06 agosto 2026

6 agosto 1945 - 6 agosto 2026: 81° anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima




Oggi, 6 agosto, ricorre l'81° anniversario del bombardamento atomico statunitente di Hiroshima, in Giappone. Appena tre giorni più tardi, il 9 agosto 1945, un altro ordigno nucleare statunitense deflagrava sulla città di Nagasaki.

La guerra era ormai alle battute conclusive, e secondo molti storici ed interpreti più che un'azione militare il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki fu una prova di forza e una dimostrazione che l'entourage politico-militare del presidente Truman volle dare alla vicina Unione Sovietica. Il bilancio delle vittime degli ordigni nucleari, così distruttivi eppure decisamente rudimentali rispetto a quelli oggi negli arsenali, dal 1945 a oggi è salito a circa 74.000 morti. 

Antonio Gramsci diceva che la Storia è una maestra senza scolari e i conflitti attuali rendono lo spaventoso scenario dell'uso delle armi atomiche più concreto e attuale che mai.

Riconoscendo nella pace tra i popoli un valore assoluto, fondante della nostra società democratica e antifascista, lanciamo, oggi, nell'81° anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima, il nostro grido di pace.

Tacciano le armi, in Ucraina, in Palestina, in Iran ed in ogni altro angolo di Terra, si svuotino i granai e si investa invece invece in sviluppo, innovazione, progresso e cooperazione internazionale. Il nostro paese, l'Italia, impiega e purtroppo impiegherà moltissimi soldi pubblici per la produzione, l'approviggionamento e l'esportazione di armamenti, quando invece sappiamo essere ben altre le priorità: cultura e istruzione, sanità, lavoro, ambiente, dignità e giustizia sociale.

L'associazione dei partigiani continua la sua mobilitazione contro la brutalità della guerra e la distruzione che essa genera. Come diceva il comandante partigiano Germano Nicolini: «Noi sognavamo un mondo diverso: un mondo di libertà, un mondo di giustizia, un mondo di pace, di fratellanza e di serenità. Purtroppo questo mondo non c’è. E allora riflettete, ragionate con la vostra testa e continuate la vostra lotta».

Ordine del Giorno approvato a maggioranza (2 astenuti) dal comitato provinciale dell'ANPI di Roma nella seduta del 5 agosto 2026


Il Comitato Provinciale dell’ANPI Roma riunitosi, con convocazione straordinaria il giorno 5 agosto 2026, ha discusso termini, merito e metodo del comunicato congiunto emesso e firmato dall'ANPI nazionale e l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Già nelle ore immediatamente successive la pubblicazione del suddetto comunicato la Presidenza dell'ANPI Provinciale di Roma aveva inviato una lettera diretta alla Presidenza ANPI nazionale, alla segreteria nazionale e al comitato nazionale rappresentando profondo disappunto e contrarietà rispetto a: 1) contenuti politici di merito del documento; 2) scenari che concretamente disegna in ordine alla convocazione delle piazze del prossimo 25 aprile da parte dei Comitati Provinciali ANPI delle varie città d'Italia; 3) metodo adottato per gestire un passaggio reso complesso da evidenti fattori internazionali, nazionali e locali che sono andati sviluppandosi in questi ultimi anni (per ciò che riguarda la piazza di Roma in particolare negli ultimi dieci).

Raccogliendo e rappresentando tensioni, critiche e inquietudini di un largo numero di iscritte e iscritti delle nostre oltre settanta sezioni (che raccolgono oltre settemila persone) il Comitato provinciale pone in evidenza i principali aspetti di criticità del documento ANPI Nazionale-UCEI.

Il primo e più rilevante punto critico di merito è l'assenza di una qualsiasi parola di condanna delle politiche genocidarie e neocolonialiste di Israele nei confronti delle popolazioni palestinese, libanese e iraniana.

