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Innovare senza escludere, cambiare senza uniformare
Dal 1° ottobre 2026 Rai Scuola non avrà più il proprio canale dedicato sul digitale terrestre, destinato, secondo i palinsesti RAI 2026-2027, al nuovo canale “Italiana”.
È bene essere chiari: Rai Scuola non chiude. Continuerà ad esistere come struttura editoriale e i suoi contenuti saranno diffusi principalmente attraverso RaiPlay e, ove possibile, negli spazi degli altri canali RAI. Ma perdere un canale dedicato significa perdere uno spazio autonomo, stabile e immediatamente riconoscibile del Servizio Pubblico destinato alla scuola, alla conoscenza, alla formazione e ai giovani.
Come ANPI RAI e Comitati Provinciali ANPI di Roma e Torino non intendiamo contrapporre televisione lineare e digitale. È giusto che Rai Scuola utilizzi sempre più RaiPlay per incontrare le nuove generazioni nei luoghi e con gli strumenti che esse maggiormente utilizzano.
Il problema non è il digitale. Il problema è quando il digitale, anziché aggiungere opportunità, diventa sostitutivo.
RaiPlay è gratuita, ma per utilizzarla occorrono una connessione Internet, dispositivi adeguati e competenze digitali. Anche sulle Smart TV l'accesso ai suoi contenuti richiede una connessione alla rete.
Il digital divide non è quindi una questione del passato. Continua ad avere una dimensione economica, sociale, territoriale e culturale e riguarda soprattutto quelle fasce della popolazione verso le quali il Servizio Pubblico dovrebbe esercitare con maggiore forza la propria funzione universale.
È una contraddizione che emerge con particolare evidenza proprio parlando di Rai Scuola: i ragazzi delle famiglie economicamente e socialmente più fragili sono quelli per i quali l'accesso alla conoscenza e alle opportunità educative dovrebbe essere maggiormente garantito, non reso più difficile.
Esiste inoltre una differenza che non può essere ignorata. Per le comunicazioni elettroniche l'ordinamento prevede un Servizio Universale, che tutela l'accesso a servizi di connettività adeguati. Questa tutela, tuttavia, non equivale alla garanzia di un accesso universale e gratuito ai contenuti audiovisivi del Servizio Pubblico distribuiti attraverso Internet.
Da qui una domanda precisa alla RAI: se RaiPlay diventa la modalità privilegiata di accesso a Rai Scuola, come si intende garantire che nessun giovane venga penalizzato per condizioni economiche, sociali, territoriali o tecnologiche?
Ma fermarsi a Rai Scuola significherebbe guardare il dito e non la luna.
Al suo posto sul digitale terrestre nasce “Italiana”, un canale destinato al racconto del nostro Paese. Non contestiamo l'idea di raccontare l'Italia. Ci interroghiamo su quale Italia si voglia raccontare.
L'Italia non è soltanto patrimonio artistico, paesaggi, borghi, eccellenze e turismo. È anche lavoro, periferie, aree interne, differenze sociali e territoriali, nuove cittadinanze, fragilità, comunità e partecipazione. La capacità di rappresentare questa complessità distingue un autentico Servizio Pubblico da una televisione che si limita a costruire una rappresentazione identitaria del Paese.
Per questo la vicenda di Rai Scuola non può essere separata dalle altre trasformazioni in corso. La ridefinizione dell'identità di Rai 3, il ridimensionamento di spazi dedicati all'informazione internazionale, le trasformazioni dell'Approfondimento e ora la nascita di “Italiana” al posto del canale di Rai Scuola, prese singolarmente, possono essere presentate come normali scelte editoriali e organizzative. Osservate nel loro insieme, delineano invece una progressiva ridefinizione delle priorità e della stessa concezione del Servizio Pubblico.
È questa la luna che dobbiamo guardare.
Sta prendendo forma una RAI nella quale alcuni spazi storicamente dedicati a pluralismo, approfondimento, conoscenza e funzione educativa rischiano di perdere centralità, mentre emerge una narrazione del Paese sempre più coerente con la cultura e i riferimenti identitari dell'attuale maggioranza di Governo.
È su questo terreno che, come ANPI, sentiamo il dovere di richiamare l'attenzione.
La RAI non appartiene al Governo né alla maggioranza politica del momento. Appartiene alla Repubblica e ai cittadini. Non ha il compito di raccontare l'Italia che piace a chi governa, ma di rappresentare il Paese nella sua complessità, nelle sue differenze, nelle sue contraddizioni e nel suo pluralismo.
La RAI deve innovare, investire nel digitale e parlare alle nuove generazioni con nuovi strumenti e nuovi linguaggi. Ma innovare deve significare ampliare i diritti e le possibilità di accesso, non restringerli; cambiare deve significare rafforzare il Servizio Pubblico, non modificarne progressivamente la missione.
Innovare senza escludere. Cambiare senza perdere universalità. Raccontare l'Italia senza uniformarla.
È su questo che si misura, oggi, la difesa del Servizio Pubblico.
ANPI - Comitati Provinciali di Roma e Torino
Sezioni ANPI RAI di Roma e Torino
