Dopo i gravi fatti di Milano e Roma lo scorso 25 Aprile, l’attacco all’Anpi, le accuse di antisemitismo e il momento politico in generale, riportiamo di seguito la relazione fatta dal Presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, al comitato nazionale, riunitosi il 28 Aprile 2026.
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| 25 aprile a Roma |
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| 25 aprile a Milano |
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| 25 aprile a Genova |
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| 25 aprile a Bologna |
Vi prego di inquadrare il giudizio sull’esito di questo 25 aprile in un doppio scenario.
Il primo è quello dei conflitti in corso, e cioè il quarto anno dell’invasione russa dell’Ucraina e dei bombardamenti, un conflitto di cui non si vede la fine, il conflitto in corso causato dall’attacco di Israele e degli Stati Uniti all’Iran con la nota conseguenza del blocco dello stretto di Hormuz, la attuale situazione di stallo che può concludersi con un qualche trattato di pace o con una ripresa dei bombardamenti, con tutti i rischi di espansione del conflitto, e infine la parziale invasione del Libano da parte di Israele rispetto a cui Netanyau ha affermato che devono finire il lavoro. Sullo sfondo – è bene non dimenticarlo mai – rimane il mostruoso massacro di Gaza che ha segnato un punto di non ritorno e ha determinato indignazione e repulsione in tutto il mondo. Un punto di ritorno che vale per tutti. Anche per noi.
Il secondo è quello interno, della vittoria al referendum costituzionale, di cui abbiamo già a lungo parlato, e che ha determinato e sta ancora determinando un terremoto nelle forze di governo. Uno degli elementi di tale terremoto è lo spostamento di Fratelli d’Italia e della Lega, tallonati da Vannacci, su posizioni ancor più radicali, elo scostamento sempre più marcato di Forza Italia da tali posizioni, al punto che una sua delegazione, sia pur nello spezzone della Brigata ebraica, ha partecipato alla manifestazione del 25 aprile.
Per essere franchi però vorrei aggiungere che non va dimenticato il ruolo di quelle forze e personalità non delle destre estreme che hanno sostenuto il Sì al referendum e che, a quanto mi sembra, stanno cercando un posizionamento politico.
Il 25 aprile di quest’anno è stato caratterizzato da una mobilitazione di popolo di dimensioni difficilmente calcolabili, da Milano a Roma a Torino a Bologna ad Ancona, nel Mezzogiorno, uno straordinario successo in tutto il Paese a conferma di una crescente onda positiva che ha tre caratteristiche essenziali: il ritorno della partecipazione popolare, la difesa dei valori costituzionali e quindi dell’antifascismo, il riconoscimento del ruolo essenziale dell’ANPI in questo scenario, riconoscimento, fra l’altro, di fatto già registrato per lo straordinario impegno di tutta l’associazione in occasione del referendum.
In questo scenario, la notizia sui media non è stata quella dello risultato del 25 aprile, che è stato oscurato, ma delle polemiche, a partire dalla vicenda di Milano.
Per di più il 25 aprile è stato caratterizzato in diverse località da una attività, per così dire, squadristica molecolare, con scritte, manifesti e altre provocazioni da parte di formazioni neofasciste. Ho notizie da Roma, Torino, Novalesa di Torino, Portici, Calìtri presso Avellino, Villa Bagno a Reggio Emilia, Predappio, Acireale, oltreDongo e Giulino di Mezzegra, Verona. Fra poco è prevista un’iniziativa di Forza Nuova presso Brescia.
Ma la vicenda più drammatica è l’attacco a colpi di pistola ad aria compressa nei confronti di due iscritti all’ANPI di Roma che indossavano il fazzoletto dell’associazione. Si tratta di qualcosa di inedito e di gravemente allarmante che potrebbe rimanere isolato ma potrebbe anche rappresentare un punto di non ritorno, un salto di qualità nell’offensiva squadristica. Va da sé la denuncia dell’enormità dell’episodio, la solidarietà ai nostri due compagni e, se richiesta, la nostra assistenza legale. È bene però, ove episodi di violenza anche meno gravi di questo dovessero reiterarsi, mettere in cantiere prossimamente, anche una specifica attenzione alla
questione della vigilanza e della sicurezza.
