31 marzo 2025

A Gaza e in Cisgiordania muore l'umanità. Non rimaniamo in silenzio! 2 aprile ore 18,30 in Piazza del Campidoglio

 



A Gaza e in Cisgiordania muore l'umanità. Non rimaniamo in silenzio! 2 aprile ore 18,30 in Piazza del Campidoglio

NON POSSIAMO RESTARE IN SILENZIO!
Mercoledì 2 aprile, alle ore 18:30, saremo in Piazza del Campidoglio con una fiaccolata per tenere accesa la luce su quanto sta accadendo in Israele e Palestina.
L’iniziativa fa parte di una più ampia mobilitazione nazionale annunciata all’assemblea pubblica, promossa dalla Cgil e aperta al mondo associativo e ai sindaci, sui temi del lavoro, della pace, dei diritti e dell’ambiente.
Non possiamo restare fermi e in silenzio davanti eccidi contro la popolazione palestinese e alla sottrazione della loro terra. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, insieme ai Governi del mondo agiscano affinché il Governo di Netanyahu si fermi.
La rottura della tregua e la ripresa delle ostilità pregiudica la sicurezza e la vita delle persone, anche quella degli ostaggi, dei quali continuiamo a chiederne la liberazione così come chiediamo la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi illegalmente detenuti.
Ci uniamo all’appello delle reti pacifiste e invitiamo la società civile e le istituzioni del territorio di far sentire la propria voce affinché i governi, Unione Europea e Onu facciano la loro parte per un cessate il fuoco immediato e duraturo, la liberazione degli ostaggi e dei prigionieri, la fine del blocco degli aiuti e l’assedio alla popolazione da parte israeliana, il varo di sanzioni economiche nei confronti d’Israele e la sospensione dell’accordo di partenariato tra Unione Europea ed Israele, il blocco reale di tutte le commesse di armamenti, riconoscimento da parte dell’Italia e della Unione Europea dello Stato di Palestina, l’adozione di provvedimenti di protezione dei giudici internazionali della Corte e del tribunale dell’Aja dalla sanzioni e dalle ritorsioni decise dall’amministrazione Usa.
Prime adesioni: ANPI comitato provinciale di Roma, Cgil Roma e Lazio, Libera Roma, Rete dei Numeri Pari, Rete degli Studenti Medi del Lazio, Sinistra Universitaria Sapienza, Unione degli Universitari Roma

30 marzo 2025

1 aprile 1944: Togliatti propone la "svolta di Salerno"

Alla fine di marzo del 1944 Ercole Ercoli, pseudonimo di Palmiro Togliatti, il capo dei comunisti italiani, tornava in patria dopo quasi un ventennio d’esilio. Il 1° aprile, con un discorso ai quadri comunisti al Teatro Modernissimo di Napoli, Ercoli spiegò che si doveva per prima cosa liberare la penisola e sconfiggere il nazifascismo, col concorso di tutte le forze politiche disponibili. Bisognava perciò formare un governo di unità nazionale, a cui anche i comunisti avrebbero preso parte. Solo dopo la vittoria si sarebbe dovuto affrontare il «problema istituzionale», la scelta tra repubblica e monarchia, e dar vita a una nuova Carta.

La proposta togliattiana fece scalpore perché fino a quel momento sia i comunisti italiani che gli altri partiti di sinistra (socialisti e azionisti) erano del tutto contrari a sorvolare, almeno momentaneamente, sulle gravi responsabilità della monarchia durante il Ventennio e ad accettare il governo che Badoglio aveva formato su incarico del re. Le difficoltà, i settarismi e i contrasti vennero però superati e il nuovo corso ebbe inizio.



Vedi:

https://ilmanifesto.it/correte-ercoli-e-qui-la-svolta-di-salerno

Vedi anche l'importante convegno organizzato lo scorso anno, per l'80° da Futura Umanità:



convegno dal titolo “Togliatti, la ‘svolta di Salerno’ e le radici della Repubblica“ di Futura Umanità

È nata la sezione Alberto Imperiali - Giuseppe Luttazi a Palombara Sabina

È nata la sezione Alberto Imperiali - Giuseppe Luttazi a Palombara Sabina. 50 antifascisti e antifasciste. Una bellissima mattinata. Buon lavoro!






29 marzo 2025

No ad una sede neofascista nel II Municipio (né altrove)



Il comitato provinciale dell'ANPI di Roma, appreso di una prossima apertura di una sede di forza nuova nel II Municipio, esprime la più estrema contrarietà e indignazione. Trattasi infatti di un'organizzazione eversiva neofascista i cui maggiori rappresentanti sono pluripregiudicati che si sono macchiati di delitti contro le persone e il patrimonio e a cui dovrebbe essere preclusa ogni manifestazione pubblica. Tale organizzazione andrebbe sanzionata ai sensi delle leggi Scelba e Mancino, come non ci stancheremo di richiedere. Il Secondo Municipio si caratterizza da sempre per il fortissimo sentimento democratico dei sui residenti, fin da prima che nascesse il fascismo, e fu una zona  che contrastò attivamente i criminali della marcia su Roma, al contrario delle allora massime istituzioni che al fascismo consegnarono lo Stato. Nel quartiere si sviluppò anche un fortissimo movimento resistenziale che contribuì alla Liberazione del Paese dall'orrore nazifascista. Per questi motivi l'apertura di una sede di forza nuova assume anche le caratteristiche di una gravissima provocazione.

Chiediamo alle Istituzioni cittadine e nazionali che devono la propria autorità all'antifascismo militante che seppe riconquistare la democrazia, di applicare le leggi Repubblicane e impedire l'apertura di qualsivoglia sede di organizzazioni neofasciste, che andrebbero sciolte.