Il valore dell'antifascismo nel nostro tempo presente, onde evitare un suo logoro utilizzo retorico-celebrativo, trova la sua ragione storico-politica ed il suo significato di azione nella lotta contro la guerra (che passa anche dalla denuncia della collaborazione militare-industriale e dagli accordi economici tra governo italiano e governo israeliano); nella contestazione radicale delle politiche colonialiste e neocolonialiste che le grandi potenze militari e nucleari (su tutte Usa e Israele) vanno sviluppando in diversi teatri e regioni geopolitiche del pianeta (Palestina, Libano, Venezuela, Cuba e Iran); nell'internazionalismo inteso prima di tutto come sostegno alla causa dei popoli oppressi come quello palestinese; nella denuncia della violazione sistematica del diritto internazionale (che ha portato la Corte Penale Internazionale all'incriminazione degli esponenti apicali dello Stato d'Israele e all'emissione di un mandato di cattura internazionale nei confronti del capo del governo Netanyahu per crimini di guerra e contro l'umanità); nella mobilitazione unitaria delle forze sociali e politiche che si riconoscono nei valori della Resistenza partigiana contro le disuguaglianze sociali, le discriminazioni etniche, razziali e di genere che vanno acuendosi in linea con l'aggravarsi della crisi e della riconversione degli assetti globali allo stato di guerra.

In questa cornice valoriale, condivisa e largamente unitaria, sono state organizzate le grandi manifestazioni popolari che hanno celebrato l'anniversario della Liberazione d'Italia e le altre date storiche della lotta antifascista nel nostro Paese in questi ultimi anni.

Tuttavia proprio all'interno di queste manifestazioni si sono succedute (con particolare rilievo a Roma e Milano) continue provocazioni di piazza da parte delle locali Comunità ebraiche iniziate con gli incidenti di Roma del 2014 e protrattesi per tutto il decennio.

È proprio su questo terreno che la «condanna di qualsiasi atto di violenza» di cui parla il comunicato siglato con l'UCEI è sempre mancata da parte dei responsabili della comunità ebraica.

Tra gli episodi più gravi ricordiamo quelli del 25 aprile 2024 (quando oltre 200 persone si presentarono a Porta San Paolo armati di caschi, tirapugni, pietre e spranghe per occupare con la forza il luogo di ritrovo del corteo della Liberazione) e del 25 aprile 2026 quando nei pressi di Parco Schuster sono stati sparati colpi d’arma, seppure non letale, contro un iscritto ed un’iscritta alla nostra associazione solo perchè indossavano al collo il fazzoletto con il simbolo ANPI ovvero dell'associazione fondata dai Liberatori e dalle Liberatrici d'Italia. Nessuna parola di condanna dell'accaduto e di solidarietà alle due persone colpite è mai arrivata agli interessati e all'ANPI da parte dei rappresentanti della comunità. Viceversa, in questi anni non sono mancati tentativi (vani) di dialogo operati della Presidenza ANPI di Roma con rappresentanti della CER. A riprova del fatto che il 25 aprile per la nostra associazione non è stato mai stato pensato come data “divisiva” o escludente per nessuno, fermo restando che proprio per questo l'ANPI Provinciale di Roma non riconosce ad alcuno il diritto di porre veti alla rappresentazione nelle nostre piazze dei temi e delle bandiere che rivendicano l'autodeterminazione dei popoli come quello palestinese e di imporre in quei contesti presenze provocatorie come quelle di Milano lo scorso 25 aprile (con il tentativo di collocare all'interno del corteo, anzi alla sua testa) effigi di Netanyahu e Trump ovvero dei principali responsabili delle guerre di sterminio in atto nel mondo. Una vicenda conclusasi con una nuova provocazione giunta ad esito proprio il giorno successivo al comunicato UCEI-ANPI con l'annuncio delle denunce “contro ignoti” (i partecipanti al corteo che contestarono la presenza delle foto di Netanyahu e Trump) presentate dalla “brigata ebraica” proprio per i fatti di Milano del 25 aprile.

