29 agosto 2026

9 settembre 2026 - presidio-maratona per la libertà di chiamare le cose con il loro nome: NO al DDL sedicente "antisemitismo" in realtà sopprimente ogni critica ad un governo genocidario




9 settembre dalle ore 13:00 davanti a Montecitorio

APPELLO CONTRO IL DDL ANTISEMITISMO BASATO SULLA DEFINIZIONE IHRA
IL 9/09 RIPRENDE LA DISCUSSIONE ALLA CAMERA IN COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI
 

PRESIDIO-MARATONA DAVANTI A MONTECITORIO PER CHIEDERE LO STOP DELLA NORMA LIBERTICIDA
Il ddl Antisemitismo, in discussione il 9 settembre in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, vuole introdurre nella legge italiana la definizione IHRA (International Holocaust Remebrance Alliance), la quale, in ben 7 degli 11 esempi esplicativi citati di presunti atti di antisemitismo, tende a sovrapporre le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita.
Questo significherebbe tacciare di odio razziale la denuncia delle politiche coloniali, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio del popolo palestinese - denunciato ormai anche dall’Onu circa un anno fa - della pulizia etnica e dell’apartheid.
 Il ddl Antisemitismo si propone il paradossale obiettivo di trasformare in legge una definizione come quella dell’IHRA che invece nasce come giuridicamente non vincolante.
Si tratterebbe dunque di una nuova, anomala, norma che amplierebbe, forzatamente, il concetto di antisemitismo, snaturandolo e trasformandolo in uno strumento per la repressione del dissenso politico e della documentazione dei crimini commessi dal governo israeliano e per colpire il diritto di critica, incentivando forme di autocensura letali per la nostra democrazia.
L’Italia sarebbe quindi il primo Paese in Europa, assieme alla Romania, ad assumere interamente la definizione IHRA con un’apposita legge dello Stato.
A questi si aggiungono, tra i primi ad averla adottata in Europa ma con provvedimenti non vincolanti, Austria (tramite delibera del Consiglio dei Ministri) e Regno Unito (dichiarazione politica del Primo Ministro e dichiarazione scritta ministeriale).
Si costruisce così un quadro che legittima misure sempre più repressive che minaccia direttamente le organizzazioni e ong impegnate nella denuncia della violazione dei diritti umani, le associazioni, i movimenti che lottano per l’autodeterminazione del popolo palestinese e in generale tutte/i le/gli attiviste/i, militanti, cittadine/i, studentesse e studenti e tutti i movimenti per la Palestina e le campagne di boicottaggio come BDS, che in questi mesi a milioni sono scese/i in piazza e si sono mobilitate/i e si mobilitano sempre più in difesa dei diritti umani, civili e politici in Palestina e della libertà despressione, diritto di critica e la libera informazione.
Il ddl Antisemitismo mette a rischio insegnanti, docenti universitari, ricercatori, operatori culturali e artisti, associazioni sportive e atleti, che potrebbero essere accusati di antisemitismo semplicemente per analizzare, raccontare o denunciare le politiche israeliane e il genocidio in corso o per azioni non violente di boicottaggio di Israele.
La definizione IHRA inclusa nelle “Linee guida sul contrasto all’antisemitismo nella scuola” sta già esercitando forti pressioni contro insegnanti e docenti universitari che hanno subito provvedimenti e accuse di antisemitismo.
Colpisce anche quei gruppi ebraici e internazionali che, proprio partendo dalla memoria dell’antisemitismo e dell’Olocausto, si oppongono apertamente al genocidio del popolo palestinese, alle politiche di apartheid (definite tali dalla Corte internazionale di giustizia) e alle politiche del governo Netanyahu.
In netto contrasto con questa deriva, come già approvato dall’Ordine dei Giornalisti, si può e si deve scegliere di abbandonare la definizione IHRA e adottare la Dichiarazione di Gerusalemme, che non vuole essere definizione vincolante dal punto di vista giuridico, ma uno strumento per identificare, monitorare e combattere l’antisemitismo attraverso una serie di linee guida, legando  la lotta all’antisemitismo alla protezione dei diritti umani e alla libertà di critica.
Serve una mobilitazione nazionale per fermare una norma che confonde deliberatamente critica politica e discriminazione, e per far rispettare le leggi già esistenti in modo  che combattano davvero ogni forma di razzismo senza diventare un bavaglio contro chi denuncia il genocidio e le politiche disumane del governo israeliano.
CHIAMIAMO IL MONDO DELLA CULTURA, SCUOLA, UNIVERSITÀ, RICERCA, INFORMAZIONE, ARTE, SPORT, TUTTE LE REALTÀ SOCIALI, CULTURALI, SINDACALI, POLITICHE DAVVERO DEMOCRATICHE A FARE FRONTE COMUNE
Per una normativa che: difenda la memoria della Shoah senza trasformarla in arma politica; protegga davvero le persone ebree da ogni forma di odio; impedisca che l’antisemitismo venga manipolato per giustificare l’oppressione di un altro popolo e mettere in campo forme di repressione e derive autoritarie; garantisca che la lotta al razzismo sia una lotta unica, indivisibile, senza gerarchie né eccezioni.
A tal fine è bene ricordare che gli strumenti normativi per prevenire e punire i crimini d’odio di diversa estrazione già ci sono, quali ad esempio la Legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205): sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione, senza il bisogno di evocare, strumentalmente, ulteriori norme, per di più liberticide come appunto quelle previste dal Ddl Antisemitismo.
SERVE UNA PRESA DI POSIZIONE PUBBLICA
Una maratona di interventi davanti a Montecitorio il 9 settembre 2026, giorno in cui è prevista la votazione del ddl in Commissione Affari Costituzionali della Camera.
Una pressione sul Parlamento per fermare una legge che minaccia la democrazia e la libertà di parola.
 
