lunedì 4 gennaio 2010

Comunicazione del presidente dell’A.N.P.I. di Roma e Lazio agli iscritti, amici, agli interessati all’attività dell’Associazione

Faccio seguito alle mie note precedenti - continuando a praticare un sistema informatico di comunicazione interattiva che ritengo indispensabile in un sodalizio democratico - per ribadire alcuni concetti e precisare iniziative da realizzare in comune.

L’A.N.P.I. col nuovo anno entra nella fase precongressuale. Appare pertanto opportuno intraprendere, come già accennato, una riflessione in forma di dibattito cui partecipino in appositi incontri e per via telematica e cartacea quanti hanno a cuore in Italia e nelle sezioni all’ estero la continuità della presenza culturale e politica della nostra associazione. Una riflessione che non si limiti a considerare solo le ipotesi della riorganizzazione centrale e periferica, semmai conseguenza e non premessa dell’esame concernente la nostra presenza e gli atti da compiere nella società in base al mandato storico e sociale e alla nostra vocazione etica, ma affronti con l’attenzione al presente ciò che l’ ANPI può dare alla società riandando alle esperienze resistenziali non semplicemente per corrispondere alla continuità storica ma per coglierne il magistero con spirito innovativo.

Credo dunque che si debbano aggiornare le motivazioni del ruolo e della presenza dell’A.N.P.I. mediante una interpretazione dell’ Antifascismo e della Resistenza mai completata nel periodo storico, rimasta sostanzialmente formale sia per l’andamento non uniforme dell’antifascismo, dove non sono mancati i contrasti ideologici fino ad inficiarne la collaborazione tra le forze politiche in esilio, nella clandestinità in Italia, nelle carceri e luoghi di confino, sia per la reticenza dei partiti nel CLN ritenendo prioritaria l’unità nella lotta armata. Da ciò il limitarci in tutti questi anni all’interpretazione dei Padri Costituenti che ne ricavarono propositi e norme compromissorie ancorché necessarie, con rinunce e accomodamenti, alla formulazione dei propositi e delle norme statuali da condividere anche culturalmente mettendo in campo liberalismo, marxismo e dottrina cattolica. Il revisionismo positivo della destra nel riconoscere all’Antifascismo e alla Guerra di Liberazione le fonti del nostro sistema democratico è stato anche da noi accolto favorevolmente, nonostante il permanere di talune ambiguità e l’atteggiamento di superstiti epigoni del fascismo di Salò che da posizioni governative assumono atteggiamenti antistorici e provocatori. Ciò provoca una stasi culturale che prolunga quella imposta dalla Guerra Fredda senza che la fine sia stata colta come occasione del nostro rinnovamento culturale e dell’ incidenza che esso avrebbe potuto avere nella politica.


L’approfondimento storico, filosofico politico della Resistenza avrebbe potuto avvalersi -ciò che propongo oggi- degli scritti di partigiani quali il marxista (del razionalismo critico) Antonio Banfi, il filosofo cattolico (del diritto) Sergio Cotta, il marxista (filosofo della scienza) Ludovico Geymonat e probilmente anche di altri specie gli intellettuali impegnati nella Costituente che dalla guerra partigiana -cui parteciparono in armi- trassero motivazioni del “dover essere” riconoscendo in quella lotta per la libertà l’ineludibilità della condizione umana corrispondente ad imperativi morali, oltre che giuridico normativi, dettati tanto dalle culture laico materialiste quanto dall’idealismo cristiano, donde alla moralità della Resistenza affidare la funzione di riferimento, oggi quanto mai attuale (da rintrodurre nella progettualità e nel costume del vivere comunitario).



