06 ottobre 2026

Il volo su Roma di Lauro de Bosis - storia di un giovane antifascista nel 95° anniversario

Vi invitiamo il 7 ottobre alle ore 18.30 al Circolo PD di Ponte Milvio in via della Farnesina 37 per ricordare Lauro de Bosis, giovane poeta e scrittore antifascista, che il 3 ottobre 1931 partì dalla Costa Azzurra  pilotando un piccolo aereo carico di 400.000 manifestini per richiamare Re Vittorio Emanuele III e il popolo italiano alla necessità di liberarsi dal regime fascista. Arrivato a Roma la sera del 3 ottobre ha sorvolato la città dirigendosi su piazza Venezia e altre zone del centro storico lanciando i manifestini,  beffando il regime - testimoni dissero  che sembrava nevicasse - e scomparve,  forse in mare. Ne aveva avuto il presentimento: poco prima del volo aveva infatti scritto "Storia della mia morte". Il relitto non è mai stato trovato.
Lo abbiamo ricordato anche insieme alla famiglia e ad amici sabato 3 ottobre con una corona di fiori al Gianicolo posta sotto al suo busto nei pressi del monumento ad Anita Garibaldi.

04 ottobre 2026

Carla Nespolo - 4 marzo 1943 / 4 ottobre 2020. Ciao Carla, bella ciao!

Carla Nespolo - 4 marzo 1943 / 4 ottobre 2020



Il 4 marzo 2020 moriva Carla Nespolo, presidente nazionale dell'ANPI dal 2017.

Laureata in pedagogia, fu insegnante e politica, ricoprendo quasi tutte le esperienze possibili: consigliere provinciale e, assessore all'istruzione della provincia di Alessandria, deputata, senatrice, segretaria della Commissione Affari Costituzionali della Camera, vice-presidente della Commissione Istruzione in Camera e Senato e della Commissione Ambiente in Senato, e molto altro. In tutte queste esperienze ha portato la sua fortissima preparazione, lucidità ed entusiasmo partigiano.

Nell'ANPI, pur nella sua troppo breve presidenza, ha lasciato un vuoto incolmabile: prima presidente nazionale donna, ha guidato l'Associazione con "sapienza, passione, intelligenza politica e culturale nel solco pieno della grande tradizione di autorevolezza ed eredità attiva dei valori e principi della Resistenza che ha contraddistinto la nostra Associazione fin dalla sua nascita" ( https://www.anpi.it/ciao-comandante ). 

Con Carla "l’umanità al potere” è diventato, più che uno uno slogan, un programma d'azione, una linea guida, un tema ricorrente dell'ANPI e nelle sue lotte per la pace, i diritti umani, la solidarietà, l'antifascismo, la difesa e l'applicazione della Costituzione.

L'ANPI provinciale di Roma ti ricorderà sempre con immutato amore e riconoscenza.

Ciao Carla, bella ciao!

02 ottobre 2026

Aggressione razzista contro un settantenne a Centocelle. Comunicato ANPI provinciale di Roma e sezione "Giordano Sangalli" di Centocelle

 

Manny Mannheimer, CC BY 4.0 Wikimedia commons

Il comitato provinciale dell’ANPI di Roma e la sezione ANPI di Centocelle esprimono la più totale e ferma condanna della gravissima aggressione razzista subita da un uomo di 70 anni per il solo motivo di essere di origine nordafricana. Esprimiamo tutta la vicinanza e solidarietà alla vittima dell’aggressione e a tutta la comunità islamica di Roma.

Probabilmente l’autore del pestaggio verrà prontamente individuato e consegnato alla giustizia e nei suoi confronti ci auguriamo vengano applicate le leggi che puniscono l’azione violenta e le lesioni, ma soprattutto la legge Mancino, (legge 25 giugno 1993, n. 205) che punisce l'odio, la violenza e la discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. La stessa norma dovrebbe essere applicata nei confronti di tutti coloro che hanno trovato il modo di guadagnare soldi sulla pelle dei disagiati e dei più deboli, sputando il loro veleno cianciando di remigrazione e seminando odio tra le persone, quando ci sarebbe bisogno di unità e solidarietà per affrontare i disagi e le difficoltà che hanno radici nei quartieri di lusso delle grandi metropoli mondiali, non certo a Centocelle o negli altri quartieri popolari.

