𝟐 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝟏𝟗𝟒𝟔 - 𝟐 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔: 𝐨𝐭𝐭𝐚𝐧𝐭'𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐑𝐞𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚, 𝐮𝐧𝐚, 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐞 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐚!
Il 2 giugno 1946, dopo circa venticinque anni dalle ultimi libere elezioni tenutesi prima del fascismo, dove però avevano diritto di voto solo gli uomini, le italiane e gli italiani furono chiamati a decidere sulla forma istituzionale della nuova Italia e a scegliere i propri rappresentanti in seno all'Assemblea Costituente, incaricata di dare al Paese una nuova Costituzione.
Il 54,3% dell'elettorato, scelse la Repubblica, segnando definitivamente il rifiuto e la condanna di una monarchia collusa con il fascismo e complice delle sue nefandezze: le aggressioni, le uccisioni, gli assalti alle sedi politiche e sindacali, la cancellazione di tutte le libertà che nello Statuto erano concesse dal sovrano. La monarchia fu complice e beneficiaria delle aggressioni colonialiste e imperialiste, con tutte le stragi che vi furono perpetrate, anche da personaggi più fedeli al re che al fascismo, come Badoglio e Roatta; la monarchia fu complice firmataria delle leggi razziali.
Il 2 giugno e il 25 aprile, rappresentano le date fondanti del calendario democratico prima ancora che antifascista: senza il grande moto di popolo che fu la Resistenza, non avremmo avuto né la Repubblica, né la Costituzione.
In questo ottantesimo, ricordiamo il protagonismo delle donne italiane, relegate al ruolo di custodi del focolare domestico e ad essere spose e madri esemplari dal fascismo. La loro fondamentale attività nella Resistenza gettò le basi per le rivendicazioni politiche del dopoguerra, come la conquista del diritto all'elettorato attivo e passivo e la possibilità di esercitarlo a partire da quel 2 giugno di ottanta anni fa. Le donne votarono e furono elette all'Assemblea Costituente, dove diedero un contributo importantissimo.
Gli 80 anni della Repubblica hanno visto, fin da subito, il costante tentativo delle forze reazionarie orfane del fascismo di mettere in discussione i principi su cui la Repubblica stessa si fonda; ogni mezzo è stato usato: le stragi, gli omicidi politici, gli accordi tra poteri economici nazionali ed internazionali con le organizzazioni mafiose, le massonerie deviate, apparati dello Stato infedeli, il tentativo costante di un revisionismo storico volto a alleggerire le responsabilità e i crimini commessi e a legittimare ciò che la Storia ha condannato.
Per questo la festa del 2 giugno è per noi memoria viva e partecipazione popolare, riproposizione e condivisione dei valori che furono alla base di quella svolta e che da più parti anche oggi si vorrebbero rimettere in discussione.
Invitiamo i cittadini e le cittadine a partecipare alle celebrazioni istituzionali che si celebreranno in tutti i paesi, borghi e città, e qualora le Istituzioni non ritenessero colpevolmente di celebrare la Festa, di organizzarsi per portare un fiore alle lapidi e ai monumenti ai caduti per la Libertà di tutti e di tutte noi.
