02 maggio 2026

25 aprile: comunicato della sezione ANPI RAI. Una riflessione sul ruolo dell'informazione contro ogni deformazione della realtà

Roma, 02 maggio 2026

Il 25 aprile tra memoria, conflitto e racconto:

una riflessione a sostegno dell’ANPI



La relazione del Presidente nazionale dell’ANPI, Gianfranco Pagliarulo, presentata al Comitato Nazionale del 28 aprile, restituisce un quadro denso e complesso del significato del 25 aprile 2026. Non si tratta di una semplice ricostruzione dei fatti, ma di una lettura politica e culturale che colloca la festa della Liberazione dentro un tempo attraversato da guerre, tensioni internazionali e trasformazioni profonde degli equilibri democratici

È dentro questo scenario che il 25 aprile di quest’anno ha mostrato, con forza, un elemento che merita di essere riconosciuto senza ambiguità: una straordinaria partecipazione popolare, diffusa in tutto il Paese, capace di riportare al centro i valori dell’antifascismo, della Costituzione e della convivenza democratica. Una risposta larga, consapevole, che dimostra come la memoria della Liberazione non sia affatto un rito svuotato, ma continui a rappresentare un terreno vivo di impegno civile.

Eppure, questa evidenza è stata in larga parte oscurata. Il racconto pubblico si è concentrato quasi esclusivamente sulle polemiche, sugli scontri, sulle tensioni, producendo una rappresentazione parziale e deformata. È qui che emerge una responsabilità che, come Sezione ANPI RAI Roma, sentiamo direttamente nostra. Quando l’informazione privilegia il conflitto rispetto alla comprensione dei fenomeni, quando riduce eventi complessi a dinamiche contrapposte e semplificate, non solo tradisce la realtà dei fatti, ma contribuisce a indebolire lo spazio democratico.

Le vicende di Milano si collocano esattamente dentro questa dinamica. Non possono essere banalizzate, né ridotte a una semplice incomprensione. In una giornata che nasce per ricordare la Liberazione dal nazifascismo e per riaffermare valori condivisi, la presenza nel corteo di bandiere e simboli riconducibili all’attuale governo di Benjamin Netanyahu ha rappresentato una forzatura evidente rispetto al senso storico della manifestazione. In un contesto internazionale segnato da conflitti drammatici e da operazioni militari oggetto di forti critiche sul piano umanitario, l’introduzione di quei simboli ha inevitabilmente spostato il baricentro della giornata, alimentando tensioni e divisioni.

Affermare questo non significa negare il diritto di espressione, né tantomeno mettere in discussione identità, appartenenze o comunità. Significa, al contrario, difendere il carattere unitario del 25 aprile, preservarne il significato profondo, evitare che venga piegato a logiche di contrapposizione legate ai conflitti contemporanei. La distinzione tra le responsabilità dei governi e il rispetto dei popoli e delle comunità è, e deve restare, un principio irrinunciabile.

Ciò che colpisce, tuttavia, è il modo in cui queste vicende sono state raccontate. La relazione mette in evidenza una distanza significativa tra i fatti e la loro rappresentazione pubblica, una trasformazione che ha finito per oscurare il dato principale – la partecipazione popolare – e per alimentare una narrazione polarizzata, spesso lontana dalla realtà 􀀀. In questo processo si inserisce anche un tentativo, più o meno esplicito, di delegittimazione dell’ANPI, della sua funzione e del suo ruolo nella società

Per chi opera nel sistema dei media, e in particolare nel servizio pubblico, questa non è una questione secondaria. Il pluralismo non può ridursi a una sommatoria di contrapposizioni, né l’informazione può trasformarsi in un dispositivo che amplifica il conflitto a scapito della verità. Raccontare il 25 aprile significa assumersi la responsabilità di raccontare la democrazia, con rigore, equilibrio e profondità.

A rendere ancora più grave il quadro è il segnale rappresentato da episodi di violenza che hanno colpito iscritti all’ANPI, come nel caso dell’aggressione avvenuta a Roma 􀀀. Non si tratta di fatti isolati da archiviare rapidamente, ma di segnali che interrogano il clima democratico del Paese e che richiedono attenzione, vigilanza e una chiara assunzione di responsabilità collettiva.

Alla luce di tutto questo, la Sezione ANPI RAI Roma esprime un convinto e pieno sostegno alla Presidenza nazionale dell’ANPI e alle articolazioni territoriali, a partire da quelle che si sono trovate a gestire situazioni particolarmente complesse. Difendere l’ANPI significa difendere un presidio fondamentale della democrazia italiana, un luogo di memoria attiva e di impegno civile.

Ma significa anche, per chi lavora nell’informazione, interrogarsi sul proprio ruolo. Perché il modo in cui raccontiamo il presente contribuisce a determinare la qualità della nostra democrazia.

Difendere il 25 aprile oggi vuol dire difendere uno spazio pubblico condiviso, sottrarlo alle distorsioni, restituirgli il suo significato più autentico. Vuol dire riaffermare, con chiarezza, che la memoria della Liberazione non può essere ridotta a terreno di scontro, ma deve continuare a essere un punto di riferimento comune.

Per questo, sentiamo di poter dire, con convinzione:

giù le mani dal 25 aprile, giù le mani dall’ANPI.

E, insieme, una richiesta altrettanto netta:

più verità, più responsabilità, più servizio pubblico.

2 maggio 2014: la strage di Odessa

Il 2 maggio del 2014, elementi neonazisti ucraini appiccarono il fuoco alla Casa dei Sindacati di Odessa, dove si erano rifugiati diverse decine di manifestanti filorussi a seguito degli scontri avuti in precedenza con i sostenitori della rivoluzione di Maidan. Le cifre ufficiali parlano di almeno quarantadue vittime arse vive e massacrate a colpi di spranghe, bastoni e coltelli, anche se il bilancio potrebbe essere stato assai maggiore.

25 aprile 2026: relazione del presidente dell’ANPI, Gianfranco Pagliarulo, al Comitato Nazionale, riunitosi il 28 Aprile 2026

Dopo i gravi fatti di Milano e Roma lo scorso 25 Aprile, l’attacco all’Anpi, le accuse di antisemitismo e il momento politico in generale, riportiamo di seguito la relazione fatta dal Presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, al comitato nazionale, riunitosi il 28 Aprile 2026.


25 aprile a Roma

25 aprile a Milano

25 aprile a Genova

25 aprile a Bologna


Vi prego di inquadrare il giudizio sull’esito di questo 25 aprile in un doppio scenario.

Il primo è quello dei conflitti in corso, e cioè il quarto anno dell’invasione russa dell’Ucraina e dei bombardamenti, un conflitto di cui non si vede la fine, il conflitto in corso causato dall’attacco di Israele e degli Stati Uniti all’Iran con la nota conseguenza del blocco dello stretto di Hormuz, la attuale situazione di stallo che può concludersi con un qualche trattato di pace o con una ripresa dei bombardamenti, con tutti i rischi di espansione del conflitto, e infine la parziale invasione del Libano da parte di Israele rispetto a cui Netanyau ha affermato che devono finire il lavoro. Sullo sfondo – è bene non dimenticarlo mai – rimane il mostruoso massacro di Gaza che ha segnato un punto di non ritorno e ha determinato indignazione e repulsione in tutto il mondo. Un punto di ritorno che vale per tutti. Anche per noi.

Il secondo è quello interno, della vittoria al referendum costituzionale, di cui abbiamo già a lungo parlato, e che ha determinato e sta ancora determinando un terremoto nelle forze di governo. Uno degli elementi di tale terremoto è lo spostamento di Fratelli d’Italia e della Lega, tallonati da Vannacci, su posizioni ancor più radicali, elo scostamento sempre più marcato di Forza Italia da tali posizioni, al punto che una sua delegazione, sia pur nello spezzone della Brigata ebraica, ha partecipato alla manifestazione del 25 aprile.

Per essere franchi però vorrei aggiungere che non va dimenticato il ruolo di quelle forze e personalità non delle destre estreme che hanno sostenuto il Sì al referendum e che, a quanto mi sembra, stanno cercando un posizionamento politico.