L'ANPI provinciale di Roma e le sezioni del territorio del secondo Municipio parteciperanno alla mobilitazione che si sta organizzando e dà appuntamento ai suoi iscritti Domenica 30 marzo alle ore 10,30 presso i Giardini di Piazza Bologna

25 marzo 2025

Stop alla strage di innocenti a Gaza: spegniamo il Colosseo

Oltre 40 realtà, ad oggi, lanciano un appello a Giuli, Gualtieri e al Consiglio comunale di Roma

Stop alla strage di innocenti a Gaza: spegniamo il Colosseo

Roma 25 marzo – Spegnere per un’ora le luci del Colosseo in solidarietà con il popolo di Gaza è l’appello raccolto e rilanciato in poche ore da oltre quaranta tra reti, associazioni e Ong al Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, al Sindaco di Roma Capitale, Roberto Gualtieri e al Consiglio Comunale di Roma Capitale.




“Spegniamo una luce per accendere le coscienze di tutti. Rivolgiamo un appello urgente al Ministro della Cultura Alessandro Giuli, al Sindaco di Roma Capitale, Roberto Gualtieri, ai Consiglieri comunali di Roma Capitale affinché le luci del Colosseo vengano spente per un’ora, in segno di lutto per le decine di migliaia di civili inermi, donne, uomini, anziani, bambine e bambini uccisi nei raid israeliani in Palestina” chiedono i promotori.


“Dopo una breve pausa è ripreso il genocidio a Gaza, dove la situazione umanitaria è disperata, mentre in Cisgiordania gli assalti dell’IDF e dei coloni non si sono mai fermati -continua l’appello-. Gli attacchi aerei israeliani su Gaza degli ultimi giorni hanno già causato un migliaio di vittime, tra le quali centinaia di bambini e bambine. Queste sono state le ore più letali per i più piccoli nella Striscia. Una pulizia etnica che sembra non avere fine”.

Le organizzazioni promotrici denunciano “Le operazioni militari hanno isolato oltre centomila bambini, facendoli rimanere senza cibo, né acqua, né assistenza, esponendoli a gravi rischi sanitari e alla fame. Inoltre continuano i raid israeliani contro i presidi sanitari che forniscono cure essenziali e sono già due gli ospedali distrutti negli ultimi giorni. È una situazione di grande sofferenza e impunità, dove i più vulnerabili, come donne, bambini e bambine, persone anziane, malate e disabili, stanno pagando il prezzo più alto con la complicità degli Usa e nell’indifferenza colpevole della Ue”.

“Ci auguriamo che questo appello venga accolto dal Ministro della Cultura e dal Sindaco del Comune di Roma Capitale per sensibilizzare l’opinione pubblica e spingere le autorità politiche a tutti i livelli a intervenire per porre fine a questa tragica situazione. Spegniamo una luce per accendere le coscienze. Non dobbiamo rimanere in silenzio” concludono i promotori invitando ad unirsi ad altre organizzazioni e anche singoli cittadi all’iniziativa.

I promotori invitano associazioni e singoli cittadini a sottoscrivere e rilanciare questo appello scrivendo insieme alle seguenti mail:

ministro.segreteria@cultura.gov.it 

segreteria_cg@comune.roma.it

stopstrageinnocenti.nobavaglio@gmail.com.

Infine, il Comitato si rivolge a tutte le realtà sociali, associazioni, organizzazioni, ONG e movimenti politici ad entrare nel Comitato Promotore scrivendo a nobavaglio.org@gmail.com

COMITATO PROMOTORE ( in aggiornamento ):             

RETE #NOBAVAGLIO

ASSOPACEPALESTINA

LEA LABORATORIO EBRAICO ANTIRAZZISTA

AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA

EMERGENCY

ARCI NAZIONALE

FNSI

MEDITERRANEA SAVING HUMANS

RETE ITALIANA PACE E DISARMO

ARTICOLO 21

PRESSENZA

Associazione SENZACONFINE

Peacelink

US Citizens for Peace and Justice Roma

USIGRAI

InLiberaUscita

Circolo Laudato Si’ Busto Arsizio” San Francesco”

Coalizione Italiana contro la pena di morte onlus Napoli

ANPI ROMA

GIURISTI DEMOCRATICI

UN PONTE PER

MAGISTRATURA DEMOCRATICA

Movimento giustizia e pace in Medioriente

CGIL ROMA e LAZIO

MOVIMENTO AGENDE ROSSE di Salvatore Borsellino

Aprilia Libera ODV

LEGAMBIENTE ROMA LAZIO

Coordinamento solidarietà alla Palestina Anzio Nettuno

COSPE Ong

Associazione Culturale LIVORNO PALESTINA

RETI DI PACE Laboratorio Monteverde

Abbasso la guerra Odv

Pax Christi Tradate

STAMPA ROMANA

FIOM

 CGIL ROMA LAZIO

COORDINAMENTO DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE

FESTIVAL DEL CINEMA DEI DIRITTI UMANI DI NAPOLI

AOI-Cooperazione e Solidarietà Internazionale

Reti di Giustizia. Il sociale contro le mafie APS

Legambiente “Le Rondini” di Anzio e Nettuno

Movimento Donne in Nero Roma

Laboratorio salute popolare

Associazione Genitori Appio Claudio

Comitato varesino per la Palestina

RETE ROMANA SOLIDARIETÀ POPOLO PALESTINESE

Ufficio Stampa COMITATO PROMOTORE “Stop strage di innocenti a Gaza”

Clara Habte – 346.53.30.146

Andreina Albano – 348.34.19.402

E-mail: nobavaglio.org@gmail.com

https://pressingweb.altervista.org/2025/03/comunicato-stampa/

Il Comitato ANPI Caltanissetta ricorda Raffaele Zicconi a Sommatino e Gaetano Butera a Riesi, entrambi Martiri delle Fosse Ardeatine

Abbiamo ricevuto dal presidente della sezione ANPI di Riesi "Gaetano Butera" Giuseppe Calascibetta e molto volentieri pubblichiamo:     

    Il Comitato ANPI Caltanissetta ricorda Raffaele Zicconi a Sommatino e Gaetano Butera a Riesi. Vittime delle Fosse Ardeatine.
    Dopo 81 anni dall’eccidio delle Fosse Ardeatine, i Comuni di Riesi e Sommatino hanno onorato la memoria di Gaetano Butera, medaglio d’oro al Valor Militare e martire della Resistenza, e di Raffaele Zicconi.



