30 gennaio 2026

Si costituisce il Coordinamento permanente, “Roma Città Antifascista”. 31 gennaio 2026, alle ore 10, nei Giardini di Piazza Vittorio grande iniziativa pubblica unitaria antifascista

Dal palco di “Roma città Aperta”: “siamo uniti per tenere insieme vigilanza democratica e difesa della Costituzione”

Una risposta forte alla crescente escalation di aggressioni politiche e attentati che nell’ultimo anno hanno colpito, scuole, sedi dei partiti della sinistra, sedi dell’ANPI e della Cgil, attivisti impegnati sul fronte dei diritti..

Un fronte ampio è sceso in piazza Vittorio questa mattina a Roma e che ha scelto di unirsi nel “Coordinamento permanente antifascista”, nato per contrastare in modo strutturato la recrudescenza di atti intimidatori e violenti di matrice nazifascista, razzista, sessista e omofoba. Ma anche la creazione di un “osservatorio” che raccolga e documenti i fatti. Al centro dell’iniziativa vi sono state le testimonianze di quanti negli ultimi mesi hanno subito pestaggi e intimidazioni: studenti, lavoratori e attivisti, ma anche veri e propri attentati come i colpi esplosi contro la sede della Cgil di Primavalle o l’ordigno contro il centro sociale La Strada di Garbatella.  Significativa la partecipazione della società civile- presente con circa 70 organizzazioni- chiamata non solo a reagire ai singoli episodi di violenza, ma a costruire una risposta collettiva e duratura.

Il resoconto completo:

https://inliberauscita.it/attualita/195453/dal-palco-di-roma-citta-aperta-siamo-uniti-per-tenere-insieme-vigilanza-democratica-e-difesa-della-costituzione/

Foto album di alcuni momenti dell'evento














Si costituisce il Coordinamento permanente, “Roma Città Antifascista”  

 

sabato 31 gennaio 2026, alle ore 10, nei Giardini di Piazza Vittorio Emanuele di Roma

grande iniziativa pubblica unitaria antifascista

 







Le realtà associative, sindacali e politiche presenti nell’Assemblea Cittadina hanno deciso di costituirsi in Coordinamento permanente, “Roma Città Antifascista”, con l’obiettivo di contrastare le continue violenze squadristiche che si registrano da tempo sul territorio metropolitano e di monitorarle attraverso la realizzazione di un apposito Osservatorio.

Stiamo assistendo, infatti, ad un crescendo di atti intimidatori e violenti da parte di gruppi ed organizzazioni di stampo nazifascista, razzista, sessista ed omofobo. Di fronte a tutto questo, noi rappresentiamo quei valori della nostra democrazia costituzionale, figlia del 25 aprile 1945, che chiamano ad una convivenza pacifica, rispettosa delle differenze, nella continua lotta per l’allargamento dei diritti sociali e civili, tanto più oggi, in presenza di una dilagante disuguaglianza sociale.

L’emersione di un millantato sovranismo post-fascista non è altro, infatti, che negazione e antitesi del principio della sovranità popolare costituzionale. Quindi, pur in presenza di innumerevoli e tempestivi presìdi organizzati dalle singole realtà antifasciste in risposta a questa recrudescenza sfacciata del fascismo, noi riteniamo fondamentale che i soggetti aderenti a questo Coordinamento permanente diano vita ad una grande iniziativa pubblica unitaria.

L’appuntamento è per sabato 31 gennaio 2026, alle ore 10, nei Giardini di Piazza Vittorio Emanuele.

 

Un ringraziamento di cuore va alla carissima Banda Jorona e all'altrettanto carissima Banda Cecafumo che accompagneranno con preziose canzoni e musiche la giornata!

