Roma
Letture di Rosario Tronnollone
«Si combatte, si combatte, si combatte! Unica speranza è la sicurezza della nostra vittoria, vittoria di cuori, vittoria di animi, vittoria di volontà, di ideali, di civiltà! Vittoria nostra!»
Come hanno veramente vissuto la guerra gli italiani che fra il 1940 e il 1943 la combatterono, all’insegna della famigerata parola d’ordine mussoliniana «Vincere e vinceremo»? I diari e la corrispondenza dei soldati, i biglietti clandestini, le lettere censurate o sequestrate, le relazioni delle autorità militari e di polizia, le note delle spie fasciste che gli autori hanno ritrovato negli archivi, e su cui costruiscono un resoconto originale, fanno emergere speranze, ideali, miti, aspettative degli italiani rispetto alla guerra e al fascismo. Anche se in alcuni non tardò a insinuarsi un senso di delusione, nell’insieme ci troviamo davanti alla diffusa adesione e anzi all’entusiasmo con cui la guerra fu accolta e combattuta da tanti italiani, sedotti dai sogni di gloria dispensati dal fa scismo. Un consenso che solo con gli sviluppi catastrofici del conflitto si trasformò, ma piuttosto lentamente, in distacco e avversione.






 


lunedì 10 novembre 2014

Comunicato Stampa - Scomparso Giustolisi. Il Comitato Provinciale Anpi Roma: sia di esempio per i giovani

Scomparsa di Franco Giustolisi.
Il Comitato provinciale ANPI Roma: sia di esempio per i giovani


aggiornamento:
i funerali si terranno mercoledì 12 novembre alle ore 12 nella Chiesa di S. Maria del Popolo (Piazza del Popolo lato Piazzale Flaminio)

L'ANPI Provinciale di Roma esprime il proprio cordoglio per la scomparsa del compagno Franco Giustolisi, esprimendo ai familiari le più sentite condoglianze dell'associazione. 
"Franco, iscritto per lungo tempo all'ANPI, è stato un giornalista eccezionale - ha dichiarato il presidente dell'Anpi di Roma, Ernesto Nassi -"a lui si deve la scoperta dell’‘armadio della vergogna’, ed a lui dobbiamo molto se ancora oggi si cerca di fare luce e giustizia su una delle pagine più orribili della nostra storia. 
Il suo coraggioso impegno e la sua determinazione hanno riaperto e tenuto vivo il ricordo delle stragi sulle quali non c'è chiarezza ne sulla loro reale entità ne sul numero dei colpevoli. 
Che il lavoro di Franco - conclude Nassi -  sia di esempio per i giovani che intendono contrastare con la conoscenza e la ricerca storica il riaffacciarsi delle ideologie fasciste e naziste in Italia ed Europa. 
Roma, 10 novembre 2014
ANPI Provinciale di Roma, via S. Francesco di Sales 5 - 00165 ROMA – www.anpiroma.org

venerdì 7 novembre 2014

Manifestazione di FN a Cinecittà. L’Anpi Provinciale di Roma: chi inneggia al fascismo deve essere bandito definitivamente dalle piazze delle nostre città.

Nota dell'Anpi di Roma sulla manifestazione di FN in programma a Cinecittà per sabato 8 novembre: chi inneggia al fascismo deve essere bandito definitivamente dalle piazze delle nostre città.

L’Anpi di Roma è con sdegno e preoccupazione che apprende la notizia dell’ennesima manifestazione antidemocratica ed antieuropea che si svolgerà sabato 8 novembre a Cinecittà ad opera del gruppo di estrema destra Forza Nuova. Sono slogan ed allarmi deliranti contro i diritti dei migranti quelli che si leggono nei manifesti e sui social network, che cercano di fare leva sui problemi che la crisi economica causa alle fasce più deboli della società, seminando odio e razzismo.

Forza Nuova, che pochi mesi fa ha ospitato movimenti fascisti europei tra cui Alba Dorata, si è resa responsabile ormai in tutto il paese di atti di aggressione verbale e fisica, di intimidazioni, mostrandosi spesso con simboli e richiamando ideologie che si rifanno alle passate dittature, calpestando i valori della Costituzione. Noi non cadiamo nel tranello del ‘partito presentabile’ che in virtù della democrazia vuole la limitazione dei diritti e delle libertà.