ORGANIZZAZIONI PROMOTRICI (Elenco In aggiornamento)
ADIF (Associazione Diritti e Frontiere)
Agorà 
Aifo Latina ODV
Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese
Alkemia aps
Artists for Gaza
ANPI ATM di Milano
ANPI Roma
ANPI sezione Don Pappagallo Rioni Esquilino, Monti, Celio (Roma)
ANPI Milano Stadera Gratosoglio
ANPI Napoli Centro “Antonio Amoretti “
Anpi Latina, sezione Severino Spaccatrosi
Amnesty International Italia
Arci
Arci Roma
Articolo 21
Artisti #NoBavaglio 
Associazione Inclusiv3 APS ETS
Associazione I.t.a.c.a.
Associazione culturale Liguria-Palestina
Associazione Memorie & Progetti di Pieve Ligure
Associazione Culturale “Pio La Torre” di Roma
Assopace Palestina 
Associazione Stampa Romana
Attac Italia
Alleanza Verdi e Sinistra
Alleanza Verdi e Sinistra Roma e Lazio
BDS Italia 
Cambiare Rotta
Camera Nazionale Avvocati dei diritti umani
Campagna “Ponti e non muri” Pax Christi Italia
Carovane Migranti 
Carte in regola
Catanesi solidali col popolo palestinese
Catania NoFrontex 
Cdr la Repubblica
Centro donna Lilith aps Latina
Centro Studi Sereno Regis (Torino)
Cittadini per la Palestina, Portogruaro
Confederazione Cobas Firenze
Confederazione Cobas Umbria
Cobas Roma
COBAS scuola
Cobas Scuola Terni
Collettivo Impegno Attivo Valsesia
Comitato di solidarietà con la Palestina in terzo
Comitato Monteverde per la Pace
Comitato un Aiuto per la Palestina 
Comitato Pace Alto Canavese
Comitato per la Palestina di Pordenone
COMITATO per la Pace e i diritti degli Ultimi. Area Casilina/Prenestina
Confederazione Cobas Umbria
ControCorrente Lazio
Coordinamento per l’Unità dei Comunisti 
Coordinamento CNR contro la guerra
Coordinamento Scuole per la Palestina – Pistoia
Coordinamento Ultimo giorno di Gaza Latina
CRED (Centro di Ricerca ed Elaborazione e per la Democrazia)
CRS (Centro per la Riforma dello Stato)
CGIL Napoli
CGIL Roma e Lazio
FLC-CGIL
Disability Pride Network 
Disarma
EPR4Palestine (Enti Pubblici di Ricerca per la Palestina)
Fermatevi associazione per la difesa dei  diritti umani e dei territori 
FNSI – Federazione Stampa Italiana 
Fondazione Pangea
Forum Pace e disarmo Sinistra italiana Lazio
GayNet
Gaza last day
Giovani Democratici Roma
Giuristi Democratici
Global Sumud Flotilla
Global Sumud Flotilla – Lazio
Gruppo Pensionati Vanchiglietta APS (Torino)
IOCISTO-illustrAZIONI
Kairos
Kritica
La carovana dei pacifici
La Scuola per la Palestina
L3A (Laboratorio Ebraico Antirazzista)
Libere Cittadine per la Palestina
L’ultimo giorno di Gaza Latina
Mai indifferenti – voci ebraiche per la pace
Mamme Narranti
MoveOn
Movimento Giustizia e Pace in Medio Oriente
Movimento Omosessuale Sardo ODV
Movimento Studenti Palestinesi
Nwrg (New Weapons Research Group) Genova
Network Giovani M5S
 M5S Latina 
Operatori dell’Informazione per Gaza
OSA
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Parliamo di Socialismo
PCI – Partito Comunista Italiano
PCI “U. Terracini” San Cesareo/ Colonna,
Partito della Rifondazione Comunista
Per non dimenticare – OdV
Possibile Nazionale
Possibile Roma
Potere al Popolo
Pressenza – Agenzia stampa per la Pace e la Nonviolenza
Presidio Palestina Montecitorio 
 Punto Rosso – U. Terracini 
Rete della Conoscenza Roma
Rete #digiunogaza
Rete Giornalisti per la Costituzione 
Rete Italiana Pace e Disarmo 
Rete Italia-Palestina gemellaggi scuole
Rete #NOBAVAGLIO
Rete dei Numeri Pari
Rete Pace e Disarmo
Rete Radiè Resch
Rete dei Preti contro il genocidio
Come Rete Jesi per la Palestina 
Rete degli Studenti Medi del Lazio 
Rete RUP – Ricerca e Università per la Palestina
Roma sa da che parte stare
Roma Tre Etica
Rossosispera Associazione Culturale 
RUP – Rete Ricerca e Università per la Palestina
Sanitari per Gaza Roma
Sanitari per Gaza-Verona
Saptejah (Associazione Culturale) 
Scuola per la Pace Torino e Piemonte
Sinistra Anticapitalista 
Sinistra Anticapitalista Roma
Sinistra Italiana Latina
Sinistra Italiana Roma e Provincia
Spazio Libero APS
Stop Rearm Italia
Tetes de Bois
Tikkun – Diaspora Ebraica Decoloniale
Transform Italia
UDS Roma
UISP
Un’altra idea di mondo
Un Ponte Per
Unione degli universitari 
Unione Sindacale di Base
Valsesia per la Palestina
Venice4Palestine
Voci per la Palestina

𝗣𝗥𝗘𝗦𝗜𝗗𝗜𝗢-𝗠𝗔𝗥𝗔𝗧𝗢𝗡𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗜𝗟 𝗗𝗗𝗟 𝗔𝗡𝗧𝗜𝗦𝗘𝗠𝗜𝗧𝗜𝗦𝗠𝗢: 𝗟𝗔 𝗦𝗢𝗟𝗜𝗗𝗔𝗥𝗜𝗘𝗧À 𝗘 𝗜𝗟 𝗗𝗜𝗦𝗦𝗘𝗡𝗦𝗢 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗜 𝗣𝗥𝗢𝗖𝗘𝗦𝗦𝗔𝗡𝗢

Lunedì 9 settembre, alle ore 13:00, in Piazza Capranica, a Montecitorio, numerose realtà promotrici daranno vita a una mobilitazione nazionale contro l’approvazione del cosiddetto “DDL Antisemitismo”.

La mobilitazione nasce dalla necessità di contrastare un provvedimento che, attraverso l’adozione della definizione IHRA, rischia di produrre un grave restringimento degli spazi di libertà politica, culturale e accademica, colpendo la possibilità di esprimere posizioni critiche nei confronti di Israele e delle sue politiche e delle sue responsabilità nei confronti del popolo palestinese.

Riteniamo inaccettabile che la denuncia dell’occupazione dei territori palestinesi, dell’apartheid, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio in corso a Gaza possa essere ricondotta automaticamente all’antisemitismo. 
La critica politica a uno Stato, alle sue istituzioni, alle sue politiche e alla sua condotta militare deve rimanere pienamente legittima all’interno di una società democratica.

La lotta contro l’antisemitismo è una responsabilità imprescindibile e non può essere indebolita da un uso strumentale della sua definizione.

𝗔𝗻𝘁𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗻𝗼𝗻 è 𝗮𝗻𝘁𝗶𝘀𝗲𝗺𝗶𝘁𝗶𝘀𝗺𝗼

Ribadire questa distinzione significa difendere contemporaneamente la lotta contro ogni forma di razzismo e discriminazione e il diritto di contestare politicamente l’ideologia sionista, le politiche dello Stato di Israele e il sistema di occupazione e discriminazione imposto al popolo palestinese.