 

Hanno finora aderito:

AAMOD, ADI Roma, ANED Roma, ANPC, ANPI, ANPPIA, ANVRG Roma, Archivio Flamigni, Artisti Resistenti, Articolo 21, Associazione Carteinregola, Ass. Culturale Enrico Berlinguer sez. Menichelli, Ass. Culturale Pro Loco San Lorenzo, Ass. della Repubblica per la storia dell'Italia Repubblicana ETS, Ass. Memoria degli Stermini Dimenticati, Ass. Parliamo di Socialismo, Assopace Palestina, Attac Roma, AUSER Lazio, Blue Room Libreria indipendente, CGIL Roma e Lazio, Cinecittà Bene Comune, Circolo Culturale “Saragat Matteotti”, Circolo "Mario Mieli", Comitato Antirazzista Durban Italia, Comitato Italiano Lula Livre, Comitato Monteverde per la Pace, Comitato Piazza Vittorio Partecipata, Confederazione Comunista Roma, Coordinamento Associazioni Lazio Mobilità Alternativa, Emergency, Europa Verde, GEV, Giovani Democratici, Giuristi Democratici, Gruppo Capitolino E.V. - Alleanza Verdi Sinistra, Healing and Freedom Movement Italia /USA, Libera, Link Coordinamento universitario, Mediterranea, MeM8, Movimento 5 Stelle, Nannare', Nonna Roma, Opera Nomadi, Partito Comunista Italiano, Partito Democratico, Partito della Rifondazione Comunista, +Europa Roma, Polo Civico Esquilino, Possibile, Progetto Enea, Progetto Glicine 118, Radicali Roma, Rete dei Numeri Pari, Rete della Conoscenza Roma, Rete #NOBAVAGLIO, Rete studenti medi, Rete Yekatit 12-19 febbraio, Reti di Pace, Risorgimento socialista, sezione di Roma/Lazio, Sbilanciamoci, Sinistra Civica Ecologista, Sinistra Italiana, Spin Time, Tutti per Roma Roma per tutti, UDI, UDS, UDU, Ugs (Unione Giovani di Sinistra), UIL Roma e Lazio, Ygrò A.p.s.

Per aderire: anpi.roma@gmail.com

https://roma.repubblica.it/cronaca/2026/01/29/news/roma_antifascista_scende_in_piazza_basta_violenze_e_minacce_squadriste-425125285/ 

 

https://roma.repubblica.it/cronaca/2026/01/29/news/raid_e_violenze_squadriste_l_osservatorio_antifascista_cento_episodi_in_un_anno-425125136/ 

 

“Roma città antifascista”, società civile, artisti, giornalisti e studenti sabato in piazza Vittorio 

27 gennaio 2026

Giorno della Memoria 2026

Per non dimenticare la Shoah, il Porrajmos, l'AktionT4, l'omocausto, l'internamento militare, la deportazione politica, i Testimoni di Geova e tutti gli assassinati nei campi di sterminio del Terzo Reich. 

Affinché non si ripeta mai più, per nessuno. 
Il fascismo è un crimine.

Il 27 Gennaio 1945, nella rapida avanzata dalla Vistola all'Oder, i primi reparti dell'Armata Rossa al comando del Maresciallo Ivan Konev abbattono i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz e svelano al mondo la più grande tragedia mai accaduta nella storia dell'umanità. Una fabbrica di morte pianificata scientificamente e razionalmente dal regime nazista. Al loro arrivo i soldati della 60ª Armata sovietica trovarono circa circa 7000 prigionieri che i tedeschi in ritirata avevano lasciato nel lager, condannando il resto dei detenuti a terribili marce della morte verso ovest nel freddo dell'inverno.

«La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945. Fummo Charles e io i primi a scorgerla: stavamo trasportando alla fossa comune il corpo di Sómogyi, il primo dei morti fra i nostri compagni di camera. Rovesciammo la barella sulla neve corrotta, ché la fossa era ormai piena, ed altra sepoltura non si dava: Charles si tolse il berretto, a salutare i vivi e i morti.

Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi mitragliatori imbracciati, lungo la strada che limitava il campo. Quando giunsero ai reticolati, sostarono a guardare, scambiandosi parole brevi e timide, e volgendo sguardi legati da uno strano imbarazzo sui cadaveri scomposti, sulle baracche sconquassate, e su noi pochi vivi.

