08 luglio 2026
Pastasciutte antifasciste del 25 luglio (e dintorni) 2026 delle sezioni di Roma e provincia
07 luglio 2026
Ordine del Giorno approvato all'unanimità dal Comitato Provinciale dell'ANPI di Roma nella seduta del 6 luglio 2026
Il comitato provinciale dell’ANPI di Roma, riunito presso la
Casa della Memoria e della Storia,
nel ribadire la posizione storica dell’ANPI per una pace
stabile e duratura tra i popoli rileva come la crisi del contesto
internazionale si vada aggravando ulteriormente, anche alla luce della guerra
in medio-oriente promossa da Israele e dagli Stati Uniti nell’area (Libano e
Iran). Così come si vanno aggravando le condizioni disperate del popolo
palestinese, sottoposto a Gaza e in Cisgiordania alla politica genocidaria di
occupazione dei territori e repressione dei civili da parte del governo di
Israele. Tale politica genocidaria ha portato alla violazione sistematica di
tutti i diritti umani, con decine e decine di migliaia di civili innocenti,
donne, bambini, anziani, uccisi, senza contare i mutilati e i feriti nel corpo
e nello spirito, a cui tutto è negato. E la stessa politica il governo
israeliano la sta replicando in Libano.
Condanna altresì la continua aggressione politico-economica
con minacce di intervento militare degli Stati Uniti nei confronti di Cuba,
senza alcuna reale giustificazione se non l’intento di soggiogare e
sottomettere un popolo che mai ha curvato la schiena. Il governo statunitense
sta ferocemente applicando una versione “aggiornata” della cosiddetta dottrina
Monroe che prevede che tutto il continente americano cada sotto l’influenza degli
USA: lo si è visto con l’aggressione al di fuori di ogni previsione del diritto
internazionale al Venezuela e col rapimento del tutto arbitrario e illegale del
presidente Maduro e di sua moglie, ancora detenuti negli Stati Uniti.
Il comitato provinciale dell’ANPI di Roma ribadisce il totale
rifiuto delle politiche di riarmo europeo e NATO al centro del summit di Ankara
e del piano internazionale di riconversione delle catene del valore organizzate
sull’economia di guerra e sull’aumento di investimenti pubblici in armamenti.
Condanna la decisione cieca di continuare a foraggiare il governo ucraino in
assenza di una qualsiasi parvenza di tentativo diplomatico europeo di
composizione del conflitto, il silenzio calato sui circa 500 voli militari
dalle basi militari presenti nel nostro territorio concessi agli USA per
bombardare l’Iran. Trattasi di gravissime decisioni che ledono profondamente il
dettato costituzionale di ripudio della guerra. Sono tutti chiarissimi segnali
di una completa soggezione del nostro esecutivo agli USA, alla NATO e alla
parte più retriva di un’Europa sempre meno riconducibile allo spirito di
Ventotene, non per nulla sbeffeggiato tempo fa dall’attuale presidente del Consiglio
dei ministri.
Le politiche di riarmo mirano nel nostro Paese ad un aumento
significativo della spesa militare in un contesto di crescente crisi sociale e
lavorativa aggravata dall’esaurimento delle risorse del PNRR. E in questo
quadro si inserisce il tentativo di imporre una legge elettorale avente forti
caratteri di incostituzionalità, che ci fa temere sul rispetto dei principi
democratici fondamentali.
È
indispensabile rivitalizzare il Movimento per la Pace con una serie continua di
iniziative unitarie diffuse che confluiscano in grandi momenti di più ampio
respiro, sotto la spinta delle giovani generazioni.
Un ulteriore elemento di elevata preoccupazione è l’emergere
di “nuove” formazioni politiche che si richiamano a parole d’ordine e
sentimenti dell’estrema destra italiana e internazionale più reazionaria che
cercano di inserirsi nello spazio pubblico. Queste formazioni contribuiscono a
una crescente polarizzazione della società italiana.
