24 marzo 2026

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Ottantadue anni fa, la strage che nei progetti criminali dei nazisti, spalleggiati dai reparti dei collaborazionisti fascisti, avrebbe dovuto piegare definitivamente Roma, cittΓ  ribelle e mai doma, dove in quei nove mesi metΓ  della popolazione nascondeva l'altra metΓ . 

Unico obiettivo dell'eccidio, spezzare il fortissimo legame di solidarietΓ  tra la popolazione e il movimento resistenziale, al fine di riaffermare con la forza il proprio ordine fondato sul ricorso sistematico allo sterminio. Nessuna finalitΓ  di rappresaglia, come confermato in sede processuale dallo stesso Priebke, a proposito dei cinque uomini aggiunti alla lista fornita dal questore fascista Caruso: «Fucilammo cinque uomini in piΓΉ. Uno sbaglio, ma tanto erano tutti terroristi, non era un gran danno». Fuggito in Argentina, dove visse indisturbato per quasi cinquant'anni, Priebke fu riconosciuto da una troupe televisiva statunitense nel 1994, venendo poi estradato in Italia l'anno successivo. MorΓ¬ dopo aver compiuto i cento anni nell'abitazione romana in cui era detenuto agli arresti domiciliari, dopo aver orgogliosamente rivendicato nel proprio testamento il proprio passato di nazista e aver apertamente negato l'Olocausto.


Tra quei 335 riconosciamo "generali e straccivendoli, operai e intellettuali, commercianti e artigiani, un prete e settantacinque ebrei; monarchici e azionisti, liberali e comunisti" e persone senza credo politico. Di fronte ai luoghi comuni che troppo spesso inquinano il dibattito pubblico, alle falsitΓ  mosse dal revisionismo, alla narrazione che fa dei carnefici le vittime innocenti, la vita e l'esempio dei martiri delle Fosse Ardeatine parlano da sΓ©, piΓΉ eloquenti di qualsiasi discorso. 

Alle antifasciste e agli antifascisti di oggi il compito di raccogliere il loro testimone e continuare a percorrere i loro sentieri.

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(Lapide all'interno del mausoleo)

23 marzo 2026

23 marzo 1944: l'attacco partigiano a Via Rasella. La piΓΉ importante azione di guerra contro l’esercito occupante nazista in una capitale europea

 

Nonostante le pesanti perdite in termini di uccisioni e arresti che colpirono le reti clandestine dei GAP comunisti tra il gennaio e il febbraio 1944 decimandone buona parte dell'organico e delle quali caddero vittime esponenti di prim'ordine dell'organizzazione militare del Partito Comunista quali Antonello Trombadori, comandante dei GAP centrali, Guido Rattoppatore, Gioacchino Gesmundo, Maria Teresa Regard (liberata il 7 febbraio) e gli artificieri dei GAP centrali, Giorgio LabΓ² e Gianfranco Mattei, giΓ  all'inizio di marzo le azioni di Via Tomacelli e di Via Claudia, con la distruzione di un deposito tedesco contenente piΓΉ di diecimila litri di benzina, nonchΓ© l'eliminazione del commissario di Pubblica Sicurezza di Centocelle, Armando Stampacchia, ad opera del gappista dell'VIII zona Clemente Scifoni denotano una vigorosa intensificazione dell'attivitΓ  di guerriglia in tutta la capitale: i GAP, unificati sotto il comando di Carlo Salinari "Spartaco", colpiscono con cadenza quotidiana le truppe nazifasciste arrecando loro gravi perdite.


   In quegli stessi giorni, sia Giorgio Amendola che Mario Fiorentini, il primo dal proprio nascondiglio di Piazza di Spagna, il secondo dal proprio appartamento in Via Capo le Case, ebbero occasione di notare il passaggio della colonna armata del Polizeiregiment "Bozen", deputato alla gestione dell'ordine pubblico in cittΓ  e costituito da coscritti altoatesini reclutati tra gli abitanti della regione che nel 1939 avevano scelto di divenire cittadini del Reich: i 156 uomini della colonna, provenienti dal poligono di Tor di Quinto ove praticavano esercizi di tiro, marciavano nel pieno centro della capitale per raggiungere il Palazzo del Viminale, dove erano acquartierati. I gappisti, studiati con cura i movimenti e gli orari di transito della colonna, decisero inizialmente di colpire il nemico in Via Quattro Fontane: la scelta di Via Rasella fu anzi fortemente osteggiata da Mario Fiorentini, tra i pianificatori dell'attacco, dato che nella vicina Via del Boccaccio si trovava un'abitazione in cui erano rifugiati alcuni parenti ricercati in quanto ebrei e in cui si sarebbe successivamente trasferito lui stesso. Inoltre, nella zona si trovavano vari punti di ritrovo di antifascisti e resistenti cattolici e comunisti. Alla fine, la sostenuta pendenza dell'angusta strada che unisce Via del Traforo a Via Quattro Fontane, la presenza di due imbocchi facilmente presidiabili e di un'unica via di fuga intermedia, rappresentata dall'incrocio con Via dei Boccaccio, fece sΓ¬ che ad un livello superiore della catena di comando la scelta ricadesse su Via Rasella: si trattava del luogo ideale in cui poter attaccare i militi del "Bozen" massimizzando i danni che si sarebbero potuti infliggere alla colonna che ogni giorno svoltava nella via all'incirca verso le due del pomeriggio. Il piano elaborato dal nucleo dei GAP romani prevedeva che, al passaggio della colonna, uno dei gappisti, travestito da spazzino, avrebbe innescato un ordigno nascosto all'interno di un carretto della spazzatura: a esplosione avvenuta, gli altri partecipanti all'azione avrebbero favorito lo sganciamento del gruppo coprendone la fuga con lancio di bombe di mortaio "Brixia" opportunamente modificate. L'azione fu fissata per il 23 marzo, anniversario della fondazione dei Fasci di Combattimento.



