14 giugno 2024

Solidarietà al Sally Brown

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia esprime piena solidarietà e vicinanza al Sally Brown Rude Pub per l’aggressione subita ieri notte da parte del gruppo nazista francese di Bordeaux 'La Bastide Bordelaise', conosciuto alle cronache per l'aberrante campagna “in difesa" della razza ariana (Defende Europe). 

La vigliacca aggressione avvenuta quasi all’alba con il tentativo di forzare l'entrata e quindi con il lancio di bottiglie e a quanto pare con martelli e accette, si innesta nel contesto attuale che vede sempre più spesso una crescente agibilità politica dei gruppi che si richiamano al fascismo e al nazismo. 

Storico punto di riferimento di antifasciste e antifascisti romani, locale conosciuto in tutta Europa per la sua attività culturale, artistica e musicale da sempre accompagnata all’impegno sociale e politico, il Sally Brown rappresenta da quasi un trentennio un presidio di socialità e uno spazio di condivisione democratica multirazziale e multiculturale in uno degli storici quartieri dell’antifascismo capitolino. 

Ci aspettiamo la ferma condanna dell'accaduto da tutte le forze politiche, soprattutto da quelle che espressero indicibili giudizi su Ilaria Salis, detenuta senza prove e in condizioni indegne in Ungheria, e che pochi giorni fa hanno trasformato la Camera dei Deputati in arena di assalti squadristi ai danni di un rappresentante dell'opposizione.

Ribadendo ancora una volta la urgente necessità di scioglimento e messa fuori legge delle organizzazioni neofasciste, l’ANPI di Roma è pronta a mobilitarsi per la difesa di ogni spazio democratico e antifascista della città, Medaglia d’Oro della Resistenza, nella quale chi si richiama al ventennio e alle ideologie razziste, sessiste e xenofobe non può e non deve avere alcuno spazio. 

ANPI – Comitato Provinciale di Roma
ANPI – Sez. San Lorenzo



04 giugno 2024

Il 4 giugno 1944: la liberazione di Roma

Il 4 giugno 1944 Roma viene Liberata dalle truppe del generale Clark.


La battaglia di Roma: uno straordinario documentario di Gianni Bisiach 



 La Liberazione di Roma: 4 giugno 1944

di Rosario Bentivegna

La dura offensiva partigiana del febbraio e del marzo 1944, richiesta dagli Alleati dopo lo sbarco di Anzio e condotta dai partigiani romani che operavano in città contro le forze militari germaniche, i loro comandi, i loro trasporti, le loro vie di comunicazione in città, nelle periferie e in tutto il Lazio, provocò inevitabilmente un allentamento delle misure di cautela cospirativa proprie della guerra clandestina. Bloccate da Kesserling le forze alleate sulla spiaggia di Anzio, i tedeschi e i collaborazionisti repubblichini recuperarono con sanguinosi rastrellamenti e con l’aiuto di infiltrati delle diverse polizie, pubbliche e private (le SS di via Tasso, i banditi di Koch alla pensione Jaccarino, la Pubblica Sicurezza di Roma guidata dal questore Caruso, le formazioni repubblichine Muti, Onore e combattimento, Roma o morte, ecc.) il controllo del territorio, arrestarono e deportarono migliaia di romani, ne fucilarono alcune centinaia, massacrarono nei dintorni di Roma le popolazioni civili (ricordo, per tutte, la Pasqua di sangue della Sabina), riuscendo così a liquidare le formazioni partigiane più efficienti e aggressive.