A Roma, prepareremo e celebreremo il prossimo 25 aprile come abbiamo sempre fatto dalla fondazione dell’ANPI: in modo unitario, libero e indipendente, coinvolgendo tutte le realtà e le molteplici anime associative politiche e sindacali antifasciste, invitando, come sempre, la comunità ebraica romana a partecipare al corteo con pari dignità e responsabilità di tutti i soggetti partecipanti, senza operazioni di strumentalizzazione di cui la Brigata Ebraica è oggetto a differenza di altri importanti contingenti delle truppe alleate (il cui contributo alla Liberazione d'Italia fu senz'altro superiore in termini di perdite e impegno operativo, come la Força Expecionaria Brasileira, il 2° Corpo d'Armata Polacco, ecc. ecc.) processo funzionale a legittimare la posizione di Israele agli occhi degli antifascisti e delle antifasciste. L’ANPI provinciale di Roma continuerà il percorso unitario e plurale nel nome dell’antifascismo, della Resistenza e della Guerra di Liberazione. Per questo riafferma e ribadisce la vicinanza al popolo palestinese, al popolo cubano e a tutti i popoli che combattono per libertà, democrazia, autodeterminazione e giustizia sociale. Chiediamo un dovuto chiarimento sulle motivazioni e le modalità di pubblicazione di questo accordo che mette in grande difficoltà tutta l’Associazione, ponendolo all’OdG al prossimo Comitato Nazionale.

04 agosto 2026

4 agosto 1974: la strage dell'Italicus

Nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1974 una bomba posizionata nella quinta vettura del treno espresso 1406 denominato "Italicus", partito da Roma e diretto a Monaco di Baviera, esplode mentre il treno è in transito lungo la Grande galleria dell'Appennino all'altezza di San Benedetto Val di Sambro. Nell'esplosione e nell'incendio che segue perdono la vita 12 persone, tra le quali il ferroviere Silver Sirotti, Medaglia d'Oro al Merito Civile, intento a portare in salvo i passeggeri rimasti incastrati tra le lamiere.

Nonostante la rivendicazione da parte dei neofascisti di Ordine Nero, decisi a seppellire la democrazia «sotto una montagna di morti», ad oggi i responsabili materiali della strage restano ignoti e le vicende processuali si sono concluse con l'assoluzione di tutti gli imputati: rimane accertata la chiara matrice neofascista della strage, volta a destabilizzare gli equilibri istituzionali dell'Italia repubblicana per favorire l'ascesa della destra più estrema nel più complesso quadro della strategia della tensione.

In memoria delle vittime delle stragi fasciste, proseguiamo con tenacia, determinazione e orgoglio sulla strada della Costituzione tracciata dalle partigiane e dai partigiani perché il fascismo sia bandito dalla società civile e dalla storia.

02 agosto 2026

2 agosto 1980: strage neofascista alla Stazione di Bologna



La mattina di sabato 2 agosto 1980, la sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna è gremita di una vasta folla di uomini, donne, bambini e anziani, italiani e stranieri, in partenza per le vacanze estive. Una bomba ad alto potenziale, collocata all’interno di una valigetta posizionata in prossimità dell’ingresso dell’ambiente che dava sul piazzale, esplode alle ore 10:25, facendo crollare interamente le strutture sovrastanti le sale d’aspetto di prima e seconda classe, la pensilina esterna, gli uffici dell’azienda di ristorazione Cigar e investendo in pieno il treno Ancona-Chiasso in sosta al primo binario. Ancor prima dell’arrivo delle ambulanze, passanti, viaggiatori, tassisti e ferrovieri cercarono di prestare soccorso ai feriti, impiegando anche gli autobus del trasporto pubblico per trasferire i feriti all’Ospedale Maggiore. Il bilancio finale della strage, la più grave mai verificatasi nella storia dell’Italia repubblicana, è di 85 vittime e 200 feriti: la più anziana di loro è Antonio Montanari, di 86 anni, mentre la più giovane è la piccola Angela Fresu, di 3 anni, il cui corpo non verrà mai più ritrovato.

Le indagini seguite all’attentato sono ripetutamente oggetto di sistematici atti di depistaggio, volti a sviare le indagini indirizzandole su piste successivamente rivelatesi false e costruite ad arte per occultare reali responsabilità di organizzazioni neofasciste e apparati deviati dello Stato nella vicenda (pista palestinese, pista internazionale): solo un lungo e tormentato iter giudiziario riuscirà ad ottenere la condanna di Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini, Gilberto Cavallini e Paolo Bellini come esecutori materiali e di Licio Gelli, Umberto Ortolani, Mario Tedeschi e Federico Umberto D’Amato, nomi ben noti alla magistratura inquirente in quanto implicati in altri episodi della strategia della tensione.