A noi parevano mirabilmente corporei e reali, sospesi (la strada era più alta del campo) sui loro enormi cavalli, fra il grigio della neve e il grigio del cielo, immobili sotto le folate di vento umido minaccioso di disgelo.

Ci pareva, e così era, che il nulla pieno di morte in cui da giorni ci aggiravamo come astri spenti avesse trovato un suo centro solido, un nucleo di condensazione: quattro uomini armati, ma non armati contro di noi; quattro messaggeri di pace, dai visi rozzi e puerili sotto i pesanti caschi di pelo.» 

(Primo Levi, 𝐿𝑎 𝑡𝑟𝑒𝑔𝑢𝑎, Einaudi 2012, p. 10)

26 gennaio 2026

Vicinanza e solidarietà alla popolazione americana che resiste all'azione violenta e omicida di squadracce federali

 











Il comitato provinciale dell'ANPI di Roma esprime vicinanza e solidarietà alla popolazione americana che resiste all'azione violenta e omicida delle squadracce federali al servizio di un governo che le copre con spudorate menzogne anche di fronte alle più evidenti prove. Le uccisioni di persone inermi, gli arresti anche di bambini, la caccia in stile Gestapo agli immigrati stanno seppellendo il ricordo di una nazione sempre molto problematica, ma anche capace di grande generosità, come quando ha contribuito col sangue di centinaia di migliaia di giovani alla sconfitta del nazifascismo.
Ci auguriamo che il disegno di fomentare una guerra civile come scusa per una stretta "autoritaria" fallisca e che il caos iniettato nelle relazioni internazionali abbia una risoluzione in una reazione di concordia e di pace nel rispetto reciproco fra stati e popoli.

24 gennaio 2026

No ai fascisti alla Camera per presentare disegni di legge eversivi




Il comitato provinciale dell’ANPI di Roma, facendo proprie le parole pronunciate dal presidente nazionale Gianfranco Pagliarulo, esprime profondo sdegno per la concessione di una sala a Montecitorio a note organizzazioni fasciste per presentare un disegno di legge sulla “remigrazione”. Non ci si può trincerare dietro al fatto che tali personaggi vengano presentati da un deputato (in questo caso della Lega), sta di fatto che tra questi ci sono rappresentanti di casapound, rete dei “patrioti” (sic!), Veneto fronte skinheads, Brescia ai bresciani ecc. ecc. che sono organizzazioni eversive, di stampo o ispirazione nazi-fascista, razzista, violente, molti dei loro esponenti sono pregiudicati per reati contro le persone, e, fra le cose meno gravi, sono impunite occupatrici di spazi pubblici da anni, con grave danno erariale. Ricordiamo che le leggi Scelba e Mancino sono tuttora in vigore e andrebbero applicate d’ufficio.

Quanto al concetto di remigrazione, di per sé è anticostituzionale ed eversivo, le leggi che tutelano i beni pubblici e privati, le persone, già ci sono, andrebbero fatte applicare nei confronti di tutti, cittadini e non cittadini. La Costituzione garantisce e tutela i diritti fondamentali dell’uomo e a disegni di legge che la contraddicono non vanno dati né spazi né coperture politiche. Ci auguriamo che le Istituzioni democratiche si tutelino dall’ospitare tal schiatta di “cittadini”.

24 gennaio 1979: Guido Rossa è assassinato dalle Brigate Rosse

Nato a Torino da una famiglia di origine veneta, Guido Rossa entra ad appena quattordici anni in una fabbrica di cuscinetti a sfera, passando poi alla Fiat di Torino come fresatore. Nel 1961 si trasferisce a Genova e lì comincia a lavorare per l'Italsider, venendo eletto nel consiglio di fabbrica in qualità di rappresentante della FIOM-CGIL.