    Il giorno dell'attacco, un giovedΓ¬, i gappisti si posizionarono alle due estremitΓ  di Via Rasella, lungo la strada e all'incrocio con Via del Boccaccio: secondo quanto stabilito, Rosario Bentivegna, con indosso una divisa da spazzino, spinse un carrettino della spazzatura contenente l'ordigno sino all'altezza di Palazzo Tittoni. Nonostante un considerevole ritardo del "Bozen" che fece temere di dover annullare l'operazione, alle 15:45 la colonna imboccΓ² Via Rasella: Franco Calamandrei, posizionato all'angolo con Via del Boccaccio, si levΓ² il cappello, segnalando l'approssimarsi della colonna a Bentivegna, che accese la miccia sul fornelletto della pipa che stava fumando e poi si allontanΓ². Al passaggio della colonna, l'ordigno esplose e i gappisti attaccarono il resto della colonna a colpi di pistola e lanciando bombe a mano, per poi dileguarsi rapidamente; i soldati, credendosi attaccati dalle finestre degli edifici che affacciano sulla strada, cominciarono a sparare all'impazzata contro le finestre, imprimendo sui muri le tracce delle pallottole dei mitra ancora ben visibili all'angolo con Via del Boccaccio. 26 militi del "Bozen" morirono sul colpo e altri 7 morirono successivamente a seguito delle ferite riportate.


    Nonostante i processi intentati nel dopoguerra contro i gappisti responsabili dell'azione, che sancirono come l'azione di Via Rasella abbia costituito una legittima azione di guerra contro un esercito occupante, le strumentalizzazioni, le letture revisionistiche e i falsi miti che aleggiano sull'operato dei gappisti, quanto accadde in Via Rasella quel 23 marzo 1944 Γ¨ unanimemente riconosciuto come la piΓΉ importante ed efficace azione di guerriglia urbana mai compiuta nel centro di una capitale europea occupata dai nazisti.

Nell'80° dell'azione l'ANPI provinciale di Roma l'ha ricordata con una lectio magistralis tenuta dallo storico e vicepresidente Davide Conti:



Vedi anche:

https://www.anpiroma.org/2020/03/23-marzo-1944-la-battaglia-di-via.html

21 marzo 2026

Il Servizio Civile nell'ANPI Provinciale di Roma.


L'ANPI Provinciale Roma ha attivato da qualche anno il Servizio Civile Universale.

Il Servizio Civile è rivolto a ragazze e ragazzi dai 18 ai 28 anni, l'impegno va dal 18 settembre 2026 al 17 settembre 2027. Il monte ore annuale è di 1.145 ore, dal lunedì al venerdì per un minimo di 20 ore e un massimo di 36 ore settimanali. E' previsto un rimborso spese mensile, sono concessi permessi e malattie.

Il progetto si chiama GLI ARCHIVI DELLA RESISTENZA: UN PRESENTE DA SCOPRIRE: 2026

Sono disponibili 4 posti, due presso la Sede Nazionale di Via degli Scipioni e due presso la Sede Provinciale di Via San Francesco di Sales. Qui la sintesi del progetto: https://www.arciserviziocivile.it/.../PTXSU0002025012584N...

La domanda va presentata online:

https://domandaonline.serviziocivile.it/...

Per potere essere selezionati nella sede Provinciale è importante indicare la sede di servizio corretta, cioè questa:

141470 ANPI PROVINCIALE ROMA - ANPI PROVINCIALE ROMA - ARCHIVIO

La domanda va presentata entro le ore 14:00 dell'8 aprile 2026. A seguire ci sarΓ  un colloquio di selezione.