Anche i Gap Centrali caddero alla fine di aprile nelle mani del questore Caruso, che li trasferì alla pensione Jaccarino e di qui a Via Tasso dove, dopo un sommario processo, furono condannati a morte.  L’esecuzione era stata fissata proprio per il 4 giugno, che sarà invece il giorno della liberazione di Roma. Solo pochi di noi, inquadrati nei Gap Centrali, riuscimmo a sfuggire alla caccia spietata che ci veniva condotta (avevamo tutti, tra l‘altro, taglie miliardarie ai valori attuali della moneta: "Spartaco", Carlo Salinari, il nostro comandante, fu "pagato sull’unghia", a chi l’aveva arrestato, un milione di lire del 1944)

Ai primi di maggio Francesco Curreli, ex combattente delle Brigate Internazionali in Spagna, Carla Capponi e io fummo inviati dal nostro Comando Militare nella zona che, da Cassino a Roma, era contenuta lungo le due strade consolari Prenestina e Casilina, dove si svolgeva il massimo dei collegamenti tra i comandi di Roma e il fronte. A me fu affidato il comando militare (si stava arrivando alla unificazione della Resistenza, nel Corpo Volontari della Libertà) di tutte le formazioni militari della zona, interne ed esterne al C.L.N., con il compito di attaccare in tutti i modi il nemico e i collaborazionisti, anche ai fini di preparare le avanguardie partigiane, che, armate dai lanci aerei degli Alleati, avrebbero dovuto precedere le formazioni anglo-americane e partecipare alla insurrezione di Roma.

Analoghi compiti furono affidati a Mario Fiorentini, che aveva come vice Lucia Ottobrini (eravamo gli unici, dei Gap centrali, che erano sfuggiti alla cattura), nella zona di Tivoli, con in più il compito di preparare campi di lancio sul Monte S. Gennaro per avere armi dagli Alleati da portare anche ai partigiani di Roma.

Il 15 maggio gli Alleati sfondarono a Cassino, e la battaglia per Roma, bloccata dopo il fallimento dello sbarco di Anzio, ricominciò. Le nostre formazioni ripresero con più intensità gli attacchi ai tedeschi (nella zona di Palestrina, per il nostro orgoglio, furono affissi dai comandi nemici i famosi cartelli "Acthung! Banditen!"), i tedeschi risposero con la nota brutalità, anche con rappresaglie che ci colpirono direttamente (la famiglia Pinci – il padre, i tre figli e le due figlie, che facevano parte della nostra formazione - furono massacrati davanti alla vecchia madre).

Stavamo in una situazione che non era certo invidiabile: infatti, mentre combattevamo contro i tedeschi, subivamo insieme a loro i bombardamenti e i cannoneggiamenti degli Alleati, ma, soprattutto con l’aiuto di una formazione di carabinieri, riuscimmo a infliggere perdite al nemico, a catturare parecchi prigionieri e perfino gli approvvigionamenti per un battaglione, che ci permisero di sfamarci e che distribuimmo alla popolazione, disperata e dispersa nelle campagne.

Il primo di giugno, privo di collegamenti con il Comando e di notizie sull’andamento delle operazioni militari, decisi di rientrare a Roma per avere notizie e ulteriori istruzioni dal Comando a proposito del trasferimento a Roma, in appoggio dei partigiani romani, delle formazioni che erano al mio comando. Vennero con me Carla Capponi e Dante Bersini, comandante militare della formazione di Palestrina. Francesco Curreli, intanto, operava nella zona della Sgurgola e di Paliano, con il compagno Giannetti, anche lui ex combattente delle Brigate Internazionali durante la Guerra Civile, e comandante delle formazioni garibaldine della zona.

Il due giugno presi contatto con Valentino Gerratana, del comando centrale garibaldino, il quale la sera del tre mi consegnò quattro pesanti batterie con riflettori, che avrei dovuto portare a Tivoli, a Fiorentini, per essere utilizzati come segnali luminosi dei limiti del campo di lancio sul Monte San Gennaro. La parola d’ordine, che ci doveva pervenire da Radio Londra, era "La neve è caduta". La sera in cui l’avessimo sentita bisognava mettere in sito quei fari e attendere il lancio. Si dà il caso che quella missione aerea (lo seppi molti anni dopo) sarebbe stata portata a termine da Ruggero Orlando, il noto giornalista televisivo, ingaggiato dagli Stati Uniti.