L’Anpi di Roma ha richiamato più volte i cittadini, le istituzioni, i partiti e le associazioni democratiche a vigilare e contrastare il degrado civico, politico e culturale di cui le formazioni di estrema destra si rendono protagoniste. Per questo condividiamo appieno l'interrogazione parlamentare che pochi giorni fa è stata presentata da alcuni parlamentari di SEL in merito ai fatti di Albano, dove recentemente è stata concessa la piazza a Forza Nuova e negata ai rappresentanti dell’assemblea antifascista, con modalità che andavano contro le richieste del sindaco.
Chi inneggia al fascismo deve essere bandito definitivamente dalle piazze delle nostre città.
 
Roma, 7 novembre 2014
 
ANPI Provinciale di Roma, via S. Francesco di Sales 5 - 00165 ROMA – www.anpiroma.org

giovedì 6 novembre 2014

"Un giorno da leoni" il film di Nanni Loy a Frascati il 13 novembre

La sezione ANPI Frascati-Grottaferrata vi invita alla visione del film "Un giorno da leoni" di Nanni Loy, giovedì 13 novembre alle ore 17:30, presso il centro anziani di Frascati in via Matteotti 59 (in centro dietro piazza San Pietro).

Il film racconta la storia di un gruppo di giovani italiani che dopo l'8 settembre 1943 fa la difficile scelta della lotta partigiana e compie un'azione di sabotaggio di un ponte nella zona dei Castelli Romani.

martedì 4 novembre 2014

ANPInews n.139 - 4/11 novembre 2014

Su questo numero di ANPInews

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ARGOMENTI
Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

Esiste ancora l’art. 1 della Costituzione (“l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro")?A leggere i Codici e le leggi si direbbe di sì, perché nessuno l’ha abrogato e non risulta inserito nel progetto di riforme costituzionali, che sta seguendo il suo iter in Parlamento.Nella realtà, invece, si direbbe di no, perché una serie di fatti sembra smentirne l’esistenza. Vediamoli:
 
- A Roma, in una manifestazione legittima di lavoratori di Terni che cercano di opporsi alla chiusura (o ridimensionamento) dello stabilimento della Thyssen, attorno al quale gravita l’economia di una intera città, interviene duramente la Polizia, senza apparente giustificazione (quella addotta dalla Polizia è stata rapidamente smentita), e manganella i lavoratori, in modo tale che almeno tre finiscono all’ospedale;

- La più importante legge sul lavoro di questo periodo (il c.d. Jobs Act) approda alla Camera dopo essere stata approvata al Senato col voto di fiducia.
Ci sono molti rilievi e molte critiche, perfino sul piano della costituzionalità (si tratta di una legge delega, che in realtà è molto generica e affida troppa discrezionalità al Governo, contrariamente al disposto dell’art. 76 della Costituzione), ma anche sul merito, perché da varie parti se ne contesta la idoneità a risolvere il problema principale, cioè quello della creazione di nuovi posti di lavoro. Ma si dichiara, da parte governativa, che la legge è “blindata”, non ci saranno – cioè - modifiche e se continuerà una certa dissidenza, si ricorrerà, anche alla Camera, al voto di fiducia.
Così la discussione sarà stroncata e ancora una volta il Governo imporrà la sua volontà al Parlamento, col “ricatto” del voto di fiducia.
Tutto questo in luogo di ciò che occorrerebbe: una discussione seria e partecipata, un confronto serrato sul modo di uscire da una crisi che attanaglia il mondo del lavoro, provocando disoccupazione, precarietà, perdita di professionalità e di dignità delle persone e delle famiglie.

- Viene annunciato un giro del Presidente del Consiglio in alcune importanti città d’Italia, per illustrare agli industriali (raccogliendone possibilmente il plauso) il Jobs Act. Non ci si accontenta, peraltro, di andare nelle sale della Confindustria o delle Associazioni degli industriali, o in sale da convegno, ma si vuole una diversa scenografia: gli incontri debbono avvenire in una fabbrica. Ma poiché nelle fabbriche ci sono gli operai, a Brescia li si mette in ferie. Così il Presidente potrà parlare indisturbato agli industriali, in una sede che fa simbolicamente notizia. Naturalmente, di un giro nelle fabbriche o nelle sedi delle Organizzazioni sindacali, per confrontarsi con i lavoratori sulla legge in questione, non se ne parla nemmeno.