A 46 anni di distanza, vogliamo ricordare le vittime della strage di Bologna unendoci alle associazioni dei familiari e alle istituzioni nel chiedere che sia fatta finalmente luce sul più grave atto di terrorismo neofascista mai avvenuto nel nostro Paese e sui legami che hanno unito le organizzazioni neofasciste a quei rappresentanti delle istituzioni della Repubblica antifascista nata dalla Resistenza.

01 agosto 2026

1° agosto 1922: a Parma gli Arditi del Popolo sconfiggono i fascisti di Balbo impedendo loro di entrare in città

Il primo agosto 1922 gli Arditi del Popolo con a capo Guido Picelli, insieme a lavoratori, sindacalisti e cittadini dei quartieri Oltretorrente e Naviglio, con le armi in pugno sbarrano la strada e inflissero una sonora sconfitta alle squadracce fasciste di Italo Balbo, intenzionate a stroncare lo sciopero indetto il 31 luglio dall'Alleanza del Lavoro. 

Nel ricordo delle barricate di Parma, del coraggio e dell'ardimento dei combattenti antifascisti, ribadiamo oggi il nostro impegno a difesa della democrazia, della libertà e della giustizia sociale. 

"Balbo t'è pasè l'Atlantic mo miga la Pèrma" recitava una scritta sui muri della città. 

E ancora come allora, sull'esempio degli eroi di Parma, fermeremo ogni forma di fascismo. 





29 luglio 2026

Il comitato provinciale dell’ANPI di Roma esprime la più profonda condanna per quanto continua ad accadere sotto gli occhi indifferenti o impotenti del mondo in Palestina


 

Il comitato provinciale dell’ANPI di Roma esprime la più profonda condanna per quanto continua ad accadere in Palestina sotto gli occhi indifferenti o impotenti del mondo: in Cisgiordania i coloni israeliani, protetti dall’esercito, armi alla mano compiono quotidianamente e indisturbatamente invasioni di terre non loro, aggredendo, uccidendo, compiendo i più brutali soprusi sulla popolazione palestinese. Aggressioni, bombardamenti, distruzione di campi, uccisione di bestiame e distruzione delle abitazioni sono la condizione continua in cui si trovano i palestinesi in tutti i territori non ancora occupati illegalmente da Israele. Le dichiarazioni pubbliche di ministri quali Beng Gvir, Katz e lo stesso Netanyahu confermano, se mai ce ne fosse ancora bisogno per convincere qualcuno, che la volontà è quella di fare pulizia etnica e trasformare questi territori, compreso il Libano, in un cumulo di macerie come a Gaza. Si condanna altresì la mistificazione operata su un canale di informazione pubblica dove una di queste quotidiane brutali invasioni è stata presentata come un’escursione turistica operata da una sorta di boy scout. Il genocidio continua a mietere vittime quotidiane nel silenzio complice del nostro governo e dell'Unione Europea. Nel contempo condanniamo la repressione operata quasi ovunque nei confronti della protesta dei cittadini che esprimono solidarietà alla martoriata popolazione palestinese e che chiedono a gran voce l’intervento dei propri governi per fermare il genocidio.
Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - ANPI Patria Indipendente #Cisgiordania #Gaza #palestina #Libano Vedi meno

26 luglio 2026

Pastasciutte antifasciste del 25 luglio (e dintorni) 2026 delle sezioni di Roma e provincia

Alcune delle pastasciuttate organizzate dalle sezioni ANPI di Roma e Provincia, da sole o con realtà associative amiche e sorelle!
Grande partecipazione popolare, convivialità e gioia pur nella piena consapevolezza del momento storico in cui siamo chiamati ad operare.
Ora e sempre Resistenza!!



























 

Le pastasciutte antifasciste delle sezioni di Roma e provincia:
Le sezioni che organizzano le pastasciutte antifasciste per l'anniversario dell'arresto di Mussolini e della caduta del regime fascista: tradizione introdotta dalla famiglia Cervi il 25 luglio del 1943 come "il più bel funerale del fascismo". 
Sappiamo che fu purtroppo una tragica illusione, morì il regime fascista che aveva soggiogato l'Italia e seminato morte e distruzione con guerre di aggressione e di conquista e repressione per un ventennio, ma come la testa dell'Idra rinacque asservito al nazismo prima, sconfitto con la Resistenza e la Guerra di Liberazione ancor oggi minaccia l'umanità.
Ma la sua sepoltura simbolica sotto mestolate di maccheroni, penne, rigatoni e forchettate di spaghetti rimane un simbolo potentissimo di amore per il prossimo e per la Libertà.
 
