giovedì 19 maggio 2011

Partigiane. Un articolo di Ernesto Nassi


La guerra contro nazisti e fascisti, leggendo i libri che la raccontano, sembra sia stata una “questione” prevalentemente maschile, dove le donne appaiono saltuariamente (con poche protagoniste) e citate secondariamente all’uomo. Questa visione della storia non è condivisa da molti, uomini compresi, perchè ingiusta nei confronti delle donne. Le donne sono state apportatrici di un grande contributo alla Resistenza, che le ha viste lottare, morire in combattimento, deportate, imprigionate, torturate e seviziate. Come gli uomini. E’ dovuto ricordare che alcune di esse sono state comandante di “bande” partigiane, come l’umbra Valchiria Terradura, che a 18 anni ha comandato una squadra di uomini “il Settebello”nella Quinta Brigata Garibaldi “Pesaro”, decorata con Medaglia d’Argento, Croce al Merito di guerra, Croce di Cavaliere al Merito della Repubblica e il grado di Sottotenente (comparato a quello di ispettore organizzativo ricoperto nelle formazioni partigiane) la quale,ancora oggi, è impegnata a raccontare ai giovani la Resistenza e i suoi valori, radici della nostra democrazia.
Le donne, storicamente, hanno sempre subito il “peso” delle guerre, con stupri, violenze di ogni genere, umiliazioni psicologiche e corporali; sono sempre state considerate “preda” del vincitore o dell’occupante. I fatti che ricordano violenze contro le donne, nella seconda guerra mondiale, in Europa e in Italia sono stati molti, tra questi alcuni episodi:
- Ragazze polacche costrette a subire decine di rapporti sessuali giornalieri con i soldati tedeschi nei “postriboli”nazisti.
- Donne costrette a subire violenze nei lager nazisti e nipponici; stuprate in Unione Sovietica, in Grecia e nei Balcani.
- Donne stuprate dai vincitori alleati (truppe marocchine) nella foresta toscana di Tombolo e del paese laziale di Esperia
- Donne assassinate dai nazifascisti nelle stragi commesse dalle SS, spesso coadiuvate da militi fascisti, come accaduto a Sant’Anna di Stazzema e nell’Appennino tosco-emiliano.
Questi solo alcuni fatti significativi di crudeltà e violenze subiti dalle donne.
Le donne durante la guerra hanno brillantemente continuato il lavoro degli uomini in fabbriche, uffici, negozi, nei servizi tranviari, come postine e in uffici postali dove, addette alla “cernita” delle lettere e cartoline, “fermano” le lettere dirette ai comandi tedeschi e fascisti, spedite da delatori che denunciano antifascisti ed ebrei e spesso, a rischio della vita, avvisano i denunciati, per farli mettere in salvo. Le donne fanno lavori considerati, chissà perché, di sola competenza maschile, dimostrando capacità e idee innovative del lavoro, con l’umiltà di chi svolge il suo lavoro per il Paese. La vita della famiglia, quasi priva di uomini, aumenta le responsabilità e l’impegno delle donne che, con il razionamento dei cibi e con la tessera annonaria ogni giorno sempre più magra, sono costrette a file interminabili per avere un etto di carne alla settimana, un poco di pane e altre minimali alimenti, con il bilancio familiare sempre più povero che rende impossibile la vita alle famiglie. Le donne sono costrette alla disperata ricerca giornaliera di cibo, lottano tenacemente per sopravvivere e contro le disuguaglianze del regime che vede tedeschi e “capi e capetti fascisti” ostentare senza vergogna la loro condizione di privilegio, non facendosi mancare nulla, mentre il popolo a meno di niente. Contro questo ignobile privilegio, le donne, spinte dalla fame dei loro figli e dalla rabbia, rispondono con assalti ai forni e ai depositi di derrate alimentari dei tedeschi e dei fascisti, rimanendo uccise, come successo a Roma al “ponte di ferro”, nel quartiere Ostiense, dove dieci madri di famiglia assaltano un forno alla ricerca di pane per i figli e vengono assassinate da militi della PAI e tedeschi.
