31 marzo 2025
A Gaza e in Cisgiordania muore l'umanità. Non rimaniamo in silenzio! 2 aprile ore 18,30 in Piazza del Campidoglio
30 marzo 2025
1 aprile 1944: Togliatti propone la "svolta di Salerno"
Alla fine di marzo del 1944 Ercole Ercoli, pseudonimo di Palmiro Togliatti, il capo dei comunisti italiani, tornava in patria dopo quasi un ventennio d’esilio. Il 1° aprile, con un discorso ai quadri comunisti al Teatro Modernissimo di Napoli, Ercoli spiegò che si doveva per prima cosa liberare la penisola e sconfiggere il nazifascismo, col concorso di tutte le forze politiche disponibili. Bisognava perciò formare un governo di unità nazionale, a cui anche i comunisti avrebbero preso parte. Solo dopo la vittoria si sarebbe dovuto affrontare il «problema istituzionale», la scelta tra repubblica e monarchia, e dar vita a una nuova Carta.
La proposta togliattiana fece scalpore perché fino a quel momento sia i comunisti italiani che gli altri partiti di sinistra (socialisti e azionisti) erano del tutto contrari a sorvolare, almeno momentaneamente, sulle gravi responsabilità della monarchia durante il Ventennio e ad accettare il governo che Badoglio aveva formato su incarico del re. Le difficoltà, i settarismi e i contrasti vennero però superati e il nuovo corso ebbe inizio.
Vedi:
https://ilmanifesto.it/correte-ercoli-e-qui-la-svolta-di-salerno
Vedi anche l'importante convegno organizzato lo scorso anno, per l'80° da Futura Umanità:
È nata la sezione Alberto Imperiali - Giuseppe Luttazi a Palombara Sabina
29 marzo 2025
No ad una sede neofascista nel II Municipio (né altrove)
Il comitato provinciale dell'ANPI di Roma, appreso di una prossima apertura di una sede di forza nuova nel II Municipio, esprime la più estrema contrarietà e indignazione. Trattasi infatti di un'organizzazione eversiva neofascista i cui maggiori rappresentanti sono pluripregiudicati che si sono macchiati di delitti contro le persone e il patrimonio e a cui dovrebbe essere preclusa ogni manifestazione pubblica. Tale organizzazione andrebbe sanzionata ai sensi delle leggi Scelba e Mancino, come non ci stancheremo di richiedere. Il Secondo Municipio si caratterizza da sempre per il fortissimo sentimento democratico dei sui residenti, fin da prima che nascesse il fascismo, e fu una zona che contrastò attivamente i criminali della marcia su Roma, al contrario delle allora massime istituzioni che al fascismo consegnarono lo Stato. Nel quartiere si sviluppò anche un fortissimo movimento resistenziale che contribuì alla Liberazione del Paese dall'orrore nazifascista. Per questi motivi l'apertura di una sede di forza nuova assume anche le caratteristiche di una gravissima provocazione.
Chiediamo alle Istituzioni cittadine e nazionali che devono la propria autorità all'antifascismo militante che seppe riconquistare la democrazia, di applicare le leggi Repubblicane e impedire l'apertura di qualsivoglia sede di organizzazioni neofasciste, che andrebbero sciolte.
L'ANPI provinciale di Roma e le sezioni del territorio del secondo Municipio parteciperanno alla mobilitazione che si sta organizzando e dà appuntamento ai suoi iscritti Domenica 30 marzo alle ore 10,30 presso i Giardini di Piazza Bologna
25 marzo 2025
Stop alla strage di innocenti a Gaza: spegniamo il Colosseo
Il Comitato ANPI Caltanissetta ricorda Raffaele Zicconi a Sommatino e Gaetano Butera a Riesi, entrambi Martiri delle Fosse Ardeatine
Dopo 81 anni dall’eccidio delle Fosse Ardeatine, i Comuni di Riesi e Sommatino hanno onorato la memoria di Gaetano Butera, medaglio d’oro al Valor Militare e martire della Resistenza, e di Raffaele Zicconi.
