28 maggio 2026

Festa dell'ANPI provinciale di Roma al Quarticciolo - i concerti

 I concerti che movimenteranno le serate della Festa dell'ANPI di Roma al Quarticciolo, tutti sul Palco Grande nel Parco Modesto Di Veglia:









21-28 maggio 1937. il massacro di Debra Libanos

 


Dal 21 al 28 maggio 1937, il villaggio conventuale di Debrà Libanos, a circa 80 km. dalla capitale etiope Addis Abeba, fu il teatro di una delle più efferate stragi mai compiute in terra d'Africa da un esercito occupante europeo.
Dopo l'attentato subito a febbraio da parte di alcuni esponenti del movimento resistenziale etiope, il generale Graziani cominciò a dar credito a voci e sospetti privi di alcun fondamento secondo i quali gli attentatori avrebbero trovato ospitalità tra il clero copto di Debrà Libanos. Senza curarsi di effettuare indagini approfondite, l'allora viceré d'Etiopia diede incarico al generale Pietro Maletti, comandante della 2ª Brigata indigeni dell'Eritrea, di marciare sul santuario.
Giunto sul luogo, il generale Maletti diede subito seguito alle prime direttive giunte da Graziani: gli ascari libici e somali ai suoi ordini massacrarono radunarono fuori dal villaggio centinaia di monaci e diversi laici residenti nel monastero per poi massacrarli a colpi di mitragliatrice. L'arrivo da Addis Abeba di un secondo telegramma in cui si ordinava di non risparmiare nessuno determinò la morte di moltissimi altri monaci, preti, diaconi, pellegrini e studenti di teologia, gettati in fosse comuni precedentemente scavate nella campagna circostante.
Secondo le cifre ufficiali, le vittime del massacro di Debrà Libanos furono 449, mentre secondo i più recenti studi dello storico inglese Ian L. Campbell e del suo collega etiope Degife Gabre-Tsadik il numero sarebbe molto superiore e si attesterebbe tra i 1400 e i 2000 uomini.

26 maggio 2026

5 giugno 2026 ore 16: Inaugurazione della 3^ FESTA dell'ANPI provinciale di Roma - Quarticciolo

 


All'apertura della Festa omaggeremo il nostro carissimo compagno partigiano e combattente della Libertà Modesto Di Veglia. Fu anche presidente della sezione ANPI di Centocelle

Vedi anche: breve biografia di Modesto Di Veglia


16:00  Parco Modesto Di Veglia - Inaugurazione della III festa dell’ANPI provinciale di Roma 

introduce: Marina Pierlorenzi - presidente ANPI provinciale di Roma

saluti istituzionali: 

Roberto Gualtieri - sindaco di Roma Capitale

Massimiliano Smeriglio - assessore alla cultura di Roma Capitale

Mauro Caliste - presidente del Municipio V 

parteciperanno: 

Giuseppe Battaglia - assessore alle periferie di Roma Capitale

Claudia Pratelli - assessora alla scuola, formazione e lavoro di Roma Capitale 

Maurizio Mattana - presidente commissione cultura e delegato alla Memoria del Municipio V 

Gianfranco Pagliarulo - presidente nazionale ANPI 

Angelo Nazio - partigiano dell’VIII zona

Luciana Romoli - staffetta partigiana


Tutto il programma della Festa:

3^ Festa dell'ANPI provinciale di Roma - ROMA LIBERA e ANTIFASCISTA 5-6-7 giugno - Quarticciolo




23 maggio 2026

23 maggio 1992: la strage di Capaci

Alle ore 17:57 del 23 maggio 1992, il corteo della automobili componenti la scorta del giudice Giovanni Falcone, attivamente impegnato nel contrasto alla criminalità organizzata sul territorio siciliano, fu colpita da un attentato esplosivo mentre transitava sull'autostrada A29 in prossimità dello svincolo di Capaci. Nell'esplosione morirono il giudice Falcone, la moglie Francesca Morvillo, anch'ella magistrato, gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Tra i principali responsabili dell'attentato, i boss Salvatore Riina e Bernardo Provenzano.

Ieri come oggi, antifascismo è lotta alla mafia!

21 maggio 2026

26 maggio 2026 a Parco Radimonte - Affile Nessun MONUMENTO ai CRIMINI del FASCISMO - Flash Mob


26 maggio 2026 a Parco Radimonte - Affile

Nessun MONUMENTO  ai CRIMINI del FASCISMO e ai CRIMINALI fascisti.

