venerdì 31 gennaio 2020

31 gennaio 1944: l'eccidio di Forte Bravetta

L'eccidio di Forte Bravetta e quei martiri della Resistenza



CLAUDIO RENDINA
ROMA è sotto il controllo militare dell'esercito tedesco, agli ordini di Albert Kesserling, e della Gestapo, guidata da Herbert Kappler e dal comandante delle SS Karl Wolff, quando il 31 gennaio 1944 vengono arrestati dieci cittadini, accusati di tramare contro il "governo tedesco". Sono 
Giovanni Andreozzi, nato a Roma il 2 agosto 1912, iscritto al PCI di Monte Sacro- Val Melaina; 
Mariano Buratti, nato a Bassano di Sutri il 25 gennaio 1902, professore di filosofia, iscritto al Partito d'Azione; 
Mario Capecci, nato a Roma il 25.11.1925, iscritto a Bandiera Rossa Roma; 
Enrico De Simone, nato a Napoli il 15.7.1901, ufficiale di cavalleria; 
Augusto Latini, nato a Roma il 6 novembre 1897, del poligono di tiro per l'esercito, luogo iscritto a Bandiera Rossa Roma nel periodo fascista; 
Vittorio Mallozzi, nato ad Anzio nel 1909, fornaciaio, iscritto al Partito Comunista Italiano; Paolantonio Renzi, nato a Montebono Sabino il 6 marzo 1894, muratore, iscritto al Partito d'Azione; 
Raffaele Riva, nato a Sant'Agata Bolognese il 29 dicembre 1896, operaio del Movimento dei cattolici comunisti; 
Franco Sardone, nato a Tornarella il 22 gennaio 1893, insegnante, iscritto al Partito d'Azione; 
Renato Traversi, nato a Velletri il 6 marzo 1899.
Sottoposti a torture i dieci cittadini vengono condotti a Forte Bravetta, una costruzione fortificata progettata da Durand de la Penne tra il 1877 e il 1883. L'edificio sorge nella periferia occidentale della capitale, al terzo chilometro della via omonima verso la metà circa della via di Bravetta, dalla quale si diparte la via Portuense, nella Riserva naturale della Valle dei Casali, estesa per più di 10 ettari; gli uomini sono stati condannati alla fucilazione «perché preparavano atti di sabotaggio contro le forze armate germaniche e capeggiavano altri attentati contro l'ordine pubblico della città di Roma».
Si saprà poi che uno dei partigiani, Raffaele Riva, ha rifiutato la benda, dopo aver fumato l'ultima sigaretta; l'altro comunista Vittorio Mallozzi sarà ricordato in un volantino dalla sezione romana del Partito Comunista. A questa esecuzione faranno seguito nei mesi successivi, fino alla liberazione della capitale nel giugno '44, le uccisioni di altre 111 persone.
Dopo le fucilazioni di Forte Bravetta, i familiari delle vittime con l'aiuto di alcuni cittadini membri della Resistenza e di alcuni dipendenti del cimitero del Verano, riescono a entrare di notte nel cimitero e riesumare le salme sepolte anonimamente in fosse comuni, ma riconosciute da documenti o indumenti che hanno addosso. Pochi mesi dopo però i familiari delle vittime delle Fosse Ardeatine eseguiranno, alla luce del sole e con l'aiuto di un medico legale, la stessa operazione di riconoscimento, che vanifica il tentativo dei nazisti di nascondere l'azione criminale. Nel film di Roberto Rossellini "Roma città aperta" è narrata la vicenda della fucilazione di don Giuseppe Morosini, interpretato da Aldo Fabrizi, eseguita nel forte il 3 aprile 1944; era assistente spirituale dei partigiani, ma impegnato anche nel procurare loro armi e vettovaglie. E di quel film è rimasta famosa anche la corsa e l'uccisione di Pina (Anna Magnani) dietro al camion che porta via il marito catturato dai tedeschi. Oggi il forte è un'area adibita a verde pubblico, denominato "Parco dei martiri di Forte Bravetta", essendo diventato proprietà del Comune di Roma dal 29 aprile 2009, con tanto di cerimonia di inaugurazione alla presenza del sindaco Alemanno. E' quanto ha ottenuto la figlia di uno dei martiri, Eugenia Latini, che nel 2005 avanzò richiesta al governo perché il forte potesse diventare "un centro della memoria" aperto al pubblico, con lo scopo di raccontare agli studenti una delle pagine più sofferte della Resistenza.

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