La mattina del 4 rimandai Bersini a Palestrina, e, all’alba, Carla e io con due biciclette e due pesanti zaini in cui avevamo disposto i fari prendemmo la via Tiburtina. All’altezza di Ponte Mammolo fummo fermati da reparti tedeschi in ritirata, disposti in posizione di combattimento. Un ufficiale ci chiese dove stavamo andando. "Abbiamo il nostro bambino a Tivoli, dalla balia, gli dicemmo, e siamo molto preoccupati: vogliamo raggiungerlo". "Impossibile, ci rispose, a due chilometri ci stanno gli americani". Carla e io ci consultammo, non potevamo credergli. Ma come, se ieri sera ci hanno dato le disposizioni per i campi di lancio, è chiaro che gli alleati non saranno qui prima di dieci, quindici giorni. Insistemmo per proseguire, l’ufficiale tedesco credette alle nostre giustificazioni, non ebbe nemmeno la curiosità di controllare i nostri zaini, e ci lasciò passare.

Il fatto fu che dopo due chilometri incontrammo effettivamente gli americani, e allora tornammo indietro, attraversammo di nuovo, questa volta verso Roma, le linee tedesche e raggiungemmo il centro militare in Roma, cui demmo la notizia che gli alleati stavano effettivamente arrivando, e che li avremmo visti in serata in città. Per tutto il giorno, sulla via Tiburtina, dove ci eravamo fermati presso il comando di zona, vedemmo sfilare i tedeschi in ritirata, e ci sembrava ancora un esercito imponente, con le sue artiglierie pesanti e i suoi carri armati. Ma quando arrivarono gli americani, con le loro attrezzature e le loro armi, i tedeschi che erano passati poco prima ci sembrarono dei pezzenti, né riuscimmo mai a capire perché, malgrado l’enorme sproporzione di mezzi e la grande quantità di uomini che avevano a disposizione, gli Alleati ci avessero messo tanto tempo ad arrivare a Roma.

Il primo incontro con loro, che lì fecero sosta, fu la sera sul piazzale Tiburtino, e Roma esplose in tali manifestazioni di gioia, dopo nove mesi di buio e di fame, di paura e di morte, che possono essere descritti solo dalle immagini dei cine giornali, e tornarono a vedersi per le strade della città i ragazzi e gli uomini a rischio che Roma aveva nascosto e protetto per ben nove mesi. Fu un secondo 25 luglio, alla faccia di quei quattro sgallettati, più o meno in camicia nera, che parlano della guerra di liberazione solo in termini di guerra civile.



I partigiani romani avevano avuto l’ordine di non attaccare: erano appostati, armati dentro i portoni o dietro gli angoli delle vie secondarie, pronti a reagire ad eventuali tentativi dei tedeschi di aggredire in qualche modo la popolazione civile. Tra i piani farneticanti di Mussolini e del generale Wolff, vero padrone della cosiddetta Repubblica Sociale e comandante in capo delle SS, erano state elaborati piani di punizione dei romani, che avevano così duramente resistito ai tedeschi soprattutto con una straordinaria rete di solidarietà per i perseguitati e con la più intransigente disobbedienza civile (solo il 10 per cento dei romani chiamati alla leva militare e del lavoro risposero ai bandi nazisti, contro il 40 per cento dell’Italia occupata). Nella città e nei suoi dintorni si era sviluppata inoltre una guerriglia che, nei primi nove mesi della Resistenza, e cioè fino al giorno della liberazione della città, era stata la più intensa di qualsiasi altra città d’Italia. Dollmann, comandante delle SS in Roma, scrisse dopo la guerra, nelle sue memorie, che Roma era stata la Capitale dell’Europa occupata che aveva dato più filo da torcere ai tedeschi occupatori. Mahlausen, console tedesco in Roma, sempre nelle sue memorie, riporta che Kappler aveva paura dei romani, e lo stesso Kappler, per giustificare la fretta e la segretezza con cui aveva portato a termine la strage delle Ardeatine, disse durante il processo che gli fu intentato dal Tribunale militare di Roma che non si poteva fidare dei romani, che non lo avevano mai aiutato contro i partigiani, malgrado le promesse di consistenti premi in denaro, e che quella segretezza era dovuta alla paura delle reazioni dei romani e della Resistenza ove fossero stati a conoscenza del delitto che i nazisti stavano per commettere.