Flash mob contro il memoriale al criminale di guerra Rodolfo Graziani. Per ricordare tutte le vittime del fascismo nella ricorrenza della strage di Debra Libanòs

09 maggio 2026

9 maggio 1978: l'assassinio di Peppino Impastato

Nella notte tra l'8 e il 9 maggio 1978, il giovane giornalista e attivista politico Peppino Impastato venne assassinato a Cinisi dietro mandato del boss della locale cosca mafiosa Gaetano Badalamenti. Il suo cadavere, posizionato sui binari ferroviari della linea Palermo-Trapani, venne fatto esplodere con una carica di tritolo per simulare un falso attentato e sviare le indagini negli ambienti della sinistra da lui frequentati.

Nato a Cinisi nel 1948 da una famiglia fortemente legata alla mafia locale, iscrittosi al Partito Socialista di Unità Proletaria nel 1965 e successivamente passato a Lotta Continua, aveva fondato nel 1977 l'emittente radiofinanziata Radio Aut, dai cui microfoni aveva condotto un'importante campagna di controinformazione volta a colpire i potentati mafiosi della zona, denunciando fenomeni di corruzione, abusivismo, soprusi, clientelismi e scempi ambientali.

«Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante nel davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione a rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore».

#PeppinoImpastato #antimafia #antifascismo

8-9 maggio 1945: la capitolazione della Germania nazista

Il 7 maggio 1945, alle ore 2:41, dopo aver ricevuto precise istruzioni in merito da parte dell'ammiraglio Karl Dönitz, divenuto Presidente del Reich in attuazione delle volontà testamentarie dello stesso Hitler, venne firmata a Reims dal generale Alfred Jodl, capo di stato maggiore della Wehrmacht, la resa incondizionata della Germania alle forze alleate: a partire dalle ore 23:01 del successivo 8 maggio, le forze armate tedesche avrebbero dovuto cessare ogni atto di ostilità contro le armate alleate in tutto il teatro di operazioni europeo.

Su pressione dei sovietici, che intendevano far sì che la capitolazione tedesca avvenisse nella capitale del Reich ormai ridotta in maceria, il comandante supremo delle forze alleate in Europa, il generale Eisenhower, acconsentì ad un atto di resa più formale e completo: il testo presentato a Reims venne perciò sottoposto a delle modifiche che sancirono l'obbligo per i tedeschi di deporre le armi e consegnarsi agli Alleati, permettendo tuttavia ai rappresentanti di ciascuna delle forze armate tedesche di firmare l'atto di resa. Fu così che, poco dopo la mezzanotte del 9 maggio, il feldmaresciallo Wilhelm Keitel in rappresentanza della Wehrmacht, l'ammiraglio Hans-Georg von Friedeburg in rappresentanza della Kriegsmarine e il generale Hans-Jürgen Stumpff in rappresentanza della Luftwaffe firmarono la resa della Germania al cospetto del maresciallo sovietico Georgy Zhukov, del maresciallo capo dell'aeronautica Sir Arthur William Tedder, britannico, del comandante delle forze aeree strategiche Carl Spaatz, statunitense, e del generale francese Jean de Lattre de Tassigny.

Seppur siglata alle prime ore del 9 maggio, la firma della capitolazione fu retrodatata alle 23:01 del precedente 8 maggio al fine di allinearla con l'orario inizialmente previsto dalla resa incondizionata di Reims, quando a Mosca era però già passata la mezzanotte: è questo il motivo per cui vari Paesi occidentali (Francia, Regno Unito, Slovacchia, Repubblica Ceca) e l'Ucraina festeggiano il Giorno della Vittoria l'8 maggio, mentre in Russia e in altri Stati dell'Europa orientale lo si festeggia il 9.

07 maggio 2026

12 maggio 2026 ore 9:30 nella Sala della Protomoteca: 2 giugno 1944. Le donne votano ed entrano nella Costituente

2 giugno 1946. Le donne votano ed entrano nella Costituente




Martedì 12 maggio 2026 ore 9:30 - Sala della Protomoteca in Campidoglio - Roma


Apre l'incontro il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri

Introduce: Claudia Pratelli, assessora alla scuola, formazione e lavoro di Roma Capitale

Saluti di: Carla Fermariello, presidente della commissione scuola di Roma Capitale

Intervengono:

Livia Turco
, presidente della Fondazione Nilde Iotti

Marina Pierlorenzi, presidente ANPI provinciale di Roma

Coordina: Simona Maggiorelli, direttrice di Left

Partecipano studenti e studentesse di scuole romane


06 maggio 2026

5 maggio 1945: la liberazione di Mauthausen nel racconto di Giuliano Pajetta

«Le sorti della guerra ormai precipitavano. Ai primi di maggio i nazi si prepararono a lasciare il campo. Negli ultimi giorni iniziarono la distruzione della camera a gas, bruciarono gli archivi – o per lo meno credettero di farlo perché alcuni antifascisti cechi e spagnoli sostituirono in molti casi dei pacchi di carta straccia ai preziosi registri. Prima di lasciare il campo i nazi liquidarono non solo le persone addette all’Arrest e al crematorio, ma anche numerosi gruppi di internati che avevano lavorato in servizi speciali presso laboratori di guerra tedeschi: i morti non parlano e non rivelano i segreti.

I più criminali fra gli aguzzini furono ufficialmente liberati e inquadrati nelle SS. I loro molteplici delitti avevano fatto di questi criminali professionali i degni membri delle bande di Himmler. Il 3 maggio il campo fu lasciato in consegna ai pompieri militarizzati di Vienna, però le SS continuavano a restare nei dintorni immediati mentre il fronte era ancora a 50, 60 chilometri a ovest. Furono ore difficili quelle della preparazione della presa del campo da parte degli internati e del passaggio dalla più profonda illegalità a quel minimo di organizzazione di massa necessario per vivere e per lottare, per impedire una catastrofe generale fatta di incendi e di saccheggi, di caos e di disordine, come sarebbe con lo scatenamento di migliaia di uomini impazziti di fame e di orrore.

Il 5 maggio nel pomeriggio un carro armato leggero americano arrivò al campo. La gendarmeria si affrettò ad alzare bandiera bianca e si volatilizzò, non senza esser stata disarmata dai nostri gruppi di combattimento. Una folla enorme di uomini che piangevano dalla gioia e dalla commozione si riversò sulla grande piazza centrale e dall’alto delle torri su cui già sventolavano le bandiere nazionali dei popoli ormai liberi, oratori improvvisati tennero il primo comizio antifascista di Mauthausen. Ma il carro armato americano se ne ripartì e Mauthausen restò per un giorno e mezzo terra di nessuno, o per meglio dire repubblica indipendente antifascista a trenta chilometri dietro il fronte nazi. Il Comitato internazionale prese possesso del campo, impedì i saccheggi e le devastazioni, riorganizzò il rifornimento viveri, assicurò il primo aiuto ai malati, sistemò il suo esercito e la sua polizia. Più di 1.500 uomini armati partirono a prendere posizione per evitare un ritorno delle SS che avrebbero potuto fare con noi quello che fecero in altri campi che abbandonarono e rioccuparono due giorni dopo, sterminando praticamente quasi tutti gli internati.

Gli aguzzini che ancora non si erano allontanati con le SS furono puniti con la morte. Le SS vecchie e nuove che si erano nascoste nelle fattorie dei dintorni furono stanate e giustiziate. Quando il grosso delle forze blindate americane arrivò a Mauthausen trovò degli uomini che già avevano saputo organizzarsi, che già erano l’esempio dell’unità nazionale ed internazionale nata tra coloro che assieme avevano sofferto del nazismo e assieme volevano risanare le ferite che questo aveva aperto nella loro carne viva.»

#Mauthausen #deportazione #Resistenza #antifascismo

05 maggio 2026

Ci ha lasciato Edmondo Del Gobbo, partigiano e testimone instancabile di un’Italia che ha saputo scegliere la libertà

Edmondo Del Gobbo con la segretaria della sez. di Albano con il rinnovo dell’iscrizione all’ANPI

Il comitato provinciale dell'ANPI di Roma esprime tutto il proprio dolore nell'apprendere della scomparsa del partigiano Edmondo del Gobbo, si stringe alla famiglia e ai compagni i quali tutti abbracciamo. Che il fiore sotto il quale sarai sepolto sia un papavero, rosso come la passione partigiana, che rinasce a nuova vita ogni primavera. La terra ti sia lieve, R.in P.

