Nato a Napoli il 15 aprile 1882 da famiglia salernitana, morto a Cannes il 12 aprile del 1926 in seguito alle ferite riportate nel corso di una aggressione squadristica, avvocato e uomo politico.
Studente liceale e universitario, corrispondente del quotidiano Corriere della Sera; influenzato dal noto direttore del giornale, Luigi Albertini, simpatizza per il Partito Liberale, allora influente. Eletto deputato nel 1919 per il collegio di Salerno; avvocato, nel '22 è tra i fondatori del quotidiano Il Mondo che contrasta il nascente fascismo. Con Francesco Saverio Nitti organizza il Partito democratico italiano, divenendo successivamente Ministro delle colonie. Affermatosi il fascismo, lascia la compagine governativa passando all'opposizione costituzionale della quale, nel 1923, diviene il leader riconosciuto e autorevole. Alla Camera dei deputati si schiera contro la nuova legge elettorale proposta da Mussolini e da Acerbo; il 26 settembre, dopo ripetute minacce, viene aggredito e bastonato a Roma da una squadra fascista. Nel 1924 è eletto deputato nello schieramento antifascista.
L'anno successivo viene picchiato gravemente a Roma e poco dopo nuovamente fra Montecatini e Pistoia. Riporta molte ferite, dalle quali non si riprenderà più. Trasportato a Parigi, in ospedale, muore a Cannes nell'aprile del 1926.
Il figlio Giorgio, iscrittosi giovanissimo al Partito comunista clandestino, diverrà uno tra i più importanti organizzatori della Resistenza romana e fu in seguito esponente di spicco del PCI.
«Sappiamo di lavorare per una causa giusta, se anche noi dovessimo cadere non per questo la nostra lotta sarebbe meno giustificata e meno necessaria. Ma sappiamo anche che la causa giusta per cui lottiamo coincide con le necessità e le ragioni della vita che alla lunga prevalgono sopra qualunque calcolo artificioso dell’uomo».
https://www.anpi.it/biografia/giovanni-amendola
https://www.quirinale.it/it/notizie/dichiarazione-presidente-mattarella-occasione-centenario-morte-giovanni-amendola
#GiovanniAmendola #liberali #antifascismo
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07 aprile 2026
7 aprile 1926. Giovanni Amendola muore in esilio a seguito delle ferite riportate nel corso di un'aggressione fascista
17 aprile 1944: il rastrellamento del Quadraro - Corteo da Piazza dei Consoli alle 16:30
Intorno alle 4 del mattino di lunedì 17 aprile 1944, unità delle SS e della Gestapo al comando del colonnello Herbert Kappler diedero avvio al piano per la deportazione dell'intera popolazione maschile del Quadraro, nome in codice "Operazione Balena" (Unternehmen Walfisch) circondando il quartiere e bloccando le vie di accesso. Procedettero poi al rastrellamento casa per casa degli uomini abili al lavoro.
Da mesi, ormai, l'intensa attività di guerriglia urbana e sabotaggio portata avanti dalle squadre partigiane della borgata con il decisivo supporto della popolazione locale stava dando filo da torcere agli occupanti tedeschi e ai collaborazionisti fascisti, tanto che da mesi non osavano avventurarsi nelle strade del quartiere.
Il 31 marzo, un provvedimento particolarmente restrittivo aveva imposto agli abitanti del Quarticciolo, del Quadraro, di Torpignattara e di Centocelle il coprifuoco alle ore 16: il comando tedesco voleva in tal modo garantirsi piena libertà di movimento nel quadrante sud-orientale della capitale, nelle immediate retrovie del fronte, in un momento in cui l'avanzata alleata si faceva sempre più pressante. Il 10 aprile 1944, inoltre, i partigiani socialisti di Giuseppe Albano, detto "il gobbo del Quarticciolo", avevano assalito tre soldati tedeschi in un'osteria sulla Tuscolana, uccidendoli. Il "nido di vespe" del Quadraro andava definitivamente soppresso.
I quasi 2000 rastrellati, ammassati come bestie nel cinema Quadraro, furono poi portati a Cinecittà e lì, dopo una selezione in cui alcuni furono scartati in quanto inabili al lavoro, suddivisi in quattro gruppi: trasferiti a Grottarossa, vennero infine caricati su un treno diretto al campo di transito di Fossoli. Da lì raggiunsero i campi di concentramento in Germania e in Polonia, dove furono costretti al lavoro coatto per sostenere lo sforzo bellico del Reich. In molti morirono di fame e di stenti per via delle durissime condizioni di lavoro.