Nell'ottobre del 1978, a pochi mesi dal sequestro e dall'assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, Guido Rossa nota la comparsa sempre più frequente in fabbrica di volantini e comunicati di rivendicazione delle Brigate Rosse; viene a scoprire che responsabile della loro diffusione è l'operaio Francesco Berardi, nel cui armadietto viene rinvenuto ulteriore materiale. Denunciato dallo stesso Rossa, Berardi è arrestato e condannato a quattro anni di carcere. La colonna genovese delle Brigate Rosse progetta così la propria vendetta contro Rossa, il quale aveva rifiutato che gli fosse assegnata una scorta personale composta da operai volontari dello stabilimento. 

Il 24 gennaio 1979, alle 6:35 del mattino, Guido Rossa è raggiunto da quattro colpi di pistola alle gambe e da uno fatale al cuore esplosi da un commando brigatista, mentre esce di casa per recarsi al lavoro. 

Al funerale del primo sindacalista organico alla sinistra vittima delle Brigate Rosse presenziano 250.00 persone. Prima del funerale, Sandro Pertini, Presidente della Repubblica, vuole incontrare i "camalli" del porto di Genova. Qualcuno lo avvisa che tra loro c’è chi sostiene l’idea di stare “né con lo Stato, né con le Br”.
«È proprio per questo che li voglio incontrare».
Il Presidente entra nella sala, sale sulla pedana e comincia: «È il compagno Pertini che vi parla, non il Presidente della Repubblica. Io le Brigate Rosse le ho conosciute, hanno combattuto con me contro i fascisti, non contro i democratici. Vergogna!».
Silenzio di tomba.
Poi qualcuno comincia ad applaudire. Poi, applaudono tutti.

24 gennaio 1944: rocambolesca evasione di Sandro Pertini e Giuseppe Saragat da Regina Coeli

 




Arrestati il 18 ottobre 1943 al termine di una riunione clandestina presso lo studio dell'avvocato L'Eltore in Via Nazionale, Sandro Pertini e Giuseppe Saragat vengono tradotti a Regina Coeli e rinchiusi nel sesto braccio, a disposizione delle autorità d'occupazione tedesche, assieme ai compagni Ulisse Tucci, Carlo Bracco, Luigi Allori, Luigi Andreoni e Torquato Lunadei. Sin da subito l'organizzazione militare clandestina del Partito Socialista, diretta da Giuseppe Gracceva, si adopera per organizzare l'evasione, fortemente caldeggiata da Pietro Nenni: alla metà di novembre, con la complicità della guardia carceraria Ugo Gala, i detenuti sono trasferiti nel terzo braccio, sotto la giurisdizione del Tribunale Militare italiano. Alla fine del gennaio 1944, lo sbarco alleato ad Anzio accresce le speranze in una prossima liberazione della capitale e, al contempo, il timore che tedeschi e fascisti possano fucilare i detenuti politici prima della ritirata: vengono allora accelerati i tempi dell'operazione, ideata e studiata da Giuseppe Gracceva e Giuliano Vassalli.
Vassalli, con l'aiuto di Massimo Severo Giannini, sottrae presso gli uffici del Tribunale Militare italiano timbri e moduli di scarcerazione originali, sui quali Marcella Ficca, anch'essa componente dell'organizzazione socialista clandestina e moglie del medico del carcere Alfredo Monaco, riproduce fedelmente la firma del generale responsabile. Oltre ai moduli di scarcerazione, è però richiesta anche una telefonata di conferma dall'ufficio politico della Questura: interviene a questo punto Filippo Lupis, che accompagnato da Marcella Ficca telefona a Regina Coeli da una vicina caserma della PAI, spacciandosi per un funzionario della Questura e ingiungendo l'immediata scarcerazione dei sette detenuti, che vengono liberati la sera stessa prima del coprifuoco. Pertini e Saragat vengono ospitati da Alfredo Monaco e dalla moglie nel loro appartamento, prima che le loro strade si dividano: il primo si recherà nell' Italia settentrionale per assumere la direzione del partito, mentre il secondo continuerà ad operare in clandestinità fino alla liberazione di Roma.
La liberazione di Pertini e Saragat rimarrà negli annali come una delle più clamorose e riuscite azioni della Resistenza romana.

