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28 febbraio 2026
28 febbraio 1978: l'assassinio di Roberto Scialabba da parte dei NAR
Felice Chilanti - partigiano di Bandiera Rossa, giornalista e scrittore, moriva il 26 febbraio del 1982
23 febbraio 2026
Perché votiamo NO al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo
ne parliamo con
Giuseppe Salmè, - Comitato 15 per il NO
Maria Rosaria Guglielmi - magistrato
Antonello Ciervo - avvocato
Modera
Marco Noccioli - presidenza ANPI Roma
Mercoledì 25 febbraio, ore 17:30
sul canale youtube dell'ANPI provinciale di Roma:
https://youtube.com/live/yGGY567tl9Y
22 febbraio 2026
22 febbraio 1980: l'assassinio di Valerio Verbano
È da poco passata l'una e mezza del pomeriggio quando il giovane Valerio Verbano, diciannovenne studente del Liceo Archimede di Montesacro, rincasa al termine delle lezioni nell'appartamento di Via Monte Bianco, 114 dove vive con la mamma Carla e il papà Sardo. Non sa che dietro la porta lo attende un commando armato composto da tre fascisti, introdottisi in casa con una scusa circa un'ora prima, che hanno già immobilizzato i suoi genitori. Appena entrato Valerio riesce a disarmare uno dei tre aggressori, ma viene colpito alle spalle mentre cerca di fuggire da una finestra dell'appartamento e muore poco prima dell'arrivo dei soccorsi.
Valerio non era un semplice ragazzo di diciannove anni, ma uno studente impegnato nel collettivo della propria scuola e nel movimento di Autonomia Operaia, fieramente antifascista: proprio per questo, da anni stava raccogliendo assieme ad alcuni compagni fotografie, articoli di giornale e schede personali all'interno di un proprio dossier personale sull'eversione nera nel triangolo compreso tra i quartieri Trieste/Salario, Montesacro e Talenti. Il materiale, sequestrato dalla polizia nel corso di una perquisizione in casa Verbano, non verrà mai più ritrovato, così come il memorandum consegnato da Sardo ai giudici inquirenti contenenti le ricostruzioni di alcuni possibili piste da seguire nelle indagini sull'omicidio.
Nonostante una rivendicazione dell'omicidio da parte dei NAR fosse giunta la sera stessa dell'omicidio e altre si fossero susseguite nei mesi successivi, le indagini non riusciranno mai ad individuare i responsabili dell'assassinio di Valerio, mentre le vicende giudiziarie vedranno nel corso degli anni la sparizione nei meandri dei depositi giudiziari della maggior parte del materiale in grado di fornire informazioni sull'identità degli assassini. Sardo e Carla continueranno per tutta la loro vita a chiedere che sia fatta luce sull'omicidio del figlio, ucciso sotto i loro occhi, sostenuti dalle compagne e dai compagni del movimento antifascista romano.
La lotta e la passione antifasciste di Valerio sono vive oggi più che mai e continuano a rappresentare per noi fonte d'esempio nelle nostre battaglie per la democrazia, la pace e la giustizia sociale.
Dall'Europa delle armi all'Europa dei diritti. La democrazia necessaria al tempo della crisi" - 21 febbraio 2026
21 febbraio 2026 un ore 10.00 Aula Consiliare Palazzo Valentini
Introduce
Marina Pierlorenzi Presidente ANPI provinciale Roma
Intervengono
Davide Conti - storico
Giulio Marcon - scrittore e saggista
Luigi Ferrajoli - professore emerito di Filosofia del diritto
Natale Di Cola - segretario generale CGIL Roma e Lazio
Albino Amodio - componente Comitato nazionale ANPI
Fabrizio Truini - PaxChristi
Anna Falcone - giurista
Conclude
Fabrizio De Sanctis segreteria nazionale ANPI
Modera
https://www.youtube.com/c/ANPIProvincialediRoma
19 febbraio 2026
19 febbraio 2026 - ricordiamo il Giorno delle e dei Martiri del massacro del 19 febbraio 1937: l'eccidio di Addis Abeba (Yekatit 12)
Il 19 febbraio 1937, giorno corrispondente al 12 del mese di Yekatit secondo il calendario etiope, Abraham Deboch e Mogus Asghedom, appartenenti al movimento etiope di resistenza all'occupazione coloniale dell'Italia fascista, compirono un attentato lanciando delle bombe a mano nel Piccolo Ghebì del Palazzo Guenete Leul di Addis Abeba, residenza del viceré d'Etiopia Rodolfo Graziani, ove era in corso una cerimonia pubblica cui presenziano importanti autorità italiane, tra cui lo stesso Graziani, principale obiettivo dell'attentato, numerosi dignitari etiopi fedeli agli occupanti e una vastissima folla di poveri della capitale.