Dei quasi mille deportati, poco più della metà fece ritorno alle proprie case.
Ricordare i partigiani e le partigiane, gli antifascisti e le antifasciste che hanno resistito e lottato nella nostra città e provincia, e di portarne avanti la lotta.
Ricordiamo l'alba del 17 aprile 1944, quando i nazifascisti iniziarono l'operazione di rastrellamento del Quadraro, il "nido di vespe", borgata covo di partigiani, antifascisti, ribelli: la spina nel fianco degli occupanti e dei loro servi.
Corteo 17 aprile alle 16.30 da Piazza dei consoli!
03 aprile 2026
2 aprile 2012 - moriva Rosario "Sasà" Bentivegna - partigiano
Riportiamo un estratto dell'articolo di Davide Conti scritto per i 100 anni della nascita.
Estratto da "il Manifesto" del 21 giugno 2022
«Sono nato il 22 giugno del 1922, qualche mese prima della marcia su Roma. Quindi si può star certi che non vi ho partecipato!». Era così che Rosario Bentivegna iniziava il racconto della sua esperienza di antifascista e partigiano. Salvo concludere che «la marcia su Roma fu un bluff sul piano militare ma un successo sul piano politico». Non mancava certo di intelligenza e ironia il comandante «Paolo» che aveva guidato il Gruppo di Azione Patriottica «Carlo Pisacane» durante i terribili 271 giorni di occupazione nazifascista della città che ha amato e difeso con le armi: Roma.
L’avvento del fascismo in Italia veniva indicato da Bentivegna non come esito inevitabile, quanto piuttosto come colpa storica della classe dirigente rea di aver inventato una risposta di tale carattere reazionario e regressivo di fronte alla grande questione dell’ingresso delle masse nella vita dello Stato. In una formula: l’indispensabile rifondazione su base democratica del patto collettivo e della sovranità popolare all’indomani della tragedia della Grande Guerra del 1914-1918.
A CENTO ANNI dalla sua nascita, e nel decennale della sua scomparsa (2 aprile 2012), la figura di Bentivegna «insiste» nella memoria storica di Roma e del Paese in ragione del suo lungo operato in seno alla Resistenza e del suo impegno in difesa della democrazia repubblicana. La sua traiettoria biografica coincide in larga parte con quei processi che hanno segnato il ’900 italiano ricollocando il Paese dalla parte giusta della Storia grazie alla «scelta» di combattere il regime dittatoriale imposto ed esportato in tutto il mondo attraverso i mezzi della guerra, dello sterminio di massa e del razzismo di Stato.
Il prologo di ciò che sarebbe stato si manifestò il 23 giugno 1941 quando, ad un anno dall’ingresso in guerra di Mussolini al fianco di Hitler, una manifestazione di studenti universitari protestò contro il richiamo obbligatorio alle armi. Le autorità fasciste segnalarono che l’azione faceva capo ad una «combutta sovversiva formata da elementi operai e intellettuali, con le modalità caratteristiche usate dal partito comunista». La repressione della polizia portò a numerosi arresti. Tra questi Antonello Trombadori, Pompilio Molinari, Paolo Bufalini, Roberto Forti, Mario Leporatti e il diciannovenne Rosario Bentivegna. Due anni dopo quel gruppo sarebbe divenuto la dorsale delle formazioni dei Gap del Pci a Roma.
IL CROLLO DEL FASCISMO e gli oltre cinquanta bombardamenti subiti dalla città spinsero Bentivegna alla scelta armata e all’ingresso in quella dimensione valoriale, umana e politica, che fu la Resistenza. Alla guida di uno dei quattro Gap Centrali «Paolo» ed i suoi compagni (tra cui la medaglia d’oro Carla Capponi, che fu sua moglie fino agli anni ’70) diedero corpo a quel conflitto asimmetrico ed «irregolare» che avrebbe riscritto il diritto dei popoli conferendo legittimità alle lotte per la loro autodeterminazione.
REALIZZÒ DECINE DI AZIONI di guerra contro le truppe nazifasciste tanto nel centro di Roma quanto in quelle periferie che divennero l’habitat naturale e protettivo dei ribelli della città. Nella capitale, dopo la fuga del re e dei generali a seguito dell’armistizio, le cellule dei Gap seguirono la parola d’ordine lanciata dagli Alleati: «rendere impossibile la vita all’occupante nazista».
