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16 aprile 2026
Ordine del Giorno per il 25 aprile 2026, approvato all’unanimità dal Comitato Provinciale dell’ANPI di Roma nella seduta del 15 aprile 2026.
13 aprile 2026
‘RE-ESISTENZE – storie di diritti e libertà’ Rassegna di docu-film a cura della Sez. ANPI Martiri de La Storta e Isola Farnese in collaborazione con il Teatro Le Sedie.
Martiri de La Storta e Isola Farnese propone al pubblico una rassegna gratuita di docu-film
sui temi dedicati alla Memoria, alla Resistenza, alla lotta per le libertà e l’affermazione dei
diritti.
Dal 17 aprile al 10 giugno saranno proiettati al Teatro Le sedie di Roma sette documentari
cinematografici con uno sguardo sulla città di Roma, ma anche su vicende nazionali e
internazionali. Si va dalle opere dedicate alla vita di due partigiane, Giovanna Marturano e
Tina Costa, a quella dei sette fratelli Cervi, da quella dedicata alla colonia penale di Ponza
al documentario che racconta il primo voto delle donne nel dopoguerra. E poi la storia del
reduce inglese Harry Shindler che dopo aver combattuto per liberare l’Italia dal
nazifascismo è vissuto nel nostro paese facendo luce su casi irrisolti, svelando l’identità
del XIV martire della strage di La Storta. Infine un documentario sulle incredibili vicende
del console italiano Enrico Calamai che negli anni ’70 salvò la vita a centinaia di rifugiati e
perseguitati in Cile ed Argentina.
I documentari in programma sono opere fuori commercio, autoprodotte o prodotte con
finanziamenti dal basso. Una rassegna che racconta i valori e i principi su cui si fonda la
nascita della Repubblica e della nostra Costituzione, la partecipazione civica e la civile
convivenza. La collaborazione con il Teatro Le Sedie intende anche contribuire a dare
vitalità all’offerta culturale del territorio del Municipio XV in particolare e di Roma in
generale. Ogni proiezione sarà preceduta da una breve introduzione di esponenti dell’ANPI
e/o degli autori dei docu-film.
Teatro Le Sedie Via Veientana Vetere, 51, 00188 Roma RM
Programma:
- 17 aprile 2026 - ore 21:00
BIMBA COL PUGNO CHIUSO
Prodotto da Todomodo in co-produzione Produzioni dal Basso di Claudio Di
Mambro, Luca Mandrile, Umberto Migliaccio anno 2013 – durata 58 minuti.
Giovanna Marturano, antifascista, partigiana, femminista, protagonista di battaglie
politiche e sociali dal dopoguerra ai giorni nostri. Un secolo di storia attraverso lo
sguardo di una bimba di 101 anni. Una piccola donna con la gioia di vivere di una
bambina. Nelle sue parole risuona la storia del ‘900 italiano, quella di una donna e
di una famiglia comune. La sua è una storia di parte, di quella parte che per un
secolo ha lottato contro il totalitarismo fascista e per una vera giustizia sociale.
Giovanna sa raccontare e le piace farlo, attraverso i suoi libri, attraverso incontri
con le nuove generazioni, attraverso interventi politici, davanti ad una videocamera.
Bimba col pugno chiuso racconta il percorso esistenziale di Giovanna, partendo dai
suoi ricordi di bambina che vide la marcia fascista su Roma nel ‘22, fino alla sua
lettura del presente e al suo costante impegno politico, che le fa dire “non c’è altra
via che combattere, questo è il fatto. Dal lavoro si può andare in pensione, dalla
lotta no.” Bimba col pugno chiuso è un documentario animato prodotto con una
produzione dal basso. A differenza del classico documentario di memorie, non si
avvale di materiale di repertorio. I racconti di Giovanna sono “illustrati” da disegni
ed animazioni realizzati da Maurizio Ribichini, in collaborazione con Salvo
Santonocito e Adriano Mestichella. Le parole di Giovanna prendono forma
attraverso il disegno e ci conducono in una nuova dimensione, dove ricordo
personale e storia si fondono e confondono. Giovanna Marturano è stata insignita
con Medaglia di bronzo al valor militare e Cavaliere di gran croce dell'Ordine al
merito della Repubblica italiana. Alla realizzazione dal basso ha contribuito anche la
Sez. ANPI Martiri de La Storta e Isola Farnese
- 25 aprile 2026 - ore 18:00
I MIEI SETTE PADRI
di Liviana Davì – Grabinski Point APS – anno 2023 durata 58 minuti
Adelmo Cervi è un antifascista militante che da anni svolge attività politica contro le
ingiustizie di cui è ancora piena la nostra società. Segnato dal destino sin da
quando perse il padre fucilato dai nazisti. I sette fratelli Cervi non sono solo un mito
della Resistenza e il documentario restituisce la loro storia. Adelmo figlio di Aldo
Cervi e Verina Castagnetti aveva solo quattro mesi quando il padre fu fucilato dai
fascisti insieme agli zii Gelindo, Antenore, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore e
a Quarto Camurri, loro compagno di lotta. Il 28 dicembre 1943 al Poligono di Tiro di
Reggio Emilia, segnò per sempre non solo la sua vita ma anche la storia del ‘900
italiano. Adelmo e il suo viaggio tra i ricordi di famiglia, sono i protagonisti de I miei
sette padri, realizzato 80 anni dopo l’eccidio dei Cervi, contribuendo a custodirne i
valori di giustizia, libertà e Memoria. I miei sette padri è una produzione Grabinski
Point Aps, con Mediavision di Jeres Fochi e POPCult e con il sostegno allo
Sviluppo della Regione Emilia-Romagna attraverso Emilia-Romagna Film
Commission. Il film è realizzato con la collaborazione con Istituto Alcide Cervi,
Amood – Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, Archivio
Franco Cigarini – Biblioteca Panizzi – Comune di Reggio Emilia, Istoreco Reggio
Emilia e, naturalmente con il contributo di oltre 600 associazioni, gruppi, istituzioni,
e cittadine e cittadini antifascisti.