Il 25 aprile di quest’anno è stato caratterizzato da una mobilitazione di popolo di dimensioni difficilmente calcolabili, da Milano a Roma a Torino a Bologna ad Ancona, nel Mezzogiorno, uno straordinario successo in tutto il Paese a conferma di una crescente onda positiva che ha tre caratteristiche essenziali: il ritorno della partecipazione popolare, la difesa dei valori costituzionali e quindi dell’antifascismo, il riconoscimento del ruolo essenziale dell’ANPI in questo scenario, riconoscimento, fra l’altro, di fatto già registrato per lo straordinario impegno di tutta l’associazione in occasione del referendum.

In questo scenario, la notizia sui media non è stata quella dello risultato del 25 aprile, che è stato oscurato, ma delle polemiche, a partire dalla vicenda di Milano.

Per di più il 25 aprile è stato caratterizzato in diverse località da una attività, per così dire, squadristica molecolare, con scritte, manifesti e altre provocazioni da parte di formazioni neofasciste. Ho notizie da Roma, Torino, Novalesa di Torino, Portici, Calìtri presso Avellino, Villa Bagno a Reggio Emilia, Predappio, Acireale, oltreDongo e Giulino di Mezzegra, Verona. Fra poco è prevista un’iniziativa di Forza Nuova presso Brescia.

Ma la vicenda più drammatica è l’attacco a colpi di pistola ad aria compressa nei confronti di due iscritti all’ANPI di Roma che indossavano il fazzoletto dell’associazione. Si tratta di qualcosa di inedito e di gravemente allarmante che potrebbe rimanere isolato ma potrebbe anche rappresentare un punto di non ritorno, un salto di qualità nell’offensiva squadristica. Va da sé la denuncia dell’enormità dell’episodio, la solidarietà ai nostri due compagni e, se richiesta, la nostra assistenza legale. È bene però, ove episodi di violenza anche meno gravi di questo dovessero reiterarsi, mettere in cantiere prossimamente, anche una specifica attenzione alla

questione della vigilanza e della sicurezza.

Ma sui media la notizia che ha campeggiato e che ancora campeggia sui giornali è sostanzialmente lo scontro fra il capo della comunità ebraica di Milano e i Presidenti,

nazionale e milanese, dell’ANPI in merito a una vicenda dai contorni surreali che è stata obiettivamente una gigantesca provocazione che ha messo in secondo piano la vera notizia e cioè il grande 25 aprile.

Va segnalato che, in questa situazione, la Meloni ha condannato il presunto attacco alla Brigata ebraica a Milano e altri episodi, fra cui gli incidenti a Roma fra Potere alPopolo e un gruppo con le bandiere ucraine, ma non ha detto una parola sulla gravissima vicenda della sparatoria di Roma. Di fatto, gli obiettivi della provocazione di Milano sono stati questi: oscurare il 25

aprile di popolo, tentare di delegittimare l’ANPI, dividere il Comitato Unitario Antifascista di Milano.

Nel corso delle riunioni preparatorie del 25 aprile da parte del Comitato Antifascista di Milano si era concordata la seguente linea: il 25 aprile doveva essere caratterizzato dai temi propri dell’anniversario cioè la liberazione dal nazifascismo e dalle questioni della pace nel mondo. La preoccupazione maggiore riguardava il rapporto con la comunità palestinese il cui intervento dal palco del 25 aprile, pur richiesto, era stato negato dal Comitato. Anche al fine di disinnescare le possibili tensioni con l’eterogenea comunità palestinese l’ANPI aveva promosso, per il pomeriggio del 24, un’iniziativa sulla questione palestinese presso la Casa della memoria. L’iniziativa era stata condivisa dalla comunità palestinese e, pur essendo stata organizzata in fretta, si è svolta con una grande partecipazione italiani e palestinesi, e con un esito molto positivo. È da

sottolineare che tale incontro pubblico è stato il primo dopo tantissimi anni caratterizzati dalla totale mancanza di rapporti con tale comunità e assieme da un altrettanto totale rapporto con la comunità ebraica.

Sia per limitare le tensioni con la comunità palestinese, sia per rispettare l’impegno di una valorizzazione del tema della pace, il Presidente Anpi di Milano Primo Minelli aveva concordato con il responsabile della Brigata ebraica l’assenza di bandiere di Israele. Tale accordo, che altri hanno detto non essere mai stato stipulato, è stato confermato ieri dal responsabile della Brigata ebraica, Davide Romano, con queste parole: “Avevo fatto appello ai miei di portare solo bandiere iraniane, d’accordo con Minelli. Non è colpa mia se i seguaci dello scià hanno portato quelle USA e di Israele”.

Perché non portare la bandiera d’Israele? Perché Israele è in guerra ininterrotta da tre anni ed è il Paese aggressore sia verso i palestinesi di Gaza, sia con l’accelerazione violenta e omicida della Cisgiordania, sia, con gli Stati Uniti, dell’Iran.

Era quindi sensato portare le bandiere della Brigata ebraica e le bandiere dell’Ucraina, Paese aggredito. Invece, nello spezzone della Brigata ebraica erano sì presenti bandiere iraniane, ma non quelle attuali della Repubblica islamica, bensì quelle dello scià, caratterizzate dall’immagine di un leone rampante su un tricolore, bandiere d’Israele, bandiere degli Stati Uniti, cartelli col volto di Trump e la scritta: “Grazie, mister Presidente Donald Trump”, cartelli con la figura del figlio dello scià o dello scià avvolto nella sua bandiera con la scritta “Viva lo scià!”, bandiere degli Stati

Uniti e dello scià sulla stessa asta. Il messaggio era chiaro: con quelle bandiere si appoggiava l’aggressione di Israele e degli Stati Uniti verso l’Iran. La vera vergogna della manifestazione di Milano è stata la presenza di quelle bandiere. In questa parte di corteo, va detto tutto, c’erano anche le persone di sinistra per Israele e un gruppo di giovani di Forza Italia.

Questa parte di corteo, scortata dalla polizia, è confluita nel corteo, poco dopo la partenza, da una via laterale. Al nervosismo causato da quelle bandiere e da quei cartelli si è aggiunto a un certo punto una sempre più diffusa indignazione quando il corteo della Brigata ebraica si è fermato e non si è più mosso per un’ora e quaranta, impedendo il deflusso della stragrande maggioranza dei manifestanti e posizionandosi, fra l’altro, nella sequenza delle organizzazioni partecipanti, fra le prime posizioni, violando gli accordi assunti col sindaco e credo col questore, che hanno svolto entrambi un ruolo equilibrato e positivo in tutta questa vicenda.


Questo ha costretto i presenti dello spezzone dell’ANPI a superare in fila indiana lo sbarramento della Brigata ebraica per portarsi, come d’accordo, sulle posizioni di testa del corteo. Abbiamo letto sui giornali dichiarazioni da parte di persone che hanno partecipato allo spezzone della comunità ebraica: “I CARC ci hanno bloccato”, e poi “La polizia ci ha bloccato”, e poi “L’ANPI ci ha bloccato”. Si mettessero d’accordo. I fatti dicono che queste persone hanno bloccato l’intero corteo. Cosa confermata dalle parole di un uomo particolarmente esagitata fra i tanti presenti in questo spezzone: Eyal Mizrahi, presidente della Federazione Amici di Israele, lo stesso signore che, ricorderete, disse a Enzo Iacchetti: “Definisci bambino”; costui e nella stessa circostanza aizzava col megafono i presenti nello spezzone e insultava gli altri e, come si ascolta chiaramente nelle registrazioni video, diceva più volte durante il blocco del corteo, “noi di qua non ci muoviamo”.

Nelle posizioni di testa c’era anche il laboratorio ebraico antifascista a lungo applaudito e sostenuto con due striscioni: “Ebrei ed ebree contro il fascismo in ogni tempo e luogo”, “Cessate il fuoco: voce e idee per la pace”.