La targa in onore di Raffaele Zicconi è stata inaugurata a Sommatino in Via Trabia, vicino al quartiere dove abitava il giovane sommatinese deceduto nella strage di Roma. Presenti a questa importante inaugurazione l’insegnante Lina Sciascia, ex sindaco di Sommatino, attualmente nuova responsabile alla CGIL a Sommatino; Michele Augello, Rosalba Sanfilippo, Presidente del Consiglio al Comune di Sommatino; Giuseppe Cammarata Presidente del Comitato Provinciale ANPI di Caltanissetta; Salvatore Letizia sindaco di Sommatino; Jean Pierre Rumeo assessore.
Un momento di riflessione per ricordare il barbaro assassino del martire Zicconi che è stato ricordato dallo storico Mario Avagliano nel libro Le vite spezzate delle Fosse Ardeatine con alcune lettere scritte dallo stesso eroe di Sommatino e indirizzate a sua moglie Ester, che adesso sono conservate gelosamente a Roma dal nipote Massimo.
è con la stessa disperazione del moribondo che si attacca alla vita , che io mi stringo a te. Come un naufrago si aggrappa rabbiosamente all’unico relitto di nave che potrà salvarlo da morte, io così disperatamente mi aggrappo a te per salvarmi. A te così cara, a te così buona, che con il tuo amore, con la tua passione sai ancora darmi la gioia e lo scopo di vivere. Sono anche io quasi un naufrago della vita, di questa insulsa, di questa stupida, di questa miserabile vita, che dopo aver maledetto, benedico. Amore mio non puoi ancora capire il mio stato d’animo, e i tremendi periodi di burrasca che sono costretto ad attraversare. Non hai ancora idea delle lotte tremende che da solo, completamente da solo, devo combattere. Tutta la mia bella filosofia è caduta stupidamente di fronte alla dura realtà.
A Riesi presenti all’evento l’Assessore Giuseppe Baglio, il Comando di Polizia Municipale, l’ANPI sezione Riesi, il Comitato provinciale dell’ANPI di Caltanissetta, la Protezione Civile Riesi e Don Enrico Lentini. Un passo importante soprattutto verso le nuove generazioni che non possono trascurare momenti cardine della propria storia.
“Un sentito ringraziamento rivolgo all’ ANPI sezione Riesi per il costante impegno e il lavoro quotidiano dedicato a onorare la memoria di Gaetano Butera e di tutti i martiri della Resistenza – dichiara il consigliere comunale, Gaetano Baglio – La loro dedizione è un prezioso esempio di come il ricordo e il rispetto per la storia possano guidare le future generazioni verso un mondo di libertà e giustizia”.
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| Gaetano Butera |
Un momento toccante è stato la lettura del presidente dell’ANPI di Riesi, Giuseppe Calascibetta, della testimonianza del medico austriaco Joseph Reide che, riuscito a salvarsi dalle Fosse Ardeatine, raccontò le atroci violenze e le umiliazioni che insieme a Gaetano Butera e Don Pietro Pappagallo subirono in cella, la n.13 di Via Tasso a Roma.
“Voglio ringraziare tutti i presenti e, soprattutto, il Comitato Provinciale ANPI Caltanissetta che ha donato questa targa in onore di Gaetano Butera – afferma Calascibetta – nonché l’amministrazione comunale, molto disponibile a collaborare in iniziative volte a fare conoscere la storia dei partigiani di Riesi alle nuove generazioni”.
24 marzo 2025
24 marzo 1944: l'eccidio delle Fosse Ardeatine
Tra quei 335 riconosciamo "generali e straccivendoli, operai e intellettuali, commercianti e artigiani, un prete e settantacinque ebrei; monarchici e azionisti, liberali e comunisti" e persone senza credo politico, come ricordato dallo storico Alessandro Portelli. Di fronte ai luoghi comuni che troppo spesso inquinano il dibattito pubblico, alle falsità mosse dal revisionismo, alla narrazione che fa dei carnefici le vittime innocenti, la vita e l'esempio dei martiri delle Fosse Ardeatine parlano da sé, più eloquenti di qualsiasi discorso.
𝑆𝑜𝑔𝑛𝑎𝑚𝑚𝑜 𝑢𝑛'𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎 𝑙𝑖𝑏𝑒𝑟𝑎, 𝑔𝑖𝑢𝑠𝑡𝑎, 𝑑𝑒𝑚𝑜𝑐𝑟𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎. 𝐼𝑙 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑠𝑎𝑐𝑟𝑖𝑓𝑖𝑐𝑖𝑜 𝑒 𝑖𝑙 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑠𝑎𝑛𝑔𝑢𝑒 𝑛𝑒 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑒𝑑 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑖𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑒 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑒𝑟𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜.