ANPI Provinciale di Roma

sezione ANPI “Giordano Sangalli” Centocelle

Il 7 ottobre alle 9:30 ANPI provinciale di Roma e ANEI Roma renderanno omaggio ai Carabinieri deportati il 7 ottobre 1943


 Il 7 ottobre alle 9:30 ANPI provinciale di Roma e ANEI Roma (Associazione Nazionale Ex Internati nei lager nazisti) renderanno omaggio ai Carabinieri deportati su ordine del criminale di guerra Rodolfo Graziani (che alcuni hanno ancora come riferimento politico e addirittura c'è chi innalza proditoriamente mausolei a suo nome con i soldi dei cittadini) il 7 ottobre del 1943 e per ricordare l'apporto dato dall'Arma alla Resistenza e alla Lotta di Liberazione dal nazifascismo.


Il 7 ottobre 1943, in ossequio alle direttive diramate il giorno precedente dal colonnello delle SS Herbert Kappler, le truppe tedesche e i militi fascisti della Polizia dell'Africa Italiana procedettero al rastrellamento e alla deportazione nei campi di prigionia in Germania di tutti i carabinieri di stanza nella capitale: vi era il timore che, come accaduto a Napoli, i militari avrebbero potuto ostacolare la deportazione degli ebrei o addirittura sollevarsi in armi contro l'occupante nazista. Fu il generale Rodolfo Graziani, capo delle forze armate della RSI, a firmare l'ordine per effettuare l'operazione. Tedeschi e fascisti sapevano che i Carabinieri sarebbero rimasti fedeli alla monarchia, e che avrebbero operato secondo gli ordini del governo del Sud. 

Molti militari dell'Arma che scamparono alla deportazione diedero vita al Fronte Clandestino di Resistenza dei Carabinieri, dipendente dal Fronte Militare Clandestino al comando del generale Filippo Caruso, contribuendo in maniera determinante alla causa della Resistenza a Roma e nell'Italia centrale.

30 settembre 2026

Walter Rossi, 20 anni: ucciso dai fascisti con un colpo di pistola alla nuca il 30 settembre 1977


Walter Rossi, 20 anni, studente romano militante in Lotta Continua, fu ucciso dai fascisti la sera del 30 settembre 1977 durante un volantinaggio di protesta nella zona della Balduina, a Roma.

La mobilitazione era stata organizzata dopo il ferimento, sempre ad opera dei fascisti, di una militante di sinistra.
Una ventina di compagni tra cui Walter, da via Pietro Pomponazzi si recarono a Viale delle Medaglie d'Oro, davanti alla sezione del MSI per un pacifico volantinaggio di protesta. Dalla sede missina iniziarono a lanciare sassi. Il gruppo di Rossi indietreggiò di circa duecento metri, fino all'incrocio con via Marziale, davanti a una pompa di benzina. I fascisti li raggiunsero riparati dietro un blindato della polizia, avanzarono e dal gruppo spararono alcuni colpi di pistola uno dei quali colpì Walter Rossi alla nuca uccidendolo.
Al funerale di Walter, il 3 ottobre, parteciparono circa centomila persone. In seguito furono posti una targa commemorativa sul luogo dell'omicidio e l'intitolazione a suo nome di piazza Igea. La sezione dell'ANPI provinciale di Roma de l'Università La Sapienza, fondata nel 2013, è dedicata a Walter Rossi.
Sul piano giudiziario, subito dopo il fatto vennero fermate diciassette persone davanti alla sezione del MSI, tra cui alcuni militanti missini. Dopo un lungo processo, i diciassette furono prosciolti dalle accuse più gravi (omicidio, tentato omicidio, porto abusivo d'arma da guerra e ricostituzione del PNF); per alcuni rimase solo l'accusa di rissa aggravata, senza però che alcun testimone li riconoscesse. Nessun provvedimento fu preso contro i numerosi poliziotti presenti, che secondo i testimoni non intervennero per fermare i neofascisti e anzi ostacolarono per alcuni minuti i soccorsi a Rossi.
Nel 1981 alcuni pentiti indicarono come possibili assassini Cristiano Fioravanti e Alessandro Alibrandi. Fioravanti ammise di aver fatto parte del gruppo uscito dalla sezione del MSI insieme ad Alibrandi e che entrambi erano armati, attribuendo però ad Alibrandi il colpo mortale; le testimonianze dei compagni di Rossi sostennero invece che a sparare fu Fioravanti. Dopo la morte di Alibrandi, avvenuta in uno scontro a fuoco con la polizia il 5 dicembre 1981, il procedimento fu archiviato. Fioravanti fu condannato solo a nove mesi e 200.000 lire di ammenda per possesso d'arma. La vicenda giudiziaria si chiuse nel 2001 con l'incriminazione di tre compagni di Rossi per falsa testimonianza e il non luogo a procedere per Fioravanti, che da allora visse libero sotto altra identità, protetto dallo Stato.

