venerdì 25 luglio 2014

"Li romani in Russia" il 29 luglio a Villa Mercede, via Tiburtina 114

La Sezione ANPI Nomentano Italia vi invita a "Li romani in Russia", uno spettacolo interamente tratto dal poema in ottave in dialetto romanesco di Elia Marcelli che si terà martedì 29 luglio alle ore 19.00a Villa Mercede, via Tiburtina 114. Regia di Sandro Calabrese, interpretazione di Ivan Costantini.
Ingresso libero.
L'evento è patrocinato dall'Assessorato Cultura, Grandi Eventi, Turismo del Municipio II di Roma Capitale.

Lo spettacolo inizialmente previsto per il 22 luglio è stato spostato per problemi di carattere organizzativo al 29 luglio.


Chi è Elia Marcelli?


L’Autore nasce a Roma il 3 marzo 1915 da famiglia contadina originaria di Fabrica di Roma. Il padre muore durante il primo conflitto mondiale; Elia viene messo in orfanotrofio e poi in collegio, dal quale scappa per fare ritorno nella capitale. Si iscrive alla Facoltà di Lettere dell’Università di Roma, si laurea nel 1939 e – come sottotenente di complemento – nei quattro anni successivi partecipa a quattro campagne di guerra sui fronti francese, jugoslavo, greco-albanese e russo.

Invalido di guerra, viene insignito della croce al merito di guerra e decorato al valor militare. Rimpatriato dalla Russia per congelamento, insieme a un gruppo di reduci fonda a Roma, nella clandestinità, il primo movimento pacifista italiano (LPI, Lega Pacifista Italiana).

Gli anni dell’immediato dopoguerra sono per Marcelli ricchi di iniziative: dal 1945 organizza campi di lavoro – ai quali partecipa in prima persona – per ricostruire alcuni paesi d’Abruzzo danneggiati durante il conflitto mondiale; tra il 1944 e il 1948 insegna lettere presso un liceo-ginnasio a Roma. Fonda e dirige la prima scuola media di Fabrica di Roma, intitolandola a Giacomo Leopardi. Nel 1949 prende la decisione di emigrare e si imbarca per il Sudamerica, trascorrendo molti anni in Venezuela, impegnato soprattutto nell’attività di regista (girerà film e documentari) e spostandosi spesso tra quello Stato e l’Italia. Negli anni Sessanta e Settanta lavora per la RAI alla realizzazione di documentari sulle diverse regioni italiane.

All’inizio degli anni Ottanta, Marcelli torna definitivamente a Roma e riprende un progetto mai accantonato: raccontare della campagna di Russia. Già da tempo Marcelli aveva iniziato, infatti, la stesura dei suoi ricordi in ottave romanesche.
Il libro – Li Romani in Russia – viene pubblicato nel 1988.

Gli anni Novanta vedono Elia Marcelli impegnato sia nella diffusione del proprio poema, sia nella scrittura di altri testi, nei quali alterna lingua italiana e dialetto. Muore il 23 maggio 1998, lasciando come eredità molti scritti inediti e opere incompiute. Il suo archivio è stato donato dai figli Franco e Ines alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Viene sepolto, come lui desiderava, nel piccolo cimitero di Fabrica di Roma, luogo delle memorie e dei ricordi più cari, legati soprattutto all’infanzia.


Il libro "Li romani in Russia"

Quando era bambino Elia Marcelli trascorreva le vacanze con i nonni materni, nei pressi di Fabrica di Roma. Il nonno, poeta ambulante, durante l’estate era solito girare per fiere e mercati, raccontando in ottave romanesche fatti di cronaca o episodi della Prima Guerra Mondiale. Il nipotino spesso lo accompagnava. Marcelli ha quindi avuto fin da subito un rapporto molto intenso con la melodia dell’ottava popolare e, secondo il mio giudizio, se l’opera fosse stata scritta in prosa quel ritmo e quella musicalità che trascinano il lettore sarebbero stati assenti.

Il poema racconta la Campagna di Russia attraverso le vicende di un plotone inquadrato nella divisione di fanteria Torino. E, mediante il dialetto, l’Autore ci consegna uno schizzo dei pensieri, dei dubbi, delle paure tipici di coloro che partono per la guerra.

Tanti sono i momenti che i versi di Marcelli tratteggiano in maniera poetica ed efficace, dalla partenza della tradotta – con le donne a grappolo intorno ai vagoni – alla deportazione degli ebrei verso i campi di concentramento, a opera dei nazisti; dall’ironia amara nel descrivere i rapporti con gli alleati tedeschi al rigore del clima.
La narrazione si snoda seguendo le vicende principali della campagna di Russia, resta incastrata a volte nei combattimenti... ci porta, infine, sulle rive del Don, da dove si accoderà alle nostre truppe in ritirata, facendoci assaggiare paura e stanchezza, fame, determinazione e a volte anche la ferocia dell’uomo che vuole sopravvivere a scapito dei suoi simili.

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