Auguriamo a tutti e a tutte buon appetito!
 
PS: le locandine sono in costante aggiornamento, le carichiamo man mano che ci giungono
 


 
 
 
 
 


 
 









 














20 luglio 2026

20 luglio 2001: Carlo Giuliani è assassinato da un colpo di pistola durante le manifestazioni del G8 di Genova



Alle 17:27 del 20 luglio 2001, mentre le strade e le piazze di Genova sono teatro di una vera e propria battaglia ingaggiata dalle forze dell'ordine contro i pacifici manifestanti che sfilavano lungo Via Tolemaide, in Piazza Alimonda la pistola di un carabiniere spezza lavita del giovane ventitreenne Carlo Giuliani.

Carlo Giuliani è stato il simbolo non solo della volontà di una vastissima realtà fatta di associazioni laiche e confessionali, sindacati, social forum e ONG di ribadire in faccia ai potenti della terra riuniti a Genova che "un altro mondo è possibile", ma anche della più grave e ampia sospensione dello Stato di diritto in Europa dopo la seconda guerra mondiale, delle cariche contro i manifestanti inermi, della mattanza della Diaz, delle torture di Bolzaneto: tutti crimini ad oggi in larga parte rimasti impuniti.

Di fronte al ritorno dell'estrema destra in Italia e in Europa, ai venti di guerra che tornano a soffiare, alla crisi climatica e sociale seguita alla pandemia globale, le questioni poste all'attenzione dei grandi della terra da Carlo Giuliani e da chi in quei giorni di luglio scese in strada suonano più attuali che mai.

A Carlo Giuliani, ragazzo.

19 luglio 2026

19 luglio 1943: il bombardamento di San Lorenzo

Poco dopo le ore 11 del 19 luglio 1943, 662 bombardieri e 268 caccia della United States Army Air Force fanno la loro comparsa nel cielo di Roma, difesa da appena 38 velivoli della Regia Aeronautica e del tutto sguarnita di un sistema di difesa contraerea adatto a fronteggiare un attacco di quelle proporzioni, a dispetto della martellante propaganda del regime sull'inviolabilità del cielo di Roma: obiettivo dell'incursione aerea è lo scalo ferroviario di San Lorenzo, snodo di cruciale importanza per il transito di mezzi, uomini e rifornimenti diretti verso il fronte siciliano. Migliaia di bombe cadono sullo scalo e sull'adiacente quartiere popolare di San Lorenzo, radendo al suolo interi caseggiati, l'antica basilica e il Cimitero del Verano, ma molte di più sono le zone colpite, situate lungo le principali arterie di uscita dalla capitale, nei quartieri Tuscolano, Prenestino, Casilino, Tiburtino e Nomentano: alla fine dell'incursione, alle ore 13, le vittime saranno più di 3000.

Il re, recatosi a visitare il quartiere di San Lorenzo, è prontamente accolto da insulti ed improperi e costretto ad allontanarsi; ben più apprezzate sono invece la visita della Principessa di Piemonte Maria Josè del Belgio, della quale sono note le simpatie antifasciste, e di Papa Pio XII, accompagnato dall'allora Segretario di Stato Giovanni Battista Montini, il quale distribuisce anche aiuti in denaro agli sfollati. Il bombardamento del 19 luglio 1943 imprime una decisiva accelerazione alle sorti della guerra in corso: appena sei giorni dopo, a seguito della fatale seduta del Gran Consiglio del Fascismo, il regime cadrà. Il 14 agosto successivo, dopo un ulteriore, devastante bombardamente sui quartieri San Giovanni e Appio-Latino, Roma verrà dichiarata "città aperta": la disposizione sarà prontamente disattesa dai comandi tedeschi, i quali continuarono a considerare Roma un centro nevralgico di fondamentale importanza, posto nelle immediate retrovie di un fronte che si avvicinava ogni giorno di più, rendendo la capitale bersaglio di altre incursioni aeree alleate sino alla sua liberazione nel giugno 1944.