Il comunicato della sezione Albano-Castelgandolfo alla quale era iscritto:

Ci ha lasciato Edmondo Del Gobbo, partigiano e testimone instancabile di un’Italia che ha saputo scegliere la libertà, che all’età di 15 anni ha deciso da che parte stare. La sua non era solo memoria, era storia vissuta tra le mura di casa. Edmondo portava con sé un ricordo prezioso: la sua abitazione a Fontana Sala (Marino) fu il rifugio sicuro che accolse Antonio Gramsci nel 1926, durante la fuga dalle leggi fascistissime. Suo padre Aurelio, amico di Gramsci, aprì le porte al fondatore del PCI, trasformando quella casa in un presidio di resistenza ancora prima che la Resistenza stessa iniziasse. Edmondo ha custodito quella casa e quel ricordo per tutta la vita, continuando a combattere come partigiano nella brigata Castelli Romani,  insieme a Pino Levi Cavaglione e Marco Moscati e, più tardi, come muratore e cittadino attivo. Con lui se ne va un pezzo di storia che unisce i padri del pensiero democratico ai combattenti che quella democrazia l'hanno costruita materialmente. La terra ti sia lieve, Edmondo. Grazie per aver protetto la libertà e chi, come Gramsci, l'aveva sognata prima di tutti noi.

Pugni chiusi al cielo compagno


Edmondo Del Gobbo su "Noi Partigiani"

Nato ad Albano Laziale (Roma) il 17 Dicembre 1926, muratore.

Ha partecipato alla Resistenza con il padre Aurelio Del Gobbo che comandava la formazione Fontana di Sala.

L’intervista è stata realizzata nel settembre 2019

https://www.noipartigiani.it/edmondo-del-gobbo/



04 maggio 2026

Ricordo di Giorgio Marincola

🌹Il 4 maggio del 1945 il partigiano Giorgio Marincola cadeva a Stramentizzo, in Val di Fiemme, nei giorni dell'ultima strage nazista sul suolo italiano. È insignito di Medaglia d’Oro al Valor Militare.

https://www.anpiroma.org/2025/05/il-4-maggio-del-1945-cadeva-il.html 

03 maggio 2026

3 maggio 1944: l'assassinio di Caterina Martinelli: una madre che non poteva / sentir piangere dalla fame / tutti insieme / i suoi figli


 

A seguito della riduzione a 100 grammi della razione giornaliera di pane per ogni abitante di Roma decretata dal generale Malzer, comandante della piazza di Roma, il 26 aprile del 1944, tra aprile e maggio di quell'anno si susseguirono sempre più numerosi gli assalti ai forni della capitale da parte delle donne romane, spesso protette in queste rischiose azioni da nuclei armati delle locali formazioni partigiane.

    Il 3 maggio 1944, dopo aver dato l'assalto ad un forno della borgata di Pietralata, Caterina Martinelli e altre donne furono bloccate all'altezza di Via del Badile da un plotone della Polizia dell'Africa Italiana mentre tentavano la fuga. Al rifiuto di restituire quanto avevano preso per poter sfamare i propri figli, uno dei militi esplode una raffica di mitra che uccide sul colpo Caterina, che stringeva al petto una pagnotta e la figlia appena nata, ferita gravemente. 

    Il giorno dopo, il partigiano e poeta Mario Socrate appose sul luogo dell'eccidio un cartello che così recitava: «Qui i fascisti hanno ammazzato / Caterina Martinelli / una madre che non poteva / sentir piangere dalla fame / tutti insieme / i suoi figli». Prontamente rimosso dalle autorità occupanti, il testo venne ripreso nella lapide che ancora oggi ne ricorda l'assassinio per mano fascista, in Via del Badile, 16.

02 maggio 2026

25 aprile: comunicato della sezione ANPI RAI. Una riflessione sul ruolo dell'informazione contro ogni deformazione della realtà

Roma, 02 maggio 2026

Il 25 aprile tra memoria, conflitto e racconto:

una riflessione a sostegno dell’ANPI



La relazione del Presidente nazionale dell’ANPI, Gianfranco Pagliarulo, presentata al Comitato Nazionale del 28 aprile, restituisce un quadro denso e complesso del significato del 25 aprile 2026. Non si tratta di una semplice ricostruzione dei fatti, ma di una lettura politica e culturale che colloca la festa della Liberazione dentro un tempo attraversato da guerre, tensioni internazionali e trasformazioni profonde degli equilibri democratici

È dentro questo scenario che il 25 aprile di quest’anno ha mostrato, con forza, un elemento che merita di essere riconosciuto senza ambiguità: una straordinaria partecipazione popolare, diffusa in tutto il Paese, capace di riportare al centro i valori dell’antifascismo, della Costituzione e della convivenza democratica. Una risposta larga, consapevole, che dimostra come la memoria della Liberazione non sia affatto un rito svuotato, ma continui a rappresentare un terreno vivo di impegno civile.

