I concerti che movimenteranno le serate della Festa dell'ANPI di Roma al Quarticciolo, tutti sul Palco Grande nel Parco Modesto Di Veglia:
28 maggio 2026
21-28 maggio 1937. il massacro di Debra Libanos
26 maggio 2026
5 giugno 2026 ore 16: Inaugurazione della 3^ FESTA dell'ANPI provinciale di Roma - Quarticciolo
All'apertura della Festa omaggeremo il nostro carissimo compagno partigiano e combattente della Libertà Modesto Di Veglia. Fu anche presidente della sezione ANPI di Centocelle
Vedi anche: breve biografia di Modesto Di Veglia
16:00 Parco Modesto Di Veglia - Inaugurazione della III festa dell’ANPI provinciale di Roma
introduce: Marina Pierlorenzi - presidente ANPI provinciale di Roma
saluti istituzionali:
Roberto Gualtieri - sindaco di Roma Capitale
Massimiliano Smeriglio - assessore alla cultura di Roma Capitale
Mauro Caliste - presidente del Municipio V
parteciperanno:
Giuseppe Battaglia - assessore alle periferie di Roma Capitale
Claudia Pratelli - assessora alla scuola, formazione e lavoro di Roma Capitale
Maurizio Mattana - presidente commissione cultura e delegato alla Memoria del Municipio V
Gianfranco Pagliarulo - presidente nazionale ANPI
Angelo Nazio - partigiano dell’VIII zona
Luciana Romoli - staffetta partigiana
Tutto il programma della Festa:
3^ Festa dell'ANPI provinciale di Roma - ROMA LIBERA e ANTIFASCISTA 5-6-7 giugno - Quarticciolo
23 maggio 2026
23 maggio 1992: la strage di Capaci
21 maggio 2026
26 maggio 2026 a Parco Radimonte - Affile Nessun MONUMENTO ai CRIMINI del FASCISMO - Flash Mob
26 maggio 2026 a Parco Radimonte - Affile
Nessun MONUMENTO ai CRIMINI del FASCISMO e ai CRIMINALI fascisti.
Flash mob contro il memoriale al criminale di guerra Rodolfo Graziani. Per ricordare tutte le vittime del fascismo nella ricorrenza della strage di Debra Libanòs
09 maggio 2026
9 maggio 1978: l'assassinio di Peppino Impastato
8-9 maggio 1945: la capitolazione della Germania nazista
07 maggio 2026
12 maggio 2026 ore 9:30 nella Sala della Protomoteca: 2 giugno 1944. Le donne votano ed entrano nella Costituente
2 giugno 1946. Le donne votano ed entrano nella Costituente
Martedì 12 maggio 2026 ore 9:30 - Sala della Protomoteca in Campidoglio - Roma
Apre l'incontro il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri
Introduce: Claudia Pratelli, assessora alla scuola, formazione e lavoro di Roma Capitale
Saluti di: Carla Fermariello, presidente della commissione scuola di Roma Capitale
Intervengono:
Livia Turco, presidente della Fondazione Nilde Iotti
Marina Pierlorenzi, presidente ANPI provinciale di Roma
Coordina: Simona Maggiorelli, direttrice di Left
Partecipano studenti e studentesse di scuole romane
06 maggio 2026
5 maggio 1945: la liberazione di Mauthausen nel racconto di Giuliano Pajetta
05 maggio 2026
Ci ha lasciato Edmondo Del Gobbo, partigiano e testimone instancabile di un’Italia che ha saputo scegliere la libertà
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| Edmondo Del Gobbo con la segretaria della sez. di Albano con il rinnovo dell’iscrizione all’ANPI |
Il comitato provinciale dell'ANPI di Roma esprime tutto il proprio dolore nell'apprendere della scomparsa del partigiano Edmondo del Gobbo, si stringe alla famiglia e ai compagni i quali tutti abbracciamo. Che il fiore sotto il quale sarai sepolto sia un papavero, rosso come la passione partigiana, che rinasce a nuova vita ogni primavera. La terra ti sia lieve, R.in P.