14 luglio 2026

14 luglio 1948: l'attentato a Palmiro Togliatti

Alle ore 11:45 del 14 luglio 1948, mentre si allontana da Montecitorio in compagnia di Nilde Iotti, il segretario del PCI Palmiro Togliatti è fatto segno di quattro colpi di rivoltella esplosi dallo studente siciliano Antonio Pallante. Togliatti, gravemente ferito, viene trasportato al Policlinico per essere operato d’urgenza, mentre la notizia si sparge per il paese: i lavoratori scendono spontaneamente in sciopero e nelle piazze di tutte le città d’Italia si tengono comizi, la CGIL indice per il giorno successivo lo sciopero generale, il più imponente della storia dell’Italia repubblicana. La situazione si fa particolarmente tesa: nelle città industriali del nord Italia diverse fabbriche vengono occupate e manifestazioni e comizi di protesta sono duramente repressi dalla polizia di Scelba. 

Nonostante la vulgata storiografica conservatrice abbia spesso mirato a porre in risalto le presunte finalità eversive e rivoluzionarie dello sciopero generale e delle imponenti manifestazioni di piazza, fu lo stesso Togliatti, dal letto d’ospedale, ad invitare alla calma e a scongiurare in tal modo la degenerazione di una situazione potenzialmente esplosiva; la stessa CGIL esonerò dallo sciopero generale gli addetti alla panificazione, alla distribuzione del latte, ai servizi ospedalieri e telefonici.

In tale contesto, di fondamentale importanza risulta il ruolo rivestito dall'ANPI nell’evitare incidenti: già il 15 luglio, a seguito di una riunione del Comitato nazionale, il Presidente Arrigo Boldrini dirama a nome dell’associazione tutta fonogrammi a Togliatti, alla direzione del PCI, al Presidente della Repubblica e ai Presidenti delle Camere in cui si stigmatizza l’attentato e si rilevano le gravi situazioni di disordine in tutta la penisola, in specie a Torino, Taranto, Parma, Livorno e Savona; a Genova, il questore telefona all'ANPI per richiedere la messa a disposizione di un gruppo di partigiani per proteggere la questura, abbandonata da tutti gli agenti in servizio. «È da prendere in esame – conclude Boldrini nella sua relazione al Comitato – la possibilità di aderire alla protesta e all’azione della Confederazione Generale del Lavoro e, attraverso i suoi organi centrali e periferici, far pervenire le opportune istruzioni ai partigiani, affinché non escano dai limiti delle direttive di carattere generale impartite ai lavoratori. Si tratta di uno sciopero di protesta che non ha alcuna velleità insurrezionale.»

10 luglio 2026

VI Municipio: no alla cessione di spazi pubblici per iniziative di propaganda fascistoide. Comunicato congiunto ANPI provinciale di Roma e sezione VI Municipio "Alberto Nascimben"


 
Molti di noi ricorderanno negli anni '70 tutta una serie di film del tipo "Milano Violenta", "La polizia sta a guardare" ecc. (il c.d. genere "poliziottesco") che mostravano una società allo sbando preda di criminalità dove i cittadini erano vittime inermi e la polizia aveva le mani legate nel combatterla, e quindi i messaggi trasmessi erano di invocazione all'ordine, sfiducia nelle istituzioni, richiesta di auto-difesa e quindi politicamente strumentale alla reazione di estrema destra, pidduista, stragista e antidemocratica di quegli anni.
Anche adesso c'è un cinema spazzatura simile, con la sola differenza che ora i criminali sono tutti immigrati. Stiamo parlando di film del tipo "Citizen Vigilante" che alcuni vorrebbero proiettare nei locali pubblici del VI Municipio di Roma. "Una pellicola rozza e apertamente provocatoria è stata trasformata in vessillo politico da chi vive di indignazione permanente. Il regista Uwe Boll ha costruito l’ennesima provocazione sapendo che il rifiuto di alcuni cinema tedeschi avrebbe acceso la macchina della mobilitazione reazionaria". Senza che ci dilunghiamo tanto, si legga l'illuminata critica su Linkiesta:
 