23 gennaio 2026

Il 22 gennaio 1980, a Bologna, moriva Teresa Noce "Estella", antifascista della prima ora, sindacalista, partigiana, Madre Costituente e deputata del PCI

Il suo impegno politico prende avvio a poco più di vent'anni con la frequentazione del Circolo giovanile socialista di Torino, dove la giovane tornitrice conosce il coetaneo Luigi Longo, all'epoca studente di ingegneria, futuro compagno nella vita e nella lotta. Dopo un primo arresto nel 1923, nel 1926 la coppia prenderà la via dell'espatrio assieme ai tre figli. 

Nell'esilio, trascorso tra Parigi e Mosca, prende parte attiva alla lotta antifascista, curando tra le altre cose la pubblicazione del mensile "Noi donne" assieme a Xenia Sereni; nel 1936 è al fianco del marito in Spagna, dove assume la direzione del giornale dei combattenti antifascisti italiani "Il volontario della libertà" con il nome di battaglia di Estella.

Con la caduta della repubblica spagnola, è internata assieme ad altri esuli italiani nel campo di Rieucros; a seguito dell'invasione nazista della Francia, coordina prima l'attività dei gruppi resistenziali del Movimento degli operai immigrati a Marsiglia e, successivamente, si unisce all'organizzazione dei Francs-tireurs et partisans. Nel corso di una missione a Parigi è arrestata dalla Gestapo, incarcerata e deportata prima a Ravensbrück, poi a Holleischen, nella Cecoslovacchia occupata, dove viene liberata dall'arrivo delle truppe sovietiche nel maggio del 1945.

Nel dopoguerra, Teresa Noce è tra le 21 donne elette all'Assemblea Costituente. Dirigente dell'UDI, è tra le ideatrici dell'iniziativa dei Treni della felicità, che permetterà a più di 70.000 bambini, provenienti da famiglie in difficoltà dell'Italia meridionale, di essere accolti da famiglie del centro e del nord Italia. Nel 1948 è eletta deputato e sarà proprio lei a proporre quella che, nell'agosto 1950, diventerà la legge per la "Tutele fisica ed economica delle lavoratrici madri". La legge 860 diverrà così la base della successiva legislazione sul lavoro femminile. Dopo il divorzio da Longo, Teresa Noce si allontana progressivamente dalla vita politica. 

https://www.anpi.it/biografia/teresa-noce

22 gennaio 2026

ANPI Provinciale di Roma: vicinanza e solidarietà alle popolazioni del Rojava sotto pesante attacco jihadista

Nell’indifferenza generale della politica e dei media internazionali il Rojava, governato dall’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord e dell’Est (DAANES) è attaccato dal governo jihadista siriano e da milizie jihadiste provenienti dalla Turchia. La situazione appare molto preoccupante per le notizie che faticosamente trapelano di esecuzioni, saccheggi e distruzioni operate nel tentativo di cancellare anni di conquiste, di autogoverno, di convivenza tra popolazioni, di autonomia delle donne. 
L’ANPI provinciale di Roma, esprime vicinanza e solidarietà alle popolazioni curde sotto attacco, chiede che le diplomazie si attivino per proteggere le popolazioni e affermare i diritti universali dell’uomo, le leggi del diritto internazionale e le autonomie dei popoli. Si augura che i media informino correttamente su ciò che accade anche in questo angolo interessatamente dimenticato di mondo.