I partigiani romani hanno lasciato sul terreno, dall’8 settembre del ‘43 al 4 giugno del ‘44 circa 1700 caduti; oltre diecimila sono stati i romani deportati in Germania. Senza dubbio la ritirata frettolosa dei nazisti da Roma, frutto di probabili accordi presi tra gli Alleati, il Vaticano, i nazisti e il governo italiano di Badoglio, fu dovuta anche alla combattività dimostrata dai romani, di cui si stupisce perfino Kesserling nelle sue memorie, dagli stretti rapporti tra la resistenza passiva, disarmata, della popolazione, e la durezza degli attacchi militari e dei sabotaggi condotti dai partigiani in città e nel Lazio.

Comunque il piano di Mussolini e di Wolff, di difendere Roma casa per casa e di deportare tutta la popolazione maschile valida dalla città fu abbandonato come irrealizzabile anche per la risposta che i romani avevano dato, oltre che con le armi dei loro partigiani, con la protezione offerta ai combattenti e ai perseguitati di qualsiasi colore, avendo non solo impedito ai repubblichini di sviluppare una qualche iniziativa politica, ma anche avendo isolato gli occupatori nazisti da ogni contatto umano con la popolazione. I nazisti ebbero tutto il tempo di capire che un’iniziativa antipopolare di massa sarebbe finita, a Roma, molto peggio che a Napoli.

Fu anche per questo che se ne andarono con la coda tra le gambe, non senza, però, lasciare dietro di loro la consueta striscia di sangue, con i massacri della Storta e del mercato di Poggio Mirteto.

(da "Liberazione", 5 giu. 2001)


01 giugno 2024

Roma libera e antifascista - Festa dell'ANPI Provinciale di Roma - 31 maggio/2 giugno 2024 alla Città dell'Altra Economia

Festa dell'ANPI Provinciale di Roma - 31 maggio/2 giugno 2024


link alla pagina dedicata:
Dal 31 maggio al 2 giugno 2024 a Testaccio, Città dell'Altra Economia - 
area ex Mattatoio Dibattiti, presentazioni di libri, mostre, spettacoli, concerti, 
spazio bambini. 
Nell'Ottantesimo della Liberazione della città dal nazifascismo, 
Roma Libera e Antifascista sempre!
Il programma:

31 maggio 2024

16.00
Inaugurazione festa: saluti istituzionali, Lorenza Bonaccorsi, presidente I Municipio, 
Miguel Gotor assessore alla Cultura di Roma Capitale e Pierluigi Sanna 
vicesindaco Città Metropolitana di Roma
Banda Cecafumo concerto

16.30
Roma liberata e la rinascita del sindacato: intervengono Natale Di Cola, 
Gianfranco Pagliarulo, Marina Pierlorenzi, Ilaria Romeo e Giuseppe Sircana, 
modera Livia Astolfi

18.00
Nicola Alesini, brani tratti dall’album Un amore partigiano

18.15
Iole Mancini e Luciana Romoli, Il racconto della Resistenza, 
Iole Mancini e Concetto Vecchio, “Un amore partigiano” (Feltrinelli),
Luciana Romoli, “Luce. Storia di una partigiana” (People)

18.30
Le donne nella Resistenza romana: con Gemma Calamandrei, Maura Cossutta, 
Marina Pierlorenzi, Fiorenza Taricone, modera Amalia Perfetti.
Presentazione della canzone, dedicata a Maria Teresa Regard, 
Tutti quanti mi chiamano Passione” di Letizia Fuochi