- 1 maggio 2026 - ore 21:00
TINA – UNA VITA RIBELLE
di Matteo Bennati e Andrea White anno 2025 – durata 40 minuti
Docufilm prodotto dall'ANPI di Roma nel 2025. Il film è stato patrocinato
gratuitamente dai Comuni di Roma e Gemmano. Gli autori del docufilm hanno
voluto raccontare la vita di Tina Costa, Partigiana, sindacalista e iscritta del PCI, da
quando era bambina e fece la sua prima ribellione rifiutandosi di vestirsi da figlia
della lupa, passando per gli anni della resistenza, l'iscrizione all'ANPI, la militanza
nel partito comunista fino agli ultimi anni caratterizzati dal suo impegno instancabile
nelle piazze e nelle scuole. Il docufilm nasce da un'idea di Marina Pierlolenzi
(presidente dell'ANPI provinciale di Roma) e di Letizia Rossi (Comitato Provinciale
ANPI Roma). Il docufilm è stato prodotto anche grazie ad AAMOD che ha fornito
vari estratti di video dell'epoca.
Il docufilm è stato proiettato per la prima volta l'11 novembre 2025 a Roma nella
sede dell'ANPI Provinciale, nel giorno in cui Tina Costa avrebbe compiuto 100 anni.
Alla realizzazione dal basso ha contribuito anche la Sez. ANPI Martiri de La Storta
e Isola Farnese. Patrocinato dall’Assessorato alla cultura del Comune di Roma.
VOCI DAL CONFINO – COLONIA DI PONZA 1928 – 1939
di Claudio Di Mambro, Luca Mandrile, Umberto Migliaccio – Prodotto da Todomodo
– anno 2022 – durata 51 minuti realizzato con il sostegno di ANPPIA e la
collaborazione del Centro studi e documentazione Isole Ponziane, ANPI Roma e La
storia nelle strade.
Il documentario racconta una vicenda poco nota, per certi versi destinata all'oblio,
quella della Colonia confinaria di Ponza. Dal 1928 al 1939 su quell'isola vennero
relegate dal regime fascista più di 2000 persone, tra queste i più importanti
antifascisti come Pertini, Terracini, Fancello, Basso, Secchia, Tommasini, Domaschi
e tanti altri. Attraverso testimonianze dirette, fonti d'archivio ed ai contributi di alcuni
storici il documentario ricostruisce le vicende storiche ed umane di quel periodo
rendendo viva l’esperienza dei perseguitati politici in Italia sotto il Fascismo.
Uomini coraggiosi che non chinavano la testa, intellettuali ed operai, con un
bagaglio umano e politico che ha permesso loro di diventare dopo la Liberazione
segretari dei più importanti partiti politici italiani, o addirittura Presidente della
Repubblica. La popolazione tesse una rete di solidarietà sia umana che politica con
gli antifascisti, progenitrice di quella solidarietà popolare che permise ai partigiani di
uscire vittoriosi nella guerra di Liberazione ’43-’45.
- 28 maggio 2026 - ore 21:00
SENZA ROSSETTO
Il film - colore e b/n, 52', regia di Silvana Profeta, montaggio di Milena Fiore, da un
progetto di Silvana Profeta ed Emanuela Mazzina - indaga la costruzione
dell'immaginario femminile negli anni precedenti al 2 giugno 1946, data in cui le
donne italiane acquisirono il diritto al voto. Attraverso video-interviste e materiali
d’archivio (Aamod, Luce Cinecittà e fondi privati), l'opera costruisce una narrazione
polifonica che intreccia storie personali e temi collettivi — come la dittatura, la
guerra, la resistenza antifascista e la liberazione, il diritto di voto — offrendo una
rilettura della memoria storica attraverso i ricordi più intimi e privati.
