martedì 6 agosto 2013

Rodolfo Graziani - Ministro della guerra della RSI - di Ernesto Nassi, Vice presidente vicario ANPI Roma


Rodolfo Graziani - Ministro della guerra della RSI

di Ernesto Nassi, Vice presidente vicario ANPI Roma

La notizia della firma dell’Armistizio con gli Alleati, l’8 settembre 1943, comunicata via radio dal maresciallo Pietro BADOGLIO, su disco precedentemente registrato presso l’EIAR  (la radio del regime, antenata della RAI) creò confusione tra i soldati italiani, lasciati senza ordini dagli alti comandi fuggitivi, (la “famosa Memoria 44 op” elaborata dallo stato maggiore, non fu seguita, dava indicazioni ) e molti dismisero la divisa per tornarsene a casa, aiutati dai civili, contadini in primis, con abiti borghesi, per sfuggire alla cattura da parte dei tedeschi; altri andarono in montagna o si nascosero, solo una piccola parte aderì alla Repubblica Sociale Italiana di Mussolini.  Il 1 ottobre 1943, a Roma, al teatro Adriano, GRAZIANI lanciò un appello a ufficiali e soldati italiani per aderire alla RSI, ottenendo un risultato modesto. GRAZIANI, viste le difficoltà per far nascere l’esercito,  emanò dei bandi di arruolamento con Leva Obbligatoria, minacciando pena di morte per chi non si fosse presentato.
Il 28 ottobre 1943, il Governo repubblichino emanò due Decreti Legge:
1) Scioglimento delle FF.AA regie e la creazione di quelle della RSI.

2) Legge fondante del nuovo esercito repubblichino, cui dovevano farne parte soldati e ufficiali dell’ex-esercito regio e le reclute degli anni 1924 e 1925. I soldati di Salò, secondo le fonti dell’Archivio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito italiano, tra GNR, volontari e coscritti, non superavano le 558.000 unità; invece secondo fonti della RSI, senza gli uomini della GNR, erano 780.000 unità, compresi 260.000 lavoratori militarizzati.

L’opera di costituzione delle FF.AA della RSI, incontrò serie difficoltà per il rifiuto di adesione di grossa parte della popolazione, tanto che, la diffidenza dei Comandi tedeschi nei confronti della capacità dei comandi RSI, portò ad imporre l’affiancamento di loro ufficiali, quali istruttori delle nascenti truppe. Dei circa 700.000 IMI (Internati Militari Italiani) deportati nei lager nazisti, 43.000 scelsero di combattere e 60.000 come ausiliari. I rimanenti rifiutarono l’adesione alla RSI e circa 50.000 di loro morirono per gli   stenti della prigionia. E’ importante tenere conto delle molte diserzioni delle reclute che si unirono alle bande partigiane per  combattere contro i nazifascisti.

Rodolfo Graziani
Rimpatriato dall’Africa,11 febbraio 1941, si ritirò nelle sue proprietà sugli Altipiani di Arcinazzo, nella tenuta di Casal Biancaneve, dedicandosi alla bonifica agraria. Mussolini, nel novembre del 1941, dopo aver appianato le “grane in Cirenaica”, grazie all’aiuto tedesco, decise di addossare le responsabilità delle sconfitte in Africa al Maresciallo GRAZIANI. Venne istituita una commissione d’inchiesta, presieduta dall’Ammiraglio Thaon di Ravel, commissione che ebbe ordine di non interrogare nessuno e di agire separatamente. GRAZIANI, venuto a conoscenza che si stava indagando su di lui, scrisse a Mussolini chiedendogli di poter presentare un suo memoriale, la richiesta venne accolta.   Intanto la commissione era giunta a un’intesa sfavorevole a GRAZIANI, non ancora comunicata. La presentazione del memoriale troncò il procedimento, senza ragioni apparenti! Il 25 luglio 1943, la caduta del fascismo, non sorprese GRAZIANI che, probabilmente, se lo aspettava. Invece rimase stupito dalla nomina, a Capo del Governo, di Badoglio. Colpevole, secondo lui, della impreparazione delle nostre FF.AA e della insensata condotta militare dal primo e decisivo periodo della guerra.