05 gennaio 2026

Il 5 gennaio 1942 moriva la grande Tina Modotti

 


Nessuna definizione precisa può racchiudere l’intensa attività di Tina Modotti: l’operaia, la migrante, la sarta, l’attrice, la modella, la fotografa, la militante comunista, l’antifascista, la ribelle. La sua vita, il lavoro, il pensiero, i legami affettivi prendono forma da quella sua personale combinazione tra espressione artistica e impegno politico-sociale. Si susseguono le peregrinazioni che partono dal Friuli, terra natale, e la portano in Austria, negli Stati Uniti, in Messico, in Germania, in Russia, in Francia, in Spagna e nuovamente in Messico. Tina cresce, evolve, muta attraverso svariati cambiamenti di stile e le relazioni sentimentali segnano svolte importanti, tracciate da lutti e separazioni, che diventano una sorta di metronomo: Roubaix de l’Abrie Richey detto Robo, Edvard Weston, Xavier Guerrero, Antonio Julio Mella, Vittorio Vidali.

Per la morte di Tina Modotti
di Pablo Neruda

Tina Modotti, sorella, tu non dormi, no, non dormi:
forse il tuo cuore sente crescere la rosa
di ieri, l’ultima rosa di ieri, la nuova rosa.
Riposa dolcemente, sorella.
La nuova rosa è tua, la nuova terra è tua:
ti sei messa una nuova veste di semente profonda
e il tuo soave silenzio si colma di radici
Non dormirai invano, sorella.
Puro è il tuo dolce nome, pura la tua fragile vita:
di ape, ombra, fuoco, neve, silenzio, spuma,
d’acciaio, linea, polline, si è fatta la tua ferrea,
la tua delicata struttura.
Lo sciacallo sul gioiello del tuo corpo addormentato
ancora protende la penna e l’anima insanguinata
come se tu potessi, sorella, risollevarti
e sorridere sopra il fango.
Nella mia patria ti porto perché non ti tocchino,
nella mia patria di neve perché alla tua purezza
non arrivi l’assassino, né lo sciacallo, né il venduto:
laggiù starai tranquilla.
Non odi un passo, un passo pieno di passi, qualcosa
di grande dalla steppa, dal Don, dalle terre del freddo?
Non odi un passo fermo di soldato nella neve?
Sorella, sono i tuoi passi.
Verranno un giorno sulla tua piccola tomba
prima che le rose di ieri si disperdano,
verranno a vedere quelli d’una volta, domani,
là dove sta bruciando il tuo silenzio.
Un mondo marcia verso il luogo dove tu andavi, sorella.
Avanzano ogni giorno i canti della tua bocca
nella bocca del popolo glorioso che tu amavi.
Valoroso era il tuo cuore.
Nelle vecchie cucine della tua patria, nelle strade
 polverose, qualcosa si mormora e passa,
qualcosa torna alla fiamma del tuo adorato popolo,
qualcosa si desta e canta.
Sono i tuoi, sorella: quelli che oggi pronunciano il tuo nome,
quelli che da tutte le parti, dall’acqua, dalla terra,
col tuo nome altri nomi tacciamo e diciamo.
Perché non muore il fuoco

https://www.patriaindipendente.it/terza-pagina/tina-modotti-la-sua-ferrea-delicata-struttura/

Vedi anche:

https://comitatotinamodotti.it/galleria/

https://www.enciclopediadelledonne.it/edd.nsf/biografie/tina-modotti

5 gennaio 1937: Guido Picelli muore in Spagna

Nato a Parma nel 1889, dopo una giovinezza avventurosa e l'esperienza di sottufficiale di complemento nella Prima guerra mondiale, ove ottenne la Medaglia di Bronzo al Valor Militare, Picelli fu nell'immediato dopoguerra tra i primi e più attivi organizzatori del movimento proletario a Parma e provincia. Eletto deputato nelle fila del PSI nel 1921, nell'estate di quell'anno fondò l'organizzazione antifascista armata degli Arditi del Popolo; animatore di un fronte unitario antifascista che andava dai popolari di ispirazione cattolica agli anarchici, riuscì a far svolgere regolarmente - caso unico in tutta la Pianura Padana - lo sciopero legalitario indetto dall'Alleanza del Lavoro nell'estate del 1922. Alla testa di poche centinaia di Arditi del Popolo, reclutati tra gli abitanti del quartiere popolare di Oltretorrente, il 4 agosto 1922 respinse le decine di migliaia di camicie nere che al comando di Italo Baldo giungevano da Ferrara per reprimere il movimento antifascista parmense. Passato al Partito Comunista d'Italia e più volte arrestato, a seguito delle leggi fascistissime venne incarcerato e inviato al confino, che scontò prima a Lampedusa e poi a Lipari. Liberato nel 1931, si recò in esilio in Francia e in Unione Sovietica, ove insegnò Strategia militare presso la Scuola Leninista Internazionale e fu anche inviato in fabbrica a seguito di contrasti e dissensi con la leadership sovietica stalinista. Accorso in Spagna allo scoppio della guerra civile, prese dapprima il comando di un battaglione del POUM (Partido Obrero de Unificación Marxista) per poi passare al comando del IX battaglione delle Brigate Internazionali, la cosiddetta "Colonna Picelli", divenendo infine ufficiale nel Battaglione Garibaldi, composto da volontari italiani e inquadrato nella XII Brigata Internazionale. Fu guidando i suoi militi all'assalto di una posizione franchista sul fronte di Mirabueno che, il 5 gennaio 1937, fu colpito a morte da una raffica di mitragliatrice. Il governo repubblicano gli tributò i funerali di Stato.

https://www.patriaindipendente.it/ci-guidavano-le-stelle/picelli-il-comunista-morto-in-battaglia-in-spagna/

04 gennaio 2026

4 gennaio 1944: la deportazione dei "politici"







Nella notte tra il 4 e il 5 gennaio 1944, un convoglio ferroviario di dieci vagoni partì dalla Stazione Tiburtina con destinazione Mauthausen. A bordo vi erano circa 300 uomini, in grande prevalenza militanti e dirigenti della Resistenza romana, ma anche renitenti ai bandi di leva della Repubblica di Salò ed ebrei sfuggiti alla razzia del Ghetto e alla successiva deportazione del 16 novembre 1943: tra di essi il giovanissimo Fausto Iannotti, scampato alla strage di Pietralata, Gino e Pietro Valenzano, nipoti di Badoglio, Filippo D'Agostino, tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia. Tutti i deportati erano stati arrestati nei mesi precedenti nel corso di retate e rastrellamenti mirati finalizzati a eradicare completamente il movimento resistenziale dai quartieri più attivi nella guerriglia partigiana ed erano detenuti nel carcere di Regina Coeli. Dei circa 300 deportati presenti sulla lista, 257 giunsero nel campo di concentramento di Mauthausen, in Germania, il 13 gennaio: degli altri, probabilmente fuggiti durante il trasporto o eliminati al loro arrivo senza essere immatricolati, è ignota la sorte. A guerra finita, furono 17 i superstiti a fare ritorno dai lager.

Contro guerra e riarmo e in solidarietà al popolo venezuelano, 5 gennaio mobilitazione a Roma Piazza Barberini ore 17:30





    Condanniamo con fermezza l’estensione della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti tra Stati e l’ennesima e gravissima escalation bellica prodotta dall’attacco militare del governo Trump contro la Repubblica del Venezuela e dal rapimento del suo presidente, Nicolas Maduro, e dei suoi familiari.
    Si tratta di una palese e inaudita violazione del diritto internazionale e della sovranità dei popoli, per la quale non esistono giustificazioni: non ci sono mai giustificazioni per legittimare il ricorso alla guerra come strumento di risoluzione dei conflitti tra gli Stati.
Ancora una volta prevalgono la logica del dominio e della predazione delle risorse energetiche, facendo carta straccia del diritto internazionale come lo abbiamo conosciuto dal dopoguerra a oggi.
    Di fronte a questa aggressione dobbiamo condannare e reagire con forza, per fermarla e per affermare la cultura della pace e il ripristino del diritto internazionale. 
Esprimiamo la nostra totale solidarietà al popolo venezuelano. Chiediamo che l’ONU intervenga e che il Governo italiano e l’Unione Europea condannino l’aggressione e s’impegnino per un cessate il fuoco e nel far pervenire soccorsi alla popolazione civile coinvolta.
    Tutto serve al mondo, tranne che un’altra guerra. Tutto serve al mondo, tranne che l’ennesimo arbitrio dei potenti, con la potenza militare che pretende di legittimare l’intervento ovunque. Non rassegniamoci a un mondo in cui guerra, riarmo, violenza, distruzione e sopraffazione vengano normalizzate.
    Solo uscendo dalla logica della guerra e del riarmo possiamo immaginare un futuro vivibile per l’umanità, fondato su pace, autodeterminazione e democrazia per i popoli. Alziamo la voce, facciamoci sentire, mobilitiamoci.