- Continua l’atteggiamento sprezzante del Governo e del suo Presidente nei confronti dei Sindacati e – in particolare – della CGIL. La volgarissima, sciagurata, battuta di una parlamentare europea, appartenente al più rilevante partito governativo, la dice lunga sul clima, perché di tessere “false” per la CGIL e magari anche per altri sindacati, ne avevano parlato, finora, solo i più virulenti giornali della destra. Come mai da una parlamentare europea può uscire una battuta simile? L’unica spiegazione, per non far torto alla suddetta, sta nel “clima”, che si è creato e si sta creando, contro tutto ciò che sa di sindacato (e soprattutto di CGIL, vista come un “nemico” che merita solo battute e ironia).
 
Dunque la risposta dovrebbe essere negativa: l’art. 1 è misteriosamente scomparso nel nulla; non è stato abrogato, ma tacitamente non sembra più in vigore, almeno nella mente di alcuni. Il che è male, oltretutto perché l’art. 138 ( il famoso 138) dice che la Costituzione si può modificare, ma nelle forme previste e certo non tacitamente. Naturalmente, non accetteremo abrogazioni, né esplicite né tacite; e continueremo a pensare che l’art. 1 è sempre li, ad esprimere quale deve essere il fondamento reale della nostra Repubblica, sulla base del quale bisogna uscire, al più presto possibile, dalla crisi, creando attività produttive e posti di lavoro dignitosi e sicuri per alleviare quella che è - e resta – checché ci dicano gli annunci oltranzisti, una vera e propria emergenza sociale. Su questo ci impegneremo a fondo, perché questo è il nostro dovere e la stessa ragione della nostra esistenza come Associazione che fonda la sua identità sui valori costituzionali.

Sono andato ad Alba, nelle Langhe, a “celebrare” l’anniversario dei “23 giorni di Alba” e il 70° della Liberazione. Ad Alba, come in tutto il Cuneese e in buona parte del Piemonte, si respira ancora aria di Resistenza; esistono tuttora, sulla facciata di alcune case, i buchi dei proiettili sparati dai partigiani, mantenuti a ricordo di una guerra ed una guerriglia duramente combattute; resiste ancora lo spirito della Resistenza, soprattutto in luoghi in cui tutto parla di Beppe Fenoglio, dei suoi racconti realistici e – a tratti – commossi, costantemente contrari ad ogni forma di mitizzazione di un fenomeno vissuto da tanti con passione, ardore e spregiudicatezza giovanile.
 
Ma la parte più bella e importante è stata l’inaugurazione di un monumento, voluto e creato da una scuola. Il monumento è significativo e forte ed è collocato in un luogo di grande passaggio, dove in precedenza c’era una caserma, sostituita oggi da due scuole;
ma si è fatto, giustamente, in modo che ci siano, nei pressi, delle targhe che spiegano, in parole semplici ed efficaci, di che cosa si tratta, qual è il significato dell’opera e a chi va il merito di averla ideata e costruita. Quello che viene chiamato “l’albero della memoria” (un metro e settanta per quasi tre metri e mezzo di cemento armato) è il prodotto di un lungo e appassionato lavoro condotto dalla classe 5A , figurativo, del Liceo Artistico Pinot Gallizio di Alba. Venticinque ragazze e ragazzi hanno dedicato a questo lavoro diversi mesi del loro ultimo anno scolastico, sotto la guida della professoressa Marina Pepino.
 