#serviziocivile #arci #ANPI #anpiprovincialeroma

20 marzo 2026

Viaggio della Memoria 2026 a Auschwitz-Birkenau, organizzato da Roma Capitale



Dal 16 al 18 marzo appena passati, l'ANPI provinciale di Roma ha partecipato, nella persona della presidente Marina Pierlorenzi e di Stefano Bonifazi, della presidenza con delega alla comunicazione, al bellissimo e toccante "Viaggio della Memoria 2026" organizzato da Roma Capitale

Hanno partecipato al Viaggio della Memoria 132 studenti romani della scuola secondaria di secondo grado, oltre a rappresentanti istituzionali di Roma Capitale, l'Assessore alla Cultura, Massimiliano Smeriglio; l'Assessora alla Scuola, Formazione e Lavoro, Claudia Pratelli; l'Assessora alle Politiche Sociali e alla Salute, Barbara Funari, la Presidente della Commissione Permanente Scuola, Carla Fermariello, la Presidente della Commissione capitolina Pari OpportunitΓ , Michela Cicculli, i consiglieri capitolini, Tommaso Amodeo, Riccardo Corbucci; il Presidente del Municipio III, Paolo Emilio Marchionne; il Presidente del Municipio VII, Francesco Laddaga; il Presidente del Municipio VIII, Amedeo Ciaccheri. Rappresentanti di associazioni quali l'ANPI provinciale di Roma, l'ANED, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, l'Associazione di Promozione Sociale Libellula Italia, rappresentanti della ComunitΓ  Ebraica Romana e della Fondazione Museo della Shoah. 

Ha partecipato anche il sindaco Roberto Gualtieri, che nel corso della visita ha deposto alcune corone nei punti piΓΉ significativi del viaggio.

L'intensissimo programma ha previsto la visita in Cracovia alla sinagoga Tempel, al quartiere ebraico Kazimierz e al ghetto di PodgΓ³rze; al cosiddetto Judenranpe, il punto di arrivo degli ebrei, dove avveniva la selezione delle persone abili ai lavori forzati e di quelle destinate fin da subito alle camere a gas. Si sono poi visitati i campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau, il piΓΉ grande complesso di sterminio e di concentramento realizzato dai nazisti. Tra il 1940 e il 1945 vi furono deportate oltre 1,1 milioni di persone, in stragrande maggioranza ebrei provenienti da tutta Europa, inclusi oltre 7.800 italiani. Nel complesso furono internati e sterminati anche moltissimi polacchi non ebrei, Sinti e Rom, prigionieri di guerra sovietici, oppositori politici, omosessuali e testimoni di Geova. 

Ringraziamo tutti gli organizzatori e i compagni di viaggio, il preparatissimo e appassionato storico Marcello Pezzetti, le preziose guide. Un grazie particolare a tutti i ragazzi delle scuole (e al personale docente che li accompagnava) che hanno dimostrato grandissima attenzione, partecipazione, sensibilità e maturità, il che dona speranza in questo momento storico così duro e problematico

Al link le foto che abbiamo scattato durante il viaggio

https://photos.app.goo.gl/aUgjQfmM6FPVftz79


20 marzo 2019: ci lasciava Tina Costa

Tina Costa - illustrazione di Francesca Gatto



Il 20 marzo 2019 ci lasciava Tina Costa
La sua scomparsa ha prodotto nell'ANPI provinciale di Roma e nell'antifascismo tutto un vuoto incolmabile. 
Rimane in noi indelebile quello che ci ha insegnato: 
"non mettete mai al primo posto il vostro io, sviluppate un lavoro, un pensiero in cui il NOI dia la dimensione della consapevolezza di star applicando la nostra Costituzione e difendendo la pace".
Tina Γ¨ stata una donna, comunista, che si Γ¨ battuta fin dalla prima giovinezza per la conquista della LibertΓ  e per i diritti di ogni persona. 

L'ANPI provinciale di Roma, per il centenario della nascita, ha voluto ricordare l'impegno di Tina nella lotta antifascista e per l'applicazione e la difesa della Costituzione, e soprattutto farla tornare a vivere tra la sua gente e le nuove generazioni, come era usa fare da sempre, promuovendo la realizzazione di un fumetto e di un docufilm che sono stati realizzati, con la produzione dell'ANPI provinciale di Roma, un crowdfunding e il patrocinio gratuito di Roma Capitale e del Comune di Gemmano.

Tina, partigiana e pacifista, sempre in prima fila nella lotta contro le ingiustizie e sempre a fianco dei popoli oppressi, fu sostenitrice appassionata della rivoluzione cubana e della causa del popolo palestinese. 

"Tina Costa - Una vita ribelle- documentario realizzato da Andrea White e Matteo Bennati

"Tina Costa - Partigiana della Pace" - fumetto realizzato dall’illustratrice Francesca Gatto e dalla sceneggiatrice Chiara Benazzi.

la locandina della presentazione del docufilm e del fumetto


Riportiamo di seguito l'articolo che lo storico e vicepresidente dell'ANPI di Roma Davide Conti ha scritto e pubblicato su il Manifesto del 21 marzo 2019


La «grammatica» partigiana di Tina Costa

- Davide Conti, 21.03.2019

Il ricordo. Scomparsa ieri a 94 anni, era stata prima una giovanissima staffetta partigiana e aveva partecipato poi alle lotte sociali e politiche fin dal secondo dopoguerra. Dirigente dell'Anpi, iscritta al Pci nel 1944, poi a Rifondazione Comunista. La camera ardente per Tina si terrΓ  venerdΓ¬ 22 marzo presso la Casa della Memoria e della Storia di Roma.