Bentivegna praticò la guerriglia in Italia e all’estero. Incarnò fisicamente il carattere internazionalista della Resistenza combattendo a Roma e poi sulle montagne del reatino (al comando di gruppi partigiani formati da russi), proseguendo la lotta al fascismo e riscattando il nome del nostro Paese nelle fila della Divisione Garibaldi in Jugoslavia dove i «bravi italiani» erano stati «palikuce» (bruciatetti) e criminali di guerra (...).
https://ilmanifesto.it/cento-anni-da-ribelle
Intervista a Rosario Bentivegna di Michela Ponzani, per l'archivio storico del Senato:
(...) Rosario Bentivegna inizia a svolgere attività clandestina antifascista fin dalla giovinezza, vissuta nell'Italia fascista degli anni '30. Nel 1938, anno della promulgazione delle leggi razziali, aderisce ad un'organizzazione comunista di orientamento politico trozkista denominata "GUM" (Gruppo di Unificazione Marxista). Iscrittosi alla Facoltà di Medicina nel 1940, nel maggio 1941, in pieno regime fascista, partecipa all'occupazione dell'Università di Roma indetta dai GUF (Gruppi Universitari fascisti) in protesta contro la legge che richiamava alle armi gli studenti come "Volontari universitari"; la normativa prescrive una precedente legge che, invece, aveva disposto il congedo provvisorio per motivi di studio per tutti gli studenti universitari in età di leva e in regola con gli esami. Arrestato nel settembre dello stesso anno, Bentivegna viene rilasciato con diffida di polizia.
Nel 1943 aderisce al Pci e dopo l'8 settembre 1943, durante l'occupazione tedesca di Roma, partecipa alla guerra di liberazione dapprima come vice-comandante militare della IV zona garibaldina (Roma centro), poi come comandante del Gruppo di Azione Patriottica (GAP) "Pisacane" quale cellula dei Gap Centrali organizzati dalle Brigate Garibaldi per svolgere operazioni di guerriglia partigiana in città. Fuggito da Roma a causa del tradimento di un compagno, arrestato dalla Banda Koch, continua la Resistenza nel Lazio, a sud di Roma e immediatamente dietro il fronte tedesco di Cassino come comandante militare del Cln nella zona Casilina-Prenestina, fino alla Liberazione di Roma.
Il 5 giugno 1944, appena un giorno dopo l'arrivo degli Alleati nella Capitale, viene coinvolto in uno scontro a fuoco con un ufficiale della Guardia di Finanza, intento a strappare manifesti affissi sui muri che salutano l'arrivo degli Americani e la Liberazione di Roma. Nello scontro cade il tenente della Guardia di Finanza, Giorgio Barbarisi.
Sottoposto a processo dall'Alta Corte Militare Alleata, il 19 luglio 1944, viene condannato in prima istanza a 18 mesi di carcere con l'imputazione di "omicidio colposo per eccesso di difesa". Il 14 agosto successivo, in sede di revisione del processo, gli viene pienamente riconosciuto lo stato di legittima difesa, con assoluzione e immediata scarcerazione.
La sera del 20 settembre 1944 sposa Carla Capponi, sua compagna di lotta nei GAP a Centocelle e sui monti Prenestini dalla quale avrà la figlia Elena.
La mattina successiva su decisione del Ministero della Guerra, viene trasferito in Jugoslavia dove ricopre l'incarico di commissario di guerra presso la IV Brigata della Divisione Partigiana Italiana Garibaldi, reparto regolare dell'Esercito Italiano che opera nel sud della Jugoslavia (Montenegro, Kossovo, Bosnia e Croazia meridionale, Sangiaccato).
Durante il periodo di permanenza in Jugoslavia assolve a compiti di ufficiale di collegamento con i Comandi dell'Esercito Popolare Liberatore Jugoslavo ed assume la responsabilità politica del gruppo dei comunisti italiani che operano nella Divisione (...).
11 aprile 2026: manifestazione nazionale contro il blocco a Cuba alla quale l'ANPI provinciale di Roma aderisce
Il comitato provinciale dell'ANPI di Roma aderisce alla manifestazione nazionale contro il blocco a Cuba e invita iscritti e simpatizzanti a partecipare numerosi.
⭐MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO IL BLOCCO A CUBA⭐
L' Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba si fa portavoce dell’appello della società civile per una mobilitazione straordinaria di solidarietà con il popolo di Cuba, e convoca una manifestazione nazionale per il prossimo 11 APRILE 2026
CUBA NON E’ UNA MINACCIA
Una comunità che il governo degli Stati Uniti ha deciso di strangolare, privandolo di ogni possibilità di approvvigionamento petrolifero che ha portato alla paralisi dei trasporti, della produzione di energia e di conseguenza della produzione industriale ed agricola, della sua distribuzione, dei servizi di assistenza sanitaria e in definitiva della vita quotidiana delle persone e delle loro famiglie.