- 10 giugno 2026 - ore 21:00
MY WAR IS NOT OVER
Di Bruno Bigoni , Proxima Milano – anno 2017 – durata 55 minuti
Poco più che ventenne, nel 1944, il soldato semplice inglese Harry Shindler sbarcò
ad Anzio e risalì l'Italia per combattere una guerra che lo rese adulto, segnando il
resto della sua esistenza. Harry, morto a 101 anni nel 2023, è vissuto a San
Benedetto del Tronto, ed ha conservato una grande energia e trascorrendo le sue
giornate di veterano facendo luce su casi e vicende irrisolte dell’avanzata alleata in
Italia.
È un “Cacciatore di Memoria” affidabile ed esperto, al suo indirizzo continuano ad
arrivare appelli, richieste di reduci o parenti che vorrebbero conoscere il destino di
un soldato scomparso, trovare la sepoltura di un combattente al fronte, rintracciare
un relitto... non lo fa per denaro, ma per un debito di memoria. La memoria, la sua
natura più intima, onirica, soggettiva, quella che svanisce se non si fissa in un
segno, è il punto di partenza per raccontare la sfida di Harry e la storia di tutti noi.
Grazie al suo straordinario lavoro nel 2009 fu svelata l’identità di quello che fino ad
allora era l’inglese sconosciuto, la XIV vittima dell’eccidio di La Storta del 4 giugno
1944, Gabor Adler, unghere arruolato nei servizi segreti britannici.
- 25 giugno 2026 - ore 21:00
ENRICO CALAMAI – UNA VITA PER I DIRITTI UMANI
Italia 2023, 122 minuti
Buenos Aires 1972. Il giovane diplomatico Enrico Calamai venne inviato in
Argentina, come sua prima destinazione, con la carica di viceconsole. L’anno dopo,
in Cile, un violento Golpe militare rovesciò il governo legittimamente eletto di
Salvador Allende.
L’Italia non riconobbe il governo del generale Pinochet, ritirò la rappresentanza
diplomatica e richiamò l’ambasciatore a Roma.
Nell’ambasciata italiana 412 rifugiati, tra cui 50 bambini, chiesero asilo politico.
Calamai venne richiamato dall’Argentina e inviato a Santiago.
Grazie al suo impegno si arrivò a una soluzione di compromesso: tutti i rifugiati
sarebbero partiti ma subito dopo i militari cileni avrebbero circondato l’edificio in
modo da non permetterne più l’accesso.
Rinviato nuovamente a Buenos Aires, dopo il colpo di stato militare del 24 marzo
1976, Calamai, con l'aiuto del giornalista del Corriere della Sera, Giangiacomo Foà
e del sindacalista Filippo Di Benedetto, riuscì a mettere in salvo e a far espatriare
centinaia di oppositori politici del regime, mettendo più volte a repentaglio la propria
vita.
Calamai, tra i fondatori del Comitato per la promozione e la protezione dei diritti
umani, è stato decorato con l'Orden del Libertador General San Martín, il 10
dicembre 2004, presso l’ambasciata della Repubblica Argentina in Italia.
‘Enrico Calamai. Una vita per i diritti umani’ racconta una storia di coraggio, di
dignità, di ideali e di resistenza.
Duccio Pedercini
Presidente Sez. ANPI Martiri de La Storta e Isola Farnese - Roma
Fabio Rollo
Segretario Sez. ANPI Martiri de La Storta e Isola Farnese - Roma
07 aprile 2026
7 aprile 1926. Giovanni Amendola muore in esilio a seguito delle ferite riportate nel corso di un'aggressione fascista
Nato a Napoli il 15 aprile 1882 da famiglia salernitana, morto a Cannes il 12 aprile del 1926 in seguito alle ferite riportate nel corso di una aggressione squadristica, avvocato e uomo politico.
Studente liceale e universitario, corrispondente del quotidiano Corriere della Sera; influenzato dal noto direttore del giornale, Luigi Albertini, simpatizza per il Partito Liberale, allora influente. Eletto deputato nel 1919 per il collegio di Salerno; avvocato, nel '22 è tra i fondatori del quotidiano Il Mondo che contrasta il nascente fascismo. Con Francesco Saverio Nitti organizza il Partito democratico italiano, divenendo successivamente Ministro delle colonie. Affermatosi il fascismo, lascia la compagine governativa passando all'opposizione costituzionale della quale, nel 1923, diviene il leader riconosciuto e autorevole. Alla Camera dei deputati si schiera contro la nuova legge elettorale proposta da Mussolini e da Acerbo; il 26 settembre, dopo ripetute minacce, viene aggredito e bastonato a Roma da una squadra fascista. Nel 1924 è eletto deputato nello schieramento antifascista.
L'anno successivo viene picchiato gravemente a Roma e poco dopo nuovamente fra Montecatini e Pistoia. Riporta molte ferite, dalle quali non si riprenderà più. Trasportato a Parigi, in ospedale, muore a Cannes nell'aprile del 1926.
Il figlio Giorgio, iscrittosi giovanissimo al Partito comunista clandestino, diverrà uno tra i più importanti organizzatori della Resistenza romana e fu in seguito esponente di spicco del PCI.