Il rischio concreto è quello di introdurre un meccanismo di censura e autocensura capace di colpire non soltanto le piazze e i movimenti, ma anche università, ricerca, informazione, associazionismo e dibattito pubblico. In questo scenario, la solidarietà con il popolo palestinese rischia di essere sottoposta a una progressiva criminalizzazione e il dissenso politico a una forma di intimidazione istituzionale.

È una deriva che riguarda la democrazia nel suo complesso. Il diritto di denunciare un’occupazione, contestare un sistema di apartheid, chiedere la fine delle violenze e delle operazioni militari e prendere posizione contro quelle che riteniamo gravi violazioni del diritto internazionale non può essere subordinato a una definizione che restringa arbitrariamente il campo della critica legittima.

Per questo saremo in piazza: contro il bavaglio, contro la criminalizzazione della solidarietà, contro ogni limitazione della libertà di espressione e del diritto al dissenso.

La nostra mobilitazione vuole riaffermare un principio semplice e non negoziabile: la solidarietà non è un crimine, il dissenso non è antisemitismo e la critica a Israele e allo Stato di Israele non può essere messa a tacere.

Invitiamo associazioni, organizzazioni, lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti, ricercatrici e ricercatori, giornaliste e giornalisti e tutte le persone che hanno a cuore la libertà di espressione e i diritti fondamentali a unirsi alla mobilitazione.

📌 Lunedì 9 settembre 

⏰alle ore 13:00 

📍Piazza Capranica  Montecitorio

Per la libertà di espressione.
Per il diritto al dissenso.
Per la libertà accademica e di stampa.
Per la solidarietà al popolo palestinese.
Contro l’occupazione, l’apartheid e il genocidio.

#NoDdl1004 #Montecitorio #Roma #9Settembre #NoBavaglio #LibertàDiEspressione #DirittiUmani #AntisionismoNonÈAntisemitismo #Palestina #FineOccupazione #NoApartheid #Gaza

Comunicato stampa del 28 agosto 2026

Associazioni: "Criticare Israele non è antisemitismo. No alla norma-bavaglio"

Presidio-maratona il 9/09 dalle ore 13 a Montecitorio 
in occasione della discussione del Ddl Antisemitismo alla Camera

A promuovere la mobilitazione oltre 100 organizzazioni in difesa dei diritti umani e della libertà d'espressione e informazione

"Criticare Israele non è antisemitismo ma è un diritto costituzionale che va salvaguardato per il bene della nostra democrazia e dei diritti umani. Per questo la nuova 'norma-bavaglio', contenuta nel ddl Antisemitismo e basata sulla definizione IHRA (International Holocaust Remebrance Alliance), va fermata. Il prossimo 9 settembre, saremo dalle ore 13, in piazza Montecitorio, per un grande presidio e una maratona di interventi, in occasione dell’avvio della discussione del provvedimento in Commissione Affari Costituzionali alla Camera. Invitiamo tutte le organizzazioni sociali e politiche a unirsi alla mobilitazione". Questo, in sintesi, l’appello firmato ad oggi da oltre 100 sigle, tra organizzazioni sociali e politiche, in difesa dei diritti umani e della libertà d'espressione e informazione.  A promuovere la mobilitazione contro il ddl antisemitismo un’ampia pluralità di realtà: dal mondo dell’informazione ai sindacati, dai movimenti per la Palestina alle comunità ebraiche e cattoliche, dalle campagne e reti per la pace e contro il riarmo fino alle sigle di rappresentanza di scuola e università. E ancora: dalle associazioni per i diritti dei migranti e per la giustizia sociale fino ai collettivi di artisti e comitati cittadini da tutta Italia. 
"Con il ddl antisemitismo, già approvato al Senato anche con i voti di alcuni senatori dell’opposizione,  si vuole introdurre nella legislazione italiana la definizione IHRA, la quale, in ben 7 degli 11 esempi esplicativi di presunti atti di antisemitismo, recepiti nel provvedimento, tende a sovrapporre le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita – spiegano - Questo equivarrebbe a tacciare di odio razziale, e a perseguire legalmente, tutti coloro che denunciano pubblicamente le politiche coloniali, le violazioni dei diritti umani, il genocidio (riconosciuto anche dall'Onu un anno fa), la pulizia etnica e  l’apartheid praticati dallo Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese”.
“Il ddl Antisemitismo si propone il paradossale obiettivo di trasformare in legge una definizione come quella dell’IHRA che invece nasce come giuridicamente non vincolante. Si tratterebbe dunque di una nuova, anomala, norma che amplierebbe, forzatamente, il concetto di antisemitismo, snaturandolo e trasformandolo in uno strumento per la repressione del dissenso politico e della documentazione dei crimini commessi dal governo israeliano e per colpire il diritto di critica, incentivando forme di autocensura letali per la nostra democrazia. L’Italia sarebbe il primo Paese in Europa, assieme alla Romania, ad assumere interamente la definizione IHRA con un’apposita legge dello Stato".
“È bene ricordare che gli strumenti normativi per prevenire e punire i crimini d’odio di diversa estrazione già ci sono, quali ad esempio la Legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205): sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione, senza il bisogno di evocare, strumentalmente, ulteriori norme, per di più liberticide come appunto quelle previste dal Ddl antisemitismo. In netto contrasto con questa deriva, come già approvato dall’Ordine dei Giornalisti, si può e si deve scegliere di abbandonare la definizione IHRA e adottare la Dichiarazione di Gerusalemme, che non vuole essere definizione vincolante dal punto di vista giuridico, ma uno strumento per identificare, monitorare e combattere l’antisemitismo attraverso una serie di linee guida, legando la lotta all’antisemitismo alla protezione dei diritti umani e alla libertà di critica”.
“Ci appelliamo al mondo della cultura, scuola, università, ricerca, informazione, arte, sport e tutte le realtà sociali, culturali, sindacali, politiche, davvero democratiche, a fare fronte comune. Per far rispettare una normativa che: difenda la memoria della Shoah senza trasformarla in arma politica; protegga davvero le persone ebree da ogni forma d’odio; impedisca che l’antisemitismo venga manipolato per giustificare l’oppressione di un altro popolo e mettere in campo forme di repressione e derive autoritarie; garantisca che la lotta al razzismo sia una lotta unica, indivisibile, senza gerarchie né eccezioni”, concludono.

Roma, 28 agosto 2026 



28 agosto 2026

8 settembre 2026 - Sala della Protomoteca in Campidoglio: celebrazioni dell'inizio della Resistenza Italiana

 


Il prossimo 8 settembre alle ore 17:00  -  Sala della Protomoteca del Campidoglio, come ogni anno celebreremo l'inizio della Resistenza Italiana.
Il pomeriggio si articolerà in vari momenti:
 
L'introduzione di Marina Pierlorenzi, presidente dell'ANPI provinciale di Roma e i saluti istituzionali del sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri, del vicesindaco della città metropolitana di Roma Capitale Pierluigi Sanna e dell'assessore alla cultura di Roma Capitale Massimiliano Smeriglio. Porterà quindi un saluto Gianfranco Pagliarulo presidente nazionale ANPI. 
 