L’hanno ideato e costruito, in ricordo dei soldati del 23° Fanteria, fucilati dai fascisti nel settembre 1943, ma in realtà in memoria di tutta la Resistenza. Un ricordo di vite spezzate, che diventa simbolo di vita, che contrasta e si oppone alla violenza, di grande impatto visivo, ma che colpisce soprattutto per il fatto che è stato ideato, progettato e realizzato da una scuola, da un gruppo di ragazzi e ragazze e dalla loro preziosa insegnante. Certo, c’è stato qualche aiuto da parte di due Presidi, di un bravo artigiano e del Comune; e c’è stato l’appoggio concreto e non solo morale del Presidente dell’ANPI di Alba, Enzo Demaria e di tutta l’ANPI di Alba, che ha provveduto alle spese necessarie; ma questo tipo di impegno della scuola e di quei giovani è quello che dà alimento alle nostre speranze per il futuro. Vedere quei ragazzi attorno al “loro” monumento, felici di averlo realizzato e di presentarlo ai cittadini entusiasti e commossi, era uno spettacolo che ci rivelava tante cose.
I giovani non sono solo quelli che la stampa ama spesso descrivere in modo negativo: sono persone che si stanno formando, in un contesto complesso che raccoglie i distratti e gli indifferenti, ma anche gli impegnati, quelli che si entusiasmano non solo a parole ed operano per una causa giusta, quelli che - in tante occasioni - fanno del volontariato.
Nel caso specifico, per i ragazzi e le ragazze della scuola, si è trattato di un momento di crescita e di formazione; per tutti noi, è stata ed è un’esperienza altamente positiva, un vero insegnamento, da non dimenticare. Per tutti quelli che passeranno davanti al
monumento e leggeranno le targhe esplicative, sarà un contributo al ricordo ed alla
memoria attiva.
Insomma, tutto questo ci indica una strada, ma ci impone anche un obbligo, a cui non possiamo sottrarci, che si esprime in poche ma chiare parole: meno dissertazioni sulle nuove generazioni, più coinvolgimento dei giovani, più fiducia nelle loro capacità e nella loro possibilità di svilupparsi e divenire veri cittadini.
Riflettiamo su questo, traiamone motivo di comportamento e di azione; e certamente gli orizzonti, oggi troppo oscuri, si rischiareranno.

L’asportazione della cancellata del campo di Dachau, con la famosa scritta (“Arbeit macht frei” – Il lavoro rende liberi) non è che uno dei tanti episodi pressoché quotidiani in cui nostalgici, negazionisti, razzisti, filonazisti sfogano il loro odio inestinguibile nei confronti dei “diversi”. Si tratta, però, in questo caso, anche di un atto simbolico (che ha un precedente: quello di Auschwitz) destinato ad avere anche un notevole impatto mediatico(...)
 
Non importa se si tratta di un atto direttamente nazista o razzista oppure, come si è ipotizzato, di un furto destinato a soddisfare le voglie di qualche “amatore” o di qualche gruppo nostalgico: il fatto è gravissimo ugualmente e ci dimostra che bisogna stare in guardia perché costoro non si arrendono mai ed ad essi bisogna contrapporre con forza i valori umani fondamentali, il diritto alla libertà, alla vita, alla dignità, che in quel campo - come in altri – furono calpestati, ad eterna vergogna di chi ha partecipato allo scempio e di chi – sapendo – ha finto di non vedere o, comunque, ha taciuto.
Dobbiamo non solo vigilare, ma rinforzare la nostra campagna in difesa dei valori fondamentali e dei diritti umani, contro ogni forma di fascismo, di nazismo, di odioso razzismo. Siamo i più forti ed abbiamo con noi la nostra Carta Costituzionale, la Carta di Nizza, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Facciamoli valere, in ogni momento, anche della vita quotidiana, senza mai concedere nulla a chi cerca di seminare odio e raccoglierà, spero, una tempesta che lo distruggerà.

lunedì 3 novembre 2014

Furto a Dachau della insegna ‘Arbeit macht frei’. Nassi: un oltraggio che rafforza il significato della Memoria.