«Sappiamo di lavorare per una causa giusta, se anche noi dovessimo cadere non per questo la nostra lotta sarebbe meno giustificata e meno necessaria. Ma sappiamo anche che la causa giusta per cui lottiamo coincide con le necessità e le ragioni della vita che alla lunga prevalgono sopra qualunque calcolo artificioso dell’uomo».
https://www.anpi.it/biografia/giovanni-amendola
https://www.quirinale.it/it/notizie/dichiarazione-presidente-mattarella-occasione-centenario-morte-giovanni-amendola
#GiovanniAmendola #liberali #antifascismo
17 aprile 1944: il rastrellamento del Quadraro - Corteo da Piazza dei Consoli alle 16:30
Intorno alle 4 del mattino di lunedì 17 aprile 1944, unità delle SS e della Gestapo al comando del colonnello Herbert Kappler diedero avvio al piano per la deportazione dell'intera popolazione maschile del Quadraro, nome in codice "Operazione Balena" (Unternehmen Walfisch) circondando il quartiere e bloccando le vie di accesso. Procedettero poi al rastrellamento casa per casa degli uomini abili al lavoro.
Da mesi, ormai, l'intensa attività di guerriglia urbana e sabotaggio portata avanti dalle squadre partigiane della borgata con il decisivo supporto della popolazione locale stava dando filo da torcere agli occupanti tedeschi e ai collaborazionisti fascisti, tanto che da mesi non osavano avventurarsi nelle strade del quartiere.
Il 31 marzo, un provvedimento particolarmente restrittivo aveva imposto agli abitanti del Quarticciolo, del Quadraro, di Torpignattara e di Centocelle il coprifuoco alle ore 16: il comando tedesco voleva in tal modo garantirsi piena libertà di movimento nel quadrante sud-orientale della capitale, nelle immediate retrovie del fronte, in un momento in cui l'avanzata alleata si faceva sempre più pressante. Il 10 aprile 1944, inoltre, i partigiani socialisti di Giuseppe Albano, detto "il gobbo del Quarticciolo", avevano assalito tre soldati tedeschi in un'osteria sulla Tuscolana, uccidendoli. Il "nido di vespe" del Quadraro andava definitivamente soppresso.
I quasi 2000 rastrellati, ammassati come bestie nel cinema Quadraro, furono poi portati a Cinecittà e lì, dopo una selezione in cui alcuni furono scartati in quanto inabili al lavoro, suddivisi in quattro gruppi: trasferiti a Grottarossa, vennero infine caricati su un treno diretto al campo di transito di Fossoli. Da lì raggiunsero i campi di concentramento in Germania e in Polonia, dove furono costretti al lavoro coatto per sostenere lo sforzo bellico del Reich. In molti morirono di fame e di stenti per via delle durissime condizioni di lavoro.
Dei quasi mille deportati, poco più della metà fece ritorno alle proprie case.
Ricordare i partigiani e le partigiane, gli antifascisti e le antifasciste che hanno resistito e lottato nella nostra città e provincia, e di portarne avanti la lotta.
Ricordiamo l'alba del 17 aprile 1944, quando i nazifascisti iniziarono l'operazione di rastrellamento del Quadraro, il "nido di vespe", borgata covo di partigiani, antifascisti, ribelli: la spina nel fianco degli occupanti e dei loro servi.
Corteo 17 aprile alle 16.30 da Piazza dei consoli!
03 aprile 2026
2 aprile 2012 - moriva Rosario "Sasà" Bentivegna - partigiano
Riportiamo un estratto dell'articolo di Davide Conti scritto per i 100 anni della nascita.
Estratto da "il Manifesto" del 21 giugno 2022
«Sono nato il 22 giugno del 1922, qualche mese prima della marcia su Roma. Quindi si può star certi che non vi ho partecipato!». Era così che Rosario Bentivegna iniziava il racconto della sua esperienza di antifascista e partigiano. Salvo concludere che «la marcia su Roma fu un bluff sul piano militare ma un successo sul piano politico». Non mancava certo di intelligenza e ironia il comandante «Paolo» che aveva guidato il Gruppo di Azione Patriottica «Carlo Pisacane» durante i terribili 271 giorni di occupazione nazifascista della città che ha amato e difeso con le armi: Roma.
L’avvento del fascismo in Italia veniva indicato da Bentivegna non come esito inevitabile, quanto piuttosto come colpa storica della classe dirigente rea di aver inventato una risposta di tale carattere reazionario e regressivo di fronte alla grande questione dell’ingresso delle masse nella vita dello Stato. In una formula: l’indispensabile rifondazione su base democratica del patto collettivo e della sovranità popolare all’indomani della tragedia della Grande Guerra del 1914-1918.