21.00
Quattro giugno 1944. “Or ch’è liberata Roma…” concerto con Gabriele Modigliani, 
Sara Modigliani, Massimo Lella e Laura Zanacchi, dedicato a Giovanna Marini

22.00
The Gang concerto



1 giugno 2024

16.00
Presentazione del libro di Marco Damilano, “La mia piccola patria. 
Storia corale di un paese che esiste” 
(Rizzoli) dialogano con l’autore Davide Conti e Amalia Perfetti

17.00
Presentazione della graphic novel “Uniti nella stessa lotta. 
Memorie di Giacomo Matteotti” 
(People) di Tommaso Catone introduzione di Stefano Catone, 
dialoga con gli autori Morena Terraschi

18.00
Fascismo e neofascismo nella storia d’Italia con Stefano Catone, Davide Conti, 
Fabrizio De Sanctis, Ilaria Moroni e Giovanni Tamburrino, modera Simona Maggiorelli

20.15
Barricata concerto

21.15
BandaJorona concerto

21.45
Mater concerto

21.15
The G5 Project concerto

22.15
Frankie hi-nrg mc  concerto


2 giugno 2024
16.30
ANPI Roma ieri, oggi e domani con Valerio Bruni, Marco Noccioli, Morena Terraschi
le/i giovani dirigenti ANPI che si raccontano

18.00
Presentazione del libro “Dove sono i pacifisti?” (People) di Mauro Biani 
e Roberto Vicaretti, dialoga con gli autori Amalia Perfetti

19.00
Presentazione del libro “Roma in armi. La Resistenza nella Capitale (1943-1944)” 
(Carocci editore) di Davide Conti dialogo con l’autore Marina Pierlorenzi.

20.00
Testimonianza di Venanzio Ricci, figlio di Domenico Ricci, martire delle Fosse Ardeatine

20.15
‘E intanto Roma resiste…” di e con Ilaria Patamia

21.00
Rino Gaetano Day concerto




Tutti i giorni
Angolo bambini: età 4-8 anni tutti i giorni dalle 16.30 alle 20.00
Mostra Donne R-Esistenti a Roma a cura del Coordinamento 
Donne ANPI Provinciale Roma “Tina Costa”
Mostra Madri Costituenti a cura del Coordinamento Nazionale Donne ANPI
Con la collaborazione di “La Città dell’Altra Economia” e “Blue Room”
Stand di ANPI Provinciale Roma, CGIL Roma e Lazio, Emergency Roma, Libera Roma, 

Rete #NoBavaglio
Nei giorni della festa porterà un saluto Roberto Gualtieri, sindaco di Roma 
e della Città Metropolitana.
Servizio di interpretariato in lingua dei segni italiana (LIS) dalla cooperativa 
Segni di Integrazione - Lazio




























28 maggio 2024

2 giugno Festa della Repubblica, della Democrazia, della Costituzione e della partecipazione

