16 febbraio 2026

16 febbraio 1943: la strage di Domenikon. Quando ad ammazzare sono gli italiani nessun fascista si spertica per ricordare

La strage di Domenikon fu una delle tante stragi che vennero compiute dall’esercito italiano e dalle milizie fasciste in Africa, Grecia, Albania e soprattutto in Jugoslavia. «Si stima che siano stati circa 400 i centri abitati rurali distrutti dalle forze di occupazione italiane o congiunte italo-tedesche durante la brutale campagna condotta nei primi mesi del 1943 nella Grecia continentale» (Francesco Sinapi: Domenikon 1943).

Nei pressi di Domenikon, piccolo villaggio della Tessaglia, un attacco partigiano contro un convoglio italiano provocò la morte di nove soldati delle Camicie Nere. Come reazione il generale Cesare Benelli, comandante della Divisione 'Pinerolo', ordinò la repressione secondo l'esempio nazista: centinaia di soldati circondarono e dettero alle fiamme il paese, rastrellarono la popolazione e, nella notte, fucilarono circa 140 uomini e ragazzi dai 14 agli 80 anni.

Nessun criminale di guerra italiano è mai stato consegnato alle nazioni che ne fecero richiesta alla fine della guerra. Ci furono 180 richieste da parte della Grecia, 140 dall’Albania, 750 dalla Jugoslavia oltre ad altre decine dall’Unione Sovietica. In Italia, nel 1946, venne istituita una commissione per indagare sui crimini compiuti dall’Italia nei paesi che aveva occupato. Non furono prese in considerazione le richieste provenienti dall’Africa (Libia, Eritrea, Etiopia e Somalia). La commissione in cinque anni di lavoro produsse un elenco di 34 nomi che vennero segnalati alla magistratura militare italiana. Furono emessi dei mandati di cattura ma i ricercati ebbero il tempo di rifugiarsi all’estero.

Per la strage di Domenikon in anni recenti furono svolte indagini che però non portarono a nulla e i procedimenti si chiusero con l'archiviazione.

https://www.mursia.com/products/vincenzo-sinapi-domenikon-1943



https://www.anpiroma.org/2019/02/la-guerra-sporca-di-mussolini-strage-di.html




15 febbraio 2026

Nella notte tra il 15 ed il 16 febbraio 1926 moriva Piero Gobetti






Cento anni fa, nella notte tra il 15 ed il 16 febbraio 1926, Piero Gobetti, anima del liberalismo antifascista, moriva a Parigi per le conseguenze di un pestaggio fascista.

Nato a Torino il 19 giugno 1901.
Studente di acuta intelligenza, promotore della rivista culturale Energie Nuove. Esponente della sinistra liberale progressista, collegata con l'intellettuale meridionalista Gaetano Salvemini. Estimatore di Antonio Gramsci e del giornale socialista e poi comunista Ordine Nuovo, Gobetti si avvicina al proletariato torinese, divenendo attivo antifascista. Nel 1922 promuove la nascita della rivista Rivoluzione Liberale che via via diventa centro di impegno antifascista di segno liberale, collegato ad altri nuclei liberali di Milano, Firenze, Roma, Napoli, Palermo.
Più volte arrestato nel '23-24 dalla polizia fascista, la sua rivista ripetutamente sequestrata. Nel settembre del '25 è duramente picchiato a Torino, lasciato esanime sulla porta di casa, con gravi ferite invalidanti. Costretto a espatriare in Francia, mai più riavutosi dalle ferite, muore esule a Parigi nel febbraio del 1926. Saggista e autore di numerosi scritti culturali e politici pubblicati in Italia e all'estero, simbolo del liberalismo progressista sensibile al riscatto delle classi lavoratrici.


Il 15 febbraio 2019 moriva il prof. Adriano Ossicini

Il 15 febbraio 2019 moriva il prof. Adriano Ossicini, militante nella sinistra cattolica, partigiano, psichiatra, senatore nel PCI, ministro per la famiglia e la solidarietà sociale nel governo Dini. 