A CENTO ANNI dalla sua nascita, e nel decennale della sua scomparsa (2 aprile 2012), la figura di Bentivegna «insiste» nella memoria storica di Roma e del Paese in ragione del suo lungo operato in seno alla Resistenza e del suo impegno in difesa della democrazia repubblicana. La sua traiettoria biografica coincide in larga parte con quei processi che hanno segnato il ’900 italiano ricollocando il Paese dalla parte giusta della Storia grazie alla «scelta» di combattere il regime dittatoriale imposto ed esportato in tutto il mondo attraverso i mezzi della guerra, dello sterminio di massa e del razzismo di Stato.
Il prologo di ciò che sarebbe stato si manifestò il 23 giugno 1941 quando, ad un anno dall’ingresso in guerra di Mussolini al fianco di Hitler, una manifestazione di studenti universitari protestò contro il richiamo obbligatorio alle armi. Le autorità fasciste segnalarono che l’azione faceva capo ad una «combutta sovversiva formata da elementi operai e intellettuali, con le modalità caratteristiche usate dal partito comunista». La repressione della polizia portò a numerosi arresti. Tra questi Antonello Trombadori, Pompilio Molinari, Paolo Bufalini, Roberto Forti, Mario Leporatti e il diciannovenne Rosario Bentivegna. Due anni dopo quel gruppo sarebbe divenuto la dorsale delle formazioni dei Gap del Pci a Roma.
IL CROLLO DEL FASCISMO e gli oltre cinquanta bombardamenti subiti dalla città spinsero Bentivegna alla scelta armata e all’ingresso in quella dimensione valoriale, umana e politica, che fu la Resistenza. Alla guida di uno dei quattro Gap Centrali «Paolo» ed i suoi compagni (tra cui la medaglia d’oro Carla Capponi, che fu sua moglie fino agli anni ’70) diedero corpo a quel conflitto asimmetrico ed «irregolare» che avrebbe riscritto il diritto dei popoli conferendo legittimità alle lotte per la loro autodeterminazione.
REALIZZÒ DECINE DI AZIONI di guerra contro le truppe nazifasciste tanto nel centro di Roma quanto in quelle periferie che divennero l’habitat naturale e protettivo dei ribelli della città. Nella capitale, dopo la fuga del re e dei generali a seguito dell’armistizio, le cellule dei Gap seguirono la parola d’ordine lanciata dagli Alleati: «rendere impossibile la vita all’occupante nazista».
Bentivegna praticò la guerriglia in Italia e all’estero. Incarnò fisicamente il carattere internazionalista della Resistenza combattendo a Roma e poi sulle montagne del reatino (al comando di gruppi partigiani formati da russi), proseguendo la lotta al fascismo e riscattando il nome del nostro Paese nelle fila della Divisione Garibaldi in Jugoslavia dove i «bravi italiani» erano stati «palikuce» (bruciatetti) e criminali di guerra (...).
https://ilmanifesto.it/cento-anni-da-ribelle
Intervista a Rosario Bentivegna di Michela Ponzani, per l'archivio storico del Senato:
(...) Rosario Bentivegna inizia a svolgere attività clandestina antifascista fin dalla giovinezza, vissuta nell'Italia fascista degli anni '30. Nel 1938, anno della promulgazione delle leggi razziali, aderisce ad un'organizzazione comunista di orientamento politico trozkista denominata "GUM" (Gruppo di Unificazione Marxista). Iscrittosi alla Facoltà di Medicina nel 1940, nel maggio 1941, in pieno regime fascista, partecipa all'occupazione dell'Università di Roma indetta dai GUF (Gruppi Universitari fascisti) in protesta contro la legge che richiamava alle armi gli studenti come "Volontari universitari"; la normativa prescrive una precedente legge che, invece, aveva disposto il congedo provvisorio per motivi di studio per tutti gli studenti universitari in età di leva e in regola con gli esami. Arrestato nel settembre dello stesso anno, Bentivegna viene rilasciato con diffida di polizia.
Nel 1943 aderisce al Pci e dopo l'8 settembre 1943, durante l'occupazione tedesca di Roma, partecipa alla guerra di liberazione dapprima come vice-comandante militare della IV zona garibaldina (Roma centro), poi come comandante del Gruppo di Azione Patriottica (GAP) "Pisacane" quale cellula dei Gap Centrali organizzati dalle Brigate Garibaldi per svolgere operazioni di guerriglia partigiana in città. Fuggito da Roma a causa del tradimento di un compagno, arrestato dalla Banda Koch, continua la Resistenza nel Lazio, a sud di Roma e immediatamente dietro il fronte tedesco di Cassino come comandante militare del Cln nella zona Casilina-Prenestina, fino alla Liberazione di Roma.
Il 5 giugno 1944, appena un giorno dopo l'arrivo degli Alleati nella Capitale, viene coinvolto in uno scontro a fuoco con un ufficiale della Guardia di Finanza, intento a strappare manifesti affissi sui muri che salutano l'arrivo degli Americani e la Liberazione di Roma. Nello scontro cade il tenente della Guardia di Finanza, Giorgio Barbarisi.