Il comitato provinciale dell'ANPI di Roma celebra e festeggia il 2 giugno, Festa della Repubblica e invita tutta la cittadinanza democratica a partecipare in massa alle celebrazioni, nei municipi e in ogni comune della Provincia.
Il 2 giugno del 1946 ha segnato per l'Italia l'alba della democrazia, chiudendo, grazie all'antifascismo, alla Resistenza e alla guerra di Liberazione dal nazifascismo, il ventennio buio della dittatura e della repressione, delle leggi razziali e delle sanguinose guerre di aggressione a popoli non ostili. E naturalmente chiudendo con la monarchia complice e beneficiaria della dittatura.
Il fascismo fu un fenomeno eversivo reazionario con base di massa, fu, come lo descrisse Piero Gobetti, l'autobiografia di una nazione culturalmente e politicamente arretrata. Ma fu anche lo strumento di cui si servirono le classi privilegiate per mantenere i propri privilegi a scapito della popolazione, anche di quella parte che al fascismo prestò un certo consenso, ma soprattutto dei lavoratori.
Il fascismo non finì con la Repubblica, continuò a sopravvivere nei bassifondi della Storia e a volte risalì in superficie per compiere ancora una volta, attentati, stragi, tentativi di sovversione, cercando di approfittare delle circostanze critiche internazionali ed interne, delle crisi economiche e politiche.
Ciò nonostante, le Istituzioni Repubblicane e democratiche resistettero, forti di una Costituzione che seppe far argine ad ogni crisi, nonostante non sia mai stata pienamente applicata e anzi, proprio per la sua potenza, fu più volte attaccata nel tentativo di svuotarla.
Anche oggi, forse come non mai, la Repubblica democratica e la sua Costituzione sono sotto attacco: l'autonomia differenziata e il premierato, accoppiati con leggi elettorali maggioritarie ne cambierebbero profondamente i connotati tradendo di fatto quell'idea di unità nazionale nata con il Risorgimento e di democrazia partecipativa fondata sul lavoro pensata dalle Madri e dai Padri Costituenti. Aprirebbero la strada alla parcellizzazione dei diritti e al diniego di ogni forma di seria rappresentanza politica.
Per questo anche il 2 giugno deve caratterizzarsi come una festa consapevole della Democrazia, della Costituzione e della partecipazione.
Quest'anno festeggeremo il 2 giugno anche alla Città dell'Altra Economia, alla prima Festa dell'ANPI Provinciale di Roma, insieme a tante cittadine e cittadini con cui condividere iniziative culturali e musicali, con tante e tanti giovani che nella nostra associazione portano avanti i valori della nostra Repubblica, nata 78 anni fa grazie al sacrificio di chi lottò per la Libertà, la Democrazia, il Lavoro, la Pace e per un mondo più giusto.

La presidenza dell'ANPI provinciale di Roma






23 maggio 2024

Solidarietà agli operatori dell'informazione a cui è stato impedito stamane di svolgere il proprio compito tutelato dall'art.21 della Costituzione

Il comitato provinciale dell'ANPI di Roma esprime solidarietà nei confronti agli operatori dell'informazione a cui è stato impedito stamattina, dalle forze di polizia, di svolgere il proprio compito. Si apprende che gli stessi, che stavano seguendo per dovere di cronaca un'azione di Ultima Generazione, sono stati fermati e quindi ristretti in una cella senza la possibilità persino di usare il telefono, ufficialmente per essere identificati (operazione che in realtà può ormai essere svolta in tempo reale senza alcuna necessità di accompagnamenti coatti e restrizioni in celle né tantomeno impedimenti alla comunicazione). 
Questi fatti, ormai non isolati ma abbastanza frequenti, non possono che destare preoccupazione, perché la libertà di stampa e di informare, e il diritto di essere correttamente informati sono i diritti che per primi vengono conculcati e repressi in situazioni di crisi democratiche e che proprio per questo vengono fortemente tutelati dalla nostra Costituzione.







16 maggio 2024

16 maggio 2024 dalle 10,30 SPEAKERS’ CORNER sotto la sede Rai di Viale Mazzini sulla libertà di informazione

Il comitato provinciale dell'ANPI di Roma aderisce alla manifestazione (Speakers' corner) organizzato dall'USIGRAI sulla Libertà dell'informazione, a difesa del Servizio Pubblico e della libertà di espressione

https://www.usigrai.it/giovedi-16-maggio-dalle-10-30-speakers-corner-sotto-la-sede-rai-di-viale-mazzini-sulla-liberta-di-informazione-diretta-su-questa-pagina-fb-e-su-youtube/




La diretta sul canale Youtube dell'USIGRAI. L'intervento della presidente dell'ANPI di Roma Marina Pierlorenzi da 121' 57":





14 maggio 2024

Viaggio della Memoria in Italia

Alcuni scatti dell'importante "Viaggio della Memoria in Italia" organizzato da Roma Capitale per le scuole secondarie di I grado cittadine in collaborazione con il Museo Fondazione della Shoah di Roma e con la partecipazione dell'Anpi Provinciale di Roma, che è stata rappresentata dalla nostra presidente Marina Pierlorenzi.