Nell’Italia occupata dai nazisti, con l’esercito italiano allo sbando, sono le donne che salvano i soldati italiani dai rastrellamenti tedeschi, le contadine li aiutano dandogli vestiti civili per aiutarli a tornare a casa o a raggiungere sulle montagne gli uomini della Resistenza. Credo di non affermare il falso se affermo che senza le donne non ci sarebbe stata la Resistenza, non ci sarebbe stata organizzazione clandestina e senza le famose “staffette” l’impegno dei partigiani sarebbe stato molto più difficoltoso, perché prevalentemente erano le donne che portavano messaggi, ordini, armi, medicine, cibo e altro e spesso a prezzo della vita. Le donne entrano nella Resistenza con convinzione e con condizioni culturali diverse, spesso opposte, ma sentono forte il dovere di rendersi utili nella lotta contro il nazifascismo, sono contadine e intellettuali, operaie e impiegate, insegnanti e studentesse, massaie e artiste e, nonostante queste diversità, diventano delle partigiane.
Il contributo delle donne non è stato solo in prima fila o da sostegno alla lotta partigiana, è stato anche un tributo di sangue:
1) Donne morte in combattimento 1.170
2) Donne fucilate o impiccate 2.852
3) Donne arrestate-torturate 4.653
4) Donne deportate in Germania: 2.750
5) Donne partigiane: 35.000
6) Donne patriote: 10.000
7) Donne decorate di Medaglia d’Oro 16
8) Donne decorate di Medaglia d’Argento 54
9) Donne decorate di Medaglia di Bronzo 167
Nel libro “ Lettere dei condannati a morte della Resistenza” invito a leggere le lettere di quattro donne:
1) Maria Luisa Alessi – di anni 33, impiegata, nome da partigiana “Marialuisa”, nata a Saliceto (CN), comunista, staffetta partigiana della 184° Brigata “Morbiducci” operante in Val Varaita; arrestata nella sua casa di Cuneo, mentre era convalescente.
Sottoposta a intensi interrogatori, viene fucilata il 26 novembre 1944 assieme a quattro partigiani nel piazzale della stazione di Cuneo dai militi fascisti della brigata nera “Lidonnici”. L’ultima lettera è per i suoi parenti.
2) Paola Garelli – di anni 28, pettinatrice, nome da partigiana “Mirka”, nata Mondovì (CN), svolge attività clandestina nella Brigata SAP “Colombo”, divisione Gramsci di Savona. Arrestata nella notte tra il 1415 ottobre 1944, nella sua casa di Savona, dai militi delle Brigata nere, dopo essere stata incarcerata, ( probabilmente torturata) nella sede della federazione fascista di Savona, senza essere processata, il 1 novembre viene fucilata assieme a cinque partigiani (tra cui due donne) nel fossato della Fortezza ex Priamar di Savona, da un plotone fascista.
L’ultima lettera è diretta alla sua bambina.
3) Fraanca Lanzone – di anni 25, casalinga, nata a Savona, svolge attività di collegamento, informazione e vettovagliamento con le formazioni partigiane di montagna. Viene arrestata, il 21 ottobre 1944, nella sua casa di Savona dalle Brigate nere, portata nella sede della federazione fascista (probabilmente torturata). Viene fucilata il 1 novembre assieme a Paola Garelli, Luigia Comatto e tre partigiani.
Le sue ultime, brevissime, lettere sono per il suo uomo e per la mamma.
4) Irma Marchiani – di anni 33, casalinga, nome da partigiana Anty, Medaglia d’Oro al V.M. nata a Firenze. Nei primi mesi del 1944 è informatrice e staffetta di gruppi partigiani dell’Appennino modenese, poi entra nel Battaglione “Matteotti”, Brigada Riveda-divisione Modena; partecipa ai combattimenti di Montefiorino. E altre azioni.