Tutto ciò perché Cuba, secondo il presidente Trump, rappresenta una “minaccia insolita e straordinaria” per la sicurezza degli Stati Uniti. La si può considerare tale solo sul piano morale, per l’esempio di solidarietà che nel corso di decenni Cuba ha rappresentato per molti Paesi, compreso il nostro quando siamo stati travolti dalla pandemia di Covid-19 o attualmente quando, secondo l’articolo sul Corriere della Sera del 10 marzo 2026, “la professionalità, l’umanità e l’umiltà dei medici cubani nella sanità calabrese” ha salvato dalla chiusura gli ospedali di quella Regione.
Se cade Cuba cade l’umanità intera.
Vi invitiamo pertanto ad aderire e partecipare alla manifestazione nazionale che si svolgerà a Roma.
Partenza dal COLOSSEO 11 aprile 2026 alle ore 15:00
🟥Per adesioni: cubanoneunaminaccia@libero.it
Il 3 aprile del 1944 don Giuseppe Morosini, il prete partigiano, viene fucilato a Forte Bravetta da un plotaone della PAI
24 marzo 2026
🌹𝟐𝟒 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝟏𝟗𝟒𝟒: 𝐥'𝐞𝐜𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐅𝐨𝐬𝐬𝐞 𝐀𝐫𝐝𝐞𝐚𝐭𝐢𝐧𝐞
Ottantadue anni fa, la strage che nei progetti criminali dei nazisti, spalleggiati dai reparti dei collaborazionisti fascisti, avrebbe dovuto piegare definitivamente Roma, città ribelle e mai doma, dove in quei nove mesi metà della popolazione nascondeva l'altra metà.
Unico obiettivo dell'eccidio, spezzare il fortissimo legame di solidarietà tra la popolazione e il movimento resistenziale, al fine di riaffermare con la forza il proprio ordine fondato sul ricorso sistematico allo sterminio. Nessuna finalità di rappresaglia, come confermato in sede processuale dallo stesso Priebke, a proposito dei cinque uomini aggiunti alla lista fornita dal questore fascista Caruso: «Fucilammo cinque uomini in più. Uno sbaglio, ma tanto erano tutti terroristi, non era un gran danno». Fuggito in Argentina, dove visse indisturbato per quasi cinquant'anni, Priebke fu riconosciuto da una troupe televisiva statunitense nel 1994, venendo poi estradato in Italia l'anno successivo. Morì dopo aver compiuto i cento anni nell'abitazione romana in cui era detenuto agli arresti domiciliari, dopo aver orgogliosamente rivendicato nel proprio testamento il proprio passato di nazista e aver apertamente negato l'Olocausto.
Tra quei 335 riconosciamo "generali e straccivendoli, operai e intellettuali, commercianti e artigiani, un prete e settantacinque ebrei; monarchici e azionisti, liberali e comunisti" e persone senza credo politico. Di fronte ai luoghi comuni che troppo spesso inquinano il dibattito pubblico, alle falsità mosse dal revisionismo, alla narrazione che fa dei carnefici le vittime innocenti, la vita e l'esempio dei martiri delle Fosse Ardeatine parlano da sé, più eloquenti di qualsiasi discorso.
Alle antifasciste e agli antifascisti di oggi il compito di raccogliere il loro testimone e continuare a percorrere i loro sentieri.
𝑆𝑜𝑔𝑛𝑎𝑚𝑚𝑜 𝑢𝑛'𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑎, 𝑔𝑖𝑢𝑠𝑡𝑎, 𝑑𝑒𝑚𝑜𝑐𝑟𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎. 𝐼𝑙 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑠𝑎𝑐𝑟𝑖𝑓𝑖𝑐𝑖𝑜 𝑒 𝑖𝑙 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑠𝑎𝑛𝑔𝑢𝑒 𝑛𝑒 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑒𝑑 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑖𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑒 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑒𝑟𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜.