25 settembre 2026

Nuova aggressione di stampo sionista a Roma: solidarietà alle vittime e ferma condanna del fatto

 


Il comitato dell’ANPI provinciale di Roma, di fronte alla nuova vile aggressione di chiaro stampo sionista nei confronti di due militanti di OSA, solo per aver recato alcune bandiere palestinesi, esprime solidarietà alle vittime e la più ferma condanna nei confronti dell’aggressore e di ciò che ha inteso rappresentare. Non contento di avere speronato i due ragazzi facendoli cadere dalla moto (con grave pericolo per la loro incolumità) vi si è avventato contro nel mentre erano inermi sotto il peso della stessa e ha desistito solo all’accorrere di alcune persone fuggendo per far perdere le proprie tracce. Fortunatamente è stata presa la targa del suo veicolo e le indagini per individuarlo sono in corso. Ci auguriamo che venga assicurato alla giustizia e risponda di quanto commesso.

Sono ormai alcuni anni che alle consuete violenze urbane se ne è aggiunta una non meno pericolosa e odiosa: un tipo di squadrismo che si rifà al suprematismo sionista e che il nuovo ddl rischia di mettere sotto protezione anziché reprimere secondo codice penale.

Per questo ribadiamo la nostra ferma contrarietà e rivendichiamo la libertà garantita dalla Costituzione di criticare e condannare gli autori di genocidio, i governi degli Stati che lo dispongono, la libertà di sventolare le bandiere della Palestina e di ogni nazione oppressa senza essere aggrediti ed anche senza essere tacciati di complicità con il terrorismo.

23 settembre 2026

23 settembre 1943: l'eccidio di Cefalonia e il massacro della Casetta Rossa

La sera dell'8 settembre 1943, l'intercettazione di una trasmissione della BBC informa gli 11.500 soldati e ufficiali della Divisione "Acqui", di stanza sull'isola greca di Cefalonia, nel Mar Ionio, della stipula dell'armistizio tra il governo italiano e i comandi militari alleati del Mediterraneo. Quando iniziano a giungere le prime notizie relative al disarmo e alla deportazione in Germania dei reparti dell'esercito di occupazione italiano, il generale Gandin, comandante della "Acqui", cerca di guadagnare tempo per poter trattare il rimpatrio dei suoi soldati con il tenente colonnello Barge, comandante della guarnigione tedesca di stanza sull'isola, prospettiva che si rivelerà ben presto irrealizzabile. Frattanto alcuni soldati scelgono di cedere le armi e arrendersi, mentre alcuni ufficiali - tra cui i capitani Renzo Apollonio e Amos Pampaloni - scelgono di resistere ai tentativi di disarmo. 

Il 13 settembre, dopo che il giorno precedente alcuni artiglieri di una batteria costiera erano stati presi prigionieri dai tedeschi, che già stavano tentando uno sbarco nella zona di Argostoli, si avvia una consultazione tra tutti i soldati e gli ufficiali della "Acqui", i quali scelgono a maggioranza di non arrendersi. Sebbene sussistano alcuni dubbi sulla reale storicità di questa votazione, il giorno stesso arriva dai comandi italiani l'ordine di combattere.

La battaglia inizia il 15 settembre e durerà per un'intera settimana, sino al successivo 22 settembre: nonostante la schiacciante superiorità numerica, la ritirata dei reparti italiani dallo strategico promontorio di Kardakata verso l'interno dell'isola favorirà le truppe tedesche della 104. Jäger-Division, cui si uniranno i reparti da montagna della 1. Gebirgs-Division, al comando del generale Lanz. Le truppe tedesche hanno ricevuto direttamente da Hitler l'ordine di non fare prigionieri: i soldati italiani che si arrendono vengono fucilati sul posto. 