Medaglia d'argento al valor militare; questa la motivazione del riconoscimento:

«Già detenuto per antifascismo contraeva in carcere grave malattia e, riconquistata la libertà alla caduta della dittatura, si ergeva nobile assertore di ogni libero principio contro gli oppressori. Organizzava una valorosa forte formazione partigiana alla cui testa compiva numerosi atti di sabotaggio e azioni di guerriglia costituenti numeroso serto di eroismi che infiora il periodo della lotta clandestina dalle giornate di Porta San Paolo a quelle della liberazione di Roma. Braccato, dalle polizie nazifasciste che avevano posto sulla sua persona elevata taglia, riusciva due volte ad evitare l'arresto occultando documenti importantissimi che, se fossero caduti in possesso del nemico, avrebbero compromesso il movimento partigiano locale e le personalità in esso implicate. Perseguitato sugli affetti famigliari e, benché fisicamente menomato, non desisteva dalla lotta e persisteva nella sua azione di comando dei suoi prodi infondendo in essi l'ardire e la fede per il conseguimento della vittoria. Bello esempio di valoroso combattente e di capace organizzatore.»

Roma, 8 settembre 1943 - 4 giugno 1944.

Insieme al prof. Pietro Borromeo inventò un famigerato "morbo K" per salvare molti ebrei dalla deportazione.






“La resistenza degli alberi e la crisi climatica". 17 febbraio 2026, ore 17:30 Casa della Socialità, Via dei Volsci 86

 “La resistenza degli alberi e la crisi climatica.”

Gruppo di lavoro ambiente - Quarto incontro tematico sull’emergenza climatica e la relazione con l’economia e i problemi sociali:

“La resistenza degli alberi e la crisi climatica.”
Da soggetti che soffrono il cambiamento climatico al ruolo di regolatori degli ecosistemi urbani con effetti per l’ambiente e la giustizia sociale.

17 febbraio 2026, ore 17. 30 - Casa della Socialità, Via dei Volsci 86
Saluti: Adriana Via, Presidente Anpi San Lorenzo
Stefano Valentini, Coordinatore Gruppo ambiente ANPI provinciale Roma
Giampietro CANTIANI, dottore forestale, arboricoltore
Juscelio PANTOJA, direttore Centro Alternativo di Cultura di Belem Brasile, attivista ambientale e per i diritti delle comunità indigene amazzoniche.
modera Tullio BERLENGHI, esperto di diritto ambientale

Invitiamo tutt* alla partecipazione
Incontro organizzato in collaborazione con la sezione ANPI San Lorenzo.



12 febbraio 2026

Casapound condannata per ricostituzione del partito fascista. ANPI Roma: si sciolga cp e le altre organizzazioni che si richiamano al nazifascismo




  

Il comitato provinciale dell’ANPI di Roma, visto lo storico pronunciamento del Tribunale di Bari che, dopo quasi 8 anni di indagini approfondite ed un processo iniziato nel 2022, ha condannato 12 militanti baresi di CasaPound per i reati di riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista applicando le leggi della Repubblica, torna a chiedere lo scioglimento dell’organizzazione (e di tutte le organizzazioni che analogamente si richiamano direttamente o indirettamente al fascismo e al nazismo) e lo sgombero immediato delle occupazioni illecite degli stabili in Via Napoleone III a Roma e di Via delle Baleniere a Ostia che di sociale non hanno nulla ma si caratterizzano, soprattutto la prima, per essere covi fascisti. Le Istituzioni non possono continuare a sottrarsi al dovere costituzionalmente sancito e ribadito da leggi in vigore di combattere vigorosamente il fascismo, il razzismo e le organizzazioni che ne portano avanti ideologie e pratiche violente.

In base all’articolo 1 della legge Scelba, che attua la 12esima disposizione transitoria e finale della Costituzione, “si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione o un movimento persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politico o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principii, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”. L’articolo 3 della stessa legge, inoltre, prevede che, “qualora con sentenza risulti accertata la riorganizzazione del disciolto partito fascista, il ministro dell’Interno, sentito il Consiglio dei ministri, ordina lo scioglimento e la confisca dei beni dell’associazione o movimento”.