Nell’antologia di falsi del Presidente della comunità ebraica Meghnagi segnalo questo: “L’ANPI ha organizzato tutto questo perché fin dall’inizio aveva detto no agli ebrei”, e poi ancora: “Le bandiere israeliane c’erano, nessuno aveva detto di non portarle”, e rivolto a me e a Primo Minelli: “fomentate l’antisemitismo”. Da ciò la nostra reazione: “Farneticanti dichiarazioni; ci rivediamo in tribunale” e la ulteriore reazione di Meghnagi che ha dichiarato di denunciare per antisemitismo Minelli e Pagliarulo aggiungendo che, parole sue: “Minelli da anni incita all’antisemitismo” e

ancora che “Pagliarulo mente perché dice che abbiamo cambiato posto nel corteo” laddove c’è tanto di documento ufficiale del Comitato Antifascista di Milano che prescrive la successione dei posti nel corteo non rispettata dalla Brigata ebraica.


Come vedete, un polverone generalizzato teso, come ho detto e ribadisco con forza, a oscurare il 25 aprile di popolo, tentare di delegittimare l’ANPI, dividere il ComitatoUnitario Antifascista di Milano.

A seguito di questa vicenda ci sono state reazioni di varia natura: una dichiarazione di Gad Lerner a sostegno della Presidenza ANPI, un’altra di Edith Bruck che critica la presenza delle bandiere alla manifestazione, un’altra ancora di Renata Sarfati: «Sono accuse vergognose quelle all’Anpi », e altre ancora di qualche esponente politico come Arturo Scotto.

Ma assieme e di segno opposto altre dichiarazioni: Arturo Parisi: “Da quando il Presidente ANPI decide quali bandiere devono sfilare?”; Fabrizio Cicchitto: “Togliamo all’ANPI il controllo del 25 aprile”; Pina Picierno: “Le responsabilità dell’ANPI non possono essere eluse”; un lungo documento della FIAP e varie dichiarazioni di Aniasi più o meno sulla stessa lunghezza d’onda; Elisabetta Gualmini, europarlamentare uscita dal PD e approdata ad Azione, ha affermato: “Pagliarulo dice che non devono esserci le bandiere ucraine perché non ci sono quelle russe mettendo sullo stesso piano aggrediti e aggressori”, un falso clamoroso che farebbe ridere se non fosse inquietante. Polemiche anche da parte di Fiano e Belli Paci, di Sinistra per Israele. Emanuele Fiano ha fra l’altro denunciato qualcuno che ha affermato che avrebbe loro gridato: “Siete saponette mancate”. Ho letto che Violante ha definito questo qualcuno un cretino. Io credo che sia molto peggio. Per questo, semi consentite, a nome del Comitato Nazionale, rivolgo a Fiano la piena e ovvia solidarietà dell’ANPI. Ma non si può ridurre la presenza di 100mila persone a questa dichiarazione di sapore nazista. Né francamente mi spiego la presenza sua e di Belli Paci in uno spezzone di corteo con le bandiere dello scià.

Sulle accuse di antisemitismo a noi rivolte francamente non vorrei spendere neppure una parola, se non per dire, essendo disgustosamente false, che mettono in discussione l’onore e la dignità dell’ANPI. È interessante notare che sono state dichiarate da quel Meghnagi che così è stato definito da Stefano Levi della Torre, uno dei promotori del laboratorio ebraico antifascista: “È molto amico di Fratelli d’Italia, dei fratelli La Russa, dice di essere amico anche di Giorgia Meloni”. Le sue parole, se ce ne fosse bisogno, ci illuminano sulla operazione politica che c’è dietro i

comportamenti del presidente della comunità ebraica di Milano.

Stefano Levi della Torre ha aggiunto: “Non abbiamo sentito nessun sintomo di antisemitismo, abbiamo sentito solo consenso, quasi liberatorio”.

Ancora un pensiero: i fatti hanno dimostrato in questa circostanza che il rischio di un 25 aprile pacifico e ordinato a Milano non è venuto dalla comunità palestinese e dai suoi giovani, come qualcuno paventava, ma è viceversa venuto dal signor Meghnagi, uomo in stretti rapporti con la destra estrema e dallo stesso responsabile della Brigata ebraica, Davide Romano, che è direttore del Museo della Shoah.

Non dobbiamo certo fare di tutte le erbe un fascio, cioè considerare l’intera comunità sulle posizioni di Meghnagi, ma non possiamo neppure sottovalutare che tutta la narrazione delle vicende avvenute a Milano non corrisponde ai fatti, e che in questa narrazione sono coinvolte personalità che non sono riconducibili politicamente a Meghnagi.

In particolare mi riferisco alle posizioni della FIAP che sono di scontro frontale con l’ANPI.. Ben diversa è la posizione della FIVL nella persona del presidente Roberto Tagliani, in cui – leggo – si condanna senza alcuna ambiguità ogni forma di violenza, cosa ovviamente del tutto condivisibile. Ciò che occorre sventare è qualsiasi tentativo di spaccare il Comitato Unitario Antifascista di Milano. Occorrerà certo provare a mediare, come si ripromette l’ANPI di Milano, attraverso una riunione del Comitato antifascista che è stata immediatamente convocata.

Dico francamente una preoccupazione: tutta questa narrazione è stata costruita dall’estrema destra politica, ma vedo che al carro di tale narrazione si sta muovendo un piccolo ed eterogeneo fronte di forze alle volte ambiguo sul piano politico, e non vorrei che nelle dinamiche dell’unità antifascista entrassero elementi di lotta politica ed elettorale che con tali dinamiche non hanno nulla a che fare.

Ultima questione: come affrontiamo la situazione che si è creata a Milano e che è diventata la notizia nazionale? Qui interrogo davvero il Comitato Nazionale.

Dopo le vicende di Milano abbiamo avuto piena solidarietà e sostegno da parte di coloro che erano presenti alla manifestazione o che comunque erano a conoscenza dell’effettivo svolgimento dei fatti. Ma in tutta Italia tale conoscenza non c’è. Quindi la prima cosa da fare è informare quanto meno le nostre strutture territoriali sia attraverso questa relazione sia attraverso un comunicato conclusivo del Comitato Nazionale di cui discuteremo dopo. Tale comunicato, che per forza di cose è molto più sommario di questa relazione e che vi è stato inviato poco fa per mail, rappresenterà anche all’esterno la posizione dell’ANPI. Penso che tutto ciò sia necessario non solo per ristabilire la verità dei fatti ma anche per difendere l’onore e la dignità dell’ANPI che sono stati violentemente offesi. Occorre poi valutare se è opportuno o meno promuovere una conferenza stampa, stando sull’onda positiva di cui ho parlato all’inizio. Una conferenza stampa in cui riproporre al centro il grande successo del 25 aprile, l’enormità della sparatoria a Roma, il racconto dei fatti di Milano con l’eventuale visione delle foto dei cartelli e delle bandiere dello spezzone della Brigata ebraica al fine da un lato di far emergere la natura unitaria e positiva dell’associazione e dall’altro per dare questo messaggio – riprendo le parole di Tamara Ferretti ieri nella riunione di Segreteria – : “Giù le mani dal 25 Aprile, giù le mani dall’ANPI”.


01 maggio 2026

1 maggio 2026 - Il lavoro nella Costituzione. - La strage di Portella della Ginestra



Il lavoro nella Costituzione:

Art. 1

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.


Ed ecco il valore del lavoro, come attributo indispensabile della persona, proprio perché essa possa svilupparsi e realizzarsi. Un valore chiaramente espresso nell’art. 1, che fa del lavoro, addirittura, il fondamento della Repubblica.

Carlo Smuraglia, introduzione a “La Costituzione della Repubblica Italiana” – ANPI, 2015 https://www.anpi.it/media/uploads/files/2015/09/costituzione_anpi.pdf

La dignità sociale del lavoro è una pietra angolare del nostro edificio costituzionale:

“Fino a che non c’è la possibilità per ogni uomo di lavorare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica, perché una democrazia in cui non ci sia questa eguaglianza di fatto, in cui ci sia una eguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale”. Piero Calamandrei

gli articoli 2, 3 e 4

Art. 2. 

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.


Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.