Ma sui media la notizia che ha campeggiato e che ancora campeggia sui giornali è sostanzialmente lo scontro fra il capo della comunità ebraica di Milano e i Presidenti,
nazionale e milanese, dell’ANPI in merito a una vicenda dai contorni surreali che è stata obiettivamente una gigantesca provocazione che ha messo in secondo piano la vera notizia e cioè il grande 25 aprile.
Va segnalato che, in questa situazione, la Meloni ha condannato il presunto attacco alla Brigata ebraica a Milano e altri episodi, fra cui gli incidenti a Roma fra Potere alPopolo e un gruppo con le bandiere ucraine, ma non ha detto una parola sulla gravissima vicenda della sparatoria di Roma. Di fatto, gli obiettivi della provocazione di Milano sono stati questi: oscurare il 25
aprile di popolo, tentare di delegittimare l’ANPI, dividere il Comitato Unitario Antifascista di Milano.
Nel corso delle riunioni preparatorie del 25 aprile da parte del Comitato Antifascista di Milano si era concordata la seguente linea: il 25 aprile doveva essere caratterizzato dai temi propri dell’anniversario cioè la liberazione dal nazifascismo e dalle questioni della pace nel mondo. La preoccupazione maggiore riguardava il rapporto con la comunità palestinese il cui intervento dal palco del 25 aprile, pur richiesto, era stato negato dal Comitato. Anche al fine di disinnescare le possibili tensioni con l’eterogenea comunità palestinese l’ANPI aveva promosso, per il pomeriggio del 24, un’iniziativa sulla questione palestinese presso la Casa della memoria. L’iniziativa era stata condivisa dalla comunità palestinese e, pur essendo stata organizzata in fretta, si è svolta con una grande partecipazione italiani e palestinesi, e con un esito molto positivo. È da
sottolineare che tale incontro pubblico è stato il primo dopo tantissimi anni caratterizzati dalla totale mancanza di rapporti con tale comunità e assieme da un altrettanto totale rapporto con la comunità ebraica.
Sia per limitare le tensioni con la comunità palestinese, sia per rispettare l’impegno di una valorizzazione del tema della pace, il Presidente Anpi di Milano Primo Minelli aveva concordato con il responsabile della Brigata ebraica l’assenza di bandiere di Israele. Tale accordo, che altri hanno detto non essere mai stato stipulato, è stato confermato ieri dal responsabile della Brigata ebraica, Davide Romano, con queste parole: “Avevo fatto appello ai miei di portare solo bandiere iraniane, d’accordo con Minelli. Non è colpa mia se i seguaci dello scià hanno portato quelle USA e di Israele”.
Perché non portare la bandiera d’Israele? Perché Israele è in guerra ininterrotta da tre anni ed è il Paese aggressore sia verso i palestinesi di Gaza, sia con l’accelerazione violenta e omicida della Cisgiordania, sia, con gli Stati Uniti, dell’Iran.
Era quindi sensato portare le bandiere della Brigata ebraica e le bandiere dell’Ucraina, Paese aggredito. Invece, nello spezzone della Brigata ebraica erano sì presenti bandiere iraniane, ma non quelle attuali della Repubblica islamica, bensì quelle dello scià, caratterizzate dall’immagine di un leone rampante su un tricolore, bandiere d’Israele, bandiere degli Stati Uniti, cartelli col volto di Trump e la scritta: “Grazie, mister Presidente Donald Trump”, cartelli con la figura del figlio dello scià o dello scià avvolto nella sua bandiera con la scritta “Viva lo scià!”, bandiere degli Stati
Uniti e dello scià sulla stessa asta. Il messaggio era chiaro: con quelle bandiere si appoggiava l’aggressione di Israele e degli Stati Uniti verso l’Iran. La vera vergogna della manifestazione di Milano è stata la presenza di quelle bandiere. In questa parte di corteo, va detto tutto, c’erano anche le persone di sinistra per Israele e un gruppo di giovani di Forza Italia.
Questa parte di corteo, scortata dalla polizia, è confluita nel corteo, poco dopo la partenza, da una via laterale. Al nervosismo causato da quelle bandiere e da quei cartelli si è aggiunto a un certo punto una sempre più diffusa indignazione quando il corteo della Brigata ebraica si è fermato e non si è più mosso per un’ora e quaranta, impedendo il deflusso della stragrande maggioranza dei manifestanti e posizionandosi, fra l’altro, nella sequenza delle organizzazioni partecipanti, fra le prime posizioni, violando gli accordi assunti col sindaco e credo col questore, che hanno svolto entrambi un ruolo equilibrato e positivo in tutta questa vicenda.