Il 24 settembre 1943 Mussolini firmò il Decreto di nomina di ministro della guerra della RSI del Maresciallo GRAZIANI, il quale, in collaborazione con il colonnello Emilio Canevari, fece approvare da Mussolini lo schema del nascente esercito repubblichino, dove era chiaro che l’esercito non nasceva basato solo sui volontari, ma anche sulla COSCRIZIONE (Leva obbligatoria) da addestrare in Germania. Il 16 ottobre 1943 (Giorno del rastrellamento del Ghetto di Roma) i tedeschi s’impegnarono ad armare e istruire le prime 4 divisioni italiane e in seguito altre 4 divisioni, infine una nona divisione, corazzata, addestrata in una scuola di motorizzazione tedesca.  Il 7 ottobre 1943, GRAZIANI fece deportare nei campi di concentramento in Germania 2.000 Carabinieri romani, che scelsero di non aderire alla RSI (Repubblica sociale italiana).
La legislazione che permise la creazione delle FF.AA repubblichine ben presto cedette il passo ai fascisti. i fascisti crearono la GNR (Guardia Nazionale Repubblicana) che, secondo il progetto primario, doveva essere formata da 30.000 Carabinieri. Invece le unità della GNR furono 150.000 fascisti che a loro volta fecero nascere le “Brigate nere”, tristemente note per le atrocità commesse.  Il nucleo dell’esercito della RSI, formato da quattro divisioni di fanteria: Italia-San Marco-Monterosa e Littorio, addestrate in Germania, tornarono in Italia nell’estate del 1944 e formano con alcune divisioni tedesche “l’Armata Liguria”, che fu schierata dalla Garfagnana al San Bernardo. Il 15 aprile 1944, il Ministro GRAZIANI assunse il comando della “Armata Liguria”, sotto le dipendenze del feldmaresciallo Kesserling, con 68 battaglioni costieri e territoriali, di circa 80.000 uomini.  Gli uomini di GRAZIANI si distinsero nella caccia ai partigiani e ai renitenti di leva.

La divisione, alpina fascista, “Monterosa” venne addestrata in Germania nel paese di Muensingen.  La forza complessiva della divisione era di 19.800 uomini, di cui un esiguo numero proveniente dai lager. Dopo l’addestramento, la “Monterosa” tornò in Italia a giugno-luglio 1944, schierandosi nel levante ligure, inserita nelle divisioni tedesche già presenti nel territorio, in seguito le altre tre divisioni, addestrate dai tedeschi, furono dislocate: la “San Marco” nel ponente ligure, la “Littorio” nel settore alpino di confine sino ad Aosta e Vercelli, l’”Italia” in Garfagnana, con le 34°-42° divisioni di fanteria tedesche e la 5° divisione “Alpenjager”, costituendo “ l’Armata Liguria” al comando di Rodolfo GRAZIANI e si articolò sul 75° Corpo d’Armata, comandato dal generale Schelemmer e sul gruppo “Lombardia” comandato dal gen. Jahn, ricoprente l’intera Liguria e appendici delle regioni confinanti.
I compiti assegnati all’Armata furono di repressione del Movimento partigiano, infatti oltre a compiti presidiari, furono impiegati in Piemonte e Liguria, contro le formazioni partigiane. Era il tempo dei massacri, delle razzie, delle “Brigate nere”, dei bandi di arruolamento della RSI, delle imposizioni ai militari sbandati di presentarsi ai comandi fascisti e tedeschi, dei manifesti  indirizzati a partigiani e sbandati da Giorgio Almirante, capogabinetto del ministro Mezzasoma, annuncianti la fucilazione se non si fossero presentati.

La “Monterosa” da subito cominciò l’attacco alle forze partigiane, con imboscate e operazioni di maggiore impegno, grazie all’addestramento e all’armamento forniti dai tedeschi, assunse un ruolo nelle operazioni di rastrellamento di partigiani e negli attacchi alle popolazioni nelle zone partigiane, con incendi  e razzie, fucilazioni dei civili; oltre il sostegno ai tedeschi e alle “Brigate nere” fasciste, nelle rappresaglie! Non ci furono dubbi circa l’uso di queste truppe, in funzione di repressione. Comunque, aprendo gli occhi, molti militari “repubblichini” disertarono per andare con i partigiani o per tornare a casa. Interi reparti armati passarono con i “Ribelli” (Come i tedeschi chiamavano i partigiani) per esempio ad inizio settembre 1944, la maggior parte dei militari della colonna leggera della “Monterosa” passò ad una formazione di Giustizia e Libertà (Partito d’Azione) della VI° zona, ed il battaglione “Vestone” passò nelle file della divisione garibaldina “Cichero”.  Emblematico l’episodio del tenente Gai che, con il nome di “Carrel” divenne comandante di una brigata partigiana, dopo il passaggio con i suoi uomini ai partigiani, fu condannato a morte dal comando della “Monterosa”, ma fu lui stesso a ricevere la resa degli ufficiali di un forte contingente della divisione “Monterosa”.   
Graziani, nella notte tra il 29 e 30 aprile 1945, si arrese presso il comando del IV corpo d’armata americano. Dopo circa un mese di prigionia presso il campo di Cinecittà (Studi cinematografici) il 12 giugno venne trasferito ad Algeri presso il P.O.W. 211 come prigioniero di guerra, matricola A.A.252533.  La prigionia in Algeria si concluse il 16 febbraio 1946, venne trasferito in Italia,  come prigioniero di guerra e non in qualità di “Criminale di guerra”, fu processato e condannato a 19 anni di reclusione per la  collaborazione con il nemico!