Seguirà un momento di approfondimento e riflessione storica grazie a Davide Conti, storico e vicepresidente dell'ANPI provinciale di Roma con un intervento dal titolo l'alba della Resistenza e la sua eredità.
  
Sarà quindi la volta di una riflessione sul ruolo fondamentale delle donne nella Resistenza e nella Guerra di Liberazione dal nazifascismo con il teatro civile di Marianna de Pinto e Simona Oppedisano: NON COMPARSE. Senza di noi nessuna Resistenza. Progetto di Malalingua ETS e Teatrificio 22.
 
Quindi il consueto concerto per l'8 settembre, con il SESTETTO MODERNO (Angelo Colone - chitarra, Laura Pugliese - voce, Paolo Rocca - clarinetti, Fabrizio Bono - Violino, Salvatore Zambataro - fisarmonica e clarinetto, Mauro Battisti - contrabbasso).
Musiche di Shostakovic, Castelnuovo Tedesco, Piazzolla, Weill, Rota, Theodorakis 

Sono state invitate le autorità militari, le associazioni partigiane e dell’antifascismo.
 
Per prenotazione scrivere a anpi.roma@gmail.com 
 
 

27 agosto 2026

RAI Scuola: quale servizio pubblico? Comunicato dei comitati provinciali di Roma e Torino e delle sezioni ANPI RAI di Roma e Torino

 

RAI SCUOLA: QUALE SERVIZIO PUBBLICO?
Innovare senza escludere, cambiare senza uniformare
Dal 1° ottobre 2026 Rai Scuola non avrà più il proprio canale dedicato sul digitale terrestre, destinato, secondo i palinsesti RAI 2026-2027, al nuovo canale “Italiana”.
È bene essere chiari: Rai Scuola non chiude. Continuerà ad esistere come struttura editoriale e i suoi contenuti saranno diffusi principalmente attraverso RaiPlay e, ove possibile, negli spazi degli altri canali RAI. Ma perdere un canale dedicato significa perdere uno spazio autonomo, stabile e immediatamente riconoscibile del Servizio Pubblico destinato alla scuola, alla conoscenza, alla formazione e ai giovani.
Come ANPI RAI e Comitati Provinciali ANPI di Roma e Torino non intendiamo contrapporre televisione lineare e digitale. È giusto che Rai Scuola utilizzi sempre più RaiPlay per incontrare le nuove generazioni nei luoghi e con gli strumenti che esse maggiormente utilizzano.
Il problema non è il digitale. Il problema è quando il digitale, anziché aggiungere opportunità, diventa sostitutivo.
RaiPlay è gratuita, ma per utilizzarla occorrono una connessione Internet, dispositivi adeguati e competenze digitali. Anche sulle Smart TV l'accesso ai suoi contenuti richiede una connessione alla rete.
Il digital divide non è quindi una questione del passato. Continua ad avere una dimensione economica, sociale, territoriale e culturale e riguarda soprattutto quelle fasce della popolazione verso le quali il Servizio Pubblico dovrebbe esercitare con maggiore forza la propria funzione universale.
È una contraddizione che emerge con particolare evidenza proprio parlando di Rai Scuola: i ragazzi delle famiglie economicamente e socialmente più fragili sono quelli per i quali l'accesso alla conoscenza e alle opportunità educative dovrebbe essere maggiormente garantito, non reso più difficile.
Esiste inoltre una differenza che non può essere ignorata. Per le comunicazioni elettroniche l'ordinamento prevede un Servizio Universale, che tutela l'accesso a servizi di connettività adeguati. Questa tutela, tuttavia, non equivale alla garanzia di un accesso universale e gratuito ai contenuti audiovisivi del Servizio Pubblico distribuiti attraverso Internet.
Da qui una domanda precisa alla RAI: se RaiPlay diventa la modalità privilegiata di accesso a Rai Scuola, come si intende garantire che nessun giovane venga penalizzato per condizioni economiche, sociali, territoriali o tecnologiche?
Ma fermarsi a Rai Scuola significherebbe guardare il dito e non la luna.
Al suo posto sul digitale terrestre nasce “Italiana”, un canale destinato al racconto del nostro Paese. Non contestiamo l'idea di raccontare l'Italia. Ci interroghiamo su quale Italia si voglia raccontare.
L'Italia non è soltanto patrimonio artistico, paesaggi, borghi, eccellenze e turismo. È anche lavoro, periferie, aree interne, differenze sociali e territoriali, nuove cittadinanze, fragilità, comunità e partecipazione. La capacità di rappresentare questa complessità distingue un autentico Servizio Pubblico da una televisione che si limita a costruire una rappresentazione identitaria del Paese.
Per questo la vicenda di Rai Scuola non può essere separata dalle altre trasformazioni in corso. La ridefinizione dell'identità di Rai 3, il ridimensionamento di spazi dedicati all'informazione internazionale, le trasformazioni dell'Approfondimento e ora la nascita di “Italiana” al posto del canale di Rai Scuola, prese singolarmente, possono essere presentate come normali scelte editoriali e organizzative. Osservate nel loro insieme, delineano invece una progressiva ridefinizione delle priorità e della stessa concezione del Servizio Pubblico.
È questa la luna che dobbiamo guardare.
Sta prendendo forma una RAI nella quale alcuni spazi storicamente dedicati a pluralismo, approfondimento, conoscenza e funzione educativa rischiano di perdere centralità, mentre emerge una narrazione del Paese sempre più coerente con la cultura e i riferimenti identitari dell'attuale maggioranza di Governo.
È su questo terreno che, come ANPI, sentiamo il dovere di richiamare l'attenzione.
La RAI non appartiene al Governo né alla maggioranza politica del momento. Appartiene alla Repubblica e ai cittadini. Non ha il compito di raccontare l'Italia che piace a chi governa, ma di rappresentare il Paese nella sua complessità, nelle sue differenze, nelle sue contraddizioni e nel suo pluralismo.
La RAI deve innovare, investire nel digitale e parlare alle nuove generazioni con nuovi strumenti e nuovi linguaggi. Ma innovare deve significare ampliare i diritti e le possibilità di accesso, non restringerli; cambiare deve significare rafforzare il Servizio Pubblico, non modificarne progressivamente la missione.
Innovare senza escludere. Cambiare senza perdere universalità. Raccontare l'Italia senza uniformarla.
È su questo che si misura, oggi, la difesa del Servizio Pubblico.