    La targa in onore di Raffaele Zicconi è stata inaugurata a Sommatino in Via Trabia, vicino al quartiere dove abitava il giovane sommatinese deceduto nella strage di Roma. Presenti a questa importante inaugurazione l’insegnante Lina Sciascia, ex sindaco di Sommatino, attualmente nuova responsabile alla CGIL a Sommatino; Michele Augello, Rosalba Sanfilippo, Presidente del Consiglio al Comune di Sommatino; Giuseppe Cammarata Presidente del Comitato Provinciale ANPI di Caltanissetta; Salvatore Letizia sindaco di Sommatino; Jean Pierre Rumeo assessore.



    Un momento di riflessione per ricordare il barbaro assassino del martire Zicconi che è stato ricordato dallo storico Mario Avagliano nel libro Le vite spezzate delle Fosse Ardeatine con alcune lettere scritte dallo stesso eroe di Sommatino e indirizzate a sua moglie Ester, che adesso sono conservate gelosamente a Roma dal nipote Massimo.


Ester con Raffaele Zicconi

    Mia piccola Madonna,
è con la stessa disperazione del moribondo che si attacca alla vita , che io mi stringo a te. Come un naufrago si aggrappa rabbiosamente all’unico relitto di nave che potrà salvarlo da morte, io così disperatamente mi aggrappo a te per salvarmi. A te così cara, a te così buona, che con il tuo amore, con la tua passione sai ancora darmi la gioia e lo scopo di vivere. Sono anche io quasi un naufrago della vita, di questa insulsa, di questa stupida, di questa miserabile vita, che dopo aver maledetto, benedico. Amore mio non puoi ancora capire il mio stato d’animo, e i tremendi periodi di burrasca che sono costretto ad attraversare. Non hai ancora idea delle lotte tremende che da solo, completamente da solo, devo combattere. Tutta la mia bella filosofia è caduta stupidamente di fronte alla dura realtà. 



    A Riesi presenti all’evento l’Assessore Giuseppe Baglio, il Comando di Polizia Municipale, l’ANPI sezione Riesi, il Comitato provinciale dell’ANPI di Caltanissetta, la Protezione Civile Riesi e Don Enrico Lentini. Un passo importante soprattutto verso le nuove generazioni che non possono trascurare momenti cardine della propria storia.




    “Un sentito ringraziamento rivolgo all’ ANPI sezione Riesi per il costante impegno e il lavoro quotidiano dedicato a onorare la memoria di Gaetano Butera e di tutti i martiri della Resistenza – dichiara il consigliere comunale, Gaetano Baglio – La loro dedizione è un prezioso esempio di come il ricordo e il rispetto per la storia possano guidare le future generazioni verso un mondo di libertà e giustizia”.

Gaetano Butera



    Un momento toccante è stato la lettura del presidente dell’ANPI di Riesi, Giuseppe Calascibetta, della testimonianza del medico austriaco Joseph Reide che, riuscito a salvarsi dalle Fosse Ardeatine, raccontò le atroci violenze e le umiliazioni che insieme a Gaetano Butera e Don Pietro Pappagallo subirono in cella, la n.13 di Via Tasso a Roma.
    “Voglio ringraziare tutti i presenti e, soprattutto, il Comitato Provinciale ANPI Caltanissetta che ha donato questa targa in onore di Gaetano Butera – afferma Calascibetta – nonché l’amministrazione comunale, molto disponibile a collaborare in iniziative volte a fare conoscere la storia dei partigiani di Riesi alle nuove generazioni”.

24 marzo 2025

24 marzo 1944: l'eccidio delle Fosse Ardeatine


     

Ottantuno anni fa, la strage che nei progetti criminali dei nazisti, spalleggiati dai reparti dei collaborazionisti fascisti, avrebbe dovuto piegare definitivamente Roma, città ribelle e mai doma, dove in quei mesi la guerriglia partigiana colpiva quotidianamente in ogni luogo e metà della popolazione nascondeva l'altra metà. Unico obiettivo dell'eccidio, spezzare il fortissimo legame di solidarietà tra la popolazione e il movimento resistenziale, al fine di riaffermare con la forza il proprio ordine fondato sul ricorso sistematico allo sterminio. Nessuna finalità di rappresaglia, come confermato in sede processuale dallo stesso Priebke, a proposito dei cinque uomini aggiunti alla lista fornita dal questore fascista Caruso: «Fucilammo cinque uomini in più. Uno sbaglio, ma tanto erano tutti terroristi, non era un gran danno». Fuggito in Argentina, dove visse indisturbato per quasi cinquant'anni, Priebke fu riconosciuto da una troupe televisiva statunitense nel 1994, venendo poi estradato in Italia l'anno successivo. Morì dopo aver compiuto i cento anni nell'abitazione romana in cui era detenuto agli arresti domiciliari, dopo aver orgogliosamente rivendicato nel proprio testamento il proprio passato di nazista e aver apertamente negato l'Olocausto.

    Tra quei 335 riconosciamo "generali e straccivendoli, operai e intellettuali, commercianti e artigiani, un prete e settantacinque ebrei; monarchici e azionisti, liberali e comunisti" e persone senza credo politico, come ricordato dallo storico Alessandro Portelli. Di fronte ai luoghi comuni che troppo spesso inquinano il dibattito pubblico, alle falsità mosse dal revisionismo, alla narrazione che fa dei carnefici le vittime innocenti, la vita e l'esempio dei martiri delle Fosse Ardeatine parlano da sé, più eloquenti di qualsiasi discorso. 
    Alle antifasciste e agli antifascisti di oggi il compito di raccogliere il loro testimone e continuare a percorrere i loro sentieri.