Il 23 settembre, all'indomani della resa, iniziano le fucilazioni di massa: il generale Gandin, dopo un processo sommario, è ucciso il 24 settembre assieme ai suoi ufficiali nel cortile della famigerata Casetta Rossa, presso Capo San Teodoro, mentre anche nella vicina Corfù i soldati italiani cadono vittime dei plotoni di esecuzione tedeschi. I soldati superstiti, imbarcati su navi appena in grado di galleggiare e cariche sino all'inverosimile, annegheranno in gran parte a seguito del loro affondamento; i restanti 6500 verranno trasportati nei campi di detenzione in Germania, da dove in molti non faranno ritorno.

23 settembre 1943: il sacrificio di Salvo D'Acquisto

Fucilato dai nazisti a Palidoro il 23 settembre 1943.
Medaglia d'Oro al Valor Militare alla Memoria.  

Come tanti meridionali, si era arruolato nei Carabinieri nel 1939. L'anno successivo, aggregato alla 608ª Sezione dell'Aeronautica, era stato trasferito in Africa settentrionale. Era tornato in Italia, nel 1942, per seguire un corso per sottufficiali a Firenze. L'8 settembre 1943 lo colse a Roma, dove con il grado di vicebrigadiere, fu assegnato alla caserma dei carabinieri di Torre in Pietra. In quella località, la sera del 22 settembre, un'esplosione, avvenuta in una vicina caserma abbandonata dalle Guardia di Finanza, uccise due militari tedeschi e ne ferì alcuni altri che vi si erano acquartierati. Alcune bombe a mano, dimenticate dalle "Fiamme gialle" in una cassa, erano esplose quando i tedeschi vi si erano messi a curiosare. Fu il pretesto per organizzare un rastrellamento e il mattino i tedeschi si presentarono alla Stazione dei carabinieri trascinandovi 22 civili, fermati casualmente nei dintorni: per dare una sembianza di legalità a quello che si proponevano di fare, chiesero la presenza del comandante della Stazione. Il maresciallo non c'era e il vice brigadiere D'Acquisto fu costretto a seguire i tedeschi con i loro prigionieri sino a Palidoro. Dopo un sommario interrogatorio, durante il quale ciascuno professò la propria estraneità al fatto, l'ufficiale che comandava il drappello tedesco ordinò che a tutti i 22 civili fosse data una pala perché si scavassero la fossa. A questo punto il vice brigadiere, compreso che i tedeschi avrebbero ucciso tutti i prigionieri, per salvare 22 innocenti si accusò del preteso attentato. D'Acquisto fu fucilato sul posto. I civili vennero tutti rilasciati.

Questa la motivazione della Medaglia d'Oro al VM: «Esempio luminoso d'altruismo, spinto fino alla suprema rinuncia della vita. Sul luogo stesso del supplizio, dove, per barbara rappresaglia, era stato condotto dalle orde naziste, insieme con 22 ostaggi civili del territorio della sua stazione, pure essi innocenti, non esitava a dichiararsi unico responsabile di un presunto attentato contro le forze armate tedesche. Affrontava così - da solo - impavido la morte, imponendosi al rispetto dei suoi stessi carnefici e scrivendo una nuova pagina indelebile di purissimo eroismo nella storia gloriosa dell'Arma».