Dall'Europa delle armi all'Europa dei diritti. La democrazia necessaria al tempo della crisi" - 21 febbraio 2026



Dall'Europa delle armi all'Europa dei diritti. La democrazia necessaria al tempo della crisi

21 febbraio 2026 un ore 10.00 Aula Consiliare Palazzo Valentini

Introduce
Marina Pierlorenzi Presidente ANPI provinciale Roma
Intervengono
Davide Conti - storico
Giulio Marcon - scrittore e saggista  
Luigi Ferrajoli - professore emerito di Filosofia del diritto
Natale Di Cola - segretario generale CGIL Roma e Lazio
Albino Amodio - componente Comitato nazionale ANPI
Fabrizio Truini - PaxChristi
Anna Falcone - giurista
Conclude
Fabrizio De Sanctis segreteria nazionale ANPI
Modera 
Simona Maggiorelli direttore settimanale Left

10 febbraio 2026

La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale "Giorno del ricordo"

La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale "Giorno del ricordo" al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.








09 febbraio 2026

Le ultime attività dei FASCISTI: gli attacchi agli Orti Urbani di Garbatella e al Liceo Scientifico Righi di Roma

Il comitato provinciale dell'ANPI di Roma denuncia le ultime attività di gruppi FASCISTI: gli atti di vandalismo al grido di viva il duce agli Orti Urbani di Garbatella e quelli al Liceo scientifico Righi di Roma. 

Mentre il governo si è sperticato in allarmi da invasioni aliene per i fatti di Torino, per le contestazioni subite all'apertura dei giochi olimpici invernali (chi protesta è contro l'Italia), ed una solitamente assente presidente del Consiglio si è spesa per difendere un comico da presunti attacchi liberticidi, prendendo questi fatti addirittura a pretesto per operare una ennesima pericolosissima stretta autoritaria, nulla è la reazione quando a muoversi sono i figli e i nipotini neri, ben altrimenti eversivi e nocivi alla vita comunitaria del Paese e nei fatti specifici della città di Roma, capitale d'Italia, medaglia d'oro al valor militare per i fatti della Resistenza e della Guerra di Liberazione con la sua provincia che in quanto a Resistenza non fu seconda a nessuno.

Nella realtà questi fatti che denunciamo sono solo gli ultimi di una lunghissima lista che con il Coordinamento permanente Roma Città Antifascista abbiamo raccolto e che si sta completando a dimostrazione che non esiste alcun pericolo da brigate rosse come improvvidamente membri del governo paventano, ma che invece è reale, concreto e fattuale quello dell'eversione nera per cui si chiede alle autorità di applicare una volta per tutte le leggi della Repubblica Scelba e Mancino in ottemperanza al dettato costituzionale.








9 febbraio 1849: proclamazione della Repubblica Romana

Proclamata il 9 febbraio 1849 da uomini liberi, animati dal desiderio di un’Italia repubblicana, si concluse tragicamente il 4 luglio, segnando il definitivo spostamento verso posizioni moderate e monarchiche del movimento risorgimentale.
 
Il frutto più significativo di quell’esperienza, sia pur breve, ma che vide concretizzarsi l’ideale mazziniano di repubblica quale «sistema che deve sviluppare la libertà, l’eguaglianza, l’associazione e per conseguenza ogni pacifico sviluppo di idee, quando anche differisse in qualche parte dal nostro», fu la Costituzione votata all’unanimità il 1° luglio 1849 e promulgata il 3
luglio, nella quale erano sanciti il suffragio universale, la libertà di pensiero, di religione, di associazione, l’abolizione di ogni tribunale speciale, della censura preventiva e della pena di morte.
 
Soltanto un secolo più tardi tali principi trovarono finalmente attuazione nella Costituzione della Repubblica Italiana (approvata il 22 dicembre 1947, promulgata il 27 dicembre, entrata in vigore il 1° gennaio 1948), la quale sancisce nel suo terzo articolo che «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».

https://anvrg.org/9-febbraio-1849-proclamazione-della-repubblica-romana/

08 febbraio 2026

8 febbraio 2015 - 8 febbraio 2025: ricordo di Massimo Rendina a undici anni dalla scomparsa

Oggi, undici anni fa, ci lasciava il comandante partigiano Massimo Rendina. 