Tina Costa Γ¨ scomparsa ieri a 94 anni. È stata una donna che ha scelto ed Γ¨ stata partigiana lungo tutto il corso della sua vita. Nata nel 1925, anno terzo della dittatura fascista, faceva parte di quella generazione che nelle intenzioni di Mussolini sarebbe stata allevata al «culto del littorio» garantendo fedeltΓ  cieca al regime. Al contrario, come amava spesso ripetere con un sorriso vispo e beffardo, «aveva succhiato un altro latte».

L’estrazione politica e sociale della sua famiglia romagnola, padre socialista, madre e fratelli comunisti, richiama quell'antifascismo della prima ora che non aspettΓ² gli «errori in mezzo alle cose buone» della dittatura, come ancora oggi siamo costretti ad ascoltare da alti esponenti delle istituzioni, per opporvisi senza timore.

Durante la Resistenza, appena diciottenne, divenne staffetta del Partito (quello di cui non serviva specificare la qualifica politica) sul fronte di guerra della linea gotica, quello diviso tra le tante stragi ed i crimini nazifascisti da un lato e la lotta partigiana di Liberazione dall'altro.

Per significare il carattere popolare di un conflitto asimmetrico come la guerriglia, Tina raccontava sempre di quando durante una sua missione di collegamento venne salvata dalle donne riminesi che, «anche se fingevano di non sapere chi io fossi e cosa facessi mi avvertirono di una retata dei tedeschi a poca distanza e mi fecero tornare indietro».



Arrestata con un fratello e la madre a seguito della delazione di una spia italiana (che a partire dagli anni Novanta avrebbe dovuto chiamare «ragazzo di SalΓ²» secondo la nuova linea dell’ex Partito) riuscΓ¬ a fuggire durante un bombardamento Alleato mentre veniva deportata nel campo d’internamento di Fossoli.

Iscritta al Pci dal 1944, la prima tessera le venne consegnata da Pietro Ingrao, ha continuato la sua lotta nell’Italia libera e repubblicana sempre nel solco ideale e valoriale tracciato dalla Resistenza, identificata come radice d’origine della nostra fragile e complessa democrazia post-bellica e come ereditΓ  di vincolo rispetto alla conquista dell’uguaglianza sostanziale delle classi e dei ceti popolari dai cui proveniva e che aveva sempre rappresentato in seno al sindacato della Cgil.





L’opposizione irriducibile alla costruzione ideologica della societΓ  categoriale e razzista voluta dal fascismo e strutturata sulla base della discriminazione «per legge» dei diritti delle donne, degli omosessuali, dei dissidenti politici e degli ebrei Γ¨ sempre stata il punto centrale del suo messaggio storico-politico. Ed il riemergere di istanze regressive nel cuore della nostra modernitΓ  venivano da lei identificate prima ancora che con un «eterno ritorno» del fascismo come una profonda crisi della democrazia.

È dentro questa dimensione interpretativa della crisi democratica e delle torsioni divisive che la attraversano che il carattere storico dell’antifascismo riassume una centralitΓ  reale che non si limita all'opposizione ideale al riemergere dell’estrema destra in Italia ed in Europa ma come «teoria dello Stato» intesa come risposta storica democratica e pluralista alla complessitΓ  del presente, in grado di stabilire una relazione diretta e reale con quelle periferie sociali, culturali e politiche che la crisi internazionale del sistema economico ha spinto verso la paura del «diverso» e verso un sordo egoismo sociale di sopravvivenza.


È lungo questo crinale che l’ereditΓ  di Tina Costa e della Resistenza assume il senso di istanza del presente e non di retorica celebrativa del passato. Attraverso la sua grammatica partigiana la dirigente dell’Anpi sottolineava, soprattutto ai tanti giovani incontrati quotidianamente nelle scuole, la necessitΓ  del sapere critico e della conoscenza della storia come vaccini indispensabili in una societΓ  che tutto cancella nel breve volgere di un giorno esponendoci ai gravi pericoli connessi ad un vissuto senza passato.





Il suo «bisogno di memoria» mal si acconciava alle cerimonie ufficiali riecheggiando piuttosto le parole di Piero Calamandrei che nel 1953 davanti al ritorno nel Parlamento dei deputati neofascisti evocava i caduti della Resistenza per ammonire i vivi dell’Italia democratica «Non rammaricatevi dai vostri cimiteri di montagna se giΓΉ al piano nell’aula ove fu giurata la Costituzione murata col vostro sangue sono tornati da remote caligini i fantasmi della vergogna, troppo presto li avevamo dimenticati».

