Il Comitato Provinciale dell’ANPI Roma riunitosi, con convocazione straordinaria il giorno 5 agosto 2026, ha discusso termini, merito e metodo del comunicato congiunto emesso e firmato dall'ANPI nazionale e l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Già nelle ore immediatamente successive la pubblicazione del suddetto comunicato la Presidenza dell'ANPI Provinciale di Roma aveva inviato una lettera diretta alla Presidenza ANPI nazionale, alla segreteria nazionale e al comitato nazionale rappresentando profondo disappunto e contrarietà rispetto a: 1) contenuti politici di merito del documento; 2) scenari che concretamente disegna in ordine alla convocazione delle piazze del prossimo 25 aprile da parte dei Comitati Provinciali ANPI delle varie città d'Italia; 3) metodo adottato per gestire un passaggio reso complesso da evidenti fattori internazionali, nazionali e locali che sono andati sviluppandosi in questi ultimi anni (per ciò che riguarda la piazza di Roma in particolare negli ultimi dieci).
Raccogliendo e rappresentando tensioni, critiche e inquietudini di un largo numero di iscritte e iscritti delle nostre oltre settanta sezioni (che raccolgono oltre settemila persone) il Comitato provinciale pone in evidenza i principali aspetti di criticità del documento ANPI Nazionale-UCEI.
Il primo e più rilevante punto critico di merito è l'assenza di una qualsiasi parola di condanna delle politiche genocidarie e neocolonialiste di Israele nei confronti delle popolazioni palestinese, libanese e iraniana.
Il valore dell'antifascismo nel nostro tempo presente, onde evitare un suo logoro utilizzo retorico-celebrativo, trova la sua ragione storico-politica ed il suo significato di azione nella lotta contro la guerra (che passa anche dalla denuncia della collaborazione militare-industriale e dagli accordi economici tra governo italiano e governo israeliano); nella contestazione radicale delle politiche colonialiste e neocolonialiste che le grandi potenze militari e nucleari (su tutte Usa e Israele) vanno sviluppando in diversi teatri e regioni geopolitiche del pianeta (Palestina, Libano, Venezuela, Cuba e Iran); nell'internazionalismo inteso prima di tutto come sostegno alla causa dei popoli oppressi come quello palestinese; nella denuncia della violazione sistematica del diritto internazionale (che ha portato la Corte Penale Internazionale all'incriminazione degli esponenti apicali dello Stato d'Israele e all'emissione di un mandato di cattura internazionale nei confronti del capo del governo Netanyahu per crimini di guerra e contro l'umanità); nella mobilitazione unitaria delle forze sociali e politiche che si riconoscono nei valori della Resistenza partigiana contro le disuguaglianze sociali, le discriminazioni etniche, razziali e di genere che vanno acuendosi in linea con l'aggravarsi della crisi e della riconversione degli assetti globali allo stato di guerra.
In questa cornice valoriale, condivisa e largamente unitaria, sono state organizzate le grandi manifestazioni popolari che hanno celebrato l'anniversario della Liberazione d'Italia e le altre date storiche della lotta antifascista nel nostro Paese in questi ultimi anni.
Tuttavia proprio all'interno di queste manifestazioni si sono succedute (con particolare rilievo a Roma e Milano) continue provocazioni di piazza da parte delle locali Comunità ebraiche iniziate con gli incidenti di Roma del 2014 e protrattesi per tutto il decennio.
È proprio su questo terreno che la «condanna di qualsiasi atto di violenza» di cui parla il comunicato siglato con l'UCEI è sempre mancata da parte dei responsabili della comunità ebraica.
Tra gli episodi più gravi ricordiamo quelli del 25 aprile 2024 (quando oltre 200 persone si presentarono a Porta San Paolo armati di caschi, tirapugni, pietre e spranghe per occupare con la forza il luogo di ritrovo del corteo della Liberazione) e del 25 aprile 2026 quando nei pressi di Parco Schuster sono stati sparati colpi d’arma, seppure non letale, contro un iscritto ed un’iscritta alla nostra associazione solo perchè indossavano al collo il fazzoletto con il simbolo ANPI ovvero dell'associazione fondata dai Liberatori e dalle Liberatrici d'Italia. Nessuna parola di condanna dell'accaduto e di solidarietà alle due persone colpite è mai arrivata agli interessati e all'ANPI da parte dei rappresentanti della comunità. Viceversa, in questi anni non sono mancati tentativi (vani) di dialogo operati della Presidenza ANPI di Roma con rappresentanti della CER. A riprova del fatto che il 25 aprile per la nostra associazione non è stato mai stato pensato come data “divisiva” o escludente per nessuno, fermo restando che proprio per questo l'ANPI Provinciale di Roma non riconosce ad alcuno il diritto di porre veti alla rappresentazione nelle nostre piazze dei temi e delle bandiere che rivendicano l'autodeterminazione dei popoli come quello palestinese e di imporre in quei contesti presenze provocatorie come quelle di Milano lo scorso 25 aprile (con il tentativo di collocare all'interno del corteo, anzi alla sua testa) effigi di Netanyahu e Trump ovvero dei principali responsabili delle guerre di sterminio in atto nel mondo. Una vicenda conclusasi con una nuova provocazione giunta ad esito proprio il giorno successivo al comunicato UCEI-ANPI con l'annuncio delle denunce “contro ignoti” (i partecipanti al corteo che contestarono la presenza delle foto di Netanyahu e Trump) presentate dalla “brigata ebraica” proprio per i fatti di Milano del 25 aprile.
A Roma, prepareremo e celebreremo il prossimo 25 aprile come abbiamo sempre fatto dalla fondazione dell’ANPI: in modo unitario, libero e indipendente, coinvolgendo tutte le realtà e le molteplici anime associative politiche e sindacali antifasciste, invitando, come sempre, la comunità ebraica romana a partecipare al corteo con pari dignità e responsabilità di tutti i soggetti partecipanti, senza operazioni di strumentalizzazione di cui la Brigata Ebraica è oggetto a differenza di altri importanti contingenti delle truppe alleate (il cui contributo alla Liberazione d'Italia fu senz'altro superiore in termini di perdite e impegno operativo, come la Força Expecionaria Brasileira, il 2° Corpo d'Armata Polacco, ecc. ecc.) processo funzionale a legittimare la posizione di Israele agli occhi degli antifascisti e delle antifasciste. L’ANPI provinciale di Roma continuerà il percorso unitario e plurale nel nome dell’antifascismo, della Resistenza e della Guerra di Liberazione. Per questo riafferma e ribadisce la vicinanza al popolo palestinese, al popolo cubano e a tutti i popoli che combattono per libertà, democrazia, autodeterminazione e giustizia sociale. Chiediamo un dovuto chiarimento sulle motivazioni e le modalità di pubblicazione di questo accordo che mette in grande difficoltà tutta l’Associazione, ponendolo all’OdG al prossimo Comitato Nazionale.