La mattina del 1° maggio 1947, circa duemila lavoratori, in prevalenza uomini con donne e bambini al seguito, muovono dai paesi di Piana degli Albanesi, San Giuseppe Jato e San Cipirello verso la piana di Portella della Ginestra per festeggiare il 1° maggio. La località montana, circoscritta dalle alture rocciose dei monti Pelavet, Maja e Kumeta, si riempie rapidamente di più di duemila persone, desiderose di ascoltare il comizio tenuto da Giacomo Schirò, calzolaio di San Giuseppe Jato, e di festeggiare il grande risultato conseguito alle precedenti elezioni dell'Assemblea regionale siciliana dal Blocco del Popolo, coalizione formata da candidati del Partito Socialista e del Partito Comunista. È la prima volta dall'avvento del fascismo che la Festa dei lavoratori torna ad essere festeggiata il 1° maggio: sotto il fascismo era infatti stata spostata al 21 aprile perché coincidesse con l'anniversario della fondazione di Roma.

Poco dopo che l'oratore ha cominciato il suo discorso, dal vicino monte Pelavet vengono esplose numerose raffiche di mitra, fucili e mitragliatrici che colpiscono la folla mietendo undici vittime, tra cui quattro bambini, mentre altre ventisette rimangono ferite. A sparare sulla folla inerme sono gli uomini di Salvatore Giuliano, i quali avevano tenuto in ostaggio quattro cacciatori incontrati per caso nella zona della strage al fine di evitare che potessero dare l'allarme, per poi uccidere sulla via del ritorno il campiere Emanuele Busellini, noto per essere un informatore delle forze dell'ordine. Inoltre, elle settimane successive, altre sei persone moriranno a causa delle ferite riportate.

Sebbene i vari processi susseguitisi negli anni immediatamente successivi non siano riusciti a far luce sui mandanti, appare evidente la matrice reazionaria e anticomunista della strage, cui seguirono attacchi contro le sedi delle Camere del Lavoro e del PCI in varie località delle province di Trapani e Palermo: le istanze della mafia e degli agrari si scontrano con le rivendicazioni di contadini e braccianti, che con la vittoria della coalizione social-comunista avevano cominciato a sperare in un moto di rinnovamento politico e sociale. In questo contesto la figura del bandito Giuliano, già militante del Movimento Indipendentista Siciliano e fervente anticomunista, divenne il braccio armato di chi voleva difendere ad ogni costo il mantenimento dello status quo.

La strage di Portella della Ginestra fu la prima delle molte stragi di matrice politica che insanguinarono l'Italia nel secondo dopoguerra.

30 aprile 2026

Presidio per la Flotilla attaccata dalle navi israeliane in acque internazionali. Ore 17:30 al Colosseo angolo Via Claudia


    
 

 

Appuntamento con bandiere e fazzoletti alle 17:30 al Colosseo all'angolo di Via Claudia vicino alla CGIL.


“Militari israeliani hanno bloccato la Flotilla con armi e puntamenti laser in acque internazionali. Rivolgo un appello urgentissimo alle strutture territoriali Anpi, a tutte le associazioni democratiche, alle antifasciste e agli antifascisti per partecipare e promuovere ovunque pacifici presidi di protesta. No ai nuovi pirati! No al delirio di onnipotenza!”
✍🏻 Gianfranco Pagliarulo, Presidente Nazionale ANPI
Oggi tuttə in piazza per la Flotilla! 

 

29 aprile 2026

Individuato l'autore degli spari al 25 aprile: comunicato dell'ANPI Provinciale di Roma

 


Ore 16:30 presidio alla Basilica di San Paolo lato Via delle Sette Chiese

Il 25 aprile si è presentato alla grande e popolare manifestazione, che celebrava l’Anniversario della Liberazione dal nazifascismo, coperto da un casco integrale e armato di pistola a piombini con cui ha sparato contro una compagna e un compagno dell'ANPI (rei di indossare il fazzoletto della nostra associazione partigiana) ferendoli. Il fermo operato questa notte dalle forze dell'ordine di Etihan Bondi, elemento di 21 anni indicato da tutta la stampa nazionale come "appartenente della comunità ebraica", evidenzia come retoriche vittimistiche e deformazioni a mezzo stampa crollino davanti ai fatti. L'episodio non è isolato e si colloca all'interno di una lunga serie di raid nelle scuole e intimidazioni di varia natura ad opera di sedicenti gruppi sionisti contro l'ANPI e contro professori, studenti, spazi sociali e lavoratori. La violenza usata per colpire la coppia di compagni e con loro l'ANPI e tutta intera la grande comunità antifascista di Roma conferma come la memoria storica della Resistenza e la mobilitazione popolare che tutt'oggi sa suscitare rappresenti il nemico di coloro che non solo sostengono guerre di aggressione coloniali e genocidi come quelli che da anni sono perpetrati dal governo Netanyahu (su cui pende un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra) contro il popolo palestinese, che lotta e resiste per la sua autodeterminazione e libertà, ma che non esitano ad usare direttamente la violenza contro chi, fedele agli ideali della lotta partigiana, sostiene la causa di tutti i popoli oppressi (dal Venezuela e  Cuba sottoposte alla morsa economica e militare degli Usa fino al popolo kurdo) e lotta al loro fianco. Nel ringraziare le forze dell'ordine che hanno individuato il presunto aggressore, e fiduciosi in una pronta presa di distanza e di ferma condanna da parte della comunità ebraica, di Roma ribadiamo la nostra intenzione di non farci intimidire dalla violenza e convochiamo per oggi pomeriggio alle ore 16:30 un presidio di protesta e presenza nel luogo del ferimento dei nostri compagni cui rivolgiamo, ancora una volta, la nostra solidarietà e affetto.

Ore 16:30 presidio alla Basilica di San Paolo lato Via delle Sette Chiese

Il 29 aprile 1945 l’esercito statunitense libera il campo di Dachau.

 

Il campo di concentramento di Dachau, situato a nordovest di Monaco di Baviera, in Germania, fu il primo campo regolare istituito dai Nazisti, nel 1933. Vi si trovavano in quel momento circa 30.000 prigionieri, in procinto di morire di fame.

Incarnazione dello spirito del nazismo, il lager – come dimostra il caso esemplare di Dachau – non è solo sinonimo di reclusione e annientamento fisico dei “nemici politico-razziali” del Terzo Reich, ma è pure il prototipo della società totalitaria integralmente spersonalizzata e plasmata da una ferrea disciplina, espressione della volontà di chi presume di appartenere ad un’élite e a un popolo superiori. Un microcosmo artificiale, adibito alla demolizione psico-fisica dell’avversario e del “diverso”; un meccanismo di riproduzione del terrore come strumento di potere in grado di svuotare di qualsiasi capacità reattiva chiunque fosse finito nelle sue spire.

vedi:

https://www.patriaindipendente.it/servizi/il-laboratorio-del-terrore-il-lager-di-dachau/

https://encyclopedia.ushmm.org/content/it/article/dachau

https://deportati.it/lager/dachau/dachau/


28 aprile 2026

28 aprile 1945: Mussolini è giustiziato a Giulino di Mezzegra dietro ordine del CLNAI

Nelle prime ore del 27 aprile 1945, un posto di blocco della 52ᵃ Brigata Garibaldi "Luigi Clerici" ferma poco oltre l'abitato di Musso, sulle sponde del lago di Como, un'autocolonna tedesca in ritirata composta di una trentina di automezzi e forte di duecento uomini. Dopo lunghe trattative, ai tedeschi viene concesso di proseguire verso nord, mentre i fascisti presenti a bordo dovranno essere trattenuti in custodia dai partigiani. Nel corso dell'ispezione, il partigiano Giuseppe Negri nota sotto il pianale del camion numero 34 uno strano tedesco, rivestito di un lungo pastrano militare tedesco e con l'elmetto calcato sugli occhi: è Benito Mussolini. Nel tentativo di scappare ingloriosamente alla giustizia popolare, il duce del fascismo non aveva esitato a travestirsi da sergente tedesco e a fingersi ubriaco. Mussolini viene prontamente consegnato a Urbano Lazzari "Bill", vicecomandante della brigata, il quale lo porta nella sede comunale della vicina cittadina di Dongo e gli sequestra la borsa che aveva portato con sé. Durante la perquisizione, sugli altri camion vengono trovati Claretta Petacci, amante del duce, e numerosi esponenti del governo della RSI, tra cui Alessandro Pavolini, segretario del Partito Fascista Repubblicano, Francesco Maria Barracu, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio della RSI, e Fernando Mezzasoma, Ministro della Cultura Popolare. Nelle ore successive, la responsabilità della custodia di Mussolini passa direttamente a Pier Luigi Bellini delle Stelle "Pedro", comandante del distaccamento "Puecher" della 52ᵃ Brigata Garibaldi che aveva fermato l'autocolonna tedesca, e il duce viene trasferito assieme alla Petacci prima a Germasino, nelle montagne sopra Dongo e infine, la notte tra il 27 e il 28 aprile, non senza notevoli difficoltà, a Bonzanigo.