ANPI ROMA – Comunicato Stampa
Furto a Dachau della insegna ‘Arbeit macht frei’. Nassi: un oltraggio che rafforza il significato della Memoria.
“Un gesto ignobile di cui non si comprendono le motivazioni, se non attribuendole all’imbecillità umana” è il commento di Ernesto Nassi, presidente dell’Anpi di Roma, in merito al furto della  scritta in metallo Arbeit macht frei (Il lavoro rende liberi), rubata dal cancello del lager nazista di Dachau.  “Un gesto che offende tutte le vittime del nazismo, i loro familiari, i sopravvissuti e in definitiva tutta l’umanità. Sono appena tornato da Auschwitz, luogo che ha subìto uguale offesa più volte, ed una tale oltraggio non può che rafforzare in tutti noi il significato e la necessità della Memoria. Condanniamo qualsiasi manifestazione ed atto nazifascista”.
Roma, 3 novembre 2014

ANPI Provinciale di Roma, via S. Francesco di Sales 5 - 00165 ROMA – www.anpiroma.org

giovedì 30 ottobre 2014

ANPInews n. 138 – 28 ottobre / 4 novembre 2014

Nel sito dell’ANPI nazionale la versione in .pdf di ANPInews n. 138 – 28 ottobre / 4 novembre 2014

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APPUNTAMENTI
Ad Alba (CN), fino al 25 aprile 2015, un ricco programma di eventi per ricordare i 70 anni della zona libera.
Il 2 novembre vedrà la partecipazione e l’intervento del Presidente nazionale dell’ANPI, Carlo Smuraglia. Il Comune di Alba, in collaborazione con l’ANPI provinciale di Cuneo, ha predisposto un ricco programma di eventi - che durerà fino al 25 aprile 2015 - per ricordare i settant’anni della zona libera di Alba.
 
Il 2 novembre 1944 è il giorno in cui i partigiani cedono la città, per l’ultima volta, prima della Liberazione dell’aprile 1945. E proprio il 2 novembre prossimo si svolgerà una celebrazione, in piazza Savona ad Alba con inizio alle 10.30, che vedrà, dopo il saluto delle autorità cittadine, l’intervento del Presidente Nazionale ANPI Carlo Smuraglia.
 
Alle ore 11.30, quindi, si svolgerà l’inaugurazione dell’ Albero della Memoria, un monumento creato dagli studenti del Liceo Pinot Gallizio e donato alla città in ricordo dei 6 caduti della Caserma Govone. L’iniziativa si concluderà con un incontro al Teatro sociale G. Busca di Alba dal titolo “I 23 giorni di Beppe Fenoglio”.
 
ARGOMENTI
NOTAZIONI DEL PRESIDENTE NAZIONALE ANPI CARLO SMURAGLIA:
Nel giro di un paio di giorni, tre manifestazioni di diverso rilievo ma tutte – a loro modo – significative: la manifestazione a Roma della CGIL, la “Leopolda 5”, a Firenze; e infine, con la sua “modestia”, il Consiglio nazionale dell’ANPI a Chianciano. C’è, dunque, un’Italia in movimento, a diversi livelli, che è disposta a sacrificare un week-end, per incontrarsi e discutere. E di questo va preso atto, con soddisfazione, e pur tenendo conto delle differenze.
La manifestazione della CGIL è stata grandiosa, superiore addirittura alle aspettative. I dati, si sa, sono sempre controversi e incerti; ma il dato obbiettivo è che la piazza, grandissima, era stracolma, come nei momenti migliori; e questo è ciò che conta e ci soddisfa appieno, avendo dichiarato la piena condivisione dei contenuti e degli obiettivi della manifestazione ed espresso il nostro auspicio che la manifestazione riuscisse, proprio perché era dedicata ai fondamenti della nostra vita e della stessa Costituzione: il lavoro.
 
Logico, dunque, che abbiamo atteso con ansia le notizie che ci venivano da Roma e che siamo stati molto felici quando abbiamo avuto la piena conferma che – perfino a giudizio delle Forze dell’Ordine - la manifestazione era pienamente riuscita.
 
Ed è con questo traguardo raggiunto che si può guardare, con maggiori speranze, al futuro; se ci sono tanti (un milione e più) disposti ad impegnarsi, con personale sacrificio, per valori fondamentali come quello del lavoro libero e dignitoso, vuol dire che saremo anche sprofondati nell’abisso di una crisi feroce, di una cattiva politica, della corruzione, dell’invasione delle mafie, ma c’è – tuttavia - una speranza moto forte e concreta di riscatto.
 
E questo è ciò che aiuta il nostro cuore ed i nostri pensieri a guardare oltre le nubi, verso il sole.
 