𝑆𝑜𝑔𝑛𝑎𝑚𝑚𝑜 𝑢𝑛'𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑎, 𝑔𝑖𝑢𝑠𝑡𝑎, 𝑑𝑒𝑚𝑜𝑐𝑟𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎. 𝐼𝑙 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑠𝑎𝑐𝑟𝑖𝑓𝑖𝑐𝑖𝑜 𝑒 𝑖𝑙 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑠𝑎𝑛𝑔𝑢𝑒 𝑛𝑒 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑒𝑑 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑖𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑒 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑒𝑟𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜.
(Lapide all'interno del mausoleo)

23 marzo 2025

23 marzo 1944: l'attacco partigiano a Via Rasella. La più importante azione di guerra contro l’esercito occupante nazista in una capitale europea


     
Nonostante le pesanti perdite in termini di uccisioni e arresti che colpirono le reti clandestine dei GAP comunisti tra il gennaio e il febbraio 1944 decimandone buona parte dell'organico e delle quali caddero vittime esponenti di prim'ordine dell'organizzazione militare del Partito Comunista quali Antonello Trombadori, comandante dei GAP centrali, Guido Rattoppatore, Gioacchino Gesmundo, Maria Teresa Regard (liberata il 7 febbraio) e gli artificieri dei GAP centrali, Giorgio Labò e Gianfranco Mattei, già all'inizio di marzo le azioni di Via Tomacelli e di Via Claudia, con la distruzione di un deposito tedesco contenente più di diecimila litri di benzina, nonché l'eliminazione del commissario di Pubblica Sicurezza di Centocelle, Armando Stampacchia, ad opera del gappista dell'VIII zona Clemente Scifoni denotano una vigorosa intensificazione dell'attività di guerriglia in tutta la capitale: i GAP, unificati sotto il comando di Carlo Salinari "Spartaco", colpiscono con cadenza quotidiana le truppe nazifasciste arrecando loro gravi perdite.




    In quegli stessi giorni, sia Giorgio Amendola che Mario Fiorentini, il primo dal proprio nascondiglio di Piazza di Spagna, il secondo dal proprio appartamento in Via Capo le Case, ebbero occasione di notare il passaggio della colonna armata del Polizeiregiment "Bozen", deputato alla gestione dell'ordine pubblico in città e costituito da coscritti altoatesini reclutati tra gli abitanti della regione che nel 1939 avevano scelto di divenire cittadini del Reich: i 156 uomini della colonna, provenienti dal poligono di Tor di Quinto ove praticavano esercizi di tiro, marciavano nel pieno centro della capitale per raggiungere il Palazzo del Viminale, dove erano acquartierati. I gappisti, studiati con cura i movimenti e gli orari di transito della colonna, decisero inizialmente di colpire il nemico in Via Quattro Fontane: la scelta di Via Rasella fu anzi fortemente osteggiata da Mario Fiorentini, tra i pianificatori dell'attacco, dato che nella vicina Via del Boccaccio si trovava un'abitazione in cui erano rifugiati alcuni parenti ricercati in quanto ebrei e in cui si sarebbe successivamente trasferito lui stesso. Inoltre, nella zona si trovavano vari punti di ritrovo di antifascisti e resistenti cattolici e comunisti. Alla fine, la sostenuta pendenza dell'angusta strada che unisce Via del Traforo a Via Quattro Fontane, la presenza di due imbocchi facilmente presidiabili e di un'unica via di fuga intermedia, rappresentata dall'incrocio con Via dei Boccaccio, fece sì che ad un livello superiore della catena di comando la scelta ricadesse su Via Rasella: si trattava del luogo ideale in cui poter attaccare i militi del "Bozen" massimizzando i danni che si sarebbero potuti infliggere alla colonna che ogni giorno svoltava nella via all'incirca verso le due del pomeriggio. Il piano elaborato dal nucleo dei GAP romani prevedeva che, al passaggio della colonna, uno dei gappisti, travestito da spazzino, avrebbe innescato un ordigno nascosto all'interno di un carretto della spazzatura: a esplosione avvenuta, gli altri partecipanti all'azione avrebbero favorito lo sganciamento del gruppo coprendone la fuga con lancio di bombe di mortaio "Brixia" opportunamente modificate. L'azione fu fissata per il 23 marzo, anniversario della fondazione dei Fasci di Combattimento.




    Il giorno dell'attacco, un giovedì, i gappisti si posizionarono alle due estremità di Via Rasella, lungo la strada e all'incrocio con Via del Boccaccio: secondo quanto stabilito, Rosario Bentivegna, con indosso una divisa da spazzino, spinse un carrettino della spazzatura contenente l'ordigno sino all'altezza di Palazzo Tittoni. Nonostante un considerevole ritardo del "Bozen" che fece temere di dover annullare l'operazione, alle 15:45 la colonna imboccò Via Rasella: Franco Calamandrei, posizionato all'angolo con Via del Boccaccio, si levò il cappello, segnalando l'approssimarsi della colonna a Bentivegna, che accese la miccia sul fornelletto della pipa che stava fumando e poi si allontanò. Al passaggio della colonna, l'ordigno esplose e i gappisti attaccarono il resto della colonna a colpi di pistola e lanciando bombe a mano, per poi dileguarsi rapidamente; i soldati, credendosi attaccati dalle finestre degli edifici che affacciano sulla strada, cominciarono a sparare all'impazzata contro le finestre, imprimendo sui muri le tracce delle pallottole dei mitra ancora ben visibili all'angolo con Via del Boccaccio. 26 militi del "Bozen" morirono sul colpo e altri 7 morirono successivamente a seguito delle ferite riportate.




    Nonostante i processi intentati nel dopoguerra contro i gappisti responsabili dell'azione, che sancirono come l'azione di Via Rasella abbia costituito una legittima azione di guerra contro un esercito occupante, le strumentalizzazioni, le letture revisionistiche e i falsi miti che aleggiano sull'operato dei gappisti, quanto accadde in Via Rasella quel 23 marzo 1944 è unanimemente riconosciuto come la più importante ed efficace azione di guerriglia urbana mai compiuta nel centro di una capitale europea occupata dai nazisti.

20 marzo 2025

Sei anni fa ci lasciava Tina Costa

Sei anni fa, il 20 marzo 2019 ci lasciava Tina Costa.

La sua scomparsa ha prodotto nell'ANPI Provinciale di Roma e nell'antifascismo tutto un vuoto incolmabile.