(Lapide all'interno del mausoleo)
23 marzo 2026
23 marzo 1944: l'attacco partigiano a Via Rasella. La più importante azione di guerra contro l’esercito occupante nazista in una capitale europea
Nonostante le pesanti perdite in termini di uccisioni e arresti che colpirono le reti clandestine dei GAP comunisti tra il gennaio e il febbraio 1944 decimandone buona parte dell'organico e delle quali caddero vittime esponenti di prim'ordine dell'organizzazione militare del Partito Comunista quali Antonello Trombadori, comandante dei GAP centrali, Guido Rattoppatore, Gioacchino Gesmundo, Maria Teresa Regard (liberata il 7 febbraio) e gli artificieri dei GAP centrali, Giorgio Labò e Gianfranco Mattei, già all'inizio di marzo le azioni di Via Tomacelli e di Via Claudia, con la distruzione di un deposito tedesco contenente più di diecimila litri di benzina, nonché l'eliminazione del commissario di Pubblica Sicurezza di Centocelle, Armando Stampacchia, ad opera del gappista dell'VIII zona Clemente Scifoni denotano una vigorosa intensificazione dell'attività di guerriglia in tutta la capitale: i GAP, unificati sotto il comando di Carlo Salinari "Spartaco", colpiscono con cadenza quotidiana le truppe nazifasciste arrecando loro gravi perdite.

In quegli stessi giorni, sia Giorgio Amendola che Mario Fiorentini, il primo dal proprio nascondiglio di Piazza di Spagna, il secondo dal proprio appartamento in Via Capo le Case, ebbero occasione di notare il passaggio della colonna armata del Polizeiregiment "Bozen", deputato alla gestione dell'ordine pubblico in città e costituito da coscritti altoatesini reclutati tra gli abitanti della regione che nel 1939 avevano scelto di divenire cittadini del Reich: i 156 uomini della colonna, provenienti dal poligono di Tor di Quinto ove praticavano esercizi di tiro, marciavano nel pieno centro della capitale per raggiungere il Palazzo del Viminale, dove erano acquartierati. I gappisti, studiati con cura i movimenti e gli orari di transito della colonna, decisero inizialmente di colpire il nemico in Via Quattro Fontane: la scelta di Via Rasella fu anzi fortemente osteggiata da Mario Fiorentini, tra i pianificatori dell'attacco, dato che nella vicina Via del Boccaccio si trovava un'abitazione in cui erano rifugiati alcuni parenti ricercati in quanto ebrei e in cui si sarebbe successivamente trasferito lui stesso. Inoltre, nella zona si trovavano vari punti di ritrovo di antifascisti e resistenti cattolici e comunisti. Alla fine, la sostenuta pendenza dell'angusta strada che unisce Via del Traforo a Via Quattro Fontane, la presenza di due imbocchi facilmente presidiabili e di un'unica via di fuga intermedia, rappresentata dall'incrocio con Via dei Boccaccio, fece sì che ad un livello superiore della catena di comando la scelta ricadesse su Via Rasella: si trattava del luogo ideale in cui poter attaccare i militi del "Bozen" massimizzando i danni che si sarebbero potuti infliggere alla colonna che ogni giorno svoltava nella via all'incirca verso le due del pomeriggio. Il piano elaborato dal nucleo dei GAP romani prevedeva che, al passaggio della colonna, uno dei gappisti, travestito da spazzino, avrebbe innescato un ordigno nascosto all'interno di un carretto della spazzatura: a esplosione avvenuta, gli altri partecipanti all'azione avrebbero favorito lo sganciamento del gruppo coprendone la fuga con lancio di bombe di mortaio "Brixia" opportunamente modificate. L'azione fu fissata per il 23 marzo, anniversario della fondazione dei Fasci di Combattimento.

Nonostante i processi intentati nel dopoguerra contro i gappisti responsabili dell'azione, che sancirono come l'azione di Via Rasella abbia costituito una legittima azione di guerra contro un esercito occupante, le strumentalizzazioni, le letture revisionistiche e i falsi miti che aleggiano sull'operato dei gappisti, quanto accadde in Via Rasella quel 23 marzo 1944 è unanimemente riconosciuto come la più importante ed efficace azione di guerriglia urbana mai compiuta nel centro di una capitale europea occupata dai nazisti.
Vedi anche:
https://www.anpiroma.org/2020/03/23-marzo-1944-la-battaglia-di-via.html
21 marzo 2026
Il Servizio Civile nell'ANPI Provinciale di Roma.
L'ANPI Provinciale Roma ha attivato da qualche anno il Servizio Civile Universale.
Il Servizio Civile è rivolto a ragazze e ragazzi dai 18 ai 28 anni, l'impegno va dal 18 settembre 2026 al 17 settembre 2027. Il monte ore annuale è di 1.145 ore, dal lunedì al venerdì per un minimo di 20 ore e un massimo di 36 ore settimanali. E' previsto un rimborso spese mensile, sono concessi permessi e malattie.
Il progetto si chiama GLI ARCHIVI DELLA RESISTENZA: UN PRESENTE DA SCOPRIRE: 2026
Sono disponibili 4 posti, due presso la Sede Nazionale di Via degli Scipioni e due presso la Sede Provinciale di Via San Francesco di Sales. Qui la sintesi del progetto: https://www.arciserviziocivile.it/.../PTXSU0002025012584N...