La somma di questi fattori segna un momento cruciale per il
futuro del nostro Paese, in cui le scelte politiche e sociali potrebbero avere
conseguenze durature per le generazioni a venire.
7 luglio 1960: strage di Reggio Emilia
06 luglio 2026
La Sezione ANPI RAI e il Comitato Provinciale dell’ANPI di Roma promuovono una Carta della Responsabilità civica, per il Servizio Pubblico come Bene Comune
OLTRE LA RAI, IL SERVIZIO PUBBLICO
Con CostituiRAI, la Sezione ANPI RAI e il Comitato Provinciale dell’ANPI di Roma promuovono il percorso per la costruzione della Carta della Responsabilità Civica per il Servizio Pubblico della Repubblica democratica e antifascista.Di fronte alla crisi degli organismi di garanzia del Servizio Pubblico, scegliamo la strada della responsabilità civica.
La crisi della Commissione parlamentare di Vigilanza RAI, culminata nelle dimissioni dei componenti espressione prima delle opposizioni e, successivamente, della maggioranza, rappresenta un passaggio che va ben oltre la cronaca politica. Al di là delle diverse valutazioni sulle responsabilità che hanno condotto a questo esito, essa richiama tutte le cittadine e tutti i cittadini a una riflessione sul rapporto tra il Servizio Pubblico, le istituzioni democratiche e la società, confermando quanto sia necessario riportare al centro del dibattito il Servizio Pubblico come Bene Comune.
Per questo diamo avvio a CostituiRAI, un percorso che intende riportare il Servizio Pubblico al centro della riflessione pubblica, promuovendo la costruzione della Carta della Responsabilità Civica per il Servizio Pubblico della Repubblica democratica
e antifascista.
Nel prossimo mese di settembre presenteremo il documento di lancio di CostituiRAI, con il quale prenderà avvio un percorso di ascolto, confronto e partecipazione destinato ad accompagnare la costruzione della Carta della Responsabilità Civica.
Con CostituiRAI, la Sezione ANPI RAI e il Comitato Provinciale dell’ANPI di Roma rivolgono un invito al mondo della cultura, della scuola, dell'università e della ricerca, del lavoro, delle professioni, dell'impresa, del sindacato, del volontariato, dell'associazionismo, alle istituzioni repubblicane, alle forze politiche democratiche e a tutte le cittadine e tutti i cittadini che riconoscono nel Servizio Pubblico un Bene Comune da custodire, rafforzare e trasmettere alle generazioni future.
CostituiRAI invita tutte le donne e tutti gli uomini che hanno a cuore il futuro del Servizio Pubblico a costruire insieme la Carta della Responsabilità Civica.
Per prendersi cura, insieme, di un Bene Comune della Repubblica democratica e antifascista.
6 luglio 1960: l'antifascismo in piazza contro i fascisti e il governo Tambroni
30 giugno 2026
30 giugno 1960: la rivolta di Genova contro la provocazione fascista e del governo Tambroni
Nella primavera del 1960, l'appoggio del MSI al governo monocolore guidato dal democristiano Fernando Tambroni aveva definitivamente sancito l'ingresso dei reduci di Salò nell'area di governo, ad appena quindici anni dal termine della guerra. L'ulteriore decisione di convocare la sesta assise congressuale del partito neofascista presso il teatro Margherita di Genova, citta decorata di Medaglia d'Oro al Valor Militare per la Resistenza, fu interpretata dal movimento antifascista genovese come una vera e propria provocazione.
Nel mese di giugno, vari appelli e manifestazioni di protesta promosse dai principali partiti antifascisti (comunista, socialista, socialdemocratico, radicale, repubblicano) dalle organizzazioni delle lavoratrici e dei lavoratori registrarono una partecipazione via via crescente. Circolava la notizia che ai lavori congressuali avrebbe preso parte Carlo Emanuele Basile, prefetto della città ai tempi della Repubblica Sociale e diretto responsabile della deportazione in Germania di centinaia di operai e antifascisti.