Rimane in noi indelebile quello che ci ha insegnato:

«Non mettete mai al primo posto il vostro io, sviluppate un lavoro, un pensiero in cui il noi dia la dimensione della consapevolezza di star applicando la nostra Costituzione e difendendo la pace».

Bella ciao, Tina!

20 marzo 1944: l'eccidio nazifascista di Cervarolo


Nel corso della prima metà del marzo 1944, le formazioni partigiane attive sull'Appennino modenese, seppur in netta inferiorità numerica e in precarie condizioni organizzative, riportano diversi successi sui reparti fascisti della Guardia Nazionale Repubblicana nella zona compresa dell'alta valle del Secchia. Sono in particolare le gravi perdite subite da tedeschi e fascisti il 16 marzo in uno scontro alle pendici del monte Santa Giulia, ad indurre il commissario prefettizio del vicino comune di Montefiorino, Francesco Bocchi, ad invocare l'intervento dei reparti corazzati tedeschi contro il movimento partigiano. Su ordine di Helmeth Dannehl, il tenente colonnello della Militärkommandantur di Bologna, giungono a Montefiorino la 2ᵃ e la 4ᵃ compagnia della 1. Fallschirm-Panzer-Division "Hermann Göring", al comando del capitano Kurt Christian Von Loeben, che fa piazzare una batteria contraerea nella rocca del paese. Ai tedeschi si affiancano alcuni reparti della Guardia Nazionale Repubblicana di Modena.

All'alba del 18 marzo, dalla rocca di Montefiorino, le artiglierie di Von Loeben fanno fuoco sugli abitati di abitati di Monchio, Susano e Costrignano, spianando la strada ai reparti di esploratori che procedono al sistematico rastrellamento di tutti i civili della zona. Gli uomini vengono costretti a radunare i propri pochi averi nelle piazza più ampie degli abitati per poi essere immediatamente uccisi, sotto le sguardo delle donne e dei bambini, mentre le loro case sono date alle fiamme. Si distinguono per la particolare ferocia che li anima i militi della GNR repubblichina, i quali indicano ai tedeschi le abitazioni di quanti sono ritenuti esponenti o fiancheggiatori del movimento resistenziale. Altri eccidi si consumano nel capoluogo comunale di Palagano, alla Buca di Susano e a Valimperchio; in queste ultime due località non saranno risparmiati né donne, né bambini. Al termine della giornata si contano 136 morti e 150 case devastate dal fuoco.

Appena due giorni dopo, sull'Appennino reggiano, la 3ª compagnia di ricognizione della stessa divisione tedesca responsabile dell'eccidio di Monchio, Susano e Costrignano, al comando del capitano Walter Hardwig, si dirige verso le frazioni montane di Cervarolo e Civago, nella zona d'operazioni della banda partigiana capitanata da Giuseppe Barbolini "Barbolini" e Riccardo Cocconi "Miro"; analogamente a quanto accaduto alcuni giorni prima sul monte Santa Giulia, la formazione ha riportato una vittoria in combattimento sui tedeschi presso Villa Minozzo, frazione di Cerrè Sologno, ed essi intervengono per vendicarsi sulla popolazione civile. Giunti a Cervarolo, i tedeschi e i militi della Guardia Nazionale Repubblicana di Reggio Emilia assassinano immediatamente alcuni parenti dei comandanti partigiani e umiliano pubblicamente il parroco, il quale si era rifiutato di fare i nomi dei partigiani, denudandolo del tutto. Gli uomini vengono radunati nell'aia del paese, mentre donne e bambini sono sorvegliati dai fascisti, e passati per le armi: al termine della giornata si conteranno 24 vittime a Cervarolo e 4 a Civago.

https://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=5223

https://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=37

17 marzo 2025

17 marzo 1944: Maurizio Giglio è arrestato dalla polizia fascista



Nato a Parigi nel 1920, il giovane Giglio trascorse gli anni della propria giovinezza a Roma, dove coronò gli studi con la laurea in Giurisprudenza, per poi entrare nella Scuola Ufficiali di Ancona. Arruolatosi volontario nel 1939, fu ferito in combattimento sulle montagne della Grecia. Dopo un breve periodo di servizio presso la Commissione d'armistizio a Torino, chiese e ottenne di essere nuovamente trasferito al servizio attivo, venendo così assegnato all'81° Reggimento fanteria di stanza nella capitale. Il 10 settembre 1943 combatté contro i tedeschi a Porta San Paolo assieme ai suoi soldati.

Abbandonata Roma pochi giorni dopo l'occupazione nazifascista, attraverso un rocambolesco viaggio che da Sulmona lo portò a Benevento, ove incontrò le avanguardie della V Armata statunitense, e infine a Napoli, Giglio si rese disponibile a collaborare con l'Office of Strategic Service (OSS) in veste di agente informativo; dopo essersi recato a Bari per mettere al corrente i vertici del governo italiano di quanto aveva avuto modo di osservare a Roma, fece ritorno a Napoli e da lì passò nuovamente la linea del fronte, stabilendosi infine a Roma.

Nella capitale, Giglio si arruolò nella Polizia Ausiliaria Repubblicana al fine di non destare sospetti e godere della massima libertà d'azione, specie durante le ore del coprifuoco. In poco tempo, il giovane tenente riuscì ad allestire un servizio d'informazione clandestino, noto come "Radio Vittoria", grazie al quale divenne in grado di procacciarsi e trasmettere quotidianamente ai comandi alleati notizie relative all'attività militare di tedeschi e fascisti nella città occupata, adoperandosi in oltre per individuare località della costa tirrenica in cui permettere lo sbarco di motosiluranti alleate he potessero trasportare nell'Italia liberata esponenti politici e militari del fronte antifascista. Strinse numerosi contatti con i responsabili del servizio d'informazione dell'organizzazione militare clandestina socialista, tra cui Giuliano Vassalli, e con Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, comandante del Fronte Militare Clandestino di Resistenza (FMCR). Nella propria attività si valse della preziosa collaborazione di altri agenti al servizio degli Alleati, tra i quali lo statunitense Peter Tompkins, giunto a Roma alla vigilia dello sbarco di Anzio, con il quale Giglio condivise per un certo periodo il proprio rifugio.