(Lapide all'interno del mausoleo)
23 marzo 2025
23 marzo 1944: l'attacco partigiano a Via Rasella. La più importante azione di guerra contro l’esercito occupante nazista in una capitale europea
Nonostante i processi intentati nel dopoguerra contro i gappisti responsabili dell'azione, che sancirono come l'azione di Via Rasella abbia costituito una legittima azione di guerra contro un esercito occupante, le strumentalizzazioni, le letture revisionistiche e i falsi miti che aleggiano sull'operato dei gappisti, quanto accadde in Via Rasella quel 23 marzo 1944 è unanimemente riconosciuto come la più importante ed efficace azione di guerriglia urbana mai compiuta nel centro di una capitale europea occupata dai nazisti.
20 marzo 2025
Sei anni fa ci lasciava Tina Costa
Sei anni fa, il 20 marzo 2019 ci lasciava Tina Costa.
La sua scomparsa ha prodotto nell'ANPI Provinciale di Roma e nell'antifascismo tutto un vuoto incolmabile.
Rimane in noi indelebile quello che ci ha insegnato:
«Non mettete mai al primo posto il vostro io, sviluppate un lavoro, un pensiero in cui il noi dia la dimensione della consapevolezza di star applicando la nostra Costituzione e difendendo la pace».
Bella ciao, Tina!
20 marzo 1944: l'eccidio nazifascista di Cervarolo
Nel corso della prima metà del marzo 1944, le formazioni partigiane attive sull'Appennino modenese, seppur in netta inferiorità numerica e in precarie condizioni organizzative, riportano diversi successi sui reparti fascisti della Guardia Nazionale Repubblicana nella zona compresa dell'alta valle del Secchia. Sono in particolare le gravi perdite subite da tedeschi e fascisti il 16 marzo in uno scontro alle pendici del monte Santa Giulia, ad indurre il commissario prefettizio del vicino comune di Montefiorino, Francesco Bocchi, ad invocare l'intervento dei reparti corazzati tedeschi contro il movimento partigiano. Su ordine di Helmeth Dannehl, il tenente colonnello della Militärkommandantur di Bologna, giungono a Montefiorino la 2ᵃ e la 4ᵃ compagnia della 1. Fallschirm-Panzer-Division "Hermann Göring", al comando del capitano Kurt Christian Von Loeben, che fa piazzare una batteria contraerea nella rocca del paese. Ai tedeschi si affiancano alcuni reparti della Guardia Nazionale Repubblicana di Modena.
All'alba del 18 marzo, dalla rocca di Montefiorino, le artiglierie di Von Loeben fanno fuoco sugli abitati di abitati di Monchio, Susano e Costrignano, spianando la strada ai reparti di esploratori che procedono al sistematico rastrellamento di tutti i civili della zona. Gli uomini vengono costretti a radunare i propri pochi averi nelle piazza più ampie degli abitati per poi essere immediatamente uccisi, sotto le sguardo delle donne e dei bambini, mentre le loro case sono date alle fiamme. Si distinguono per la particolare ferocia che li anima i militi della GNR repubblichina, i quali indicano ai tedeschi le abitazioni di quanti sono ritenuti esponenti o fiancheggiatori del movimento resistenziale. Altri eccidi si consumano nel capoluogo comunale di Palagano, alla Buca di Susano e a Valimperchio; in queste ultime due località non saranno risparmiati né donne, né bambini. Al termine della giornata si contano 136 morti e 150 case devastate dal fuoco.
Appena due giorni dopo, sull'Appennino reggiano, la 3ª compagnia di ricognizione della stessa divisione tedesca responsabile dell'eccidio di Monchio, Susano e Costrignano, al comando del capitano Walter Hardwig, si dirige verso le frazioni montane di Cervarolo e Civago, nella zona d'operazioni della banda partigiana capitanata da Giuseppe Barbolini "Barbolini" e Riccardo Cocconi "Miro"; analogamente a quanto accaduto alcuni giorni prima sul monte Santa Giulia, la formazione ha riportato una vittoria in combattimento sui tedeschi presso Villa Minozzo, frazione di Cerrè Sologno, ed essi intervengono per vendicarsi sulla popolazione civile. Giunti a Cervarolo, i tedeschi e i militi della Guardia Nazionale Repubblicana di Reggio Emilia assassinano immediatamente alcuni parenti dei comandanti partigiani e umiliano pubblicamente il parroco, il quale si era rifiutato di fare i nomi dei partigiani, denudandolo del tutto. Gli uomini vengono radunati nell'aia del paese, mentre donne e bambini sono sorvegliati dai fascisti, e passati per le armi: al termine della giornata si conteranno 24 vittime a Cervarolo e 4 a Civago.