La domanda va presentata online:
https://domandaonline.serviziocivile.it/...
Per potere essere selezionati nella sede Provinciale è importante indicare la sede di servizio corretta, cioè questa:
141470 ANPI PROVINCIALE ROMA - ANPI PROVINCIALE ROMA - ARCHIVIO
La domanda va presentata entro le ore 14:00 dell'8 aprile 2026. A seguire ci sarà un colloquio di selezione.
#serviziocivile #arci #ANPI #anpiprovincialeroma
20 marzo 2026
Viaggio della Memoria 2026 a Auschwitz-Birkenau, organizzato da Roma Capitale
Dal 16 al 18 marzo appena passati, l'ANPI provinciale di Roma ha partecipato, nella persona della presidente Marina Pierlorenzi e di Stefano Bonifazi, della presidenza con delega alla comunicazione, al bellissimo e toccante "Viaggio della Memoria 2026" organizzato da Roma Capitale
Hanno partecipato al Viaggio della Memoria 132 studenti romani della scuola secondaria di secondo grado, oltre a rappresentanti istituzionali di Roma Capitale, l'Assessore alla Cultura, Massimiliano Smeriglio; l'Assessora alla Scuola, Formazione e Lavoro, Claudia Pratelli; l'Assessora alle Politiche Sociali e alla Salute, Barbara Funari, la Presidente della Commissione Permanente Scuola, Carla Fermariello, la Presidente della Commissione capitolina Pari Opportunità, Michela Cicculli, i consiglieri capitolini, Tommaso Amodeo, Riccardo Corbucci; il Presidente del Municipio III, Paolo Emilio Marchionne; il Presidente del Municipio VII, Francesco Laddaga; il Presidente del Municipio VIII, Amedeo Ciaccheri. Rappresentanti di associazioni quali l'ANPI provinciale di Roma, l'ANED, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, l'Associazione di Promozione Sociale Libellula Italia, rappresentanti della Comunità Ebraica Romana e della Fondazione Museo della Shoah.
Ha partecipato anche il sindaco Roberto Gualtieri, che nel corso della visita ha deposto alcune corone nei punti più significativi del viaggio.
L'intensissimo programma ha previsto la visita in Cracovia alla sinagoga Tempel, al quartiere ebraico Kazimierz e al ghetto di Podgórze; al cosiddetto Judenranpe, il punto di arrivo degli ebrei, dove avveniva la selezione delle persone abili ai lavori forzati e di quelle destinate fin da subito alle camere a gas. Si sono poi visitati i campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau, il più grande complesso di sterminio e di concentramento realizzato dai nazisti. Tra il 1940 e il 1945 vi furono deportate oltre 1,1 milioni di persone, in stragrande maggioranza ebrei provenienti da tutta Europa, inclusi oltre 7.800 italiani. Nel complesso furono internati e sterminati anche moltissimi polacchi non ebrei, Sinti e Rom, prigionieri di guerra sovietici, oppositori politici, omosessuali e testimoni di Geova.
Ringraziamo tutti gli organizzatori e i compagni di viaggio, il preparatissimo e appassionato storico Marcello Pezzetti, le preziose guide. Un grazie particolare a tutti i ragazzi delle scuole (e al personale docente che li accompagnava) che hanno dimostrato grandissima attenzione, partecipazione, sensibilità e maturità, il che dona speranza in questo momento storico così duro e problematico
Al link le foto che abbiamo scattato durante il viaggio
https://photos.app.goo.gl/aUgjQfmM6FPVftz79
20 marzo 2019: ci lasciava Tina Costa
La sua scomparsa ha prodotto nell'ANPI provinciale di Roma e nell'antifascismo tutto un vuoto incolmabile.
Rimane in noi indelebile quello che ci ha insegnato:
"non mettete mai al primo posto il vostro io, sviluppate un lavoro, un pensiero in cui il NOI dia la dimensione della consapevolezza di star applicando la nostra Costituzione e difendendo la pace".
L'ANPI provinciale di Roma, per il centenario della nascita, ha voluto ricordare l'impegno di Tina nella lotta antifascista e per l'applicazione e la difesa della Costituzione, e soprattutto farla tornare a vivere tra la sua gente e le nuove generazioni, come era usa fare da sempre, promuovendo la realizzazione di un fumetto e di un docufilm che sono stati realizzati, con la produzione dell'ANPI provinciale di Roma, un crowdfunding e il patrocinio gratuito di Roma Capitale e del Comune di Gemmano.