 
Alcune formazioni fasciste, collaboratrici dei nazisti:
Le SS italianeIl “Furore teutonico”, è stata la copertura usata dai fascisti per coprire la loro partecipazione a delle stragi di civili commesse dai nazisti, come a Sant’Anna di Stazzema, Vinca e altre. Non si possono e non si devono dimenticare le responsabilità della RSI nel legittimare la presenza delle truppe naziste nel Paese, le deportazioni degli antifascisti nei campi di concentramento nazisti, le prigioni delle SS tedesche e italiane, dove venivano torturati gli antifascisti, i rastrellamenti di ebrei, partigiani e antifascisti, mandati a morire ad Auschwitz, Mauthausen, Gusen, Ebensee ecc.

Le brigate nereDopo l’8 settembre 1943, alla riapertura delle sedi ritornò un attivismo squadri stico, con delle prove inconfutabili in diverse province; la logica quadristica era la ricerca del consenso, una partecipazione attiva alla guerra fascista e chiunque si rifiutava era da considerare un nemico. Nell’estate del 1944, lo squadrismo ebbe un nuovo impulso con la creazione delle “Brigate nere”, ovvero la trasformazione del partito in partito armato.
“Banda Koch”Nata a Roma nel gennaio 1944 e guidata dall’ex ufficiale dei Granatieri Pietro Koch, si distinse per agire al limite della legalità, usando metodi banditeschi, sevizie fisiche e psicologiche a danno di antifascisti e partigiani, comunisti, socialisti, azionisti, in massima parte. La banda riuscì ad infiltrare suoi uomini nelle formazioni antifasciste, facendo catturare uomini e donne della resistenza romana. Kappler ottenne da Koch (assieme al questore fascista Caruso) alcuni nominativi per essere uccisi alle Fosse Ardeatine, il 24 marzo 1944.  In primavera, il reparto delle SS italiane, si trasferì a Milano in una palazzina denominata “Villa Triste” in via Paolo Uccello, dove continuò la sua ignobile attività contro gli antifascisti milanesi. Poco dopo la liberazione, Koch fu arrestato e portato a Roma, processato e condannato a morte, fece domanda di grazia che fu respinta e il 5 giugno 1944 venne fucilato a Forte Bravetta.

 
La Legione TagliamentoL’ex ufficiale delle camicie nere, Merico Zuccari, nell’autunno 1943, riorganizzò la legione d’assalto “Tagliamento” adibita esclusivamente alla repressione antipartigiana, nelle province di  Pesaro, Vicenza, Brescia e Vercelli, sotto il comando tedesco. La “Tagliamento” attuò rappresaglie contro partigiani e civili, su ordine dei tedeschi o di sua iniziativa. L’inclinazione filonazista del Zuccari, dopo pochi mesi dalla nascita della Tagliamento, gli fece fare richiesta di entrare nelle SS con tutto il reparto, chiedendo di essere mandati al fronte. Il generale Wolf, invece,  continuò a usarla con funzioni antipartigiane e nel 1945 fu inviata nel bresciano, in Alta Valcanonica, contro le “Fiamme Verdi”.  Il Zuccari, durante la ritirata tedesca, se la batté poco gloriosamente, facendo perdere le sue tracce, grazie alla copertura di fascisti e nazisti, fuggendo in Argentina.

Biblioteca:
Angelo Del Boca:  Italiani, brava gente?   Neri Pozza editore                                                                                                                                                                                                                                                                                                    

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