https://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=5223
https://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=37
17 marzo 2025
17 marzo 1944: Maurizio Giglio è arrestato dalla polizia fascista
Nato a Parigi nel 1920, il giovane Giglio trascorse gli anni della propria giovinezza a Roma, dove coronò gli studi con la laurea in Giurisprudenza, per poi entrare nella Scuola Ufficiali di Ancona. Arruolatosi volontario nel 1939, fu ferito in combattimento sulle montagne della Grecia. Dopo un breve periodo di servizio presso la Commissione d'armistizio a Torino, chiese e ottenne di essere nuovamente trasferito al servizio attivo, venendo così assegnato all'81° Reggimento fanteria di stanza nella capitale. Il 10 settembre 1943 combatté contro i tedeschi a Porta San Paolo assieme ai suoi soldati.
Abbandonata Roma pochi giorni dopo l'occupazione nazifascista, attraverso un rocambolesco viaggio che da Sulmona lo portò a Benevento, ove incontrò le avanguardie della V Armata statunitense, e infine a Napoli, Giglio si rese disponibile a collaborare con l'Office of Strategic Service (OSS) in veste di agente informativo; dopo essersi recato a Bari per mettere al corrente i vertici del governo italiano di quanto aveva avuto modo di osservare a Roma, fece ritorno a Napoli e da lì passò nuovamente la linea del fronte, stabilendosi infine a Roma.
Nella capitale, Giglio si arruolò nella Polizia Ausiliaria Repubblicana al fine di non destare sospetti e godere della massima libertà d'azione, specie durante le ore del coprifuoco. In poco tempo, il giovane tenente riuscì ad allestire un servizio d'informazione clandestino, noto come "Radio Vittoria", grazie al quale divenne in grado di procacciarsi e trasmettere quotidianamente ai comandi alleati notizie relative all'attività militare di tedeschi e fascisti nella città occupata, adoperandosi in oltre per individuare località della costa tirrenica in cui permettere lo sbarco di motosiluranti alleate he potessero trasportare nell'Italia liberata esponenti politici e militari del fronte antifascista. Strinse numerosi contatti con i responsabili del servizio d'informazione dell'organizzazione militare clandestina socialista, tra cui Giuliano Vassalli, e con Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, comandante del Fronte Militare Clandestino di Resistenza (FMCR). Nella propria attività si valse della preziosa collaborazione di altri agenti al servizio degli Alleati, tra i quali lo statunitense Peter Tompkins, giunto a Roma alla vigilia dello sbarco di Anzio, con il quale Giglio condivise per un certo periodo il proprio rifugio.
L'arresto di Ettore Bonocore, suo collaboratore, ad opera dei fascisti della banda Koch costrinse Giglio a mettere al sicuro la ricetrasmittente e altri documenti compromettenti, nascosti su un barcone galleggiante ormeggiato lungo il Tevere: li cadde in una trappola tesagli da Koch e dal questore Caruso. Arrestato e tradotto alla Pensione Oltremare in via Principe Amedeo, fu sottoposto a estenuanti torture perché rivelasse i nomi dei componenti dell'organizzazione clandestina, ma assunse su di sé l'intera responsabilità, salvando con il silenzio i propri compagni. Ridotto in fin di vita, fu trasportato a Regina Coeli il 23 marzo, venendo prelevato il giorno successivo per essere assassinato alle Fosse Ardeatine.
A Maurizio Giglio è stata conferita la Medaglia d'Oro al Valor Militare.