L'arresto di Ettore Bonocore, suo collaboratore, ad opera dei fascisti della banda Koch costrinse Giglio a mettere al sicuro la ricetrasmittente e altri documenti compromettenti, nascosti su un barcone galleggiante ormeggiato lungo il Tevere: li cadde in una trappola tesagli da Koch e dal questore Caruso. Arrestato e tradotto alla Pensione Oltremare in via Principe Amedeo, fu sottoposto a estenuanti torture perché rivelasse i nomi dei componenti dell'organizzazione clandestina, ma assunse su di sé l'intera responsabilità, salvando con il silenzio i propri compagni. Ridotto in fin di vita, fu trasportato a Regina Coeli il 23 marzo, venendo prelevato il giorno successivo per essere assassinato alle Fosse Ardeatine. 

A Maurizio Giglio è stata conferita la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

16 marzo 2025

28 marzo 2025: L’ANGELO DI BUENOS AIRES. Storia di Filippo Di Benedetto -

 


Venerdì 28 marzo, ore 17.00
Casa della Memoria e della Storia, Via San Francesco di Sales 5, Roma

L’ANGELO DI BUENOS AIRES Storia di Filippo Di Benedetto
presentazione del documentario di Enrico Blatti

Saranno presenti:
Claudio Di Benedetto (figlio di Filippo Di Benedetto)
Renzo Russo (sindaco di Saracena)
Biagio Diana (vicesindaco di Saracena)
Enrico Calamai (ex Diplomatico)
Enrico Blatti (regista e Presidente ANPI III Municipio)

Per ANPI Provinciale Roma interverrà la Presidente:
Marina Pierlorenzi

20 marzo 2025: Enrico Calamai - una vita per i diritti umani



Giovedì 20 marzo, ore 17.00
Casa della Memoria e della Storia, Via San Francesco di Sales 5, Roma

ENRICO CALAMAI Una vita per i diritti umani
presentazione del documentario di Enrico Blatti

Saranno presenti:  
Enrico Calamai (ex Diplomatico)
Enrico Blatti (regista e Presidente ANPI III Municipio)

Per la presidenza di ANPI Provinciale Roma interverrà:
Marco Noccioli

14 marzo 2025

Il 14 marzo 1883 moriva Karl Marx


   

 Il 14 marzo 1883 moriva il  filosofo, economista, politologo, storico, giornalista e politico tedesco Karl Marx, il cui pensiero ha profondamente influenzato la storia del '900.
    Scriveva di lui Antonio Gramsci nel centenario della nascita: "(…) Marx è stato grande, la sua azione è stata feconda, non perché abbia inventato dal nulla, non perché abbia estratto dalla sua fantasia una visione originale della storia, ma, perché il frammentario, l’incompiuto l’immaturo è in lui diventato maturità, sistema, consapevolezza. La consapevolezza sua personale può diventare di tutti, è già diventata di molti: per questo fatto egli non è solo uno studioso, è un uomo d’azione; è grande e fecondo nell’azione come nel pensiero, i suoi libri hanno trasformato il mondo, cosí come hanno trasformato il pensiero (…)" - Antonio Gramsci il nostro Marx - Grido del Popolo - 4 maggio 1918

https://www.infoaut.org/storia-di-classe/4-maggio-1918-gramsci-il-nostro-marx




13 marzo 2025

25 marzo 2025, sul canale Youtube dell'ANPI provinciale di Roma: incontro formativo sui referendum con Betty Leone


25 marzo 2025, ore 17:30 in diretta (e in differita) sul canale Youtube dell'ANPI provinciale di Roma:
incontro formativo sui referendum con 
Betty Leone, vicepresidente nazionale ANPI e coordinatrice del gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali

11 marzo 2025

Tra l'11 e il 13 marzo 1938 la Germania nazista invase e annesse l'Austria sotto gli occhi dell'Europa

    Tra l’11 e il 13 marzo 1938, la Germania nazista annesse la confinante Austria. Questo evento è passato alla storia con il nome di “Anschluss” (annessione, unione).
Con l’annessione dell’Austria, i nazisti violarono i trattati di Versailles e di Saint-Germain del 1919 che proibivano espressamente l’unificazione di Austria e Germania, e fu il primo atto di espansione territoriale commesso dalla Germania nazista. Un primo tentativo di annessione dell'Austria c'era stato nel 1934 ma era fallito per l'opposizione dell'Italia fascista che temeva un forte stato tedesco ai diretti confini e le possibili mire ai territori ora italiani che erano stati sotto il dominio austriaco.
    Nel 1938 la situazione in Europa era profondamente mutata: La politica francese e quella inglese parevano orientarsi deliberatamente verso un appeasement con la Germania e l’Italia, dopo l'aggressione all'Etiopia e le sanzioni da parte della Società delle Nazioni per volere di Francia ed Inghilterra, guardava ad un avvicinamento alla Germania nazista. Questa situazione lasciò mano libera a Hitler. 
    Nelle settimane successive all’annessione i nazisti imprigionarono gli oppositori politici, che insieme agli ebrei austriaci furono in larga parte deportati nei campi di concentramento. Fu organizzato un referendum sull’annessione per il 10 aprile, e l’Anschluss fu approvata dal 99,7% dei votanti: le procedure furono ampiamente controllate dai nazisti, e ad ampie fette della popolazione fu impedito di votare. Né Regno Unito né Francia presero posizioni dure contro l’annessione. Si calcola che oltre 60mila ebrei austriaci morirono nella Shoah, e proprio sul suolo austriaco venne aperto il campo di concentramento di Mauthausen, dove si stima siano morte tra le 200 e le 300mila persone. Anche migliaia di rom e sinti austriaci furono discriminati e deportati. La Cecoslovacchia, ora circondata da tre fronti dalla Germania, fu annessa nei mesi successivi: prima con i Sudeti, i territori nel nord ovest abitati da molti tedeschi, e poi con il resto del paese nel 1939. Il primo settembre 1939, con l’invasione della Polonia, sarebbe cominciata ufficialmente la Seconda guerra mondiale.