ANPI - Comitati Provinciali di Roma e Torino

Sezioni ANPI RAI di Roma e Torino 

Renato Biagetti il 27 agosto di 20 anni fa veniva brutalmente assassinato da due fascisti


Il comitato provinciale dell'ANPI di Roma ricorda e onora Renato Biagetti, che nella notte del 27 agosto del 2006 fu assassinato a coltellate da due fascisti. Renato Biagetti aveva 26 anni ed era profondamente attivo sul fronte antifascista e antirazzista. Quella sera aveva trascorso la serata ad un concerto sul litorale romano e motivo dell'aggressione omicida fu proprio l'antifascismo professato dal ragazzo.
Nel suo nome è stata fondata una sezione ANPI "Renato Biagetti" ed è stata posta una targa dalla sezione ANPI e dal Comune di Fiumicino nei pressi del luogo ove fu assassinato. 

Ogni anno in suo ricordo viene organizzato dagli amici del centro sociale Acrobax dalla sezione ANPI "Renato Biagetti" e da altre realtà vicine il festival antifascista "Renoize" e quest'anno va dal 27 agosto al 5 settembre. 

 Il 5 settembre alle 17 corteo da Porta San Paolo 

Al link il programma:

https://ionondimentico.noblogs.org/ 

26 agosto 2026

Il 26 agosto 2021 ci lasciava ìl partigiano Nando Cavaterra

 "Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio".

Giovanissimo partecipò alla Resistenza combattendo con i GAP dell'ottava zona di Roma, tra le allora borgate di Centocelle e Torpignattara. Fedele tutta la vita agli ideali del comunismo e della Resistenza lo ricordiamo attivo dirigente dell'ANPI di Roma fino a prima della pandemia, ancora impegnato nella lotta per la realizzazione degli ideali della propria gioventù e per un paese migliore del nostro attuale. Appassionato e gentile, determinato nel lanciare l'allarme contro ogni fascismo, severamente schierato contro ogni cedimento della sinistra, sempre disponibile per i giovani e i giovanissimi. Un compagno che continueremo a porre a magistero dei giovanissimi, che ancora adolescente abbracciò la scelta della lotta partigiana e che tutta la vita ha lottato per i propri ideali. Caro Nando ti porteremo sempre con noi, che questa terra che contribuisti a liberare dal fascismo e dal nazismo ti sia lieve. Il comitato provinciale dell'ANPI di Roma






Intervista a il Fatto del 24 aprile 2017










17 agosto 2026

Ci ha lasciato Mario Di Maio - l'ultimo partigiano di San Lorenzo

Le esequie del partigiano Mario Di Maio si svolgeranno il 19 agosto 2026 alle ore 11:00 presso la Chiesa di Santa Maria Immacolata, nel cuore del quartiere natio di San Lerenzo di Roma. La Camera ardente sarà aperta dalle 8:30 alle 9:30 di mercoledì 19 agosto, presso il Policlinico Tor Vergata, Via Oxford 31 Roma. Chiedere all'Ufficio informazioni


Mario Di Maio 18/11/1928 - 9/8/2026

Mario nacque a Roma nel quartiere antifascista di San Lorenzo. Il padre era un antifascista storico, attivo contro il regime già a partire dal 1922 e per questo spesso preso di mira dai fascisti.

Giovanissimo, fu testimone del bombardamento del quartiere del 19 maggio 1943. In quel momento era recluso nel carcere minorile di San Lorenzo, a via dei Reti, in quanto aveva picchiato il figlio di un fascista. Riuscì a fuggirne proprio durante i bombardamenti, saltando dal secondo piano dell'edificio e mettendo in salvo un bambino rimasto ferito.

Unitosi alla formazione partigiana Bandiera Rossa con il nome di battaglia di "Er Nanetto" prese parte alla battaglia di Porta San Paolo durante l'occupazione tedesca di Roma e si recò in seguito a combattere in Abruzzo.

Era l'ultimo partigiano in vita del quartiere San Lorenzo.

Era sempre con noi a tutte le iniziative di testimonianza sulla Resistenza, alle celebrazioni dell'8 settembre, del 25 aprile, alla parata del 2 giugno, nelle scuole, ovunque testimoniava l'antifascismo con gioiosa determinazione.

13 agosto 2026

Scomparsa di Umberto Gullace

Ci ha lasciati oggi Umberto Gullace, figlio di Teresa Talotta Gullace. 

Nato nel 1930, Umberto aveva solo tredici anni quando, il 3 marzo 1944, assistette all'uccisione della madre Teresa da parte di un soldato nazista davanti alla caserma dell'81° Reggimento di fanteria, in Viale Giulio Cesare, mentre tentava di consegnare al marito rastrellato un fagotto contenente del pane. Da diversi anni viveva a Ciampino. 

L'ANPI si stringe attorno ai suoi familiari, ricordando la sua esemplare testimonianza della brutalità nazifascista.

Per chi volesse rendere a Umberto l'ultimo saluto, le esequie si terranno venerdì 14 agosto alle ore 15:00, presso la Chiesa di San Gaspare del Bufalo, in Piazza San Gaspare del Bufalo, zona Arco di Travertino.

25 aprile, Umberto Gullace ricorda i fatti di Roma Città Aperta - Il Sole 24 ORE https://share.google/dHBCZdPrp4HOepyGB

10, 100, 1000 Gino Strada. Il mondo sarebbe migliore



Il 13 agosto 2021 moriva Gino Strada
 
“Quel che facciamo per loro, noi e altri, quel che possiamo fare con le nostre forze, è forse meno di una gocciolina nell’oceano. Ma resto dell’idea che è meglio che ci sia, quella gocciolina, perché se non ci fosse sarebbe peggio per tutti. Tutto qui. È un lavoro faticoso, quello del chirurgo di guerra. Ma è anche, per me, un grande onore.” 

«Se dovessi fare il ministro reintrodurrei la dicitura Ministero della Sanità Pubblica. Con me non ci sarebbero convenzioni con i privati. Non un euro. Io sono per una sanità pubblica, di alta qualità e totalmente gratuita. Per ri-costruirla non servirebbero neanche altri investimenti. Bisognerebbe smettere di rubare. Almeno trenta miliardi l'anno finiscono in profitto.  Quando una struttura sanitaria che dovrebbe essere ospitale con chi soffre diventa un'azienda in cui si gioca con i rimborsi e il pagamento a prestazione, si mette in atto un crimine sociale.»

Foto da: emergency.it

12 agosto 2026

12 agosto 1944: l'eccidio di Sant'Anna di Stazzema

La mattina del 12 agosto 1944, diverse centinaia di uomini appartenenti alla 16. SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS" raggiunsero la frazione di Sant'Anna, nel comune versiliese di Stazzema, con l'ordine di compiere un massacro: a guidarli lungo le impervie mulattiere e ad indicare le case destinate ad essere incendiate, fascisti italiani in divisa nazista.