Il comunicato della sezione Albano-Castelgandolfo alla quale era iscritto:
Ci ha lasciato Edmondo Del Gobbo, partigiano e testimone instancabile di un’Italia che ha saputo scegliere la libertà, che all’età di 15 anni ha deciso da che parte stare. La sua non era solo memoria, era storia vissuta tra le mura di casa. Edmondo portava con sé un ricordo prezioso: la sua abitazione a Fontana Sala (Marino) fu il rifugio sicuro che accolse Antonio Gramsci nel 1926, durante la fuga dalle leggi fascistissime. Suo padre Aurelio, amico di Gramsci, aprì le porte al fondatore del PCI, trasformando quella casa in un presidio di resistenza ancora prima che la Resistenza stessa iniziasse. Edmondo ha custodito quella casa e quel ricordo per tutta la vita, continuando a combattere come partigiano nella brigata Castelli Romani, insieme a Pino Levi Cavaglione e Marco Moscati e, più tardi, come muratore e cittadino attivo. Con lui se ne va un pezzo di storia che unisce i padri del pensiero democratico ai combattenti che quella democrazia l'hanno costruita materialmente. La terra ti sia lieve, Edmondo. Grazie per aver protetto la libertà e chi, come Gramsci, l'aveva sognata prima di tutti noi.
Pugni chiusi al cielo compagno
Edmondo Del Gobbo su "Noi Partigiani"
Nato ad Albano Laziale (Roma) il 17 Dicembre 1926, muratore.
Ha partecipato alla Resistenza con il padre Aurelio Del Gobbo che comandava la formazione Fontana di Sala.
L’intervista è stata realizzata nel settembre 2019
https://www.noipartigiani.it/edmondo-del-gobbo/
04 maggio 2026
Ricordo di Giorgio Marincola
03 maggio 2026
3 maggio 1944: l'assassinio di Caterina Martinelli: una madre che non poteva / sentir piangere dalla fame / tutti insieme / i suoi figli
A seguito della riduzione a 100 grammi della razione giornaliera di pane per ogni abitante di Roma decretata dal generale Malzer, comandante della piazza di Roma, il 26 aprile del 1944, tra aprile e maggio di quell'anno si susseguirono sempre più numerosi gli assalti ai forni della capitale da parte delle donne romane, spesso protette in queste rischiose azioni da nuclei armati delle locali formazioni partigiane.
Il 3 maggio 1944, dopo aver dato l'assalto ad un forno della borgata di Pietralata, Caterina Martinelli e altre donne furono bloccate all'altezza di Via del Badile da un plotone della Polizia dell'Africa Italiana mentre tentavano la fuga. Al rifiuto di restituire quanto avevano preso per poter sfamare i propri figli, uno dei militi esplode una raffica di mitra che uccide sul colpo Caterina, che stringeva al petto una pagnotta e la figlia appena nata, ferita gravemente.
Il giorno dopo, il partigiano e poeta Mario Socrate appose sul luogo dell'eccidio un cartello che così recitava: «Qui i fascisti hanno ammazzato / Caterina Martinelli / una madre che non poteva / sentir piangere dalla fame / tutti insieme / i suoi figli». Prontamente rimosso dalle autorità occupanti, il testo venne ripreso nella lapide che ancora oggi ne ricorda l'assassinio per mano fascista, in Via del Badile, 16.
02 maggio 2026
25 aprile: comunicato della sezione ANPI RAI. Una riflessione sul ruolo dell'informazione contro ogni deformazione della realtà
Roma, 02 maggio 2026
Il 25 aprile tra memoria, conflitto e racconto:
una riflessione a sostegno dell’ANPI
La relazione del Presidente nazionale dell’ANPI, Gianfranco Pagliarulo, presentata al Comitato Nazionale del 28 aprile, restituisce un quadro denso e complesso del significato del 25 aprile 2026. Non si tratta di una semplice ricostruzione dei fatti, ma di una lettura politica e culturale che colloca la festa della Liberazione dentro un tempo attraversato da guerre, tensioni internazionali e trasformazioni profonde degli equilibri democratici
È dentro questo scenario che il 25 aprile di quest’anno ha mostrato, con forza, un elemento che merita di essere riconosciuto senza ambiguità: una straordinaria partecipazione popolare, diffusa in tutto il Paese, capace di riportare al centro i valori dell’antifascismo, della Costituzione e della convivenza democratica. Una risposta larga, consapevole, che dimostra come la memoria della Liberazione non sia affatto un rito svuotato, ma continui a rappresentare un terreno vivo di impegno civile.