A Firenze, come ho detto, c’era un’altra Leopolda. Ma di questa è difficile parlare non tanto perché i numeri non ci fossero (c’erano quelli previsti, ovviamente), ma perché la Leopolda è un oggetto misterioso, in qualche modo inafferrabile e incomprensibile. Che cosa è mai questa “Leopolda”? Una corrente di partito che si riunisce, un happening di amici, un’appendice del Governo, uno stuolo di amici del “sovrano”? È difficile dirlo, perché, in realtà, c’è tutto e nulla; ma forse c’è la premessa di un futuro diverso, una nuova concezione dei partiti e della vita politica. Tutto questo potrebbe essere perfino positivo, se lo capissimo fino in fondo. In realtà, gli oggetti misteriosi fanno sempre un po’ paura, appunto perché non li capiamo e non sappiamo dove andranno a finire. Di certo, alla Leopolda, si è parlato tanto attorno a cento tavoli, ma di parole che ci interesserebbero (antifascismo, Costituzione, democrazia, diritti dei cittadini, corruzione, mafie), se ne è parlato ben poco, almeno a leggere la stampa. Aspettiamo, dunque, e vedremo. Peggio, c’è stata addirittura (e non da uno degli ultimi) l’idea di porre dei limiti allo sciopero. E questo, di certo, nessuno lo avrebbe nemmeno pensato né a Roma né a Chianciano.
 
Infine, ci siamo stati noi, chiari, trasparenti, comprensibili a tutti. Un Consiglio nazionale (150 presenti) dedicato a temi precisi come la Costituzione, la Resistenza, il futuro, la democrazia, i giovani. Di questo hanno ampiamente parlato gli intervenuti al dibattito (ben 49), di questo si è discusso; ma soprattutto si è parlato del futuro dell’ANPI, nel quadro del futuro del Paese.
 
Una riunione, “alta”, per i contenuti, per la passione che tutti hanno dimostrato, nella partecipazione attenta e sincera al dibattito, nella capacità di ascolto, soprattutto nella volontà di guardare al futuro (che è già fra noi) tenendo fermi i valori del passato (che a loro volta sono e debbono essere vivi nel presente).
 
E poi quel cantare insieme “Bella ciao”, alla fine, giovani e meno giovani, uomini e donne, partigiani e antifascisti, abbracciandosi, scattando foto e scambiandosi ricordi. Questa è l’ANPI di oggi, tutt’altro che “fissata” sulla memoria e sulle bandiere di battaglia; un’ANPI viva, in cui convivono più generazioni e che sta seriamente discutendo sul proprio futuro, assieme a quello del Paese. Bisognerebbe invitare, a questi nostri incontri, qualcuno di quelli che ci immaginano ancora come antiquati conservatori, fermi nella nostra storia. Ne varrebbe la pena, perché vedrebbero volti giovani e volti nuovi, accanto a quelli (sempre meno, purtroppo), che vengono dalla Resistenza, ma uniti da vincoli di fraternità e solidarietà e preoccupati solo che il Paese esca dalla crisi ed affronti il futuro, sulla base di valori reali e profondi, quelli – in definitiva – che si desumono dai princìpi costituzionali. Certo, numericamente minori rispetto alle altre manifestazioni, di cui ho detto: una “piccola” cosa, alla fine, ma ricca di tradizioni di princìpi, di valori umani. Mai statue di cera, mai mezzi busti, mai ingessati, e sempre ricchi di impegno e di speranza.
 
È questo che ci lega simbolicamente alla manifestazione della CGIL, facendoci condividere sogni, speranze e impegno; perché anche in questo tipo di incontri non solo batte il nostro cuore, ma vive anche il nostro futuro.
Ho già dedicato un primo commento alla sentenza m. 238/2014 della Corte Costituzionale sulla questione della prevalenza del diritto dei cittadini alla giustizia rispetto alla sovranità degli Stati (a proposito delle stragi nazifasciste del 1943-’45) ma voglio tornarci per sottolinearne, di più e meglio, l’importanza.
La Corte ha collocato i diritti umani ad un livello superiore a qualunque altro diritto, a qualunque potere, non dimenticando anche di collegare sempre il diritto, il principio, alla concreta effettività.
La Corte Costituzionale, in un mondo pieno di guerre, di orrori e di violenze, ha detto che fondamentale è la dignità della persona, che è e deve stare al centro di tutto, quindi essere considerata, protetta e rispettata, garantendone il pieno sviluppo.
 