L'esplosione delle bombe causò sette vittime, ma riuscì soltanto a ferire lievemente Graziani, i generali Aurelio Liotta e Italo Gariboldi, il vice-governatore Armando Petretti, il governatore della capitale Alfredo Siniscalchi e alcune decine di persone. Graziani venne prontamente trasportato in ospedale, mentre soldati e carabinieri, con l'ausilio di militi delle truppe coloniali, chiusero gli accessi del recinto e aprirono il fuoco sulla folla, massacrando decine di persone. Ciò non fu che il preludio ad una vera e propria "caccia al moro", come fu successivamente definita da Antonio Dordoni, testimone del massacro: centinaia di civili italiani, organizzati in squadre armate di spranghe e manganelli su precisa disposizione del federale Guido Cortese, compirono violentissime incursioni nei quartieri più poveri di Addis Abeba, unendosi ai militari, impiccando, bruciando vivi, massacrando di botte e fucilando chiunque incontrassero.
La ritorsione fu particolarmente feroce negli agglomerati di tucul lungo i torrenti Ghenfilè e Ghilifalign, che attraversano Addis Abeba da nord a sud. La ritorsione fu particolarmente feroce negli agglomerati di tucul lungo i torrenti Ghenfilè e Ghilifalign, che attraversano Addis Abeba da nord a sud. «Per ogni abissino in vista – scrive lo storico del colonialismo italiano Angelo Del Boca – non ci fu scampo in quei terribili tre giorni ad Addis Abeba, città di africani dove per un pezzo non si vide più un africano». I corpi dei civili massacrati vennero gettati in fosse comuni: secondo le stime più recenti, le vittime della selvaggia mattanza italiana furono circa 19.000.
L'eccidio di Yekatit 12, uno dei più efferati crimini mai compiuti nella storia coloniale dell'Italia, è a malapena conosciuto nel nostro paese, ove simili atrocità sono rimaste sostanzialmente impunite, mentre è commemorato ogni anno ad Addis Abeba con una cerimonia presso il monumento che lo ricorda.
18 febbraio 2026
18 febbraio 1963: muore Beppe Fenoglio
16 febbraio 2026
16 febbraio 1943: la strage di Domenikon. Quando ad ammazzare sono gli italiani nessun fascista si spertica per ricordare
La strage di Domenikon fu una delle tante stragi che vennero compiute dall’esercito italiano e dalle milizie fasciste in Africa, Grecia, Albania e soprattutto in Jugoslavia. «Si stima che siano stati circa 400 i centri abitati rurali distrutti dalle forze di occupazione italiane o congiunte italo-tedesche durante la brutale campagna condotta nei primi mesi del 1943 nella Grecia continentale» (Francesco Sinapi: Domenikon 1943).
Nei pressi di Domenikon, piccolo villaggio della Tessaglia, un attacco partigiano contro un convoglio italiano provocò la morte di nove soldati delle Camicie Nere. Come reazione il generale Cesare Benelli, comandante della Divisione 'Pinerolo', ordinò la repressione secondo l'esempio nazista: centinaia di soldati circondarono e dettero alle fiamme il paese, rastrellarono la popolazione e, nella notte, fucilarono circa 140 uomini e ragazzi dai 14 agli 80 anni.
