14 luglio 2026

14 luglio 1948: l'attentato a Palmiro Togliatti

Alle ore 11:45 del 14 luglio 1948, mentre si allontana da Montecitorio in compagnia di Nilde Iotti, il segretario del PCI Palmiro Togliatti è fatto segno di quattro colpi di rivoltella esplosi dallo studente siciliano Antonio Pallante. Togliatti, gravemente ferito, viene trasportato al Policlinico per essere operato d’urgenza, mentre la notizia si sparge per il paese: i lavoratori scendono spontaneamente in sciopero e nelle piazze di tutte le città d’Italia si tengono comizi, la CGIL indice per il giorno successivo lo sciopero generale, il più imponente della storia dell’Italia repubblicana. La situazione si fa particolarmente tesa: nelle città industriali del nord Italia diverse fabbriche vengono occupate e manifestazioni e comizi di protesta sono duramente repressi dalla polizia di Scelba. 

Nonostante la vulgata storiografica conservatrice abbia spesso mirato a porre in risalto le presunte finalità eversive e rivoluzionarie dello sciopero generale e delle imponenti manifestazioni di piazza, fu lo stesso Togliatti, dal letto d’ospedale, ad invitare alla calma e a scongiurare in tal modo la degenerazione di una situazione potenzialmente esplosiva; la stessa CGIL esonerò dallo sciopero generale gli addetti alla panificazione, alla distribuzione del latte, ai servizi ospedalieri e telefonici.

In tale contesto, di fondamentale importanza risulta il ruolo rivestito dall'ANPI nell’evitare incidenti: già il 15 luglio, a seguito di una riunione del Comitato nazionale, il Presidente Arrigo Boldrini dirama a nome dell’associazione tutta fonogrammi a Togliatti, alla direzione del PCI, al Presidente della Repubblica e ai Presidenti delle Camere in cui si stigmatizza l’attentato e si rilevano le gravi situazioni di disordine in tutta la penisola, in specie a Torino, Taranto, Parma, Livorno e Savona; a Genova, il questore telefona all'ANPI per richiedere la messa a disposizione di un gruppo di partigiani per proteggere la questura, abbandonata da tutti gli agenti in servizio. «È da prendere in esame – conclude Boldrini nella sua relazione al Comitato – la possibilità di aderire alla protesta e all’azione della Confederazione Generale del Lavoro e, attraverso i suoi organi centrali e periferici, far pervenire le opportune istruzioni ai partigiani, affinché non escano dai limiti delle direttive di carattere generale impartite ai lavoratori. Si tratta di uno sciopero di protesta che non ha alcuna velleità insurrezionale.»

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