08 marzo 2026

Quest’anno l’8 marzo Γ¨ per le donne travolte dalle guerre. di Luciana "Luce" Romoli

Quest’anno l’8 marzo Γ¨ per le donne travolte dalle guerre.

Quest’anno l’8 marzo Γ¨ per le donne vittime di violenza che sono schiacciate perfino dalla legge. Senza consenso Γ¨ stupro, sempre.

Non Γ¨ una festa, Γ¨ un giorno in cui tutti devono sapere che siamo PARTIGIANE: non lasceremo indietro nessuna. 

La forza delle donne Γ¨ come il mare, nessuno ci puΓ² ingabbiare.

Luciana "Luce" Romoli



03 marzo 2026

3 marzo 1944:Teresa Gullace viene ammazzata dai nazisti


Nata a Cittanova, in provincia di Reggio Calabria, nel 1910, Teresa emigra in giovanissima età a Roma: lì conosce Girolamo Gullace, che sposerà poco dopo e da cui avrà cinque figli. La famiglia Gullace abita in Via del Vicario, non lontano da Porta Cavalleggeri; Girolamo lavora come operaio in un cantiere, ma con le ristrettezze imposte dalla guerra prima e dall'occupazione poi garantire alla moglie e ai figli il minimo indispensabile per sopravvivere si fa sempre più difficile.
Il 26 febbraio 1944 Girolamo Γ¨ catturato durante un rastrellamento e condotto assieme a centinaia di altri uomini nella caserma dell'81° Reggimento Fanteria in Viale Giulio Cesare: da lΓ¬ usciranno per essere avviati al lavoro coatto al fronte, con l'organizzazione Todt, o in Germania.
Fuori dalla caserma si raduna sin da subito un gran numero di donne, in prevalenza mogli, figlie e parenti dei deportati, ma non mancano componenti dei Gruppi di Difesa della Donna e appartenenti alle fila della Resistenza a solidarizzare con le manifestanti e a sostenere la loro protesta. La mattina del 3 marzo 1944 tra di loro c'Γ¨ anche Teresa, assieme al figlio quattordicenne Umberto, mentre tra la folla si trovano le gappiste Carla Capponi, Marisa Musu e Lucia Ottobrini.
Le donne sono assiepate all'ingresso della caserma, mentre sotto il muro staziona un cordone di soldati delle SS e di militi fascisti. Tutto si svolge in pochi istanti: Teresa riesce a farsi largo tra i soldati che ogni volta respingono violentemente la folla e cerca di lanciare un piccolo fagotto, contenente forse indumenti o un po' di cibo, verso la grata alla quale ha visto sporgersi il viso del marito, ma il piccolo pacchetto rimbalza contro il muro. Mentre tenta di raccoglierlo, arriva alle sue spalle un giovane sottufficiale delle SS, che estrae la pistola e le spara a bruciapelo un colpo a distanza ravvicinata. Teresa muore sul colpo, sotto gli occhi del figlio e del marito.
Carla Capponi, che ha assistito a tutta la scena, cerca di intervenire, ma è fermata da uno dei militi che la portano all'interno della caserma: riesce fortunatamente a liberarsi della pistola che aveva in mano grazie alla prontezza di Marisa Musu, che le mette in tasca una falsa tessera del gruppo fascista "Onore e Combattimento". Viene così prontamente rilasciata. Le partigiane Laura Lombardo Radice, Adele Maria Jemolo e Marcella Lapiccirella adagiano il corpo di Teresa sul marciapiede, invitando le altre donne a deporre fiori: si dà vita così ad un'altra, più silenziosa protesta contro i soprusi dell'occupazione nazista, di cui Teresa era rimasta vittima.
Nel pomeriggio si mescolano alla folla sempre piΓΉ numerosa una ventina di gappisti, comandati da Mario Fiorentini, Franco Calamandrei, Mario Carrani e Alfredo Orecchio, decisi a compiere un'azione per liberare i prigionieri. Dileguatesi le SS, sono rimasti a presidio della caserma alcuni militi della Guardia Nazionale Repubblicana. L'irruenza di un ufficiale, che respinge con violenza un'altra donna che aveva tentato di avvicinarsi alla finestra, provoca la reazione di Guglielmo Blasi, che lo uccide all'istante. I GAP ingaggiano quindi con i repubblichini un vero e proprio conflitto a fuoco, che si conclude con lo sganciamento dei partigiani e il ferimento di altri due militi: l'azione prevista Γ¨ annullata.
Alla figura di Teresa Gullace si ispirΓ² il regista Roberto Rossellini per la figura di Pina, magistralmente interpretata da Anna Magnani, nel film "Roma cittΓ  aperta", uscito appena un anno dopo.


