venerdì 4 marzo 2011

Nota di Massimo Rendina, Presidente dell’ANPI di Roma e del Lazio



Con l’approssimarsi della celebrazione del 15mo congresso nazionale dell’ANPI (Torino, dal prossimo 24 marzo) si fanno pressanti le domande relative al futuro della nostra associazione, analizzati i dibattiti svolti nei Congressi provinciali nei quali si è discusso dell’opportunità del rinnovamento della classe dirigente a tutti i livelli costatato che per ragioni di età viene a mancare la presenza dei partigiani. Questa esigenza che si accompagna a una nuova collocazione dell’ANPI nell’associazionismo, non essendo più sostenibile che sia ancora un sodalizio di reduci militari inquadrati nel Corpo Volontari della Libertà, riconosciuto e assimilato alle altre formazioni di reduci dal Ministero della Difesa, è contrastata per due motivi: il primo per spirito di conservazione dei vertici nazionali, il secondo per ragioni affettive più che razionali: la volontà di mantenere sino a quando sia possibile il riconoscimento dei valori e propositi democratici e sociali della Guerra di Liberazione mediante la testimonianza dei superstiti cui viene riconosciuto il ruolo carismatico.
Entrambe queste tendenze orientate alla conservazione - sino a quando sostenibili? - rinviano le soluzioni del problema del rinnovamento rendendo interlocutorio il 15mo Congresso che, anche come si sta profilando, per la sua organizzazione preminentemente celebrativa di un ruolo che in effetti viene a mancare, rischia di rendere sterili gli interventi dei delegati.
Per questa ragione riteniamo necessario un confronto con le forze politiche, sindacali, dell’associazionismo laico e religioso che ci chiedono la continuità della nostra associazione, tanto che nel precedente congresso abbiamo normalizzato l’accesso tra i soci dell’ANPI degli appartenenti alle nuove generazioni. Un confronto che rafforzi la condivisione politica e operativa con l’ANPI, costitutiva di un fronte unitario che difenda, promuova, perfezioni, i propositi e le norme costituzionali, minacciati dalle mistificazioni e tentazioni autoritarie. Un impegno la cui portata verrà misurata l’11 marzo p.v. alle 15.30 nella Sala delle Colonne, della Camera dei Deputati, via Poli, con i parlamentari dei partiti di derivazione resistenziale, o compartecipi delle motivazioni progettuali politiche e sociali dell’ antifascismo, e con gli eletti dei partiti democratici rappresentati negli enti locali di Roma Capitale. I delegati romani al congresso nazionale dell’ANPI saranno così latori delle istanze della società civile.
Sarà anche il modo di accogliere l’ appello del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di riprendere, in termini attuali, lo spirito dei Padri Costituenti. E’ di considerare la Resistenza come completamento dell’unità d’Italia, riconoscendovi l’adesione delle masse popolari che molto spesso mancò al Risorgimento. Il che induce noi partigiani a chiedere a che si proceda in tutte le sedi, anche in quella giudiziaria contro gli esponenti della Lega cui non basta rifiutarsi alle celebrazioni del Centocinquantenario ma insultano volgarmente la storia patria e i suoi eroi.
Concludo questa nota esprimendo la solidarietà dei partigiani a quanti lottano per la libertà a prezzo della vita nei Paesi a regime oppressivo e corrotto. Ci entusiasma l’ondata della rivolta soprattutto giovanile come fu la nostra contro il nazifascismo, ma nello stesso tempo riteniamo urgente acclarare le responsabilità del nostro governo - tutto il mondo ha potuto vedere le immagini grottesche e disgustose dell’ ossequio di Berlusconi col bacio dell’ anello a Gheddafi - scavando nel profondo degli interessi personali.

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