Stiamo quindi pagando a caro prezzo l’aver ceduto al pragmatismo, accontentandoci della sintesi costituzionale, lasciando spazio alle contraffazioni ideologiche del dopo Guerra Fredda e Tangentopoli. La conseguenza più evidente è la involuzione degli stessi principi democratici imputati di essere stati asserviti alla retorica della sinistra.
Da tali insufficienze culturali non va esentata l’A.N.P.I. Difficoltà di autocritica revisionista, lasciandola inevasa, le si sono presentate quando sarebbe stato necessario, ripeto, superare il congelamento dovuto alla Guerra Fredda, alla sudditanza sia pur critica al PC, il ritiro nella torre dello storicismo celebrativo con indulgenze (che ancora permangono) nei confronti del liberismo capitalista e la mancata revisione dell’ideologia marxista comunista (non tutta da respingere, esorcizzare, o immergere nel silenzio arbitrario del mai avvenuto). Occorre recuperare il tempo perduto sia rilevando l’attualità, ripeto, del magistero resistenziale ricostruendone la storia, sia analizzando il presente politico sociale internazionale e italiano.

E’ giunto pertanto il momento della rinterpretazione dell’Antifascismo e della Resistenza, riattualizzando mediante l’analisi libera da condizionamenti contingenti, la portata spirituale, politica, operativa, dando così contenuto ad espressioni altrimenti puramente retoriche come “A.N.P.I. riferimento e coscienza critica”. Su tali temi va aperto il dibattito precongressuale per arrivare alla sintesi concettuale foriera della nuova cultura cui è chiamata a dotarsi la società italiana più avanzata democraticamente e socialmente per superare la crisi (irreversibile) dell’ idealismo-liberalismo-liberismo-capitalismo e del materialismo marxista fallito nel socialismo reale (a volte in forma disumanamente mostruosa).

All’ analisi storico culturale attualizzata occorre accompagnare la metodologia critica scientifica interdisciplinare guardando alla situazione internazionale e a quella italiana, qui anche per la degenerazione costituzionale impressa dalla destra e la strumentalizzazione persino del principio religioso cristiano che rivela non solo profonde contraddizioni anche nei comportamenti privati e pubblici, ma atteggiamenti dottrinalmente inaccettabili (non sufficientemente denunciati e contrastati dalla Gerarchia ecclesiale). A ciò deve esercitarsi non solo il nostro senso critico: occorre inoltre che la formulazione progettuale rivolga lo sguardo all’evolversi della politica nel mondo, con l’attenzione alla sperimentazione nelle democrazie popolari in Sud America, alle modalità liberticide del postmarxismo cinese, al formarsi e disfarsi di alleanze tra superpotenze tali per gli arsenali oltre che per l’entità delle riserve finanziarie e il potenziale produttivo.

C’ è da chiedersi tra l’altro se dal marxismo possa recuperarsi considerandolo a dimensioni mondiali il principio della lotta di classe, applicandolo, in termini di tensione (anche se non a sbocchi violenti), alla contrapposizione tra Paesi industrializzati e quelli tenuti nella condizione di sottosviluppo, con le prospettive drammatiche denunciate dalla FAO.

Quali le nostre iniziative da collocare al centro del dibattito precongressuale dell’A.N.P.I.? Il risalire alle fonti ideali e politiche dell’antifascismo e della Resistenza e affrontare in termini culturali vuol dire rapportarle al presente mediante un laboratorio antropologico, storico, politico che si occupi :
- dell’interpretazione da dare oggi alla storia del Novecento rapportata al “secolo breve”;
E inoltre:
- delle degenerazioni del liberismo e del marxismo;
- delle questioni ecologiche planetarie e italiane;
- delle sperequazioni crescenti economiche e sociali tra aree sociopolitiche del
del pianeta e entro le aeree sviluppate e in sviluppo;
- del terrorismo nelle sue varie espressioni;
- del militarismo e ruolo nelle superpotenze;
- della nuova economia della decrescenza;
- della democrazia realmente partecipata.
- delle trasformazioni antropologiche con riguardo al rapporto uomo società

L’ A.N.P.I. di Roma ha in atto a tale scopo la costituzione con l’ università di Roma La Sapienza di un gruppo di lavoro interdisciplinare per:
- raccogliere e produrre documenti frutto di relazioni con istituti e persone italiani e stranieri;
- svolgere indagini sulla società italiana e mutamenti culturali, psicologici, nel lavoro, nel tempo libero, nella formazione intellettuale;
- seguire il determinarsi e l’evolversi della politica internazionale e nazionale:
- sollecitare le forze politiche, sindacali, sociali a formare laboratori analoghi con i quali collaborare.

Massimo Rendina

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