Vedi anche: 

28 febbraio 2026

28 febbraio 1978: l'assassinio di Roberto Scialabba da parte dei NAR

 


La sera del 28 febbraio 1978, verso le undici, un commando composto da otto terroristi dei NAR - Valerio e Cristiano Fioravanti, Alessandro Alibrandi, Franco Anselmi e altri quattro - fa la sua comparsa in Piazza Don Bosco, nel quartiere popolare di CinecittΓ : Γ¨ in cerca di militanti della sinistra e dell'autonomia da assassinare per vendicare i morti di Acca Larentia. Dopo essersi invano diretti a Via Calpurnio Fiamma, dove si trovava uno stabile occupato dal quale si credeva provenissero i responsabili del fatto, i neofascisti vedono Roberto assieme al fratello Nicola e ad un altro amico conversare su una panchina, nei giardinetti della piazza. Il loro abbigliamento e il luogo frequentato non lasciano dubbi: sono dei "rossi" e in quanto tali vanno puniti.
I fratelli Fioravanti scendono dalle loro macchine assieme ad Anselmi, raggiungono i tre e aprono il fuoco: Roberto Γ¨ colpito da un proiettile che non lo uccide, ma Γ¨ raggiunto da Valerio Fioravanti che lo finisce sparandogli alla nuca.
Poche ore dopo, con una telefonata alla sede de "Il Messaggero", l'omicidio Γ¨ rivendicato dai NAR, che si identificano con la sigla "GioventΓΉ Nazional Popolare"; ciononostante, le indagini si concentreranno su alcuni lievi precedenti penali di Roberto e il suo omicidio verrΓ  descritto dalla stampa come l'esito di un regolamento di conti interno a piccole bande di spacciatori del quartiere. Solo la confessione resa da Cristiano Fioravanti nel 1982 assieme alla meticolosa ricostruzione della dinamica dell'omicidio porrΓ  fine alla campagna di disinformazione condotta da certa stampa e restituirΓ  giustizia a Roberto, vigliaccamente assassinato perchΓ© comunista e antifascista.

Felice Chilanti - partigiano di Bandiera Rossa, giornalista e scrittore, moriva il 26 febbraio del 1982

 



Nato a Ceneselli (Rovigo) nel 1914, deceduto a Roma nel 1982, giornalista e scrittore.
Aveva collaborato, su posizioni per nulla ortodosse, con la stampa giovanile fascista. Vincitore nel 1935 dei Littoriali, era poi passato all’antifascismo militante; per questo il Tribunale speciale lo aveva condannato a 5 anni di confino. Dopo la riunione del Gran Consiglio e la caduta di Mussolini, si era ideologicamente orientato verso il comunismo. Diventato nel 1943 inviato speciale del giornale Il Popolo di Roma, con l’occupazione tedesca della Capitale, Felice Chilanti (che per la diffidenza nutrita nei suoi confronti da alcuni intellettuali comunisti romani non riesce ad entrare nell’organizzazione clandestina del PCI), aderisce al Movimento “Bandiera Rossa” e ne diventa uno dei dirigenti. Col nome di battaglia di “Marino” combatte contro i nazifascisti, con al fianco la moglie Viviana (nome di copertura “Marisa”), con i gruppi armati di Primavalle, Torpignattara e Quarticciolo. Prende parte a numerose azioni, anche con Giuseppe Albano (“Il Gobbo”), che sarebbe morto nell’immediato dopoguerra in uno scontro con i carabinieri. Terminato il conflitto Chilanti, riprende il suo lavoro di giornalista a L’UnitΓ  di Roma. Per l’organo del PCI, di cui diviene vicedirettore, conduce coraggiose inchieste giornalistiche che, nel 1960, gli valgono “Il Premiolino”. Autore di un ventina di libri (molti a soggetto biografico ed autobiografico) e di un documentario cinematografco sul quartiere romano di San Lorenzo, ha pubblicato nel 1952 per la “Lavoro Editrice” La vita di Giuseppe Di Vittorio. Negli ultimi suoi anni, Felice Chilanti aveva aderito ad “Avanguardia Operaia”.
Vedi anche:
 
Il ritratto dipinto di Felice Chilanti Γ¨ di Giulio Turcato

23 febbraio 2026

PerchΓ© votiamo NO al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo




PerchΓ© votiamo NO al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo!
ne parliamo con
Giuseppe Salmè, - Comitato 15 per il NO
Maria Rosaria Guglielmi -  magistrato 
Antonello Ciervo - avvocato 
Modera
Marco Noccioli - presidenza ANPI Roma 
Mercoledì 25 febbraio, ore 17:30
sul canale youtube dell'ANPI provinciale di Roma:
https://youtube.com/live/yGGY567tl9Y



22 febbraio 2026

22 febbraio 1980: l'assassinio di Valerio Verbano



È da poco passata l'una e mezza del pomeriggio quando il giovane Valerio Verbano, diciannovenne studente del Liceo Archimede di Montesacro, rincasa al termine delle lezioni nell'appartamento di Via Monte Bianco, 114 dove vive con la mamma Carla e il papà Sardo. Non sa che dietro la porta lo attende un commando armato composto da tre fascisti, introdottisi in casa con una scusa circa un'ora prima, che hanno già immobilizzato i suoi genitori. Appena entrato Valerio riesce a disarmare uno dei tre aggressori, ma viene colpito alle spalle mentre cerca di fuggire da una finestra dell'appartamento e muore poco prima dell'arrivo dei soccorsi.