Il 29 giugno la CGIL indisse per il giorno successivo uno sciopero di sei ore, in concomitanza con un vasto corteo di protesta che avrebbe attraversato la città nel primo pomeriggio. La grande manifestazione, partita da Piazza dell'Annunziata, raggiunse senza difficoltà Piazza della Vittoria, ove il segretario della Camera del Lavoro tenne un applaudito comizio. Frattanto, alcuni manifestanti che avevano cercato di raggiungere il Teatro Margherita e si erano radunati in Piazza De Ferrari furono colpiti da alcune violente cariche da parte della polizia, che aveva cercato di disperderli con gli idranti. Si scatenò allora una vera e propria guerriglia, attivamente supportata dagli abitanti dei vicini quartieri popolari e proseguita poi negli stretti caruggi del centro storico, che giunse al termine verso sera anche grazie alla mediazione dell'ANPI locale.
Dopo aver tentato invano di spostare la sede del congresso, di fronte alla combattività del fronte antifascista genovese, il 2 luglio il segretario del MSI Arturo Michelini si vide costretto ad annullare il previsto congresso del partito. Il sentimento antifascista della popolazione di Genova aveva definitivamente trionfato.
Il 28 giugno 1960, in vista del Congresso del neofascista Movimento Sociale Italiano, programmato e autorizzato per il 30 giugno, viene indetta una manifestazione di protesta nel corso della quale il partigiano Sandro Pertini, deputato del PSI, afferma la netta opposizione al verificarsi di quel congresso e ad un governo appoggiato dai fascisti. Alla manifestazione parteciperanno circa 30.000 persone e davanti a questa platea immensa di uomini e di donne, Pertini scandisce parole come fossero pietre
“Gente del popolo, partigiani e lavoratori, genovesi di tutte le classi sociali. Le autorità romane sono particolarmente interessate e impegnate a trovare coloro che esse ritengono i sobillatori, gli iniziatori, i capi di queste manifestazioni di antifascismo. Ma non fa bisogno che quelle autorità si affannino molto: ve lo dirò io, signori, chi sono i nostri sobillatori: eccoli qui, eccoli accanto alla nostra bandiera: sono i fucilati del Turchino, della Benedicta, dell’Olivetta e di Cravasco, sono i torturati della casa dello Studente che risuona ancora delle urla strazianti delle vittime, delle grida e delle risate sadiche dei torturatori. Nella loro memoria, sospinta dallo spirito dei partigiani e dei patrioti, la folla genovese è scesa nuovamente in piazza per ripetere “no” al fascismo, per democraticamente respingere, come ne ha diritto, la provocazione e l’offesa. Io nego – e tutti voi legittimamente negate – la validità della obiezione secondo la quale il neofascismo avrebbe diritto di svolgere a Genova il suo congresso. Infatti, ogni atto, ogni manifestazione, ogni iniziativa, di quel movimento è una chiara esaltazione del fascismo e poiché il fascismo, in ogni sua forma è considerato reato dalla Carta costituzionale, l’attività dei missini si traduce in una continua e perseguibile apologia di reato. Si tratta del resto di un congresso che viene qui convocato non per discutere, ma per provocare, per contrapporre un vergognoso passato alla Resistenza, per contrapporre bestemmie ai valori politici e morali affermati dalla Resistenza. Ed è ben strano l’atteggiamento delle autorità costituite le quali, mentre hanno sequestrato due manifesti che esprimevano nobili sentimenti, non ritengono opportuno impedire la pubblicazione dei libelli neofascisti che ogni giorno trasudano il fango della apologia del trascorso regime, che insultano la Resistenza, che insultano la Libertà. Dinanzi a queste provocazioni, dinanzi a queste discriminazioni, la folla non poteva che scendere in piazza, unita nella