Frattanto, la notizia dell'arresto di Mussolini è stata comunicata a Milano. Si riunisce il Triumvirato insurrezionale, formato da Sandro Pertini, Leo Valiani ed Emilio Sereni, il quale decreta che Mussolini debba essere giustiziato in ottemperanza all'art. 5 del decreto sull'amministrazione della giustizia emanato dal CLNAI il 25 aprile 1945: «i membri del governo fascista e i gerarchi fascisti colpevoli di aver contribuito alla soppressione delle garanzie costituzionali, d’aver distrutto le libertà popolari, creato il regime fascista, compromesso e tradito le sorti del paese e di averlo condotto all’attuale catastrofe, sono puniti con la pena di morte e, nei casi meno gravi con l’ergastolo». Dell'esecuzione della sentenza sono incaricati Aldo Lampredi "Guido" e Walter Audisio, il "Colonnello Valerio", ufficiale addetto al comando generale del CVL il quale viene per l'occasione munito di un lasciapassare firmato dal generale Raffaele Cadorna. Giunto a Bonzanigo con una nutrita scorta, Audisio preleva Mussolini e lo conduce presso Giulino, oggi frazione del comune di Tremezzina, scortato da Lampredi e da Michele Moretti "Pietro Gatti", già commissario politico del distaccamento "Puecher" della 52ᵃ Brigata Garibaldi. Posizionato il duce contro il muro di cinta di Villa Belmonti, in Via XXIV Maggio, Audisio pronuncia la sentenza: «Per ordine del Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà sono incaricato di rendere giustizia al popolo italiano». Il Thompson del "Colonnello Valerio" però si inceppa: è Moretti a passargli allora il suo MAS di fabbricazione francese: alle ore 16:30, cinque colpi al cuore pongono fine definitivamente alla vita del duce e della sua amante Claretta Petacci, che aveva fatto scudo con il proprio corpo ai proiettili a lui destinati. Poco più di un'ora dopo, vengono fucilati sul lungolago di Dongo quindici dei gerarchi catturati assieme a Mussolini il giorno precedente, lo stesso numero dei partigiani fucilati a Piazzale Loreto il 10 agosto 1944.

#WalterAudisio #CLNAI #giustiziapartigiana

27 aprile 2026

27 aprile 1937: muore a Roma Antonio Gramsci

A 88 anni dalla sua morte, avvenuta a Roma, rendiamo omaggio al più grande politico italiano dell'era moderna, teorico dei consigli di fabbrica, fondatore del Partito Comunista d'Italia, maestro di Palmiro Togliatti. Il grande uomo che affrontò eroicamente e consapevolmente il martirio inflittogli dai fascisti perché il suo cervello doveva «...smettere di pensare per almeno venti anni...». Il capo dei lavoratori italiani, nel cui ufficio la porta rimase sempre aperta per discutere spesso tutta la notte per convincere anche un solo operaio in più. L'uomo che voleva costruire il partito individuandolo nella parte migliore della classe operaia, dei lavoratori, degli studenti e degli intellettuali. Immortale rimane il suo appello ai più giovani: «Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza».

26 aprile 2026

Discorso della presidente dell’ANPI provinciale di Roma, Marina Pierlorenzi al 25 aprile 2026


    

Celebriamo oggi l’81° Anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Il 25 aprile è la festa più importante del nostro calendario civile. La festa che ricorda e celebra tutte le partigiane, tutti i partigiani tutti i Combattenti per la Libertà, di ogni opinione politica, di ogni ceto sociale, di ogni religione, che contribuirono alla Resistenza e alla Guerra di Liberazione. Grazie al loro sacrificio, che riconsegnò all’Italia la dignità persa con un ventennio di dittatura, sopraffazioni, guerre di sterminio e di conquista, fu consentito al nostro Paese, anche se formalmente sconfitto, di avviare il percorso costituente, di votare per scegliere tra monarchia e repubblica, al contrario di quanto accadde a Germania e Giappone. 

    Quest’anno la nostra Repubblica compie 80 anni e sarà anche l’80° anniversario del voto delle donne, conquistato e non concesso, finalmente cittadine a pieno titolo, in una Italia che si risollevava dalle miserie morali e materiali causate dall’abominio della dittatura fascista e dalle guerre da esso causate. Non fu un regalo quel voto, fu una conquista di tante donne che dalla fine dell’800 lottarono per rivendicare il suffragio universale. Delle partigiane e staffette che attivamente parteciparono alla Resistenza, pagando col sangue, il carcere, la tortura più crudele. Si deve all’azione delle donne dei gruppi di difesa e dell’UDI che il CNL approvò la legge per il voto attivo e passivo senza più discriminazione alcuna. Al primo voto libero andarono a votare in tantissime, più degli uomini, “Stringiamo le schede come biglietti d’amore” scriveva la giornalista Anna Garofalo nel raccontare l’emozione di quel voto.  

    Il 2 giugno ‘46 si avvia un percorso che sancirà con l’articolo 3 della Costituzione l’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, razza, religione e che nel suo secondo comma porrà l‘uguaglianza sostanziale e non formale di tutti e di tutte. Durante il fascismo donne e uomini, dal carcere, dai campi di reclusione, dal confino, nella clandestinità, contrastavano “il male assoluto”, il nazifascismo che pervase e straziò l’intera Europa e il mondo, sognando la libertà, la pace, l’amicizia tra i popoli, la giustizia sociale. 

    La Resistenza fu una scelta di vita per tanti e tante. La Guerra di Liberazione riguardò tutto il popolo italiano; la Resistenza, armata e non armata contro l’oppressione nazifascista fu un grande movimento politico e culturale prima ancora che militare. Alla nostra Lotta di Liberazione parteciparono inoltre tanti ragazzi provenienti da diversi paesi del mondo inquadrati negli eserciti delle forze alleate e nelle formazioni partigiane moltissimi furono gli stranieri ex prigionieri, tra cui circa 5000 soldati sovietici. Ricordiamo anche i tanti italiani che dopo l’8 settembre scelsero di combattere contro il nazifascismo per la liberazione di quei paesi in cui si erano trovati come occupanti. E ricordiamo anche quei militari che, catturati, preferirono gli stenti, le violenze, le angherie più feroci nei campi di internamento in Germania piuttosto che continuare una guerra orrenda e ingiusta a fianco dei nazisti e dei traditori della Patria loro servi, i fascisti di Salò. 

    L’antifascismo è quindi alla base della nostra Costituzione, che per questo è stata attaccata e contrastata fin dagli anni del dopoguerra e della guerra fredda con tentativi costanti nel tempo di destabilizzazione, anche con progetti di golpe, attentati, stragi, violenze, terrorismo, riforme per snaturarla e anche con la semplice disapplicazione. Oggi siamo governati da forze che non si riconoscono nei valori della Resistenza e dell’antifascismo, in parte si rifanno addirittura all’esperienza fascista di Salò, in parte guardano ai suprematismi e sovranismi delle estreme destre contemporanee; hanno scatenato un attacco incessante alla Resistenza, alla sua Memoria, alla Democrazia repubblicana e alle Libertà e Diritti universali che queste hanno per fondamento. Hanno represso le libertà di espressione, di manifestazione, del diritto allo sciopero, i diritti umani dei migranti; hanno adottato tutta una serie di provvedimenti repressivi sulle istanze sociali, sugli spazi di aggregazione, sulle organizzazioni antifasciste e stanno minando la libertà d’insegnamento. 

    Nel contempo si aggravano le condizioni materiali della popolazione: lavoro povero, lavoro precario, nuove povertà, tagli alla sanità, all’istruzione, aumento della tassazione generale in un contesto internazionale di grave instabilità con prezzi dell’energia e inflazione alle stelle (in gran parte provocati dalle politiche genocidarie e aggressive dei loro “amici” e alleati MAGA. A fianco dei sindacati abbiamo lottato e lotteremo per un salario e un lavoro dignitoso, per la difesa dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, ricordando con grande gratitudine i grandi scioperi del ‘43 e del ‘44 che assestarono duri colpi al regime e contribuirono alla conquista della nostra Repubblica democratica fondata sul lavoro. Per quegli scioperi gli operai pagarono carissimo, ma non si sottrassero. 