Questo ha costretto i presenti dello spezzone dell’ANPI a superare in fila indiana lo sbarramento della Brigata ebraica per portarsi, come d’accordo, sulle posizioni di testa del corteo. Abbiamo letto sui giornali dichiarazioni da parte di persone che hanno partecipato allo spezzone della comunità ebraica: “I CARC ci hanno bloccato”, e poi “La polizia ci ha bloccato”, e poi “L’ANPI ci ha bloccato”. Si mettessero d’accordo. I fatti dicono che queste persone hanno bloccato l’intero corteo. Cosa confermata dalle parole di un uomo particolarmente esagitata fra i tanti presenti in questo spezzone: Eyal Mizrahi, presidente della Federazione Amici di Israele, lo stesso signore che, ricorderete, disse a Enzo Iacchetti: “Definisci bambino”; costui e nella stessa circostanza aizzava col megafono i presenti nello spezzone e insultava gli altri e, come si ascolta chiaramente nelle registrazioni video, diceva più volte durante il blocco del corteo, “noi di qua non ci muoviamo”.
Nelle posizioni di testa c’era anche il laboratorio ebraico antifascista a lungo applaudito e sostenuto con due striscioni: “Ebrei ed ebree contro il fascismo in ogni tempo e luogo”, “Cessate il fuoco: voce e idee per la pace”.
Nell’antologia di falsi del Presidente della comunità ebraica Meghnagi segnalo questo: “L’ANPI ha organizzato tutto questo perché fin dall’inizio aveva detto no agli ebrei”, e poi ancora: “Le bandiere israeliane c’erano, nessuno aveva detto di non portarle”, e rivolto a me e a Primo Minelli: “fomentate l’antisemitismo”. Da ciò la nostra reazione: “Farneticanti dichiarazioni; ci rivediamo in tribunale” e la ulteriore reazione di Meghnagi che ha dichiarato di denunciare per antisemitismo Minelli e Pagliarulo aggiungendo che, parole sue: “Minelli da anni incita all’antisemitismo” e
ancora che “Pagliarulo mente perché dice che abbiamo cambiato posto nel corteo” laddove c’è tanto di documento ufficiale del Comitato Antifascista di Milano che prescrive la successione dei posti nel corteo non rispettata dalla Brigata ebraica.
Come vedete, un polverone generalizzato teso, come ho detto e ribadisco con forza, a oscurare il 25 aprile di popolo, tentare di delegittimare l’ANPI, dividere il ComitatoUnitario Antifascista di Milano.
A seguito di questa vicenda ci sono state reazioni di varia natura: una dichiarazione di Gad Lerner a sostegno della Presidenza ANPI, un’altra di Edith Bruck che critica la presenza delle bandiere alla manifestazione, un’altra ancora di Renata Sarfati: «Sono accuse vergognose quelle all’Anpi », e altre ancora di qualche esponente politico come Arturo Scotto.
Ma assieme e di segno opposto altre dichiarazioni: Arturo Parisi: “Da quando il Presidente ANPI decide quali bandiere devono sfilare?”; Fabrizio Cicchitto: “Togliamo all’ANPI il controllo del 25 aprile”; Pina Picierno: “Le responsabilità dell’ANPI non possono essere eluse”; un lungo documento della FIAP e varie dichiarazioni di Aniasi più o meno sulla stessa lunghezza d’onda; Elisabetta Gualmini, europarlamentare uscita dal PD e approdata ad Azione, ha affermato: “Pagliarulo dice che non devono esserci le bandiere ucraine perché non ci sono quelle russe mettendo sullo stesso piano aggrediti e aggressori”, un falso clamoroso che farebbe ridere se non fosse inquietante. Polemiche anche da parte di Fiano e Belli Paci, di Sinistra per Israele. Emanuele Fiano ha fra l’altro denunciato qualcuno che ha affermato che avrebbe loro gridato: “Siete saponette mancate”. Ho letto che Violante ha definito questo qualcuno un cretino. Io credo che sia molto peggio. Per questo, semi consentite, a nome del Comitato Nazionale, rivolgo a Fiano la piena e ovvia solidarietà dell’ANPI. Ma non si può ridurre la presenza di 100mila persone a questa dichiarazione di sapore nazista. Né francamente mi spiego la presenza sua e di Belli Paci in uno spezzone di corteo con le bandiere dello scià.