protesta, né potevamo noi non unirci ad essa per dire no come una volta al fascismo e difendere la memoria dei nostri morti, riaffermando i valori della Resistenza. Questi valori, che resteranno finché durerà in Italia una Repubblica democratica sono: la libertà, esigenza inalienabile dello spirito umano, senza distinzione di partito, di provenienza, di fede. Poi la giustizia sociale, che completa e rafforza la libertà; l’amore di Patria, che non conosce le follie imperialistiche e le aberrazioni nazionalistiche, quell’amore di Patria che ispira la solidarietà per le Patrie altrui. La Resistenza ha voluto queste cose e questi valori, ha rialzato le glorie del nostro nuovamente libero paese dopo vent’anni di degradazione subita da coloro che ora vorrebbero riapparire alla ribalta, tracotanti come un tempo. La Resistenza ha spazzato coloro che parlando in nome della Patria, della Patria furono i terribili nemici perché l’hanno avvilita con la dittatura, l’hanno offesa trasformandola in una galera, l’hanno degradata trascinandola in una guerra suicida, l’hanno tradita vendendola allo straniero. Noi, oggi qui, riaffermiamo questi principi e questo amor di patria perché pacatamente, o signori, che siete preposti all’ordine pubblico e che bramate essere benevoli verso quelli che ho nominato poc’anzi e che guardate a noi, ai cittadini che gremiscono questa piazza, considerandoli nemici della Patria, sappiate che coloro che hanno riscattato l’Italia da ogni vergogna passata, sono stati questi lavoratori, operai e contadini e lavoratori della mente, che noi a Genova vedemmo entrare nelle galere fasciste non perché avessero rubato, o per un aumento di salario, o per la diminuzione delle ore di lavoro, ma perché intendevano battersi per la libertà del popolo italiano, e, quindi, anche per le vostre libertà.
E’ necessario ricordare che furono quegli operai, quegli intellettuali, quei contadini, quei giovani che, usciti dalle galere si lanciarono nella guerra di Liberazione, combatterono sulle montagne, sabotarono negli stabilimenti, scioperarono secondo gli ordini degli alleati, furono deportati, torturati e uccisi e morendo gridarono “Viva l’Italia”, “Viva la Libertà”. E salvarono la Patria, purificarono la sua bandiera dai simboli fascista e sabaudo, la restituirono pulita e gloriosa a tutti gli italiani. Dinanzi a costoro, dinanzi a questi cittadini che voi spesso maledite, dovreste invece inginocchiarvi, come ci si inginocchia di fronte a chi ha operato eroicamente per il bene comune. Ma perché, dopo quindici anni, dobbiamo sentirci nuovamente mobilitati per rigettare i responsabili di un passato vergognoso e doloroso, i quali tentano di tornare alla ribalta? Ci sono stati degli errori, primo di tutti la nostra generosità nei confronti degli avversari. Una generosità che ha permesso troppe cose e per la quale oggi i fascisti la fanno da padroni, giungendo a qualificare delitto l’esecuzione di Mussolini a Milano. Ebbene, neofascisti che ancora una volta state nell’ombra a sentire, io mi vanto di avere ordinato la fucilazione di Mussolini, perché io e gli altri, altro non abbiamo fatto che firmare una condanna a morte pronunciata dal popolo italiano venti anni prima. Un secondo errore fu l’avere spezzato la solidarietà tra le forze antifasciste, permettendo ai fascisti d’infiltrarsi e di riemergere nella vita nazionale, e questa frattura si è determinata in quanto la classe dirigente italiana non ha inteso applicare la Costituzione là dove essa chiaramente proibisce la ricostituzione sotto qualsiasi forma di un partito fascista ed è andata più in là, operando addirittura una discriminazione contro gli uomini della Resistenza, che è ignorata nelle scuole; tollerando