Nessun criminale di guerra italiano è mai stato consegnato alle nazioni che ne fecero richiesta alla fine della guerra. Ci furono 180 richieste da parte della Grecia, 140 dall’Albania, 750 dalla Jugoslavia oltre ad altre decine dall’Unione Sovietica. In Italia, nel 1946, venne istituita una commissione per indagare sui crimini compiuti dall’Italia nei paesi che aveva occupato. Non furono prese in considerazione le richieste provenienti dall’Africa (Libia, Eritrea, Etiopia e Somalia). La commissione in cinque anni di lavoro produsse un elenco di 34 nomi che vennero segnalati alla magistratura militare italiana. Furono emessi dei mandati di cattura ma i ricercati ebbero il tempo di rifugiarsi all’estero.
Per la strage di Domenikon in anni recenti furono svolte indagini che però non portarono a nulla e i procedimenti si chiusero con l'archiviazione.
https://www.mursia.com/products/vincenzo-sinapi-domenikon-1943
https://www.anpiroma.org/2019/02/la-guerra-sporca-di-mussolini-strage-di.html
15 febbraio 2026
Nella notte tra il 15 ed il 16 febbraio 1926 moriva Piero Gobetti
Il 15 febbraio 2019 moriva il prof. Adriano Ossicini
Il 15 febbraio 2019 moriva il prof. Adriano Ossicini, militante nella sinistra cattolica, partigiano, psichiatra, senatore nel PCI, ministro per la famiglia e la solidarietà sociale nel governo Dini.
Medaglia d'argento al valor militare; questa la motivazione del riconoscimento:
«Già detenuto per antifascismo contraeva in carcere grave malattia e, riconquistata la libertà alla caduta della dittatura, si ergeva nobile assertore di ogni libero principio contro gli oppressori. Organizzava una valorosa forte formazione partigiana alla cui testa compiva numerosi atti di sabotaggio e azioni di guerriglia costituenti numeroso serto di eroismi che infiora il periodo della lotta clandestina dalle giornate di Porta San Paolo a quelle della liberazione di Roma. Braccato, dalle polizie nazifasciste che avevano posto sulla sua persona elevata taglia, riusciva due volte ad evitare l'arresto occultando documenti importantissimi che, se fossero caduti in possesso del nemico, avrebbero compromesso il movimento partigiano locale e le personalità in esso implicate. Perseguitato sugli affetti famigliari e, benché fisicamente menomato, non desisteva dalla lotta e persisteva nella sua azione di comando dei suoi prodi infondendo in essi l'ardire e la fede per il conseguimento della vittoria. Bello esempio di valoroso combattente e di capace organizzatore.»
Roma, 8 settembre 1943 - 4 giugno 1944.
Insieme al prof. Pietro Borromeo inventò un famigerato "morbo K" per salvare molti ebrei dalla deportazione.
“La resistenza degli alberi e la crisi climatica". 17 febbraio 2026, ore 17:30 Casa della Socialità, Via dei Volsci 86
Gruppo di lavoro ambiente - Quarto incontro tematico sull’emergenza climatica e la relazione con l’economia e i problemi sociali:
“La resistenza degli alberi e la crisi climatica.”
Da soggetti che soffrono il cambiamento climatico al ruolo di regolatori degli ecosistemi urbani con effetti per l’ambiente e la giustizia sociale.
17 febbraio 2026, ore 17. 30 - Casa della Socialità, Via dei Volsci 86
Saluti: Adriana Via, Presidente Anpi San Lorenzo
Stefano Valentini, Coordinatore Gruppo ambiente ANPI provinciale Roma
Giampietro CANTIANI, dottore forestale, arboricoltore
Juscelio PANTOJA, direttore Centro Alternativo di Cultura di Belem Brasile, attivista ambientale e per i diritti delle comunità indigene amazzoniche.
modera Tullio BERLENGHI, esperto di diritto ambientale
Invitiamo tutt* alla partecipazione
Incontro organizzato in collaborazione con la sezione ANPI San Lorenzo.