Valerio non era un semplice ragazzo di diciannove anni, ma uno studente impegnato nel collettivo della propria scuola e nel movimento di Autonomia Operaia, fieramente antifascista: proprio per questo, da anni stava raccogliendo assieme ad alcuni compagni fotografie, articoli di giornale e schede personali all'interno di un proprio dossier personale sull'eversione nera nel triangolo compreso tra i quartieri Trieste/Salario, Montesacro e Talenti. Il materiale, sequestrato dalla polizia nel corso di una perquisizione in casa Verbano, non verrà mai più ritrovato, così come il memorandum consegnato da Sardo ai giudici inquirenti contenenti le ricostruzioni di alcuni possibili piste da seguire nelle indagini sull'omicidio.

Nonostante una rivendicazione dell'omicidio da parte dei NAR fosse giunta la sera stessa dell'omicidio e altre si fossero susseguite nei mesi successivi, le indagini non riusciranno mai ad individuare i responsabili dell'assassinio di Valerio, mentre le vicende giudiziarie vedranno nel corso degli anni la sparizione nei meandri dei depositi giudiziari della maggior parte del materiale in grado di fornire informazioni sull'identitΓ  degli assassini. Sardo e Carla continueranno per tutta la loro vita a chiedere che sia fatta luce sull'omicidio del figlio, ucciso sotto i loro occhi, sostenuti dalle compagne e dai compagni del movimento antifascista romano.

La lotta e la passione antifasciste di Valerio sono vive oggi piΓΉ che mai e continuano a rappresentare per noi fonte d'esempio nelle nostre battaglie per la democrazia, la pace e la giustizia sociale.

Dall'Europa delle armi all'Europa dei diritti. La democrazia necessaria al tempo della crisi" - 21 febbraio 2026



Dall'Europa delle armi all'Europa dei diritti. La democrazia necessaria al tempo della crisi

21 febbraio 2026 un ore 10.00 Aula Consiliare Palazzo Valentini

Introduce
Marina Pierlorenzi Presidente ANPI provinciale Roma
porterΓ  un saluto l'assessore alla Cultura del Comune di Roma Massimiliano Smeriglio
Intervengono
Davide Conti - storico
Giulio Marcon - scrittore e saggista  
Luigi Ferrajoli - professore emerito di Filosofia del diritto
Natale Di Cola - segretario generale CGIL Roma e Lazio
Albino Amodio - componente Comitato nazionale ANPI
Fabrizio Truini - PaxChristi
Anna Falcone - giurista
Conclude
Fabrizio De Sanctis segreteria nazionale ANPI
Modera 
Simona Maggiorelli direttore settimanale Left
 
L'incontro Γ¨ stato trasmesso in diretta sul canale Youtube dell'ANPI provinciale di Roma
https://www.youtube.com/c/ANPIProvincialediRoma





















19 febbraio 2026

19 febbraio 2026 - ricordiamo il Giorno delle e dei Martiri del massacro del 19 febbraio 1937: l'eccidio di Addis Abeba (Yekatit 12)




Il 19 febbraio 1937, giorno corrispondente al 12 del mese di Yekatit secondo il calendario etiope, Abraham Deboch e Mogus Asghedom, appartenenti al movimento etiope di resistenza all'occupazione coloniale dell'Italia fascista, compirono un attentato lanciando delle bombe a mano nel Piccolo GhebΓ¬ del Palazzo Guenete Leul di Addis Abeba, residenza del vicerΓ© d'Etiopia Rodolfo Graziani, ove era in corso una cerimonia pubblica cui presenziano importanti autoritΓ  italiane, tra cui lo stesso Graziani, principale obiettivo dell'attentato, numerosi dignitari etiopi fedeli agli occupanti e una vastissima folla di poveri della capitale. 

    L'esplosione delle bombe causΓ² sette vittime, ma riuscΓ¬ soltanto a ferire lievemente Graziani, i generali Aurelio Liotta e Italo Gariboldi, il vice-governatore  Armando Petretti, il governatore della capitale Alfredo Siniscalchi e alcune decine di persone. Graziani venne prontamente trasportato in ospedale, mentre soldati e carabinieri, con l'ausilio di militi delle truppe coloniali, chiusero gli accessi del recinto e aprirono il fuoco sulla folla, massacrando decine di persone. CiΓ² non fu che il preludio ad una vera e propria "caccia al moro", come fu successivamente definita da Antonio Dordoni, testimone del massacro: centinaia di civili italiani, organizzati in squadre armate di spranghe e manganelli su precisa disposizione del federale Guido Cortese, compirono violentissime incursioni nei quartieri piΓΉ poveri di Addis Abeba, unendosi ai militari, impiccando, bruciando vivi, massacrando di botte e fucilando chiunque incontrassero.