Reparti d'assalto nazisti montano la guardia all'esterno di un negozio di proprietà di Ebrei, in Austria, poco dopo l'annessione del paese da parte della Germania. La scritta sui vetri recita: "Porco Ebreo, che le tue mani possano marcire e cadere!" Vienna, Austria, marzo 1938.







10 marzo 2025

10 marzo 1944: in Via Tomacelli i GAP sbaragliano la formazione fascista "Onore e Combattimento"




    
Nei mesi di febbraio e marzo 1944, quando a Roma diviene ormai chiaro che l'avanzata delle truppe alleate si è arrestata alle falde di Montecassino e sulle spiagge di Anzio e la prospettiva della liberazione della capitale si fa sempre più lontana, le truppe tedesche riprendono con rinnovato vigore i rastrellamenti nei quartieri popolari con l'obiettivo di inviare manodopera in Germania per contribuire allo sforzo bellico nelle fabbriche del Reich. Roma, posta nelle immediate retrovie del fronte e rappresentando in tal senso tanto un nodo logistico di fondamentale importanza per i rifornimenti di uomini e mezzi quanto località di riposo per le truppe provenienti dalla prima linea, diviene una città militarizzata, ove i tedeschi e i fascisti tentano di imporre arbitrariamente il proprio ordine avocando a sé il monopolio della forza.           All'illegittimità dell'ordine nazifascista e del suo terrore, i GAP rispondono con la scelta, spesso sofferta e umanamente problematizzante, della guerriglia armata, che nel marzo 1944 si concretizza nel sostegno e nell'organizzazione da parte dei partigiani di manifestazioni dimostrative popolari e nell'attacco diretto contro sedi e rappresentanti del potere nazifascista.
    Il 10 marzo 1944, le camicie nere commemorano presso il teatro Adriano, in piazza Cavour, l'anniversario della morte di Giuseppe Mazzini: i gappisti, decisi a punire l'appropriazione da parte dei fascisti della figura di Mazzini, si preparano all'attacco. Terminata l'orazione conclusiva, i partecipanti sfilano in corteo sino al centro della capitale: in testa alla colonna marciano gli allievi ufficiali del costituendo battaglione "Onore e Combattimento", circa 200 elementi vestiti di uniformi nuove di zecca e armati fino ai denti, «macabri alberi della cuccagna», come li ebbe a definire nelle sue memorie Rosario Bentivegna. Ad attenderli in via Tomacelli vi è un commando dei GAP composto da Mario Fiorentini, Rosario Bentivegna, Franco Ferri e Francesco Curreli, appostati all'altezza del piccolo mercato che si apre tra via Tomacelli e via dell'Arancio: tra la folla sono mescolati Carlo Salinari e Marisa Musu. 
    All'arrivo del corteo fascista, uno dei quattro gappisti si avventa con la pistola spianata contro un milite della PAI posto a protezione del corteo, mettendolo in fuga: gli altri tre, seguendo Mario Fiorentini che dirige l'azione, scagliano contro i fascisti bombe di mortaio Brixia opportunamente modificate, dileguandosi poi fulmineamente nel dedalo di vicoli del rione. La spavalderia fascista, che un attimo prima si era manifestata nelle strofe "All'armi siam fascisti, terror dei comunisti!", si dissolve all'istante: il corteo ripiega alla spicciolata verso ponte Cavour, lasciando sul terreno nove caduti. Dopo l'attacco dei GAP, i tedeschi impediranno ai fascisti di tenere pubbliche dimostrazioni all'interno della città. L'azione di via Tomacelli rappresenterà il banco di prova per il successivo attacco di via Rasella, tra le più efficaci azioni di guerriglia urbana mai compiute dal movimento partigiano dell'intera Europa occupata.







10 marzo 1944: la battaglia di Poggio Bustone: i partigiani della brigata Gramsci battono duramente i circa 200 fascisti della GNR intenti a compiere una retata nel paese

    

Il 10 marzo 1944 circa 200 fascisti della GNR giungono a Poggio Bustone per effettuare una retata punitiva di partigiani e di renitenti alla leva della RSI. 24 uomini della “Brigata Gramsci”, avvisati dalla popolazione scendono dal loro rifugio ingaggiando per più di tre ore, nonostante la sproporzione di forze, una dura battaglia con le milizie fasciste. Anche la gente del luogo fa la sua parte, armata alla meglio di forconi e bastoni. Il bilancio dello scontro, 14 morti, tra cui lo stesso questore Pannaria, e 30 feriti è alla fine per i fascisti decisamente pesante.
Poggio Bustone diviene un simbolo formidabile: è il primo territorio del centro nord liberato. «Questa azione segna l’apice della capacità offensiva della Resistenza nel reatino".