    Il popolo sovrano ha di recente bocciato con il voto al referendum la cosiddetta “riforma della giustizia” che altro non era che il tentativo di subordinare la magistratura all’esecutivo (grande sogno di tutti gli autoritaristi e di un tale Licio Gelli), mettendo così in discussione la divisione dei poteri sanciti nella Costituzione.

    C’è stata al referendum una grande e straordinaria partecipazione che ha visto i giovani protagonisti delle mobilitazioni e decisivi per il risultato ottenuto. Giovani che si sono fatti protagonisti e sono scesi in piazza per la consapevolezza dei grandissimi problemi generali, che vanno dall’emergenza climatica, all’abominio del genocidio in corso contro il popolo palestinese nel silenzio complice dei propri governi e per questo sono stati attaccati e repressi. Non si sono mai fermati, ci sono stati contro ogni attacco alla libertà e ai diritti, per un’equa distribuzione delle risorse, per una politica che si occupi dei cambiamenti climatici e contro la guerra. Con un NO chiaro al RIARMO con un grande SI alla PACE. Gaza è stata il baricentro di tutte le loro e nostre manifestazioni. La FLOTTILLA ha rappresentato e rappresenta per tutti noi la possibilità di riportare in primo piano l’umanità. 

    Il genocidio di Gaza, la pulizia etnica in Cisgiordania  perpetrata dai coloni con l’attiva spinta del governo Netanyahu e il successivo allargamento del conflitto in IRAN e in Libano ha destabilizzato il Medio Oriente e il mondo ed è frutto di una cultura di potere che va ben oltre il governo di Israele, perché fa parte di un pensiero autocratico ben più ampio che ha Trump tra i suoi principali protagonisti, che è quello di un sistema mondiale imperialista e neocolonialista basato su un’economia di  guerra, che non rispetta i principi basici dell’autodeterminazione dei popoli, lo stato di diritto, gli organismi internazionali. Un sistema del più forte, di sopraffazione, che non governa ma comanda, schiaccia. 

    La crisi in Ucraina, che dura almeno dal 2014, sfociata con l’invasione russa, ha aperto una stagione di guerre destinate a durare nel tempo. I nostri governi hanno condannato e applicato numerose sanzioni alla Russia, ma nulla hanno fatto nei confronti di Israele e men che meno nei confronti degli USA. Questi, preoccupati dell’avanzata economica e tecnologica della Cina sono imprigionati da un colossale debito e governati da un personaggio venuto fuori dal peggiore degli incubi della Storia. Minaccia invasioni ed annessioni, rapisce capi di Stato, strozza con sanzioni interi popoli liberi, bombarda e accende conflitti come se fosse un adolescente viziato, attacca il Papa come se fosse Dio in persona. I nostri governi applicano un doppio standard inaccettabile, illogico, profondamente deleterio. Pesa l’assenza dell’ONU incapace d’intervenire con autorevolezza dopo la delegittimizzazione americana di questo fondamentale organismo. 

    In questo contesto si è levata sempre più forte e chiara la voce di Papa Leone che ha dichiarato “guai a chi manipola la religione e il nome di Dio per propri interessi militari, economici e politici trascinando ciò che è sacro nella oscurità e nella sporcizia” e “Il mondo è devastato da una manciata di tiranni, eppure è tenuto insieme da una moltitudine di persone solidali”. 

    Noi oggi ribadiamo con forza le nostre parole d’ordine: PACE, LIBERTÀ, GIUSTIZIA SOCIALE. Dobbiamo continuare a promuovere iniziative per la pace contro il riarmo, per il disarmo nucleare tutti insieme come costruttori di pace nel ricordo di chi ci ha lasciato un mondo libero e pacifico che dobbiamo far riemergere dalle barbarie.

    Insieme a noi qui sento ora forte la presenza di alcuni grandi Partigiani e Partigiane che abbiamo conosciuto e che ci hanno lasciato recentemente e che voglio ricordare: Sasà Bentivegna, Mario Fiorentini, Lucia Ottobrini, Teresa Vergalli, Iole Mancini, Nando Cavaterra, Modesto Di Veglia, Tina Costa, sono solo alcuni, moltissimi altri e moltissime altre dovrei citare, li vorrei chiamare, stringere e abbracciare qui di nuovo!

 Grazie Compagni e Compagne  Proviamo ad essere degni e degne di voi!  VIVA LA RESISTENZA, VIVA L’ITALIA ANTIFASCISTA, VIVA LA COSTITUZIONE! 

Marina Pierlorenzi Presidente ANPI provinciale ROMA  25 Aprile 2026 

Comunicato ANPI provinciale di Roma sulla gravissima aggressione a avvenuta nei pressi del Parco Schuster il giorno della Liberazione dal nazifascismo


 

Il comitato provinciale dell'ANPI di Roma sul grave atto di violenza occorso ieri in prossimità del Parco Schuster, dove era in corso l'enorme e partecipatissima Festa popolare della Liberazione dal nazifascismo, caratterizzato dall'esplosione di tre colpi di pistola ad aria compressa contro due persone che avevano al collo i fazzoletti dell'ANPI: esprimiamo la più viva solidarietà e vicinanza alle vittime della vile aggressione e la più ferma condanna del gesto terrorista che li ha colpiti in quanto rappresentanti dell'ANPI individuati dal loro fazzoletto simbolo dell'Associazione Partigiani nel giorno della Liberazione. Siamo di fronte ad un attacco alle persone, all'Associazione per quello che rappresenta, ai partigiani ed alle partigiane e alla loro memoria storica e quindi alla Repubblica nata dalla Resistenza e dalla Guerra di Liberazione.

Non si conoscono ancora gli autori del gesto, attendiamo gli esiti delle indagini che ci auguriamo portino alla loro pronta identificazione e consegna alla giustizia. 

Come i partigiani che non si lasciarono intimidire da attacchi, retate, rappresaglie, continueremo la nostra lotta per la loro memoria e per preservare il loro lascito: la Repubblica democratica fondata sul lavoro e la sua Costituzione, contro ogni nazifascismo, autoritarismo, suprematismo, per la Pace, la Libertà e l'Uguaglianza.

23 aprile 2026

25 aprile 2026 a Roma!! Tutto il programma della Grande Festa della Liberazione

 25 aprile 2026 a Roma!!





Il comitato provinciale dell’ANPI di Roma, come ogni anno ma in questo anno così problematico ancor di più, vuole celebrare e festeggiare il 25 aprile 2026 in maniera speciale affinché sia una grande Festa di Popolo, di omaggio e ricordo dei partigiani e delle partigiane e di tutti i combattenti per la Libertà del nostro Paese e dell’umanità intera, e con contenuti che riguardano l’attualità. 

Inizieremo la nostra giornata alle Fosse Ardeatine alle ore 8:30 per onorare la memoria delle vittime della strage nazifascista. Il corteo partirà dal parco della Resistenza alle 10.30 e si fermerà a Porta San Paolo per rendere omaggio al Memoriale della Resistenza. Il corteo proseguirà per Via Ostiense e svolterà a via Pellegrino Matteucci per raggiungere, attraversando Via Benzoni, il cuore della Garbatella; proseguirà quindi fino a Viale Leonardo da Vinci per arrivare a Parco Schuster intorno alle 12. Sul palco di Parco Schuster, dalla mattina alle 10:00, sono previsti momenti di riflessione con letture e momenti musicali, così come nel pomeriggio, dopo i comizi, a partire dalle 14.00 circa.

