martedì 5 febbraio 2013

Lettera di Massimo Rendina agli iscritti all’ANPI di Roma e Lazio


 

In prossimità delle consultazioni elettorali, ritengo doveroso comunicarvi il mio pensiero nella convinzione di interpretare quello della maggioranza dei combattenti della Guerra di Liberazione ancora attivi nella nostra associazione; iniziativa ,questa, mia personale e non per mandato della Presidenza Nazionale di cui faccio parte, intenzionata a non indirizzare il voto se non genericamente, nell’ambito di quelle forse politiche che credono nei valori dell’antifascismo  e riconoscono nella Resistenza il fondamento della nostra democrazia sancita e regolata dalla Costituzione repubblicana.
 
E’ da questo esame dell’attuazione costituzionale  che, a mio avviso, debbono prendere l’ avvio la nostra riflessione e il nostro orientamento per uscire dalle strettoie imposte da un sistema liberistico - e non liberale - dominato dai poteri finanziari sia pure sottoposti a critiche e correzioni nel mondo, ma senza  peraltro che si  siano  prodotti gli sbocchi nella comunità internazionale  che la Guerra di Liberazione aveva ideato, imperniata sui doveri di assicurare ad ogni essere umano le stesse possibilità  di realizzarsi, contribuendo anche se in modo differente - a seconda delle proprie capacità - a formare il bene comune, ovvero una comunità solidale,rispettosa e compartecipe  delle risorse.

Da tale principio che diede impulso alla Rivoluzione Francese e alla formazione degli Stati Uniti, presente in molte istanze del nostro Risorgimento, presero  sostanza spirituale e politica l’antifascismo e la  Resistenza, tradotte  tali idealità in norme dai Costituenti, qualificate dall’ umanesimo marxista. cristiano e liberale. Ne è seguito però un lungo periodo -dalla Liberazione ad oggi- di torpore intellettuale che ha ridotto la Resistenza ad episodio storico e non quale  magistero da sviluppare e seguire. Da ciò il “tradimento della Resistenza” , non  solo come lotta armata meritoria per il conseguimento della libertà, ma in quanto  indirizzo politico  egualitario e di moralità ad ogni livello.

Avevamo sperato che l’invito al ritorno spirituale e politico dei Costituenti, raccomandato dal presidente Napolitano, fosse attuato ad opera dei partiti cui dare il nostro consenso, ma  sinora non è stato così. Confidiamo quindi in un ripensamento che dia senso e valore alla nostra scelta nel rispetto della libertà individuale ma in sintonia con le ragioni di adesione all’ ANPI  che inducono a considerare la Resistenza trascendente  all’evento storico - comunque da conoscere, approfondire, divulgare - per assumere carattere permanente di riferimento e stimolo del progresso democratico e sociale.

Massimo Rendina

Vice Presidente nazionale ANPI              

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