Tenente dell'Arma di Fanteria reduce dal fronte russo, tornato in Italia entra nella Resistenza e dopo aver comandato la 19ª e la 103ª Brigata Garibaldi assume il ruolo di Capo di Stato Maggiore della I Divisione Garibaldi in Piemonte. Comandante partigiano col nome di "Max il giornalista" è tra i protagonisti della liberazione di Torino. 

Nel dopoguerra entra in RAI dove sarà il direttore del primo telegiornale. 
Docente di Storia della Comunicazione e componente del Comitato scientifico dell'Istituto Luigi Sturzo, è stato Presidente del Comitato Provinciale dell'ANPI di Roma che ha guidato con saggezza, tenacia ed autorevolezza imprimendo una spinta fondamentale all'ingresso dei giovani nell'associazione. 

Lo ricordiamo con affetto e forti dei suoi insegnamenti e del suo esempio di uomo e combattente proseguiremo nel cammino della lotta antifascista.

07 febbraio 2026

7 febbraio 1944: il sacrificio di Gianfranco Mattei

Nato a Milano l'11 dicembre 1916, primogenito di sette fratelli, Gianfranco Mattei proveniva da un'agiata famiglia borghese di origine ebraica: il padre Ugo, avvocato di orientamento liberale e imprenditore, fu spesso ostacolato dal regime nelle proprie attività in ragione del proprio fiero sentimento antifascista e dovette cambiare mestiere, trasferendosi con tutta la famiglia in una villa di Bagno a Ripoli e reinventandosi operaio marmista. Compiuti gli studi in chimica presso l'Università di Firenze, il giovane Gianfranco divenne nel 1938 docente di chimica analitica quantitativa presso l'Istituto di chimica industriale del Politecnico di Milano e assistente del già celebre professor Giulio Natta. Negli stessi anni, pur frequentando il corso allievi ufficiali a Pavia, si avvicinò con la sorella Teresa agli ambienti dell'antifascismo lombardo e fu successivamente chiamato alle armi con lo scoppio della Seconda guerra mondiale.

All'indomani dell'armistizio, fuggito da Milano, si unì alle formazione partigiane operanti nella zona di Lecco e della Valfurva, trasferendosi infine a Roma, dove prese contatto con i GAP centrali. Assieme allo studente di architettura Giorgio Labò, fu incaricato dai dirigenti dell'organizzazione comunista clandestina di confezionare gli ordigni esplosivi da utilizzare nelle azioni di guerriglia nella capitale: i due, assieme ad altri addetti alla "santabarbara" dei GAP, risiedevano nell'appartamento situato al secondo piano del palazzetto al civico 25A di Via Giulia, protetti da una falsa identità. Arrestati il 1° febbraio 1944 a seguito dell'irruzione della polizia tedesca nello stabili, furono rinchiusi a Via Tasso. 

«Questo comunista Mattei è terribile, terribilmente silenzioso» - diceva di lui Kappler, secondo la testimonianza della gappista Maria Teresa Regard - «ma ora useremo il tenente Priebke, che saprà farlo parlare con mezzi chimici e fisici». Per timore di rivelare informazioni sull'organizzazione clandestina ed esporre al pericolo i propri compagni, nella notte tra il 6 e il 7 febbraio si impiccò con la cintura dei pantaloni nella propria cella, dopo aver lasciato un ultimo messaggio alla famiglia sul retro di un assegno bancario.

La sorella Teresa, dopo aver partecipato alla Resistenza nella città di Firenze, divenne la più giovane deputata dell'Assemblea Costituente: a lei si deve, tra le altre cose, l'aggiunta delle parole "di fatto" al testo dell'Art. 3 della Costituzione.
A Gianfranco Mattei è dedicata l'omonima traccia dell'album del 1975 "Un biglietto del tram" degli Stormy Six.