un costume vergognoso come quello di cui hanno dato prova quei funzionari che si sono inurbanamente comportati davanti alla dolorosa rappresentanza dei familiari dei caduti. E’ chiaro che così facendo si va contro lo spirito cristiano che tanto si predica, contro il cristianesimo di quegli eroici preti che caddero sotto il piombo fascista, contro il fulgido esempio di Don Morosini che io incontrai in carcere a Roma, la vigilia della morte, sorridendo malgrado il martirio di giornate di tortura. Quel Don Morosini che è nella memoria di tanti cattolici, di tanti democratici, ma che Tambroni ha tradito barattando il suo sacrificio con 24 voti, sudici voti neofascisti. Si va contro coloro che hanno espresso aperta solidarietà, contro i Pastore, contro Bo, Maggio, De Bernardis, contro tutti i democratici cristiani che soffrono per la odierna situazione, che provano vergogna di un connubio inaccettabile. Oggi le provocazioni fasciste sono possibili e sono protette perché in seguito al baratto di quei 24 voti, i fascisti sono nuovamente al governo, si sentono partito di governo, si sentono nuovamente sfiorati dalla gloria del potere, mentre nessuno tra i responsabili, mostra di ricordare che se non vi fosse stata la lotta di Liberazione, l’Italia, prostrata, venduta, soggetta all’invasione, patirebbe ancora oggi delle conseguenze di una guerra infame e di una sconfitta senza attenuanti, mentre fu proprio la Resistenza a recuperare al Paese una posizione dignitosa e libera tra le nazioni. Il senso, il movente, le aspirazioni che ci spinsero alla lotta, non furono certamente la vendetta e il rancore di cui vanno cianciando i miserabili prosecutori della tradizione fascista, furono proprio il desiderio di ridare dignità alla Patria, di risollevarla dal baratro, restituendo ai cittadini la libertà. Ecco perché i partigiani, i patrioti genovesi, sospinti dalla memoria dei morti sono scesi in Piazza: sono scesi a rivendicare i valori della Resistenza, a difendere la Resistenza contro ogni oltraggio, sono scesi perché non vogliono che la loro città, medaglia d’oro della Resistenza, subisca l’oltraggio del neofascismo. Ai giovani, studenti e operai, va il nostro plauso per l’entusiasmo, la fierezza, il coraggio che hanno dimostrato. Finché esisterà una gioventù come questa nulla sarà perduto in Italia. Noi anziani ci riconosciamo in questi giovani. Alla loro età affrontavamo, qui nella nostra Liguria, le squadracce fasciste. E non vogliamo tradire, di questa fiera gioventù, le ansie, le speranze, il domani, perché tradiremmo noi stessi. Così, ancora una volta, siamo preparati alla lotta, pronti ad affrontarla con l’entusiasmo, la volontà la fede di sempre. Qui vi sono uomini di ogni fede politica e di ogni ceto sociale, spesso tra loro in contrasto, come peraltro vuole la democrazia. Ma questi uomini hanno saputo oggi, e sapranno domani, superare tutte le differenziazioni politiche per unirsi come quando l’8 settembre la Patria chiamò a raccolta i figli minori, perché la riscattassero dall’infamia fascista. A voi che ci guardate con ostilità, nulla dicono queste spontanee manifestazioni di popolo? Nulla vi dice questa improvvisa ricostituita unità delle forze della Resistenza? Essa costituisce la più valida diga contro le forze della reazione, contro ogni avventura fascista e rappresenta un monito severo per tutti. Non vi riuscì il fascismo, non vi riuscirono i nazisti, non ci riuscirete voi. Noi, in questa rinnovata unità, siamo decisi a difendere la Resistenza, ad impedire che ad essa si rechi oltraggio. Questo lo consideriamo un nostro preciso dovere: per la pace dei nostri morti, e per l’avvenire dei nostri vivi, lo compiremo fino in fondo, costi quello che costi”.