16 marzo 2025
28 marzo 2025: L’ANGELO DI BUENOS AIRES. Storia di Filippo Di Benedetto -
20 marzo 2025: Enrico Calamai - una vita per i diritti umani
14 marzo 2025
Il 14 marzo 1883 moriva Karl Marx
Scriveva di lui Antonio Gramsci nel centenario della nascita: "(…) Marx è stato grande, la sua azione è stata feconda, non perché abbia inventato dal nulla, non perché abbia estratto dalla sua fantasia una visione originale della storia, ma, perché il frammentario, l’incompiuto l’immaturo è in lui diventato maturità, sistema, consapevolezza. La consapevolezza sua personale può diventare di tutti, è già diventata di molti: per questo fatto egli non è solo uno studioso, è un uomo d’azione; è grande e fecondo nell’azione come nel pensiero, i suoi libri hanno trasformato il mondo, cosí come hanno trasformato il pensiero (…)" - Antonio Gramsci il nostro Marx - Grido del Popolo - 4 maggio 1918
https://www.infoaut.org/storia-di-classe/4-maggio-1918-gramsci-il-nostro-marx
Karl Marx nel programma di Corrado Augias "Visionari" su RAI3: puntata del 5/5/2014:
13 marzo 2025
25 marzo 2025, sul canale Youtube dell'ANPI provinciale di Roma: incontro formativo sui referendum con Betty Leone
incontro formativo sui referendum con
Betty Leone, vicepresidente nazionale ANPI e coordinatrice del gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali
11 marzo 2025
Tra l'11 e il 13 marzo 1938 la Germania nazista invase e annesse l'Austria sotto gli occhi dell'Europa
Con l’annessione dell’Austria, i nazisti violarono i trattati di Versailles e di Saint-Germain del 1919 che proibivano espressamente l’unificazione di Austria e Germania, e fu il primo atto di espansione territoriale commesso dalla Germania nazista. Un primo tentativo di annessione dell'Austria c'era stato nel 1934 ma era fallito per l'opposizione dell'Italia fascista che temeva un forte stato tedesco ai diretti confini e le possibili mire ai territori ora italiani che erano stati sotto il dominio austriaco.
Nel 1938 la situazione in Europa era profondamente mutata: La politica francese e quella inglese parevano orientarsi deliberatamente verso un appeasement con la Germania e l’Italia, dopo l'aggressione all'Etiopia e le sanzioni da parte della Società delle Nazioni per volere di Francia ed Inghilterra, guardava ad un avvicinamento alla Germania nazista. Questa situazione lasciò mano libera a Hitler.
Nelle settimane successive all’annessione i nazisti imprigionarono gli oppositori politici, che insieme agli ebrei austriaci furono in larga parte deportati nei campi di concentramento. Fu organizzato un referendum sull’annessione per il 10 aprile, e l’Anschluss fu approvata dal 99,7% dei votanti: le procedure furono ampiamente controllate dai nazisti, e ad ampie fette della popolazione fu impedito di votare. Né Regno Unito né Francia presero posizioni dure contro l’annessione. Si calcola che oltre 60mila ebrei austriaci morirono nella Shoah, e proprio sul suolo austriaco venne aperto il campo di concentramento di Mauthausen, dove si stima siano morte tra le 200 e le 300mila persone. Anche migliaia di rom e sinti austriaci furono discriminati e deportati. La Cecoslovacchia, ora circondata da tre fronti dalla Germania, fu annessa nei mesi successivi: prima con i Sudeti, i territori nel nord ovest abitati da molti tedeschi, e poi con il resto del paese nel 1939. Il primo settembre 1939, con l’invasione della Polonia, sarebbe cominciata ufficialmente la Seconda guerra mondiale.
Reparti d'assalto nazisti montano la guardia all'esterno di un negozio di proprietà di Ebrei, in Austria, poco dopo l'annessione del paese da parte della Germania. La scritta sui vetri recita: "Porco Ebreo, che le tue mani possano marcire e cadere!" Vienna, Austria, marzo 1938.