Tina, partigiana e pacifista, sempre in prima fila nella lotta contro le ingiustizie e sempre a fianco dei popoli oppressi, fu sostenitrice appassionata della rivoluzione cubana e della causa del popolo palestinese.
"Tina Costa - Una vita ribelle" - documentario realizzato da Andrea White e Matteo Bennati
"Tina Costa - Partigiana della Pace" - fumetto realizzato dall’illustratrice Francesca Gatto e dalla sceneggiatrice Chiara Benazzi.
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| la locandina della presentazione del docufilm e del fumetto |
Riportiamo di seguito l'articolo che lo storico e vicepresidente dell'ANPI di Roma Davide Conti ha scritto e pubblicato su il Manifesto del 21 marzo 2019
- Davide Conti, 21.03.2019
Il ricordo. Scomparsa ieri a 94 anni, era stata prima una giovanissima staffetta partigiana e aveva partecipato poi alle lotte sociali e politiche fin dal secondo dopoguerra. Dirigente dell'Anpi, iscritta al Pci nel 1944, poi a Rifondazione Comunista. La camera ardente per Tina si terrà venerdì 22 marzo presso la Casa della Memoria e della Storia di Roma.
Tina Costa è scomparsa ieri a 94 anni. È stata una donna che ha scelto ed è stata partigiana lungo tutto il corso della sua vita. Nata nel 1925, anno terzo della dittatura fascista, faceva parte di quella generazione che nelle intenzioni di Mussolini sarebbe stata allevata al «culto del littorio» garantendo fedeltà cieca al regime. Al contrario, come amava spesso ripetere con un sorriso vispo e beffardo, «aveva succhiato un altro latte».
L’estrazione politica e sociale della sua famiglia romagnola, padre socialista, madre e fratelli comunisti, richiama quell'antifascismo della prima ora che non aspettò gli «errori in mezzo alle cose buone» della dittatura, come ancora oggi siamo costretti ad ascoltare da alti esponenti delle istituzioni, per opporvisi senza timore.
Durante la Resistenza, appena diciottenne, divenne staffetta del Partito (quello di cui non serviva specificare la qualifica politica) sul fronte di guerra della linea gotica, quello diviso tra le tante stragi ed i crimini nazifascisti da un lato e la lotta partigiana di Liberazione dall'altro.
Per significare il carattere popolare di un conflitto asimmetrico come la guerriglia, Tina raccontava sempre di quando durante una sua missione di collegamento venne salvata dalle donne riminesi che, «anche se fingevano di non sapere chi io fossi e cosa facessi mi avvertirono di una retata dei tedeschi a poca distanza e mi fecero tornare indietro».
Arrestata con un fratello e la madre a seguito della delazione di una spia italiana (che a partire dagli anni Novanta avrebbe dovuto chiamare «ragazzo di Salò» secondo la nuova linea dell’ex Partito) riuscì a fuggire durante un bombardamento Alleato mentre veniva deportata nel campo d’internamento di Fossoli.
Iscritta al Pci dal 1944, la prima tessera le venne consegnata da Pietro Ingrao, ha continuato la sua lotta nell’Italia libera e repubblicana sempre nel solco ideale e valoriale tracciato dalla Resistenza, identificata come radice d’origine della nostra fragile e complessa democrazia post-bellica e come eredità di vincolo rispetto alla conquista dell’uguaglianza sostanziale delle classi e dei ceti popolari dai cui proveniva e che aveva sempre rappresentato in seno al sindacato della Cgil.
L’opposizione irriducibile alla costruzione ideologica della società categoriale e razzista voluta dal fascismo e strutturata sulla base della discriminazione «per legge» dei diritti delle donne, degli omosessuali, dei dissidenti politici e degli ebrei è sempre stata il punto centrale del suo messaggio storico-politico. Ed il riemergere di istanze regressive nel cuore della nostra modernità venivano da lei identificate prima ancora che con un «eterno ritorno» del fascismo come una profonda crisi della democrazia.
È dentro questa dimensione interpretativa della crisi democratica e delle torsioni divisive che la attraversano che il carattere storico dell’antifascismo riassume una centralità reale che non si limita all'opposizione ideale al riemergere dell’estrema destra in Italia ed in Europa ma come «teoria dello Stato» intesa come risposta storica democratica e pluralista alla complessità del presente, in grado di stabilire una relazione diretta e reale con quelle periferie sociali, culturali e politiche che la crisi internazionale del sistema economico ha spinto verso la paura del «diverso» e verso un sordo egoismo sociale di sopravvivenza.