11 settembre 2026

11 settembre 1973: il golpe di Pinochet in Cile

Con la vittoria del socialista Salvador Allende e della coalizione di Unidad Popular alle elezioni del 1970 iniziò per il Cile una stagione democratica e progressista, caratterizzata da un impetuoso avanzamento dei diritti e delle libertà. La via cilena al socialismo aveva ottenuto importanti risultati per la redistribuzione delle risorse e l’ampliamento dei diritti sociali e del lavoro. La riforma agraria, le nazionalizzazioni di alcuni settori strategici dell’economia, la riforma sanitaria, erano alcune delle pietre miliari del processo di rinnovamento sociale, politico ed economico che stava portando il paese andino ad un progressivo sviluppo realizzato secondo un modello di società alternativo al capitalismo. In quel contesto, l’11 settembre 1973 la maggior parte delle strutture militari e le forze di sicurezza, guidate dal generale  Augusto Pinochet, con l’appoggio internazionale degli Stati Uniti e con il supporto della CIA, attaccarono il palazzo presidenziale di Santiago, la Moneda. Dopo una stenua resistenza da parte dei sostenitori del legittimo governo e dello stesso Presidente Allende che rimase fino all’ultimo al suo posto con in mano un fucile, i golpisti ebbero il sopravvento. In Cile iniziava così un lungo periodo di feroce dittatura (terminata dopo la morte di Pinochet), sostenuta dagli USA e dai loro alleati nella regione. Una dittatura caratterizzata da torture, incarceramenti indiscriminati degli oppositori, repressione del dissenso, sparizioni di militanti (i desaparecidos), migrazioni forzate verso altri Stati e territori di persone impegnate nell’attività politica e sociale (molte e molti vennero ospitati nella provincia di Roma, tra cui il gruppo musicale deli Inti-Illimani che trovò asilo tramite l’impegno del PCI nel Comune di Genzano). Il Segretario di Stato degli USA Henry Kissinger riguardo la vittoria di Allende alle elezioni ebbe a dire “La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli”. 

Nel ricordo di Allende, delle compagne e dei compagni che insieme a lui hanno lottato fino all’ultimo, ribadiamo oggi il nostro impegno per la democrazia, la libertà in ogni parte del mondo, per l’autodeterminazione dei popoli, e lo facciamo con le sue parole: «Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi. Il popolo non deve farsi annientare né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi. Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!»

10 settembre 2026

8 settembre 2026 - Sala della Protomoteca in Campidoglio: celebrazioni dell'inizio della Resistenza Italiana

 

Le foto dell'evento

  

Il prossimo 8 settembre alle ore 17:00  -  Sala della Protomoteca del Campidoglio, come ogni anno celebreremo l'inizio della Resistenza Italiana.
Il pomeriggio si articolerà in vari momenti:
 
L'introduzione di Marina Pierlorenzi, presidente dell'ANPI provinciale di Roma e i saluti istituzionali del sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri, del vicesindaco della città metropolitana di Roma Capitale Pierluigi Sanna e dell'assessore alla cultura di Roma Capitale Massimiliano Smeriglio. Porterà quindi un saluto Gianfranco Pagliarulo presidente nazionale ANPI. 
 
Seguirà un momento di approfondimento e riflessione storica grazie a Davide Conti, storico e vicepresidente dell'ANPI provinciale di Roma con un intervento dal titolo l'alba della Resistenza e la sua eredità.
  
Sarà quindi la volta di una riflessione sul ruolo fondamentale delle donne nella Resistenza e nella Guerra di Liberazione dal nazifascismo con il teatro civile di Marianna de Pinto e Simona Oppedisano: NON COMPARSE. Senza di noi nessuna Resistenza. Progetto di Malalingua ETS e Teatrificio 22.
 
Quindi il consueto concerto per l'8 settembre, con il SESTETTO MODERNO (Angelo Colone - chitarra, Laura Pugliese - voce, Paolo Rocca - clarinetti, Fabrizio Bono - Violino, Salvatore Zambataro - fisarmonica e clarinetto, Mauro Battisti - contrabbasso).
Musiche di Shostakovic, Castelnuovo Tedesco, Piazzolla, Weill, Rota, Theodorakis 

Sono state invitate le autorità militari, le associazioni partigiane e dell’antifascismo.
 
Per prenotazione scrivere a anpi.roma@gmail.com 
 
 

10 settembre 1943: la battaglia di Porta San Paolo

Dopo la proclamazione dell’Armistizio la zona a sud di Roma è teatro di uno degli episodi più drammatici ed eroici della Guerra di Liberazione: la battaglia di Porta San Paolo. Tra l’8 e il 10 settembre 1943 i militari della Divisione Granatieri di Sardegna insieme a unità dei Carabinieri e dei Lancieri di Montebello, in assenza di ordini dall’alto decidono di resistere all’occupazione tedesca della Città Eterna. Si combatte alla Magliana, sull’Ostiense, alla Cecchignola, sulla Laurentina, all’Eur e alla Montagnola.