I Comizi delle 12, all’arrivo del corteo, prevedono gli interventi della presidente dell’ANPI provinciale di Roma Marina Pierlorenzi, del Sindaco di Roma Capitale On. Roberto Gualtieri, del presidente dell'VIII Municipio Amedeo Ciaccheri, del presidente dell’ANPPIA Paolo de Zorzi anche in rappresentanza di tutte le associazioni della Casa della Memoria e della Storia. Ci saranno quindi gli interventi dei partigiani Gastone Malaguti, Angelo Nazio, Luciana  Romoli, Mario Di Maio. Durante il corteo e poi dal palco saranno numerosi gli invitati che interverranno: il segretario generale della CGIL Maurizio Landini, Luisa Morgantini di Assopace Palestina, don Mattia Ferrari di Mediterranea, Marco Papacci dell’Associazione Italia Cuba, Parisa Nazari mediatrice interculturale e attivista dei diritti umani, Andrea Lucania dell’Arci Roma, Riccardo Virgili degli Studenti Medi, Camilla Marconi dell’UDU, David Colaiutti della Rete della Conoscenza, Daniele Renda del Disability Pride, Mario Colamarino del Circolo Mario Mieli, Davide Biscotti di Libera, Cinzia Pettini di Emergency, Luciano Cerasa della Rete No Bavaglio.

Per gli artisti e le artiste che si avvicenderanno sul palco avremo:

per la musica, la mattina dalle 10:00 Nicola Alesini, la Banda Cecafumo, il Coro Inni e Canti di Lotta “Giovanna Marini” diretto da Sandra Cotronei, Massimo Lella e Sara Modigliani, il LUS coro, il Roma Rainbow Choir e il QuadraCoro. Dalle 14, dopo i comizi e il pranzo si avvicenderanno Rastablanco & Phenom da Radici nel Cemento, la BandaJorona, Francesco Forni, Mata & Athi.

Per le letture avremo le interpretazioni di Andrea Barbetti, Emma Marconcini, Francesco Loreti, Demetra Cuomo e Chiara Falconi.

Ringraziamo di cuore tutti e tutte coloro che hanno lavorato, lavorano e lavoreranno per questa grande giornata di Festa e di Lotta, gli iscritti e le iscritte, i simpatizzanti, gli antifascisti e le antifasciste, i partigiani e le partigiane, le staffette di ieri, di oggi e di domani. Insieme possiamo tutto.

Viva il 25 aprile, viva la Resistenza e la Lotta di Liberazione, viva i partigiani e le partigiane, viva la Costituzione, viva l’Italia Libera, democratica ed antifascista!!




Ordine del Giorno per il 25 aprile 2026, approvato all’unanimità dal Comitato Provinciale dell’ANPI di Roma nella seduta del 15 aprile 2026.


  
 
Ordine del Giorno per il 25 aprile 2026, 81° anniversario della Liberazione d’Italia dal nazifascismo approvato all’unanimità dal Comitato Provinciale dell’ANPI di Roma nella seduta del 15 aprile 2026.

Il Comitato Provinciale dell’ANPI di Roma, chiama tutta la cittadinanza ad una grande mobilitazione popolare per il prossimo 25 aprile, 81° anniversario della Liberazione d’Italia dal nazifascismo.

La gloriosa esperienza della Resistenza vide uomini e donne di diverse idee e convinzioni politiche, di differenti orientamenti culturali e religiosi, di diversa estrazione sociale, unirsi nella lotta contro l’invasore e contro la dittatura fascista. La Guerra di Liberazione fu il frutto di una scelta dove protagonista fu il popolo italiano, che insieme alle forze politiche antifasciste, ai sindacati, alle Forze Armate, in un moto di ribellione contro l’oppressione nazifascista, decise di dar vita ad un grande movimento politico, sociale, culturale e militare che sconfisse la tirannia e conquistò la libertà.
Insieme a quei ragazzi delle forze Alleate, appartenenti a molte diverse nazionalità, che da lontano vennero nel nostro Paese a combattere e morire, con le Armate di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna, le nostre formazioni partigiane, forti anche del contributo di molti stranieri tra le loro fila, tra cui 5.000 sovietici che onorarono il loro eroico popolo e il loro paese combattendo sulle nostre terre, insieme ai reparti regolari dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica, e con l’insostituibile contributo delle lavoratrici e dei lavoratori organizzati, furono il più brillante esempio di riscatto del nostro popolo, restituendo onore e dignità alla Patria, figlia del Risorgimento, infangata da vent’anni di dittatura fascista. Il loro impegno va anche ricordato negli altri territori d’Europa, dove migliaia di soldati italiani divennero partigiani unendosi agli eserciti li Liberazione di quei paesi.

Guidate dal Comitato di Liberazione Nazionale e organizzate nel Corpo Volontari della Libertà, le unità partigiane seppero diffondere, nel momento più buio della storia d’Italia, la speranza in un Paese nuovo, basato sulla libertà, sui diritti di tutte e tutti, sulla convivenza civile e democratica, sulla giustizia sociale, sull’amicizia tra i popoli, sulla pace. Quella speranza divenne poi realtà, con l’istituzione della Repubblica e l’approvazione della Costituzione.

La nostra Repubblica quest’anno compie 80 anni. In essa sono riposte, scolpite nelle sue articolazioni territoriali e nella sua Legge Fondamentale, le conquiste della Resistenza e delle lotte politiche, civili e sociali. Nonostante i ripetuti attacchi e i continui tentativi di destabilizzazione, perpetrati anche attraverso stragi, violenze e terrorismo, la Repubblica e la sua Costituzione sono ancora saldamente in piedi, a dimostrare che la loro origine è nella lotta antifascista e nella Guerra di Liberazione, a confermare quindi che quanto è stato conquistato col sacrificio di migliaia di donne e uomini ha delle radici talmente forti e robuste che rendono difficile il suo abbattimento.

Quest’anno anche il diritto di voto alle donne compie 80 anni, da quel 2 giugno 1946 quando per la prima volta nella storia vennero chiamate alle urne per scegliere il futuro del Paese. Il nostro pensiero va pertanto a quelle straordinarie ragazze della Resistenza, gappiste, staffette, comandanti, senza le quali il movimento di Liberazione non sarebbe stato lo stesso, senza le quali oggi vivremmo in un Paese e in un mondo diversi, senza le quali alcuni capisaldi che reggono oggi la nostra società non esisterebbero.

Siamo pertanto oggi a celebrare il 25 aprile, data che ricorda l’insurrezione vittoriosa delle formazioni partigiane delle città del nord Italia, confermando il nostro impegno nella difesa della Repubblica e delle sue Istituzioni, a ribadire che la libertà e l’indipendenza nazionale non potranno mai essere messe in discussione.

E proprio oggi, consapevoli della situazione politica che viviamo in Italia e nel mondo, siamo chiamati ad impegnarci e a mobilitarci. Nel nostro Paese sono al governo forze politiche che per la gran parte non si richiamano ai valori della Resistenza e dell’antifascismo e che nella loro storia non hanno il retroterra politico e culturale della Guerra di Liberazione. Incessante il loro attacco alla Resistenza e alla memoria della Resistenza. E, non a caso, l’azione del governo per scardinare i pilastri su cui è retta la Repubblica è sempre più forte e insistente. Il Decreto Sicurezza, le leggi liberticide in materia di libertà di espressione e sui diritti dei migranti, i provvedimenti repressivi sulle istanze sociali, sugli spazi di aggregazione e sulle organizzazioni antifasciste, passando per la messa in discussione dello stesso diritto di sciopero e della libertà di insegnamento nelle scuole e nelle università, ci danno un quadro di come sia più che mai necessario agire per organizzare un forte e radicato contesto di opposizione a quanto accade.

Le condizioni sociali ed economiche della maggior parte della popolazione, aggravate dai continui tagli alla sanità, all’istruzione e alle politiche sociali, sono la dimostrazione di quanto sia necessario oggi lavorare affinché la Costituzione venga realmente attuata, in ogni suo punto fondamentale.

Pur in questa difficile situazione, abbiamo tuttavia assistito ad una straordinaria partecipazione popolare all’ultimo voto referendario, che ha visto la proposta del governo sulla riforma della Giustizia sconfitta dalle italiane e dagli italiani, che in stragrande maggioranza, con una impetuosa e determinante spinta proveniente dalle giovani generazioni, hanno scelto di difendere la Costituzione e l’indipendenza della magistratura dal potere politico.