Per queste ragioni lunedì 5 gennaio, alle ore 17.30, saremo in presidio a Roma, in piazza Barberini, invitando le cittadine e i cittadini, le realtà associative e la società civile ad aderire e partecipare.

ANPI Comitato Provinciale di Roma
Cgil Roma e Lazio
Rete Numeri Pari
Rete Italiana Pace e Disarmo
Rete #No Bavaglio
Sbilanciamoci
Stop Rearm Europe Italia

per adesioni: stoprearmroma@gmail.com

03 gennaio 2026

L'ANPI provinciale di Roma condanna l'aggressione USA al Venezuela


L'ANPI Provinciale di Roma esprime ferma condanna e indignazione per l'aggressione militare, politica, economica operata dagli Usa contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela. Dopo settimane di bombardamenti in acque internazionali contro imbarcazioni civili affondate senza alcuna prova rispetto alle accuse di narcotraffico; dopo l'attivazione della CIA con mandato di destabilizzazione all'interno del Venezuela; dopo le minacce e l'accerchiamento aereo e marittimo del Paese, questa notte il governo degli Stati Uniti ha bombardato la capitale della Repubblica Bolivariana del Venezuela colpendo il Parlamento, le abitazioni di ministri del governo, le caserme delle Forze Armate, le strade e le aree civili della città.

Lo scopo è quello di porre sotto controllo statunitense le riserve petrolifere, le risorse minerarie (le "terre rare") e il gas venezuelano. L'operazione si è conclusa con il sequestro del Presidente Nicolas Maduro e di sua moglie ed il trasferimento in località ancora sconosciuta. Siamo di fronte ad una azione di carattere e natura golpista da parte di una potenza (gli Usa) che con operazioni imperialiste ha già tante volte funestato la storia del Sud America considerandolo il proprio "giardino di casa". Di fronte alla violazione del diritto internazionale, del diritto dei popoli, del diritto all'autodeterminazione e del principio di sovranità degli Stati l'ANPI Provinciale di Roma esprime la propria solidarietà al popolo venezuelano aggredito e chiama alla mobilitazione iscritte e iscritti; simpatizzanti e tutte e tutti coloro che guardano con allarme alla condotta dell'estrema destra internazionale (guidata da Trump su scala globale e seguita ideologicamente dal governo Meloni) organicamente strutturata su una politica di guerra; corporativismo sociale ed economico in danno di lavoratori e lavoratrici; nazionalismo e discriminazione delle popolazioni migranti.

Solidarietà al popolo venezuelano e pieno sostegno al suo diritto all'autodeterminazione e alla lotta contro ogni forma di imperialismo.

31 dicembre 2025

Verso un nuovo anno di lotte: gli auguri dell'ANPI Provinciale di Roma

Si ruppe il vaso di Pandora e uscirono tutti i mali che infestano il mondo. In fondo rimase chiusa la speranza, ultima possibilità per andare avanti purché non diventi illusione. Per noi sperare è lottare, resistere e trovare un percorso comune per fare vivere la Costituzione e fermare il riarmo. Prepariamo la pace con la pace. Auguri a noi tuttə e alla nostra ANPI!

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Ripudia intolleranza, razzismo e antisemitismo.
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