Tra i luoghi visitati Casa Cervi, il Campo di Fossoli, il Museo del Deportato di Carpi, Marzabotto e Monte Sole. 

Un viaggio della memoria con studentesse e studenti così giovani ha un altissimo valore, racchiuso sicuramente nelle famose parole di Piero Calamandrei:

"Se volete andare in pellegrinaggio dove è nata la nostra Costituzione, andate sulle montagne, nelle carceri, nei campi, dovunque è morto un italiano per riscattare la nostra libertà, perché è lì che è nata questa nostra Costituzione.”






28 aprile 2024

2 maggio: nell'ottantesimo dell'uccisione di Caterina Martinelli due iniziative: La mostra Donne R-esistenti e l'omaggio alla lapide

 




🌹𝟐 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝟏𝟗𝟒𝟒: 𝐥'𝐚𝐬𝐬𝐚𝐬𝐬𝐢𝐧𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐂𝐚𝐭𝐞𝐫𝐢𝐧𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐭𝐢𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢

A seguito della riduzione a 100 grammi della razione giornaliera di pane per ogni abitante di Roma decretata dal generale Malzer, comandante della piazza di Roma, il 26 aprile del 1944, tra aprile e maggio di quell'anno si susseguirono sempre più numerosi gli assalti ai forni della capitale da parte delle donne romane, spesso protette in queste rischiose azioni da nuclei armati delle locali formazioni partigiane.
Il 2 maggio 1944, dopo aver dato l'assalto ad un forno della borgata di Pietralata, Caterina Martinelli e altre donne furono bloccate all'altezza di Via del Badile da un plotone della PAI mentre tentavano la fuga. Al rifiuto di restituire quanto avevano preso per poter sfamare i propri figli, uno dei militi esplode una raffica di mitra che uccide sul colpo Caterina, che stringeva al petto una pagnotta e la figlia appena nata, ferita gravemente. 
Il giorno dopo, il partigiano e poeta Mario Socrate appose sul luogo dell'eccidio un cartello che così recitava: «Qui i fascisti hanno ammazzato / Caterina Martinelli / una madre che non poteva / sentir piangere dalla fame / tutti insieme / i suoi figli». Prontamente rimosso dalle autorità occupanti, il testo venne ripreso nella lapide che ancora oggi ne ricorda l'assassinio per mano fascista, in Via del Badile 16.

Stamattina 2 maggio, come ogni anno, il IV Municipio e l'ANPI hanno commemorato Caterina Martinelli, e, nell'ottantesimo del suo assassinio, la sezione ANPI Caterina  Martinelli, il IV Municipio e il liceo Enzo Rossi hanno deciso di celebrarla raccontando la sua storia e quella delle tante donne romane che hanno fatto la resistenza armata e non a Roma, inaugurando al Liceo la mostra Donne R-Esistenti.












27 aprile 2024

Biblioteca Joyce Lussu: Intitolazione aula studio a Mario Fiorentini e Lucia Ottobrini

A pochissimi giorni dall'Anniversario della liberazione d'Italia del 25 aprile, oggi 27 aprile alle ore 11 una mattina dedicata alle figure di Mario Fiorentini e Lucia Ottobrini alla Biblioteca Joyce Lussu.

La sala studio della biblioteca è stata intitolata ai due partigiani che, antifascisti entrano subito nella Resistenza nel settembre del 1943 e combattono nei GAP compiendo numerosissime azioni. Profondissimamente uniti il loro amore li accompagnerà tutta la vita.

A raccontare la loro vita la presidente dell'ANPI provinciale di Roma Marina Pierlorenzi. Alla presenza del presidente del municipio Amedeo Ciaccheri è stata scoperta una bellissima opera dell'artista Chiara Fazi che ritrae i due giovanissimi partigiani.









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Ripudia intolleranza, razzismo e antisemitismo.
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