Eppure, questa evidenza è stata in larga parte oscurata. Il racconto pubblico si è concentrato quasi esclusivamente sulle polemiche, sugli scontri, sulle tensioni, producendo una rappresentazione parziale e deformata. È qui che emerge una responsabilità che, come Sezione ANPI RAI Roma, sentiamo direttamente nostra. Quando l’informazione privilegia il conflitto rispetto alla comprensione dei fenomeni, quando riduce eventi complessi a dinamiche contrapposte e semplificate, non solo tradisce la realtà dei fatti, ma contribuisce a indebolire lo spazio democratico.

Le vicende di Milano si collocano esattamente dentro questa dinamica. Non possono essere banalizzate, né ridotte a una semplice incomprensione. In una giornata che nasce per ricordare la Liberazione dal nazifascismo e per riaffermare valori condivisi, la presenza nel corteo di bandiere e simboli riconducibili all’attuale governo di Benjamin Netanyahu ha rappresentato una forzatura evidente rispetto al senso storico della manifestazione. In un contesto internazionale segnato da conflitti drammatici e da operazioni militari oggetto di forti critiche sul piano umanitario, l’introduzione di quei simboli ha inevitabilmente spostato il baricentro della giornata, alimentando tensioni e divisioni.

Affermare questo non significa negare il diritto di espressione, né tantomeno mettere in discussione identità, appartenenze o comunità. Significa, al contrario, difendere il carattere unitario del 25 aprile, preservarne il significato profondo, evitare che venga piegato a logiche di contrapposizione legate ai conflitti contemporanei. La distinzione tra le responsabilità dei governi e il rispetto dei popoli e delle comunità è, e deve restare, un principio irrinunciabile.

Ciò che colpisce, tuttavia, è il modo in cui queste vicende sono state raccontate. La relazione mette in evidenza una distanza significativa tra i fatti e la loro rappresentazione pubblica, una trasformazione che ha finito per oscurare il dato principale – la partecipazione popolare – e per alimentare una narrazione polarizzata, spesso lontana dalla realtà 􀀀. In questo processo si inserisce anche un tentativo, più o meno esplicito, di delegittimazione dell’ANPI, della sua funzione e del suo ruolo nella società

Per chi opera nel sistema dei media, e in particolare nel servizio pubblico, questa non è una questione secondaria. Il pluralismo non può ridursi a una sommatoria di contrapposizioni, né l’informazione può trasformarsi in un dispositivo che amplifica il conflitto a scapito della verità. Raccontare il 25 aprile significa assumersi la responsabilità di raccontare la democrazia, con rigore, equilibrio e profondità.

A rendere ancora più grave il quadro è il segnale rappresentato da episodi di violenza che hanno colpito iscritti all’ANPI, come nel caso dell’aggressione avvenuta a Roma 􀀀. Non si tratta di fatti isolati da archiviare rapidamente, ma di segnali che interrogano il clima democratico del Paese e che richiedono attenzione, vigilanza e una chiara assunzione di responsabilità collettiva.

Alla luce di tutto questo, la Sezione ANPI RAI Roma esprime un convinto e pieno sostegno alla Presidenza nazionale dell’ANPI e alle articolazioni territoriali, a partire da quelle che si sono trovate a gestire situazioni particolarmente complesse. Difendere l’ANPI significa difendere un presidio fondamentale della democrazia italiana, un luogo di memoria attiva e di impegno civile.

Ma significa anche, per chi lavora nell’informazione, interrogarsi sul proprio ruolo. Perché il modo in cui raccontiamo il presente contribuisce a determinare la qualità della nostra democrazia.

Difendere il 25 aprile oggi vuol dire difendere uno spazio pubblico condiviso, sottrarlo alle distorsioni, restituirgli il suo significato più autentico. Vuol dire riaffermare, con chiarezza, che la memoria della Liberazione non può essere ridotta a terreno di scontro, ma deve continuare a essere un punto di riferimento comune.

Per questo, sentiamo di poter dire, con convinzione:

giù le mani dal 25 aprile, giù le mani dall’ANPI.

E, insieme, una richiesta altrettanto netta:

più verità, più responsabilità, più servizio pubblico.

2 maggio 2014: la strage di Odessa

Il 2 maggio del 2014, elementi neonazisti ucraini appiccarono il fuoco alla Casa dei Sindacati di Odessa, dove si erano rifugiati diverse decine di manifestanti filorussi a seguito degli scontri avuti in precedenza con i sostenitori della rivoluzione di Maidan. Le cifre ufficiali parlano di almeno quarantadue vittime arse vive e massacrate a colpi di spranghe, bastoni e coltelli, anche se il bilancio potrebbe essere stato assai maggiore.

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Ripudia intolleranza, razzismo e antisemitismo.
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