 
Ora, ogni cittadino che si guardi 'sti filmucci a casa propria nessuno avrebbe da ridire. Ma che lo si proietti nei locali pubblici del VI Municipio sì, perché chi governa un Municipio non può dare stura a questa spazzatura provocatoria, un Municipio dovrebbe rispettare i valori costituzionali. Invece questo Municipio, in una data simbolo come il 12 dicembre scorso, ha permesso la manifestazione “Remigrazione e Riconquista” con ospite addirittura Marsella, esponente di Casapound e già condannato a due mesi per minacce. Inoltre, già in passato il Presidente Nicola Franco si è fatto fotografare al fianco di tale Carabella, influencer del degrado che fa profitto sulle difficoltà degli ultimi.
Per questo chiediamo alle autorità competenti di vigilare sull’utilizzo spregiudicato di spazi pubblici appartenenti a tutta la comunità e chiediamo che il presidente del Municipio non si presti più a tali becere e tragicomiche strumentalizzazioni: il VI Municipio non può diventare megafono delle peggiori propagande fascistoidi!

10 luglio 1943: lo sbarco in Sicilia

Nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1943 le forze Alleate britanniche, americane e canadesi sbarcarono sulle spiagge della Sicilia, ancora controllata dalle forze dell’Asse, nell’ambito della cosiddetta "Operazione Husky". Nell’arco di terra tra Licata e Siracusa si riversarono 160.000 soldati; 4000 aerei da combattimento e da trasporto fornirono l’appoggio dal cielo mentre nel mare ci furono 285 navi da guerra, due portaerei e 2.775 unità di trasporto.

Lo sbarco in Sicilia fu la seconda più imponente operazione offensiva organizzata dagli Alleati nella seconda guerra mondiale, la più vasta in assoluto nel settore del Mediterraneo; soltanto con l’invasione della Normandia ("Operazione Overlord"), undici mesi dopo, si riuscì ad impiegare un numero maggiore di uomini. Per la prima volta apparvero il DUKW, camion anfibio a sei ruote, ed il LST, mezzo da sbarco per i carri armati. Nella fase iniziale vennero sbarcate ben sette divisioni (tre inglesi, tre americane ed una canadese) contro le cinque sbarcate nel corso della corrispondente fase in Normandia.

La Sicilia venne liberata in soli 39 giorni quando, il 17 agosto, le truppe Alleate entrarono a Messina dopo aver conquistato tutte le altre importanti città (Palermo il 22 luglio, Catania il 5 agosto) e costringendo i tedeschi alla fuga i tedeschi. 

10 luglio 1976: l'assassinio del giudice Vittorio Occorsio

La mattina del 10 luglio 1976, mentre percorre in auto il tragitto dalla propria abitazione al luogo di lavoro, il magistrato Vittorio Occorsio è assassinato a colpi di mitra dai terroristi neofascisti Pierluigi Concutelli e Gianfranco Ferro all’incrocio tra Via Mogadiscio e Via Giuba, nel Quartiere Trieste.

Dopo essersi occupato delle indagini sulla strage di Piazza Fontana in qualità di sostituto procuratore, Occorsio ricopri nel 1972 l’incarico di pubblico ministero nel processo contro i membri dell’organizzazione eversiva neofascista Ordine Nuovo, prodigandosi attivamente perché l’organizzazione venisse bandita e messa fuori legge secondo quanto stabilito dalla Legge Scelba, trattandosi di un movimento avente quale finalità la ricostituzione del partito fascista. Negli stessi anni cominciò ad indagare sui rapporti tra ambienti deviati del SIFAR, massoneria ed eversione nera, gettando precocemente luce sull’attività della P2 di Licio Gelli, oltre che sul tentato Golpe Borghese e sul cosiddetto “Piano Solo”: proprio per questo, sin dal 1975, negli ambienti del terrorismo neofascista si era tentato di addivenire ad una convergenza operativa tra Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale finalizzata all’eliminazione del magistrato, il cui operato aveva iniziato anche ad infastidire personalità che già allora giocavano un ruolo chiave in quella che sarebbe poi divenuta nota con il nome di “strategia della tensione”.

Le antifasciste e gli antifascisti non dimenticano!

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