Sottoposto a processo dall'Alta Corte Militare Alleata, il 19 luglio 1944, viene condannato in prima istanza a 18 mesi di carcere con l'imputazione di "omicidio colposo per eccesso di difesa". Il 14 agosto successivo, in sede di revisione del processo, gli viene pienamente riconosciuto lo stato di legittima difesa, con assoluzione e immediata scarcerazione.
La sera del 20 settembre 1944 sposa Carla Capponi, sua compagna di lotta nei GAP a Centocelle e sui monti Prenestini dalla quale avrà la figlia Elena.
La mattina successiva su decisione del Ministero della Guerra, viene trasferito in Jugoslavia dove ricopre l'incarico di commissario di guerra presso la IV Brigata della Divisione Partigiana Italiana Garibaldi, reparto regolare dell'Esercito Italiano che opera nel sud della Jugoslavia (Montenegro, Kossovo, Bosnia e Croazia meridionale, Sangiaccato).
Durante il periodo di permanenza in Jugoslavia assolve a compiti di ufficiale di collegamento con i Comandi dell'Esercito Popolare Liberatore Jugoslavo ed assume la responsabilità politica del gruppo dei comunisti italiani che operano nella Divisione (...).
11 aprile 2026: manifestazione nazionale contro il blocco a Cuba alla quale l'ANPI provinciale di Roma aderisce
Il comitato provinciale dell'ANPI di Roma aderisce alla manifestazione nazionale contro il blocco a Cuba e invita iscritti e simpatizzanti a partecipare numerosi.
⭐MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO IL BLOCCO A CUBA⭐
L' Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba si fa portavoce dell’appello della società civile per una mobilitazione straordinaria di solidarietà con il popolo di Cuba, e convoca una manifestazione nazionale per il prossimo 11 APRILE 2026
CUBA NON E’ UNA MINACCIA
Una comunità che il governo degli Stati Uniti ha deciso di strangolare, privandolo di ogni possibilità di approvvigionamento petrolifero che ha portato alla paralisi dei trasporti, della produzione di energia e di conseguenza della produzione industriale ed agricola, della sua distribuzione, dei servizi di assistenza sanitaria e in definitiva della vita quotidiana delle persone e delle loro famiglie.
Tutto ciò perché Cuba, secondo il presidente Trump, rappresenta una “minaccia insolita e straordinaria” per la sicurezza degli Stati Uniti. La si può considerare tale solo sul piano morale, per l’esempio di solidarietà che nel corso di decenni Cuba ha rappresentato per molti Paesi, compreso il nostro quando siamo stati travolti dalla pandemia di Covid-19 o attualmente quando, secondo l’articolo sul Corriere della Sera del 10 marzo 2026, “la professionalità, l’umanità e l’umiltà dei medici cubani nella sanità calabrese” ha salvato dalla chiusura gli ospedali di quella Regione.
Se cade Cuba cade l’umanità intera.
Vi invitiamo pertanto ad aderire e partecipare alla manifestazione nazionale che si svolgerà a Roma.
Partenza dal COLOSSEO 11 aprile 2026 alle ore 15:00
🟥Per adesioni: cubanoneunaminaccia@libero.it
Il 3 aprile del 1944 don Giuseppe Morosini, il prete partigiano, viene fucilato a Forte Bravetta da un plotaone della PAI
24 marzo 2026
🌹𝟐𝟒 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝟏𝟗𝟒𝟒: 𝐥'𝐞𝐜𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐅𝐨𝐬𝐬𝐞 𝐀𝐫𝐝𝐞𝐚𝐭𝐢𝐧𝐞
Ottantadue anni fa, la strage che nei progetti criminali dei nazisti, spalleggiati dai reparti dei collaborazionisti fascisti, avrebbe dovuto piegare definitivamente Roma, città ribelle e mai doma, dove in quei nove mesi metà della popolazione nascondeva l'altra metà.
Unico obiettivo dell'eccidio, spezzare il fortissimo legame di solidarietà tra la popolazione e il movimento resistenziale, al fine di riaffermare con la forza il proprio ordine fondato sul ricorso sistematico allo sterminio. Nessuna finalità di rappresaglia, come confermato in sede processuale dallo stesso Priebke, a proposito dei cinque uomini aggiunti alla lista fornita dal questore fascista Caruso: «Fucilammo cinque uomini in più. Uno sbaglio, ma tanto erano tutti terroristi, non era un gran danno». Fuggito in Argentina, dove visse indisturbato per quasi cinquant'anni, Priebke fu riconosciuto da una troupe televisiva statunitense nel 1994, venendo poi estradato in Italia l'anno successivo. Morì dopo aver compiuto i cento anni nell'abitazione romana in cui era detenuto agli arresti domiciliari, dopo aver orgogliosamente rivendicato nel proprio testamento il proprio passato di nazista e aver apertamente negato l'Olocausto.
