Il 18 febbraio 1963 Beppe Fenoglio, scrittore e partigiano, si spegneva a Torino a seguito di un cancro ai bronchi.
Nato ad Alba il 1° marzo 1922, conclusi gli studi liceali si iscrive alla Facoltà di lettere dell'Università di Torino; interrompe gli studi nel 1943 e frequenta il corso per ufficiali, prima a Ceva, poi a Roma.
L’8 settembre l’esercito si dissolve e Fenoglio rientra in famiglia. Sceglie la guerriglia partigiana sulle Langhe, come già avevano fatto i suoi professori di Liceo, Cocito e Chiodi.
Dapprima sale “a Murazzano presso quegli stessi parenti che solevano ospitarlo da ragazzo per le vacanze estive”, poi entra in una brigata d’ispirazione comunista, che opera tra Murazzano e Mombarcaro nell’alta Langa. Questa formazione partigiana, dopo l’assalto ai depositi militari di Carrù (3 marzo 1944), subisce una pesante sconfitta dai nazifascisti.
Per sfuggire ai rastrellamenti, Fenoglio ritorna ad Alba presso i suoi genitori. A settembre riprende la strada delle colline con le formazioni autonome: “gli azzurri” badogliani, presso il presidio di Mango.
Il 10 ottobre 1944 è con le forze che liberano Alba, che viene difesa fino al 2 novembre (i ventitré giorni della città di Alba).
Trascorre il difficile e lungo inverno in un isolamento terribile, presso la Cascina della Langa. Nell’ultimo periodo della sua attività partigiana (marzo – maggio 1945), è ufficiale di collegamento presso la missione inglese, che opera nel Monferrato, nel Vercellese ed in Lomellina. Dopo la Liberazione ritorna alla vita civile, ma l’esperienza partigiana è fondamentale nella sua vita ed ispira molti dei suoi romanzi e racconti, tra cui "Giovinezza", "Una questione privata" e "Il partigiano Johnny", uscito postumo nel 1968.
«𝑆𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑒 𝑙𝑎𝑝𝑖𝑑𝑖, 𝑎 𝑚𝑒 𝑏𝑎𝑠𝑡𝑒𝑟𝑎̀ 𝑖𝑙 𝑚𝑖𝑜 𝑛𝑜𝑚𝑒, 𝑙𝑒 𝑑𝑢𝑒 𝑑𝑎𝑡𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑜𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑛𝑜, 𝑒 𝑙𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑖 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑡𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑒 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑖𝑔𝑖𝑎𝑛𝑜.»
(Dal "Diario", appunto dell'estate 1954)