06 febbraio 2026

Il 6 febbraio 2025, un anno fa, ci lasciava Aldo "Alessio" Tortorella


 

Col nome di battaglia Alessio partecipò alla Resistenza in Lombardia e in Liguria nelle file del Fonte della Gioventù organizzando la lotta armata e la propaganda a Genova, soprattutto nelle zone operaie. 
Autorevole dirigente del PCI di cui fu presidente negli ultimi due anni di esistenza del partito, deputato della Repubblica dal 1972 al 1994, fu anche direttore de "L’Unità" dal 1970 al 1975 e della rivista "Critica Marxista" dal 1992 al giorno della scomparsa. 
Presidente onorario dell’ANPI nazionale, lo ricordiamo con affetto e profonda stima. Ha lasciato nelle compagne e nei compagni dell’ANPI di Roma un segno indelebile e un ricordo che rimarrà scolpito nelle piazze del 25 aprile. 
Intellettuale di rara statura, dirigente di grande cultura, era un compagno dotato di una straordinaria capacità comunicativa capace di coinvolgere ed entusiasmare le giovani generazioni. 
Non ti dimenticheremo caro Aldo. Le tue parole, i tuoi insegnamenti, il tuo impegno portato avanti con tenacia e determinazione fino all’ultimo nonostante l’età, saranno per noi la bussola per continuare nella battaglia per una società migliore, basata sulla pace e l'amicizia tra i popoli, sulla libertà, sulla giustizia sociale. 
Ti sia lieve la terra.
Vedi anche:
https://www.patriaindipendente.it/.../il-testamento.../


https://fondazionegramsci.org/in-evidenza/in-ricordo-di-aldo-tortorella/ 

https://ilmanifesto.it/collezioni/aldo-tortorella


05 febbraio 2026

Il 5 febbraio 1944 Leone Ginzburg moriva nel carcere di Regina Coeli a seguito delle torture delle SS

Il 5 febbraio 1944, Leone Ginzburg moriva nel carcere romano di Regina Coeli dopo essere stato brutalmente pestato dalle SS durante un interrogatorio.

Nato a Odessa nel 1909 da una famiglia ebraica, figlio di Fëdor Nikolaevic e Vera Griliches, Leone era nato da una breve relazione tra Vera e l'italiano Renzo Segré ma era stato successivamente riconosciuto dal marito della madre, il quale gli aveva trasmesso il proprio cognome. Dopo un'infanzia trascorsa tra Roma e Viareggio, eccettuate due brevi parentesi negli anni dell'adolescenza in cui la famiglia Ginzburg aveva vissuto prima a Torino e poi a Berlino, Leone si stabilì definitivamente con il padre, la madre e i propri fratelli maggiori, Marussa e Nicola, a Torino, dove frequentò il liceo classico "Massimo D'Azeglio" tra il 1924 e il 1927, dove ebbe quali compagni di studi Giorgio Agosti, Norberto Bobbio e Sion Segre. Sono questi gli anni in cui il giovane Ginzburg diede prova della propria vivacità intellettuale, dedicandosi alla traduzione di alcuni classici della letteratura russa e alla stesura di saggi di argomento letterario. Decisivo fu per la maturazione di una salda coscienza antifascista l'incontro con i docenti Umberto Cosmo, Zino Zini e Franco Antonicelli.

Iscrittosi a Giurisprudenza ma successivamente passato a Lettere, si laureò nel 1931 con una tesi su Maupassant e ottenne nel 1932 la libera docenza in letteratura russa presso l'ateneo torinese; negli stessi anni si avvicinò a vari intellettuali antifascisti riuniti attorno all'editore Giulio Einaudi, tra cui Cesare Pavese, Vittorio Foa, il compagno di scuola Norberto Bobbio e Carlo Levi, e fu attivo nel movimento di Giustizia e Libertà. Nel 1934, il proprio rifiuto di prestare il giuramento di fedeltà al regime fascista richiesto ai docenti universitari lo privò della cattedra; nello stesso anno, fu arrestato dall'OVRA e condannato al carcere, venendo liberato nel 1936 e proseguendo la propria attività intellettuale e l'impegno politico antifascista. Si unì in matrimonio nel 1938 con Natalia Levi, dalla quale ebbe tre figli, Carlo, Andrea e Alessandra.