Se i diritti umani vengono calpestati, ha detto la Corte, come quando si compiono stragi terribili di popolazioni civili, quando coloro che dovrebbero essere trattati come prigionieri, vengono utilizzati per lavori, come se fossero schiavi, quando la violenza oltrepassa perfino l’orrore insito di ogni guerra, per travalicare i confini che, da solo, il concetto di “umanità” impone; se tutto questo avviene, chi lo cagiona deve pagare; e chi ne è civilmente responsabile (ad esempio gli Stati cui appartengono gli eserciti ed i soggetti criminali che di essi fanno parte) non può trincerarsi dietro il velo protettivo della sovranità.
 
Questa fondamentale affermazione di principio è di grandissimo valore, anche al di là dei suoi effetti pratici e concreti. La Corte dell’Aja si era attestata su posizioni antiquate e “comode” per gli stati, non accettando i progressi che lo stesso pensiero giuridico è stato costretto a compiere, in questa società tumultuosa e violenta. La Corte Costituzionale italiana è andata molto oltre, dimostrando di essere attenta e sensibile, soprattutto, all’esigenza di proteggere ancora di più i diritti umani, quando il mondo è così tormentato e percorso da violenze inaudite.
 
L’essersi richiamata all’art. 2 della Costituzione, col suo alto riconoscimento che i diritti umani devono essere considerati inviolabili e garantiti nei confronti di chiunque, ci fa tornare al valore della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo proclamata nel 1948, con l’aggiunta dei progressi di elaborazione, di riflessione e di realizzazione delle garanzie, che in questi anni sono stati compiuti.
 
Ma la Corte ha detto anche di più, richiamandosi all’art. 24 della Costituzione, che colloca tra i diritti inviolabili, e impegnandosi a renderlo effettivo, il diritto di ciascuno ad avere un giudice ed ottenere una decisione. Altro principio fondamentale, che dovrebbe essere pacifico e invece ha bisogno, continuamente, di essere ribadito e rinverdito.
 
Quali saranno gli effetti pratici di questa fondamentale sentenza?
 
Difficile dirlo: il decorso del tempo (troppi anni sono passati dal momento di quei tragici eventi) non lavora per noi; le aperture della Germania, che pure ci sono state per quanto riguarda le ammissioni di responsabilità ed alcune misure di riparazione, si sono sempre arrestate di fronte al tema del risarcimento ed è possibile che non vadano oltre neppure adesso (e se ne avvertono i primi sintomi). Vedremo. C’è sempre la speranza, in ogni caso, di eventuali aperture e di un incremento di quelle attività di “riparazione” che sono già in essere da qualche tempo (si pensi, ad esempio, all’ ”Atlante” delle stragi). Del resto, già la decisione della corte Dell’Aja aveva lasciato aperta la strada ad intese fra gli Stati, al di là dei princìpi e delle formulazioni di diritto. La sentenza della Corte Costituzionale costituisce, in ogni caso, una robusta spinta in quella direzione. Io confido che i rappresentanti più avveduti della Germania capiscano che sta in questa “apertura” la possibilità di raggiungere una memoria, certo non condivisa, ma almeno più “storicizzata”, che aiuti a superare antiche forme di odio e manifestazioni, pur comprensibili, di rancore.
 
Ma spero anche che la sentenza parli, contemporaneamente al Governo, alle Istituzioni italiane, perché finalmente assumano anche le responsabilità che competono al nostro Paese, perché anche qui c’è molto spazio (necessario) almeno per le “riparazioni”, per l’accertamento della verità, per il raggiungimento della giustizia.
 
Bisogna che tutti sappiano che tutto questo è dovuto, da parte della Germania e da parte dell’Italia, alle vittime dell’orrore indicibile, ai superstiti (sempre più rari, anche se indomiti), ai famigliari. Non possiamo restituire famiglie, figli, fratelli, spose, case: non possiamo ridare le vite perdute, ma almeno possiamo cercare, tutti, di favorire il compimento di un cammino, indispensabile, sulla via della verità e della giustizia.
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