Intorno a Roma le Divisioni Piacenza, Piave e Ariete combattono rispettivamente nelle zone di Albano, Monterotondo e Bracciano-Manziana-Monterosi. Le divisioni costiere del litorale a sud della provincia, aiutate da patrioti locali ingaggiano scontri contro le unità germaniche. Si tenta una disperata e quasi impossibile difesa di Roma.
A Porta San Paolo e alla Montagnola così come negli altri territori interessati dalla battaglia accorrono anche civili, donne e uomini, alcuni appartenenti ai partiti antifascisti e da questi organizzati ed altri si uniscono spontaneamente per dare supporto e sostegno militare e logistico. Il Generale Giacomo Carboni consegna a Luigi Longo, membro della Giunta Militare per il PCI, un quantitativo di armi destinate alla popolazione lì presente. Nelle stesse ore si costituisce il Comitato di Liberazione Nazionale. Aspri e difficili furono i combattimenti.
Il coraggio, la tenacia e l’eroismo dei combattenti italiani, che con queste gloriose gesta diedero inizio alla Guerra di Liberazione facendo capire ai tedeschi che in futuro non avrebbero avuto vita facile nel nostro Paese, si scontrarono con un esercito enormemente più forte e organizzato, che alla fine delle tre giornate ebbe la meglio. Centinaia furono i Caduti, tra loro una delle prime Medaglie d’Oro della Resistenza, Raffaele Persichetti. Nei giorni a seguire iniziarono ad organizzarsi le prime formazioni partigiane di Roma e provincia, che durante l’occupazione tormentarono il nemico nazifascista con attacchi continui, azioni di sabotaggio, assalti e imboscate.
Era iniziata, con la guerriglia partigiana, la riscossa nazionale contro gli occupanti nazisti e i loro servi fascisti. Porta San Paolo fu l’inizio, la spinta propulsiva, fu la scintilla che inaugurò quella straordinaria stagione di libertà, emancipazione, determinazione a battersi per un futuro migliore: la Resistenza.

08 settembre 2026

8 settembre 1943: inizia la Resistenza

La sera dell'8 settembre 1943, quando Badoglio annunciò alla radio che l'Italia aveva firmato l'armistizio con gli Alleati, le travolgenti dimostrazioni popolari che avevano accompagnato la caduta del regime appena quarantacinque giorni prima lasciarono il posto all'incertezza e alle preoccupazioni sulle sorti del Paese nell'immediato futuro. I partiti antifascisti, temprati da vent'anni di attività clandestina e riorganizzatisi nelle difficili giornate del governo Badoglio, erano già consapevoli che la guerra non sarebbe terminata e che una nuova partita decisiva per il futuro dell'Italia si cominciava proprio in quel momento. Poche ore dopo, le forze tedesche di stanza in Italia mettono in atto il "Piano Alarico" puntando sulle principali città dell'Italia centrale e settentrionale, mentre ulteriori divisioni calano dal Brennero: il Regio Esercito e le forze armate, in assenza di ordini precisi dai rispettivi stati maggiori, si sbandano in quasi tutta Italia e nei territori di Grecia, Albania, Francia e Jugoslavia ove erano presenti come forze di occupazione. Alle prime luci del giorno successivo, il 9 settembre, la famiglia reale abbandona la capitale alla volta di Pescara, da dove si imbarcherà su un incrociatore che la farà sbarcare a Brindisi, nell'Italia liberata.

Ciò che caratterizzò quell'8 settembre 1943 come data di rottura rispetto a tutto il precedente corso della storia nazionale furono l'assoluta preponderanza e il ruolo cruciale della scelta individuale, tanto degli antifascisti delle generazioni storiche e di quelle più recenti quanto dei militari di ogni ordine e grado che scelsero di non arrendersi e reagire agli attacchi tedeschi, spesso in condizioni di quasi totale autonomia. Molti di loro prenderanno nei mesi successivi la via della montagna e della clandestinità, offrendo la propria esperienza e la propria preparazione militare al servizio della causa della libertà: attorno a loro si formeranno i primi nuclei delle bande partigiane, successivamente organizzate in brigate e divisioni. È quello che accade in Piemonte e in Valle d'Aosta, dove i resti della IV Armata ormai dissoltasi provenienti dalla Francia si disperdono per le valli alpine, conservando le armi; è quello che accade a Roma, dove le divisioni "Ariete II", "Piacenza", "Piave" e "Re" organizzano la difesa della capitale impegnando i tedeschi a Monterosi, Manziana, Bracciano, Monterotondo, Albano; è quello che accade in Montenegro, dove ex militari del Regio Esercito si uniscono alle forze partigiane a dar vita al primo nucleo della leggendaria Divisione Partigiana "Garibaldi".

