venerdì 10 gennaio 2014

Pietra d'inciampo per il partigiano Alberto Di Giacomo. Il 13 gennaio a Valle Aurelia


La Sezione Anpi 'Martiri di Valle Aurelia' vi invita alla posa della “pietra d’inciampo” alla Memoria del partigiano  Alberto Di Giacomo nei pressi della sua abitazione dinnanzi all’ex Casa del Popolo in via di Valle Aurelia 37 A, lunedì  13 gennaio 2014 alle ore 10.
Saranno presenti i familiari di Alberto Di Giacomo e l'autore delle pietre Gunter Demnig.

La Sezione  Anpi 'Martiri di Valle Aurelia partecipa alla quinta edizione di Memorie d’inciampo per tenere viva, alla luce dei valori democratici ed antifascisti della nostra Carta Costituzionale, la memoria di quanti agirono concretamente per la rinascita democratica del nostro Paese prendendo parte attiva alla Resistenza che si sviluppò, in Italia a partire dall’8 settembre del 1943 sino al 25 Aprile del 1945 come il fornaciaio Alberto Di Giacomo, ardito del popolo, antifascista, detenuto e confinato durante il ventennio, partigiano fino all’arresto, alla deportazione, alla  morte.
Di Giacomo è il sesto martire di Valle Aurelia.

La Sezione ha organizzato l’evento pubblico assieme all’ANED (Associazione Nazionale ex Deportati), all’ANEI (Associazione Nazionale ex Internati), alla Federazione delle Amicizie Ebraico Cristiane Italiane, alla Fondazione CEDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea), al Museo Storico della Liberazione di Via Tasso, all’Irsifar (Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza) sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.All’evento sarà presente l’artista austriaco Gunter Demnig, autore del progetto “Stolpersteine  che dal 1993 ha installato in vari Paesi europei centinaia di pietre d’inciampo in memoria delle vittime del nazismo.

Di Giacomo, detenuto nel Carcere di Regina Coeli, il 4 Gennaio del 1944, venne prelevato - insieme ad altri 291 detenuti - e trasportato alla Stazione Tiburtina dove i 292 detenuti furono caricati su di un convoglio ferroviario. Il treno – composto di 10 carri ferroviari – iniziò un viaggio durato nove giorni, con una sola sosta nel Campo di concentramento di Dachau e destinazione finale il Campo di sterminio di Mauthausen, dove Di Giacomo   giunse il 13 Gennaio 1944 e venne immatricolato con il numero 42101. insieme con altri 256 deportati.  Risulta deceduto il 15.09.1944 ad Hartheim. una dipendenza del Campo principale di Mauthausen.