23 giugno 2026
23 giugno 1980: il giudice Mario Amato è ucciso per mano fascista
La mattina del 23 giugno 1980, mentre si trova in attesa dell'autobus che lo avrebbe portato a Piazzale Clodio presso la fermata all'incrocio tra Viale Jonio e Via Monte Rocchetta, il giudice Mario Amato è ucciso da un colpo di pistola alla nuca sparato da Gilberto Cavallini, che poco dopo fugge in motocicletta assieme al complice Ciavardini.
19 giugno 2026
Primavera delle antifasciste: Marisa Musu - 27 giugno 2026 c/o il ristorante Fermentum, Via Lemonia
La sezione ANPI Nido di vespe – Cinecittà / Quadraro, nell’ambito dell’iniziativa denominata “La primavera delle antifasciste” dedicata da alcuni anni alle donne protagoniste della Resistenza, ha indetto un evento storico-culturale che ricorda l’Ottantesimo anniversario del primo voto alle donne e la figura di Marisa Musu partigiana dei GAP romani e nel dopoguerra protagonista delle lotte sociali e politiche della nostra città.
L’iniziativa doveva svolgersi nell’area del Parco degli Acquedotti in via Lemonia adiacente all’area giochi con l’adesione del VII Municipio.
La direzione dell’Ente Regionale dell’Appia Antica ha negato l’autorizzazione all’iniziativa con una serie di motivazioni pretestuose e in particolare precisando che la Direzione del Parco vieta qualsiasi evento di carattere politico all’interno del perimetro del Parco: affermazione grave perché ignora il valore dell’antifascismo e prefigura una inaccettabile sospensione del diritto costituzionale.
L’ANPI provinciale di Roma ha opposto una formale diffida e un ricorso al TAR contro tale grave decisione.
Denunciamo con forza questo grave atteggiamento discriminatorio tanto più inaccettabile in quanto opera di un soggetto istituzionale preposto alla gestione democratica di un patrimonio pubblico.
Rifiutiamo di annullare l’evento che pertanto si svolgerà nell’area di pertinenza del ristorante Fermentum sulla stessa via Lemonia sempre sabato 27 giugno 2026 dalle ore 16,30 alle ore 18,45 con la partecipazione di Marina Pierlorenzi (presidente dell’ANPI provinciale di Roma), Vittoria Tola (UDI nazionale) e Riccardo Sbordoni (assessore del VII Municipale).
14 giugno 2026
La più totale vicinanza e solidarietà a Claudia Pratelli, Assessora alla Scuola, Formazione e Lavoro di Roma Capitale
Il comitato provinciale dell'ANPI di Roma e la CGIL di Roma e Lazio esprimono la più totale vicinanza e solidarietà a Claudia Pratelli, Assessora alla Scuola, Formazione e Lavoro di Roma Capitale, da sempre al nostro fianco sulle battaglie per l’applicazione e il rispetto della nostra Costituzione.
Ha partecipato come tanti alla grande manifestazione democratica e antifascista di ieri e di questa pubblicato un video sui suoi spazi social ed è stata letteralmente presa di mira con tantissimi commenti sessisti, violenti, minacciosi, intimidatori, auguranti stupri ed altri mali.
Non ce ne stupiamo, questi sono i fascisti: persone sessiste e violente, la maggior parte delle volte vigliacche, perché agiscono solitamente al buio, in gruppo contro persone inermi, o dietro l'apparente anonimato di una tastiera. Questi sono i fascisti, altro che patrioti, difensori dei valori tradizionali italiani, sono dei meri delinquenti e come tali vanno trattati. I commenti sono stati debitamente denunciati e ci auguriamo che le autorità competenti individuino prontamente gli eroici e mitologici italioti e che si applichino nei loro confronti, severamente, le leggi della Repubblica. Ci auguriamo altresì che chi ha permesso e tollerato lo scempio di ieri, chi lo ha autorizzato in nome di una discutibilissima idea di democrazia, si ravveda e che tali offese alla Repubblica, alla Costituzione, alla Memoria non si ripetano. Applichino piuttosto le Leggi Scelba e Mancino. Da parte nostra non arretreremo di un centimetro, saremo sempre presenti e vigili contro i fascismi vecchi e nuovi e difenderemo gli spazi e le Istituzioni democratiche anche quando coloro che le ricoprono colpevolmente rimangono inermi, se non complici.