A dispetto della vulgata storiografica discendente in linea diretta della propaganda di Salò e della sua distorta concezione dell'onore, secondo cui la data dell'8 settembre avrebbe rappresentato la "morte della patria", alimentata dai reduci di Salò che si ponevano deliberatamente al di fuori del nuovo ordinamento democratico e costituzionale, è con l'8 settembre che vengono gettati le basi del grande edificio della Repubblica Italiana e della Costituzione, figlie della Resistenza. Sulle ceneri dello Stato liberale e del regime fascista, nei giorni dell'occupazione, delle stragi, degli eccidi, dei rastrellamenti e delle deportazioni, nei momenti in cui tutto sembrava perduto, le partigiane e i partigiani ebbero la forza di costruire la nuova Italia nata negli alpeggi, nelle cascine, nei casolari, nelle baite e tra le rovine dei bombardamenti.

 «Abbiamo combattuto per la libertà di tutti; per chi era con noi, per chi non c'era ed anche per chi era contro. Tutti i morti meritano rispetto ma non si possono confondere i combattenti della libertà e quanti scelsero la dittatura»

(Arrigo Boldrini "Bulow" - Presidente ANPI dal 1947 al 2006)

04 settembre 2026

L'amministrazione USA colpisce l'antifascismo come terrorismo: il caso del collettivo italiano Autistici/Inventati

Immagine da: https://www.facebook.com/MatteoFloraOfficial/photos/autisticiinventati-storico-collettivo-italiano-%C3%A8-finito-nella-lista-usa-delle-de/1631763531645623/

 
 
L'antifa ban, l'ordine esecutivo firmato nel settembre 2025 da Donald Trump per designare il movimento Antifa come "organizzazione terroristica interna" e su cui nonostante i dubbi legali l'amministrazione USA non intende retrocedere, sta cominciando a colpire anche fuori dai confini nazionali. E' di pochi giorni fa la notizia dell'inserimento del collettivo Autistici/Inventati [a/i] nella lista delle organizzazioni da sanzionare. Il collettivo, nato in Italia nel 2001, è formato da un gruppo di attivisti e offre servizi online gratuiti, come posta elettronica, chat e spazi web, ad associazioni, singoli e movimenti sociali impegnati nelle lotte contro tutte le ingiustizie e le diseguaglianze. L'indirizzo https://autistici.org/ è stato eliminato dal registro PIR ed è diventato irraggiungibile, di seguito PayPal e BancaEtica hanno congelato i conti riconducibili al collettivo. Per BancaEtica la mancata obbedienza al ban statunitense provocherebbe l'esclusione dai circuiti delle carte di credito e dei bancomat con conseguenze importanti su tutti i correntisti. Una situazione estremamente delicata che vede l'uso strumentale delle norme anti-terrorismo per colpire soggetti singoli e collettivi impegnati nella lotta all'antifascismo, al razzismo e contro ogni discriminazione. Come ANPI non possiamo non ricordare la censura dei movimenti antifascisti che, prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, denunciavano la pericolosità dei governi che si stavano affermando in quel drammatico periodo e auspichiamo in una riposta istituzionale a questo grave atto di censura.

L'appello da firmare NESSUN TOCCHI IL CONTO CORRENTE DI A/I:  
 
Luca Casarotti sugli aspetti giuridici dell'ordine esecutivo: 
 
Alberto (Abo) Di Monte ne ricostruisce la storia: 
 
Il comunicato stampa di BancaEtica: 
 
 

 

01 settembre 2026

4-5-6 settembre 2026 - Ritorna la grande Festa Resistente del Quadrante Anpi dei Castelli Romani

4-5-6 settembre 2026 

Ritorna la grande Festa Resistente del Quadrante Anpi dei Castelli Romani. Quest’anno si terrà a Pomezia nel Complesso Selva dei Pini, Via Pontina km31. 

Dal 4 al 6 settembre, dibattiti, assemblee, attività ricreative, teatro, musica, buon cibo e buona compagnia. Dalle 18.00 venerdì e sabato. Domenica pranzo Resistente dalle 12.00 (solo su prenotazione). Scrivere a anpipomezia@ gmail.com



























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Ripudia intolleranza, razzismo e antisemitismo.
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