Il paese di Sant'Anna conta poche centinaia di abitanti, perlopiù sparsi nelle tante case isolate disposte lungo il versante della montagna, ma l'ordine di sfollamento impartito dai comandi tedeschi a causa del rapido avvicinamento del fronte determina l'afflusso nel piccolo centro di centinaia di sfollati, provenienti perlopiù dalla pianura della Versilia ma anche da zone molto più lontane: Piombino, l'isola d'Elba, Foligno, Napoli. Poco più a nord, sul monte Ornato, operano i partigiani della 10 Brigata Garibaldi "Caiani", la cui attività non aveva tuttavia mai interessato direttamente il paese. All'arrivo delle SS, gli abitanti credono si tratti di un normale rastrellamento e fanno fuggire gli uomini nei boschi: nel paese rimangono donne, anziani e bambine. 

Rastrellati nelle proprie abitazioni e condotti sulla piazza del paese, davanti alla chiesa, gli abitanti di Sant'Anna vengono massacrati a colpi di mitragliatrice; i loro corpi vengono cosparsi di benzina e dati alle fiamme per occultare le tracce del massacro compiuto. Al termine della giornata, le vittime dei massacri compiuti a Sant'Anna e nei limitrofi centri di Valdicastello, Mulina e Capezzano Monte saranno 560.

Le modalità stesse con cui si svolse la strage, perpetrata in un'area che gli stessi occupanti avevano dichiarato "zona bianca" e pertanto idonea all'accoglienza degli sfollati, dimostrano chiaramente come il ricorso sistematico alla violenza di massa rappresentasse lo strumento principale di controllo del territorio e di imposizione da parte dei nazifascisti della propria autorità, spesso apertamente osteggiata dalla popolazione che non esitava a dare riparo ai partigiani: si rivela così in tutta la sua ipocrisia la narrazione che vorrebbe tedeschi e fascisti garanti di un ordine equo, nel cui contesto le stragi rappresenterebbero la semplice risposta all'attività dei partigiani. 

Non dimentichiamo le 560 vittime innocenti di Sant'Anna di Stazzema, cadute vittime della barbarie nazista e della servitù fascista.



09 agosto 2026

Mario Fiorentini: 7 novembre 1918 - 9 agosto 2022. Ricordando il comandante partigiano, l'uomo dai 4 nomi, l'uomo delle 3 vite







Mario Fiorentini, nato a Roma il 7 novembre 1918 e morto il 9 agosto 2022, è stato un uomo straordinario che ha vissuto, come amava dire lui stesso, "tre vite": quella culturale, quella partigiana e quella matematica.

Fiorentini era ancora studente quando iniziò l'attività clandestina con "Giustizia e Libertà" e il Partito comunista.
Il padre, Pacifico, era un ebreo non praticante, un libero pensatore di ideali mazziniani, amante della poesia, della musica e della letteratura, ma ragioniere per tradizione in quanto doveva svolgere attività commerciale. La madre, Maria Moscatelli era di religione cattolica. Educarono Mario in modo laico.
Tra la fine degli anni Trenta e l'inizio degli anni Quaranta, Fiorentini è un autodidatta, con interessi per l'arte e la cultura in genere; come molti giovani di quel periodo, frequenta librerie e cineforum e il suo amico Carlo Lizzani (divenuto poi uno dei più apprezzati cineasti neorealisti) lo descriveva come "un ragazzo con i capelli lunghi, pallido, romantico, un poeta".
Prima della resistenza armata al nazifascismo, di cui è stato un rappresentante di spicco, Fiorentini frequenta l'ambiente culturale e intellettuale romano degli anni '30 e '40. Via Margutta, Villa Strhol Fern ma anche le serate di cultura cinematografica a Palazzo Braschi (sede del Partito Fascista) e i littoriali della poesia.
Le frequentazioni artistiche e intellettuali: "Frequentavo scrittori e poeti come Pratolini e Penna, pittori del calibro di Vedova, Turcato e Guttuso, registi come Visconti, Petri e Lizzani, che era un amico". Agli inizi degli anni Quaranta costituisce una compagnia teatrale. Questa intensa attività culturale si svolgeva nel paradosso di un regime fascista che, preso dalle furie delle leggi razziali e dalle guerre passate e presenti, non si accorgeva di questi spazi di dibattito che avrebbero poi confluito nella Resistenza. Le serate cinematografiche a Palazzo Braschi, sede del Partito Fascista, ne sono un esempio.
La "prima vita" culturale di Fiorentini si configura quindi come quella di un giovane intellettuale romano immerso nei fermenti artistici della capitale, frequentatore di quelli che sarebbero diventati i protagonisti del neorealismo italiano e dell'arte contemporanea, in un ambiente che mescolava passione per l'arte e primi fermenti antifascisti. 
Mario Fiorentini entrò in contatto con gli ambienti antifascisti di Roma alla fine degli anni '30 attraverso Fernando Norma, ebanista membro dei gruppi di Giustizia e Libertà poi trucidato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. In questo periodo incontrò Lucia Ottobrini, l’amore inseparabile della sua vita, con la quale condivise il resto dell’esistenza fino alla scomparsa di lei nel 2015. Nel periodo che seguì l’arresto di Mussolini e la caduta del fascismo (25 luglio 1943) si avvicinò al Partito Comunista e dopo la firma dell'armistizio dell'Italia con le forze Alleate dell'8 settembre 1943 e la battaglia di Porta San Paolo alla quale assistette, partecipò all’organizzazione delle formazioni armate dei Gruppi di Azione Patriottica (GAP) dirette da Antonello Trombadori e Carlo Salinari del Partito Comunista. 
Divenne comandante del GAP centrale Antonio Gramsci. Fu operativo in numerosissime azioni tra le quali, solo per fare due esempi, l'attacco solitario all'ingresso del carcere di Regina Coeli contro un camion di tedeschi e l’attacco ad una colonna fascista a Via Tomacelli.
Fiorentini fu tra i principali organizzatori dell'attacco di via Rasella a Roma, il 23 marzo del 1944 (pur non partecipandovi materialmente perché troppo noto nella zona). Fu proprio lui a notare che una colonna di militari nazisti passava con una certa regolarità, marciando e cantando in pieno centro, compiendo sempre lo stesso percorso. Informò quindi il comando militare che decise tra le varie opzioni, l’attacco in Via Rasella e lo incaricò dell’organizzazione.
Dopo l'episodio di via Rasella, Mario e Lucia operano per un po' nelle zone di Roma del Quadraro e del Quarticciolo.
Devono però lasciare Roma e vanno a dirigere i GAP a Tivoli. Lucia tiene i collegamenti con la capitale e dirige altre operazioni cruciali in collaborazione con l'OSS (Office of Strategic Services, i servizi segreti americani prima della nascita della CIA). La necessità di lasciare Roma dopo via Rasella era dovuta al fatto che i nazisti avevano intensificato l’azione contro i partigiani al centro di Roma. Le operazioni al Quadraro, Quarticciolo e poi a Tivoli rappresentarono quindi una fase cruciale della Resistenza romana, in cui i GAP continuarono la lotta armata spostandosi nelle periferie e nei territori limitrofi alla capitale, per attaccare il nemico sulle vie consolari che portavano verso le zone del fronte dopo lo sbarco di Anzio.
Dopo la liberazione di Roma, a partire dal luglio del 1944, Fiorentini fu posto al comando della missione "Dingo" dell'Office of Strategic Services (OSS) e proseguì la Resistenza nel Nord Italia (Emilia e Liguria) e operò anche in Lombardia e Piemonte. 
Al termine del conflitto venne insignito di tre medaglie d'argento al valor militare, tre croci al merito di guerra, diventando così il partigiano più decorato d'Italia.
La sua attività partigiana rappresenta un esempio straordinario di coraggio e dedizione che si estese per tutto il periodo della Resistenza, dal centro di Roma occupata fino alle regioni del Nord Italia ancora sotto controllo nazifascista.
Autodidatta, nel dopoguerra compì gli studi liceali e poi universitari, sostenuto sempre da Lucia. Divenne quindi professore di geometria all'Università di Ferrara che rese famosa nel campo con i suoi studi e con un gruppo di studiosi che vi si aggregarono grazie alle sue capacità catalizzatrici. 
Fu sempre accanto a Lucia, anche lei valorosa partigiana, decorata con Medaglia d'argento al valor militare per le ardite azioni compiute.