Abbiamo assistito inoltre alle grandi mobilitazioni sindacali in difesa del mondo del lavoro, che si trova ad affrontare una situazione senza precedenti, in un Paese dove i salari perdono sempre di più valore, ed i servizi e l’assistenza rischiano di essere un privilegio per pochi. Per questo siamo e saremo sempre insieme alle organizzazioni dei lavoratori e delle lavoratrici, perché la nostra Repubblica è fondata sul lavoro, perché vogliamo che si realizzi l’uguaglianza sostanziale così come sancito dall’Art.3 della Costituzione.

La difficile situazione nazionale viene ulteriormente aggravata dalla situazione internazionale, caratterizzata da un nuovo impetuoso e preoccupante emergere dell’imperialismo, delle guerre e del colonialismo.

Quanto accade in Palestina ormai da anni - dove un popolo viene quotidianamente umiliato e oppresso da uno Stato che vuole espandere il proprio dominio e il proprio territorio sulla terra altrui - ci dimostra quanto sia importante oggi essere saldamente al fianco dei popoli che lottano per la loro autodeterminazione e per la libertà. Il genocidio che va avanti dal 2023 nei confronti del popolo palestinese e le politiche volte alla pulizia etnica che il governo israeliano porta avanti sostanzialmente indisturbato e nel quasi totale silenzio della comunità internazionale, impongono a tutte e tutti noi di essere attori di un grande movimento di solidarietà con la Palestina che - pur in un contesto in cui il fondamentale obiettivo dell'istituzione di uno Stato palestinese indipendente e sovrano che conviva pacificamente col vicino Stato di Israele si fa sempre più complesso e difficile - sappia continuare a coinvolgere le popolazioni di tutti i Paesi del mondo nella battaglia per l'autodeterminazione di questo grande popolo e per il diritto al ritorno di quanti nei decenni sono stati cacciati dalle loro case e dalle loro terre. Salutiamo, pertanto, gli attivisti della Global Sumud Flottilla che stanno di nuovo salpando proprio in questi giorni in direzione di Gaza.

Sempre in Medio Oriente assistiamo ad una azione criminale di Israele e Stati Uniti nei confronti dell’Iran e della sua popolazione, che si trova stretta tra la guerra e l’oppressione interna del regime autoritario degli ayatollah. Il nostro pensiero va inoltre al Libano, attaccato senza sosta dalle forze israeliane, dove anche i contingenti di pace dell’ONU, tra cui i nostri soldati, sono continuamente bersaglio dell’IDF. Con l’obiettivo di controllare e gestire le risorse energetiche e con l’obiettivo di espandere i confini di uno Stato, è stata scatenata una guerra che ha visto già decine di migliaia di vittime.
Anche in America Latina si sta sviluppando una situazione gravissima. L’attacco prima al Venezuela e poi a Cuba, perpetrato attraverso il blocco economico ed energetico è quanto di più criminale sia accaduto negli ultimi anni. L’obiettivo di affamare un Paese per poi farne il proprio “cortile di casa” è da noi nettamente condannato e la nostra solidarietà con la lotta del popolo cubano è piena e totale.
Nel frattempo, in Ucraina le armi ancora hanno la meglio sulla diplomazia e migliaia e migliaia di persone continuano a morire. La guerra iniziata nel 2014 in Donbass contro le popolazioni locali che ha visto il mancato rispetto degli accordi di Minsk e successivamente espansa nel 2022 con l’invasione da parte della Federazione Russa del territorio ucraino è ancora in corso, e si svolge alle porte d’Europa.

Nel mondo ci sono poi complessivamente altri 56 conflitti aperti, dall’Africa all’Asia. In questo contesto, in cui forti sono anche la parola e l’impegno di Papa Leone XIV contro la guerra, non possiamo che farci promotori di un grande e nuovo movimento per la Pace nel mondo, contrastando qualsivoglia progetto di riarmo europeo, il quale comporterebbe inevitabilmente l’inasprirsi delle tensioni e delle relazioni internazionali e porterebbe vantaggio solo e unicamente all’industria delle armi.

In questo terribile scenario, abbiamo tuttavia assistito ad una straordinaria e imponente mobilitazione per la Pace e contro l’autoritarismo. Dalle grandi manifestazioni dell’autunno scorso per la Palestina, che a Roma hanno registrato una partecipazione popolare senza precedenti, fino alle ultime proteste “NoKings” svoltesi il 28 marzo scorso contemporaneamente in diverse città del mondo, tra cui Roma, che hanno visto milioni di partecipanti.

Il prossimo 25 aprile sarà quindi una nuova tappa fondamentale anche per rilanciare in modo forte e chiaro le parole d’ordine storiche della nostra Associazione: Pace, Libertà, Giustizia sociale.

Il Comitato Provinciale dell'ANPI di Roma impegna pertanto tutte le sezioni di Roma e provincia a lavorare per la realizzazione di eventi e iniziative in tutti i territori al fine di celebrare l'anniversario della Liberazione con prestigio e autorevolezza e dare il massimo risalto all'80° della Repubblica Italiana, ai momenti istituzionali e alla collaborazione con le Amministrazioni di riferimento, costruendo con esse momenti di pieno coinvolgimento delle comunità locali.
Impegna altresì le sezioni a farsi promotrici di eventi e iniziative territoriali insieme alle organizzazioni antifasciste in modo unitario e plurale.
Auspichiamo che, come ogni anno, anche in altre zone della città di Roma e della provincia si costruiscano mobilitazioni antifasciste, così da rendere partecipi le cittadine e i cittadini dal centro alla periferia.

La città di Roma, Medaglia d’Oro al Valor Militare per la Guerra di Liberazione, vedrà ancora una volta una grande manifestazione unitaria e plurale che come ogni anno inizierà rendendo omaggio ai Martiri delle Fosse Ardeatine. Il corteo prenderà poi le mosse dal monumento per i Caduti nel parco della Resistenza, rendendo successivamente omaggio al Memoriale di Porta San Paolo, luogo simbolo della Resistenza romana e nazionale, per poi concludersi a Parco Schuster dopo aver attraversato i quartieri di Ostiense e Garbatella.

Riteniamo importante che tutte le antifasciste e tutti gli antifascisti, che tutte le organizzazioni democratiche e che si riconoscono nei valori della Resistenza e della Costituzione siano con noi e con le nostre Associazioni sorelle, insieme alle Istituzioni comunali e municipali, a ricordare i Caduti partigiani e, nel loro nome e col loro esempio, ribadire l’impegno nelle lotte e nelle battaglie di oggi.

26 aprile 2026 alla Festa della Resistenza - Harry Shindler - "La mia guerra non è finita"; "La ventiduesima donna". Di e con Angela Iantosca e "Tina Costa - partigiana della Pace"

 


Nell'ambito della grandiosa Festa della Resistenza di Roma che si terrà a Testaccio - Mattatoio dal 23 al 26 aprile:




Il 26 aprile alle ore 10 nella sala Teresa Noce proiezione de La mia guerra non è finita. Harry Shindler liberatore di Roma docufilm di Bruno Bigoni preceduto da un incontro introduttivo con Paolo Bianchini, David Burton, Adriano Labbucci, Marco Patucchi, Marina Pierlorenzi, Claudia Scimonelli. Saranno presenti i familiari di Harry Shindler (a cura del Municipio I)





il 26 aprile alle ore 17, nella sala Sandro Pertini: La ventiduesima donna - di e con Angela Iantosca. Regia di Gabriele Manili.
Nella Costituente erano ventuno donne che avevano fatto la guerra, la Resistenza. Una di loro era Teresa Mattei, antifascista e partigiana eletta all’Assemblea a soli 25 anni.
Inizia dalla più giovane delle Madri Costituenti fino ai giorni nostri attraversando il mondo femminile. Storie di chi davvero incarna nelle sue scelte i principi di Costituzione, di chi ogni giorno sceglie di essere la Ventiduesima donna.





Sempre il 26 aprile, alle ore 17:30 in Sala Tina Anselmi: TINA COSTA - Partigiana della Pace. Presentazione del fumetto di Francesca Gatto e Chiara Benazzi (Ed. ANPI). Laboratorio creativo di realizzazione di un fumetto per ragazzi e ragazze dagli 11 ai 14 anni, a cura dell'Istituzione Biblioteche di Roma.


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Ripudia intolleranza, razzismo e antisemitismo.
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