All'alba del 10 marzo le sentinelle del battaglione “Calcagnetti” della brigata “Gramsci”, appostate al di sopra del paese sulla dorsale del monte Rosato, vedono giungere dalla frazione pianeggiante Borgo San Pietro circa duecento militi che, lasciati gli automezzi (si parla di cinque torpedoni, successivamente resi inservibili dalla squadra di Mario Filipponi “Fulmine”), salgono a piedi a cingere l'abitato chiudendone le vie di fuga. La precipitosa corsa ad avvisare i compagni più vicini, a Cepparo (Rivodutri), appena rientrati dopo il disarmo notturno del presidio GNR di Cantalice, coincide con la burrascosa sveglia che subiscono gli abitanti. Le case vengono percorse una ad una tirando fuori tutti i maschi in età di leva, bastonando le madri che provano a trattenerli, proseguendo poi con gli adulti e addirittura gli anziani. Il motivo della spedizione, condotta in prima persona dal questore di Rieti Antonio Pannaria, con l'ausilio del capitano Mario Tandurri della GNR e del vice commissario di PS Vincenzo Trotta, è duplice: stroncare la renitenza, pressoché totale nel Comune per le classi 1923-1924, e punire una popolazione rea del supporto ai partigiani; va tenuto conto anche della volontà di rappresaglia contro i continui disarmi di presidi e distaccamenti della GNR in questa parte del Reatino, in atto sin da fine febbraio (il presidio di Poggio Bustone è caduto il 4 marzo). Tutti vengono concentrati sulla piazzetta e il questore, lista alla mano, chiama cinquantotto di loro (non è dato sapere con certezza se si tratti solo dei renitenti, solo dei ricercati per motivi politici, o l'intero gruppo), obbligati a presentarsi entro dieci minuti pena la distruzione del paese. In questi frangenti si consuma l'uccisione di Supenio Mostarda, colpito mentre cerca di scappare, e della sorella (secondo alcune fonti cugina, secondo qualcuna addirittura fidanzata) Domenica, liberatasi dal blocco dei militi per correre a soccorrerlo. Inizia a questo punto la seconda fase, la vera e propria battaglia, con l'arrivo dei partigiani del “Calcagnetti” guidati da “Lupo” e Vero Zagaglioni “Francesco”, venticinque al massimo, che sconvolge i piani del questore e fa sbandare i suoi uomini, che colti letteralmente di sorpresa iniziano anche a scappare. I partigiani, divisi in tre gruppi, hanno a loro volta sbarrato le vie d'uscita e ai fascisti non resta che concentrare il combattimento fra le vie del paese. La gente si arma alla meglio, anche con forconi e bastoni, e dà un contributo di straordinaria importanza che induce, dopo qualche ora, i militi a sgombrare il campo. Ad esempio il partigiano Giuseppe Desideri si Poggio Bustone (26/01/1924 – 27/05/2006) si salva proprio perché sua madre colpisce mortalmente con un forcone il milite che sta per scaricargli addosso una raffica di mitra. Lo scontro è duro, a tratti brutale e vendicativo da parte di tutti i protagonisti, sebbene l'incongruenza fra le testimonianze e le reticenze di molti non consentano ricostruzioni esaustive. Ciò soprattutto in relazione all'eliminazione dell'ultima sacca di resistenza, rappresentata dall'abitazione dove sono asserragliati il questore, i due funzionari e altri tre militi. Il merito principale viene unanimemente attribuito al ternano Enzo Cerroni “Uragano” e ad Emo Battisti, giovane studente di Poggio, partigiano della “Gramsci” rientrato in paese il giorno precedente per visitare i genitori. È sulle modalità dell'uccisione dei cinque fascisti che mancano sufficienti certezze, inducendo taluni anche a sollevare valutazioni di ordine morale in merito alla condotta dei partigiani in questa occasione. In concomitanza con la cessazione del fuoco giungono anche i rinforzi, in un ritardo giustificabile con la distanza da coprire, circa cinquanta partigiani con in testa Armando Fossatelli “Gim” e Saturno Di Giuli “Miro”. Prevedendo correttamente il pronto arrivo dei tedeschi, tutti piegano rapidamente in direzione di Leonessa (dopo avere liberato alcuni dei ragazzi rastrellati la mattina e rinchiusi in un locale), facendo tuttavia in tempo a vedere arrivare verso le ore 16 una colonna della Wehrmacht, composta sia di mezzi blindati che bandiere della Croce Rossa, che non risulta avere compiuto ulteriori danni o ritorsioni contro la popolazione in quella giornata. Alla fine i fascisti contano in totale sedici vittime fra le loro fila.






09 marzo 2025

9 marzo 1944: nei pressi di Palestrina, in uno scontro a fuoco con i nazisti, muoiono tre partigiani sovietici che operavano con le bande partigiane locali

    Nella zona di Roma operarono vari ex prigionieri di guerra sovietici evasi dai campi di prigionia ed unitisi ai partigiani.
    Il 9 marzo 1944 alcuni di questi partigiani sovietici, "dopo tanti trasferimenti e attacchi, sono accampati a Colle Ruzzano. All’alba del 9, alcuni contadini della zona di Castruccio salgono per avvertire che in una capanna ci sono alcuni moschetti che possono essere prelevati. Si decide di inviare in missione Wassilij Skorokjodov e Nicolaj Demiacenko. Alle 11 del mattino i due non erano ancora tornati. Si sentono improvvisamente crepitare raffiche di mitra. Subito sei o sette partigiani, tra cui: Boris, Pietro Iglikhin, Mikail Kasskiev, Anatolij Kurepin e Dante Bertini si accingono a raggiungere la località da dove provengono gli spari. Passando per una località detta Fontana Ona, una zona tra Gallicano e Poli, trovano Wassilij riverso a terra, trivellato di colpi, già morto. Di Nicolaj neppure una traccia. Cercano e lo trovano tra i cespugli, ferito gravemente a una gamba da una raffica di mitra. Un gruppo numeroso di tedeschi li aveva attaccati di sorpresa. Si affrettano per caricarsi Nicolaj sulle spalle, in ordine sparso risalgono verso la base di Colle Ruzzano, ma è già troppo tardi. Ecco sbucare da ogni parte i nazisti. Si accende una furiosa battaglia. Nicolaj è colpito di nuovo e muore. Anche Anatolij che chiude il gruppo è ucciso dai tedeschi. Il resto dei partigiani, dopo duro combattimento, riesce a sganciarsi. Molti sono i corpi dei tedeschi uccisi, ma oramai i tre partigiani sovietici morti si sono dovuti lasciare in mano al nemico. Per 3 giorni i nazisti rifiutano di dare la sepoltura a quei poveri corpi straziati. Poi finalmente, si riesce a strappare il consenso. Così presso Fontana Ona tre fosse vengono scavate e tre povere bare fatte di tavole messe insieme dagli stessi contadini vi vengono calate. Esse raccolgono i giovani corpi dei tre eroici soldati venuti a morire tra la nostra gente. Dopo la Liberazione le spoglie dei tre partigiani sovietici furono riesumate e tumulate nel cimitero di Palestrina dove loro sacrificio è ricordato da una lapide".

Oggi al cimitero di Palestrina abbiamo reso omaggio ai tre partigiani sovietici caduti in combattimento contro i tedeschi il 9 marzo 1944. Nicolaj, Anatolij, Vasilij, non vi dimenticheremo.
LA MEMORIA NON MUORE 🌹🇮🇹 ANPI Palestrina






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