Eppure, questa evidenza è stata in larga parte oscurata. Il racconto pubblico si è concentrato quasi esclusivamente sulle polemiche, sugli scontri, sulle tensioni, producendo una rappresentazione parziale e deformata. È qui che emerge una responsabilità che, come Sezione ANPI RAI Roma, sentiamo direttamente nostra. Quando l’informazione privilegia il conflitto rispetto alla comprensione dei fenomeni, quando riduce eventi complessi a dinamiche contrapposte e semplificate, non solo tradisce la realtà dei fatti, ma contribuisce a indebolire lo spazio democratico.
Le vicende di Milano si collocano esattamente dentro questa dinamica. Non possono essere banalizzate, né ridotte a una semplice incomprensione. In una giornata che nasce per ricordare la Liberazione dal nazifascismo e per riaffermare valori condivisi, la presenza nel corteo di bandiere e simboli riconducibili all’attuale governo di Benjamin Netanyahu ha rappresentato una forzatura evidente rispetto al senso storico della manifestazione. In un contesto internazionale segnato da conflitti drammatici e da operazioni militari oggetto di forti critiche sul piano umanitario, l’introduzione di quei simboli ha inevitabilmente spostato il baricentro della giornata, alimentando tensioni e divisioni.
Affermare questo non significa negare il diritto di espressione, né tantomeno mettere in discussione identità, appartenenze o comunità. Significa, al contrario, difendere il carattere unitario del 25 aprile, preservarne il significato profondo, evitare che venga piegato a logiche di contrapposizione legate ai conflitti contemporanei. La distinzione tra le responsabilità dei governi e il rispetto dei popoli e delle comunità è, e deve restare, un principio irrinunciabile.
Ciò che colpisce, tuttavia, è il modo in cui queste vicende sono state raccontate. La relazione mette in evidenza una distanza significativa tra i fatti e la loro rappresentazione pubblica, una trasformazione che ha finito per oscurare il dato principale – la partecipazione popolare – e per alimentare una narrazione polarizzata, spesso lontana dalla realtà . In questo processo si inserisce anche un tentativo, più o meno esplicito, di delegittimazione dell’ANPI, della sua funzione e del suo ruolo nella società
Per chi opera nel sistema dei media, e in particolare nel servizio pubblico, questa non è una questione secondaria. Il pluralismo non può ridursi a una sommatoria di contrapposizioni, né l’informazione può trasformarsi in un dispositivo che amplifica il conflitto a scapito della verità. Raccontare il 25 aprile significa assumersi la responsabilità di raccontare la democrazia, con rigore, equilibrio e profondità.
A rendere ancora più grave il quadro è il segnale rappresentato da episodi di violenza che hanno colpito iscritti all’ANPI, come nel caso dell’aggressione avvenuta a Roma . Non si tratta di fatti isolati da archiviare rapidamente, ma di segnali che interrogano il clima democratico del Paese e che richiedono attenzione, vigilanza e una chiara assunzione di responsabilità collettiva.
Alla luce di tutto questo, la Sezione ANPI RAI Roma esprime un convinto e pieno sostegno alla Presidenza nazionale dell’ANPI e alle articolazioni territoriali, a partire da quelle che si sono trovate a gestire situazioni particolarmente complesse. Difendere l’ANPI significa difendere un presidio fondamentale della democrazia italiana, un luogo di memoria attiva e di impegno civile.
Ma significa anche, per chi lavora nell’informazione, interrogarsi sul proprio ruolo. Perché il modo in cui raccontiamo il presente contribuisce a determinare la qualità della nostra democrazia.
Difendere il 25 aprile oggi vuol dire difendere uno spazio pubblico condiviso, sottrarlo alle distorsioni, restituirgli il suo significato più autentico. Vuol dire riaffermare, con chiarezza, che la memoria della Liberazione non può essere ridotta a terreno di scontro, ma deve continuare a essere un punto di riferimento comune.
Per questo, sentiamo di poter dire, con convinzione:
giù le mani dal 25 aprile, giù le mani dall’ANPI.
E, insieme, una richiesta altrettanto netta:
più verità, più responsabilità, più servizio pubblico.
2 maggio 2014: la strage di Odessa
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Ripudia intolleranza, razzismo e antisemitismo.
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