12 giugno 2026
13 giugno in piazza a difesa per i diritti e la Costituzione.
10 giugno 2026
10 giugno 1924: l'assassinio di Giacomo Matteotti
09 giugno 2026
9 giugno 1937: i fratelli Rosselli sono assassinati dalla Cagoule francese
05 giugno 2026
5 giugno 1944: Ugo Forno, l'ultimo partigiano caduto in combattimento a Roma
04 giugno 2026
Appello per impedire la manifestazione del 13 giugno a Roma sulla cosiddetta “remigrazione”
Al Prefetto Di Roma - Lamberto Giannini
Al Sindaco di Roma Capitale - Roberto Gualtieri
Oggetto: Appello per impedire la manifestazione del 13 giugno a Roma sulla cosiddetta “remigrazione”
Vi scriviamo per esprimere la nostra più netta contrarietà e preoccupazione in merito alla manifestazione annunciata per il 13 giugno a Roma sulla cosiddetta “remigrazione”, una proposta razzista e xenofoba, in aperto contrasto con i valori della Costituzione, con i principi fondamentali della democrazia e con la natura antifascista della nostra Repubblica.
Riteniamo estremamente grave che nella Capitale d’Italia possano trovare spazio soggetti che diffondono e promuovono il rimpatrio forzato delle persone straniere nei Paesi di provenienza, riproponendo nei fatti ideologie fondate sulla superiorità razziale, sull’esclusione e sull’odio, che richiamano le pagine più oscure e vergognose della storia italiana.
Roma è una città multiculturale per storia e per tradizione, da sempre attraversata dall’intreccio di popoli, culture e differenze. È inoltre Città Medaglia d’Oro per la Resistenza. Proprio per questo, lo svolgimento di una manifestazione che intende richiamarsi a una nuova “marcia” su Roma appare ancora più inaccettabile e provocatorio, perché colpisce direttamente l’identità democratica, antifascista e inclusiva della città.
Siamo convinti che le istituzioni abbiano il dovere di dare un segnale netto, a difesa della convivenza civile, della dignità delle persone e dei principi democratici su cui si fonda la nostra Repubblica.
Per queste ragioni Vi chiediamo un autorevole intervento, nei rispettivi ambiti di competenza, affinché venga impedito lo svolgimento di questa manifestazione e di ogni altra iniziativa fondata sull’odio razziale, sulla discriminazione e sulla negazione dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione.
ANPI provinciale Roma
ANPC Roma
Anppia Roma
Arci Roma
Aurelio in Comune
Auser Lazio
Carteinregola
Cgil Roma e Lazio
Europa Verde- Verdi Roma e Provincia
Giovani Democratici di Roma
Giuristi Democratici
Libera Lazio
M5S Roma
Nonna Roma
Opera Nomadi
Partito della Rifondazione Comunista regionale Lazio
Partito della Rifondazione Comunista - Roma
Partito Democratico di Roma
PCI Roma
Possibile
Rete degli Studenti Medi del Lazio
Rete degli Studenti Medi di Roma
Rete dei Numeri Pari
Rete Nobavaglio - liberi di essere informati
Sinistra Civica Ecologista
Sinistra Italiana Lazio
Sinistra Italiana Roma Area Metropolitana
Stermini Dimenticati
Sunia di Roma
Unione degli Universitari di Roma
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