Tra quei 335 riconosciamo "generali e straccivendoli, operai e intellettuali, commercianti e artigiani, un prete e settantacinque ebrei; monarchici e azionisti, liberali e comunisti" e persone senza credo politico. Di fronte ai luoghi comuni che troppo spesso inquinano il dibattito pubblico, alle falsità mosse dal revisionismo, alla narrazione che fa dei carnefici le vittime innocenti, la vita e l'esempio dei martiri delle Fosse Ardeatine parlano da sé, più eloquenti di qualsiasi discorso.
Alle antifasciste e agli antifascisti di oggi il compito di raccogliere il loro testimone e continuare a percorrere i loro sentieri.
𝑆𝑜𝑔𝑛𝑎𝑚𝑚𝑜 𝑢𝑛'𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑎, 𝑔𝑖𝑢𝑠𝑡𝑎, 𝑑𝑒𝑚𝑜𝑐𝑟𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎. 𝐼𝑙 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑠𝑎𝑐𝑟𝑖𝑓𝑖𝑐𝑖𝑜 𝑒 𝑖𝑙 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑠𝑎𝑛𝑔𝑢𝑒 𝑛𝑒 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑒𝑑 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑖𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑒 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑒𝑟𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜.
(Lapide all'interno del mausoleo)
23 marzo 2026
23 marzo 1944: l'attacco partigiano a Via Rasella. La più importante azione di guerra contro l’esercito occupante nazista in una capitale europea
Nonostante le pesanti perdite in termini di uccisioni e arresti che colpirono le reti clandestine dei GAP comunisti tra il gennaio e il febbraio 1944 decimandone buona parte dell'organico e delle quali caddero vittime esponenti di prim'ordine dell'organizzazione militare del Partito Comunista quali Antonello Trombadori, comandante dei GAP centrali, Guido Rattoppatore, Gioacchino Gesmundo, Maria Teresa Regard (liberata il 7 febbraio) e gli artificieri dei GAP centrali, Giorgio Labò e Gianfranco Mattei, già all'inizio di marzo le azioni di Via Tomacelli e di Via Claudia, con la distruzione di un deposito tedesco contenente più di diecimila litri di benzina, nonché l'eliminazione del commissario di Pubblica Sicurezza di Centocelle, Armando Stampacchia, ad opera del gappista dell'VIII zona Clemente Scifoni denotano una vigorosa intensificazione dell'attività di guerriglia in tutta la capitale: i GAP, unificati sotto il comando di Carlo Salinari "Spartaco", colpiscono con cadenza quotidiana le truppe nazifasciste arrecando loro gravi perdite.

In quegli stessi giorni, sia Giorgio Amendola che Mario Fiorentini, il primo dal proprio nascondiglio di Piazza di Spagna, il secondo dal proprio appartamento in Via Capo le Case, ebbero occasione di notare il passaggio della colonna armata del Polizeiregiment "Bozen", deputato alla gestione dell'ordine pubblico in città e costituito da coscritti altoatesini reclutati tra gli abitanti della regione che nel 1939 avevano scelto di divenire cittadini del Reich: i 156 uomini della colonna, provenienti dal poligono di Tor di Quinto ove praticavano esercizi di tiro, marciavano nel pieno centro della capitale per raggiungere il Palazzo del Viminale, dove erano acquartierati. I gappisti, studiati con cura i movimenti e gli orari di transito della colonna, decisero inizialmente di colpire il nemico in Via Quattro Fontane: la scelta di Via Rasella fu anzi fortemente osteggiata da Mario Fiorentini, tra i pianificatori dell'attacco, dato che nella vicina Via del Boccaccio si trovava un'abitazione in cui erano rifugiati alcuni parenti ricercati in quanto ebrei e in cui si sarebbe successivamente trasferito lui stesso. Inoltre, nella zona si trovavano vari punti di ritrovo di antifascisti e resistenti cattolici e comunisti. Alla fine, la sostenuta pendenza dell'angusta strada che unisce Via del Traforo a Via Quattro Fontane, la presenza di due imbocchi facilmente presidiabili e di un'unica via di fuga intermedia, rappresentata dall'incrocio con Via dei Boccaccio, fece sì che ad un livello superiore della catena di comando la scelta ricadesse su Via Rasella: si trattava del luogo ideale in cui poter attaccare i militi del "Bozen" massimizzando i danni che si sarebbero potuti infliggere alla colonna che ogni giorno svoltava nella via all'incirca verso le due del pomeriggio. Il piano elaborato dal nucleo dei GAP romani prevedeva che, al passaggio della colonna, uno dei gappisti, travestito da spazzino, avrebbe innescato un ordigno nascosto all'interno di un carretto della spazzatura: a esplosione avvenuta, gli altri partecipanti all'azione avrebbero favorito lo sganciamento del gruppo coprendone la fuga con lancio di bombe di mortaio "Brixia" opportunamente modificate. L'azione fu fissata per il 23 marzo, anniversario della fondazione dei Fasci di Combattimento.