Viene catturata mentre cerca di portare in ospedale un partigiano ferito, è seviziata, portata nel campo di concentramento di Corticelli (BO) condannata a morte, poi alla deportazione in Germania, riesce a fuggire e rientra nella sua formazione; viene nominata commissario, poi vice-comandante. Infermiera, propagandista e combattente è fra i protagonisti di numerose azioni nel modenese. La notte dell’11 novembre tenta di attraversare le linee nemiche ma viene catturata dai tedeschi, condotta a Rocca Corneta poi a Pavullo nel Frignano (MO) processata e poi fucilata, assieme a tre partigiani, il 26 novembre 1944, nelle carceri di Pavullo, da un plotone tedesco.
L’ultima lettera è per l’adorato fratello Piero e Pally.
Il contributo femminile all’antifascismo è stato ripagato dal fascismo con le condanne del Tribunale speciale fascista:
Nel 1927 tre donne vengono processate:
1) La cucitrice fiorentina Zaira Cianchi, di 25 anni, accusata di appartenenza ad organizzazioni femminili comuniste, condannata a tre anni, sei mesi e quindici giorni di carcere.
2) La fruttivendola Elisa Veracini, di Certaldo, condannata a due anni per simpatie comuniste.
3) La casalinga Ida Scarselli, di Certaldo, condannata a due anni e mezzo, con la stessa motivazione.
Tra il 1927 e il 1943 le donne condannate dal Tribunale speciale sono 124 e 49 le rinviate alla Magistratura ordinaria, verranno condannate per reati politici.
Il governo fascista considera la donna un essere inferiore e da tenere in casa, come un sopramobile da mostrare agli amici, e grazie a questa mentalità emana un decreto legge il 20 gennaio 1927 per “ricondurre la donna al focolare domestico” che prevede l’esclusione delle donne dall’insegnamento delle lettere e della filosofia nei licei; leggi successive vietano alle donne la nomina a dirigenti di Istituti medi e l’insegnamento di alcune materie sia nella scuola media che in Istituti tecnici; alle studentesse s’impongono le doppie tasse; sempre nel 1927 nelle fabbriche, i salari femminili vengono abbassati della metà dei salari degli uomini, già a loro volta ridotti dal 10 al 20 %.
Il fascismo considera la donna cuoca, domestica, madre di molti figli e corpo da usare sessualmente per l’uomo e per questa ragione deve stare nelle quattro mura di casa per servire il suo uomo! Il 21 aprile 1942, il nuovo codice civile fascista ribadisce l’inferiorità della donna coniugata rispetto al marito,per quanto riguarda la potestà maritale, la diversa valutazione dell’adulterio, l’educazione dei figli. L’art. 144 sulla potestà maritale; il 151, sulle cause di separazione personale; il 160, sui diritti inderogabili (del coniuge maschio); il 316, sulla patria potestà.
Per concludere questa breve storia delle donne nella Seconda Guerra Mondiale e nella Resistenza, credo doveroso ricordare le Medaglie d’Oro alle donne partigiane:
1) Irma Bandiera, gappista Divisione partigiani (Bologna) G.A.P. “Gianni” (alla memoria) nata a Bologna
2) Gina Borellini, partigiana combattente, nata a San Posidono (MO)
3) Lidia Bianchi, partigiana combattente (alla memoria) nata a Torino
4) Carla Capponi, partigiana combattente, nata a Roma
5) Gabriella Degli Esposti, combattente (alla memoria) nata a Calcare (BO)
6) Anna Maria Enriquez, partigiana combattente (alla memoria) nata a Firenze
7) Cecilia Deganutti, partigiana, (alla memoria) nata a Udine
8) Tina Lorenzoni, partigiana combattente (alla memoria) nata a Firenze (?)