08 agosto 2026

8 agosto 1956: la strage di Marcinelle - 256 lavoratori immigrati morirono in una miniera belga

L’8 agosto del 1956 si compì un gravissimo incidente sul lavoro che causò la morte di 262 minatori di 12 diverse nazionalità, di cui 136 italiani. La data segnerà per sempre il dramma della povertà, dell’emigrazione, delle drammatiche condizioni di lavoro nel cuore dell’Europa e ci parla anche dell'oggi
 
La cronaca della tragedia:
 

 
 
 
 
Leggi anche l'interessante articolo:

 Marcinelle, dopo 70 anni una tragedia che parla al presente

https://alleyoop.ilsole24ore.com/2026/08/07/tragedia-marcinelle/ 
 

 La situazione migratoria italiana nel 2025:

https://www.istat.it/ 

Migrazioni interne e internazionali della popolazione residente
Mobilità interna in ripresa,
saldo estero sostenuto dall’ingresso di stranieri

Dopo il picco del 2024, pari a 141mila, nel 2025 gli espatri si attestano a 109mila unità (-22,7%), con un saldo migratorio negativo di italiani che da -83mila si riduce a -53mila. Nonostante una lieve flessione, le immigrazioni dei cittadini stranieri (383mila; -2,5%) continuano a sostenere il saldo migratorio con l’estero, che passa da +263mila nel 2024 a +296mila nel 2025.

Vedi anche:

https://www.migrantes.it/ 

 

 

06 agosto 2026

6 agosto 1945 - 6 agosto 2026: 81° anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima




Oggi, 6 agosto, ricorre l'81° anniversario del bombardamento atomico statunitente di Hiroshima, in Giappone. Appena tre giorni più tardi, il 9 agosto 1945, un altro ordigno nucleare statunitense deflagrava sulla città di Nagasaki.

La guerra era ormai alle battute conclusive, e secondo molti storici ed interpreti più che un'azione militare il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki fu una prova di forza e una dimostrazione che l'entourage politico-militare del presidente Truman volle dare alla vicina Unione Sovietica. Il bilancio delle vittime degli ordigni nucleari, così distruttivi eppure decisamente rudimentali rispetto a quelli oggi negli arsenali, dal 1945 a oggi è salito a circa 74.000 morti. 

Antonio Gramsci diceva che la Storia è una maestra senza scolari e i conflitti attuali rendono lo spaventoso scenario dell'uso delle armi atomiche più concreto e attuale che mai.

Riconoscendo nella pace tra i popoli un valore assoluto, fondante della nostra società democratica e antifascista, lanciamo, oggi, nell'81° anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima, il nostro grido di pace.

Tacciano le armi, in Ucraina, in Palestina, in Iran ed in ogni altro angolo di Terra, si svuotino i granai e si investa invece invece in sviluppo, innovazione, progresso e cooperazione internazionale. Il nostro paese, l'Italia, impiega e purtroppo impiegherà moltissimi soldi pubblici per la produzione, l'approviggionamento e l'esportazione di armamenti, quando invece sappiamo essere ben altre le priorità: cultura e istruzione, sanità, lavoro, ambiente, dignità e giustizia sociale.

L'associazione dei partigiani continua la sua mobilitazione contro la brutalità della guerra e la distruzione che essa genera. Come diceva il comandante partigiano Germano Nicolini: «Noi sognavamo un mondo diverso: un mondo di libertà, un mondo di giustizia, un mondo di pace, di fratellanza e di serenità. Purtroppo questo mondo non c’è. E allora riflettete, ragionate con la vostra testa e continuate la vostra lotta».

Ordine del Giorno approvato a maggioranza (2 astenuti) dal comitato provinciale dell'ANPI di Roma nella seduta del 5 agosto 2026


Il Comitato Provinciale dell’ANPI Roma riunitosi, con convocazione straordinaria il giorno 5 agosto 2026, ha discusso termini, merito e metodo del comunicato congiunto emesso e firmato dall'ANPI nazionale e l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Già nelle ore immediatamente successive la pubblicazione del suddetto comunicato la Presidenza dell'ANPI Provinciale di Roma aveva inviato una lettera diretta alla Presidenza ANPI nazionale, alla segreteria nazionale e al comitato nazionale rappresentando profondo disappunto e contrarietà rispetto a: 1) contenuti politici di merito del documento; 2) scenari che concretamente disegna in ordine alla convocazione delle piazze del prossimo 25 aprile da parte dei Comitati Provinciali ANPI delle varie città d'Italia; 3) metodo adottato per gestire un passaggio reso complesso da evidenti fattori internazionali, nazionali e locali che sono andati sviluppandosi in questi ultimi anni (per ciò che riguarda la piazza di Roma in particolare negli ultimi dieci).

Raccogliendo e rappresentando tensioni, critiche e inquietudini di un largo numero di iscritte e iscritti delle nostre oltre settanta sezioni (che raccolgono oltre settemila persone) il Comitato provinciale pone in evidenza i principali aspetti di criticità del documento ANPI Nazionale-UCEI.

Il primo e più rilevante punto critico di merito è l'assenza di una qualsiasi parola di condanna delle politiche genocidarie e neocolonialiste di Israele nei confronti delle popolazioni palestinese, libanese e iraniana.