Nonostante i processi intentati nel dopoguerra contro i gappisti responsabili dell'azione, che sancirono come l'azione di Via Rasella abbia costituito una legittima azione di guerra contro un esercito occupante, le strumentalizzazioni, le letture revisionistiche e i falsi miti che aleggiano sull'operato dei gappisti, quanto accadde in Via Rasella quel 23 marzo 1944 è unanimemente riconosciuto come la più importante ed efficace azione di guerriglia urbana mai compiuta nel centro di una capitale europea occupata dai nazisti.
Vedi anche:
https://www.anpiroma.org/2020/03/23-marzo-1944-la-battaglia-di-via.html
21 marzo 2026
Il Servizio Civile nell'ANPI Provinciale di Roma.
L'ANPI Provinciale Roma ha attivato da qualche anno il Servizio Civile Universale.
Il Servizio Civile è rivolto a ragazze e ragazzi dai 18 ai 28 anni, l'impegno va dal 18 settembre 2026 al 17 settembre 2027. Il monte ore annuale è di 1.145 ore, dal lunedì al venerdì per un minimo di 20 ore e un massimo di 36 ore settimanali. E' previsto un rimborso spese mensile, sono concessi permessi e malattie.
Il progetto si chiama GLI ARCHIVI DELLA RESISTENZA: UN PRESENTE DA SCOPRIRE: 2026
Sono disponibili 4 posti, due presso la Sede Nazionale di Via degli Scipioni e due presso la Sede Provinciale di Via San Francesco di Sales. Qui la sintesi del progetto: https://www.arciserviziocivile.it/.../PTXSU0002025012584N...
La domanda va presentata online:
https://domandaonline.serviziocivile.it/...
Per potere essere selezionati nella sede Provinciale è importante indicare la sede di servizio corretta, cioè questa:
141470 ANPI PROVINCIALE ROMA - ANPI PROVINCIALE ROMA - ARCHIVIO
La domanda va presentata entro le ore 14:00 dell'8 aprile 2026. A seguire ci sarà un colloquio di selezione.
#serviziocivile #arci #ANPI #anpiprovincialeroma
20 marzo 2026
Viaggio della Memoria 2026 a Auschwitz-Birkenau, organizzato da Roma Capitale
Dal 16 al 18 marzo appena passati, l'ANPI provinciale di Roma ha partecipato, nella persona della presidente Marina Pierlorenzi e di Stefano Bonifazi, della presidenza con delega alla comunicazione, al bellissimo e toccante "Viaggio della Memoria 2026" organizzato da Roma Capitale
Hanno partecipato al Viaggio della Memoria 132 studenti romani della scuola secondaria di secondo grado, oltre a rappresentanti istituzionali di Roma Capitale, l'Assessore alla Cultura, Massimiliano Smeriglio; l'Assessora alla Scuola, Formazione e Lavoro, Claudia Pratelli; l'Assessora alle Politiche Sociali e alla Salute, Barbara Funari, la Presidente della Commissione Permanente Scuola, Carla Fermariello, la Presidente della Commissione capitolina Pari Opportunità, Michela Cicculli, i consiglieri capitolini, Tommaso Amodeo, Riccardo Corbucci; il Presidente del Municipio III, Paolo Emilio Marchionne; il Presidente del Municipio VII, Francesco Laddaga; il Presidente del Municipio VIII, Amedeo Ciaccheri. Rappresentanti di associazioni quali l'ANPI provinciale di Roma, l'ANED, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, l'Associazione di Promozione Sociale Libellula Italia, rappresentanti della Comunità Ebraica Romana e della Fondazione Museo della Shoah.
Ha partecipato anche il sindaco Roberto Gualtieri, che nel corso della visita ha deposto alcune corone nei punti più significativi del viaggio.
L'intensissimo programma ha previsto la visita in Cracovia alla sinagoga Tempel, al quartiere ebraico Kazimierz e al ghetto di Podgórze; al cosiddetto Judenranpe, il punto di arrivo degli ebrei, dove avveniva la selezione delle persone abili ai lavori forzati e di quelle destinate fin da subito alle camere a gas. Si sono poi visitati i campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau, il più grande complesso di sterminio e di concentramento realizzato dai nazisti. Tra il 1940 e il 1945 vi furono deportate oltre 1,1 milioni di persone, in stragrande maggioranza ebrei provenienti da tutta Europa, inclusi oltre 7.800 italiani. Nel complesso furono internati e sterminati anche moltissimi polacchi non ebrei, Sinti e Rom, prigionieri di guerra sovietici, oppositori politici, omosessuali e testimoni di Geova.
Ringraziamo tutti gli organizzatori e i compagni di viaggio, il preparatissimo e appassionato storico Marcello Pezzetti, le preziose guide. Un grazie particolare a tutti i ragazzi delle scuole (e al personale docente che li accompagnava) che hanno dimostrato grandissima attenzione, partecipazione, sensibilità e maturità, il che dona speranza in questo momento storico così duro e problematico
Al link le foto che abbiamo scattato durante il viaggio
https://photos.app.goo.gl/aUgjQfmM6FPVftz79
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