10 marzo 2025
10 marzo 1944: in Via Tomacelli i GAP sbaragliano la formazione fascista "Onore e Combattimento"
Il 10 marzo 1944, le camicie nere commemorano presso il teatro Adriano, in piazza Cavour, l'anniversario della morte di Giuseppe Mazzini: i gappisti, decisi a punire l'appropriazione da parte dei fascisti della figura di Mazzini, si preparano all'attacco. Terminata l'orazione conclusiva, i partecipanti sfilano in corteo sino al centro della capitale: in testa alla colonna marciano gli allievi ufficiali del costituendo battaglione "Onore e Combattimento", circa 200 elementi vestiti di uniformi nuove di zecca e armati fino ai denti, «macabri alberi della cuccagna», come li ebbe a definire nelle sue memorie Rosario Bentivegna. Ad attenderli in via Tomacelli vi è un commando dei GAP composto da Mario Fiorentini, Rosario Bentivegna, Franco Ferri e Francesco Curreli, appostati all'altezza del piccolo mercato che si apre tra via Tomacelli e via dell'Arancio: tra la folla sono mescolati Carlo Salinari e Marisa Musu.
All'arrivo del corteo fascista, uno dei quattro gappisti si avventa con la pistola spianata contro un milite della PAI posto a protezione del corteo, mettendolo in fuga: gli altri tre, seguendo Mario Fiorentini che dirige l'azione, scagliano contro i fascisti bombe di mortaio Brixia opportunamente modificate, dileguandosi poi fulmineamente nel dedalo di vicoli del rione. La spavalderia fascista, che un attimo prima si era manifestata nelle strofe "All'armi siam fascisti, terror dei comunisti!", si dissolve all'istante: il corteo ripiega alla spicciolata verso ponte Cavour, lasciando sul terreno nove caduti. Dopo l'attacco dei GAP, i tedeschi impediranno ai fascisti di tenere pubbliche dimostrazioni all'interno della città. L'azione di via Tomacelli rappresenterà il banco di prova per il successivo attacco di via Rasella, tra le più efficaci azioni di guerriglia urbana mai compiute dal movimento partigiano dell'intera Europa occupata.
10 marzo 1944: la battaglia di Poggio Bustone: i partigiani della brigata Gramsci battono duramente i circa 200 fascisti della GNR intenti a compiere una retata nel paese
09 marzo 2025
9 marzo 1944: nei pressi di Palestrina, in uno scontro a fuoco con i nazisti, muoiono tre partigiani sovietici che operavano con le bande partigiane locali
Il 9 marzo 1944 alcuni di questi partigiani sovietici, "dopo tanti trasferimenti e attacchi, sono accampati a Colle Ruzzano. All’alba del 9, alcuni contadini della zona di Castruccio salgono per avvertire che in una capanna ci sono alcuni moschetti che possono essere prelevati. Si decide di inviare in missione Wassilij Skorokjodov e Nicolaj Demiacenko. Alle 11 del mattino i due non erano ancora tornati. Si sentono improvvisamente crepitare raffiche di mitra. Subito sei o sette partigiani, tra cui: Boris, Pietro Iglikhin, Mikail Kasskiev, Anatolij Kurepin e Dante Bertini si accingono a raggiungere la località da dove provengono gli spari. Passando per una località detta Fontana Ona, una zona tra Gallicano e Poli, trovano Wassilij riverso a terra, trivellato di colpi, già morto. Di Nicolaj neppure una traccia. Cercano e lo trovano tra i cespugli, ferito gravemente a una gamba da una raffica di mitra. Un gruppo numeroso di tedeschi li aveva attaccati di sorpresa. Si affrettano per caricarsi Nicolaj sulle spalle, in ordine sparso risalgono verso la base di Colle Ruzzano, ma è già troppo tardi. Ecco sbucare da ogni parte i nazisti. Si accende una furiosa battaglia. Nicolaj è colpito di nuovo e muore. Anche Anatolij che chiude il gruppo è ucciso dai tedeschi. Il resto dei partigiani, dopo duro combattimento, riesce a sganciarsi. Molti sono i corpi dei tedeschi uccisi, ma oramai i tre partigiani sovietici morti si sono dovuti lasciare in mano al nemico. Per 3 giorni i nazisti rifiutano di dare la sepoltura a quei poveri corpi straziati. Poi finalmente, si riesce a strappare il consenso. Così presso Fontana Ona tre fosse vengono scavate e tre povere bare fatte di tavole messe insieme dagli stessi contadini vi vengono calate. Esse raccolgono i giovani corpi dei tre eroici soldati venuti a morire tra la nostra gente. Dopo la Liberazione le spoglie dei tre partigiani sovietici furono riesumate e tumulate nel cimitero di Palestrina dove loro sacrificio è ricordato da una lapide".
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