Il suo «bisogno di memoria» mal si acconciava alle cerimonie ufficiali riecheggiando piuttosto le parole di Piero Calamandrei che nel 1953 davanti al ritorno nel Parlamento dei deputati neofascisti evocava i caduti della Resistenza per ammonire i vivi dell’Italia democratica «Non rammaricatevi dai vostri cimiteri di montagna se giù al piano nell’aula ove fu giurata la Costituzione murata col vostro sangue sono tornati da remote caligini i fantasmi della vergogna, troppo presto li avevamo dimenticati».
08 marzo 2026
Quest’anno l’8 marzo è per le donne travolte dalle guerre. di Luciana "Luce" Romoli
Quest’anno l’8 marzo è per le donne travolte dalle guerre.
Quest’anno l’8 marzo è per le donne vittime di violenza che sono schiacciate perfino dalla legge. Senza consenso è stupro, sempre.
Non è una festa, è un giorno in cui tutti devono sapere che siamo PARTIGIANE: non lasceremo indietro nessuna.
La forza delle donne è come il mare, nessuno ci può ingabbiare.
Luciana "Luce" Romoli
03 marzo 2026
3 marzo 1944:Teresa Gullace viene ammazzata dai nazisti
Il 26 febbraio 1944 Girolamo è catturato durante un rastrellamento e condotto assieme a centinaia di altri uomini nella caserma dell'81° Reggimento Fanteria in Viale Giulio Cesare: da lì usciranno per essere avviati al lavoro coatto al fronte, con l'organizzazione Todt, o in Germania.
Fuori dalla caserma si raduna sin da subito un gran numero di donne, in prevalenza mogli, figlie e parenti dei deportati, ma non mancano componenti dei Gruppi di Difesa della Donna e appartenenti alle fila della Resistenza a solidarizzare con le manifestanti e a sostenere la loro protesta. La mattina del 3 marzo 1944 tra di loro c'è anche Teresa, assieme al figlio quattordicenne Umberto, mentre tra la folla si trovano le gappiste Carla Capponi, Marisa Musu e Lucia Ottobrini.
Le donne sono assiepate all'ingresso della caserma, mentre sotto il muro staziona un cordone di soldati delle SS e di militi fascisti. Tutto si svolge in pochi istanti: Teresa riesce a farsi largo tra i soldati che ogni volta respingono violentemente la folla e cerca di lanciare un piccolo fagotto, contenente forse indumenti o un po' di cibo, verso la grata alla quale ha visto sporgersi il viso del marito, ma il piccolo pacchetto rimbalza contro il muro. Mentre tenta di raccoglierlo, arriva alle sue spalle un giovane sottufficiale delle SS, che estrae la pistola e le spara a bruciapelo un colpo a distanza ravvicinata. Teresa muore sul colpo, sotto gli occhi del figlio e del marito.
Carla Capponi, che ha assistito a tutta la scena, cerca di intervenire, ma è fermata da uno dei militi che la portano all'interno della caserma: riesce fortunatamente a liberarsi della pistola che aveva in mano grazie alla prontezza di Marisa Musu, che le mette in tasca una falsa tessera del gruppo fascista "Onore e Combattimento". Viene così prontamente rilasciata. Le partigiane Laura Lombardo Radice, Adele Maria Jemolo e Marcella Lapiccirella adagiano il corpo di Teresa sul marciapiede, invitando le altre donne a deporre fiori: si dà vita così ad un'altra, più silenziosa protesta contro i soprusi dell'occupazione nazista, di cui Teresa era rimasta vittima.
Nel pomeriggio si mescolano alla folla sempre più numerosa una ventina di gappisti, comandati da Mario Fiorentini, Franco Calamandrei, Mario Carrani e Alfredo Orecchio, decisi a compiere un'azione per liberare i prigionieri. Dileguatesi le SS, sono rimasti a presidio della caserma alcuni militi della Guardia Nazionale Repubblicana. L'irruenza di un ufficiale, che respinge con violenza un'altra donna che aveva tentato di avvicinarsi alla finestra, provoca la reazione di Guglielmo Blasi, che lo uccide all'istante. I GAP ingaggiano quindi con i repubblichini un vero e proprio conflitto a fuoco, che si conclude con lo sganciamento dei partigiani e il ferimento di altri due militi: l'azione prevista è annullata.
Alla figura di Teresa Gullace si ispirò il regista Roberto Rossellini per la figura di Pina, magistralmente interpretata da Anna Magnani, nel film "Roma città aperta", uscito appena un anno dopo.
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