12 febbraio 2026
Casapound condannata per ricostituzione del partito fascista. ANPI Roma: si sciolga cp e le altre organizzazioni che si richiamano al nazifascismo
Il comitato provinciale dell’ANPI di Roma, visto lo storico pronunciamento del Tribunale di Bari che, dopo quasi 8 anni di indagini approfondite ed un processo iniziato nel 2022, ha condannato 12 militanti baresi di CasaPound per i reati di riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista applicando le leggi della Repubblica, torna a chiedere lo scioglimento dell’organizzazione (e di tutte le organizzazioni che analogamente si richiamano direttamente o indirettamente al fascismo e al nazismo) e lo sgombero immediato delle occupazioni illecite degli stabili in Via Napoleone III a Roma e di Via delle Baleniere a Ostia che di sociale non hanno nulla ma si caratterizzano, soprattutto la prima, per essere covi fascisti. Le Istituzioni non possono continuare a sottrarsi al dovere costituzionalmente sancito e ribadito da leggi in vigore di combattere vigorosamente il fascismo, il razzismo e le organizzazioni che ne portano avanti ideologie e pratiche violente.
In base all’articolo 1 della legge Scelba, che attua la 12esima disposizione transitoria e finale della Costituzione, “si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione o un movimento persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politico o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principii, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”. L’articolo 3 della stessa legge, inoltre, prevede che, “qualora con sentenza risulti accertata la riorganizzazione del disciolto partito fascista, il ministro dell’Interno, sentito il Consiglio dei ministri, ordina lo scioglimento e la confisca dei beni dell’associazione o movimento”.
10 febbraio 2026
La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale "Giorno del ricordo"
La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale "Giorno del ricordo" al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.
09 febbraio 2026
Le ultime attività dei FASCISTI: gli attacchi agli Orti Urbani di Garbatella e al Liceo Scientifico Righi di Roma
Il comitato provinciale dell'ANPI di Roma denuncia le ultime attività di gruppi FASCISTI: gli atti di vandalismo al grido di viva il duce agli Orti Urbani di Garbatella e quelli al Liceo scientifico Righi di Roma.
Mentre il governo si è sperticato in allarmi da invasioni aliene per i fatti di Torino, per le contestazioni subite all'apertura dei giochi olimpici invernali (chi protesta è contro l'Italia), ed una solitamente assente presidente del Consiglio si è spesa per difendere un comico da presunti attacchi liberticidi, prendendo questi fatti addirittura a pretesto per operare una ennesima pericolosissima stretta autoritaria, nulla è la reazione quando a muoversi sono i figli e i nipotini neri, ben altrimenti eversivi e nocivi alla vita comunitaria del Paese e nei fatti specifici della città di Roma, capitale d'Italia, medaglia d'oro al valor militare per i fatti della Resistenza e della Guerra di Liberazione con la sua provincia che in quanto a Resistenza non fu seconda a nessuno.
Nella realtà questi fatti che denunciamo sono solo gli ultimi di una lunghissima lista che con il Coordinamento permanente Roma Città Antifascista abbiamo raccolto e che si sta completando a dimostrazione che non esiste alcun pericolo da brigate rosse come improvvidamente membri del governo paventano, ma che invece è reale, concreto e fattuale quello dell'eversione nera per cui si chiede alle autorità di applicare una volta per tutte le leggi della Repubblica Scelba e Mancino in ottemperanza al dettato costituzionale.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001. Il blog è strumento di comunicazione degli eventi (e i relativi commenti) organizzati dal Comitato Provinciale e dalle Sezioni dell’A.N.P.I. Provinciale di Roma; promuove la libertà di pensiero, aderisce ai principi della Costituzione repubblicana, è antifascista e antitotalitario.
Ripudia intolleranza, razzismo e antisemitismo.
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