Nuovamente arrestato nel 1940, fu inviato al confino nella località abruzzese di Pizzoli, ove rimase sino al 25 luglio 1943 per poi trasferirsi a Roma. Dopo l'8 settembre fu tra i principali animatori del movimento resistenziale clandestino del Partito d'Azione, divenendo direttore dell'edizione romana del quotidiano clandestino "Italia libera". Arrestato il 19 novembre 1943 assieme ad altri redattori nella sede della tipografia clandestina di via Basento, 55 a seguito di una retata della polizia fascista, venne recluso a Regina Coeli e duramente torturato dalle SS, le quali cercarono di estorcergli informazioni circa l'organizzazione clandestina del Partito d'Azione nella capitale, ma non parlò. Morì di arresto cardiaco a seguito delle violenze subite, ad appena 35 anni, il 5 febbraio 1944.

04 febbraio 2026

4 febbraio 1944: i criminali fascisti della banda Koch fanno irruzione nell'Abbazia di S.Paolo fuori le Mura arrestando 67 persone che vi avevano trovato rifugio




Nella notte tra il 3 il 4 febbraio 1944, gli uomini della banda Koch fecero irruzione nei locali dell'abbazia di San Paolo fuori le Mura. Guidati da Pietro Koch in persona, affiancato da due commissari di polizia e dal segretario della Federazione romana del Partito Fascista Repubblicano, Giuseppe Pizzirani, 120 fascisti penetrano nell'abbazia con la complicità di un monaco benedettino attivo all'interno della formazione, don Epaminonda Ildefonso Troya, procedendo all'arresto di 67 persone che tra quelle mura avevano trovato rifugio all'indomani dell'8 settembre; tra di essi, nove ebrei, diversi renitenti alla leva, alcuni sottufficiali del Regio Esercito e il generale di divisione aerea Adriano Monti.

Non era la prima volta che Koch e i suoi sgherri compivano retate all'interno di sedi prottette dallo status di extraterritorialità: il 12 dicembre era riuscito a scovare il generale Mario Caracciolo di Feroleto, nascosto nel convento francescano situato nelle vicinanze delle Catacombe di San Sebastiano, sull'Appia Antica, mentre il 21 dicembre 1943 un'analoga operazione condotta all'interno dell'isolato comprendente il Pontificio Seminario Lombardo, Il Pontificio Istituto di Studi Orientali e il Collegium Russicum aveva portato all'arresto di 18 tra ebrei e antifascisti ivi rifugiatisi, compreso il dirigente sindacale comunista Giovanni Roveda.

Attiva a Roma a partire dal dicembre del 1943 con la denominazione ufficiale di "Reparto Speciale di Polizia Repubblicana" e guidata dall'ex ufficiale dei granatieri Pietro Koch, la banda agì alle dirette dipendenze della Questura e del comando SS di Roma, pur godendo nel proprio operato di ampio margine di autonomia. I circa settanta membri della formazione, tra cui alcune donne, si resero responsabili di violenze e torture efferatissime a danno di ebrei, antifascisti e partigiani da loro trattenuti in stato di arresto prima nei locali della pensione Oltremare in Via Principe Amedeo, 1 e successivamente in quelli della pensione Jaccarino, in Via Romagna, 38; molti di essi finiranno nei lager o alle Fosse Ardeatine. La banda Koch seguì poi le sorti del proprio capo, proseguendo la propria attività a Milano sino al termine del conflitto, quando Pietro Koch fu arrestato, processato e condannato alla pena capitale, sentenza eseguita mediante fucilazione sugli spalti di Forte Bravetta il 4 giugno 1945. Altri componenti della banda, scampati alle violenze dei giorni immediatamente successivi al 25 aprile, furono condannati a pene detentive e progressivamente scarcerati a seguito dei vari provvedimenti di amnistia del dopoguerra.

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Ripudia intolleranza, razzismo e antisemitismo.
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