                          Sezione ANPI “Martiri di Valle Aurelia” viale di Valle Aurelia 92 Roma
 
Approfondimento su Alberto Di Giacomo

Di Giacomo nacque nel 1886 ed il  suo fascicolo, conservato nel Casellario Politico Centrale presso l’Archivio centrale dello Stato, recante sulla copertina in colore rosso il timbro “Attentatore”, testimonia di una  precoce militanza sindacale ed anarchica , sanzionata da numerosi arresti, il primo dei quali nel 1907, per manifestazioni sovversive. Tra il 1911 e il 1920 Di Giacomo fu consigliere della lega dei fornaciai,  rappresentandone la parte più intransigente nelle lotte rivendicative. Nel primo dopoguerra proprio a Trionfale ebbe  uno dei suoi punti di forza il movimento degli Arditi del Popolo, raccolto intorno a Vincenzo “Cencio” Baldazzi, ex combattente, che degli Arditi fu esponente molto autorevole, per l’esattezza fu eletto  responsabile amministrativo degli Arditi nel loro Congresso nazionale a Roma nel luglio 1921 . Da testimonianze sull’attività di Baldazzi, sappiamo che Di Giacomo fu tra i fornaciai, che nel novembre 1921 parteciparono con gli Arditi del Popolo ai duri scontri con i fascisti, venuti a Roma a celebrare il primo congresso dei Fasci Combattenti. Un anno dopo anche gli squadristi della marcia su Roma incontrarono  una forte resistenza a Trionfale, della quale   i fornaciai della Valle dell’inferno furono tra i protagonisti, come è ricordato da numerose testimonianze. Con il fascismo al potere Di Giacomo continuò ad opporsi ed a subirne le conseguenze: arresti preventivi, carcere, confino a Lipari nel 1931 per un anno fino all’amnistia per il decennale della marcia su Roma. Nel 1933 un rapporto di polizia del Commissariato Trionfale lo definì “uno dei più pericolosi anarchici della Capitale”  da rimandare al confino, perché difficile da sorvegliare. Ma Di Giacomo rimase a Roma, sempre oggetto di stretta sorveglianza poliziesca, che comportava il suo arresto preventivo in occasione di manifestazioni e festività fasciste, che  registrava la sua  presenza a  funerali di militanti anarchici , considerati come potenziali manifestazioni sediziose. Il duro lavoro della fornace si interruppe definitivamente per Di Giacomo, quando subito dopo l’entrata in guerra dell’Italia, fu inserito nell’elenco nazionale dei sovversivi pericolosi da internare a scopo preventivo in campi di lavoro. Il 30 luglio 1940 Di Giacomo fu inviato al confino a Ventotene. Del suo internamento compaiono nel fascicolo regolari rapporti. Dopo il 25 luglio 1943 ritornò a Roma nella seconda metà di agosto presumibilmente con l’ultimo contingente di internati, date le direttive poliziesche di rinviare il più possibile il rilascio degli internati anarchici e comunisti. Solo pochi giorni dopo ci fu  l’armistizio ed i successivi  scontri con i tedeschi segnarono l’inizio della lotta di Resistenza: Di Giacomo, secondo i ricordi della nipote Paolina, figlia del fratello Tancredi,  si diede subito alla clandestinità, dopo aver ripreso i contatti con i compagni di Trionfale come Cencio Baldazzi, divenuto militante di Giustizia e Libertà, e con i comunisti  della Valle dell’Inferno. Di Giacomo dalla modesta stanza in subaffitto di di via Candia si trasferì nell’abitazione dei familiari, a via dei Laterizi, nella Valle dell’Inferno.  Dell’attività partigiana di Di Giacomo non sappiamo niente di preciso, anzi a lui vengono attribuite due diverse appartenenze organizzative:  il sito web dell’Archivio Anarchico Nazionale e gli elenchi dei partigiani combattenti riconosciuti  lo dicono appartenente a “Giustizia e Libertà”, lo schedario dell’ANPI di Roma e Antonello Trombadori nei “Quaderni della Resistenza laziale” lo dicono appartenente al  Partito Comunista. Arrestato il 19 dicembre 1943  da agenti di polizia di Trionfale, entra a Regina Coeli il giorno dopo, per disposizione.
dell’Ufficio Politico della Questura. 
 
Detenuto nel Carcere di Regina Coeli, il 4 Gennaio del 1944, venne prelevato - insieme ad altri 291 detenuti - e trasportato alla Stazione Tiburtina dove i 292 detenuti furono caricati su di un convoglio ferroviario. Il treno – composto di 10 carri ferroviari – iniziò un viaggio durato nove giorni, con una sola sosta nel Campo di concentramento di Dachau e destinazione finale il Campo di sterminio di Mauthausen,
Al riguardo del treno in un Fonogramma della Questura di Roma, inviato il 5 Gennaio ’44, al Comando delle Forze di Polizia ed alla Direzione Generale di Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno:
“Alle ore 20,40 di ieri dallo Scalo Tiburtino è partito treno numero 64155 diretto a Innsbruck con a bordo n. 292 individui, rastrellati tra elementi indesiderabili, i quali, ripartiti in dieci vetture, sono stati muniti di viveri per sette giorni. Il treno sarà scortato fino al Brennero da 20 Agenti di Pubblica Sicurezza ed a destinazione da un Maresciallo e 4 militari della Polizia Germanica. Durante le ultime 24 ore sono stati rastrellate dalla locale Questura, a scopo preventivo, n. 162 persone.”. 
Di Giacomo  giunse il 13 Gennaio 1944 e venne immatricolato con il numero 42101. insieme con altri 256 deportati.  Risulta deceduto il 15.09.1944 ad Hartheim. una dipendenza del Campo principale di Mauthausen,
Note tratte da: 
“Valle dell’Inferno Valle Aurelia Antifascismo e Resistenza”  di  Donatella Panzieri  per l’Associazione culturale Le Fornaci  e la Provincia di Roma, 2005 Roma.
Archivio  dell’ANED
 

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