Sulle accuse di antisemitismo a noi rivolte francamente non vorrei spendere neppure una parola, se non per dire, essendo disgustosamente false, che mettono in discussione l’onore e la dignità dell’ANPI. È interessante notare che sono state dichiarate da quel Meghnagi che così è stato definito da Stefano Levi della Torre, uno dei promotori del laboratorio ebraico antifascista: “È molto amico di Fratelli d’Italia, dei fratelli La Russa, dice di essere amico anche di Giorgia Meloni”. Le sue parole, se ce ne fosse bisogno, ci illuminano sulla operazione politica che c’è dietro i
comportamenti del presidente della comunità ebraica di Milano.
Stefano Levi della Torre ha aggiunto: “Non abbiamo sentito nessun sintomo di antisemitismo, abbiamo sentito solo consenso, quasi liberatorio”.
Ancora un pensiero: i fatti hanno dimostrato in questa circostanza che il rischio di un 25 aprile pacifico e ordinato a Milano non è venuto dalla comunità palestinese e dai suoi giovani, come qualcuno paventava, ma è viceversa venuto dal signor Meghnagi, uomo in stretti rapporti con la destra estrema e dallo stesso responsabile della Brigata ebraica, Davide Romano, che è direttore del Museo della Shoah.
Non dobbiamo certo fare di tutte le erbe un fascio, cioè considerare l’intera comunità sulle posizioni di Meghnagi, ma non possiamo neppure sottovalutare che tutta la narrazione delle vicende avvenute a Milano non corrisponde ai fatti, e che in questa narrazione sono coinvolte personalità che non sono riconducibili politicamente a Meghnagi.
In particolare mi riferisco alle posizioni della FIAP che sono di scontro frontale con l’ANPI.. Ben diversa è la posizione della FIVL nella persona del presidente Roberto Tagliani, in cui – leggo – si condanna senza alcuna ambiguità ogni forma di violenza, cosa ovviamente del tutto condivisibile. Ciò che occorre sventare è qualsiasi tentativo di spaccare il Comitato Unitario Antifascista di Milano. Occorrerà certo provare a mediare, come si ripromette l’ANPI di Milano, attraverso una riunione del Comitato antifascista che è stata immediatamente convocata.
Dico francamente una preoccupazione: tutta questa narrazione è stata costruita dall’estrema destra politica, ma vedo che al carro di tale narrazione si sta muovendo un piccolo ed eterogeneo fronte di forze alle volte ambiguo sul piano politico, e non vorrei che nelle dinamiche dell’unità antifascista entrassero elementi di lotta politica ed elettorale che con tali dinamiche non hanno nulla a che fare.
Ultima questione: come affrontiamo la situazione che si è creata a Milano e che è diventata la notizia nazionale? Qui interrogo davvero il Comitato Nazionale.
Dopo le vicende di Milano abbiamo avuto piena solidarietà e sostegno da parte di coloro che erano presenti alla manifestazione o che comunque erano a conoscenza dell’effettivo svolgimento dei fatti. Ma in tutta Italia tale conoscenza non c’è. Quindi la prima cosa da fare è informare quanto meno le nostre strutture territoriali sia attraverso questa relazione sia attraverso un comunicato conclusivo del Comitato Nazionale di cui discuteremo dopo. Tale comunicato, che per forza di cose è molto più sommario di questa relazione e che vi è stato inviato poco fa per mail, rappresenterà anche all’esterno la posizione dell’ANPI. Penso che tutto ciò sia necessario non solo per ristabilire la verità dei fatti ma anche per difendere l’onore e la dignità dell’ANPI che sono stati violentemente offesi. Occorre poi valutare se è opportuno o meno promuovere una conferenza stampa, stando sull’onda positiva di cui ho parlato all’inizio. Una conferenza stampa in cui riproporre al centro il grande successo del 25 aprile, l’enormità della sparatoria a Roma, il racconto dei fatti di Milano con l’eventuale visione delle foto dei cartelli e delle bandiere dello spezzone della Brigata ebraica al fine da un lato di far emergere la natura unitaria e positiva dell’associazione e dall’altro per dare questo messaggio – riprendo le parole di Tamara Ferretti ieri nella riunione di Segreteria – : “Giù le mani dal 25 Aprile, giù le mani dall’ANPI”.