Il valore dell'antifascismo nel nostro tempo presente, onde evitare un suo logoro utilizzo retorico-celebrativo, trova la sua ragione storico-politica ed il suo significato di azione nella lotta contro la guerra (che passa anche dalla denuncia della collaborazione militare-industriale e dagli accordi economici tra governo italiano e governo israeliano); nella contestazione radicale delle politiche colonialiste e neocolonialiste che le grandi potenze militari e nucleari (su tutte Usa e Israele) vanno sviluppando in diversi teatri e regioni geopolitiche del pianeta (Palestina, Libano, Venezuela, Cuba e Iran); nell'internazionalismo inteso prima di tutto come sostegno alla causa dei popoli oppressi come quello palestinese; nella denuncia della violazione sistematica del diritto internazionale (che ha portato la Corte Penale Internazionale all'incriminazione degli esponenti apicali dello Stato d'Israele e all'emissione di un mandato di cattura internazionale nei confronti del capo del governo Netanyahu per crimini di guerra e contro l'umanità); nella mobilitazione unitaria delle forze sociali e politiche che si riconoscono nei valori della Resistenza partigiana contro le disuguaglianze sociali, le discriminazioni etniche, razziali e di genere che vanno acuendosi in linea con l'aggravarsi della crisi e della riconversione degli assetti globali allo stato di guerra.

In questa cornice valoriale, condivisa e largamente unitaria, sono state organizzate le grandi manifestazioni popolari che hanno celebrato l'anniversario della Liberazione d'Italia e le altre date storiche della lotta antifascista nel nostro Paese in questi ultimi anni.

Tuttavia proprio all'interno di queste manifestazioni si sono succedute (con particolare rilievo a Roma e Milano) continue provocazioni di piazza da parte delle locali Comunità ebraiche iniziate con gli incidenti di Roma del 2014 e protrattesi per tutto il decennio.

È proprio su questo terreno che la «condanna di qualsiasi atto di violenza» di cui parla il comunicato siglato con l'UCEI è sempre mancata da parte dei responsabili della comunità ebraica.

Tra gli episodi più gravi ricordiamo quelli del 25 aprile 2024 (quando oltre 200 persone si presentarono a Porta San Paolo armati di caschi, tirapugni, pietre e spranghe per occupare con la forza il luogo di ritrovo del corteo della Liberazione) e del 25 aprile 2026 quando nei pressi di Parco Schuster sono stati sparati colpi d’arma, seppure non letale, contro un iscritto ed un’iscritta alla nostra associazione solo perchè indossavano al collo il fazzoletto con il simbolo ANPI ovvero dell'associazione fondata dai Liberatori e dalle Liberatrici d'Italia. Nessuna parola di condanna dell'accaduto e di solidarietà alle due persone colpite è mai arrivata agli interessati e all'ANPI da parte dei rappresentanti della comunità. Viceversa, in questi anni non sono mancati tentativi (vani) di dialogo operati della Presidenza ANPI di Roma con rappresentanti della CER. A riprova del fatto che il 25 aprile per la nostra associazione non è stato mai stato pensato come data “divisiva” o escludente per nessuno, fermo restando che proprio per questo l'ANPI Provinciale di Roma non riconosce ad alcuno il diritto di porre veti alla rappresentazione nelle nostre piazze dei temi e delle bandiere che rivendicano l'autodeterminazione dei popoli come quello palestinese e di imporre in quei contesti presenze provocatorie come quelle di Milano lo scorso 25 aprile (con il tentativo di collocare all'interno del corteo, anzi alla sua testa) effigi di Netanyahu e Trump ovvero dei principali responsabili delle guerre di sterminio in atto nel mondo. Una vicenda conclusasi con una nuova provocazione giunta ad esito proprio il giorno successivo al comunicato UCEI-ANPI con l'annuncio delle denunce “contro ignoti” (i partecipanti al corteo che contestarono la presenza delle foto di Netanyahu e Trump) presentate dalla “brigata ebraica” proprio per i fatti di Milano del 25 aprile.

A Roma, prepareremo e celebreremo il prossimo 25 aprile come abbiamo sempre fatto dalla fondazione dell’ANPI: in modo unitario, libero e indipendente, coinvolgendo tutte le realtà e le molteplici anime associative politiche e sindacali antifasciste, invitando, come sempre, la comunità ebraica romana a partecipare al corteo con pari dignità e responsabilità di tutti i soggetti partecipanti, senza operazioni di strumentalizzazione di cui la Brigata Ebraica è oggetto a differenza di altri importanti contingenti delle truppe alleate (il cui contributo alla Liberazione d'Italia fu senz'altro superiore in termini di perdite e impegno operativo, come la Força Expecionaria Brasileira, il 2° Corpo d'Armata Polacco, ecc. ecc.) processo funzionale a legittimare la posizione di Israele agli occhi degli antifascisti e delle antifasciste. L’ANPI provinciale di Roma continuerà il percorso unitario e plurale nel nome dell’antifascismo, della Resistenza e della Guerra di Liberazione. Per questo riafferma e ribadisce la vicinanza al popolo palestinese, al popolo cubano e a tutti i popoli che combattono per libertà, democrazia, autodeterminazione e giustizia sociale. Chiediamo un dovuto chiarimento sulle motivazioni e le modalità di pubblicazione di questo accordo che mette in grande difficoltà tutta l’Associazione, ponendolo all’OdG al prossimo Comitato Nazionale.

04 agosto 2026

4 agosto 1974: la strage dell'Italicus

Nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1974 una bomba posizionata nella quinta vettura del treno espresso 1406 denominato "Italicus", partito da Roma e diretto a Monaco di Baviera, esplode mentre il treno è in transito lungo la Grande galleria dell'Appennino all'altezza di San Benedetto Val di Sambro. Nell'esplosione e nell'incendio che segue perdono la vita 12 persone, tra le quali il ferroviere Silver Sirotti, Medaglia d'Oro al Merito Civile, intento a portare in salvo i passeggeri rimasti incastrati tra le lamiere.

Nonostante la rivendicazione da parte dei neofascisti di Ordine Nero, decisi a seppellire la democrazia «sotto una montagna di morti», ad oggi i responsabili materiali della strage restano ignoti e le vicende processuali si sono concluse con l'assoluzione di tutti gli imputati: rimane accertata la chiara matrice neofascista della strage, volta a destabilizzare gli equilibri istituzionali dell'Italia repubblicana per favorire l'ascesa della destra più estrema nel più complesso quadro della strategia della tensione.

In memoria delle vittime delle stragi fasciste, proseguiamo con tenacia, determinazione e orgoglio sulla strada della Costituzione tracciata dalle partigiane e dai partigiani perché il fascismo sia bandito dalla società civile e dalla storia.

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Ripudia intolleranza, razzismo e antisemitismo.
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