9) Ancilla Marighetto, partigiana combattente, (alla memoria) nata a Casteltesino (TN)
10) Clorinda Menguzzato, partigiana combattente (alla memoria) nata a Casteltesino (TN)
11) Irma Marchiani, partigiana combattente, (alla memoria) nata a Sestola (MO)
12) Norma Fratelli Parenti, partigiana combattente (alla memoria) Massa Marittima
13) Rita Rosani, partigiana combattente, (alla memoria)
14) Modesta Rossi Paletti, partigiana combattente, (alla memoria) nata a Bucine
15) Vera Vassalle di Viareggio
16) Paola Del Din, di Pieve di Cadore
Queste donne, unitamente a uomini, sono morte per un’ Italia nuova, libera e democratica, dove l’essere umano è al primo posto nella società, come è scritto nella nostra bellissima Costituzione, senza distinzione di razza o pensiero, con pari dignità sociale. Purtroppo oggi, più che mai, il nostro Paese ha preso una strada completamente opposta a quella voluta da chi ha combattuto per la libertà, una strada che può portare verso un passato che, qualcuno, vorrebbe far rinascere, illudendosi di riscrivere una storia che, l’Italia democratica e antifascista , ha scritto con la parola “fine” il 25 aprile 1945. Contro questo modello di società c’è un insieme di persone, di svariate idealità, in particolare donne e giovani, che si oppongono, con grande impegno, al decadimento politico-morale del Paese, riconoscendosi nell’ANPI, nel Popolo Viola, nel sindacato della CGIL (specialmente nella FIOM) nei giornalisti dell’ART. 21, nella FIAP e nella politica, quella “buona”, che lavora per i cittadini; promuovendo manifestazioni, sit-in, incontri e iniziative più svariate, portando nelle piazze centinaia di migliaia di cittadini stanchi del “bunga-bunga” e degli affari giudiziari del premier, che chiedono di uscire da una democrazia “catodica” priva di valori e di prospettive atte a risolvere problemi vitali, quali:
1) Il lavoro, in particolare per i giovani, oggi condannati a vivere da precari e senza un futuro stabile, con scarse possibilità di avere una propria famiglia a causa di salari indecenti! E questo in contrasto con l’ART. 3 della Costituzione che recita: “… rimuovendo gli ostacoli di ordine economico e sociale… che impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Ogni commento è…
2) La ricerca scientifica. l’ART.9 Cost. recita: “ La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”. La disoccupazione giovanile è quasi al 30%. Ogni commento è…
3) L’Italia e la guerra. L’ART. 11 recita: “ L’Italia ripudia la guerra…” bombardiamo la Libia… e siamo in guerra! Ogni commento è…
4) La scuola. L’ART. 33 Cost. recita “ l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento…Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”. I nostri cervelli scappano all’estero. Ogni commento è…
5) Donne lavoratrici. L’ART. 37 Cost. recita: “ la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore…” La crisi economica la pagano prima le donne, spesso sottopagate. Ogni commento è…
6) Rispetto delle cariche elettive. L’ART. 54 Cost. recita: “ …i cittadini cui sono affidate le funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge…”. Qui è proprio il caso di dire: Ogni commento è…
7) La Magistratura. L’ART. 101 Cost. recita: “ La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge.”
Qualcuno vorrebbe che i giudici siano soggetti a lui. Ogni commento è…
8) La XII norma transitoria delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione recita:“ E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista. E come diciamo a Roma: “ questi sò proprio de coccio…” Il commento è uno solo:
Non potrà mai succedere, perché noi dell’ANPI, donne e uomini, oggi come ieri, saremo al nostro posto, quale baluardo antifascista, contro ogni tentativo di restaurazione, con la nostra idealità, la nostra passione e con la nostra storia. Unitamente a tutti gli antifascisti!
Ernesto Nassi, segretario dell'ANPI Provinciale di Roma e del Lazio

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