    La ritorsione fu particolarmente feroce negli agglomerati di tucul lungo i torrenti GhenfilΓ¨ e Ghilifalign, che attraversano Addis Abeba da nord a sud. La ritorsione fu particolarmente feroce negli agglomerati di tucul lungo i torrenti GhenfilΓ¨ e Ghilifalign, che attraversano Addis Abeba da nord a sud. «Per ogni abissino in vista – scrive lo storico del colonialismo italiano Angelo Del Boca – non ci fu scampo in quei terribili tre giorni ad Addis Abeba, cittΓ  di africani dove per un pezzo non si vide piΓΉ un africano». I corpi dei civili massacrati vennero gettati in fosse comuni: secondo le stime piΓΉ recenti, le vittime della selvaggia mattanza italiana furono circa 19.000.

    L'eccidio di Yekatit 12, uno dei piΓΉ efferati crimini mai compiuti nella storia coloniale dell'Italia, Γ¨ a malapena conosciuto nel nostro paese, ove simili atrocitΓ  sono rimaste sostanzialmente impunite, mentre Γ¨ commemorato ogni anno ad Addis Abeba con una cerimonia presso il monumento che lo ricorda.

18 febbraio 2026

18 febbraio 1963: muore Beppe Fenoglio

Il 18 febbraio 1963 Beppe Fenoglio, scrittore e partigiano, si spegneva a Torino a seguito di un cancro ai bronchi.

Nato ad Alba il 1° marzo 1922, conclusi gli studi liceali si iscrive alla FacoltΓ  di lettere dell'UniversitΓ  di Torino; interrompe gli studi nel 1943 e frequenta il corso per ufficiali, prima a Ceva, poi a Roma.

L’8 settembre l’esercito si dissolve e Fenoglio rientra in famiglia. Sceglie la guerriglia partigiana sulle Langhe, come giΓ  avevano fatto i suoi professori di Liceo, Cocito e Chiodi.
Dapprima sale “a Murazzano presso quegli stessi parenti che solevano ospitarlo da ragazzo per le vacanze estive”, poi entra in una brigata d’ispirazione comunista, che opera tra Murazzano e Mombarcaro nell’alta Langa. Questa formazione partigiana, dopo l’assalto ai depositi militari di CarrΓΉ (3 marzo 1944), subisce una pesante sconfitta dai nazifascisti.
Per sfuggire ai rastrellamenti, Fenoglio ritorna ad Alba presso i suoi genitori. A settembre riprende la strada delle colline con le formazioni autonome: “gli azzurri” badogliani, presso il presidio di Mango.
Il 10 ottobre 1944 Γ¨ con le forze che liberano Alba, che viene difesa fino al 2 novembre (i ventitrΓ© giorni della cittΓ  di Alba).
Trascorre il difficile e lungo inverno in un isolamento terribile, presso la Cascina della Langa. Nell’ultimo periodo della sua attivitΓ  partigiana (marzo – maggio 1945), Γ¨ ufficiale di collegamento presso la missione inglese, che opera nel Monferrato, nel Vercellese ed in Lomellina. Dopo la Liberazione ritorna alla vita civile, ma l’esperienza partigiana Γ¨ fondamentale nella sua vita ed ispira molti dei suoi romanzi e racconti, tra cui "Giovinezza", "Una questione privata" e "Il partigiano Johnny", uscito postumo nel 1968.

«π‘†π‘’π‘šπ‘π‘Ÿπ‘’ 𝑠𝑒𝑙𝑙𝑒 π‘™π‘Žπ‘π‘–π‘‘π‘–, π‘Ž π‘šπ‘’ π‘π‘Žπ‘ π‘‘π‘’π‘Ÿπ‘Ž̀ 𝑖𝑙 π‘šπ‘–π‘œ π‘›π‘œπ‘šπ‘’, 𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑒 π‘‘π‘Žπ‘‘π‘’ π‘β„Žπ‘’ π‘ π‘œπ‘™π‘’ π‘π‘œπ‘›π‘‘π‘Žπ‘›π‘œ, 𝑒 π‘™π‘Ž π‘žπ‘’π‘Žπ‘™π‘–π‘“π‘–π‘π‘Ž 𝑑𝑖 π‘ π‘π‘Ÿπ‘–π‘‘π‘‘π‘œπ‘Ÿπ‘’ 𝑒 π‘π‘Žπ‘Ÿπ‘‘π‘–π‘”π‘–π‘Žπ‘›π‘œ.»

(Dal "Diario", appunto dell'estate 1954)

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